giovedì 13 settembre 2018

Il nazionalsovranismo non ha futuro.


di Sergio Di Cori Modigliani

Il solo fatto che i sovranisti italiani, francesi e tedeschi, abbiano scelto con entusiasmo di farsi rappresentare e guidare da un ideologo statunitense come Steve Bannon, (non parla non legge e non capisce nè l'italiano, nè il francese, nè il tedesco) l'uomo che sosteneva in Usa durante la loro campagna elettorale che gli italiani erano dei pezzenti che all'umanità avevano dato soltanto mignotte, pizzettari e mafiosi, ebbene...la dice tutta sulla stupidità auto-distruttiva, offensiva e denigratoria dei sovranisti europei nei confronti della insuperabile grandezza storica e civiltà degli italiani, dei francesi, dei tedeschi, degli spagnoli, degli olandesi, dei portoghesi, dei cechi, e di tutte le altre nazioni ed etnie europee.
E' un po' come se negli anni'80 Ronald Reagan si fosse proposto alla guida dell'internazionale comunista.
Gli stupidi, come è noto, hanno il fiato corto e la visione miope.
Durano sempre soltanto lo spazio di un mattino.
Ma io rimango un inguaribile ottimista.
Perchè l'Europa, comincia lentamente a svegliarsi.

domenica 9 settembre 2018

Salvini? E se fosse Conte il vero pericolo per la democrazia italiana?






di Sergio Di Cori Modigliani


Se dovessimo prendere per buone le affermazioni del premier Conte, potremmo serenamente desumere dalle sue parole che
a) quando la seconda guerra mondiale è finita, l'Italia era ancora alleata alla Germania.
b). i nazisti non hanno mai invaso l'Italia.
c) l'occupazione tedesca dell'Italia non si verificata perchè nell'autunno del 1943 la guerra era già finita e gli italiani stavano già lavorando alla ricostruzione, ma i tedeschi questo non l'hanno mai saputo.
d) la resistenza non è mai esistita perchè la guerra è finita l'8 settembre del 1943
e) il maresciallo Badoglio è stato il grande padre della Patria che ha prodotto il cosiddetto "miracolo economico".
Ecco un estratto del suo discorso formale di ieri, intervenendo alla Fiera del Levante di Bari:

"Oggi è l'8 settembre. Una data particolarmente simbolica della nostra storia patria, perché in quell'estate di 75 anni fa si pose fine ad un periodo buio della nostra storia, culminato con la partecipazione dell'Italia a una terribile guerra. Con l'8 settembre, inizia un periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale del nostro paese. Un periodo che è stato chiamato, con la giusta enfasi, miracolo economico..."
Con un'unica frase è stata cancellata dalla memoria collettiva della nazione l'invasione nazista e la genesi della resistenza.
Se uno studente di liceo pronunciasse questa frase all'esame di maturità lo boccerebbero.
La maggior parte degli italiani, oggi, è portata a reagire sorridendo e irridendo alle parole scriteriate del premier sostenendo al massimo "forse è meglio che seguiti a non parlare e a non comparire", oppure ci scherzano sopra con battute salaci, oppure pensano che sono i media e i giornali ad alterare il significato delle sue frasi.

La mia posizione, invece è diversa.
Penso che il premier Conte abbia una cultura storica e umanistica sufficiente per sapere con certezza matematica che l'8 settembre è la data che certifica la nascita della guerra civile italiana (talmente tragica e dolorosa che in parte ancora non è conclusa, a mio avviso), cioè esattamente l'opposto di ciò che lui ha detto ieri.
L'8 settembre non è stata messa la parola "fine", è stata messa la parola "inizio".

Si tratta di aperto negazionismo.
Personalmente, anche se si tratta di una breve frase priva di senso reale, ritengo che faccia parte di un disegno strategico a lungo termine, finalizzato all'idea di cambiare la Storia, di cambiare a proprio diabolico uso e consumo il passato in modo tale da poter costruire un presente totalmente alterato.
Il negazionismo e la falsificazione bonaria del passato sono i primi mattoni verso l'architettura del totalitarismo.
Io non ci sto.
#noalnegazionismo

mercoledì 5 settembre 2018

Una riflessione di memento familiare sulle leggi razziali promulgate 80 anni fa.






di Sergio Di Cori Modigliani

Sono ottimista di carattere.
Per quanti dolori e delusioni possa aver incassato nella mia esistenza, finisco sempre per pencolare dalla parte della bilancia che mi ricorda, invece, quanti piaceri e soddisfazioni io  abbia avuto la fortuna di meritarmi. 
Non è necessario scomodare l'intellighenzia psicoanalitica per riconoscere che questa mia valenza caratteriale sia una monumentale eredità che mi ha trasmesso mia madre fin da quando ero piccolo.
E, inevitabilmente, nella giornata di oggi, il mio ricordo va a lei che non c'è più.
Avevo 8 anni, quando venni a sapere, con dovizia di particolari, che cosa volesse dire appartenere a una famiglia di ebrei italiani che avevano subito le persecuzioni fasciste.
Era il 5 settembre del '58 e quel giorno la comunità ebraica di Buenos Aires, dove io ero nato e vivevo, aveva deciso di ricordare l'infausto evento di 20 anni prima, con una serie di convegni, conferenze e dibattiti dedicati al tema. Per l'occasione, erano venuti anche maestri e pedagoghi per parlare della questione ai bambini della mia età, con il dichiarato fine di coltivare la memoria collettiva.
Era la prima volta che mi veniva consentito di partecipare a un evento del mondo adulto.
Rimasi molto colpito e anche molto confuso.
Ricordo che non capii più di tanto e poi, al pomeriggio a casa, insistevo con mia madre per avere maggiori dettagli su una questione per me incomprensibile.
Ero un bambino capriccioso, tenace e molto insistente.
Alla fine, mia madre cedette e mi raccontò la sua personale giornata del 5 settembre del 1938, a Milano, nella sala dei professori del Liceo Parini.
Lei aveva 18 anni.
A metà del mattino, verso le 11, era entrato in aula il bidello e aveva detto che mia madre era stata convocata dal preside nella sala professori. Lei si era alzata e lo aveva seguito. Nella sua classe era l'unica italiana ebrea. 
Quando entrò nella sala riunioni vide che c'erano altri sette studenti. Tutti in piedi e spaventati. Anche i professori erano in piedi davanti alla grande scrivania. Il preside aveva un'aria impettita sull'attenti, come alcuni docenti. Altri, invece, erano appoggiati al tavolo. Il direttore dell'istituto aprì la cartella e lesse il documento ufficiale: A nome di Sua Maestà, Vittorio Emanuele III di Savoia, in ottemperanza al decreto governativo firmato ieri da Sua Eccellenza, il cavalier Benito Mussolini, capo del governo, e approvato e controfirmato da Sua Altezza Reale, vi dobbiamo comunicare che da domani mattina, addì 6 settembre 1938, in conformità a quanto stabilito dalla Legge, non potrete più essere accolti a frequentare le lezioni di questo Liceo Statale, in quanto appartenenti a razza inferiore e quindi identificati come potenzialmente pericolosi per la sicurezza dello Stato e delle istituzioni a esso collegate. Da domani, non potremo più permettere che il nobile sangue italiano corra il rischio di contaminazione entrando in contatto con israeliti. Abbiamo il dovere di difendere e salvaguardare la purezza della razza superiore italiana, essendo noi i guardiani della Patria Italica. Adesso potete andare.
Il professore di lettere si avvicinò al preside e insistè per stringergli la mano.
Il docente di fisica e matematica, invece, si avvicinò a lui e davanti agli otto studenti lo prese a schiaffi e gli sputò in faccia. Ci fu un parapiglia e il bidello spinse fuori gli studenti. 
Questo racconto mi colpì molto e dopo dieci minuti insistei con mia madre perchè me lo raccontasse di nuovo. E dopo, insistei ancora per avere altre spiegazioni. Mia madre mi spiegò ciò che poteva e io volevo sapere che cosa fosse accaduto al professore di matematica. Mi disse che il giorno dopo era stato licenziato, denunciato per disfattismo e aperta connivenza con membri di una razza inferiore e poi inviato al confino per due anni all'isola di Ventotene. Il giorno dopo martellai mia madre con domande e la obbligai a raccontarmi di nuovo la storia che mi aveva davvero molto colpito. Alla fine della giornata, mia madre, esausta, ci aggiunse una sua riflessione che è diventata la spina dorsale delle mie scelte esistenziali.
"Erano tempi brutti, tempi di cattiveria e di violenza " mi disse "ma se io oggi sono libera e viva, e lo sei anche tu, è stato grazie al professore di matematica. Ricordalo. Non lo dimenticare mai. Per quanti criminali e mascalzoni tu possa incontrare nella tua vita, ci sarà sempre una persona per bene che non sarà d'accordo e ti salverà. E' per questo che i buoni e i giusti, alla fine, nel mondo, finiranno sempre per prevalere sui cattivi".

Le leggi razziali del 1938 mi hanno consegnato questa lezione che ha forgiato il mio carattere nella mia vita.

Ed è nel nome di questo lascito materno che oggi voglio sottolineare la memoria dei tanti italiani per bene, fieri, dignitosi, e fuori dal gregge opportunista, che allora si opposero ed ebbero il coraggio di manifestare il proprio aperto dissenso, a costo della propria vita.
E' soprattutto grazie a quelle persone che tanti italiani innocenti si sono salvati.
Fu un momento atroce quell'autunno del 1938.
Ma era popolato anche da tanti, tanti buoni anonimi a cui va il mio ringraziamento postumo.

Esistevano.
Anche oggi, esistono.

Basta saperli riconoscere, e volerli riconoscere, e andarseli a cercare.
Se uno ha voglia di farlo, si intende.

sabato 25 agosto 2018

E se ci fosse una chiara strategia, dietro "l'apparente" scontro sulla Diciotti?






di Sergio Di Cori Modigliani


Ci parliamo tra di noi e poi, a tratti, ci stupiamo che la politica produca una classe dirigente inadeguata e incompetente.
Ma di quale paese stiamo parlando?
Tre giorni fa, su rainews24 è stato diffuso un sondaggio effettuato il 21 agosto.
Il risultato è emblematico.
I dati oggettivi e statistici segnalano che nei primi 8 mesi di quest'anno sono arrivati in Italia circa 18.000 migranti, l'82% in meno rispetto al 2017.
Il sondaggio rileva (e rivela) che il 51% della popolazione italiana è convinta che:
A). "Nel 2018 l'Italia è stata invasa dai migranti".
B). "Il numero dei migranti nel 2018 è triplicato rispetto al 2017".
C). "Sono centinaia di migliaia quelli sbarcati da noi nel 2018".

Che senso ha fare appello all'umanità, alla logica, alla razionalità, al dibattito, se -come i sociologi ben sanno- nel nostro attuale mondo mediatico ciò che conta non è il dato oggettivo -tantomeno la realtà o la verità- bensì la percezione che si ha della realtà?
E la percezione è quella rilevata dal sondaggio.
I primi e assoluti responsabili di questa situazione sono i gestori dei talk show televisivi che hanno ingozzato la popolazione di cifre false, incitando all'odio per produrre "l'idea di un allarme" e quindi falsificando la realtà..
E' chiaro anche ai più scettici, che la strategia in atto consiste nello spingere la nazione verso l'Italexit dalla Ue.
A insaputa degli italiani.
Come al solito, in Italia ci si sveglia sempre troppo tardi.

Sarebbe il caso di sorprendere se stessi, come nazione, e farlo invece un attimo prima che....

giovedì 23 agosto 2018

Il Diritto di sapere............





di Sergio Di Cori Modigliani


Il pane psico-sociale di cui noi italiani abbiamo davvero bisogno (tutti, nessuno escluso) è quello della "chiarezza e trasparenza".
Entrambi i termini sono opposti alla selvaggia foresta mediatica degli opinionisti, genia promossa e lanciata -per l'appunto- al fine di contribuire a produrre caos, confusione, armi di distrazione e ignoranza convulsa.
Questa mattina, il ministro Di Maio, nel corso dell'annunciata conferenza stampa, con brillante sicumera, ha spiegato a el pueblo+giornalisti accreditati di aver ricevuto, letto, studiato e rubricato, il giudizio scritto dell'avvocatura di Stato relativo al contratto tra governo e acquirenti dell'Ilva sottoscritto dal precedente governo. Il ministro ha spiegato con grave (e comprensibile, nonchè lecito) allarme, che l'avvocatura ha sottolineato delle "forti criticità" tali da identificare un abuso di potere che porta verso l'inevitabile annullamento della gara in questione.
Se Di Maio questo sostiene, noi dobbiamo crederci.
L'immediato passo successivo consiste nel presentare adeguata e formale documentazione (sempre all'avvocatura dello Stato) per denunciare Calenda, Del Rio, Gentiloni, nonchè l'avvocato dello Stato che nella primavera del 2017 ha firmato la liberatoria, sostenendo che tutto era frutto di un abuso condiviso dai quattro, in quanto associati nell'emissione di reato.
Sarebbe utile e fondamentale per l'intera nazione (senza faziosità e schieramenti preterintenzionali) pretendere che la questione venga immediatamente in tale modo accolta e affrontata. Da oggi, è mediaticamente logico -nonchè possibile- sostenere che Calenda, Del Rio, Gentiloni e l'avvocato dello Stato firmatario, hanno tradito la fiducia del paese emettendo un grave reato. Il che non è opinabile.
O è così, oppure non è così.
E la nazione (qui intesa come paese nella sua totalità) ha il diritto di sapere se il ministro Di Maio farnetica, calunnia e diffama, oppure invece ci sta raccontando una sacrosanta verità oggettiva e quindi il quartetto Gentiloni/Del Rio/Calenda/avvocato dello Stato deve essere immediatamente denunciato e quindi andare sotto legittimo processo come si conviene a uno Stato di Diritto.

Non è possibile, non è accettabile, non è sano, non è logico, che non accada niente, e la forte argomentazione del ministro Di Maio finisca rubricata sotto la voce "opinione personale".
Questo non è accettabile.
Abbiamo bisogno, nonchè diritto, di sapere quanto prima è possibile se abbiamo a che fare con un farneticatore pericoloso oppure avevamo degli autentici mascalzoni alla guida del paese.
Non esistono terze vie.
Ah! Dimenticavo: siamo in Italia.
Finirà, temo, in un nulla di fatto. Appunto, la terza via.
E la palude seguiterà a sommergerci ingoiandoci tutti come le sabbie mobili.
Anche perchè, una delle quattro persone potenzialmente inquisibili e oggi ufficialmente accusate, è la stessa persona che dovrà ricevere la denuncia avviando la procedura.

Lasciamo perdere, quindi, la Diciotti, Asia Argento, la Ue e Cristiano Ronaldo.
Occupiamoci di questo: abbiamo il sacrosanto diritto di sapere come stanno veramente le cose. E non devono interessarci le nostre reciproche opinioni (io non ne ho alcuna a riguardo) dobbiamo fare pressioni perchè si esprimano pubblicamente solo e soltanto i soggetti coinvolti.
Che parlino tutti al paese e facciano chiarezza.
Prima che sia troppo tardi.

martedì 7 agosto 2018

Colpire la schiavitù è facilissimo. Basta che.......





di Sergio Di Cori Modigliani


A proposito della tragedia nel foggiano.
Cominciano a farsi strada gli autentici danni alla collettività provocati dalla mancanza della facoltà pensante e dall'assenza di autentica volontà politica del cambiamento.
Si ascoltano, si leggono, e si sentono le argomentazioni più disparate che opinionisti lanciati dai media come "autorevoli" sciorinano con disinvoltura. Molte di queste argomentazioni, infantili e prive di alcun valore sostanziale, sono addirittura punitive nei confronti della comunità.

Eppure, il problema del caporalato è facilissimo da affrontare e lo si può risolvere in un batter d'occhio.
Il costo è zero euro.
E' necessaria (e richiesta a furor di popolo) soltanto la volontà politica della classe dirigente.
A differenza delle società finanziarie, delle banche, delle società e aziende gestite da prestanomi compiacenti, e quindi impossibili da perseguire grazie alle triangolazioni velocissime che finiscono nei paradisi fiscali (nonchè autonomi e coperti dalla privacy) nel caso dell'agricoltura schiavista è di sorprendente facilità avere accesso alla fonte originaria del reato di schiavitù.
Non sono i caporali.
Loro sono impiegati.
Nel peggiore dei casi, complici, che diventano sfruttatori pur essendo anche loro sfruttati.
Il campo agricolo è un "bene immobile". Quindi, per definizione, non può essere spostato e portato via pochi minuti prima che arrivi la finanza.
Là sta, là rimane.
Quindi, lo Stato (se esiste) ha una possibilità reale, efficace, efficiente a disposizione per debellare questo scempio di esistenze.

"Arrestate i proprietari terrieri, sequestrate loro la terra e i loro beni materiali, mobili e immobili, e denunciateli al tribunale internazionale dell'Aja per crimini contro l'umanità e perdurante esercizio dell'attività schiavistica".
Sono loro i mandanti.
I caporali sono gli odierni equivalenti dei soldati della Wermacht che nel 1943 uccidevano civili innocenti senza rendersi conto di ciò che stavano facendo perchè "eseguivano ordini".
Il tribunale di Norimberga ha chiamato alla sbarra i mandanti, non gli esecutori.
Il caporale è come il piccolo spacciatore.
E' un soldato che esegue ordini della proprietà.
Serve una immediata punizione esemplare per far capire che il vento è cambiato.
Non costa nulla, non comporta danni collaterali.
Tempo per applicarlo: dieci minuti.
Certo, ci vuole la volontà politica collettiva.
Quindi..........

.......di che cosa stiamo a parlare?


di Sergio Di Cori Modigliani


sabato 4 agosto 2018

L'insostenibile voglia di tragedia.






di Sergio Di Cori Modigliani


La farsificazione della realtà è la più diabolica trappola satanica nella quale la sinistra radicale e liberale è caduta nell'ultimo decennio, dando vita a un processo inconscio di auto-distruzione.
La farsificazione è la base strutturale dell'attuale processo di neo-negazionismo, il cui obiettivo consiste nel re-inventare la realtà a proprio uso e consumo trasformando i processi della Storia in un evento soggettivo.
La strada è stata spianata nei decenni dal berlusconismo vanziniano, sorretto dalla bulimìa dei comici a oltranza che si sono sostituiti -nella produzione dell'immaginario collettivo- ai liberi pensatori, agli artisti profondi, agli intellettuali.
Questo processo è tutto italiano e la responsabilità è di tutti noi.

Ciò che è stata cancellata (complice la squisita seduzione dei meme feisbukkiani) è la libertà di poter accedere al concetto di "tragedia", incorporazione emotiva collettiva che consente di poter elaborare i dati negativi della realtà per trarne dei significati evolutivi, pedagogici, ottimistici, al servizio della collettività, desiderosa di essere messa al corrente su ciò che accade,
"Farsificare" è l'ordine imperioso dei nostri tempi, perchè tutto ciò che accade deve essere trasformato in "farsa" e bisogna impedire ad ogni costo che gli eventi vengano presentati al pubblico degli elettori per ciò che sono: dettagli tragici, che pre-annunciano la tessitura di una tragedia collettiva in atto.

Tutto ciò è una premessa a commento dell'ultima proposta lanciata dal ministro Fontana, relativa alla necessità di cancellare il "reato di propaganda d'odio razziale".
Il ministro Fontana è un uomo intelligente, nient'affatto sprovveduto, abile soggetto politico con una lunga esperienza territoriale. Non è affatto uno sciocco, tantomeno imprudente.
Era pienamente consapevole del fatto che la sua iniziativa non sarebbe mai finita sul tavolo di Giuseppe Conte per legiferare apposito decreto di cancellazione. Il fine non era quello.
Il fine consisteva nel veicolare, in maniera surrettizia, l'idea subliminale dell'autentico pensiero ideologico che sorregge il governo e prepara il futuro della nazione. Tanto è vero che sia Di Maio che Salvini hanno reagito fornendo la stessa risposta di reazione: Il ministro Fontana ha espresso una sua opinione personale. Non è affatto una priorità dell'attuale governo. Nessuno dei tre ha spiegato e specificato che "l'opinione del ministro lede la portanza strutturale democratica del governo e quindi non verrà mai neppure contemplata nel futuro come proposta possibile".

Il fine era questo: far credere al pueblo che si voleva lanciare subito un decreto di cancellazione della legge Mancino.
No. Proprio no.
Il fine era lanciare piattaforme di dibattito su specifici argomenti.
Per il governo "non è una priorità".
Ma nessun membro del governo ha dichiarato di essere contro.
Anzi.
E adesso, scatta la farsificazione, grazie alla quale hanno fatto passare le leggi, i decreti, e i provvedimenti più iniqui negli ultimi 20 anni. Tutti a riderci su e a scherzarci.
Per l'appunto: la farsa.

Essere italiani liberi, oggi, significa "richiedere con tutta l'aria dei propri polmoni la libertà di poter essere finalnmente tragici".
La farsificazione è l'anticamera della falsificazione.
Non è un caso che l'ex ministro Scajola (quello della casa acquistata "a sua insaputa") è diventato un classico della comicità on line, un'icona della farsa, perchè nessuno -illo tempore- ha lavorato politicamente, intellettualmente, mediaticamente, per sottolineare il significato tragico di quella espressione da lui usata, pretendendo che si ritirasse a vita privata per sempre, anche solo per quella risposta. E invece, grazie alla farsificazione, passata l'onda comica dei meme, è rientrato dalla porta laterale e adesso è sindaco.

La tragedia di questo popolo può trovare un proprio simbolo di riconoscimento in questo evento scajoliano.
Non c'è niente da ridere. E non c'è farsa che tenga.
O si comincia a cogliere la necessità di disegnare un realistico quadro potenzialmente tragico, oppure tanto vale non occuparsi più di politica, di attualità, di media.

Non c'è niente di più patetico e penoso che vedere degli attori che indossano una maschera comica in un film tragico.
Questo scarto spettacolare ci rende un popolo di cialtroni inaffidabili.
Era esattamente ciò che volevano Berlusconi e i suoi amici.
Sapevano in anticipo che su quella strada vanziniana, uno come Scajola sarebbe finito per essere riconosciuto un giorno dagli elettori come maschera, e quindi votato. Che è ciò che conta.
Mi sono stancato di ridere.
Ho una gran voglia di piangere calde lacrime civiche.
Essere consapevole di essere finito dentro una tragedia collettiva mi fa sentire libero.

No alla farsa.

C'è chi non è vissuto invano.












Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire,

Chi è contento che sulla terra esista la musica

Chi scopre con piacere una etimologia.

Due impiegati che in un caffè del Sud giocano a  scacchi.

Il ceramista che intuisce un colore ed una forma.

Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.

Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.

Chi accarezza un animale addormentato.

Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.

Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson .

Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.

Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Jorge Luis Borges (1899-1986), scrittore e poeta argentino  
(tratto da da La cifra, Mondadori, 1982)

sabato 28 luglio 2018

La democrazia liberale non è una opinione, è un dato storico oggettivo.






di Sergio Di Cori Modigliani


"La democrazia è finita, non esiste più. E’ quindi realistico far svolgere le elezioni parlamentari attraverso estrazioni casuali dei candidati".
                                                                                   Beppe Grillo, 27 Luglio 2018




Questa frase, pronunciata, pubblicata e diffusa ieri con grande enfasi dal fondatore del movimento pen tastellato è la posizione teorica di base del socialismo nazionale (o nazionalsocialismo) del M5s.
 

E' una idea distopica del mondo e della politica.
E' una idea dispotica che giustifica la genesi dell'abolizione del dissenso e del libero pensiero.
E' l'idea di mondo di Maduro, di Trump, di Putin, di Erdogan.

Bisogna stare attenti all'uso delle parole. Le parole, le frasi, collaborano a comporre le tessere dell'immaginario collettivo della nazione per costruire consenso. E la strategia è chiara per chiunque la voglia capire. Quattro giorni fa il proprietario legale del movimento e della vita degli eletti in parlamento ha detto che "entro qualche lustro il parlamento non esisterà più....".
 

Non passano neppure 100 ore e Beppe Grillo si impossessa di quel concetto e -la distopia dispotica così funziona- lo strappa da un futuro imprecisato e lo situa nel passato prossimo per poter alterare e falsificare il presente a proprio uso e consumo. 

Si chiama "informatica predittiva" e insieme all'uso di elementi psicotronici quotidiani opera creando scenari fittizi che poi produrranno effetti reali, in tal modo impossessandosi, giorno dopo giorno, delle menti delle persone.
I più deboli, i più ignoranti, i più disperati, non se ne rendono conto.
Non possono perchè non sono in grado.
Si tratta, infatti, di atti e comportamenti intellettualmente vigliacchi perchè basati sullo sfruttamento e manipolazione reale di bisogni reali di persone reali che soffrono e sono consapevoli della loro debolezza.
Operare consapevolmente per ottundere la loro coscienza è un vero attentato contro il senso di civiltà umana.

Per nostra fortuna, tutto ciò che dicono non è vero.
La democrazia rappresentativa è solida, è forte, e reggerà benissimo. 

L'unica possibilità del movimento distopico al governo consiste nello spingervi a credere che la democrazia non esiste più.

Siate liberi, siate felici, e fate in modo di credere alle utopie.
 

Non fatevi rubare il presente esistenziale da mercanti di parole e da tecnocrati dilettanti.

Non fidatevi degli scafisti della rabbia sociale.

giovedì 26 luglio 2018

E' scoppiata la guerra? E' scoppiata la pace? Entrambe, e allo stesso tempo.






di Sergio Di Cori Modigliani


Donald Trump invita Juncker a Washington e lo preavverte in data 22 luglio 2018: "sia chiaro che i dazi rimangono e quel punto non è negoziabile a nessun livello. Anzi. Gli comunicherò che intendo addirittura estenderlo ad altri setteori merceologici".
La borsa va giù e i media annunciano "è scoppiata la guerra economica tra Usa e Ue".
E così, Juncker va a Washington il 25 luglio e si mette l'elmetto.
Finita la riunione Donald Trump annuncia: "come avevamo stabilito, i dazi tra gli Usa e la Ue vengono aboliti perchè noi siamo contro l'imposizione di ogni forma di dazio e lo siamo sempre stati".

La borsa va su e i media annunciano "è scoppiata la pace tra gli Usa e la Ue".
Il mondo ormai funziona così.
La guerra è durata 4 giorni.
Si è verificata soltanto su facebook, su twitter e sulle piattaforme mediatiche professionali, sia cartacee che digitali.
Nella realtà .-cioè nel mondo fisico reale in cui si manifesta la nostra esistenza- non è accaduto nulla.
Nel frattempo, una ben nutrita pattuglia di persone, alcune entità finanziarie, dei furbi e abili banchieri, hanno lucrato a man basse. Altri sono stati rovinati.

Il trumpismo è questo, motivo per cui è tanto sostenuto: la via più breve che conduce all'abolizione della verità oggettiva, della coerenza, dell'assunzione di responsabilità ed è basata sulla cancellazione del significato delle parole.
Non a caso, oggi i sociologi definiscono questo fenomeno come "protofascismo". Nel senso che Trump (e i trumpisti) stanno facendo il lavoro sporco per i dittatori che verranno. Poi, una volta eliminata la verità oggettiva, arriveranno i politici veri. E' la linea sostenuta dagli antagonisti di Trump.

Così va la vita, oggi, nel mondo in cui viviamo.

mercoledì 25 luglio 2018

Accadde 80 anni fa



di Sergio Di Cori Modigliani


Memento personale familiare che condivido con i giovani di ogg: dedicato a chi è interessato alla Storia d'Italia.
80 anni fa, il 25 luglio del 1938, si riuniva il gran consiglio del fascismo che ratificava la legge sulla razza. L'estensore del testo approvato e poi pubblicato sul giornale "La difesa della razza" diretto da Telesio Interlandi, era stato scritto da un giovane molto ambizioso, di Arezzo, che si chiamava Amintore Fanfani. Il primo firmatario del manifesto dei professori, docenti e intellettuali, si chiamava Nicola Pende, era il docente di endocrinologia, Università di Roma, nonchè direttore dell'Istituto di Patologia Speciale Medica e primario dell'ospedale S. Camillo dove lavorava il mio geniale zio Ferruccio Di Cori che era il primo chirurgo d'Italia al di sotto dei 30 anni, premiato 5 anni prima dal Duce in persona per "meriti alla Patria come scienziato ricercatore". I suoi colleghi morivano dall'invidia. Il prof. Pende, ci tenne a comunicare di persona a mio zio "l'immediato licenziamento in tronco in quanto appartenente a razza inferiore e quindi inabile a essere riconosciuto come pari all'interno della società nazionale del Regno". I colleghi carrieristi celebrarono con gioia. Mio zio raccattò tutte le sue carabattole e scappò via in Usa, dove a Manhattan, divenne il più famoso psicoanalista di New York e nel 1969 il primo presidente di etnia italiana della APA (American Psychiatric Association). 
In famiglia -aveva un ottimo carattere ultra ottimista- scherzava sempre sostenendo che "grazie a Mussolini, il fascismo mi ha spianato la strada verso un grandioso successo professionale".
Emigrate, quindi, se potete, con allegria, ottimismo, volontà, e andate nel mondo a diffondere il genio incomparabile dell'italianità. 

Questa Patria, per tradizione storica, è da sempre ingrata e cattiva con i suoi figli migliori.
Grazie per l'attenzione.

mercoledì 18 luglio 2018

4° racconto sul mondo in cui viviamo e su come funziona la comunicazione pentaleghista.




di Sergio Di Cori Modigliani


Molto presto, la cosiddetta "emergenza migranti" sfumerà passando alle seconde linee mediatiche e sarà sempre di meno la notizia del giorno. 
Per due ragioni: 

a) cominciano a far presa i dati veri e autentici, ufficiali e documentati: per quanto possiamo essere tutti ciechi e manipolati, prima o poi i "fatti oggettivi" riprenderanno l'egemonia sulle opinioni soggettive. Poichè la comunicazione attuale post-moderna non ruota intorno al principio della realtà, bensì ruota intorno alla "percezione collettiva del principio della realtà", il salvinismo comincerà a mostrare il proprio passo asfittico travolto dai dati. Ne basterebbe uno soltanto, tanto per fare un esempio: tra il 1 gennaio e il 15 luglio 2018, in Italia, sono arrivati 17.030 profughi. La "percezione" (vedi sondaggio del 4 luglio) indica l'Italia come paese lasciato solo, quello che li accoglie tutti, "e davvero non se ne può più di essere invasi, mentre gli spagnoli fanno quadrato a difendere le loro coste". L'ultimo sondaggio rivelava che il 72% della popolazione italiana pensa che sia ingiusto stare in una Ue in cui noi italiani accogliamo tutti. 
I dati parlano chiaro: nel 2018 l'Italia ha accolto 17.030 migranti, la Spagna ne ha accolti 18.120, quindi più di noi. Tra un po' cominceranno a emergere le vere cifre e i figli del grande fratello saranno più disposti e disponibili ad accettare la realtà.

b). Molto presto, l’informazione pentastellata avrà l’opportunità di prendere di nuovo il sopravvento sulla strabordante maniacalità egoica salviniana, recuperando l’egemonia della comunicazione. Poiché la loro modalità comportamentale non è basata su una visione programmatica, su un progetto strutturato ad ampio raggio, bensì sulla banale e pedissequa applicazione dei codici della cosiddetta “informatica predittiva” (uso e abuso dei big data raccolti su facebook, twitter e siti trendy on-line, ovverossia quel mondo che definisce la percezione degli eventi e che quindi va cavalcato, pedinato e manipolato al fine di arrivare al punto in cui “la realtà” viene sostituita da “la percezione della realtà”) suppongo che stiano preparando un nuovo storytelling che sostituirà il tormentone migranti con un nuovo passatempo matrix, coniato apposta per el pueblo unido.
Nelle ultime 24 ore, infatti, arrivano chiari segnali (e dati) dalla realtà planetaria: ci stiamo avvicinando alla vigilia di una nuova tempesta finanziaria. Intendiamoci, l’Italia non c’entra niente in tutto ciò, se non come soggetto passivo. Non è colpa nostra, non l’abbiamo voluta noi, non l’abbiamo provocata noi. Noi semplicemente la subiremo. In un Paese normale (cosa che non siamo) si approfitterebbe della situazione per aprire subito un ampio dibattito sugli eventi in corso e magari capirci tutti un po’ di più. Ma il boccone è troppo ghiotto per farselo sfuggire di mano. Arriverà tra breve il nuovo protagonista dell’estate che avanza: “la perfidia immonda e corrotta delle banche” e con questo storytelling, di sicuro, il M5s tenterà di riconquistare l’egemonia. L’asse ufficiale del Nuovo Ordine Mondiale in preparazione: “Trump-Putin in guerra vs.(Cina)-Ue” provocherà a breve dei sommovimenti molto forti e noi dovremo sorbirci il nuovo matrix pronto e cotto apposta per noi: banchieri strozzini, responsabili del disastro, banche assassine, ecc., ecc. E’ perfetto per questa data.
E così si ricomincia il giro. E si riaprono le danze.
Si ballerà sul nulla come nei film di fantascienza: milioni di persone che danzano senza accorgersi che non c’è nessuna musica, bambolotti che si muovono all’unisono, perfettamente sincronizzati. Ed è un ballo che ha il vantaggio di aspirare ad essere “eterno”, dato che non c’è la musica e la pista da ballo è la rete, quindi immensa e senza limiti, e alla fine chi smette lo farà soltanto per esaurimento fisico e mentale.
In attesa di nuovi big data da seguire, pedinare, cavalcare, manipolare.
Uscire dal Matrix è possibile, anche se non facile: dipende da ciascuno di voi, da ciascuno di noi.
Il primo passo consiste nel riconoscerlo e precedere le mosse del Grande Fratello in agguato.

Come dire "sappiamo già di che cosa parlerete dalla prossima settimana e noi non vi ascolteremo perchè preferiamo goderci l'estate nell'allegra e spumeggiante spensieratezza che ci meritiamo".
Stay tuned

lunedì 16 luglio 2018

Trump e Putin ci dichiarano guerra. Ma in Italia nessuno ci fa caso.






di Sergio Di Cori Modigliani

Trump intervistato dalla CBS: "La Ue è il nostro grande nemico".
Se non altro è chiaro e trasparente.
Lo sapevamo già, comunque sia: grazie per l'informazione!
Putin pensa (e pratica) la stessa idea.
Soltanto in Italia, per motivi a me imperscrutabili, el pueblo non ha voluto accettare la realtà della nostra attuale situazione: entrambe le due super-potenze ci hanno dichiarato guerra e faranno di tutto per disunirci, smembrarci e poi impossessarsi economicamente e politicamente dei nostri rispettivi territori.
Uno per uno, uno alla volta.
Essere europei e sostenere la Ue, oggi, è la nuova vera resistenza.



P.S. Nell'incontro odierno a Helsinki con Putin, il presidente americano ha sottolineato due volte la necessità di far fronte comune "contro la Ue...è l'Europa il nostro grande nemico comune".

stay tuned

3° racconto sul mondo in cui viviamo. Come funziona la comunicazione mediatica ai tempi del populismo?





di Sergio Di Cori Modigliani


Qual è l'obiettivo primario del proto-totalitarismo?

E' da sempre lo stesso: attaccare subito il desiderio e il desiderante, abbassare la libido, distogliere energie dall'espressione leggera, spensierata, allegra, per convogliare surrettiziamente e subliminarmente l'energia collettiva verso la paura, la rabbia e l'odio verso nemici immaginari costruiti ad arte ogni giorno. Poi, nella seconda fase, quando il totalitarismo si afferma "ufficialmente", il nemico, da fittizio diventa reale.
Il viaggo del nostro ministro degli interni a Mosca, con l'aggiunta di una delirante affermazione ("Il 99% degli italiani tifa Croazia, quindi vado in tribuna d'onore a tifare Croazia. Se per caso incontro Macron, lascio la tribuna e vado in curva con i tifosi croati a rappresentare il popolo italiano"), non ha come obiettivo quello di farsi ridere appresso o di ottenere dei mipiace o di provocare polemiche. No.
L'obiettivo che si prefiggeva è stato raggiunto.
Era stato ben costruito a tavolino, seguendo la tradizione del pensiero totalitario negativo, ed era il seguente: impedire che i tifosi italiani di calcio, in patria, trascorressero un paio d'ore rilassanti (non essendo coinvolti) divertendosi, cercando di tifare per la squadra che stava giocando meglio in quel momento e per i singoli giocatori che stavano offrendo lo spettacolo migliore. Un passatempo leggero, rilassante, da condividere con familiari e amici mangiando un bel melone fresco.
Politicizzando in forma rozza e primitiva un evento (che non era politico) si è voluto dare al Paese un significato chiaro e netto sulla prospettiva ideologica di questo governo: non ci interessa il merito, cari cittadini, bensì la politicizzazione del merito; non ci riguarda la leggerezza e la spensieratezza, perchè voi non dovete divertirvi (questo è disfattismo) bensì dovete schiumare dalla rabbia e dall'indignazione di continuo, coltivare e nutrire un odio perenne e costante, e il vero divertimento -per voi che siete italiani- deve essere l'orgoglio di una dignità ritrovata che vi fa vivere ogni esperienza come un duello, una lotta ansiosa contro un nemico, la ricerca e la salvaguardia di una identità. Dovete soffrire per la Patria.
Questo vuole il totalitarismo.
Questo volevano e questo hanno ottenuto.
Ci hanno derubato di un pomeriggio divertente di relax amicale estivo.
Il totalitarismo pretende dai suoi cittadini che pensino sulla base di coordinate, impulsi e parole d'ordine che vengono emesse dall'alto.

Sono ladri di tenerezza e svago, odiatori della convivialità.
Tutto qui.
Stay tuned.

venerdì 13 luglio 2018

2° racconto sul mondo in cui viviamo: la comunicazione ai tempi del Pentaleghismo.






di Sergio Di Cori Modigliani

2° racconto sul mondo in cui viviamo.
Come funziona la comunicazione mediatica ai tempi del populismo

Ieri il governo ha tagliato i vitalizi. 
C'è chi esulta ed è contento, c'è chi è contro e c'è chi rimane indifferente.
Non rientro in nessuna di queste tre categorie perchè il tema non mi appassiona.
La mia ottica concentra l'attenzione soltanto sulla comunicazione dell'evento e non sull'evento in questione.
Come è ormai chiaro a tutti, nel mondo in cui viviamo, la "percezione di un evento" ha sostituito "l'evento di per sè". 
E questo è già un punto dell'attuale comunicazione populista che è necessario avere molto chiaro in testa quando si affrontano tematiche legate all'attualità quotidiana del discorso mediatico della Politica.
Quindi, sulla base di questo assunto, a me interessa condividere con i lettori di questo post la percezione che si cela dietro il fatto e non il fatto in sè.
Perchè i fatti e l'oggettività non contano più. Conta soltanto la percezione che si genera da  una notizia realtiva a quel fatto specifico.

Nel comunicare a el pueblo la propria soddisfazione per l'abolizione dei vitalizi, ieri l'on. Di Maio ha dichiarato nella piazza gremita da cittadini che agitavano un palloncino giallo: 
 "Finalmente ci siamo riusciti. Erano 60 anni che il popolo italiano aspettava questo momento".

Personalmente la trovo una frase inquietante e molto ma molto pericolosa, altrimenti non mi sarebbe venuto in mente di scriverci sopra un post.

Questa affermazione, infatti, contiene la base strutturale del negazionismo che appartiene lessicalmente e storicamente alla genesi linguistica di ogni sistema totalitario.
Ciò che arriva a el pueblo unido, infatti, è l'idea del raggiungimento di una meta agognata che ha attraversato ben tre generazioni. 
Questo è ciò che vogliono comunicarci.

Se invece consideriamo il "fatto oggettivo" questa affermazione va politicamente rigettata e rispedita al mittente in attesa di chiarimenti. 
Nel caso venisse passata sotto silenzio (ma qualche giornale l'ha rilevato) o rubricata in maniera superficiale attribuendola a "gaffe" o "scivolata dovuta all'emotività del momento" verrebbe dato un segnale di passività e di arrendevolezza che chiude in anticipo ogni possibilità di critica e di dibattito.
Temo e potrei addirittura arrivare al punto di sostenere -in linea teorica- che l'autentico fine di una comunicaione di questo tipo sia "vedere l'effetto che fa".
La frase, infatti, introduce formalmente e ufficialmente (data la posizione politica di chi l'ha declamata) una falsificazione della Storia di questo Paese e della sua memoria, alterando il presente: se si cambia e si modifica il passato, come è noto, si cambia anche il presente; l'intuizione rivoluzionaria di Freud nasce da questo assunto.

Da cui, la mia inquietudine che ha prodotto questo post.
Vediamo in che cosa consiste la falsificazione.

60 anni fa era il 1958.
Allora, la classe politica dirigente che contava era composta per lo più da De Gasperi, Togliatti, Nenni, Pertini, La Malfa, Zanone, La Pira, Zanone, Spadolini, Di Vittorio. Il termine vitalizio non esisteva e, comunque, a nessuno interessava l'argomento, non apparteneva all'idea di mondo degli italiani, essendo i primi due valori dell'epoca 1) la libertà, 2) il lavoro.
50 anni fa era il 1968.
De Gasperi era stato sostituito da Moro e Fanfani e Togliatti da Longo e Pajetta. Il termine vitalizio non apparteneva all'idea di mondo degli italiani, essendo allora i primi due valori degli italiani 1) la libertà, 2) l'indipendenza. 
40 anni fa era il 1978.
La politica ruotava intorno ai nomi di Cossiga, Berlinguer, e il nuovo soggetto politico era Craxi. Il tema del giorno era il terrorismo. Moro era stato assassinato. Ci si interrogava su come uscirne per sempre. Il termine vitalizio non apparteneva all'idea di mondo degli italiani, essendo i primi due valori dell'epoca 1) la difesa della Democrazia, 2) l'amore.
30 anni fa era il 1988.
I politici che contavano allora erano Andreotti, De Mita, Craxi, De Michelis, Occhetto, Napolitano. La lotta politica era serrata, l'Italia era la quinta potenza economica al mondo, la prima potenza europea, la prima industria manifatturiera del continente; aumentavano consumi e salari.  Americani, francesi, inglesi e tedeschi ci invidiavano per come vivevamo. Il termine vitalizio non apparteneva all'idea di mondo degli italiani, essendo i primi due valori dell'epoca 1) i viaggi e il divertimento, 2) il sesso.
20 anni fa era il 1998.
I politici che contavano erano Berlusconi, D'Alema, Veltroni, Fini, Napolitano, Letta, Bossi. L'immaginario collettivo degli italiani era tutto preso dall'imminente entrata nell'euro ed erano tutti presi da un nuovo innamoramento: investire in borsa e nel mercato immobiliare. La febbre nazionale era quella. Il termine vitalizio  non apparteneva all'idea di mondo degli italiani, essendo i primi due valori dell'epoca 1) l'affermazione della propria individualità, 2) i viaggi all'estero.
10 anni fa era il 2008.
Irrompe sulla scena un nuovo soggetto simbolico di fortissima presa "il vitalizio" che diventa il luogo totemico dell'odio di classe, di coloro che stanno soffrendo la grave crisi finanziaria e che alimenta la rabbia della popolazione esclusa. I dati Istat certificano che al 1° posto dei valori assoluti dell'esistenza, per la prima volta gli italiani hanno messo il danaro e al 2° posto il cibo. Beppe Grillo, con geniale abilità, promuove un vaffaday che ruota tutto intorno a questo concetto usato come clava e leva politica. La destra (cinica, opportunista, menefreghista e cialtrona) non vede nulla; la sinistra (miope, ottusa, vanagloriosa, spocchiosa) non vede nulla. Il "vitalizio dei privilegiati" entra allora, a novembre del 2008, nell'immaginario collettivo della nazione e altri, oltre al M5s, incominciano a pedinare il malessere nazionale invece di proporre alternative credibili.

Dieci anni fa, quindi. E, poichè è stato Beppe Grillo a promuovere questa battaglia, ha tutte le ragioni per rivendicarne la assoluta e unica paternità.

Ma non 60 anni fa, neppure 50, neppure 40, neppure 30, neppure 20. Bensì 10 anni fa.

Dunque, la mia inquietudine nasce da questa affermazione dell'on. Di Maio che io definisco "negazionista",  come considero "negazionista" ogni volgare e maldestro tentativo di mostrare al mondo politico e al Paese che si può cambiare il passato di una Nazione, si può alterare, si possono inquinare le fondamenta della memoria. E' un attacco alla cultura, anzi alla Cultura.
E quindi protesto e invito la popolazione a riflettere ponendosi la seguente domanda:

"perchè il M5s, dopo aver vinto una battaglia condotta da Beppe Grillo per 10 anni, invece di riconoscergli questa legittima vittoria, vuole  farci credere che gli italiani stavano combattendo questa battaglia da 60 anni, non essendo vero?".

Grazie per l'attenzione.
 




 
 
·