venerdì 13 gennaio 2012

Migliaia di enti parassiti e decine di migliaia di autoblu succhiano risorse allo stato: questa è la vera Camorra di Stato. Aboliamola. Dipende da noi.

di Sergio Di Cori Modigliani

La signora Teresa (nome fittizio) è –in teoria- una brava persona, diciamo così, “normale”. Moglie e madre, simpatica, affabile, gentile. Chissà, forse vota addirittura qualche partito democratico, e mi ha addirittura confessato di aver partecipato alla manifestazione di “se non ora quando”. Lei, quando parla con suo marito e i suoi amici, è probabile definisca se stessa “un’indignata”. In realtà è una camorrista a tempo pieno.
Ma non lo sa.
E’ l’aspetto più caratteristico di quest’Italia malata che noi dobbiamo assolutamente cambiare, se vogliamo pensare a un futuro più dignitoso di questo.
La signora Teresa lavora, insieme ad altre 113 persone per un’azienda fantasma, da cui il suo essere inconsapevolmente camorrista. Ha una zia molto malata che ha bisogno della dialisi. Ma non c’è problema. Suo marito, infatti –altro inconsapevole camorrista- quando deve accompagnare la suocera in clinica, chiama la moglie al telefono e lei invia l’autoblu a prenderlo. Lui lavora in un ministero, ma il mattino firma e poi esce da dietro e va a gestire una sua attività da piccolo negoziante (forse lo abbiamo visto intervistato qualche volta quando parla dei precari: è il suo cavallo di battaglia). Arriva l’autoblu e lui va a eseguire il suo dovere di amorevole genero consorte.
Teresa è un impiegata a tempo pieno e indeterminato presso un luogo fantasma nel centro di Roma: “Agenzia autonoma per la gestione indipendente dell’albo dei segretari comunali”, un’ente che si occupa di archiviare delle attività burocratiche che da almeno dieci anni vengono espletate in elettronico negli uffici del ministero della pubblica amministrazione. Quest’ente, dunque, non ha più alcuna funzione. Sono 113 impiegati. Non fanno nulla. Non perché siano pigri, poveretti. Non hanno niente da fare. Costano 6 milioni di euro all’anno, e avranno anche una bella pensione. Il loro bell’ufficio a Piazza Cavour 23, 00198 Roma,  li ospita in questa surreale realtà che costa milioni di euro all’anno. Non solo. Nello splendido giardino interno sono parcheggiate 12 auto blu, dotate di 5 autisti a tempo pieno e altri 6 precari. Un auto blu ogni dieci impiegati. Servono per andare a fare compere, far accompagnare i figli a scuola, ecc. Le auto blu costano ciascuna 98.200 euro all’anno, più gli stipendi degli autisti. La signora Teresa non si rende conto di essere una inconsapevole camorrista. Così come non se ne rendono conto gli impiegati e i dirigenti di altri 1756 enti italiani completamente inutili che danno da mangiare a un numero complessivo di 187.000 inconsapevoli camorristi per un totale di spesa annua calcolata in una cifra oscillante tra i 4 e i 6 miliardi di euro. Ma garantiscono, complessivamente, circa un milione di voti un po’ a uno e un po’ all’altro, a seconda di chi li ha collocati.
Nel caso chiudessero uno solo di questi enti, li vedremmo piagnucolanti alla tivvù, sostenuti dal PD o dal PDL o dall’UDC, accompagnati da un sindacalista della funzione pubblica, raccontando di essere stati rovinati da uno stato brutale.
Sono l’allegra pattuglia degli inconsapevoli camorristi italiani.
Noi paghiamo i loro inutili stipendi. Noi paghiamo le loro auto blu.
Non c’è quindi da stupirsi, se l’attuale sottosegretario Guido Improta, intervistato ieri dal corriere della sera perché identificato come “grande proprietario” in quanto possiede a suo nome 96 fabbricati (oltre che detentore di ben cinque stipendi diversi) e quindi considerato un “grosso e importante proprietario” abbia risposto con sdegno “io sono un poveretto, non me lo faccia dire…questa tassa dell’Imu è stata una rovina per me, ma io l’ho accettata per responsabilità…lo sa che dopo aver pagato le tasse a me rimangono sì e no 120 mila euro l’anno di rendita? Ma si rende conto?”. Improta si autodefinisce “un povero”. Oltre ai 96 fabbricati è proprietario di 61 terreni agricoli, di cui 23 dati in appalto ad aziende agricole nel meridione.
E’ stato scelto dal ragionier Monti che lo ha nominato per le sue note facoltà di “lavoratore probo” nonché esperto dei lavori pubblici.
Non se la passa meglio il ministro degli interni, Anna Maria Cancellieri, proprietaria di 12 appartamenti di lusso e di 11 terreni agricoli di diversi ettari ciascuno, disseminati su tutto il territorio nazionale.
Il nostro ragionier Monti, in compenso ne ha 23 ma, giustamente ci ha tenuto a rimarcare che “non sono di mia proprietà esclusiva, guardi che sono al 50% proprietà di mia moglie” e il collega del corriere ha disciplinatamente scritto la correzione, rendendosi conto che nessuna di queste persone si rende ben conto –né lo potrà mai fare- di come viva l’Italia, di che cosa stiano vivendo gli italiani e di quali siano le autentiche esigenze di questo paese.
Viviamo in mondi diversi, né più né meno di quanto non facessero i reali di Francia a metà del’700 quando non si resero conto di aver spezzato qualunque relazione con la realtà economica, sociale, psicologica ed esistenziale del loro stesso regno.
Il ministro Malavasi ha soltanto 8 appartamenti, ma almeno ne ha 2 a Cortina.
In compenso sei sottosegretari sono proprietari di almeno 15 immobili di lusso a testa. E, neppure a dirlo, tra tutti i sottosegretari nominati dal nuovo governo, il più pigro ha soltanto tre stipendi: sono tutti regolarmente in carica in diverse aziende, lavori autonomi, piccole aziende personali.
Non c’è da stupirsi, quindi se non varano una patrimoniale. Perché mai dovrebbero?
Certo è che –grazie alla Merkel- arrivano tempi duri.
Ma non soltanto per noi tutti, anche per loro. Mi spiego meglio: per unificarsi agli standard europei, l’Italia è costretta (obbligo tassativo) a presentare l’elenco delle auto blu in siti governativi con la esatta collocazione territoriale, numero di autisti, ragione di impiego, ecc. oltre che fornire, in un altro sito, tutte le proprietà delle personalità di governo e le diverse mansioni che esplicano nel variegato panorama della creatività del lavoro italiano.
E’ già attivo, quello delle auto blu.
Si chiama auto blu.formez.it 2011 e ne consiglio la lettura a tutti i cittadini italiani che vogliono controllare di persona lo stato delle cose. E’ un sito ufficiale del governo della repubblica con l’elenco, regione per regione, comune per comune di tutte le auto blu. Il record (sono 6.000 pagine e io ne ho lette soltanto qualche centinaio) è del “Comune di Cisterna Latina” che ha all’attivo 9 impiegati, un dirigente, due consulenti esterni e 16 auto blu, praticamente un auto e mezza a testa: le altre sono a disposizione dei familiari e parenti. In conseguenza della crisi, il comune, di recente, ha tagliato le auto alla polizia, riducendole da 12 a 5 e aumentando le auto blu da 12 a 16. Quindi, lì la polizia non ha i mezzi per muoversi, in compenso un impiegato che fa il telefonista spedisce l’autoblu per accompagnare il figlio ad acquistare un videogame.
Per me sono tutti camorristi, anche se non hanno mai conosciuto un camorrista in vita loro.
Essere camorristi, infatti, vuol dire “avere una certa interpretazione etico-civile dell’esistenza” e non andare in giro a spacciare l’eroina o truccare le partite di calcio.
E’ arrivato il momento di cominciare a  definire le cose come stanno,  e per evitare il qualunquismo che tende a generalizzare, identificare i luoghi del malaffare e della corruttela e indicarli, con nomi e cognomi e località, dati e date.
E informarsi. Soltanto sapendo chi sono coloro che ci governano, che cosa fanno, per quanto, come e dove, potremo avere un panorama esaustivo della situazione per poter cominciare a organizzare una giusta ribellione civile. Di tutti gli enti inutili, c’è n’è soltanto uno che non ha auto blu. Si chiama “Accademia internazionale delle scienze ambientali”.
Bravi!
Ma c’è un motivo: si trova a Campo della chiesa n.3, Sant’Elena, nel centro di Venezia città.
Là ci arrivano soltanto le gondole.


17 commenti:

  1. I se, i ma, la verita'.
    La Pieta' di Michelangelo.
    Se dovessimo credere ai Vangeli al 75% lei non c'era neanche. L'altro
    25% sembra troppo interessato a farsi dire che lui era il discepolo
    preferito per essere creduto.
    Se in un Pugno di dollari Clint Eastwood era Garibaldi travestito da cowboy i nostri nipoti studieranno la simbologia nei film italiani del dopoguerra come noi Dante.
    Se Garibaldi avesse avuto un reparto di tachanka armate di Gatling
    i vari Manstein, Guderian, Rommel sembrerebbero dei ripetenti che copiano il compito invece che i geni militari che la storia tramanda.
    Non sappiamo molte cose di Dio, forse neanche se esiste, ma di una ne siamo certi. Non ha creato un solo fiore ma infinite specie. E cosi per tutto. Non una sola religione ma tante. Non un solo popolo ma tanti.
    Se c'e' una cosa che sappiamo per certo e' che a questo tizio piace la varieta'.
    Forse a ogni cosa ha dato un DNA e poi ha lasciato al caso e alla necessita' il compito di arrangiarsi.
    Forse per noi, figli di schiavi, la necessita' o abitudine che sia
    consiste in trovare un buon padrone e poi servirlo.
    Per tutta la vita.
    O almeno fino al prossimo padrone e correre per prendere il posto.
    Oggi lei vorrebbe abolire il popolo italiano.
    Capisco la rabbia, la sfiducia.
    Io sinceramente credo che siano gli stati che creano la mentalita'.
    Questo non puo' piu' sopravvivere.
    "Sono sporco, i pidocchi mi rodono, i porci quando mi guardano vomitano."
    Mi scusi, mi sono venuti in mente questi versi.
    E' tempo di pensare a una nuova struttura sociale.
    Partendo da le garanzie necessarie per tutti per uccidere queste
    clientele e rivolgendosi a quella grande massa di non garantiti che non votano piu'.
    Questi non hanno vergogna, sperano solo di uscire dall'Euro per poter
    stampare moneta e continuare. Neanche loro hanno capito gran che.
    Non si preoccupi. Per ora i pensionati si suicidano, quando avranno
    perso anche "la vergogna sociale" riempiranno le carceri e le carceri
    costano 150 al giorno non 500 al mese.
    La frana si e' messa in moto. Purtroppo le frane sono cieche e noi
    non sapiamo darle occhi ne darle direzione.

    .

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  2. Perché le persone fanno quello che fanno?
    Dall'operaio che si sveglia alle 6 del mattino al grande finanziere che specula in borsa, dalla casalinga allo studente che protesta tra gli Indignati, dal politico della casta al finto invalido. Cosa spinge tutte queste persone a fare quello che fanno?
    Potremmo supporre che cercano di raggiungere un qualche obiettivo: soldi, oggetti di lusso, una casa in cui vivere, uno stipendio per sfamare i figli, sopravvivenza quotidiana, tranquillità, un po' di gioia.
    Io lo chiedo spesso alle persone che incontro: perché fai quello che fai? E le risposte più o meno sono sempre le stesse. Molto legate al contingente. Ma se non ti soffermi su quelle e vai in profondità, dopo un po' scopri una cosa davvero affascinante, ovvero che le persone hanno degli eroi, che vorrebbero emulare.
    "Vorrei diventare come...". Come mio padre, come il mio capo, come berlusconi, come vasco rossi, come che guevara, come la velina, come totti, come gesù.
    Non te lo dicono apertamente, ma nel descriverti quello che vorrebbero per loro scopri che in realtà ti stanno descrivendo una vita che hanno proiettato su uno o cento o mille dei loro eroi. E che quella vita, per loro, rappresenterebbe davvero il loro sogno. Il motivo per cui fanno tutto quello che fanno.
    E qui sorge il primo grande problema. Perché nell'inseguire la vita di qualcun altro si sono dimenticati di vivere la propria. A furia di rincoglionirsi davanti ai falsi miti proposti dalla tv, dallo sport, dalle radio, dai giornali e dal cinema hanno cominciato davvero a credere che la vita di uno di quei personaggi fosse la miglior vita possibile.
    Peccato che non sia vero. Per 3 motivi almeno:
    1. Non è detto che quei personaggi, per il semplice fatto che sono ricchi/belli/famosi debbano necessariamente essere anche sereni/felici/appagati. Questa associazione ci è stata ficcata nel cervello dalla propaganda a cui fa comodo farci credere questo. "Se diventerai come lui anche tu ti godrai la vita!". Balle. Se ti catapultassero da un giorno all'altro nella sua vita forse all'inizio saresti euforico, ma poi scopriresti che anche la sua vita non è per niente facile. Il politico corrotto che ora si sente sotto scacco, il divo che deve costantemente recitare un ruolo, il calciatore costantemente sotto pressione psicologica. Una vita di merda.
    2. Il fatto che qualcuno di loro sia davvero felice/sereno/appagato non dipende dal ruolo che ha, ma da come è lui. A prescindere da ciò che è diventato.
    3. La maggior parte delle persone fa l'esatto contrario di quello che dice di volere.
    Questa è la grande trappola in cui siamo caduti più o meno tutti. Abbiamo identificato degli eroi fuori dal mondo reale, abbiamo attribuito loro una felicità che non hanno ed abbiamo sacrificato la nostra esistenza dietro a questo diabolico e perverso miraggio.
    Un essere umano sano dovrebbe vedere i divi del cinema o i campioni dello sport o i politici della casta come gli esseri più sfortunati della Terra. Dovrebbe avere pena per loro e augurarsi di non fare mai quella fine. Dovrebbe temere l'idea di far carriera o di diventare importante, perché consapevole di tutti i problemi e lo stress che questo comporta.
    La verità è che dovremmo ristabilire chi sono i veri eroi.
    Il più delle volte sono quelli che la società bolla come perdenti.
    Perché questo tipo di società premia chi eroe non è. Premia i più furbi, i più aridi, i più degradati.
    Ambire a diventare come loro equivale a desiderare il peggio per se stessi e per il genere umano.
    E' finito il tempo degli eroi. Oggi abbiamo bisogno di antieroi.
    Fabrizio Cotza

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    1. @Fabrizio..sono totalmente d'accordo sul fatto che la "svolta" si verifica quando si modificano gli schemi, i trend psicologici e i simboli di riferimento, ed è ciò che dovremmo cercare di fare. Sugli "anti-eroi" non sono d'accordo. Era ciò che sosteneva Claudio Martelli in un intelligente intervento nel 1985 e che allora fece epoca (e sfracelli dannosi) quand invitò gli italiani a inseguire e fondare la mitologia dell'anti-eroe, che divenne subito variante italiota del permesso ufficiale per diventare corrotti. Penso, invece, che abbiamo sempre più bisogno di eroi. Ma di eroi veri, i quali, in epoca narcisa come questa, devono e sono anonimi, altrimenti non sarebbero eroi. Se il paese regge è grazie a loro

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    2. Sergio,
      permettimi prima una piccola premessa.
      Seguo da molto tempo (e diffondo costantemente) i post di questo blog, perché mi danno l'opportunità di vedere le cose da un diverso punto di vista. Ma fino a ieri preferivo farlo limitandomi a leggere opinioni e commenti, senza intervenire. E' anche questa una forma di anonimato, diversa da chi invece inneggia al coraggio e alla trasparenza ma lo fa senza firmarsi col proprio nomecognome.
      Detto questo, la provocazione sull'antieroe viene da me che ho come slogan della mia azienda "Il mondo ha bisogno di Eroi".
      Una contraddizione? No, solo la constatazione che nell'immaginario collettivo gli eroi oggi sono i peggiori rappresentanti di questo società (ex)ricca e decadente. Non penso che il problema sia di forma (lessicale) bensì di sostanza. L'antieroe non è chi si contrappone al "vero" eroe, bensì chi rifiuta tutta la paccottaglia mediatica e scolastica che da Ulisse a Monti ci ha presentato come eroi personaggi mediocri o degradati. Ma gli italioti hanno bisogno di punti di riferimento, ed essendo il "vero" eroe anonimo, non può soddisfare questa esigenza, se non all'interno della propria piccola "tribù". Questa è l'unica strada, ma è lenta rispetto alla velocità con cui i finti eroi stanno portando questa povera umanità allo sfascio. Da qui il senso di impotenza, la consapevolezza di non poter fare quanto si vorrebbe, la frustrazione crescente di chi sa a cosa stiamo andando incontro senza poterlo comunicare ai tanti potenziali "veri" eroi abbandonati a loro stessi.
      Ecco, era questo che volevo dire, uscendo per un attimo dal mio status di lettore anonimo.

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    3. la questione dell'"eroe" è assolutamente centrale, perchè è il perno intorno al quale ruota l'intera sistema attuale del potere organizzato intorno a una capillare campagna subliminale gestita dalle agenzie di pubblicità. Non a caso Berlusconi il Grande Potere ha cominciato a organizzarlo partendo da Publitalia. E' la pubblicità che crea i "mostri" gli "eroi" e i sistemi di identificazione che poi finiscono per produrre l'humus dell'immaginario collettivo. Da questo punto di vista l'Italia è fortemente arretrata perchè l'intero sistema sia quello pubblicitario che quello mediatico veicola immagini, simboli, segni e segnali che non hanno alcuna corrispondenza con la realtà autentica del paese, ma fanno riferimento a un mondo di fantasia, immaginifico e immaginario che ha spinto gli italiani verso l'incorporazione di un senso dell'irrealtà, utilissimo per nascondere l'attualità reale del conflitto economico. Sono i trend a stabilire i grandi movimenti di massa. Sono stato testimone nella mia lunghissima permanenza negli Usa di come funziona questo meccanismo (nel bene e nel male) quando, ad un certo punto -faccio il primo esempio che mi viene in mente- i medici hanno vinto sui produttori di tabacco e sono cambiati i trend nei film, in televisione, sulle riviste, nella vita sociale. L'uomo sexy era quello che non fumava, i grandi fumatori erano persone disperate. La donna sexy attraente e maliarda era quella che non fumava perchè ci teneva alla sua pelle, ecc.,ecc. George Bush ha perso tutta la sua presa sul popolo americano -ben rincretinito dalla campagna massiva sul terrorismo- nel 2005 quando c'è stato l'alluvione a New Orleans e in diretta televisiva il popolo ha visto della povera gente mangiata dai coccodrilli perchè gli speculatori edili e le banche si erano rifiutati di costruire gli argini:troppo costosi. Tutti gli storici americani sono concordi su questo: lì è stato l'inizio della fine per i repubblicani e il lento risveglio di un immaginario diverso. "L'eroe" in Usa in due giorni non venne più considerato quello che faceva soldi, che speculava, che era furbo, bensì quello che rispettava i parametri di sicurezza del bene collettivo, "l'eroe" diventò colui che conquista il rispetto della comunità perchè pensa al bene di tutti su quello individuale. L'alluvione di New Orleans è stato l'antesignano di "occupy wall street" perchè la gente -e la pubblicità funziona così- ha visto con i propri occhi il risultato di una società disumana e brutale. Vedere un medico, sua moglie e una bambina di cinque anni sopra il tetto di una casa completamente circondati da cocodrilli affamati mentre arrivava l'elicottero dei pompieri con i vigili del fuoco che sparavano sugli animali ha letteralmente sconvolto la coscienza della gente e sono iniziate le contestazioni; già tre mesi dopo Bush era passato da un gradimento del 51% al 23% il più basso mai registrato da un presidente. Sono stati i coccodrilli a distruggere i piani oligarchici della destra statunitense. Ancora oggi la famiglia Bush non si può neppure far vedere in Louisiana.

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    4. (SEGUE)....In Italia, in una situazione analoga, purtroppo è avvenuto il contrario, nonostante fosse di entità minore: il terremoto dell'Aquila invece di far esplodere la rabbia e la rivolta contro la corruzione e la mafia dei lavori pubblici ha addirittura allargato lo spettro della corruzione. Il tutto è stato ridotto a banale sentimentalismo. La rivoluzione necessaria, in Italia, deve passare attraverso nuovi modelli di riferimento e nuovi simboli di identificazione. In questo senso la responsabilità della truppa mediatica, degli scrittori, degli sceneggiatori televisivi è enorme: e il potere in Italia lo sa benissimo. Non è un caso che i capi struttura che decidono e scelgono gli appalti da dare per gli sceneggiati televisivi sono tutti -nessuno escluso- nelle mani di Berlusconi. Fintantochè agli italiani verrà offerto il modello di "Don Matteo" come uno specchio della realtà, gli italiani seguiteranno a dormire il sonno della ragione. Venti fotogrammi di quei telefilm valgono molto di più di cento comizi. In Usa, ad esempio, la Canalis è disprezzata da tutti (è praticamente dovuta scappare via) perchè ha dimostrato di non avere nessuna competenza nè alcun merito professionale; pur avendo le opportunità ha provato con il suo impegno di non saper recitare, non saper ballare, non saper scrivere, non saper cantare, non saper fare nulla. In Italia era osannata perchè "aveva fatto un bel colpo", il che tradotto voleva dire: "visto che va a letto con George Clooney aprirà le strade di Hollywood all'Italia e a tutti noi": è accaduto esattamente il contrario. A Los Angeles la chiamano"la mafiosetta", è stata una catastrofe per l'immagine dell'Italia, che è ritornata a essere Italietta. Questo va cambiato: i modelli, e da lì si parte alla costruzione dei "nuovi eroi". Ma per poter esaltare la figura di grandi imprenditori creativi e illuminati come l'ing. Adriano Olivetti bisogna prima mettere in galera i tanti Cosentino, Verdini, Balducci, Anemone, Bisignani,eec. Purtroppo è arrivata la mazzata del voto su Cosentino che ha fatto arretrare il paese di molto, molto più di quanto non si voglia credere. Ciò che hanno veicolato è stato il seguente messaggio subliminale: "questo è un paese di guappi, vince il più forte e il più corrotto, tant'è vero che 26 voti sono venuti dal centro e dalla sinistra". E' una modalità pedagogica negativa: è un incitamento a essere corrotti. Imperdonabile, inqualificabile, ingiustificabile, l'atroce silenzio del PD che non ha emesso neppure un comunicato stampa sulla vicenda: la coda di paglia è talmente lunga ma talmente lunga da essere diventata un bavaglio autocensorio. Se non cambia quello, sarà difficile cambiare tutto il resto.

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    5. Sono d'accordo. Purtroppo temo che non sia un problema solo Italiano, anche se qui, più che altrove, questo è manifesto. E' vero che i coccodrilli si mangiarono Bush, ma è altrettanto vero che Obama ha usato mezzucci di persuasione subliminale per trionfare subito dopo. Questo significa che anche lì, per l'ennesima volta, a essere messa in discussione non era la "sostanza" bensì solo la "forma". Ovvero si cambia "l'eroe" (nel caso di Obama persino Nobel per la Pace!), lo si fa durare quanto può (o quanto serve) per poi darlo in pasto ai coccodrilli.
      Quello che io contesto non è l'eroe di turno. I più pericolosi, anzi, sono soprattutto quelli che riescono a raccogliere il maggiore consenso. Perché, ribadisco, i veri eroi sono destinati ad essere ignorati. Neppure combattuti o attaccati. Semplicemente ignorati.
      Chi diventa eroe (acclamato, preso ad esempio, glorificato) in un qualche modo deve servire al Sistema. Per questo temo gli "Indignati", in quanto nuovo simbolo di Eroi, dal momento che la Storia ci insegna che i rivoluzionari, una volta preso il Potere, sono diventati come (o peggio di) coloro che avevano contestato. Il problema non è legato agli ultimi 50 anni, così come non è legato al nostro malandato Paese. E' il frutto di 2000 e più anni di presuntuosa "razionalità" umana, convinta di portare progresso e felicità. La realtà, difficile da digerire, è che questa strada si è rivelata un vicolo cieco, da cui non sappiamo più uscire.
      Per questo credo solo nella possibilità di cambiamento partendo dal proprio nucleo famigliare, e progressivamente da una stretta cerchia di persone che interagiscono nel quotidiano in maniera diversa, secondo valori e finalità contrapposte a ciò che ci è stato inculcato dalla scuola e dai media.
      Se poi un luogo virtuale (come questo) può portare a far avvicinare persone già in sintonia, ben venga. Ma i ragionamenti non bastano più, servono le azioni concrete, soprattutto se piccole, continuative e condivise.

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    6. sono d'accordo sulla necessità di accorpamenti esistenziali, sulla condivisione e sulla continuità....

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  3. grande post grandi commenti. che si fa ?

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  4. Questi signori non sono ne mafiosi ne camorristi. Sono solo disoccupati di lusso.
    Sono la base su cui appoggia l'intero sistema di potere. Insieme alle licenze, ecc. Sono il prodotto del nostro welfare e sono la base elettorale dei nostri partiti. Il grande sbaglio del comico genovese e
    di molti altri e' pensare che basta gente onesta al governo per cambiare.
    E' una struttura che produce e riproduce se stessa. Il nostro stato e' nato come continuazione di uno stato medioevale dove il principe e ricordiamo che il principe era solo un bandito che faceva pagare i pedaggi, manteneva la sua posizione garantendo monopoli, lavoro ai suoi alleati e lasciava che per i piu' poveri si occupasse la Chiesa.
    Se non si rompe questa struttura si puo' parlare per l'eternita' di
    onesta' ma fare politica dentro il sistema finisce solo e soltanto per
    riprodurre lo stesso sistema.
    La Lega e' il miglior esempio, un partito indipendentista che ha passato anni ad amministrare il paese da cui voleva separarsi corrompendosi completamente e definitivamente.
    Se gli italiani non riescono a creare un nuovo patto sociale basato
    sull'uguaglianza, su uguali diritti questo sistema continuera' a crescere. Ma in un paese dove gli operai pagano il 75% di tasse tra
    dirette ed indirette come qualsiasi imbecille puo' capire il limite
    e' stato ormai raggiunto da tanti anni.
    Vi e' solo la garanzia del posto di lavoro che fa da tappo. Ma in un paese fuori mercato puo' essere mantenuta solo con nuove tasse.
    Se insieme all"Euro si fosse creata anche una Pubblica Amministrazione in comune non saremmo qui.
    Non c'entra niente Standard&Poors, la finanza, sono solo conseguenze.

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    1. concordo, mi sembra una analisi lucida e condivisibile

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    2. Purtroppo le analisi servono a poco.
      Bisognerebbe che i tedeschi optassero per creare una comune logistica
      in Europa.
      Una forma sarebbe creare delle zone europee a statuto speciale dove
      sperimentare il nuovo stato europeo con osservatori di tutte le nazioni.
      Gia' il solo fatto darebbe una risposta ai mercati. Cioe' la volonta di continuare l'integrazione europea.
      Ho paura che sia tardi, molto tardi.
      Se usciamo e a questi e' di nuovo permesso di stampare moneta noi
      entriamo di nuovo in una lunga agonia. Il 600 e' alle porte.

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    3. almeno nel '600 c'era il grande Barocco

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  5. la nave italia che affonda a causa del giglio. sti francesi sono tremendi.....

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    1. Indopama, condividi allora queste mie riflessioni? http://fabrizio-cotza.blogspot.com/2012/01/analogie-tra-la-nave-concordia-e.html

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    2. diciamo che e' un caso fortunato. :)

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  6. i nomi dei ponti della nave erano quelli degli stati europei. che sfiga....
    http://www.logitravel.it/crociere/ponti-costa-concordia-2410374.html

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