mercoledì 29 giugno 2011

Esplode la polemica in Toscana: "esiste la cultura porno"?

di Sergio Di Cori Modigliani

In Toscana infuria la polemica sul PD e la federazione di Pisa.
A San Miniato per la precisazione.

Ecco i fatti, nudi e crudi (è proprio il casi di dirlo).

La segretaria comunale del più importante circolo culturale del PD pisano, nota per essere considerata una bravissima attivista politica, è stata scoperta -e quindi la vicenda è diventata pubblica- nella sua passione segreta, quella di fare l'attrice porno.
Nonostante sul set indossasse una mascherina, è stata riconosciuta.
Il suo sito su facebook è stato inondato di messaggi. Lei ha confessato ed è stata costretta alle dimissioni.

L'immagine che vedete in bacheca l'ha diffusa lei, è una scena da un suo film.

«Penso che abbia capito di aver commesso una leggerezza, ma la speranza adesso è che non ne risenta la sua vita privata. Anche se non sarà facile», ha dichiarato Simone Giglioli, capogruppo del Pd in consiglio comunale a San Miniato (Pisa).

La ragazza non aveva cariche all’interno dell’amministrazione comunale, ma la voce che avesse partecipato alle riprese di un film porno amatoriale girava da tempo fra gli abitanti della cittadina.
«Sapevamo che si parlava di questa cosa a San Miniato e dintorni - ammette Giglioli - anche se speravo che non venisse fuori. Personalmente temevo che questo fatto avrebbe messo in difficoltà il partito, ma ormai la frittata è fatta. Era da tempo che non la vedevamo più - racconta - perchè si era dimessa per motivi personali, credo a causa della preparazione e della discussione della tesi che ha portato a termine con successo di recente».

I frequentatori delle feste democratiche della zona descrivono la giovane «con idee e iniziative politiche interessanti, caratterialmente esuberante, ma che non aveva dato nessun segnale di poter arrivare a tanto».

Il PD è stato attaccato sotto accusa di essere moralista e bacchettone.
E in Toscana sta infuriando la polemica locale, con i consueti e immaginabili risvolti boccaceschi.

In realtà, penso che il risvolto non sia boccacesco, bensì penoso.
Il fatto che una donna (e sono a favore della loro esistenza, della loro sacrosanta libertà di esercitare quel mestiere se lo scelgono e a loro fa piacere) occupi un incarico di responsabilità politica -addirittura culturale- e ritenga la sua carica compatibile con l'esercizio della pornografia attiva come attrice hard, mi induce a tragiche riflessioni sul dibattito culturale in Italia.

Già l'espressione "cultura del porno" lo considero un falso ideologico.
Non esiste la cultura del porno.
Esiste la Cultura ed esiste il Porno.
Appartengono a due universi distinti che non hanno nulla da condividere l'uno con l'altro.

Ritengo, inoltre, segno e segnale di un tempo e di una società decadente e decaduta il fatto che un'attivista, la quale si occupa di cultura politica e -fatto ancora più grave- di politica della cultura, ritenga "normale" fare anche l'attrice porno, e mi sembra penoso il fatto che  il suo atteggiamento venga considerato "una leggerezza" dai dirigenti del partito. Non è una leggerezza.

E' la trasposizione inconscia incorporata -in questo caso in campo piddino- dell'idea che una qualsivoglia persona che occupa un incarico politico o riveste una carica pubblica può tranquillamente dedicarsi ai propri vizi, perversioni o lati oscuri, pensando che quest'attività sia irrilevante con la pratica politica pubblica.

Non c'entra il moralismo. Bensì la morale.
Anzi, la Morale.

C'è stato addirittura chi ha "osato" sostenere alla direzione centrale del PD a Firenze che "la cultura del porno ha una sua dimensione oggi vasta e non va sottovalutata".

Ripeto, a scanso di equivoci: non esiste la cultura del porno.

Esiste il Porno.
Esiste la Cultura.

Altrimenti dovremmo proporre la laurea honoris causa a Ruby.

Chi si occupa di cultura, che si occupi di cultura, con competenza e merito.
Il sesso non è una competenza culturale, e neppure un merito.

Lo è, caso mai, nella vita privata. Non dovrebbe mai esserlo in quella pubblica.

Altrimenti, se si accetta il principio che esiste "la cultura del porno" e va trattata la materia come se fosse una cultura da studiare, seguire, dibattere e parlarne, le università e i centri di ricerca diventerebbero dei bordelli.

Difendiamo la Cultura da chi la vuole abbassare, decontestualizzare e avvilire.

Se una donna vuol fare l'attrice porno, che lo faccia: la sua libertà deve essere salvaguardata.
Ma sappia che, così facendo, deve rinunciare a qualsivoglia carica pubblica e politica.

O no?

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