venerdì 1 agosto 2014

Splendido intervento dell'onorevole Luigi Di Maio




di Sergio Di Cori Modigliani



Prendendo atto della consueta e perdurante latitanza dell'ufficio comunicazione del M5s alla Camera (è probabile stiano in spiaggia) poichè considero l'onorevole Luigi Di Maio, in questo momento, il nostro migliore asset su cui investire, riporto qui di seguito una lettera aperta pubblicata sulla sua pagina di facebook.

La mia proposta rivolta ai pentastellati è la seguente:

Siamo a) realisti, b) propositivi, c)ottimisti.

a). Prendiamo atto che per ragioni che esulano dalla mia comprensione, l'intero staff della comunicazione M5s vale poco o nulla, in quanto composto da personale privo di qualsivoglia merito e competenza. Siamo realisti. Forse sono brave persone, il fatto è che non sanno svolgere la loro mansione. Non sono disonesti, sono semplicemente inadatti, tutto qui. Siamo, quindi, realisti.
Dobbiamo fare noi (nel senso di tutti coloro che sostengono attivamente con il proprio impegno e passione il progetto del movimento cinque stelle) fare il loro lavoro, altrimenti non lo fa nessuno, nè a Roma nè a Bruxelles. Questo significa realismo.

b). Bando alle chiacchiere, al livore, alla rabbia negativa, è ciarpame inutile. Non serve, se non a sfogarsi. Andate allo stadio se volete sfogarvi. Bisogna attraversare il ponte che unisce la protesta alla proposta. Mostrare e dimostrare di essere in grado di prospettare un'idea di cambiamento basato sulle nostre idee, progetti, proposte, ambizioni, quelle che hanno formato il movimento e hanno dato all'intera cittadinanza la opportunità e la possibilità di credere che è possibile portare l'Italia fuori dal medioevo primitivo. Questo significa essere propositivi.

c). Essere ottimisti corrisponde alla necessità dell'essere realisti. L'investimento d'energia per manifestare il proprio pessimismo è identico a quello da investire per il proprio ottimismo. Ma l'ottimismo -quando è autentico- non consiste nello sperare. La speranza altro non è che una frustrazione rimandata a domani. L'ottimismo è la spinta propulsiva della volontà. Senza quella non si va da nessuna parte. Volere il cambiamento, quindi, presuppone una straripante carica di ottimismo. Perchè davvero l'Italia, come paese, come nazione, come comunità, non ha più scelta: o vinciamo noi, cittadinanza collettiva, oppure in autunno la nazione affonderà nell'ignominia. E la responsabilità sarà anche nostra.

Sostengo quindi fortemente Luigi Di Maio.
E invito tutti coloro che credono nel M5s a farlo.
Non lo fa chi lo deve fare, lo facciamo noi.
L'importante è darsi da fare e ottenere risultati.
A questo serve la manifestazione dell'intelligenza collettiva.

Ecco il testo del suo discorso che nè le televisioni nè la stampa diffonderanno.

Renzi accampa scuse sul Movimento 5 Stelle per difendere disperatamente il patto del Nazareno con Berlusconi. 

Ma al momento quello inaffidabile è proprio il Presidente del Consiglio ed a livello internazionale se ne sono accorti in pochi mesi. 
Agli incontri con gli investitori esteri i nostri ministri e sottosegretari di Governo vengono ormai bistrattati a causa delle scelte folli che stanno facendo sugli investimenti (soprattutto sui tagli alle rinnovabili): è successo ultimamente al viceministro Calenda, che ha dovuto sospendere l'incontro a Londra sotto il fuoco incrociato dei principali attori economici europei.

Sono bastati pochi mesi e a livello internazionale sentono già puzza di bruciato. La credibilità di Renzi e del suo Governo è compromessa. E basta poco per rendersene conto: si regge su una maggioranza che gli spara addosso alla prima occasione di voto segreto. Ha un Ministro dell'Economia così preoccupato che è stato commissariato: due giorni fa Renzi ha nominato 5 consiglieri economici per escludere Padoan (reo di non aver adottato la filosofia "sorridi alla catastrofe"). Questo è l'ennesimo Governo che, come Letta e Monti, ha escluso dalla spending review, proprio il commissario alla spending review (Cottarelli, pagato tra l'altro inutilmente 200.000 euro all'anno).

Nel resto d'Europa sanno bene che il debito pubblico ha segnato un nuovo record proprio con questo esecutivo e che ad 80 euro in più in busta paga, corrispondono 5 miliardi di tasse in più per tutti gli italiani (fonte "L'Espresso" - renziani fino al midollo).

Il Documento di economia e finanze (il famoso Def) che prevedeva una crescita dello 0,8% partorito ad Aprile, è già carta straccia, ed è stato lo stesso Presidente del Consiglio a certificarlo ieri: "la ripresa non arriva"... gentile Presidente, guarda che è il Governo che deve far partire la crescita, altrimenti è inutile aspettare alla fermata!

In Italia Renzi potrà anche utilizzare le riforme costituzionali e la Mogherini come distrattori di massa per nascondere i problemi dei conti pubblici, ma in Europa e nel resto del mondo, capiscono subito se sei un venditore di tappeti (con tutto il rispetto per la categoria).

Le previsioni per l'autunno sono pessime e Padoan e Cottarelli lo sanno. Più Depuati di maggioranza in questi giorni mi hanno confidato le proprie preoccupazioni: il muro contro muro sulle riforme fa temere sempre di più che vadano a schiantarsi.

L'unica speranza per questa "non maggioranza" è farsi amici in tempi di pace per affrontare quelli di guerra.
Invece sta facendo proprio l'opposto: sulle riforme ormai il clima è insostenibile. Al Senato sono saltate tutte le garanzie. I lavori di questi giorni a Palazzo Madama sono la dimostrazione lampante che "Democrazia" non significa "chi ha la maggioranza decide", bensì discussione e inclusione. Altrimenti il risultato che si ottiene è che, a suon di voti di maggioranze risicate, si crea una escalation di tensione che va ben al di là dell'ostruzionismo regolamentare e inizia a minare la serenità dei lavori d'Aula. È sempre successo nella nostra storia. Dal patto atlantico fino alla ghigliottina della Boldrini. E sta accadendo ancora.

Chi può spieghi a Renzi che da ottobre sarà molto diffiicle spiegare ad un padre di famiglia che deve pagare la Tasi con due figli disoccupati, che con il Senato non elettivo tutto si risolverà. Renzi ci pensi bene. Noi non vogliamo fermare le riforme ma modificare questo impianto e fermare la deriva. L'incantesimo del suo Governo è finito (è durato quanto quello di Letta). Non gli conviene "sbattere le riforme in faccia all'opposizione". Perché in autunno noi gli sbatteremo in faccia la realtà.


Onorevole Luigi Di Maio, vice.presidente Camera dei Deputati

Quando arrivano gli sciacalli: "affondate l'economia mondiale"


"L'Argentina in default per insolvenza? E' davvero una cavolata atomica: è semplicemente falso".

Alex Kilicioff. Ministro dell'economia della Repubblica Argentina




di Sergio Di Cori Modigliani

Anche coloro che non sono al corrente delle questioni internazionali, non seguono le vicende della politica e dell'economia e non si occupano di finanza, hanno appreso la notizia che i media italiani hanno diffuso, da ieri: "L'Argentina è andata in default". 
I più ignoranti in materia -tra i curiosi- hanno chiesto spiegazioni: "che cosa vuol dire default?".
La risposta è stata: "vuol dire fallimento per insolvenza".
Tradotto, quindi, la notizia è la seguente: "L'Argentina è fallita finanziariamente non trovandosi nelle condizioni di poter saldare i propri debiti".
La notizia è clamorosamente falsa.
Però è anche vera.
Come è possibile?
Quando mai si è visto che sia vero A che contraddice B ma allo stesso tempo è anche vero B che contraddice A?
Nel mondo in cui viviamo è possibile, perchè il paradosso e il principio di contraddizione interna sono le caratteristiche salienti del mondo virtuale operativo cui ci hanno abituati.
E' necessario (per chi voglia tentare di comprendere) sapere, quantomeno, in che cosa consista il punto A e in che cosa consista il punto B, altrimenti non è possibile avere un'idea logica e razionale, diciamo oggettiva.
"L'Argentina è tecnicamente in default" è un'espressione vera e falsificata pericolosa.
Anzi, pericolosissima. Il Paese sul pianeta Terra per cui, questa espressione, è la più pericolosa in assoluto è la Repubblica Italiana. Il motivo è il seguente: se il Fondo Monetario Internazionale accetta e certifica -considerando "legalmente valida"- la dizione "default tecnico sulla base di una sentenza applicata nel luogo in cui ha sede il quartier generale del creditore" mette la nostra nazione nelle condizioni di poter essere definita "tecnicamente in default" domattina.
A nulla serviranno le assicurazioni di Mario Draghi, della Merkel e tantomeno quelle di Renzi.
Vi faccio un esempio per spiegarmi meglio: esistono tre importanti fondi di investimento internazionale (tra cui Black Rock) che hanno in pancia 85 miliardi di euro di bpt italiani, garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, dal Ministero del Tesoro e dalla BCE. Domattina, se vogliono, questi signori possono alzare il telefono, chiamare il Governo italiano e dire: "buongiorno signori, volevamo chiedervi il pagamento immediato cash -non virtuale- di questi titoli in vostro possesso". Risposta: "Noi i soldi non li abbiamo, ma voi state tranquilli perchè sono garantiti". E il fondo: "Ci dispiace, ma le vostre garanzie non hanno più valore legale". Governo italiano: "Ah sì? Allora rivolgetevi alla magistratura italiana o -se lo preferite- al Tribunale Internazionale dell'Aja che ha l'autorità per dirimere controversie tra Stati". Risponde il Fondo: "No, grazie. la denuncia noi la depositiamo al pomeriggio presso il Tribunale dello Stato del Delaware, Usa, dove ha sede il quartier generale della nostra società. Il diritto, sancito dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale ci consente di appellarci al giudice Mr. Pincus Pallinus, della contea di Oxnard: sarà lui a decidere".
Questo è ciò che è accaduto.
A spiegare con eccezionale chiarezza questo tragico meccanismo che potrebbe innestare, nonchè innescare, la più grande tempesta finanziaria della Storia, è stato ieri a New York il premio nobel per l'economia Joseph Stiglitz. Sostiene l'economista: con questa decisione, gli Usa si sono assunti la responsabilità di aver gettato una bomba atomica sul sistema economico e finanziario mondiale. Non si tratta dell'Argentina. Non si tratta soltanto dell'Argentina. Se non si blocca il giudice Griesa di Manhattan, se non si annulla subito la sentenza e si accetta l'idea che a gestire la controversia sia il tribunale dell'Aja, tutto ciò provocherà una immediata reazione a catena che diventerà in pochissimi giorni una valanga che non sarà più possibile fermare. Nei nostri tempi attuali, i processi economico-finanziari sono lenti, ma....perché c'è un ma....quando scatta una variabile impazzita, allora tutto diventa veloce, velocissimo, in tempo reale, talmente veloce che quando si decide di andarci a mettere una toppa, la tempesta è già finita e non ci è rimasto nulla. 
Così, la Naciòn (il più importante quotidiano argentino, di area moderata liberale) titola oggi:

Para Stiglitz, EE.UU. "le tiró una bomba" al sistema económico

El premio Nobel criticó a Griesa y a los fondos buitre; repercusiones en medios internacionales.

potete andare a leggervi l'intero articolo e tutti gli altri commenti scritti da personalità di alta caratura http://www.lanacion.com.ar/1714846-para-stiglitz-eeuu-le-tiro-una-bomba-al-sistema-economico che riprendono le opinioni espresse sui media americani. 
Stiglitz, Krugman (altro nobel) il senatore Bernie Sanders, perfino il governatore della Banca d'America Janet Yellen, Noam Chomsky, l'economista Nouriel Roubini, in questi giorni si stanno sgolando per spiegare alla gente ciò che sta accadendo. Come aveva fatto il sottoscritto (molto modestamente e nel suo piccolo su questo blog, da tempo e in ultimo il 12 luglio scorso) perché si tratta di una questione politica internazionale.
Lo capisce anche un bambino che i teatri di guerra avanzano, che in tutte le nazioni (un minimo decorose) la cittadinanza insorge contro i privilegi dell'oligarchia, contro lo strapotere asfissiante della finanza che ha strozzato l'economia, e chiedono tutti la stessa cosa, dall'Argentina al Brasile, dagli Usa alla Gran Bretagna, dalla Spagna all'Italia, dalla Tunisia all'Oman e via dicendo: è necessario separare la finanza dall'economia ed è un imperativo categorico attuare delle politiche di redistribuzione del reddito per andare a colmare lo spaventoso scarto tra chi ha troppo e sempre di più e quelli che hanno pochissimo e sempre di meno. 
Questo è il teatro.
Non si tratta di debiti o crediti, e non è in gioco la solvibilità dell'Argentina.
La posta in gioco è un'altra, la stessa che in Europa, in Africa, in Asia Minore, nel Medio Oriente: l'inevitabile scontro tra gli stati centrali e gli interessi della collettività da una parte e lo sciacallaggio bulimico dei grandi consorzi finanziari e bancari dall'altra.
La presidente Kirchner ha dichiarato questa mattina: non ci arrenderemo, cedendo la nostra sovranità nazionale all'ignobile ricatto dei fondi sciacalli e agli ordini fascisti del Fondo Monetario Internazionale. Abbiamo faticato tanto a conquistarci la libertà e ce la teniamo ben stretta. Il Ministro della Cultura ha dichiarato alla televisione "Meglio colare a picco da liberi che vivere da schiavi alienati come fanno gli europei". Il Ministro dell'economia argentino Alex Kilicioff ha dichiarato ieri in conferenza stampa: non esiste nessun default e l'Argentina non è insolvibile. Ciò che è accaduto è folle e assurdo, non ha alcun senso logico. Un vecchio giudice americano di una  contea di New York si è rifiutato di accettare le nostre garanzie internazionali e non ha accettato il patteggiamento rifiutandosi di incassare la prima cifra interamente versata. La verità è l'opposto esatto di ciò che vanno dicendo: non vogliono essere pagati per avere una scusa e scatenare una gigantesca tempesta finanziaria sulla quale hanno scommesso circa 10.000 miliardi di dollari. E lo vogliono fare sulla pelle dei cittadini di tutto il pianeta. Noi non ci stiamo e diciamo no.
In Usa, questo pomeriggio riuniranno il gabinetto economico di emergenza del governo. Gli americani (parlo dei cittadini normali) devono essere rimasti sconvolti quando, ieri sera, sulla NBC (il più importante canale video) durante una banale intervista durata 14 secondi a un comune impiegato che lavora a Wall Street per la Goldman Sachs, hanno ascoltato questa dichiarazione: è andata benissimo oggi, abbiamo realizzato un profitto di circa 8 miliardi di dollari. Quasi 2 milioni di persone, in gran parte dall'Europa, avevano scommesso che l'Argentina sarebbe andata in default entro le ore 12 del 30 luglio 2014. Davvero un bel colpo. E' stato fantastico. 
Sono arrivate valanghe di telefonate, tweet, e-mail di protesta di gente normale che sosteneva di non voler vivere in un mondo così.
Questo piccolo evento, che "ufficialmente" riguarda soltanto una nazione lontana che conta poco o nulla, ha colpito e svegliato molte coscienze.
E la tempesta finanziaria si è abbattuta subito in Germania.
Inevitabilmente.
Perchè questa spirale innescata dal fondo avvoltoio, come il gioco del domino, va ad intaccare diversi fondi finanziari tedeschi che sostengono l'export tedesco in Sud America (l'Argentina rende ai tedeschi circa 10 miliardi di euro l'anno); sempre il ministro dell'economia Kilicioff, infatti, ha candidamente affermato che: se ci vogliono eliminare dal mercato internazionale per punire il nostro secco rifiuto ad accettare le manovre dell'austerity che fanno soltanto gli interessi della finanza, ebbene, vorrà dire che non vi parteciperemo più; per nostra fortuna abbiamo sufficiente petrolio, gas, energia elettrica, tanta acqua potabile e la migliore carne al mondo. Per non parlare della squisita frutta e verdura di produzione nazionale che finalmente potremo mangiare al posto di quelle schifezze congelate che ci mandano dall'Europa: non siamo la pattumiera del mondo. Vorrà dire che non acquisteremo più le loro merci, a cominciare dalla BMW, dalle Mercedes, e non useremo più le banche europee.
La borsa di Francoforte è andata giù a picco.

Questo è ciò che sta accadendo nel mondo.

Da noi ieri si discuteva sui "social" se era vero o non era vero che qualcuno del movimento 5 stelle aveva slogato il braccio di una senatrice. Vi sembra un paese normale?
Giustamente, il senatore Maurizio Buccarella (gruppo al senato di M5s) ha protestato, minacciando querela.

Questa penosa specifica che qui ho aggiunto, è per denunciare lo squallore della vita politica italiana, il degrado totale della comunicazione, e la deriva di un Paese al quale viene offerto lo spettacolo della politica come si stesse al circo Barnum.

Intanto, il mondo va verso la guerra.

Buon agosto a tutti.

lunedì 28 luglio 2014

il dramma esistenziale dei pentastellati pensanti



di Sergio Di Cori Modigliani


sintesi del dramma esistenziale di pentastellati pensanti, tradotto in aforisma estivo:



"Un pazzo può sempre rinsavire, un sognatore no, mai. 
Può diventare pazzo sperando un giorno di rinsavire, o accettare la propria natura onirica e vivere la propria vita sognante. 
Non si può pretendere nè di essere capiti, nè di essere compresi. 
Tantomeno di essere accettati e rispettati. 
C'è chi vola sulle ali di un sogno sapendo di sognare, chi, invece, investe tempo, energia e soldi, sperando di impazzire per poter poi, alla lunga, forse rinsavire".

fine del post

giovedì 24 luglio 2014

Soraya ben mi rappresenta in Europa: una femmina fuori dalla guerra di Matrix.



di Sergio Di Cori Modigliani

Ma voi, in Italia, lo sapete chi è questa signora europea, di cui tutti parlano in Usa, Australia, Sud America, paesi scandinavi, intervistata in prima serata sui networks statunitensi, già diventata un'icona fortemente sostenuta pubblicamente da Jane Fonda, Brigitte Bardot, Camille Paglia, Shakira, Beyoncè, Kim Basinger, Sarah Jessica Parker, Alanis Morissette? 
(ho citato soltanto nomi di grande impatto riconoscibile e di alta visibilità per le masse).

In Italia, ormai, il livello di bombardamento quotidiano, massiccio, ininterrottamente in onda da almeno 25 anni, senza tregua, ha prodotto un tale livello di genocidio culturale delle coscienze, che diventa davvero sempre più difficile comunicare ai propri simili (qui intesi come cittadini della Repubblica) l'idea e l'aspirazione di una comunità antagonista fuori dallo schema di Matrix. Sono tutti innamorati del Pensiero Unico, auto-ipnotizzati nella propria vita dentro l'acquario.
Tra i tanti commenti e lettere che ho ricevuto, ce ne stanno diversi che iniziano con apprezzamenti nel riconoscere (ricordando, per l'appunto, il film culto) l'esistenza del Matrix e si concludono "però Israele è nazista e bisogna fare qualcosa"; oppure "però i palestinesi sono dei terroristi nazisti, è necessario intervenire" e così via dicendo. 
Idem con la vicenda del missile: c'è chi sostiene la versione di Putin, chi quella di Obama, chi difende i filo-russi e chi gli anti-russi, chi sposa una delle versioni prospettate e chi, invece, quella opposta.
Appunto: questo è il Matrix, ma gli italiani non se ne rendono conto.
E l'Italia, non soltanto c'è dentro fino al collo (come al solito, da furbi ipocriti, sempre su entrambi i fronti; alla fine, nel caso qualcuno vinca, pretenderà di sedersi al tavolo dei vincitori) ma tra le nazioni cosiddette avanzate è l'ultima nel dibattito, nell'argomentazione, nell'elaborazione, nella discussione. Infatti, non c'è.
Soprattutto è l'ultima a sostenere il pacifismo fuori dal circuito Matrix.
Lo sono (il Matrix italiano funziona così) guerrafondai a loro insaputa.
Non così in altre nazioni.
L'obiettivo di chi aspira a un mondo libero consiste nel liberarsi dal gioco matrix e avere accesso alla verità oggettiva, sulla quale rifondare un Senso comune e collettivo.
E' irrilevante, a tal fine, che il missile l'abbia lanciato Putin, oppure Obama, oppure la Cia, il KGB, il Mossad, i servizi militari italiani, gli ucraini, i cinesi, gli iraniani, e aggiungeteci chi volete. E' irrilevante schierarsi al fianco di Israele oppure al fianco di Hamas.
Occupywallstreet (non a caso l'organizzazione di massa che ha aperto il fronte terrestre della opposizione al Matrix controllato dalla finanza planetaria) ha prodotto uno splendido risultato riuscendo a trovare un nuovo conio linguistico, che io considero il legittimo erede del celeberrimo "make love not war" degli anni '60. La sigla (totalmente sconosciuta in Italia) è NFW. Sta per No Funding War, che tradotto vuol dire "No al Finanziamento della Guerra".
Mi sono iscritto all'organizzazione.

In Italia non può passare, prendiamone atto.
Il nostro Paese è uno dei grandi produttori di armi del mondo, soprattutto dopo gli anni '90 quando la criminalità organizzata ha cominciato a dettare l'agenda politica, per come la vedo io. Finanzia almeno dieci guerre in Africa, sostiene finanziariamente e industrialmente diverse componenti terroristiche nel globo, vende armi sia agli israeliani che alle milizie di Hamas, attraverso l'Europa e la guerra, il mantenimento della guerra, l'allargamento della guerra, l'estensione del fronte bellico su un territorio sempre più vasto, è una vera manna per il Ministero del Tesoro, per le banche, per la finanza, per l'imprenditoria nazionale.
In Italia non esiste nessuna organizzazione politica nazionale pacifista.
Non esiste nessun partito, nessun movimento, nessuna associazione politica che in questo momento sostenga politicamente il "No Funding War". Comunque sia, sono schierati, è il grande obiettivo di Matrix".
In Europa, idem.
Sono tutti ipocriti e guerrafondai, nessuno escluso.
E infatti non ne parlano.
Poco male, ne parlo io.
Basterebbe pensare che tra tutti i gruppi presenti nel Parlamento europeo non ne esiste neppure uno che ha votato contro l'aggressione militare franco-italiana della Lybia. Di fatto, non ne esiste neppure uno che ha spinto per pacificare la Syria, per protestare contro il golpe militare egiziano. Nessuno.
L'unico esponente (attualmente) del Parlamento europeo che ha manifestato, espresso, e diffuso dichiarazioni pacifiste, armoniche, spiritualmente, eticamente e culturalmente condivisibili da ogni persona nobile che dir si voglia, si chiama Soraya.
E' la signora la cui immagine vedete riprodotta in bacheca.
Mamma di quattro figli, da due anni divenuta anche nonna, di cognome si chiama Post.
Lo trovo un fatto curioso, sembra un nome inventato da un web robot: Soraya Post.
Chi è costei?
Sua mamma era una zingara, il padre un ingegnere scandinavo. E' cittadina svedese. Ha cinquantasette anni. E' del segno della Bilancia. E' stata eletta al parlamento europeo nel gruppo "Feministiskt Initiativ" in Svezia, ottenendo il 5,43% dei voti. E' l'unica del suo gruppo. Sta da sola.  Ha aderito al "Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al parlamento Europeo" (la sigla è S&D) il cui Presidente è Gianni Pittella. Un'altra informazione che la quasi totalità degli italiani ignora: un importante esponente del PD italiano (che fa parte del PSE) è il presidente di una organizzazione politica europea altra che è in netta opposizione con l'organizzazione di cui fa parte il suo partito italiano. Un normale delirio italiano.
Comunque sia, questa simpatica signora ha accettato l'ospitalità di questo gruppo che le ha permesso di essere nominata all'interno dell'unica commissione per lei interessante, quella dei Diritti Civili e della normativa relativa ai diritti delle minoranze e delle donne in Europa.
Soraya Post è una femminista storica svedese.
E' l'unica pacifista.
E' l'unico soggetto politico dentro al Parlamento europeo che si è schierata in una posizione out of Matrix. Non credo sia casuale.
Nell'intervista che ha rilasciato al New Yorker, il prestigioso settimanale di Manhattan, ha spiegato che "noi femmine siamo contro la guerra in quanto idea; non riteniamo che la guerra sia neppure pensabile come forma di risoluzione dei conflitti tra esseri umani, nè a livello personale, nè a livello politico nazionale, continentale, planetario; in quanto europea sono contraria a ogni forma di finanziamento, appoggio, sostegno a chiunque stia in guerra. Il mio gruppo mi ha consentito libertà di espressione e quindi devo aggiungere che tutto ciò lo dico a nome del mio gruppo che conta soltanto su di me. Come dire: in Europa sono da sola, l'unica".

Soraya, io sto con te. Almeno siamo già in due.

Grande paradosso dei nostri tempi: io che sono un maschiaccio meridionale ho trovato rappresentanza e identificazione soltanto in una femminista svedese.
Il resto è Matrix.

Mi chiedo, dati i nostri tempi bislacchi: ma un maschio può iscriversi in un gruppo femminista?

martedì 22 luglio 2014

Mahmoud Al Asali: è il nome di un intellettuale martire. Ma di lui, in Italia, non si può parlare.



di Sergio Di Cori Modigliani

Osservate con attenzione l'immagine dell'uomo ritratto in bacheca.
Si tratta del primo autentico martire del libero pensiero.
Era un intellettuale mussulmano, di origine palestinese.
Poichè stiamo precipitando, nell'indifferenza miope generale (a questo serve l'ignoranza), in un ritrovato medioevo, è bene usare un linguaggio atto.
Le parole servono a comunicare ma anche a denotare e definire.
Dirla in termini post-moderni, modello tweet o striscetta facebook è avvilente oltre che scandalosamente ipocrita: condanna il martire all'usura web. Se ne parla qualche minuto, poi la notizia viene superata dall'ultimo acquisto della Juve, dalle informazioni relative al ciclo mestruale di Shakira, e dall'ultima leccornia della nouvelle cuisine italiana, modello Eataly.
Quindi è inutile.
Va presentato per come è, oggi, in tutta la sua necessaria, pomposa e aulica retorica.
"Che il nome di Mahmoud Mohammed Al Asali possa risuonare per sempre nelle orecchie dei liberi umani. Che l'Onnipotente, sia Egli inteso come Jahvè l'Innominabile, Gesù figlio di Dio, o l'Onnisciente Allah, possano accogliere nella Casa Eterna la sua nobile anima fino alla morte dei Tempi, affinchè  possa ricordare con il suo esempio imperituro, agli umani accecati dall'odio e dall'ignoranza, che la Via passa sempre attraverso l'affermazione dell'incontro tra Cultura, Coraggio e Volontà. Che possa dormire per l'eternità il sonno dei Giusti". 
Così venga ricordato con enfasi.

Il suo nome ricorre di continuo in questi giorni in tutte le palestre di dibattito nelle nazioni civili più evolute, alle quali l'Italia non appartiene per propria scelta.
Quindi, di lui, nella Repubblica Italiana non se ne parla.
Non troverete, neppure pagandolo a peso d'oro, uno dei nostri cicisbei televisivi da talk show disposto a fare uno speciale su di lui, con ospiti di riguardo esperti nel settore.
Soprattutto in nazioni molto cattoliche e intellettualmente molto attente (Irlanda, Canada francòfona, Argentina, Scozia, Polonia) in questi giorni si parla costantemente del suo gesto, della sua vicenda, del Senso e del significato dell'atto che ha posto fine alla sua vita terrena.
Non così in Italia, non a caso agli ultimi posti nella classifica relativa alla libertà di stampa.
In Italia gli spiriti faziosi più inclini alla dietrologia complottista, da lungo tempo insistono nel sostenere che ("su questo blog troverete le cose che nessuno vi dice" ecc,ecc.) la mancanza della libertà di stampa consiste nel fatto che il potere non informa e censura: falso.
Non è così.
Il Matrix all'amatriciana funziona in tutt'altro modo.
Che dicano pure ciò che vogliono, basta che la notizia non venga diffusa, non venga elaborata, non venga argomentata, non venga decrittata, decifrata e dibattuta. Dopodichè si può parlare di qualunque cosa. E' l'applicazione del modello "vita da furbi marpioni" ai media.
L'intera stampa si adegua ed esegue.
Eppure, gli ingredienti per celebrare il martirio del prof. Al Asali, in questo specifico momento storico della quotidianità, ci sono tutti. In realtà è vero soltanto in teoria.
 Il Matrix ha stabilito che gli attuali teatri di guerra sono molto utili ai rialzi in borsa (come si sta verificando) quindi è necessario pilotare, gestire e manipolare ogni informazione relativa agli scenari bellici senza che nessuno osi andare a rovistare tra le uova nel paniere. 
I grandi colossi finanziari e le grosse banche mondiali si leccano i baffi in questi giorni all'idea di ciò che sta accadendo in Ucraina, Medio Oriente, Syria, Lybia, Iraq: fanno affari d'oro (compresi gli ipocriti italiani che al mattino banchettano sulle spoglie dei morti innocenti, al pomeriggio incassano il profitto ottenuto, e poi la sera parlano indignati della necessaria pace).
Ciascuno pompando odio contro un nemico individuato e quindi (così funziona il Matrix) costruendo castelli di antagonismo fazioso al fine di evitare qualunque forma di espressione e manifestazione di pacifismo.

Ma chi era questo signore, e che cosa ha fratto?
Figlio di genitori giordani palestinesi, la sua famiglia si era trasferita in Iraq a metà degli anni'60. In quella terra, il giovane Mahmoud aveva studiato e si era fatto valere, diventando poi un esperto in problemi di pedagogia e un vero luminare in Diritto Islamico. Durante il periodo della dittatura di Saddam Hussein ha scelto di dedicarsi all'insegnamento privato optando per un posto come "educatore" nelle scuole medie. Ma nel 2006, nel nuovo stato iracheno, finalmente consegue la cattedra di "Diritto Costituzionale" presso la Facoltà di Pedagogia dell'Università di Mosul, la seconda più importante città irachena, antichissima, di grande tradizione culturale, luogo in cui millenni fa Zoroastro teneva lezioni di filosofia. La città di Mosul è finita preda degli odierni nazisti, i quali -prendendo atto della presenza di una folta comunità di sirio-cristiani cattolici- hanno applicato la stessa identica comportamentalità usata dalla Gestapo in Europa negli anni'30 e '40. Solo che questa volta, invece di prendersela con gli ebrei, se la sono presa con i cristiani. Il Califfo Al Baghdadi ha comunicato alle popolazioni cristiane residenti che venivano loro requisite le loro proprietà, i loro beni. Hanno prelevato tutti i contanti dai loro conti correnti bancari e hanno dato un ultimatum di 24 ore: o vi convertite all'Islam oppure ve ne andate. Si sono impossessati, inoltre, di tutti i loro conti correnti anche nelle sedi di banche europee attive in quella città (dalla Kredietke Bank a Unicredit, dal Credit Suisse alla Bank of America, dalla Paribas alla Royal Bank of Scotland; nessuna delle quali si è rifiutata di consegnare il danaro appartenente ai legittimi proprietari).
 Il prof. Al Asali -che ha seguitato a insegnare- si è opposto a questa linea sostenendo di dover applicare la legge islamica coranica che vieta l'appropriazione di beni altrui e difendendo il diritto dei cristiani a Mosul. E' stato minacciato ma lui ha resistito. Due giorni fa, si è presentato nell'aula dell'università a fare regolarmente lezione ai suoi studenti (tutti mussulmani) difendendo i principi libertari del codice canonico coranico. Un gruppo di jidhaisti è entrato in aula, ha interrotto la lezione, e gli ha detto di "chiedere perdono per aver detto il falso" spiegando agli studenti che era giusto e "normale" perseguitare i cristiani impossessandosi dei loro beni. Lui si è rifiutato. Ha detto (sono state le sue ultime parole) "Questo non è il mio Islam. Questo non è l'Islam che voglio. Questo non è il vero Islam per gli autentici mussulmani libertari". E' stato ucciso a pistolettate davanti ai suoi studenti. Il corpo è stato lasciato lì, riverso sulla cattedra. Mentre gli altri gruppi armati si riversavano nella sede dell'arcivescovado bruciandolo, il gruppetto agli ordini del califfo ha radunato gli altri professori davanti al cadavere dell'intellettuale assassinato. Hanno dato fuoco poi alla biblioteca dichiarando in un comunicato che era"depositaria di concetti infedeli" bruciando migliaia di volumi tra cui diversi codici amanuensi medioevali di cui non esistevano copie. Dopodichè hanno portato via il cadavere del giurista al quale hanno mozzato poi la testa.
Per festeggiare la loro impresa (esattamente come facevano i nazisti nell'Europa occupata) sono andati a bruciare le case dei più importanti esponenti della comunità cristiana uccidendo chiunque incontrassero per strada.
Fine della storia.

Ho appreso della notizia da fonte scozzese. Poi rimbalzata subito in Irlanda dove si è acceso un succoso e importante dibattito su ciò che sta accadendo nel mondo, oggi. Ci partecipano i canadesi, americani residenti a Boston, Chicago, New York (città molto cattoliche) moltissimi sudamericani e la maggior parte dei siti e bloggers polacchi. Mancano soltanto gli italiani.
Ci aggiungerei: come al solito.
L'Italia -ricordo che si tratta della più importante nazione cattolica al mondo, oltre ad essere la sede ufficiale del papato- ha ritenuto opportuno non far menzione dell'episodio, se non in maniera molto cauta, offrendo un profilo talmente basso da risultare nullo..
Quantomeno è ciò che hanno fatto la stampa e la televisione.
L'unico sito che ha pubblicato ciò che sta accadendo a Mosul è stato il sito "Tempi.it" politicamente vicino al vaticano, che ha raccontato l'atmosfera generale dedicando alla vicenda del prof. Al Asali un rigo senza commenti. http://www.tempi.it/scaduto-ultimatum-terroristi-non-ci-sono-piu-cristiani-a-mosul-bruciato-arcivescovado-occupato-monastero#.U85I9ZR_tjY 
Mi chiedevo: "come mai nessuno parla di questa vicenda? Come mai in rete dove si parla di tutto, di quest'episodio che io giudico e considero fondamentale per una battaglia comune tra umani liberi da una parte (tutti insieme) contro umani criminali (tutti insieme) dall'altra, non si scatena la bagarre?".
Forse è una scelta? "In questo momento è meglio che la gente non sappia ciò che succede".
Questo è ciò che ieri definivo il "matrix all'amatriciana".
Mi correggo.
Questa è la versione "Matrix pizza e fichi".
Penso che vada comunque bene agli italiani (mi auguro non ai miei lettori).

Qui di seguito in copia e incolla potete leggere l'articolo pubblicato e non diffuso sul sito cattolico italiano. Se non altro, dà informazioni.
Trovo allarmante, per non dire di peggio, che nella più importante nazione cattolica del mondo, non esistano voci di intellettuali liberi disposte a scendere in campo per sostenere il diritto dei cristiani e dei cattolici iracheni a essere accettati nella loro identità, denunciando al mondo con vigoria ciò che sta loro accadendo.
Come è possibile, tutto ciò, secondo voi?


Scaduto l’ultimatum dei terroristi: «Non ci sono più cristiani a Mosul». 

Bruciato l’arcivescovado, occupato un monastero


Luglio 21, 2014 Leone Grotti
Alle 24 di sabato è scaduto l’ultimatum dello Stato islamico: per non «affrontare la spada» tutti i cristiani sono dovuti fuggire. Un docente musulmano che si è opposto pubblicamente è stato ucciso.


Non ci sono più cristiani a Mosul. Alle 24 di sabato è scaduto l’ultimatum esplicitamente lanciato dai terroristi dello Stato islamico: o vi convertite all’islam o pagate la tassa di sottomissione o ve ne andate. «Altrimenti l’unica opzione resta la spada». Domenica dagli altoparlanti delle moschee i cristiani sono stati incitati a scappare e così hanno fatto.
«CHE MALE FACEVANO?». «A Mosul è in atto una persecuzione ai danni dei cristiani», dichiara a Baghdadhope l’arcivescovo latino di Baghdad, monsignor Jean Benjamin Sleiman. «I cristiani sono andati via tutti ma non si capisce il motivo di questo odio, erano poche migliaia. Che male facevano? Che fastidio davano? Perché accanirsi contro di loro? Domande che non trovano risposta». Dopo la presa della seconda città più grande dell’Iraq e la creazione del califfato, i terroristi ex Isil hanno attuato una crescente persecuzione culminata nella cacciata di tutti i cristiani.
ARCIVESCOVADO BRUCIATO. Ieri inoltre il palazzo episcopale dei siro-cattolici di Mosul è stato dato alle fiamme. Lo ha denunciato il patriarca della Chiesa siro-cattolica Ignace Joseph III Younan: «Le ultime notizie sono disastrose. Il nostro arcivescovado è stato bruciato totalmente: manoscritti, biblioteca. Hanno minacciato di ammazzare tutti i cristiani: questa è una vergogna per la comunità internazionale». Come se non bastasse, «i cristiani alla frontiera sono stati derubati di tutto, li hanno insultati e li hanno lasciati così: in pieno deserto a camminare».
Le famiglie fuggite dalla città si sono rifugiate nel Kurdistan e a Qaraqosh, nella piana di Ninive. Qui hanno raccontato alla Bbc quanto dichiarato dal Patriarca: «Ci hanno lanciato un ultimatum, siamo dovuti fuggire ma alla frontiera ci hanno rubato tutto. Soldi, auto e gioielli. Hanno detto che appartenevano allo Stato islamico».
MONASTERO OCCUPATO. Un’altra notizia drammatica è giunta stamattina, riferita da Ankawa.com: il monastero dedicato al martire san Benham e a sua sorella Sarah, a 37 km a sud di Mosul è stato occupato dai terroristi, segno della loro rapida espansione nella Piana di Ninive. I monaci che solo tre giorni fa dicevano di stare bene sono stati cacciati. Il monastero, chiamato anche Deir Al Jubb, risale al IV secolo ed era stato restaurato nel 1986 diventando luogo di pellegrinaggio per i cristiani ma anche per alcuni musulmani. Si tratta del secondo monastero occupato, il primo era stato quello di san Giorgio, preso il 18 luglio nella parte settentrionale di Mosul.
Infine è di stamattina la notizia che un docente di legge che lavorava nel dipartimento di Pedagogia dell’università di Mosul, Mahmoud Al ‘Asali, è stato ucciso dagli islamisti per essersi opposto alle azioni persecutorie contro i cristiani.


Forse perché quei signori sono armati, finanziati ed equipaggiati da finanzieri che in questo momento sostengono le banche italiane e fanno affari da noi, sostenuti dall'intera classe politica italiana.
Questo è il Matrix pizza e fichi "è meglio che la gente non sappia che cosa succede".

In conclusione, vi segnalo gli 11 punti della comunicazione e gestione politica dell'informazione redatta dal signor Joseph Goebbels nel 1935.

Lui è il padre del Matrix post-moderno.

Viviamo dentro uno scenario che è il legittimo figlio di questi 11 punti.

Leggeteli e applicateli alla quotidianità politica italiana.

Vedrete che sorprese!!!


Ecco gli 11 punti della strategia comunicativa delle SS redatti da Joseph Goebbels nel 1935.Riflettete, nel vostro interesse e in quello generale, se volete uscire fuori dal Matrix.


1. Principio della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.
Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.




lunedì 21 luglio 2014

Matrix all'amatriciana. Il presente futuro degli italiani.

"Purtroppo, nessuno può farsi raccontare che cos'è Matrix. Devi vederlo di persona".
                                                                         Lana Wachowski. Los Angeles. Aprile 1999

di Sergio Di Cori Modigliani

"Matrix" è un termine ormai familiare per la maggior parte delle persone, grazie al successo ottenuto, quindici anni fa, dall'omonimo film dei fratelli Wachowski, divenuto in breve tempo il primo cult movie di questa generazione. E' quindi comprensibile, ormai, a chiunque.
Il termine matrix, subito dopo l'uscita del film in Usa, alla fine degli anni'90, assunse subito una successiva valenza politica e nello scambio dialogico quotidiano (soprattutto nello Stato della California) divenne sinonimo del potere oligarchico planetario e delle sue modalità di gestione, manipolazione, organizzazione del consenso.
Il film è considerato dai sociologi statunitensi l'humus di riferimento che ha poi prodotto in Usa il movimento di occupywallstreet. 
Il Matrix, quindi, viene comunemente usato ormai in occidente per indicare l'autentica struttura di comunicazione mediatica da parte dei gestori del potere.
Il Matrix è, neanche a dirlo, planetario, perché funziona grazie alla sua applicazione globale.
Ma ha successive e complesse applicazioni mediatiche che rispettano la qualità localistica delle spine dorsali antropologiche dei singoli stati, nazioni, paesi, gruppi etnici. Il Matrix per i pachistani islamici è diverso da quello per i cattolici scozzesi, così come quello per i tedeschi protestanti è diverso da quello per gli induisti di Bombay, e così via dicendo. Ciò che li unifica tutti, pur nel rispetto delle loro differenze, viene spiegato dalla parola stessa che ne definisce il senso. Rispondono sempre a una matrice originale, a una serie di algoritmi matematici incrociati e innescati che fanno scattare in automatico dei meccanismi psico-sociali che finiscono per produrre i risultati che l'oligarchia planetaria deve ottenere: mantenere la stragrande maggioranza degli abitanti sul pianeta Terra in uno stato di perenne bisogno controllato, spingerli sempre di più verso un ritorno massificato dell'analfabetismo allontanandoli dalle pratiche della cultura umanistica, creare delle situazioni conflittuali costanti in modo tale che si possano eliminare a vicenda, impedire la diffusione di uno stato di consapevolezza collettivo.
 La stragrande maggioranza degli impiegati al servizio del Matrix eseguono con diligenza la mansione assegnata, a loro insaputa. Per questo funziona.
 Non è altro che l'applicazione matematica del principio marketing della pubblicità, che si basa sull'idea di provocare nel potenziale consumatore un bisogno fittizio, il cui fine consiste nel riuscire a produrre (nella mente del fruitore del messaggio pubblicitario) l'idea che la "voglia di" sia istintiva e naturale e quindi il prodotto che viene acquistato nasce come "libera scelta originale" dell'individuo, del tutto inconsapevole di ciò che sta facendo. 
Come Anthony Hodgwes spiegava nel 1998 alla associazione dei dirigenti pubblicitari statunitensi "se riusciamo a controllare e gestire l'impulso della sete negli esseri umani, che è il bisogno primario animale costitutivo, non deve essere poi tanto complicato convincerli a sostenere una certa piattaforma politica oppure un'altra". 
Il Matrix nasce così.
In quanto italiani, noi ci becchiamo la versione "matrix all'amatriciana", diverso dal "matrix goulash" che è quello applicato a ungheresi e slovacchi, ecc. 
 Chi è dentro al Matrix non ha nessuna possibilità di comprendere e vedere se stesso nella propria operatività. L'applicazione del principio narcisistico della visibilità, in parallelo con l'abbattimento dell'etica e del Senso, ha creato nuovi soggetti politico-sociali i quali sono tragicamente in buona fede; sono davvero convinti che ciò che dicono, scrivono, sostengono, sia davvero così come loro lo presentano e lo propongono. 
Questo è il Matrix.
Sottrarsi al suo effetto, significa starne fuori, il che non è facile.
Per poter starne fuori bisogna ridurre sempre di più l'esposizione alle piattaforme costruite dalla matrice di riferimento, che funzionano attraverso una velocissima elaborazione dei dati di cui sono in possesso attraverso le quattro colonne che compongono lo schema base del matrix: profiling, big data, megatrend, flaming.
Le piattaforme che sono state inventate per applicare i loro logaritmi sono, quelle note, facebook, tweet, prima di ogni altra, che riescono a gestire .secondo me- addirittura la "produzione di umore pilotato" attraverso nuovi sistemi di voracità pubblicitaria -gran parte della quale è subliminale- che spingono le persone dove vuole il Matrix.  A queste vanno assommate le miriadi di siti, quotidiani on-line apparentemente di contro-informazione e una spruzzata di professionisti tecnici che su diverse pagine facebook spingono l'opinione pubblica verso la sezione più gradita ai colossi finanziari che possiedono i grandi provider elettronici, senza i quali, non saremmo in grado di usare la rete. La coniugazione dei quattro elementi base del matrix (che alchemicamente hanno sostituito i quattro elementi primordiali acqua, terra, aria, fuoco) determina un risultato dell'equazione che una volta applicato funziona da solo e il risultato è garantito. Si fa o non si fa una guerra; si vara un governo o lo si fa cadere; si promuove un'icona o la si abbatte; si lancia un grande artista o lo si elimina, ecc.
Coloro che scelgono di sottrarsi al matrix usano le stesse armi della classe dirigente che occupa posti di comando: si ritorna alla metà del secolo XIX . Secondo alcuni studiosi, addirittura al XVIII. Nessuna persona che conta sul serio ed è davvero potente usa nessuno strumento elettronico. Non usano la rete, non usano il cellulare, non usano la posta elettronica. Avrete notato come, ogni volta che si vara un governo in Italia, i nuovi si precipitano a incontrare di persona i vari capi di stato europei, Obama, Putin, ecc. Non è perché abbiano voglia di viaggiare, quanto piuttosto per il fatto che i sistemi di comunicazione "sicuri" sono ritornati ad essere quelli del 1836, cioè vedersi di persona, possibilmente passeggiando in luogo aperto. Non ci si scrive neppure più. Si mandano messaggi soltanto scritti con la penna stilografica consegnati da personale fedelissimo a mano, come avveniva nel 1700 prima che venisse inventato il servizio postale pubblico. E' una delle conseguenze del matrix. 
 L'aspetto divertente di questa vita nel 2014 -come sostengono ormai molti sociologi, psicologi, antropologi, massmediologi- consiste nel fatto che i nuovi sistemi di comunicazione di massa super veloci hanno abbattuto e cancellato la comunicazione riportandola a duecento anni prima, per motivi di sicurezza. 
In Usa, dove l'antagonismo di opposizione è partito molto prima che in Europa, "il clan degli invisibili" si sta diffondendo a macchia d'olio. E non è controllabile, quindi non è pilotabile. Non è neppure verificabile, dato che non è neppure strutturato. Ma c'è. E in Usa sono in allarme rosso per questa ragione. Nel 2013 gli usuari di facebook e twitter sono diminuiti del 28% e nei primi sei mesi del 2014 del 40%. E' considerata ormai "roba per le colonie". Neanche a dirlo, battiamo anche questo record: primi in occidente come quantità di tempo trascorsa dietro la tastiera a parlare (molto più spesso di quanto non crediate) con robot pre-confezionati, che conoscono i nostri gusti, le nostre preferenze, la nostra vita intima, dato che con i nostri selfie diamo informazioni costanti sulla nostra esistenza che consentono al matrix di diventare sempre più attendibile e sofisticato nella sua efficacia.
La maggior parte delle notizie reali ormai non vengono più diffuse, come avveniva alla fine del '700 quando gli eventi si riusciva a conoscerli molti mesi dopo, in certi casi anche anni.
La situazione economica europea, soprattutto quella italiana è irrisolvibile. E' necessario far credere, in ogni singola nazione, a specifici teatri locali. 
C'è ancora qualche probabilità che si scateni una guerra generalizzata, se non si mettono d'accordo. Chi? Chi sono?
C'è una pattuglia di brave persone responsabili che fanno parte della classe politica mondiale che conta per davvero, e che siedono al tavolo con i loro colleghi criminali e disumani in un gigantesco braccio di ferro.  
Speriamo che vada bene. Nessuno ci comunicherà il risultato.
Spetterà alla nostra intelligenza capirlo per nostro conto.
Nel frattempo, ciò che davvero possono -e devono- fare gli umani che alla propria libera umanità ci tengono, consiste nell'alzare al massimo livello possibile la soglia di attenzione e sottrarsi sempre di più al fascino perverso della rete, soprattutto i social networks.
Questo è il mio consiglio.
E' la variante etico-psichica della decrescita felice.
Forse (anzi è quasi certo) non si fanno grandi affari, ma vi garantisco che si aumenta di gran lunga la possibilità di essere felice.
Come diceva Charles Schulz (l'inventore dei fumetti di Snoopy) "Mi dicono che attraverso le sofferenze l'essere umano diventa più maturo e sensibile...considerando i risultati raggiunti finora negli ultimi 10.000 anni, forse sarebbe il caso di cominciare a provare con la felicità".
Firmato: Snoopy, nella sua versione di scrittore notturno.
L'idea di dar retta a un piccolo cane, che neppure esiste perché è un fumetto, lo trovo esilarante ed è il passaporto verso una ritrovata e rinnovata allegria.
Gli animalisti, ne sono certo, sono in grado di comprendere.

buona settimana a tutti



 

venerdì 18 luglio 2014

Ecco la dichiarazione ufficiale M5s sulla guerra in atto in medio-Oriente che viene dall'Europa. L'approvo e la sostengo.



di Sergio Di Cori Modigliani

Ci siamo.
A metà.
E' già qualcosa.
E non è poco, di questi tempi.
La considero un'ottima iniziativa.
Da Bruxelles arriva la notizia, fresca di stampa, relativa alla presa di posizione ufficiale degli eletti europei 5 stelle a proposito dell'attuale conflitto in corso in Medio Oriente. Mi sembra il frutto di una posizione razionale, piena di buoni propositi, lucida e pacifista, quindi in linea con i principi esistenziali e con l'idea di mondo del movimento cinque stelle.
La dichiarazione dell'on. Massimo Fabio Castaldo, apprezzata in tutta Europa, la riporto per intero qui di seguito, e personalmente la sottoscrivo in pieno.
E' necessario aggiungere, -per dare un contributo a un dibattito privo di falsità, mistificazioni e sciocche faziosità- che va precisato con puntualità come la dichiarazione ufficiale pentastellata europea viaggi su una dimensione diversa da quella espressa in Italia, a firma dell'onorevole Manlio Di Stefano.
Poichè, in entrambi i casi, non è stata chiesta l'opinione di nessuno, le prendo entrambe come ufficiali, non essendo state smentite. 
Il problema consiste nel fatto che sono diverse e non coincidono.
A questo punto, per aiutare la comprensione di tutti e dar prova di un senso di maturità collettiva che potrebbe essere molto utile, in questo momento, in Europa, sarebbe necessario che Castaldo e Di Stefano -quantomeno- si parlassero tra di loro, per chiarire agli elettori pentastellati l'esatta posizione del movimento. 
Lancio una proposta: usare il testo redatto (e letto in aula) dal deputato europeo Castaldo, proponendo a tutti gli iscritti di esprimersi al riguardo.
Non è facile, non è giusto e non è corretto, (oltre a non essere salutare) trovarsi in una posizione passiva, aspettando che qualcuno, tra gli eletti, ogni tanto dica la propria a nome di non si sa chi, senza chiedere ragguagli in merito, ponendo l'attivista nelle condizioni di essere un semplice ricettore passivo in balia dell'umore dei tempi, finendo per trovarsi nella imbarazzante situazione di leggere (e ascoltare) due posizioni totalmente diverse. Si corre il rischio (come quello che si sta verificando) per cui in Italia si sostiene una certa idea e una certa posizione e in Europa se ne sostiene invece una diversa.
E' necessaria chiarezza, trasparenza, coerenza, fermezza, tutte caratteristiche che appartengono alla progettualità intima movimentista.

A me, personalmente, la mozione Castaldo piace e mi sembra accolga e sintetizzi il comune sentire ed è un'ottima lettera di presentazione del movimento cinque stelle sulla scena d'Europa. 
Che cosa ne pensate?

“Noi del MoVimento 5 Stelle non siamo qui per sostenere ciecamente una fazione o per appiccicare sul nostro petto una etichetta per interesse, ci schieriamo unicamente a favore di due popoli, quello palestinese e quello israeliano, che reclamano entrambi il diritto all’esistenza e a una vita normale per i loro figli, ci schieriamo in difesa dei civili innocenti, dei più deboli, che troppo spesso hanno l’unica colpa di avere ereditato una storia dolorosa, di vivere vicino a un confine contestato, di attraversare la strada sbagliata al momento sbagliato.  Ci schieriamo ancora con chi crede che gli atroci crimini commessi su 4 ragazzi, Eyal, Girad, NAftali e Mohammed, chiedano giustizia e non una infinita quanto inutile vendetta! Occhio per occhio, e tutto il mondo diventa cieco, parole sagge, di un uomo illuminato, parole del Mahatma Ghandi! Mentre vi sto parlando continuano a bombardamenti a una parte e i lanci di missili dall’altra, le azioni di pochi estremisti vengono pagate con la disperazione di intere famiglie, è inutile celebrare processi, ma la disproporzione delle forze in campo è evidente, più di 200 morti, oltre 1400 feriti, tra loro anche donne, disabili e bambini, 4 bambini morti perché giocavano a calcio. Certe bombe le chiamano intelligenti, ma di sicuro non provano alcuna pietà. La striscia di Gaza è abbandonata a se stessa, il rischio di un dramma umanitario per quasi due milioni di persone è nuovamente dietro l’angolo, i suoi abitanti dipendono ormai quasi unicamente dagli aiuti dell’Onu per cibo e medicine. Decine di migliaia di sfollati sono in fuga senza meta, perché i valichi verso l’Egitto sono aperti solo per i feriti più gravi. Potremmo voltare lo sguardo altrove, fare valutazioni di mera opportunità politica, pensare che il Mediterraneo, il mare che circonda il mio paese, sia sufficiente a separarci da quelle terre sventurate, ma se l’Unione Europea ambisce a essere un attore globale sulla scena internazionale, allora è proprio questa l’occasione per dimostrare che con una unica voce può e vuole essere all’altezza delle sue ambizioni, perché il Mediterraneo non è il fossato di un castello medioevale, ma di millenni un ponte tra civiltà. Vi chiedo quindi di usare tutto il nostro coraggio per impedire che la agenda dei negoziati sia dettata dagli opposi estremismi, perché l’unico estremismo che possiamo accettare è quello del dialogo a ogni costo, quello della pace, fondata su eguali diritti e uguali dignità.Trovare l’accordo tra le parti, partendo dalla proposta egiziana per una tregua duratura e poi contribuire a disegnare un futuro in cui due popoli liberi, di due stati indipendenti, convivranno finalmente in armonia. Questi a mie parere dovrebbero essere i nostri due obiettivi come Parlamento che ha l’onere di rappresentare la democrazia in Europa. Questo è quello che milioni di persone in tutto il mondo si aspettano da noi. Che possiamo, per una volta, accantonare la ragione di stato e abbracciare con convinzione lo stato della ragione.” 
Fabio Massimo Castaldo, portavoce M5S Europa

mercoledì 16 luglio 2014

In Brasile è nato un nuovo e micidiale fronte internazionale di stati che va all'attacco del Fondo Monetario Internazionale e delle sue politiche da strozzini. Lo guida Vladimir Putin.



di Sergio Di Cori Modigliani

Mentre in Italia l'attuale classe dirigente politica va appresso alle margherite, interrogandosi l'un l'altro sulla modalità migliore di innaffiare i gerani d'estate, il pianeta Terra prosegue nella sua rivoluzione intorno al Sole, e alcuni capi di Stato si incontrano per discutere le modalità di gestione del nuovo assetto potenziale dell'ordine mondiale, affrontando l'esistenza della globalizzazione nell'unica maniera corretta in cui va affrontata: partecipandovi e gettando sul tavolo le proprie idee, alcuna delle quali originale.

Non è così per gli italiani, sempre più regrediti, e addirittura ipnotizzati all'idea che il centro del mondo economico, finanziario, politico, sia la città di Firenze, detronizzata da questo ruolo che in realtà ebbe per davvero e in maniera determinante -ed è storicamente indiscutibile- ma che in verità ha perso da almeno 400 anni.
Il contributo reale che il bimbo fiorentino sta dando alla partecipazione attiva della nostra nazione (qui intesa come Stato) alla realtà della globalizzazione planetaria consiste in una frase, tipo quelle dei Baci Perugina "dobbiamo investire energie per rendere bella la globalizzazione".
Il fatto è che quando si parla di guerra, di missili, di finanza, di investimenti economici, di disoccupazione, di crisi economica, questa logica  animata da annotazioni estetiche, davvero conta poco.
Per non dire, tragicamente, un bel nulla.

A Fortaleza e a Brasilia, in questo momento, si stanno incontrando da una parte brasiliani, cinesi, indiani, russi, sudafricani, e dall'altra, a qualche centinaio di chilometri di distanza, argentini, messicani, uruguaiani, ecuadoregni, cileni, paraguayani, venezuelani: BRICS e MERCOSUR. Si parlano in video-conferenza e hanno già predisposto alcune strategie fondamentali per il pianeta, da cui noi italiani siamo stati tagliati fuori, direi per incompetenza, per mitomania, per negligenza, per mancanza di quella cultura dell'informazione internazionale assolutamente necessaria, oggi, per essere al passo con i tempi.
Sette anni fa, la riunione di quei paesi era molto diversa: tutti aspiranti a qualcosa, alla ricerca di un ruolo protagonista che non avevano.

Oggi, Luglio 2014, la situazione è completamente cambiata.
La Cina annuncia un aumento del proprio pil per un +7,5%.
Il Brasile- giustamente e comprensibilmente festeggiato dagli altri- sostituisce l'Italia avendone preso il posto nel ranking mondiale, ed è la prima nazione americana, dopo gli Usa, a entrare tra i primi otto, con l'India e la Russia in grande spolvero che raggiungeranno il Brasile entro il 31 dicembre 2014; facendo sprofondare ancora di più il nostro Paese, completamente immobile, mentre il resto del mondo si dà da fare per migliorare, cambiare, evolvere, posizionarsi.
A gennaio del 2015, l'Italia uscirà addirittura dalla lista delle prime dieci nazioni.
Prima di noi l'India, il Brasile e in Europa, la Russia, la Germania, la Gran Bretagna, la Francia.
Proseguendo con questo megatrend, nel 2020 probabilmente verremo superati anche da Spagna e Svezia.

Certo a noi non ce lo dicono, dato che in Italia è stato legittimato il principio per cui 1+1=3  e gli italiani si cullano in una illusione perenne di contare qualcosa, di farsi valere, usando (a turno) espressioni del tipo "dobbiamo andare a battere i pugni a Berlino" che non spaventa più nessuno (andava fatto nel 2001, ma allora il Paese, entusiasta, votò in massa per Berlusconi e Tremonti, e la sinistra lanciò il proprio grande intellettuale Enrico Letta che pubblicò per la Rizzoli "Morire per l'euro", quindi arrangiatevi e andate a prendervela con loro, cioè i veri responsabili). 
E' necessario rimboccarsi le maniche, abbassare le orecchie e, con la coda tra le gambe e un rinnovato ottimismo, fare i conti con la realtà nuda e cruda e muoversi in una prospettiva davvero globale e nient'affatto provinciale per costruire un'alternativa possibile, auspicabile, potenzialmente alla nostra portata.
Ma è necessario uscire fuori dalla retorica quotidiana e promuovere il realismo pragmatico.

Che cosa stanno decidendo, laggiù, quei signori di cui la cupola mediatica non parla e non ci racconta un bel nulla?

1). Hanno preso atto che il Fondo Monetario Internazionale è una consorteria truffaldina e quindi hanno deciso di fare concorrenza sfacciata. E non si tratta di proclami, ricatti, o impudenza da nuovi ricchi. Sono talmente pragmatici, veloci, efficienti ed efficaci, che hanno preso una decisione ieri al pomeriggio, l'hanno comunicata al mondo e varata questa mattina. E' già operativa. La Cina, la Russia, il Brasile, l'India, il Sudafrica, con l'appoggio esterno di Argentina, Uruguay, Cile, Ecuador, Venezuela, Paraguay, Perù, alla quale si è aggiunta anche l'Indonesia e sembra ci stia per entrare anche il Pakistan, hanno costituito una banca centrale che funge da creditore e garante in ultima istanza per tutti coloro che ne sono membri. In pratica, un doppione del Fondo Monetario Internazionale, senza la preponderante presenza di statunitensi, tedeschi, giapponesi, inglesi, francesi, e italiani, i quali con la loro strapotente finanza unificata sono in grado di colonizzare il resto del mondo con due telefonate al cellulare, mentre guardano alla tivvù l'ultimo episodio di Peppa Pig. Sede centrale e quartier generale: Shanghai. La CIna accetta la responsabilità del proprio ruolo di leader e quindi ha già annunciato che mette a disposizione una quota maggiore (intorno ai 600 miliardi di euro) per aiutare le altre nazioni a fare investimenti nei propri paesi e produrre lavoro e occupazione. Come sono buoni, i cinesi! In cambio, hanno chiesto -e ottenuto- soltanto una cosetta: mandare in pensione il dollaro, l'euro e la sterlina inglese, in una botta sola. Poichè i prestiti partono tutti da Shanghai, i bonifici verranno effettuati in yuan. Poi, se uno vuole se li cambia e ci paga sopra le commissioni. Altrimenti li usa con gli altri paesi membri che li accettano. 
Tutto ciò per spiegare che una parte del mondo si è stufata e ha dichiarato guerra agli imperi di una volta, i quali rispondono secondo le modalità consuete: la guerra tradizionale, vedi Ucraina, Iraq, Syria, Lybia, Israele, Gaza, Nigeria. Il resto sono chiacchiere. 

2).Valdimir Putin ha annunciato il varo della EEU (Eurasian Economic Union, che per il momento coinvolge Russia, Bielorussia, Kazakhistan e Azerbaijian) la quale ha deciso di legarsi al Mercosur (sarebbe il mercato economico di tutte le nazioni del continente sudamericano) fondendosi in una specie di joint venture. Putin è andato a occupare lo spaventoso vuoto di potere politico globale lasciato dall'Europa boccheggiante e ha chiuso un accordo d'oro addirittura con un intero continente. Tradotto vuol dire che se domani la BMW, la Renault o la Fiat vogliono vendere due auto in più ai ricchi brasiliani, argentini, uruguaiani, cileni (complessivamente un mercato di potenziali acquirenti intorno alle 20 milioni di unità all'anno) dovranno andare da Putin a elemosinare una raccomandazione, un appoggio, un aiutino.

3). Tutte le nazioni che ho nominato sopra intendono essere solidali -in tutti i sensi- con la Repubblica Argentina per quanto riguarda il problema legato al suo debito, dato che (così si sono espressi in un comunicato congiunto firmato anche da cinesi e russi, due nazioni che all'Onu davvero contano) "sembra chiaro che da parte di questo fondo avvoltoio d'investimento ci sia la volontà di usare un dispositivo legale per mandare tecnicamente in default l'Argentina, rifiutandosi di accettare il pagamento, per usarla come arma politica di destabilizzazione dell'intera zona". E perchè tutto ciò? Semplice. Putin ha annunciato: ciò di cui stiamo parlando in questi giorni in Brasile non è che il primo passo verso quello successivo, ormai necessario e inderogabile: la presa d'atto che è arrivato il momento di affrontare il più importante e grosso problema nella governance planetaria, la riforma totale del Fondo Monetario Internazionale, perchè così come è oggi, non funziona, e produce soltanto confusione, speculazione, miseria e disoccupazione.


Ecco ciò che sta accadendo in giro per il mondo.

Qui di seguito un breve estratto di un articolo esaustivo comparso sul più importante quotidiano di Buenos Aires, la naciòn, con il link di riferimento. Più sotto, in inglese, invece, il resoconto informativo pubblicato sulla più importante agenzia di stampa internazionale russa, redatta in lingua inglese, la Itar-Tass.

Buona lettura.
http://www.lanacion.com.ar/1710323-jorge-capitanich-califica-de-autenticos-caraduras-a-los-holdouts-y-reitera-la-argentina-no-esta-en-default-ni-va-a-estarlo
"La Argentina no está en default, no va a estar en default, la Argentina paga, cumple sus obligaciones", sostuvo el funcionario en conferencia de prensa en Casa de Gobierno al criticar la solicitada de la American Task Force Argentina (AFTA), en la que la organización que representa al fondo buitre NML alertó que "el default es una elección" y que "es hora de negociar".
Capitanich consideró que que son "caraduras" los fondos de cobertura que litigan contra el país en Nueva York por la deuda no reestructurada, y remarcó que "ninguno puso un centavo en la Argentina y compraron" títulos "a precio vil".
"NML, el fondo buitre, generó una demanda por un bono que adquirió en 2008 y el juez (Thomas Griesa) le reconoce una ganancia de 1.608 por ciento. Ninguno de estos fondos buitre puso un centavo en la Argentina, por el contrario, adquirieron (títulos) a precio vil. Son auténticos caraduras", fustigó el funcionario.
Al hablar con la prensa en la Casa Rosada, el jefe de los ministros rechazó una nueva solicitada de los fondos especulativos, publicada hoy en matutinos porteños, y reiteró que "la Argentina cumple regularmente los pagos de su deuda. Paga, no ingresa en default y está dispuesta a generar condiciones de negociación, más claro es imposible hablar".
http://en.itar-tass.com/economy/740823 Itar-Tass News Agency.
Our countries are playing an ever growing role on the global political arena,” he said. “It is important that we are united by the commitment to share positions on issues of global development, reforming the global financial and economic architecture.”
The BRICS countries, according to the Russian leader, are successfully cooperating within the G20, promoting substantive relevance of its agenda and agreements targeted to accelerate global economic growth and trade and find solutions to unemployment problems. “We are working together to promote the solution of one of the most acute problems of global governance, the reform of the International Monetary Fund,”