giovedì 30 giugno 2011

Giornalista pugliese si impicca nell'impossibilità di accettare la propria situazione di precariato lavorativo.

di Sergio Di Cori Modigliani


I fatti:

Pierpaolo Faggiano, giornalista, pugliese, collaboratore de "La Gazzetta del Mezzogiorno", obbligato dalla crisi economica attuale  ad accettare l'umiliante e perdurante condizione del precariato giornalistico, si è suicidato qualche giorno fa perchè non riusciva più a gestire l'umiliazione derivante dalla propria condizione lavorativa.  Si è impiccato a un albero del giardino del condominio dove abitava, ospite di sua madre, all'età di 41 anni. I fatti si sono svolti nel brindisino. Nella lettera lasciata a sua madre si leggono i motivi della sua disperazione: una delusione amorosa e la precaria ignobile condizione lavorativa.

Un atto d'accusa contro l'Ordine dei giornalisti e contro l'attuale sfruttamento della condizione di lavoro dei giornalisti in Italia.

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Con "profonda pena personale" il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna ha espresso il proprio cordoglio dell'Assemblea pugliese alla famiglia del giornalista suicida per la mancanza di prospettive occupazionali. "Di precariato si vive male, anzi si può anche morire", ha detto estendendo all'Assostampa pugliese sentimenti di accorata partecipazione. "Merita rispetto la tenacia delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi che resistono in Puglia e non vogliono incamminarsi nei viaggi verso il Nord e l'estero alla ricerca di lavoro. Merita però anche risposte. E' indispensabile - per il presidente Introna - che le Istituzioni si facciano carico nel loro complesso di interventi che possano determinare condizioni di occupazione certa e dignitosa per i giovani, all'altezza dell'impegno che la società ha chiesto loro per qualificarsi e laurearsi".

Il Consiglio nazionale della Federazione nazionale della stampa italiana ha ricordato con un minuto di silenzio il collega. Il Consiglio ha fatto proprio il comunicato dell'Associazione della stampa di Puglia. "Drammi umani come questo - si legge in una nota del sindacato dei giornalisti - ripropongono in tutta la loro tragica attualità i problemi del precariato diffuso, che priva di ragionevoli certezze sul futuro umano e lavorativo migliaia di giornalisti".

L'Ordine dei giornalisti della Puglia esprime il "più profondo e sentito cordoglio per la scomparsa del collega che si è tolto la vita - afferma in una nota il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Puglia, Paola Laforgia - in un momento di profondo dolore il nostro primo pensiero va alla famiglia, agli amici e ai colleghi che hanno lavorato al suo fianco. Questo gesto, però, non può non indurre una riflessione di tutti sulla situazione di incertezza che coinvolge il mondo del lavoro in generale e quello giornalistico in particolare". 
 

Questa sera, alle ore 20.30, ci sarà a Roma una fiaccolata in ricordo del collega.

Un gesto esistenzialmente disperato, il suo,che ci auguriamo induca a delle riflessioni.

Non è certo un caso che la professione del giornalismo E' L'UNICA PROFESSIONE NELLA REPUBBLICA ITALIANA SULLA QUALE NON VIENE MAI PUBBLICATO UN RIGO NE' VIENE MAI DESTINATA UNA TRASMISSIONE TELEVISIVA.

Travolti dal proprio narcisismo e dai loro super-stipendi, sia a destra che a sinistra, sia nel settentrione che nel meridione, sia nelle grandi città che in provincia, i grandi papaveri che controllano e cavalcano il mondo mediatico seguitano a vivere, prosperare e lucrare sfruttando le idee, il lavoro, l'energia e l'opera dell'ingegno di migliaia e migliaia di colleghi, travolti e strarvolti dal precariato e dal bisogno, i quali accettano di sottoporsi a uno sfruttamento schiavistico che è vergognoso e scandalosamente primitivo per una società che intenda definirsi come "civile".

Il gesto estremo di Faggiano è semplicementen la punta dell'iceberg di una situazione esplosiva in questo paese, con l'agghiaciante paradosso di non poter contare su una esposizione mediatica, nè a destra nè a sinistra.

Certamente, da Michele Santoro a Giuliano Ferrara, da Marco Travaglio a Vittorio Feltri, da Luca Telese a Bruno Vespa, da Simona Ventura a Concita de Gregorio, non può giungere alcuna sollecitazione per aprire un confronto sullo stato vergognoso di schiavismo dei professionisti con competenze, merito e decenni di anni di anzianità di servizio. Vorrebbe dire, per loro, aprire un fronte di luce sullo stato di perdurante privilegio nel quale vivono alle spalle dei tanti schiavi che consentono loro di prosperare. Per ogni milione di euro che ogni cosiddetta "firma" guadagna esistono centinaia di migliaia di fior di professionsiti che oggi vivono in uno condizione di reale indigenza al di sotto della soglia di povertà.

Onore a Faggiano.

Che il suo gesto possa servire a qualcosa.

Per tutti noi che, qui, sulla iniqua terra italiana, seguitiamo ogni giorno a combattere la nostra battaglia, con l'augurio di non emulare il suo atto e di non soccombere al peso dell'annichilimento quotidiano della nostra professionalità acquisita in decenni di esperienza consolidata. Su su colleghi: diamoci da fare per denunciare l'obbrobrio nazionale.

Che riposi in pace.

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