venerdì 6 gennaio 2012

Adorato in Usa e disprezzato in Italia: Marchionne è il simbolo dell'Italia medioevale, ma allo stesso tempo è il simbolo dell'America democratica.

di Sergio Di Cori Modigliani

Sono in aereo. Sto andando in America, a New York. Siamo appena partiti. Sto leggendo il Sole 24 ore e sopra il tavolino reclinabile sono appoggiati Milano Finanza, l’inserto economia di la Repubblica e il Financial Times. Accanto a me, un viaggiatore sta leggendo il Wall Street Journal, sulle ginocchia ha una copia di Bloomberg, una di The Economist e il settimanale Time con Marchionne in copertina e la scritta “L’uomo dell’auto”. Passano le hostess con i drinks. Scambio qualche battuta con il mio casuale compagno di volo, parliamo della situazione economica, delle prospettive, di finanza. A un certo punto, il viaggiatore sconosciuto (un intelligente businessman statunitense, un imprenditore non un bieco speculatore) mi chiede:
“Mi dica, lei, che cosa pensa esattamente di Sergio Marchionne?”.
L’aereo sul quale ci troviamo fa la rotta polare, siamo partiti da Roma, pressappoco ci troviamo in quel momento sulle alpi svizzere. Gli spiego perché considero Marchionne uno squallido furbetto del quartiere, un malandrino, un biscazziere sulla pelle dei lavoratori, un inetto, un corrotto corruttore, insomma, uno dei soliti. Lui ascolta con curiosità perché ci tiene a sapere l’opinione di un italiano che è al corrente della situazione.
Dopo avere chiacchierato per un po’, arriva il pranzo. Nel frattempo siamo arrivati dalle parti della Scozia. Mi viene sonno e mi addormento per qualche ora. Mi risveglio all’improvviso, per un vuoto d’aria che mi scuote. Il mio compagno di volo sta leggendo The Economist. Gli chiedo: “dove siamo?”. E lui, di rimando: “si è fatto un bel sonnetto! Adesso dovremmo stare dalle parti del Canada settentrionale”. Mi faccio portare un caffè per svegliarmi. Il viaggiatore capisce che sono di nuovo loquace e mi ricorda che per via della cena, e poi l’abbiocco, abbiamo interrotto la nostra conversazione. “Dove eravamo rimasti?” gli chiedo. Mi riformula la domanda:
“Mi dica, lei, che cosa pensa esattamente di Sergio Marchionne?”
Siamo sul Canada, dall’oblò si vedono le tundre e gli ampi laghi ghiacciati.
Gli rispondo, con entusiasmo: “Marchionne? Un vero capitano d’industria. Un manager  provvidenziale. Un visionario. Una personalità unica nel suo genere. Un grande innovatore. Un imprenditore in grado di risollevare la situazione creando lavoro, mercato, produttività, ricchezza collettiva, davvero lungimirante”.
Il mio compagno tace, allibito. Teme di avere a che fare con uno schizofrenico.
“Sono realista” gli spiego “perché così va letta la realtà, oggi”.
Ed ora, mi spiego a voi.
E vi spiego perché, al fine di comprendere l’esatta situazione reale nel mondo di oggi, sia necessario essere apparentemente schizofrenici. Le due risposte fornite al compagno di volo, infatti, sono vere entrambe. L’una non esclude l’altra. Anzi.


Oltre alle consuete previsioni astrologiche, a quelle new age sui Maya, ai maghi e fattucchiere, tra il 31 dicembre e il 1 gennaio, quest’anno, in Usa, hanno avuto particolare risalto le opinioni degli economisti e analisti finanziari più quotati. Paul Krugman, Nouriel Roubini, Christina Rohmer, David Harrison (tanto per citare i nomi più noti) hanno espresso tutti la stessa identica opinione al riguardo “Abbiamo virato, siamo fuori dalla sacca. La disoccupazione sta scendendo, aumenta l’espansione delle imprese, non è neppure ottimista prevedere un aumento del listino a Wall Street di almeno un 20% entro la fine dell’anno. Stiamo sulla strada buona verso una grande ripresa, verso una nuova espansione economica, a meno che….a meno che….dall’Europa e soprattutto dall’Italia non arrivino notizie letali, ma riteniamo che ci si stia già riorganizzando per difendersi dalla totale inefficienza e inefficacia di un’Europa politicamente gestita in maniera superficiale e irresponsabile”. Nouriel Roubini, addirittura, si getta in previsioni super ottimistiche per gli Usa e super pessimistiche per l’Italia e l’intera Europa, dando la stura a una inedita lettura del mondo che sta già producendo, in Usa, furibondi e succosi dibattiti “la globalizzazione, così come l’abbiamo intesa fino ad oggi, è finita. Se noi statunitensi riusciamo a scollarci dal suicidio europeo, è fatta. Non soltanto non avremo più la responsabilità di dover essere noi la locomotiva da traino, ma non verremo travolti dalla loro mancanza di pragmatismo efficiente”.
I primi quattro giorni dell’anno mostrano e dimostrano una anòmala tendenza dei listini di borsa: tutta l’Europa in calo con l’Italia bandiera nera mentre Wall Street guadagna in contro tendenza. Disoccupazione in aumento in tutta l’area mediterranea mentre in Usa scende. Restrizione del credito in Italia, Spagna e Francia, mentre in Usa si allarga. Italia, Spagna, Irlanda, Portogallo rivelano un crollo dei consumi interni, mentre in Usa le vendite al dettaglio tra il 2 dicembre e il 2 gennaio sono salite del 17% rispetto all’anno precedente.
E così via dicendo.
Sergio Marchionne –come simbolo e punto di riferimento- perfettamente si inserisce all’interno di questa nuova realtà socio-economica. Non vederla, non capirla, vuol dire condannare se stessi a non comprendere ciò che sta accadendo sopra le nostre teste e sulla nostra pelle.
E’ vero che la finanza è globale, è vero che i derivati speculativi sono una droga perniciosa dovunque, è vero che gli interessi sono incrociati, ma è anche vero che, al di là della consueta retorica e demagogia di turno, le nazioni, gli stati, i popoli, le etnie, rimangono (per fortuna) ancora molto diversi. Nel bene e nel male. Il che vuol dire che si reagisce allo stesso input negativo e agli stessi problemi secondo modalità diverse che vanno riconosciute, rispettate e interpretate secondo un’ottica locale.

E veniamo a Marchionne.

Vediamo che cosa ha fatto in Usa, come si è comportato (da cui applausi vari) e come, invece, in condizioni identiche si sarebbe comportato in Italia (sputi e monetine addosso).
In seguito allo sconquasso finanziario provocato dalla recessione economica del 2008, la Chrysler è andata in tilt. Sull’orlo della bancarotta e del fallimento, l’azienda aveva come unica prospettiva quella di licenziare 256.000 persone, provocando nel solo stato del Michigan –la cui capitale è Detroit- la disoccupazione per circa un milione di persone, il che avrebbe alzato pericolosamente la soglia di potenziali scontri sociali, oltre che innescare, come effetto domino, una valanga di fallimenti a catena. Si è rivolta, quindi, allo Stato centrale federale, spiegando la situazione. La risposta dello stato americano è stata la seguente: “ok ragazzi, facciamo così: non vogliamo che falliate per motivi di sicurezza interna; vi prestiamo a un tasso super agevolato la cifra di 7 miliardi di dollari, che ci dovrete restituire entro e non oltre il novembre del 2012 compresi gli interessi composti; non vi facciamo pagare tasse per due anni a condizione che non licenziate nessuno; pretendiamo da voi un piano industriale, un accordo con i sindacati che deve essere basato su una previsione scalare nel senso che, se passano i mesi e voi non vi riprendete e se invece di aumentare il credito aumentate l’esposizione, si prenderà atto che siete degli inetti e chiudiamo il tutto. Ci prendiamo tutte le vostre risorse in pagamento del credito e garantiamo ai lavoratori un sussidio di disoccupazione per i primi 10 mesi, e si chiude qui. Ma se il piano che voi presentate funziona in teoria ma poi non lo fate funzionare in pratica, noi vi denunciamo pure per truffa ai danni dello stato e vi chiediamo danni economici e giuridici”. E così, lo stato ha dato alla Chrysler una immediata iniezione di cash liquido: ben 7,5 miliardi di dollari. Sergio Marchionne si è presentato con un  piano industriale acquistando una carabattola che faceva acqua da tutte le parti. Hanno deciso di fidarsi di lui. Finchè non è arrivata l’estate del 2011: i primi conti, con il pallottoliere in mano. Venti giorni di riunioni con il consiglio di amministrazione perché bisognava prendere una decisione strategica: in cassa 14 miliardi di dollari. Che cosa farne? Il 10 settembre, Sergio Marchionne spedisce a Obama (personalmente) una lettera di cui copia viene inviata al Wall Street Journal, al Washington Post e a Bloomberg. “Annunciamo ufficialmente di aver scelto e stabilito di restituire il prestito agevolato con quattordici mesi di anticipo” allegando alla lettera l’assegno di 7,8 miliardi di dollari. Il consiglio di amministrazione, inoltre, ha deciso di abbassare gli stipendi di tutti i dirigenti del 18% alzando lo stipendio di tutti gli operai del 12%. E’ stato varato un piano di finanziamento industriale per 6 miliardi di dollari che ha comportato l’assunzione di altre 84.000 persone nei quattro stati industriali del nord. Per la prima volta dal 1990, una azienda metalmeccanica statunitense ha cominciato ad aprire nuove fabbriche. Non hanno investito neppure un dollaro in derivati né in strumenti finanziari annunciando di avere come obiettivo quello di “diventare entro il giugno del 2012 la più importante industria metalmeccanica del pianeta, leader assoluto”. Così in Usa.
(applausi).
Che cosa avrebbe fatto, in identica situazione in Italia, Sergio Marchionne?
Si sarebbe comportato, da bravo italiano, nel seguente modo:
All’inizio, esattamente uguale. Per spingere lo stato a intervenire ed evitare licenziamenti in massa e chiusure di stabilimenti. Poi, avrebbe preso i 7,5 miliardi di euro in prestito. Ne avrebbe investiti 2 o 3 per pagare qualche debito. Ne avrebbe investito altri 2 o 3 per tenere buoni i sindacati garantendo loro assunzioni irrealistiche e inutili, avrebbe inguattato per se stesso da qualche parte 1 miliarduccio e poi avrebbe investito –d’accordo con i sindacati- circa un miliarduccio da dare a PD, PDL, UDC, LegaNord e IDV, per garantirsi del fatto che MAI E POI MAI lo Stato richiederà indietro i soldi prestati. In tal modo Marchionne diventa più ricco, sopravvive e la classe politica è soddisfatta perché ottiene un triplo risultato: a) si arricchisce perché gli interlocutori beccano bei soldoni in Svizzera in un conto estero su estero: 50% al proprio partito e 50% per se stesso e famiglia; b) si presenta ai propri elettori sostenendo di aver rilanciato l’economia e salvaguardato il lavoro dimenticando che è invece un falso: hanno aumentato la spesa pubblica, hanno impedito l’espansione e gli investimenti, e condannato i lavoratori a una futura e quasi certa cassa integrazione di lì a 15 mesi con aggravio di spesa in uscita per lo stato; c) si sono garantiti il fatto di avere Marchionne in pugno perché lo potranno sempre ricattare minacciandolo del fatto che il ministro del tesoro può sempre svegliarsi un mattino e chiedere la restituzione del danaro.
(disprezzo e monetine in faccia).
“Sa” mi chiede il compagno di volo in aereo “mi ha colpito una frase di Marchionne alla celebre intervista di ottobre sul canale televisivo Bloomberg a New York, quando ha detto “è un piacere solido lavorare in un mercato flessibile come gli Usa; gestendo la massa debitoria non abbiamo dovuto pagare nessuno se non i creditori” sa, non abbiamo capito, ma davvero non l’ha capito nessuno, che cosa intendesse dire”.
Non sono riuscito a spiegarglielo.
Ma qualunque italiano lo capisce.
Questo è un paese medioevale corrotto, non è un paese capitalista normale.

Se in Usa si ottiene un prestito dallo stato, così come in Gran Bretagna, Germania o Svezia, LO SI PAGA. In Italia, lo si fa pagare ai cittadini, perché l’azienda preferisce restituire i soldi ai politici e ai sindacati che si pongono AUTOMATICAMENTE come intercapedine garante: fanno lo sconto. E’ una specie di pizzo mafioso. E così l’azienda che prende 100 euro, sa che non dovrà mai restituirli né allo stato né alle banche; basterà che ne paghi 50 a tutti i soggetti politici attivi. Nessuno, poi, verrà a chiedergli che cosa ci faccia con gli altri 50. Basta che stia zitto e voti per il nome o la sigla che gli indicano.
Il comportamento di ogni essere umano, di ogni etnia, e quindi di ogni azienda, è basato sulla presa d’atto reale della situazione territoriale nella quale si opera. Se io voglio aprire un negozio di Prada in Arabia Saudita non vado certo a parlare di femminismo, assumo come direttore marketing un demente analfabeta che è però un membro della casa reale saudita e poi –di nascosto- assumo un valido professionista che fa il lavoro vero in segreto. E così via dicendo.
L’economia, in Italia, non è flessibile nè dinamica.
Un cancro, lo sappiamo: il paese è ingessato.
Ma è una conseguenza.
Il vero cancro seguita ad essere il sistema di corruzione e ricatto incrociato gestito, ideato, pilotato e voluto da una serie di funzionari di partito che rappresentano gli interessi –a seconda del caso- del vaticano, degli ex comunisti, dell’opus dei, dei massoni cosiddetti deviati, degli ex fascisti, degli ex democristiani, degli ex socialisti, edli ex repubblicani, degli ex liberali. In Italia sono tutti sempre ex, ma sono sempre gli stessi.
Se Marchionne non avesse scelto di restituire subito i soldi avuti in credito dal governo, a quest’ora l’avrebbero tutti disprezzato in Usa. Se, in Italia, avesse scelto di prendere dei soldi e poi li avesse restituiti, probabilmente sarebbe stato identificato come un individuo pericoloso “è uno che salda i debiti invece che ricorrere ai politici”, gravissimo e allarmante precedente. E’ come un negoziante che dice no al pizzo. Lo avrebbero defenestrato, forse, chissà, magari anche ucciso. Perché no?
E’ una questione di mentalità, di struttura storico-sociale.

Il ragionier Monti può seguitare ad arrampicarsi su tutti gli specchi che vuole, può volare a Bruxelles, a Berlino, a Parigi, dove vuole. Forse avrebbe risparmiato tempo ed energia se fosse rimasto a casa pensando a come trovare il perfetto sistema legale per mettere in galera il management di Unicredit e conquistarsi la credibilità nei mercati planetari.

L’Italia comincerà a riprendersi solo e soltanto (e mai, davvero mai, prima che ciò accada) quando un magistrato si presenterà nella sede di Unicredit o di Banca Intesa o di Mps o di Banco popolare di Milano (e altre 500 banche strategiche) e porterà via ammanettato il consiglio di amministrazione sotto l’accusa formulata da solerti ispettori della Banca d’Italia: ammanco, alterazioni dei bilanci, finanziamento illecito a partiti politici, false fatturazioni, dichiarazioni false, insider trading, truffa nei confronti dello stato, evasione fiscale, aggiramento dei parametri richiesti dalla Legge e dalle normative europee. Unicredit, ad esempio, non ha rispettato i parametri del Tier1; tutti i paesi dell’euro lo fanno, in Italia no. Ha evaso tasse per un 1,8 miliardi di euro. Se l’è cavata con patteggiamento e pagamento di 312 milioni. Se io non pago a Equitalia 10 mila euro dovute, vengono a casa e si portano via tutto.
Affrontare i problemi in Italia è elementare, facile, semplice.
Spezzare le reni alla corruzione politica e far arrestare i responsabili.
Tutto il resto sono chiacchiere da salotto inutili che non altereranno neppure di un grammo gli equilibri. Finirà o con i forconi oppure finirà che non accade nulla, così come non accade nulla in Arabia Saudita.

Da loro, alle donne non è permesso guidare.

Da noi, ai cittadini, non è consentito imprendere.

Qual è la differenza?


30 commenti:

  1. la differenza?

    che la' le donne vorrebbero guidare

    mentre qui nessuno vuole lavorare.

    se avessimo veramente voglia di lavorare, quella banda di cialtroni ce la saremmo gia' tolta di mezzo da un pezzo. invece ognuno di noi non vede l'ora di far parte del loro teatrino, prendere soldi senza fare un tubo.

    RispondiElimina
  2. Ma dove vive? In aereo?
    Ma se per diventare qualcuno in Italia ci vuole la "spintarella".
    E quale magistrato?
    "Spezzare le reni"
    Ho gia' sentito anche questa.
    Su una cosa ha ragione.
    Socialmente noi siamo quello che il nostro stato e'.
    Se non si spezza la leva che produce questa situazione non se ne esce.
    La loro leva e' il bisogno che loro monopolizzano come ben dice indopama
    o vieni a fare parte del nostro teatrino
    o non capisci un tubo.

    RispondiElimina
  3. cervello e corpo sono una cosa sola, dove va uno va l'altro, il perche' si muovono in una certa maniera a noi uomini e' sconosciuto.
    ci piacerebbe trovare risposte ad ogni cosa ma cosi' non e'.
    i perche' delle cose sono totalmente fuori dalla nostra comprensione per cui ci dobbiamo limitare a seguire la corrente, che va dove va per motivi tutti suoi.....

    RispondiElimina
  4. Si, noi siamo quello che il nostro Stato è, ma ormai dovremmo considerare che gli orizzonti si sono aperti da tempo, viviamo in un sistema globale dove quello che prima era la regola ormai non può esserlo più, perché è stato fallimentare. Negli USA l'hanno capito in Italia e in Europa no. Marchionne è il Manager della Chrysler non della Fiat, che industrialmente non conta più nulla. Una desolante conferma che il sistema ancora testardamente e stupidamente si cerca di tenere in vita è Fondiaria Ass.ni e Unicredit; non c'è soluzione si deve voltare per forza. Il Mondo è cambiato, chi non l'ha capito è destinato a perire, noi non riusciamo a rendercene conto.

    RispondiElimina
  5. @ Indopama
    Magari avessi un lavoro!Neanche te la immagini tutta la voglia che ho di lavorare!Il problema è un altro caro Indo,qui bisogna aver voglia di fare una rivoluzione bella e buona,io avrei anche quella ma da solo o con qualche sparuto gruppetto di persone,dove vuoi andare?

    RispondiElimina
  6. Marchionne non mi pare l'esempio migliore per dimostrare che la corruzione e l'evasione bloccano in Italia l'imprenditorialità.
    Per dimostrare questo, bastano e avanzano i politici di questo Paese.
    Ma se c'è uno che si fionda sugli aiuti di Stato e sulla esenzione dalle tasse, per tirar su due palanche in borsa, è lui.
    Sarà un caso che anche per Chrysler, oltre che per Fiat Serbia, si sia proposto con piani industriali da riciclo (si aspetta ancora un modello innovativo che non arriva) dopo che sia la Serbia che l'America gli hanno messo sul piatto esenzioni da tasse per 2 anni, agevolazioni di varia natura, contrattazione al ribasso per gli operai, bonus per ogni nuovo operaio assunto (la Serbia gli offre 10.000 € a operaio, gli ha praticamente regalato i terreni - già bonificati, che gli sarebbe costato un occhio - un bel gruzzolo di incentivi e esenzione per 2 anni)?
    Cioè, più o meno come in America.
    Che idea è mai, quella per cui un manager è bravo se ricicla una produzione di modelli fallimentari, se ottiene prestiti a tassi di favore, garanzie di esenzione tasse per 2 anni e applicazione di condizioni di lavoro disumane agli operai?
    La logica di Marchionne è diversa solo in una cosa, rispetto all'imprenditore che si lascia spennare dal politico italiano: sa far meglio i propri conti.
    Sa che bastano un paio di settimane buone in Borsa, per fare utili senza aver mai spostato un solo carrello in fabbrica.
    Il santino di Marchionne, incompreso in Italia e geniale all'estero, attenderei a farlo.

    RispondiElimina
  7. Condivido quanto scrive Rossland. Marchionne è un bluff, se ne accorgeranno anche negli USA, dove sono un bluff pure le automobili che ancora producono.

    RispondiElimina
  8. Sono anche io d'accordo con quanto affermato da Rossland e Mscaini.

    Marchionne é al massimo uno che si muove bene con la finanza ma come industriale é solo fuffa.

    Basta guardare al caso della 500 in USA. Solo un idiota od un furbastro poteva concepire una fesseria simile: proporre una scatolina in un paese di obesi culoni!

    RispondiElimina
  9. Anch'io volevo intervenire per smontare la prosopopea su Marchionne, ma sono stato battuto sul tempo...

    guru

    RispondiElimina
  10. Senza dimenticare che Fiat, nel 2009, ha ricevuto 400 milioni di prestito dalla Banca Europea Investimenti nell'ambito della ricerca per la ecocompatibilità; che sempre nel 2009 ha ricevuto altri 46 milioni di euro di finanziamento europeo per il rilancio di Termini Imerese; altri 3 miliardi di prestito, sempre nel 2009, li ha avuti da Banca Intesa perché, come affermava l'allora sottosegretario allo Sviluppo Economico Adolfo Urso ''Non stiamo finanziando la Fiat, ma sostenendo l'intero comparto automobilistico che è il principale polmone produttivo del nostro Paese'', afferma in un'intervista a 'ItaliaOggi', il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso, secondo cui “la Fiat, che sembrava spacciata è tornata sulla strada maestra, con modelli che hanno conquistato nuovi mercati. Chissà un giorno, visto l'impatto mediatico, magari vedremo anche Obama girare in Cinquecento. Comunque il futuro è nelle city car, l'America l'ha capito tardi, Fiat l'ha anticipata''.
    Insomma, a leggere in prospettiva alcuni dati, più che un santino a Marchionne, chiederei a Passera se quei 3 miliardi sono tornati indietro o se Banca Intesa ha finanziato quel piano industriale con cui Marchionne si presentò allora alla Chrysler.
    Qualcuno che gli chieda conto di quel finanziamento avuto dalla Bei per ricerca su Ecocompatibilità? Qualcuno che ricordi che è successo poi a Termini Imerese o a quei milioni avuti dall'Europa per salvarla?

    RispondiElimina
  11. stiamo parlando di cio' che non conosciamo ma siamo fatti cosi', tante chiacchiere e pochi fatti.
    io non so se Marchionne sia bravo o meno, so pero' che lui fa qualcosa senza tanta paura. magari sbaglia, pero' facendo puo' anche prenderci, al contrario di chi fa solo chiacchiere.

    la crisi italiana risiede proprio nel fatto che ci siamo messi a fare le chiacchiere mentre i cinesi, gli indiani, tutto il sud est asiatico faceva le cose.

    e' dura da digerire, lo so ma siamo diventati dei buoni da niente e piu' che cadiamo e piu' abbiamo paura del mondo reale la' fuori che avanza imperterrito nonostante le nostre lamentele. gli altri 6 miliardi 950 milioni di persone non ci ascoltano, stiamo parlando da soli moribondi nel letto, gli altri non hanno piu' bisogno di noi, gli altri sono diventati bravi almeno quanto noi. il gap e' chiuso rimangono le eccezioni che confermano la regola.

    RispondiElimina
  12. @indopama...ahimè, drammaticamente a propos

    RispondiElimina
  13. @Rossland...per l'appunto, questo era il senso della schizofrenia di cui parlavo; in Italia, Marchionne fa il furbo sapendo di poterselo permettere, in Usa non se lo puà permettere. La responsabilità è dello stato che è complice. Non a caso, Banca Intesa è la prossima dopo Unicredit

    RispondiElimina
  14. @Indopama

    la crisi italiana risiede proprio nel fatto che ci siamo messi a fare le chiacchiere mentre i cinesi, gli indiani, tutto il sud est asiatico faceva le cose.

    perdona Indo ma per quanto riguarda le auto, in Fiat chi aveva la responsabilità di darle un piano industriale e fare cose, cioé automobili?

    Io forse o magari l'operaio di Temini Imerese?

    Chi ha fatto solo chiacchere?

    RispondiElimina
  15. luigiza,
    quando faccio un discorso devo per forza generalizzare, non posso e non riesco a nominare tutti per nome e cognome.
    la Fiat va male perche' chi ci lavora dentro va male, Marchionne e' solo uno che fa la sua parte, non e' tutta la Fiat.
    solo che il popolo ognorante queste cose non le capisce, se la Fiat va male la colpa e' di Marchionne. per il popolo tutta la Fiat e' Uno solo. in realta' ha ragione ma non nel senso in cui crede.

    RispondiElimina
  16. @Indopama
    Capisco la necessità di semplificare ma questo post ha un soggetto preciso: Marchionne e la sua abilità/responsabilità in veste di AD Fiat.
    Se vogliamo esprimerci per frasi fatte (tipo "la Fiat va male perché chi ci lavora dentro va male), ti rifilo quella per cui "La colpa è sempre nel manico", cioè la responsabilità ultima e più alta è sempre di chi dirige o governa.
    Esattamente ciò che succede in politica.
    Quella per cui "se la fabbrica va male è perché chi ci lavora dentro va male", è la stessa idea bislacca per cui se il Paese va a rotoli la colpa è di chi ha votato Berlusconi.
    Quando la smettiamo di idolatrare il Re(fosse anche per difetto)e di darci le mazzate sulle palle?
    La "bravura di Marchionne" (o il suo essere furbo), non è qualità priva di conseguenze.
    Le sue decisioni incidono concretamente sulla vita di migliaia di persone reali che da quelle decisioni dipendono.
    Per questo risponde di ciò che fa non solo agli azionisti (o a Obama) ma anche agli operai di quelle fabbriche i cui titoli vengono quotati in Borsa.
    Se la sua "abilità" in America produce licenziamenti e chiusure in Italia, dopo essersi intascato prestiti per progetti mai realizzati, non tenerne conto semplificando con "il popolo ignorante queste cose non le capisce", è evitare colpevolmente un aspetto cruciale della stessa realtà.
    Le capisce eccome, il popolo, le cose, dato che è quel popolo ignorante a pagare le conseguenze della furbizia di Marchionne.
    Non si può parlare di questo e fare discorsi a spanne tanto per dire qualcosa.
    Non esistono Ad senza responsabilità sull'andamento della produzione.
    E, prima ancora, non esiste alcun uomo che possa assolversi dalle proprie responsabilità quando dalle sue decisioni dipende la vita di altre persone.
    Il "popolo ignorante", quello che non capisce "queste cose" (o quello che vota Berlusconi), è quello che nel 99% dei casi consente al "popolo intelligente" di essere tale per via di quell'impercettibile ma concreto filo che collega ogni vita a ogni altra.
    Quando semplifichi, fai attenzione a quale parte di te stai svalutando per eccesso di semplificazione, perché "il popolo ignorante", alla fine, non è altra cosa dal te stesso intelligente.

    RispondiElimina
  17. @Rossland

    Se vogliamo esprimerci per frasi fatte (tipo "la Fiat va male perché chi ci lavora dentro va male), ti rifilo quella per cui "La colpa è sempre nel manico", ..

    Corretto, infatti come dice il proverbio:

    'o pesce fete d''a capa

    Troppo comodo farsi passare e pagare come AD e poi pretendere, quando i fatti sono zero, di non avere alcuna responsabilità.
    Se l'ambiente in cui operi non é quello per te ideale allora te ne vai ma non chiedi soldi da girare nel luogo in cui andrai.
    Troppo comodo.

    RispondiElimina
  18. Qualcuno ancora non capisce.
    Questo, qualsiasi nome li si voglia dare, e' un regime di massa.
    Non esiste la "casta" esistono i super privilegiati di casta, i medio priviligiati di casta, i bassi privilegiati di casta.
    Un paese che era alla bancarotta gia' alla fine degli anni 70 ha comprato la pace sociale comprando interi blocchi sociali.
    Hanno accontentato tutti. Hanno creato una fantasia. Un mondo di bei
    garantiti.
    "Se vado via io tu perdi tutto."
    E' inutile parlare di un popolo che ha la memoria corta.
    La memoria c'e' l'ha.
    " ormai dovremmo considerare che gli orizzonti si sono aperti da tempo, viviamo in un sistema globale dove quello che prima era la regola ormai non può esserlo più, perché è stato fallimentare"
    Ma fallimentare per chi?
    Per te che arrivi dopo?
    O per te che non ci sei mai entrato?
    La domanda per Marchionne, per te e per me e' solo una.
    Dentro il contesto in cui si opera si puo' essere diversi?
    Per me e' no.

    RispondiElimina
  19. "Le sue decisioni incidono concretamente sulla vita di migliaia di persone reali che da quelle decisioni dipendono."

    no, nessuno dipende dagli altri, la vita non funziona in questo modo, questo modo di pensare e' la causa della crisi. assogettarsi agli altri pensando che senza di loro uno sia spacciato porta a scendere a sempre peggiori compromessi, basta guardarsi attorno....

    viviamo in un'ilusione che pensiamo essere la realta' ma non lo e', per niente.

    non siamo cio' che pensiamo di essere, siamo molto lontani dalla verita', lontanissimi e la crisi e' li' per aiutarci a capire.

    RispondiElimina
  20. "Hanno accontentato tutti. Hanno creato una fantasia. Un mondo di bei
    garantiti. "

    si, hanno creato un'illusione dentro l'illusione. e' il buio piu' totale e non ho idea di quale sia la soluzione. staremo a vedere, sono curioso.

    RispondiElimina
  21. qualcosa di piu' reale....
    http://davidpaulboaz.org/Stromata/Shankara.pdf

    RispondiElimina
  22. Indopama

    Dai, non ci mortificare spalmandoci di satya dall'alto del triloka.
    Avvolti da tamas come puoi pensare che riusciamo a vedere la luce di Savitr?
    Ci stai abbagliando di una rta per noi umani incomprensibile.
    Dacci il tempo di raggiungere la tua illuminata perfezione...
    Poi, un giorno, ci dirai perché un Illuminato come te si da pena di dispensarci i suoi saggi commenti.
    Se hai capito tutto (o almeno la parte teorica delle Upanisad), dovresti iniziare un po' con la pratica.
    Ricorda che fra i primi tre doveri dell'aspirante sadhu v'è quello del non attaccamento e dell'abbandono completo di ogni fonte di conflitto.
    Che ci fai in mezzo a noi, potenziali anarchici e sovvertitori dell'Ordine Cosmico?

    RispondiElimina
  23. Rossland,
    NON LO SO.

    RispondiElimina
  24. Indopama

    Non è per niente facile, mettere insieme teoria e pratica. C'è sempre qualcosa che sfugge al nostro controllo, quindi al nostro potere.
    Ed è giusto: siamo esseri umani, potenzialmnte divini ma pur sempre umani.
    Ciò che intendo è che conoscere, sapere, indagare, fa parte della nostra natura.
    Il NON SO, è la tua più bella affermazione di appartenenza a questo minestrone di cose che non sappiamo e che cerchiamo di capire tutti insieme.
    Sarei felice però, se tu SAPESSI: potresti darci delle dritte fantastiche per risolvere tutto in quattro e quattr'otto.
    Non metto limiti alla Provvidenza comunque, sia mai che...

    RispondiElimina
  25. Rossland
    non so ancora quanto vorrei, pure le letture che ho citato rimangono pur sempre ad un livello da principiante, da osservatore. il potere di decidere il corso degli eventi e' ancora lontano, il sapere cosa accade invece e' molto facile.
    non ho il potere di dirigere l'amore, tanto per intenderci, seguo la corrente come tutti, magari poiche' so che galleggio in automatico riesco di piu' a godere del panorama ma niente piu'.

    RispondiElimina
  26. @tutti, pessappoco....il senso del mio post non era se Marchionne è buono oppure è cattivo, anzi, esattamente l'opposto. Sottoscrivo in pieno quest'affermazione di un anonimo: "Hanno accontentato tutti. Hanno creato una fantasia. Un mondo di bei
    garantiti.". Marchionne è un simbolo dell'imprenditoria italiana priva del senso del rischio e dell'impresa perchè in Italia tutti vogliono essere garantiti. Quando vanno all'estero, invece, rispettano i dettami e hanno sempre successo; in Italia amano giocare con carte truccate. Siamo un paese di pecore anarchiche rissose, decisamente mitòmani. Se la prendono sempre -quando va bene- con il pastore perchè le ha tosate poco o troppo, perchè l'erba da brucare non è quella giusta, oppure non ha sapore, perchè il ruscello è quello sbagliato, girano in tondo organizzando di continuo cortei e manifestazioni contro il pastore maremmano perchè non è adeguato, o perchè è svogliato o perchè ha troppo pelo o abbaia troppo. Se per caso, però, arriva un lupo, tremano e pretendono di essere protetti dal maremmano dimenticandosi di averlo fatto licenziare dal pastore la sera prima che lo ha riportato dal veterinario perchè non ne poteva più delle lamentele delle pecore inviperite. Alla fine, in un qualche modo, ritornano all'ovile mugugnando, bofonchiando, con un'idea di sè delirante: chi si pensa gazzella, chi ghepardo e così via dicendo senza mai accettare l'idea di sè. La colpa è sempre di qualcun altro, a seconda del momento, o dei fascisti o dei comunisti o dei democristi, ecc. come se fossero entità astratte o aliene da noi stessi che li abbiamo creati "esigendo e pretendendo" da loro protezione, copertura e privilegi. Mai la Libertà, il Diritto, la Legalità. Per mesi e mesi abbiamo visto sfilare in tivvù schiere di giovani che a turno da Santoro, Floris, Lerner, ecc dicevano frasi tipo "io non ho futuro" e tutti ad applaudire sostenendo, a turno, di rappresentare le loro esigenze. Quando un paese sceglie di presentare dei giovani sani e forti spingendoli a identificare se stessi come esseri senza futuro, vuol dire incitarli a un suicidio annunciato e si buttano i semi per una depressione collettiva economica oltre che psicologica.

    RispondiElimina
  27. (segue).....In nessuna società sana al mondo, esistono ventenni che parlano ossessivamente della pensione, giustamente a quell'età se ne fregano (se sono sani), e pretendono la possibilità di avere una vita rischiosa, qui invece ci fanno dei cortei dove vanno con zia. Fintantochè non esploderà a livello di massa una furiosa quanto furibonda esigenza di legalità diffusa valida per tutti, non cambierà nulla. La corruzione alligna e prospera costruendo illusioni perchè gli italiani non si preoccupano di costruirsi un solido curriculum vitae bensì coltivano l'amicizia con il cugino della madre che è "uno che conta" da qualche parte e che dopodomani riuscirà ad aggirare la Legge per me. (ma io non lo confesserò mai a nessuno) Siamo un'etnìa che vive dentro una bolla illusoria. L'Italia è l'unico paese al mondo dove una persona che si laurea in farmacia non può fare il farmacista. E' anche l'unico paese al mondo dove le banche sono amministrate e gestite da politici e non da esperti in finanziamenti. Quando si parla di "ritorno alla politica" il più delle volte si intende dire "ritorno ai politici che mi appoggeranno". Soltanto cominciando a modificare -ed è questa l'unica rivoluzione auspicabile e augurabile a tutti noi- il comportamento individuale, vedendo nell'applicazione della Legge un "diritto" e non soltanto un "dovere", si può sperare in un cambiamento della società. Se io pago tutte le mie tasse e non ho scheletri nell'armadio trovo anche la forza dirompente per pretendere dall'impiegato delle poste che faccia il suo lavoro per bene a costo di occupare, da solo, l'ufficio postale. La lotta al privilegio, in Italia, è sempre lotta contro il privilegio di qualcuno che si vuole sostituire. Lo si combatte e lo si abbatte per prendere il suo posto e godere dei privilegi che quella persona (o ceto o partito) aveva un tempo. Dipende da noi e solo da noi essere animali diversi dalle pecore, per chi non vuole sentirsi pecora. Vivere da pecore sostenendo di essere dei simpatici lupacchiotti randagi è da mitòmani che vivono una illusione. La domanda di base collettiva dovrebbe essere: che animale vogliamo essere? E se uno non vuole essere pecora, allora bisogna rimboccarsi le maniche e inventarsi qualcosa perchè non c'è il pastore, l'erba non è sempre disponibile e il cane maremmano a protezione non esiste. In compenso c'è la libertà individuale del proprio essere al di fuori di un'illusione collettiva.
    Ma siamo sicuri che gli italiani siano pronti a uscire fuori dall'illusione collettiva?

    RispondiElimina
  28. Sì, va bene, ma cosa c'entrava Marchionne? Se c'è uno che ha fatto il furbo, per far bella figura negli USA (facendosi anticipare dei quattrini dallo Stato, in linea con la tradizione FIAT e italiota) è lui. E sui risultati ottenuti andrei cauto col trionfalismo.

    RispondiElimina
  29. In nessuna società sana al mondo, esistono ventenni che parlano ossessivamente della pensione, giustamente a quell'età se ne fregano (se sono sani), e pretendono la possibilità di avere una vita rischiosa, qui invece ci fanno dei cortei dove vanno con zia.
    Sarà che non ho una tv e quella poca che vedo, molto raramente, la guardo in streaming, e quindi i giovani che seguo sono internauti e colleghe, non mi pare che tutti i giovani siano così ossessionati dalla pensione, cioè dalle garanzie.
    Alcune colleghe sì, certo, hanno questa natura un po' schiava che si piega alla certezza di un misero guadagno senza diritti, ma non senza consapevolezza di non averne più alcuno.
    Insomma, leggo commenti sui blog e sui quotidiani che sottoscriverei, che mi danno la sensazione di una società civile italiana molto al di sopra dell'imbecillità retrograda e paternalista immaginata dai politici.
    Inizierei a fare distinzioni, parlando degli italiani.
    Magari non facciamo le rivoluzioni arabe e nemmeno quelle americane. Su qualcosa abbiamo bisogno di fare uno scatto in avanti.
    Ma non sono così definitiva nel giudizio.
    Sono consapevole che - proprio per la particolarità dell'Italia, sia a livello di politici che di imprenditori, e senza dimenticare quanto influisca sulla nostra percezione del mondo la presenza del Vaticano - viviamo dentro una bolla di inerzia.
    Ma forse troveremo ilmodo di rompere quella bolla, prima o poi.
    Diamoci fiducia...

    RispondiElimina
  30. Complimenti per il bell'articolo, caro Di Cori. Raramente leggo su Internet (lo scrivo da iscritto all'Ordine, ahimè, dei Giornalisti) un intervento di siffatta chiarezza e lucidità (seguo da tempo il blog). Tutto autenticamente reale, a mio avviso. Il riferimento alla fine che Marchionne poteva fare se avesse agito in Italia come negli Stati Uniti, mi ha rammentato la drammatica morte di Aldo Moro. Un uomo il quale, come si sa, era impossibile corrompere. Quello è il 'buco nero' della nostra povera Patria. Speriamo bene! Con stima

    RispondiElimina