sabato 27 settembre 2014

La fiducia di De Magistris e il caso Italia.



di Sergio Di Cori Modigliani

Ogni etnia, gruppo, paese, nazione, si regge in piedi e riesce a costruire un'armonia collettiva e sana, soltanto se poggia sul binomio Etica-Fiducia.
L'intero sistema di relazioni umane è basato sul concetto di fiducia condivisa.
E' talmente incorporato dentro al nostro sapere collettivo da risultare ovvio.
Quando saliamo su un aereo, noi diamo un credito di fiducia all'azienda che ci ha venduto il biglietto, dando per scontato che ha assunto un pilota comandante dotato di specifica competenza tecnica, con un solido equilibrio mentale. Se non fosse così, nessuno viaggerebbe più, perché il viaggio si trasformerebbe in un incubo.
Si dà anche per scontato che quell'azienda e quell'aeroporto svolgano accurati controlli meccanici e nel serbatoio del velivolo immettono kerosene e non acqua piovana. 
L'intero sistema di valori che consente a una nazione di svolgere quotidianamente le mansioni esistenziali più elementari è basato su un credito di fiducia costante, senza il quale non sarebbe possibile vivere.
A questa fiducia, poiché è noto a tutti che la mente umana contiene ogni sorta di perversioni, abusi e derive criminali, si accompagna un complesso edificio di regole di controllo, che il progresso sociale ha elaborato e costruito, basate su dei principi etici che sono indiscutibili.
La Repubblica Italiana, purtroppo, soffre una spaventosa crisi sistemica strutturale, di cui l'attuale classe politica dirigente ne è il simbolo rappresentativo, in cui la fiducia è stata sostituita da altri concetti, diciamo così, secondari, che vanno dalla speranza al cinismo, dall'accettazione passiva alla resa davanti al destino, che si accompagnano all'idea (purtroppo scontata) che l'Etica non trovi più alcuna ospitalità nello scambio sociale.
Questo è il binario attuale che sta portando il treno Italia -ormai fuori controllo- verso lo scontro contro il muro invisibile di una vita tossica, insostenibile, invivibile.
Intendiamoci, tutti parlano dell'Etica, ma soltanto quando riguarda i propri oppositori, antagonisti, concorrenti, nemici. Mai per ciò che riguarda il proprio partito, la propria famiglia, i propri amici, il proprio gruppo di riferimento; un atteggiamento, questo, che impedisce la formazione di una coscienza collettiva cui riferirsi.
Questo comportamento è ormai talmente radicato dentro l'italianità, da aver prodotto dei pericolosi falsi fuorvianti.
Primo tra tutti quello di definire l'onestà come una virtù.
L'onestà, infatti, dovrebbe essere una condizione dell'essere di base, come la salute fisica.
Diventa una patologia sociale -nonché reato- quando non c'è.
Nessuno oserebbe mai dire di una persona "quello è davvero fantastico, sta in buona salute". Ci si accorge dell'esistenza della salute come valore quando manca. Se la si ha, non ci si fa caso. Chi ne è privo viene definito una "persona disabile" oppure una "persona malata" oppure una "persona sofferente".
L'onestà appartiene alla stessa dimensione; se ne coglie la mancanza ma la sua presenza deve essere scontata. 
L'Etica è il collante decisivo che consente alla società di esercitare una funzione di controllo perenne, costante, per impedire che si manifestino patologie psico-sociali che finiranno per avere un costo gigantesco e insostenibile per tutto il corpus sociale.
L'Italia sta affondando per queste ragioni. Anche per queste ragioni.
E' diventata norma la mancanza.
Gli italiani sono piombati in un mondo di privazioni di valori perché è stato alterato, manipolato, e infine cancellato, il Senso delle cose.
E' la consapevolezza di questo teatro che produce infelicità, promuove depressione sociale, valorizza la sfiducia, contrae i consumi, cancella la progettualità ideale e disincentiva gli investimenti.
Il sindaco di Napoli De Magistris è un uomo di questi tempi e vive dentro quest'atmosfera.
Il suo rifiuto pubblico di non rispettare la norma costituita, sta provocando, secondo me, un gigantesco danno al paese e finirà per essere (paradossalmente) l'ennesima promozione di Silvio Berlusconi. Marco Travaglio (noto estimatore e sostenitore di De Magistris) ha giustamente sintetizzato l'unica strada percorribile: il sindaco di Napoli è innocente, ma si deve dimettere subito e affidarsi alla giustizia. 
Come fece Adriano Sofri ai suoi tempi.
Ritengo che l'atteggiamentodi De Magistris non sia quello di un leader politico responsabile.
Non metto in dubbio le sue ragioni, e conosco a sufficienza le incongruenze delinquenziali di questo paese ipocrita per credere alla sua versione.
Ahimè, insostenibile.
Certo, non tutti hanno la spina dorsale di Nelson Mandela.
Ed è giusto prendere posizione contro le sue esternazioni per aiutare la collettività a ritrovare il Senso di cui l'Italia ha bisogno per superare la crisi: battersi e combattere per la difesa e salvaguardia dello Stato di Diritto, per i diritti, nel nome del bene pubblico.

Dura Lex sed Lex.

Si comincia da qui.

Abbiamo bisogno di una nuova classe dirigente che intenda spendersi per promuovere la fiducia e alimentarla, di pari passo con un ritrovato senso dell'etica, fondata sul rispetto delle regole e delle leggi.

Il fatto che lui viva in una città e in un mondo che lui stesso ha definito "barbaro" non lo autorizza a comportarsi in maniera barbara.

Che si dimetta e scenda in piazza condividendo con la gente la sua passione, le sue ragioni, la sua documentazione. Senza la fascia tricolore diagonale.
Da semplice cittadino.
In mezzo ai cittadini.
Per i cittadini.

I dirigenti politici devono assumersi la responsabilità di essere pedagogici, altrimenti si dà fiato a ogni tipo di dietrologia e di giustificazionismo che finisce per annullare l'idealità. 






giovedì 25 settembre 2014

Italia, svegliati!



di Sergio Di Cori Modigliani

Qui di seguito propongo all'attenzione dei miei lettori un articolo di un cittadino, giornalista indipendente non schierato, che appartiene a quell'area laica, di tradizione socialista libertaria, che nel nostro paese, ahimè (anzi, ahinoi) non viene presa nella dovuta considerazione proprio in quanto tale, cioè democratica, aperta al dialogo tra componenti diverse, con la precisa scelta di sottrarsi a faziosità e atteggiamenti da tifosi, perchè si privilegia la competenza all'appartenenza. E' un articolo appassionato che consente alcune riflessioni sulla natura della nostra etnia, sui nostri comportamenti, e di conseguenza sulle modalità attuali del dibattito politico. L'articolo è uscito sulla rivista "La Critica".


Buona lettura e buon week end.

Il cittadino giornalista in questione si chiama Gian Giacomo William Faillace



ITALIA, SVEGLIATI! Oggi rompere le catene non è tradimento ma atto di fedeltà alla Repubblica.


“L’uomo è nato libero ma ovunque è in catene”, con queste veritiere parole, il filosofo illuminista ginevrino Jean-Jacques Rousseau, apre “Il contratto sociale”, un saggio in cui, con semplicità, si teorizza come dagli albori della civiltà umana sia stato stipulato un primo patto sociale iniquo, poiché basato sulla forza e non sul diritto, quindi non veniva istituito uno Stato che, con le sue leggi, garantisse i diritti di ciascuno, l’unica legge vigente era quella del più forte. Successivamente, avviene un’evoluzione: gli uomini trovano una legittimazione giuridica della proprietà, sostituendo la forza con il diritto, ne consegue quindi la creazione dello Stato e della società civile entrambi costituiti esclusivamente dai Cittadini.
Da qui il cittadino, e quindi il Popolo, diventa sovrano e soggetto, sia attivo che passivo.
10354828_10204759973988572_3179575829850899203_nFatto questo breve preambolo, è chiaro che nel nostro caso, nel caso dell’Italia, siamo tornati al primo patto sociale, quello basato sulla forza e le nostre catene sono le ambizioni personali, la superstizione, quella falsa cultura propinata da una classe docente asservita all’anti italianità e da una, sedicente, classe culturale ma soprattutto dal peggior nemico del Popolo italiano: lo Stato, non inteso come entità bensì come classe dirigente che, anzichè tutelare la sovranità del Popolo e della Patria, ambiscono a preservare quei privilegi personali a scapito dei cittadini, tradendo così gli ideali patriottici e la difesa della Repubblica democratica, trasformandola in un’oligarchia corrotta da potenze o entità straniere, che tendono a distruggerla. Eccola, la vera cospirazione! L’alto tradimento è nell’amministrazione delle finanze.
10612575_10204759974428583_5779583859631076336_nEssa poggia per intero su un sistema di innovazioni anti popolari, mascherate all’esterno dal patriottismo. Essa ha per scopo di fomentare l’aggiotaggio, di sconvolgere il credito pubblico disonorando l’Italia, di favorire i creditori di un fantomatico debito, di rovinare e di ridurre alla disperazione la classe media, di moltiplicare i malcontenti, di spogliare il popolo dei beni nazionali, e di condurci insensibilmente alla rovina della fortuna pubblica anche accogliendo migliaia di disperati che serviranno in futuro non solo a distruggere gli italiani come etnia, ma anche come arma di ricatto nei confronti dei lavoratori; un ricatto che avviene già oggi, quando imprenditori senza scrupoli offrono lavori precari e sottopagati e alle obiezioni del dipendente rispondono:”Se non ti va bene, sai quante persone posso trovare disposte a farlo anche per meno?” riducendo così al silenzio il dipendente e facendo prevalere non il diritto ma la legge del più forte a cui si accennava all’inizio. Ma a chi bisogna imputare questi mali? A noi stessi, alla nostra fiacca debolezza verso il crimine ed al nostro colpevole abbandono dei princìpi da noi stessi proclamati.
Come ricordava un unico grande statista, realmente incorruttibile ed illuminato, Robespierre: “Popolo, ricordati che se, nella Repubblica, la giustizia non regna con dominio assoluto e se quella parola non significa amore dell’uguaglianza e della patria, allora la libertà è solo un nome vano. Popolo, tu che sei temuto, adulato e disprezzato; tu, sovrano riconosciuto che sei trattato sempre come schiavo, ricordati che, ovunque la giustizia non regna, a regnare sono i vizi di coloro che ti governano; e che il popolo ha allora solo cambiato le sue catene, non i suoi destini.
Ricordati che esiste nel tuo seno una lega di furfanti che lotta contro la virtù pubblica; che ha più influenza di te sui tuoi affari, che ti teme e ti adula quando sei in massa, ma ti proscrive individualmente nella persona di tutti i buoni cittadini.
Ricordati che, lungi dal sacrificare questo pugno di furfanti al tuo bene, i tuoi nemici vogliono sacrificare te a quel pugno di furfanti, che sono gli autori di tutti i nostri mali e i soli ostacoli alla pubblica prosperità.
Sappi che ogni uomo che si alzerà a difendere la causa e la morale pubblica sarà schiacciato dagli insulti e proscritto dai furfanti. Sappi che ogni amico della libertà sarà sempre posto in mezzo tra un dovere ed una calunnia; e che chi non potrà essere accusato di tradimento sarà accusato di ambizione; che l’influenza della probità e dei princìpi sarà posta a confronto con la forza della tirannia e con la violenza delle fazioni; che la tua fiducia e la tua stima saranno titoli di proscrizione per i tuoi amici; che il grido del patriottismo oppresso sarà chiamato grido di sedizione, e che, non osando attaccarti in massa, ti si proscriverà in privato nella persona di tutti i buoni cittadini, finché gli ambiziosi non avranno organizzato la loro tirannia. Tale è infatti il dominio dei tiranni contro di noi, tale è l’influenza della loro lega con tutti gli uomini corrotti, sempre pronti a servirli. Così dunque, gli scellerati ci impongono la legge di tradire il popolo, a pena di essere chiamati traditori. Diremo che tutto va bene? Continueremo a lodare per abitudine o per pratica ciò che è male? Ma facendo così rovineremo la patria e con essa noi stessi ed il futuro dei nostri figli.”
Oggi essere nazionalisti non vuol dire essere fascisti, voler il bene dei propri connazionali non è sinonimo di razzismo. Non fatevi ingannare da queste parole “fascista” e “razzista” usate solo per ferire l’orgoglio di chi vuole giustizia, una reale giustizia sociale. Non abbiate paura di queste parole che servono solo a zittirvi ed a rendervi schiavi dei loro piani criminosi contro la vostra Patria, contro voi stessi, contro i vostri figli e nipoti. Agite! Agite denunciando, agite informandovi sui vostri reali diritti, agite facendo valere i vostri diritti, manifestando pacificamente ma con risolutezza anche dinnanzi alle più piccole sezioni di partito quando esse sono riunite, scrivete lettere ai giornali, rendetevi realmente partecipi della Cosa Pubblica perché è vostra, è nostra, e non del PD o di SEL o di qualche invasato islamico.
Volete che le cose cambino realmente o solo a parole? Ecco, con quest’articolo ho risposto alla domanda di un mio amico che mi chiedeva come fare: ho dato qualche spunto? Ma ahimè un’altra mia cara amica oggi mi ricordava le parole del Macchiavelli:”
Provare a liberare un popolo che vuole rimanere servile è difficile e pericoloso quanto provare a schiavizzare un popolo che vuole rimanere libero
Gian Giacomo William Faillace

mercoledì 24 settembre 2014

La bella faccia dell'Italia: la cultura d'avanguardia che fa mercato e vince. Quando trionfa il Bel Paese che non vuole tramontare.




di Sergio Di Cori Modigliani

Eppure, qualcuno glielo aveva anche consigliato.
Il nostro anziano caro leader, in quel d'America, sta concludendo il suo viaggio propagandistico come un pensionato nostalgico, di quelli che incontriamo seduti sulla panchina al parco e ci parla di come si stava meglio quando si stava peggio. Perché ormai da tempo è stata fatta la scelta di non investire nel futuro, costringendo chi vive nel presente ad abortire ambizioni, programmi, progetti, sogni, idealità.
Una scorribanda da mitomane zeppo di retorica obsoleta.
Un giovanotto (tra i suoi consulenti) gli aveva spiegato che aveva in mano l'occasione d'oro di presentarsi al mondo in maniera giovane e scanzonata, creativa e propulsiva. Ma il caro leader, da bravo anziano democristiano, non ha voluto dar retta al suo consigliere, che all'anagrafe denuncia 52 anni.
A dimostrazione che l'età dei numeri non conta, vale quella del cuore e della mente.

Veniamo ai fatti.

Osservate l'immagine di quel signore nella fotografia in bacheca.
Ha 49 anni.
E' un italiano, ed è un grande innovatore.
E' l'autore della più grande innovazione nel campo della metalmeccanica mai realizzata.
Viene da Mestre.
E' un ingegnere meccanico che nel nostro paese -se gli andava bene- poteva finire a lavorare all'ufficio motorizzazione occupandosi di fare gli esami a chi deve prendere la patente.
Ha un nome dal suono biblico.
Si chiama Michele Anoè.
Ed è doc, dop, e merita l'applauso, l'incoraggiamento di tutta la nazione.
(scusate la mia enfasi nazionalista, ma quanno ce vo' ce vo').
In Usa è nei telegiornali e su tutte le prime pagine dei giornali.
Costui ha ideato, inventato, disegnato, progettato e -quel che più conta- realizzato in termini materiali, la prima automobile al mondo stampata in 3D.
Si chiama "Stratis" e porta la sua firma.
Ha impiegato -davanti a 156 esperti come testimoni- 44 ore di lavoro.
E' stata presentata ieri pomeriggio a Chicago nel corso di una manifestazione promossa dalla Association for Manufacturing Technology of Usa.
Il motore è della Renault, compatibile. La casa francese ha risposto alle richieste dell'ingegnere. A differenza della Fiat -vecchia come il nostro caro leader, e non a caso tra di loro si amano- l'azienda francese si è buttata nell'avveniristico campo dell'innovazione, della creatività, del futuro.
Ma, come rivela e annuncia al mondo la rivista American Motors "ci voleva un figlio di Leonardo da Vinci per farlo; ci voleva tutta la creatività, il gusto e l'antica conoscenza ingegneristica del genio italiano per realizzare questa meraviglia che sta rivoluzionando tutta l'industria automobilistica e che da oggi cambierà per sempre la Storia dell'Industria. Ve la potete costruire nel giardino di casa vostra. Funziona a meraviglia e costa tre volte di meno della più stupida e sciapa delle utilitarie".

Il mio applauso sincero ed entusiasta all'ingegnere mestrino.

A dimostrazione che la strada è quella che su questo blog, da esule in patria, il sottoscritto seguita a portare avanti da sempre: "la Cultura fa mercato: soltanto da lì può arrivare la svolta per il paese". Investire nella cultura.

Una volta tanto, c'è davvero, e lo dico in tutta sincerità, materiale sufficiente per sentirsi orgogliosi di essere il paese che siamo.

Peccato che il nostro giovane anziano caro leader abbia scelto di snobbarlo.
Ha preferito andare a chiacchierare con il suo amico Marchionne.

Ecco qui di seguito come ne dà l'annuncio prestigioso il sito "emerge il futuro" che qui trovate:
http://news.emergeilfuturo.it/scienza-e-tecnologia/915-strati-la-prima-automobile-stampata-in-3d.html

Osservando con attenzione una di quelle bizzarre trasmissioni che impazzano sul digitale terrestre, è possibile imbattersi in rivenditori di auto e meccanici (generalmente molto Britannici) che pur di trarre profitto da una vecchia Saab cabrio o da una Fiat Dino del '66, sono disposti a smontare pezzo per pezzo le vetture in questione e dedicare migliaia di ore di lavoro alla loro ricomposizione bullone dopo bullone.
E se fosse possibile realizzare una macchina monoscocca e monotelaio pronta e confezionata in sole 44 ore, rendendo superflui bulloni, ore di lavoro e operazioni di restauro più simili a maratone in miniera che a normali lavori di manutenzione?
strati3D
L'idea è venuta alla Local Motors che, in collaborazione con l'Association for Manufacturing Technology (Amt) ha dato vita alla prima automobile realizzata per mezzo di una stampante 3D, aprendo la strada ad un futuro inimmaginabile fino a pochi mesi fa.
L'automobile si chiama “Strati” ed è stata realizzata a partire da un prototipo disegnato dall'ingegnere torinese Michele Anoè, successivamente stampato grazie all'ausilio della tecnologia 3D e provato su strada il 13 settembre scorso, a poco meno di una settimana dall'inizio dell'International Manufacturing Techonology Show di Chicago, dove la vettura è stata presentata in pompa magna tra l'incredulità generale.
La “Strati” monta il propulsore elettrico della Renault Twizy ed è composta da un pezzo unico, ottenuto grazie all'impiego dell'avveniristica tecnologia denominata Direct Digital Manufacting (DDM), sul quale sono state installate le principali componenti elettriche e meccaniche (batteria, sospensioni, cablaggi) provenienti dalle officine Renault e risultate perfettamente funzionali una volta assemblate sulla scocca.
La piccola macchina, oltre a risultare gradevole da un punto di vista estetico, apre la strada ad una nuova dimensione produttiva, destinata a vedere crescere la sinergia tra l'industria automobilistica tradizionale e le moderne tecnologie legate allo stampaggio 3d; in attesa che il mercato dia concreti segni di interesse verso il progetto e traduca su ampia scala gli intenti presentati a Chicago, Local Motors ha previsto di mettere invendita lacuna esemplari di “Strati” nei prossimi mesi con l'intento di testarne il livello di gradimento verso un'utenza di tipo tradizionale.
La possibilità di dare vita a vetture composte da un unico pezzo e realizzate in poche ore potrebbe rappresentare la più grande rivoluzione di sempre in ambito produttivo e rendere superflue le normali opere di manutenzione spesso legate al deterioramento di una singola pare o al venire meno della coesione globale delle componenti: resta ora solo da ascoltare l'opinione in merito di quei bizzarri meccanici britannici disposti ad un esaurimento nervoso pur di spremere una manciata di sterline da una Saab prossima al pensionamento.

lunedì 22 settembre 2014

La comunicazione: questo sconosciuto. La gita festosa dei boliviani in quel di Lombardia.


"Comunicare è Natura. Tutti gli animali lo fanno. Saper accogliere ciò che viene comunicato è Cultura. E' ciò che ci distingue dalle bestie e pone il fondamento della civiltà umana".

                                                                      Wolfgang Goethe. 1802



di Sergio Di Cori Modigliani

Con tutto il rispetto per i simpatici boliviani ai quali auguro un grande successo per il futuro delle loro imprese, oggi mi viene da pensare a loro. 
Ecco il perché.

Fin dal mattino presto, la cupola mediatica si sta affannando nell'offrirci lo spettacolo del caro leader nostrano in visita guidata nella Silicon Valley, dove -così ci spiega la stampa di regime- il baldo fiorentino è andato a far valere la prorompente avanzata dell'industria italiana, quella che produce e propone alta tecnologia, innovazione scientifica, multimedialità  avanzata, efficienza, efficacia, alta produttività, la bandiera del Grande Paese che ha tutte le carte in regola per poter competere (e vincere) contro Google, Yahoo, e-bay, Microsoft, Apple e via dicendo: bene così.

Ed è apparsa nella mia mente una visualizzazione spontanea e si sono manifestati i boliviani, in gita festosa in quel di Lombardia.

Contemporaneamente al viaggio del caro leader, a Milano, è attualmente in corso la settimana della moda italiana, settore nel quale eravamo, 20 anni fa, incontrastati leader in tutti i segmenti di quella fascia di mercato, da quello più sontuoso dell'Alta Moda a quello del pret a porter. 
Siamo comunque sempre in pista, anche se un po' acciaccati, grazie al gigantesco credito accumulato nei decenni, per non dire addirittura nei secoli.
E' un settore che tira ancora. Grazie al lavoro degli italiani schierati sul campo.
Lì si produce, si fa impresa, si fattura, si acquista e si vende, come dire: si crea lavoro perché c'è sia l'offerta che la domanda e quindi si contribuisce ad alzare il livello dell'occupazione che conta, da distinguere dall'occupazione che non conta per niente se non in termini numerici. Voglio precisare: un'impresa che aumenta il proprio fatturato e lo reinveste, costruisce mercato, quindi ha bisogno di assumere per soddisfare le richieste della propria clientela, quell'impresa crea occupazione che conta nel mondo reale. Al contrario, un comune dove un ente fasullo come molti enti, assume nuovi impiegati, sta creando occupazione soltanto in termini numerici, non reali. E', in realtà, un ammortizzatore sociale ma, a differenza dei veri ammortizzatori sociali, quell'ente e quel comune producono clientela a favore di una classe dirigente politica corrotta che spesso ripaga il voto con inutili e dannosi investimenti. Sono due modelli di vita, di scelta, di fare impresa, completamente diversi e opposti, direi decisamente antitetici. Anche se i grafici e i numeri non fanno alcun distinguo.

Ma ritorniamo ai nostri boliviani in gita festosa in Lombardia.

Sono un gruppetto di simpatici stilisti che vogliono entrare nel mondo commerciale globale e sono arrivati a Milano per competere con Armani e gli altri. I nostri boliviani sono -rispetto a Giorgio Armani che uso qui come esempio emblematico a nome di tutti- indietro di almeno 60 anni e, per ciò che riguarda la cultura di tradizione, di almeno 400 anni. Sono simpatici, gentili, carini da morire, e quindi vengono accolti in maniera festosa ed educata. Poi, alle 6 del mattino del giorno dopo (l'ora in cui si chiudono gli affari) si incontrano quelli che nel mercato sono posizionati e sanno ciò che stanno facendo, e come farlo, e quando, e quanto e per quanto.

Mi sono venuti in mente gli stilisti boliviani perché in California così viene vissuta (a leggere alcuni titoli) la visita del nostro caro leader, come un sartino di Cochabamba che vuol parlare con Giorgio Armani per fargli vedere a Milano le sue giacche e farsi un selfie da poter poi usare e sfruttare al massimo quando ritorna in Bolivia e forse (se ha fortuna) passare dall'86esimo posto al mondo al 79esimo.

E' l'Italia della mitomania.
E' l'Italietta degli annunci.
E' l'Italiona degli ultimatum roboanti.
E' l'italianità nella sua essenza clownesca.
E' l'infantilismo elevato a sistema di comunicazione.

Perché andare a Milano a sostenere il settore dell'industria che conta è considerato "da provinciali" ed è rischioso. Se per caso ci si trova impelagati in qualche convegno pubblico, ci si trova davanti gente esperta del settore, meritevole e competente (senza questo connubio non esiste neppure 1 probabilità su 100 di costruire mercato) che pone domande e richieste molto ma molto imbarazzanti. Perché a quelli, bisogna rispondere.

Totalmente assenti da uno dei settori trainanti della nostra economia, i rappresentanti del governo invece che a Milano hanno scelto di andare nella Silicon Valley, dove vige un sistema di regole che sta almeno 50 anni più avanti di noi e parlano una lingua agli italiani sconosciuta. E' un linguaggio con una sua grammatica, una sua sintassi, una sua fisionomia che non contempla l'esistenza né l'applicazione dei codici della italianità, quelli che privilegiano i furbi ai meritevoli, i falliti di successo agli esperti settoriali di cultura, le clientele di appartenenza alle squadre di competenza.

E' la tragedia berlusconiana della visibilità italiota, che prosegue incontrastata.

Ciò che conta è il tweet, il selfie con quelli che contano nel posto che conta.
E' l'immagine pedagogica di un paese dove si applica alla lettera (e al millesimo) il principio per cui vale chi conta e non conta chi vale: il simbolo del nostro tricolore.

E' fuffa elettorale che non produrrà mercato, non creerà lavoro, non aumenterà l'occupazione, non scioglierà nessun nodo economico reale, non porterà vantaggi.

In compenso, consentirà ai gestori della comunicazione di scatenarsi nel mondo virtuale e far sentire gli italiani protagonisti e all'avanguardia.

A questo ci penserà la cupola mediatica al seguito del caro leader.

La rivoluzione in Italia (l'unica che per il sottoscritto conta per davvero) passa attraverso un nuovo modello di comportamentalità, di affermazione dell'etica, di riconoscimento del Diritto e dello Stato di Diritto, dove lo sviluppo della creatività viene affidata ai creativi, gli ingegneri si ingegnano, gli architetti architettano, gli operai operano, gli scrittori scrivono, gli insegnanti insegnano, i medici medicano, ecc.

Tutto ciò per commentare l'uscita di Giorgio Squinzi, al comando di quella che considero la più clientelare, compromessa e irresponsabile categoria di professionisti italiani, quella degli imprenditori, sto parlando della categoria e non dei singoli, so bene che ci sono le eccezioni e di alcune ne ho parlato anche in questo blog. Comunque possiamo ben dire che molti di loro se ne sono sempre fregati dell'Italia come paese, perché hanno sempre vissuto e prosperato in una realtà in cui era prioritaria la modesta e misera provincia che albergava nella loro mente. 

Gli investitori internazionali non vengono e non verranno in Italia perché da noi c'è la criminalità organizzata, perché la libertà d'impresa dentro al mercato deve pagare il pizzo alle specifiche dirigenze partitiche, e perché il lavoro -come concetto- è concepito o come diritto o come dovere o come illusione e non viene mai contemplato come prospettiva di espressione del proprio sé. Tutti sanno che ciò che conta, nella Repubblica Italiana, è se e quando "uno che in politica conta" ti spinge, ti segnala, ti sostiene, ti valorizza, ti presenta.

Da noi, non vengono a investire perché manca l'elemento base: il capitale umano sociale.

E' il segreto di Pulcinella che non si vuole diffondere.

E invece continuiamo a parlare di articolo 18





sabato 20 settembre 2014

Il caso Xiao Lai. Il modello cinese che si vuole esportare.




di Sergio Di Cori Modigliani

Se andate in rete su Google e pigiate "studente cinese affitta la sua ragazza" vi compaiono migliaia di siti italiani che pubblicano la notizia del giorno.
Si tratta di quello che, in termini pubblicitari, viene definito "effetto elica" e che consiste nella seguente procedura: si fa girare una informazione X legata a uno specifico prodotto Y. La si condivide per farla diventare virale (sarebbero le pale dell'elica che girano); grazie a questo effetto la curiosità e il desiderio per il prodotto Y raggiunge un tale livello da far decollare la vendita come se fosse un elicottero.
E' ciò che sta accadendo in Cina.
Ma siccome è stata sparata in maniera virale anche in Italia, automaticamente sta accadendo anche in Italia.
La notizia che trovate in rete è la seguente: "Uno studente cinese, Chong, nel campus dell'università Sonjiang, alla periferia di Shangai, ha messo in affitto la propria ragazza per riuscire ad avere il migliaio di dollari necessario per acquistare l'ultimo modello di I-phone 6 venduto dalla Apple di Cupertino, specificando le mansioni a disposizione con una specifica tabella di prezzi e orari". 
Così, più o meno, viene presentata la notizia in Italia (e in gran parte del mondo primitivo).
In tal modo, il 100% dei siti italiani diventano promotori pubblicitari della Apple a costo zero e (più o meno inconsciamente) complici di un clamoroso falso.
Non è una bufala: è un falso, il che è diverso.
La "bufala" può anche essere l'opera di un burlone, di un provocatore, di un distratto.
Il "falso" è l'uso -e il consumo- di una "bufala" al fine di procurarsi un guadagno.
La notizia è vera, ma è allo stesso tempo falsa.

E' vera perchè è andata davvero così. 
E ci sono migliaia e migliaia di testimoni oculari.
E' falsa perchè in verità, Xiao Lai, di professione fa la escort.
Due mesi fa, in prospettiva del lancio mondiale dell'I-phone 6, il giovane Chong si è accordato con la modella Xiao Lai per presentarsi "formalmente e pubblicamente" come due morosi affettuosi, creando quindi un precedente.

Se andate su tutti i siti italiani non troverete neppure il nome della ragazza, ma se lo cercate sui siti internazionali risulta impiegata presso una azienda statale cinese di escort, direttamente stipendiata dal partito. La sua professione è scritta anche sulla carta d'identità.


La notizia, dunque, è Vera o Falsa?.

E' tutte e due allo stesso tempo.

Così funzionano i nostri tempi.

E' lo stesso principio che la Politica, in Italia, applica: ha mutuato una strategia marketing pubblicitaria e la replica senza pudore contando sulla imbecillità media dei propri fan, tifosi, elettori, sostenitori. Chiamateli come volete.

Come sottrarsi?

Semplice: distinguendo il Vero dal Falso.

Il che vuol dire presentare la notizia in maniera diversa dal 99,9999% dei siti italiani, e cioè:
"Ragazzo cinese si accorda con una escort a Shangai per fare la pubblicità a una multinazionale americana, ingannando pubblico, stampa, e gonzi che ci credono". Certamente una notizia del giorno non la pubblica nessuno perchè non è una notizia.

Appunto.

Apple gongola.

Io no.

Spero neanche voi.

Buon week end a tutti.

mercoledì 17 settembre 2014

"Let's do it!". E per la prima volta tremano i poteri forti dell'intero occidente. Viva la Scozia libera!



di Sergio Di Cori Modigliani

E bravi i nostri scozzesi!
Comunque vada a finire, loro, come gruppo politico, come etnia, come comunità, come collettività, come popolo, come nazione, hanno comunque già vinto.
Questo è il bello dell'azione politica quando è efficace ed efficiente, e cioè quando si mescolano i due ingredienti che trasformano una utopia nella ricetta basica che compone una potentissima arma: il progetto culturale e il pragmatismo
Ovvero: una diversa idea di mondo e il senso di realtà (la capacità di applicarla)
Domani si vota in Scozia per il referendum sull'indipendenza.
Gli ultimi sondaggi danno in leggero vantaggio gli unionisti, ed è molto probabile (per non dire quasi certo) che vinceranno. I sì, cioè chi vuole l'indipendenza, sono dati al 49,1%, I no, cioè chi vuole restare dentro la "Union Jack" al servizio dell'Inghilterra, stanno al 51,9%.
Decideranno gli indecisi.
Nel suo ultimo discorso valido, il premier scozzese Alex Salmond, ha galvanizzato i suoi concittadini: "Facciamolo!" ha detto "lo spazio per le parole è quasi esaurito. restiamo noi, la gente che vive e lavora qui. Gli unici che votano, coloro che contano. Il futuro della Scozia, il nostro paese, il nostro territorio culturale è nelle nostre mani. Riconfermiamo il principio della nostra identità in quanto sudditi di Sua Maestà alla quale restiamo e rimarremo fedeli, ma intendiamo riappropriarci del diritto costituzionale di essere, nella società civile, prima di ogni altra cosa, cittadini che gestiscono in proprio la cosa pubblica, il bene comune, il senso della propria comunità di eguali".
Contro gli indipendentisti sono scesi in campo i poteri forti occidentali.
In prima linea i colossi finanziari, Royal Bank of Scotland (nazionalizzata quattro anni fa e quindi sotto il controllo della city di Londra che dipende dal Tesoro Inglese) Goldman Sachs, Black Rock, J.P.Morgan, Morgan Stanley. Anche Mario Draghi si è speso contro. Ed è arrivato anche Obama a dar man forte agli inglesi. 
Gli unionisti sanno che vinceranno ma non si sa mai e così, ieri al pomeriggio, a 48 ore dal voto, hanno promesso giganteschi spazi di nuova autonomia per gli scozzesi. La risposta del premier è stata la seguente: "Rispondo pubblicamente nel nome della chiarezza alle proposte del signor Cameron. Mi sembra una mossa disperata last minute. Basata sul nulla. E' un po' come quei voli low cost, paghi meno e voli in piedi. Noi restiamo comodamente seduti sulla nostra terra, che appartiene a noi, soprattutto a chi ci abita".
Gli Usa, terrorizzati, hanno inviato subito le truppe, qui intese come "soldati della comunicazione manipolata" (i veri eserciti nella vita di oggi). Perché se la Scozia vince, dopo due ore, esiste una percentuale molto alta di probabilità che occupywallstreet inizi a battere la grancassa dell'irredentismo californiano, mai domato. Basterebbe pensare che lo Stato della California (se fosse una nazione sarebbe la quinta potenza al mondo, ha un pil superiore del 50% a quello dell'Italia) si considera da sempre a modo suo autonomo. Se andate nella capitale, Sacramento, in tutti gli uffici istituzionali trovate la bandiera con la sequoia e una gigantesca orsa nel mezzo, sotto la quale campeggia la scritta "California Republic". Lo statuto recita così: "la California è una repubblica democratica e indipendente che ha scelto di aderire alla confederazione degli Stati Uniti d'America". Ha uno statuto speciale e il 56% della sua popolazione (soprattutto emigranti ispanici) sono cattolici, come gli scozzesi.
A questo bisogna aggiungere il fatto che l'indipendenza della Scozia provocherebbe un terremoto finanziario in tutta l'Unione Europea e c'è addirittura -come la city di Londra- che paventa il crollo dell'euro. Perché non si tratta di una lotta nazionalista, bensì di una battaglia politica.
E' l'ultima frontiera libertaria della sinistra in Europa.
Il governo scozzese è composto dal Partito Nazionalista di Scozia (maggioranza assoluta alle ultime elezioni, qualcosa come il 68% dei voti) che è composto dalla vecchia ala radicale del laburismo duro anglosassone: vogliono chiudere le centrali nucleari, nazionalizzare le società petrolifere per dividere il profitto tra i cittadini scozzesi, abbassare le tasse ai singoli comuni, triplicare le tasse ai grandi patrimoni aristocratici e alle rendite, e far partire subito una legge che divide le banche di credito pubblico da quelle finanziarie andando all'attacco dei colossi che hanno distrutto le vite di tutti noi in Europa.
A differenza della Padania che è un delirio demagogico basato su una fantasia a fini elettorali senza nessuna struttura di supporto reale, la Scozia fa riferimento a una antichissima cultura molto identitaria, coesa, massiccia nel rispetto delle proprie tradizioni. Leggendo le relazioni fatte da Tacito e Svetonio, si viene a sapere che 2100 anni fa, quando il potente impero romano inviò una avanguardia per ispezionare la zona e capire se conveniva o meno andare a colonizzarla, si trovarono dinanzi a una sorpresa: una zona geograficamente impervia e composta da una etnia coriacea, dal forte carattere, per niente disposta a farsi schiavizzare da nessuno. I Romani la chiamarono "Caledonia". Poiché non c'erano i quattro elementi che a loro interessavano, e cioè ulivi, agrumeti, vitigni, orzo, perché lì non crescono, decisero che era troppo rischioso e non valeva la pena andare fino a lì e neppure ci provarono, chiudendo un accordo strategico con gli Angli che faceva da garante per impedire che gli scozzesi "osassero" arrivare nel continente.
Risale ad allora, al I secolo a.C., il disprezzo degli scozzesi nei confronti degli inglesi, considerati "i poliziotti dell'Impero". 500 anni fa gli inglesi hanno anche decapitato la loro regina, Maria Stuarda, e quella vicenda è ancora viva nell'immaginario collettivo della nazione. 
"Vogliamo che l'Europa senta e ascolti la nostra voce" ha dichiarato Alex Salmond, il premier degli scozzesi "perché soltanto dalla libertà e dalla indipendenza può nascere la rivolta contro la sudditanza nei confronti dello strapotere dei colossi finanziari che hanno sede nella city di Londra, che procurano ingenti profitti a una casta di privilegiati e affamano le popolazioni: loro hanno affamato i popoli dal Mediterraneo al Mare del Nord. E' ora di riprenderci il mano il nostro destino".
Wow!
Sembra sentir parlare Beppe Grillo.
Magari, fosse così.
Non è un caso che il M5s non abbia speso una parola per parlare di questa vicenda, ordini di scuderia? Nigel Farage si è speso per sostenere la causa degli unionisti e dei colossi finanziari della city di Londra di cui lui è uno dei membri.
Questo è il prezzo delle alleanze, scomode o sbagliate che dir si voglia.
Per gli scozzesi, il M5s forse è un gruppo politico che sostiene la city di Londra contro l'indipendenza della loro terra.
Così va il mondo, tra un paradosso e l'altro.
Viva la Scozia libera e indipendente.
In Italia questo tema del referendum scozzese è passato sottotono, diversamente da altri paesi europei.
A ciascuno il suo.

Io sto dalla parte degli scozzesi, accanto a Sean Connery, Vivienne Westwood, Ken Loach, la federazione minatori britannica, il partito laburista del nord, l'associazione britannica per il rispetto dei diritti civili, il movimento ecologista  britannico, i verdi di Aberdeen, gli ambientalisti di Edimburgo e l'intero istituto di sociologia e di fisica teorica della prestigiosa università di Oxford che, pur essendo in territorio inglese, ha scelto di dire la propria in controtendenza nel nome della libertà della Cultura e della Scienza per far valere il sacrosanto diritto alla salvaguardia della propria diversità e unicità etnica.

Questa sì che era una bella battaglia politica da fare in Europa.

Sì che lo sarebbe stata!

Peccato. L'ennesima occasione persa.

martedì 16 settembre 2014

Chi arriva al nostro capezzale di nazione morente, colpita da ignorantite perniciosa?




"Those who cannot remember the past, are condemned to repeat it".
                                    George Santillana. Boston. 1930.

(trad.: "coloro che non possono ricordare il passato, sono condannati a ripeterlo"). 




di Sergio Di Cori Modigliani

L'Ucraina, il Califfo, la tragica sequenza di quei poveretti annegati nel Mediterraneo, video con decapitazioni, nefandezze varie in un perenne scenario di bugie, menzogne, falsificazioni, manipolazioni di dati mescolate a mistificazioni dei fatti reali, sono gli ingredienti quotidiani nei quali vivono gli italiani, oggi.
Per non parlare dei problemi veri legati alle esistenze reali, con esigenze reali, scadenze reali, ambizioni reali, obiettivi reali, che sembrano essere stati cancellati dal panorama.
Questi fattori sono l'alimento di ogni giornata di cui ci si nutre, più o meno a propria insaputa.
L'immaginario collettivo si gonfia di queste immagini e l'imbecillità trionfa dilagando in rete. Il paese non affonderà, potete stare tranquilli. Anzi, ci potete addirittura scommettere sopra convinti di vincere.
Perché è già affondato.
A propria insaputa, anche questa volta? 
No, non è affatto così. E' affondato nella totale, vigliacca, irresponsabile, infantile e criminale complicità di chi sapeva con certezza -direi quasi matematica- che il paese sarebbe affondato, ed ha partecipato con entusiasmo all'affondamento perché (nel frattempo) c'era l'opportunità di lucrarci sopra, piazzare amici e parenti, garantirsi rendite, vitalizi, privilegi, posizioni, connessioni.
Era stata l'arma vincente del M5s -imbattibile sotto ogni punto di vista- che il 24 Febbraio 2013 aveva fatto irrompere nel segreto dell'urna elettorale il trionfo di chi sapeva con certezza che stavamo navigando sul Titanic dopo che era andato a sbattere contro l'iceberg. Da questo punto di vista, il M5s rimane quello le cui responsabilità sono davvero minime o nulle se paragonate a quelle degli ufficiali in plancia che dal 1994 a oggi si sono avvicendati nel gestire i destini collettivi. La disillusione di qualcuno nei confronti del M5s non può avere nessuna relazione con le vicende italiane di oggi, quelle strutturali, legate all'accordo Stato-mafie, ai colossi finanziari, agli evasori fiscali, ai privilegi incancreniti in secoli di sfruttamento e di asservimento del popolo italiano. 
E' una delusione di tipo diverso, perché è legata al domani, è "una delusione del domani" , riferita ad una anticipazione di quello che sembra essere il futuro prossimo. 
Il PD, Forza Italia, AN, Lega Nord, Sel, Rifondazione Comunista, Udc, hanno invece rubato il nostro passato, sottraendoci l'opportunità collettiva di sapere, di dibattere, di confrontarci. E così, gli italiani non hanno né incorporato né alchemizzato il proprio passato.
Questo è il prezzo che paghiamo all'ignoranza di massa.
In un mondo perfetto, l'intera vecchia classe politica dirigente potrebbe andare sotto processo con l'accusa di "ladri di passato".
Sono colpe e responsabilità diverse e vanno distinte.
I cittadini italiani (che lo sappiano o no fa poca differenza) si sono auto-condannati a vivere nel presente di colui che non sa da dove viene e quindi non può sapere dove andrà. 
O, come diceva il filosofo spagnolo, la cui citazione è riportata in bacheca, siamo condannati a ripetere il nostro passato per l'eternità. 
Siamo come i pesci dentro un piccolo acquario.
Il risultato elettorale del Febbraio 2013, da questo punto di vista, è stato una catastrofe per il paese.
Quel 25,6% di M5s è stato il peggior risultato possibile.
Sarebbe stato molto ma molto meglio per tutti noi se il M5s avesse preso il 13% oppure il 32%. Ed è intuitivamente comprensibile il perché.

I dati reali sono impietosi:
1). Siamo l'unico paese d'Europa che va indietro. Non produce, non avanza, non evolve. In recessione perenne.
2). Siamo il paese d'occidente con il più alto consumo di materiale pornografico. In ogni minuto della giornata c'è la media di 16 milioni di persone (corrispondente al 24% della nazione) che è sintonizzato su un sito porno oppure sta acquistando materiale pornografico.
3). Siamo il paese occidentale con il più alto tasso di ludopatia ossessiva, circa 15 milioni di persone.
4). Siamo il paese con il più alto consumo di droghe pesanti, cocaina, eroina, ecstasy. Roma è la città d'Europa con il più alto consumo di cocaina, seguita da Firenze e da Milano. Tre città italiane nei primi tre posti.
5). Siamo la nazione d'Europa con il più basso numero di laureati.
6). Siamo la nazione d'Europa con il minor numero di lettori in assoluto.
7) Siamo l'unica nazione d'Europa, tra le 28 dell'Unione Europea, in cui l'indice di lettura diminuisce e il fatturato delle case editrici si assottiglia. L'editoria è in crisi soprattuto in Italia. Nel resto d'Europa è in netta e grande ripresa.
8). Siamo la nazione, in assoluto, più narcisista dell'intero occidente. E' stato calcolato che ogni fruitore italiano di facebook ha la media di tre avatar e due pagine su se stesso e la propria produzione individuale.
9). Siamo il paese con il secondo indice più alto di corruzione, secondi soltanto alla Bulgaria.
10). Siamo il paese con il più basso indice di spiritualità e di sentimentalità, essendo i primi cinque valori dell'esistenza legati unicamente al possesso di beni materiali.
11). Siamo il paese al mondo con il più alto numero di talk show televisivi dedicati alla politica.
12). Siamo il paese d'Europa (questo punto è il figlio di quello precedente) con il più basso indice di partecipazione alla vita politica "reale" della nazione. La gente va su facebook e insulta una persona anonima senza motivo se non quello di scaricare le proprie paturnie sul malcapitato di turno, ed è convinta che sta facendo politica.

Soltanto la presa d'atto della realtà per ciò che essa è può darci una mano verso una potenziale, auspicabile quanto necessaria, costruzione di un futuro possibile.
Ma è possibile farlo soltanto se si esce dalla mitomania e si accetta la realtà. Con umiltà e consapevolezza, ricominciando dal fondo.
Perché siamo già andati in fondo.
Basta leggere i commenti di alcune persone.
Qui di seguito ne riporto uno, in forma anonima, come spesso accade. Parla della Germania come di un paese in cui ci sono i nazisti al potere, descrivendolo quasi come una specie di versione europea dell'Iraq. Ecco il commento ad un mio articolo su questo blog, lo ritengo molto rappresentativo del livello medio della cittadinanza: La Germania oggi è invece il peggior esempio di Pedagogia Sociale esistente nel Mondo Occidentale. Sono riusciti a salvarsi da una catastrofe economica totale, imbrogliando i partner europei e costruendo un sistema che faccia pagare agli altri i loro debiti, in particolare quello delle banche tedesche, le più esposte d'Europa e che, grazie alle politiche di austerità della Merkel, quelle monetarie della Bundesbank, che utilizza la marionetta Draghi, sono riuscite ad essere salvate, a spese del benessere di interi paesi, ridotti alla rovina, ma anche del loro stesso popolo, notevolmente impoverito e sottoposto ad una pressante campagna di disinfomazione, in cui viene spiegato come le loro miserie dipendono dagli spreconi del Sud-Europa e che loro, i tedeschi, devono pagare per questo spreco altrui. Morale, ventate di razzismo e caccia alle streghe, perché questi si bevono tutto. Sono fatti così, abbiamo da sempre, in Germania, la più alta percentuale di razzisti, xenofobi e imbecilli. Non si sono lasciati alle spalle il nazismo, lo hanno semplicemente riprodotto in forma moderna. E sono partiti alla conquista dell'Europa, ma oggi stanno facendo lo stesso errore di allora: si stanno opponendo alla Russia. Sono stati perdenti allora sul piano militare, lo saranno in misura maggiore oggi sul piano economico.
E' il solito guazzabuglio di luoghi comuni che la televisione, i social networks e attivisti di varia natura e coloritura appartenenti ai settori partitici più disparati (e disperati) sciorinano ogni giorno per costruire nemici, falsi totem, tabù rassicuranti. 
Così gli rispondo: 
"Che cosa c'entra Angela Merkel con il fatto che il parlamento italiano sta votando per mandare come rappresentanti istituzionali dentro alla Corte dei Conti e dentro alla Corte Costituzionale persone che in qualunque città d'Europa verrebbero considerate "impresentabili"? Che cosa c'entrano i tedeschi, gli inglesi, gli americani, i russi, i cinesi, con il fatto che in Italia i partiti verticali gestiscono attraverso le malleverie clientelari l'ingresso delle persone nel mondo del lavoro? Se la Germania fosse il paese  descritto da questo commentatore non sarebbe la quarta potenza al mondo su 263. Idem per quanto riguarda gli americani, i giapponesi, i cinesi. Queste etnie (i più grandi e massicci produttori di benessere nel loro specifico ambito locale) sono state in grado di trovare una "specifica quadratura del cerchio" che va molto bene a loro, per i loro standard, per il loro stile di vita, per i loro bisogni, per le loro esigenze, in sintesi: per la loro particolare cultura autoctona. 

L'avremmo potuto fare anche noi italiani. 

Non lo abbiamo fatto: è stata una scelta.

Nostra. Soltanto nostra.

Nessuno ci ha obbligato per contratto internazionale a cuccarci la mafia, a diventare feroci, volgari, ignoranti come capre, costruendo una società di analfabeti arroganti e di falliti di successo che hanno  prodotto modelli inconcepibili per altre nazioni europee. Basti pensare che da noi, il termine "intellettuale" è ormai diventato un insulto.
Si comincia da qui.
Cambiando la nostra intima natura sociale da oggi, da questo momento. Perchè il presente attuale è la semina del futuro.
Soltanto noi possiamo cambiare il paese. Nessun altro. Dipende da tutti noi, nessuno escluso.

Rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci a lavoro.

lunedì 15 settembre 2014

Un approccio spiritualista al dibattito sul Vero e Falso. Lo firma un antropologo, l'editore Maurizio Di Gregorio. Alla ricerca "dell'anarchico divino che è in tutti noi"


di Sergio Di Cori Modigliani

Qui di seguito, propongo ai miei lettori un interessante contributo di un soggetto politico pensante. 
L'autore si chiama Maurizio Di Gregorio. 
E' un editore indipendente, attivo soprattutto nel campo della produzione spiritualista, esoterica, quella che punta al risveglio della coscienza interiore e all'allargamento della consapevolezza collettiva. 
E' da sempre un attivista nel campo ecologico-ambientalista, dimensione che lo ha sedotto quando, molto giovane, 35 anni fa, emigrò in Germania e si trovò davanti alla sorpresa della nascita del poderoso movimento dei verdi tedeschi. 
Qualche anno dopo, di ritorno in Italia, diede vita a una casa editrice "Fiori Gialli" che ha anche un altro marchio "Il libraio delle stelle". 
Insieme ad altri compagni di percorso ha partecipato fin dall'inizio ai lavori di un gruppo  di ecologisti, un importante nodo di smistamento e incontro di pensiero libero e indipendente. Il gruppo si chiama "Cinque Terre" perchè è là che si incontrano. Non sono soltanto liguri, perchè sono affluite diverse correnti movimentiste provenienti anche dalla Toscana, dal Piemonte e dal lazio.
Sono stati i mentori, i formatori e i maestri di diversi pentastellati che poi sono stati eletti sia a Roma che a Bruxelles. 
La particolarità di Maurizio Di Gregorio consiste nel fatto che è tra i pochi e rari a seguire e perseguire un approccio culturale all'attuale dibattito politico in corso, il che è dovuto soprattutto al fatto che lui nasce come antropologo sociale. E' una persona che conosco da diversi decenni e ci siamo reincontrati dentro il M5s di cui lui e il suo gruppo sono stati forti e importanti sostenitori fino al 26 maggio 2014. 
Maurizio Di Gregorio mi ha inviato questo suo scritto che appartiene alla sezione spiritualista nell'approcciare il tema di Vero o Falso, Vero e Falso, argomento che a entrambi sta molto a cuore ritenendolo il punto teorico centrale della vita quotidiana oggi nel mondo post-moderno.
Il suo sito è
http://www.fiorigialli.it/dossier/view/6_i-sentieri-dell-essere/1286_liberta-eguaglianza-fraternita

Ecco il suo contributo. 
Spero possa essere stimolante per i lettori più curiosi. 

LIBERTA' EGUAGLIANZA FRATERNITA'


di Maurizio Di Gregorio

Nei libri possiamo trovare leggendo molte belle frasi. Alcune ci colpiscono, altre meno. Vi sono un’infinità di belle frasi. Ognuna di esse potrebbe smuovere come montagne il cuore degli uomini eppure il loro effetto non è assicurato né certo. 

Se è vero che ogni essere umano è diverso dall’altro, è altrettanto vero che tutti sono in relazione con Dio, dove sta l’unità che annulla ogni alterità. Da ciò discende la tolleranza perché ogni uomo e ogni credenza discendono da Lui” (Ibn Arabi)

Cosa succede leggendola? Vi è un significato che la mente non riesce pienamente ad afferrare. La frase, come tutte le frasi, è una forma mentale alla quale accediamo con la mente ma rispondiamo e partecipiamo con l’interiorità del nostro cuore. Qualcosa sfugge alla mente ma il cuore ne è attratto.
Siamo portati a dire che è una bella frase o concetto ma la sua verità può solo essere esperita nei nostri cuori. Qualora percepiamo la scintilla contenuta al suo interno il nostro cuore si incendia.
Una forma (la frase) agisce su una sostanza (noi) e la nostra mente è condotta ad una percezione di verità -il significato.
Ciò avviene nella direzione dal Divino a noi e infatti percepiamo il significato e l’emozione correlata come dotati di una qualità particolare, qualcosa di superiore, un dono.

Nella coscienza ordinaria lo percepiamo rovesciato a come avviene realmente: poiché la nostra capacità di percezione è in realtà limitata, nel migliore dei casi, alla direzione da noi a Dio, non vediamo che in realtà la frase veicola un Fuoco e(s)terno che ci incendia il cuore e a cui infine la mente risale tramite un significato. Noi crediamo di aver raggiunto un significato (lo vediamo come significante) ma invece è il significato che ci ha colpito. Ciò che chiamiamo senso della frase è il significato che tratteniamo (dopo) di un attimo di esperienza- è il risultato del fuoco, cioè cenere.

Noi non cogliamo tutti i significati, non tutte le frasi infiammano il nostro cuore e non scorgiamo il fuoco di tutti i raggi di luce. Ciò dipende semplicemente dalla nostra predisposizione.
Da sempre l’uomo ricerca e apprezza la bellezza e la saggezza contenuta nelle frasi e massime ispirate. Esse possono essere un veicolo, a nostra normale disposizione, per ridestare una memoria di conoscenza e per poter procedere in essa. L’esperienza che compie la nostra interiorità a contatto con “una frase che accende” è regolata secondo modalità in parte personali,uniche, intime e irripetibili.
Per questo la medesima frase può avere effetti diversi nel tempo sulla stessa persona e anche contemporaneamente con più persone. Ciò può essere facilmente compreso, direi in modo banale. 

Non è altrettanto facile accorgersi che se il fuoco è sempre lo stesso il significato che abbiamo colto e che rammentiamo (la cenere che ne resta) è di una qualità mista: molto umana e poco divina: in un frammento di attimo l’esperienza si è compiuta, il fuoco è passato, stringiamo tra le mani della mente quel po’ di significato che la mente trattiene. Essa ci parla più di noi e della nostra combustione che di ciò che la ha suscitata, nondimeno sappiamo che è un bene prezioso.
Se scambiamo la cenere con il fuoco facciamo come chi guarda il dito e non la luna, non andiamo sulla luna e restiamo a studiare il dito.

Il ricordo dell’esperienza non è l’esperienza (così come il fuoco lascia cenere ma la cenere non è fuoco) e pertanto ogni frase presenterà in momenti diversi significati differenti.Da ciò nasce il paradosso per cui ogni verità può portare all’errore anche se letteralmente è l’essere umano che non riuscendo a pervenire al vero si sposta dalla verità all’errore.

La verità non può essere cercata. Eppure la trovano soltanto coloro che la cercano.” 

Lei è all’orizzonte
mi avvicino di due passi
lei si allontana di due passi
cammino per dieci passi
l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là
per quanto io cammini non la raggiungerò mai
a cosa serve l’utopia?
Serve proprio a questo:
a camminare
(E. Galeano)

Quanto esposto può risultare vago o astratto. 
Prendiamo ad esempio una frase e consideriamola da vari punti di vista.
Libertà-Uguaglianza-Fraternità è il motto del 1789, all’insegna di questa frase è stata condotta la Rivoluzione francese ed in suo nome, dopo soli quattro anni, i rivoluzionari si ghigliottinavano vicendevolmente. Poi il bagno di sangue delle guerre napoleoniche e infine nel secolo scorso l’età moderna, il ‘900 del capitalismo (libertà) del socialismo (uguaglianza) dei vari fascismi (la fraternità simulata dell’individuo de-individualizzato e massificato)
Come partendo da ideali così seducenti, si è potuto giungere a disastri così immensi?

Una finalità complessa come quella che formula la trinità Libertà-Uguaglianza-Fraternità comporta le sue contraddizioni: questi tre termini sono insieme complementari e antagonisti: la sola libertà distrugge l’uguaglianza e corrompe la fraternità, l’uguaglianza imposta distrugge la libertà senza rivalutare la fraternità, solo la fraternità può contribuire alle altre due. (Edgar Morin)

Nonostante innumerevoli tentativi fatti in varie direzioni, gli uomini non sono ancora riusciti a costruire una società ed una vita basata sull’armonia di libertà, eguaglianza e fraternità.Forse perché queste parole non indicano dei principi o cause, ma solo dei risultati di altre cause

Il trinomio Libertà Uguaglianza Fraternità nasce come motto iniziatico e viene ripreso – e frainteso - dalla rivoluzione francese. Il suo senso spirituale è:
Libertà, da noi stessi, che ci apre alla presenza divina, trascendendo la normale condizione umana, la stabilità di questa esperienza ci permette di riconoscere il divino in noi e noi nel divino, senza confusione, e ci chiarisce i termini della relazione umana con il mondo di Dio pervenendo al riconoscimento dell’essere “figli di Dio” e in ciò perfettamente uguali ad ogni altro essere umano, cosa che ci porta e permette di vivere fraternamente gli uni con gli altri.
Cioè questa frase descrive l’effettiva illuminazione dall’individuo alla società.

L’equilibrio di questi tre termini conduce, nella vita sociale, alla Tolleranza, altrimenti si passa di disastro in disastro. Allo stesso modo nel cammino spirituale individuale è l’Amore che armonizza volontà, sentimento e pensiero, altrimenti il fallimento è inevitabile. Se illuminata dall’ispirazione la pratica sociale può fondarsi sulla fraternità, mantenere la giustizia e favorire la libertà. Quindi l’illuminazione individuale porta ad un senso di fraternità e nella società la fraternità ripercorre lo stesso percorso a ritroso sino alla libertà.
Esempio di una situazione tipo: la fraterna cooperazione di gruppo permetterebbe agli uomini di risolvere i problemi economici, darebbe impulso ad un senso di giustizia realizzando l’eguaglianza che libera l’uomo dalle catene sociali e ne favorirebbe la progressione ed evoluzione individuale.

In modo simile Lao Tze ci ricorda :
Perché ci sia pace nel mondo, è necessario che le nazioni vivano in pace.
Perché ci sia pace fra le nazioni, le città non devono battersi le une con le altre.
Perché ci sia pace fra le città, i vicini devono andare d’accordo.
Perché ci sia pace fra i vicini, è indispensabile che nelle case regni l’armonia.
Perché nelle case ci sia pace, bisogna trovarla nel proprio cuore


Ogni altro tentativo di ridurre il trinomio Libertà Eguaglianza Fraternità ad una ideologia, cioè un insieme di idee governate dalla ragione, in tutto o in parte, dimenticando che essa è invece l’indicazione di una metodologia sacra, quasi una unità di misura di riferimento di quel che deve accadere, si rivela per quello che è: un rovesciamento ed una perversione del significato, un errore interpretativo votato al fallimento.
E’ quello che succede anche ogni volta che scambiamo causa ed effetto, sostanza e forma, mezzo e fine, processo e procedimento, cosa e come. Si passa dall’illuminazione all’illumin-ismo.
Potremmo dire lo stesso per ogni tecnica di sviluppo spirituale che non porta alla fraternità.
Le buone idee come il retto agire si rivelano nei frutti che ne seguono.

La stessa energia percorre e vivifica costantemente ognuno dei tre termini e quando vi si assenta produce una mistica totalitaria di vario tipo: la mistica dell’egoismo personale, (la perversione della realizzazione dell’Io) la mistica dell’eguaglianza a tutti i costi (la perversione di un idea di giustizia), la mistica della nazione o di un credo religioso (che perverte sotto la guida di un capo o principio unico la naturale propensione alla fraternità). 

Talora quando falliscono sia i sistemi fondati su una idea di libertà che di uguaglianza sembra rimanere la possibilità di un sistema basato sulla fraternità o sulla sua parvenza, un “cameratismo”
“ma il cameratismo senza libertà ed uguaglianza non può essere nient’altro che l’associazione di tutti al servizio comune della vita della nazione sotto l’assoluto controllo dell’autorità dello stato collettivista” “le caratteristiche essenziali sono le stesse nei regimi comunisti e nei paesi fascisti, cosicché agli occhi di un estraneo le loro risse feroci sembrano una contesa all’ultimo sangue fra congiunti che si battono per l’eredità dei loro genitori trucidati: la Democrazia e l’Era della Ragione.”

La ragione non può svolgere il suo lavoro, agire o governare se alla mente dell’uomo viene negata la libertà di pensare o di realizzare il suo pensiero attraverso l’azione nella vita
(da Il Ciclo umano di Aurobindo) 

L’eguaglianza che può funzionare è quella tra libertà e fraternità.
Ogni Stato, qualsiasi sia la sua forma di attuazione, tende inevitabilmente a divenire totalitario, realizzazione di una idea collettivista, sia anche nella sua burocratica meccanizzazione dell’organizzazione razionale della realtà, e pertanto negatore dei diritti della libertà e della realizzazione individuale.
Priva di principi guida l’organizzazione burocratica della vita prende il sopravvento su ogni altra istanza e riduce a effimera parvenza ogni idea di libertà eguaglianza e fraternità.

“Qualunque sia la perfezione dello Stato organizzato, la soppressione od oppressione della libertà individuale da parte della volontà di una maggioranza o di una minoranza, costituirebbe sempre un difetto essenziale che ne vizia il principio stesso. E ci sarebbe qualcosa di infinitamente peggio. Una inflessibile regolamentazione scientifica della vita può essere attuata solo con una inflessibile meccanizzazione della vita stessa. Questa tendenza alla meccanizzazione è il difetto che tanto il pensiero anarchico quanto l’intuito del pensatore spirituale hanno cominciato a sottolineare, ed aumenterà a dismisura man mano che l’idea dello Stato troverà più completa attuazione. Esso è infatti il difetto insito nella ragione allorché si dedica a governare la vita e vuole soffocare le sue naturali tendenze per inquadrarla in qualche tipo di ordine razionale.”

Quando la meccanizzazione della vita tende a sostituirsi alla vita stessa, il falso si sostituisce la vero, la tecnica impedisce il progresso, la ragione allontana la soluzione, l'arte si eclissa, la politica e la religione sono complici del misfatto e la spiritualità diventa una fuffa. 

Via via che la falsificazione stende il suo lugubre velo sul mondo i complici di un delitto diventano addetti, il mercenariato è un lavoro, il terrore dello stato si chiama sicurezza, l’imposizione diventa libertà, la manipolazione viene detta democrazia e la guerra è chiamata pace.
Non chiamare le cose con il loro nome inibisce progressivamente la capacità di dare un nome alle cose e quindi di parteciparvi veramente. Il potere del linguaggio cela un linguaggio del potere, quello attuale cela il suo fine: la falsificazione della esperienza della vita.

Si prepara allora un mondo in cui la vita reale di tutti è la sua apparenza o vi è ancora una essenza concreta, una presenza da cui scaturisce una rappresentazione vera e pertanto sacra? In altre parole la realtà è ciò che sembra o quel che sembra si sostituisce alla realtà ?
In questa sfera, al di là della realtà della illusione, cosa rimane allora della realtà stessa? Possiamo scorgere frammenti di esistenza, pezzettini di passione, rimasugli di intenzioni, briciole di conoscenza. Possiamo udire risate beffarde e pianti sommessi, melodie interrotte e suoni stridenti.
Come dice una poetessa: “essi giacciono in massa melmosa e neutra che trasuda cellophane, ibrido vero, verissimo che si espande per partenogenesi…”
Oceani del dolore.

“La ragione è capace di maneggiare con successo l’universo meccanico del mondo fisico, la vita è una forza che è l’espressione crescente di una anima infinita nelle creature che nella loro evoluzione esprimono conflitti e opposizioni. La verità spirituale è l’unica verità della quale tutte le altre sono aspetti velati, brillanti travestimenti od oscure deformazioni. Questo è un lavoro che la ragione non può fare, quello della ragione è un compito intermedio, osservare e capire la vita con intelligenza e scoprire la direzione in cui sta andando e per far questo deve adottare momentanei punti di vista fissi nessuno dei quali può veramente costituire l’espressione definitiva della verità integrale delle cose. Quest’ultima non è verità della ragione, ma dello spirito”. 

Pertanto sia l’idealismo anarchico che una fratellanza basati su una semplice istanza razionale o passionale e/o religiosa-morale “ non può garantire l’essere razionale dal richiamo dal basso, né liberarlo dal richiamo dall’alto”. 

L’anarchismo su base razionale non riesce, non è fattibile, poiché non tiene debitamente conto della mente emozionale umana né delle forze all’opera per corrodere la simpatia naturale e la propensione fraterna che dovrebbero assicurare la coesistenza di fraternità e libertà. Peggio ancora l’anarchismo distruttivo, dei no, delle bombe e del giudizio implacabile ribalta le sue buone ragioni nel torto, l’assenza di compassione lo rende una condanna anziché una liberazione che sinistramente attira nel tempo le personalità disturbate nel carattere o possedute al pari dei fanatici di ogni altro tipo. 

D’altro canto anche la morale religiosa non riesce ad edificare una prassi positiva, infatti piena di insegnamenti e priva di ispirazione presenta la sua capacità limitata come dogma infallibile e proprio lì fallisce. “la stessa religione organizzata ha incitato in passato sovente gli uomini al crimine ed al massacro e giustificato l’oscurantismo e l’oppressione.”e “le forme ed i sistemi religiosi diventano logori e corrotti e devono essere abbattuti, oppure perdono molto del loro senso interiore e diventano nebulosi in fatto di conoscenza e dannosi nella pratica” 

Di fatto ne ragione ne religione riescono ad inquadrare correttamente la realtà dell’esperienza umana né a comprendere appieno la funzione dell’altro e ciò pur mantenendo ognuna di loro dei segreti ed una funzione meravigliosa. Aurobindo commenta che “ un anarchismo spirituale o spiritualizzato potrebbe sembrare avvicinarsi di più alla vera soluzione”.

C’è in noi, come individui e come società, la sapienza di una vita che agisce?
Da ciò che facciamo generalmente non sembra. Quello che dovremmo fare non è che non lo facciamo perché non lo possiamo fare?
Non lo possiamo perché non lo sappiamo? Sappiamo ciò che potremmo, sappiamo ciò che dovremmo?
Lo sa Dio se lo sappiamo, noi ci ostiniamo a non farlo, a far finta di non saperlo.
Se lo facciamo lo sapremo: fare, agire, essere attraverso il fare è la strada per riconoscere e ritrovare la sapienza che ci necessita.
Nello stato patologico di una esistenza deviata siamo uomini che non sanno quello che fanno poiché non fanno quello che sanno, veramente.
Se pensiamo che non possiamo perché non sappiamo, nulla è più possibile, se facciamo comunque saremo ed essendo sapremo, nulla sarà allora impossibile.
Il fare è il fondamento dell’essere, così allora ricomporre i frammenti di esistenze e fonderli, recuperare le intenzioni sino alle radici, rintracciare e vivificare le passioni, risalire alla integrità del nostro essere, sono le ali per volare nei cieli dell’Amore.
Non sono cose che si sanno, sono cose che si fanno.

Per riuscire l’anarchico ha bisogno del ricercatore spirituale quanto questo del primo.
L’evoluzione spirituale è un gioco in cui ciascun errore è corretto. Esso richiede sia la capacità di liberarsi di qualsiasi legame e finanche dei propri stessi risultati, di evitare sia la cristallizzazione del pensiero che la staticizzazione della percezione e dell’essere e contemporaneamente la partecipazione sia all’insegnamento che alla tradizione, la giusta condotta e l’abbandono, la consacrazione al divino. Esso fonde libertà e necessità. 

Nel cuore segreto dell’uomo, della società e del cosmo vi è un anarchico divino.
In termini umani e sociali tutta la libertà da e tutta la libertà di e tutto l’amore che si dà e tutto l’amore che si riceve. 

“ La soluzione non si trova nella ragione, ma nell’anima dell’uomo, nelle sue tendenze spirituali. E’ unicamente una illuminazione, maggiore di quella razionale, che può dar luce alla natura vitale dell’uomo ed imporre armonia ai suoi egoismi. Una più profonda fratellanza, una legge d’amore ancora non scoperta sono i soli fondamenti possibili per una perfetta evoluzione sociale, niente di altro le può sostituire. Una fratellanza spirituale che è l’espressione di una realizzazione interiore dell’unità.” 

La stessa forza della vita sospinge sia la vita dell’uomo che la società alla espressione dell’incontro con il divino. In alcuni casi l’espressione dell’anima individuale potrà essere assai più veloce del movimento dell’anima collettiva che è a sua volta impresso dalle realizzazioni degli individui così come questi stessi realizzano sempre una parte del compito collettivo. 

La reintegrazione dell’uomo e del mondo nel divino stanno abbracciati insieme in amor fraterno.

  • Una dimensione in cui la bellezza percepita dalla mente viene riconosciuta vera dal cuore e perseguita in buona volontà, così come allora bella potrà essere la libertà, giusta l’uguaglianza e fraterna l’esistenza umana su questo pianeta.