sabato 23 giugno 2018

Di che cosa stiamo parlando?




di Sergio di Cori Modigliani



1). Problemi relativi all'apertura di un esercizio commerciale.
2). Problemi relativi all'acquisizione di credito bancario agevolato per giovani che intendano dar vita ad una nuova impresa.
3). Immediato pagamento da parte dello Stato dei debiti dovuti a imprese per lavori e competenze eseguite.
4). Certezza della pena.
5). Immediata accelerazione dei processi, sia penali che civili.
6). Semplificazione della macchina burocratico/amministrativa cancellando 400 o 500 leggi inutili, inventate al solo scopo di mettere i bastoni tra le ruote a tutti coloro che osano intraprendere una attività senza godere di malleveria partitica.
7). Garanzia legale di rispetto della concorrenza nel campo di attività legate al mondo della produzione editoriale, televisiva, mediatica, attaccando il concetto di malleveria politica.
8). Aumento immediato delle pensioni sociali per aggredire immediatamente le sacche di povertà.
9). Divieto ai magistrati di candidarsi in politica e/o cariche dirigenziali nell'amministrazione della cosa pubblica statale.
10). Salario minimo garantito e certificato
 

.............................più un'altra cinquantina di punti fondamentali.

Ho scelto soltanto -in stile random- alcuni dei problemi più veri che noi italiani sappiamo corrispondere, nella realtà, agli autentici bisogni della gente. 
Nessuno di questi punti è stato neppure contemplato, affrontato, discusso, da parte dell'attuale governo.
E voi mi scassate la minchia tutti i giorni pretendendo da me, nel nome del pueblo unido, che io mi occupi dei rom e degli emigranti come se questi due elementi fossero i 2 più importanti aspetti -strutturali quanto decisivi- per migliorare la situazione degli italiani?

miei cari concittadini livorosi.....







di Sergio di Cori Modigliani


Cari concittadini italiani ossessivamente ossessionati:
 

perchè invece di accanirvi su quanto guadagna e come spende i suoi soldi Roberto Saviano, non investite altrettanta energia per accanirvi con i camorristi/mafiosi/'ndranghetisti presenti sul territorio dove voi abitate?
 

E (rivolto a el pueblo unido pentastellato): 

perchè invece di accanirvi con livore e malcelata invidia su Alessando Di Battista, pretendendo di sapere come guadagna i suoi soldi e come li spende, non investite altrettanta energia per porre le stesse domande a Davide Casaleggio? #forticonideboliedeboliconiforti

venerdì 22 giugno 2018

Perchè il M5s fa dettare l'agenda politica del governo a Salvini?



di Sergio di Cori Modigliani



 1). Pensavo che l'immediata lotta alla povertà -con un decreto ad hoc efficiente ed efficace- fosse la priorità assoluta del M5s.
                                      (come da campagna elettorale)
1a). Sapevo con certezza che la cosiddetta "emergenza immigrati" fosse la priorità assoluta della Lega di Salvini.


2). Pensavo che una immediata idea progettuale tesa ad aggredire la disoccupazione fosse la priorità assoluta del M5s.
                                       (come da campagna elettorale)
2a). Sapevo con certezza che la cosiddetta "emergenza immigrati" fosse la priorità assoluta della Lega di Salvini.


3). Pensavo che una immediata idea operativa in relazione al reddito di cittadinanza fosse la priorità assoluta del M5s.
                                       (come da campagna elettorale)
3a). Sapevo con certezza che la cosiddetta "emergenza immigrati" fosse la priorità assoluta della Lega di Salvini.


4). Pensavo che un intervento pubblico immediato basato su una ampia visione programmatica avrebbe posto sul tavolo la questione Ilva, la questione Amazon, la questione Google e la No-tav Torino Lione, da sempre cavalli di battaglia del M5s.
                                       (come da campagna elettorale)
4a). Sapevo con certezza che la cosiddetta "emergenza immigrati" fosse la priorità assoluta della Lega di Salvini.


5). Pensavo che una discussione ufficiale e pubblica relativa alla vendita di armi e alla posizione militare dell'Italia in campo internazionale sarebbe stata priorità assoluta del M5s.
                                        (come da campagna elettorale)
5a). Sapevo con certezza che la cosiddetta "emergenza immigrati" fosse la priorità assoluta della Lega di Salvini.


e poi ci sarebbero i punti 6,7,8,9 e 10. 

Ma mi fermo per rispetto alle cinque stelle tanto decantate.

Evidentemente pensavo male, lo ammetto.
Evidentemente sapevo molto bene come stavano le cose.


Mentre capisco, comprendo e prendo atto della esultanza entusiastica del popolo leghista dinanzi alla coerenza del loro leader che, con un modesto 17%, ha preso le redini del governo e ha imposto la propria linea rispettando ogni promessa fatta in campagna elettorale, ebbene...non riesco a capire e non riesco a comprendere come sia possibile che il popolo pentastellato, invece, accetti passivamente l'idea che il loro 32,5% non valga neppure la metà del 17% leghista.
Mi pongo due domande da italiano che osserva:
Come mai tutto ciò?
Come è possibile?


E le domande non sono affatto retoriche: sono reali, non virtuali.

mercoledì 13 giugno 2018

Benvenuti in manicomio: lettera dall'aldilà.






di Sergio Di Cori Modigliani

Mi piace parlare con i morti eccellenti, sia quelli pubblici che privati. 
Quando penso a mia madre e coltivo dentro di me la sua ineluttabile scomparsa, allora le scrivo una lettera che invio all'immaginario indirizzo dell'Eterno. 
E mi cullo nell'attesa di una sua risposta, una nostalgia che coltiva il pensamento.
Certe volte mi arriva in sogno, in una immagine improvvisa, nel suo sorriso scovato tra due nuvole che gareggiano per coprire la luna al tramonto.
Poi ci sono le missive agli amici immortali, Colette, Giuseppe Garibaldi, Eva, Jean Paul Sartre...e qualche altro migliaio di loro colleghi.
A tratti, anche se non sempre, arrivano le risposte all'ufficio postale del signor Google.
E' la parte che più mi piace di questo universo tecnologico che mi fa orrore.

Questa qui di seguito è arrivata questa mattina in seguito a delle mie pressanti e angosciose domande relative al momento che stiamo vivendo.
E' stata scritta da un grande pensante europeo nell'ottobre del 1936 a New York, in un periodo storico molto simile a quello che stiamo vivendo oggi.

Poichè proviene dall'Aldilà e quindi appartiene a tutti, la condivido qui con voi.

Eccola:
 


"Come psicologo sono profondamente interessato ai disturbi mentali, in particolare quando contagiano intere nazioni.
Voglio sottolineare che disprezzo la politica di tutto cuore: 

non sono nè un bolscevico, nè un nazista, nè un antisemita. 
Sono uno svizzero neutrale e perfino nel mio paese non mi interesso di politica, perché sono convinto che per il novantanove per cento la politica sia solo un sintomo e che tutto faccia tranne che curare i mali sociali.
 

Circa il cinquanta per cento della politica è detestabile perché avvelena la mente del tutto incompetente delle masse. Ci mettiamo in guardia contro le malattie contagiose del corpo, ma siamo esasperatamente incauti riguardo alle malattie collettive, ancora più pericolose, della mente.
 

Faccio questa dichiarazione per scoraggiare sin dall’inizio ogni tentativo di coinvolgimenti in qualsivoglia partito politico. Ho delle buone ragioni per farlo: il mio nome è stato più volte portato nella discussione politica che, come ben sapete, si trova attualmente in uno stato febbrile. E’ soprattutto a causa del fatto che mi occupo delle incontestabili differenze all’interno della psicologia nazionale e razziale che si è verificata una serie di fraintendimenti quasi fatali e di errori pratici nelle relazioni internazionali e nelle frizioni sociali interne.
In un’atmosfera come questa, politicamente avvelenata e surriscaldata, è diventato praticamente impossibile condurre una discussione scientifica sana e spassionata su questi problemi così delicati eppure estremamente importanti.
 

Discutere pubblicamente questi problemi avrebbe più o meno la stessa efficacia di un direttore di manicomio che si mettesse a discutere le particolari fissazioni dei suoi pazienti proprio in mezzo a loro. Vedete, il fatto tragicomico è che tutti sono convinti della loro normalità, esattamente come il dottore stesso è convinto del proprio equilibrio mentale…»

(Carl GustavJ ung – Comunicato stampa in occasione di una visita negli Stati Uniti – 
4 ottobre 1936)

sabato 9 giugno 2018

Liberiamo il "Pensiero Forte" contro l'ipocrisia del nuovo mainstream.


di Sergio Di Cori Modigliani

L'Italia è la patria del Pensiero Debole.

Il nostro premier Giuseppe Conte, in Canada, esordisce mantenendo intatta la tradizione politica della cultura italiana.
Non è una novità.
Quindi, è una buona notizia che può procurare sollievo a tutti i detrattori dell'attuale "governo del cambiamento":
rimarrà tutto come prima, in mancanza di un cambio di paradigma culturale. Perciò state calmi, niente paura.
Nel Quebec, Conte si schiera con Trump e sostiene il ripristino della Russia nel consesso dei G7. Per due ore è il coccolo d'oro degli yankees. Dopo due ore firma la dichiarazione Ue che formalmente boccia la proposta di Trump e la rispedisce al mittente.
Niente di che.
Per noi è norma.
Nell'estate del 2013 (governo Letta, ministro degli esteri Bonino) quando si stava vivendo la crisi siriana e gli Usa stavano decidendo se intervenire militarmente in Syria, nel corso del G20, l'Italia si iscrisse "contemporaneamente" nella lista di coloro che volevano l'intervento americano in Syria e nella lista di coloro che lo osteggiavano. Rimase lì per 50 ore provocando una mini crisi diplomatica per lo sconcerto quando venne scoperto l'inghippo. Imbarazzanti per davvero furono allora le arzigogolate spiegazioni cui fu costretta Emma Bonino.
Per non parlare di quanto avvenne tra il 5 e l'8 settembre del 1943 quando, mentre gli italiani erano in guerra a fianco della Germania e Giappone, il nostro prode maresciallo Badoglio firmava l'alleanza formale con gli Usa di nascosto, senza almeno avere creato qualche via di fuga per i nostri militari. Sarebbe diventata "ufficiale" alle 9 del mattino dell'8 settembre. E così i nostri poveri soldati, come al solito mandati al macello, si sono ritrovati sbandati, senza catena di comando, confusi nel ricevere ordini superiori contraddittori e molti di loro finirono prigionieri in Germania.
 

La solita e perdente politica dei due forni.
 

Idem tra il 22 e il 25 maggio del 1915, record planetario: l'unico esercito al mondo che per 72 ore è stato in guerra contemporaneamente con le due parti contrapposte dei belligeranti.
La tradizione viene rispettata, quindi.
Non vediamo alcun cambiamento.


Voglio per il mio paese un cambiamento "reale", invece, e quindi pretendo l'atto di fondazione del "Pensiero Forte": questo sì sarebbe un cambiamento.
Sostenere con vigore una posizione, assumendosene ogni responsabilità argomentando le proprie ragioni.
 

E invece, il messaggio che viene dato alla nazione è il seguente:

"Caro popolo, qui è il vostro avvocato che vi parla e vi spiega come vanno le cose al fronte: voi tutti sapete che noi vogliamo la Russia al G8 ma sapete anche che la Ue non lo vuole. E così noi appoggiamo Trump e Putin, facendo loro capire che stiamo insieme ma firmiamo con la Ue perchè non possiamo fare troppo casino; in questa fase è bene far loro credere che siamo d'accordo con Francia e Germania e sosteniamo la Ue, anche se non è vero. Ma siccome noi siamo furbi e più furbi degli altri, da lunedì possiamo dire che stiamo con la Russia se a farci la domanda è Trump e che stiamo contro la Russia se a farci la domanda è Macron. Perchè noi siamo il governo del cambiamento".

Bel messaggio ai mercati, davvero rassicurante.
Non voglio più i furbi al potere.
Voglio un mondo governato da adulti.
Sarebbe ora per noi italiani di pretenderlo.

lunedì 28 maggio 2018

La Lega all'attacco.



"Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale."
                                                                                      Presidente Sergio Mattarella.




di Sergio Di Cori Modigliani

La Lega e il M5s hanno impostato l'intera campagna elettorale su emigrazione/sicurezza, reddito di cittadinanza e la inderogabile necessità di asfaltare Renzi ed eliminare la sinistra dallo scenario della Politica. Nessun autorevole dirigente nè della Lega nè del M5s ha mai sostenuto chiaramente di a) voler uscire dall'euro, b) voler uscire dalla Ue. Anzi. Hanno tranquillizzato gli elettori (per sedurli) sostenendo il contrario, di fatto ingannandoli. Entrambi i punti erano e sono gli obiettivi di Marie Le Pen e di Vladimir Putin. Nel corso della trattativa per il governo, Di Maio - che si è dimostrato pessimo negoziatore (quindi pessimo politico) ma ottimo comunicatore e demgagogo- non si è reso conto che Salvini lo stava risucchiando dentro la sua area alterando la struttura del pensiero politico di cambiamento dei pentastellati. E così, il 3° partito italiano ha imposto al 1° partito italiano la sua volontà, il suo uomo all'economia, al tesoro e alla finanza, il suo uomo agli interni, promuovendo e accettando un personaggio secondario e " fiacco" (un tecnico esterno) come premier. Quindi, la verità -sotto gli occhi di tutti- sta nel fatto che Salvini ha spazzato via Di Maio "annullando la sua voce" e capovolgendo l'esito delle elezioni del 4 marzo; di fatto assumendo il potere decisionale all'interno dell'accordo di governo e ponendosi come il socio più forte mentre era -dato reale- il più debole (32% contro il 17%).
E così Salvini è andato allo scontro contro Mattarella da solo, evento ed eventualità che il M5s non voleva e non auspicava affatto. Salvini ha tradito la fiducia di Di Maio e ha violato la regola base di un accordo di alleanza, il suo obiettivo, infatti, era (evidentemente) quello di alzare il livello dello scontro per andare da solo alle elezioni e fare il botto.
Ieri alle ore 18, sia Davide Casaleggio, sia Roberto Fico, sia Nicola Morra, si sono espressi pubblicamente in forma decisa dichiarando "confidiamo nella saggezza del presidente Mattarella convinti che opererà la scelta migliore per il paese".

Due ore dopo, in un comizio, Di Maio ne chiedeva la testa lanciando l'impeachment, dal quale "immediatamente" Salvini ha preso le distanze, ritornando nei ranghi al "servizio" di Berlusconi e chiedendo al Presidente di fissare al più presto la data delle elezioni.
In tal modo, Di Maio ha perso tre volte ed è finito in un angolo. Se gli amici pentastellati non si fanno venire in mente una immediata idea operativa di natura squisitamente politica (e non soltanto mediatico/virtuale) l'intero bacino elettorale finirà nella Lega grazie al traghettamento da M5s alla Lega che la Meloni (molto abile) sta effettuando in queste ore. 


Buona fortuna.

sabato 14 aprile 2018

La tragica farsa di Damasco



di Sergio Di Cori Modigliani

Tranquilli! Non sta accadendo proprio nulla.
Caso mai è proprio questo il problema.
Non perdete tempo ed energia facendovi sommergere dall'ansia e dall'angoscia.        Cercate di trascorrere un sereno week end primaverile, non scoppierà nessuna guerra e non esiste nessuna guerra fredda. 
Anzi. 
La mia impressione è che mai come in questo momento russi e anglo-americani siano andati così d'accordo. La situazione mi appare molto simile a quella che esisteva nel 1938 quando, sia a Washington che a Londra, si spiegava al proprio pubblico nazionale di elettori che il grande Male Assoluto era rappresentato da Josif Stalin e dai suoi bolscevichi, mentre -sottobanco- si parlavano tutti i giorni per consolidare la loro vincente alleanza militare (ma questo lo avremmo saputo soltanto alla fine della guerra). Il loro vero nemico era Adolf Hitler.
Così oggi sia per i russi che per gli americani, amorevolmente alleati e innamorati consenzienti nel tentativo di colpire i loro due comuni nemici: la Cina e la Ue.
Una situazione molto complessa e anche ardua da leggere e comprendere a meno che non ci si senta talmente liberi e leggeri da poter avere una visione disincantata sulla realtà in cui viviamo, ovvero quella dell'era mediatica post-moderna.

Discutere su armi chimiche sì o armi chimiche no, sul cattivo Trump belligerante o sul perfido Putin belligerante, è inutile e perdente: è un teatro obsoleto.
Nei decenni, Hollywood e il noir francese ci hanno insegnato che per due appassionati amanti fedifraghi (entrambi a loro volta coniugati con persona gelosissima) il modo migliore per farla franca e non farsi scoprire, consiste nel creare una gigantesca messinscena di depistaggio basata sul sostenere pubblicamente, apertamente e smaccatamente, che il proprio amante adorato è persona meritevole di disprezzo, indignazione e forse addirittura odio. Se si tratta di commediola frizzante, finiranno tutti a letto insieme, se invece si tratta di un noir, finisce a coltellate. Comunque sia, la tecnica è sempre la stessa: mettere in piedi una gigantesca operazione di depistaggio.

L'unico vero nemico è colui (vale per le nazioni ma anche per un soggetto politico unico o partito) che dichiara la propria volontà di "non allineamento". 
In questo caso sottraendosi alla logica business della vendita di armi.
I due contendenti non sono Usa e Russia: loro fanno "ufficialmente" il lavoro sporco a nome di tutti, ma non perchè siano buoni, bensì perché è la merce ideologica principale che loro devono vendere al loro rispettivo elettorato in patria: soldi, muscoli, sicurezza, nazionalismo, sovranismo.
Su un sito internazionale gestito da americani e russi insieme, qualche settimana fa, con squisito cinismo degno di Goebbels, alcuni militari facevani i conti della spesa, da cui veniva fuori che (complessivamente) la guerra civile in Syria ha prodotto, nell'ultimo quinquennio, un fatturato complessivo di circa 2.000 miliardi di dollari.
Vale più di Google e facebook messi insieme.
Non sono 2 gli attori in campo, bensì 20.
Se permettete è un po' diverso.
Intendiamoci, per quei poveri disgraziati innocenti -parlo qui dei circa 400.000 civili uccisi- morti in Syria in questi anni tutto ciò è irrilevante.
Ma non lo è per noi, o meglio. per chi vuole capire quale sia la messinscena.
I 20 attori sono: Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia, Stato del Vaticano, Italia, Syria, Israele, Autorità palestinese, Egitto, Giordania, Turchia, Qatar, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Iran, India, Pakistan, Australia.

Si tratta di un business collettivo, e questo soltanto per ciò che riguarda il Medio Oriente.

Siamo nel mondo mediatico della post-verità.
Anche discutere, per sport, sul vero e sul falso, è inutile in quanto obsoleto.

La realtà di oggi che ci pone nuovi interrogativi, è comprensibile osservando con attenzione il disegno che vi ho proposto nell'immagine di accompagnamento di questo post: se noi ci troviamo a 38° nord-est ci fanno vedere un pittore edile che sta verniciando il soffitto, ma se invece ci spostiamo a 64° sud-ovest e vediamo la stessa scena (che ci viene presentata come "fatto oggettivo"  o "insindacabile verità") ci rendiamo conto che si tratta di un piastrellista che sta sistemando il pavimento.

Ciò che conta, quindi, oggi, non è più il fatto in sé. Il mondo virtuale ha affossato la verità.
Ciò che conta è la percezione di un fatto, di un evento e non più la sua sostanza: è il marketing pubblicitario che ha sostituito il contenuto, privo quindi di valore.
Che senso ha discutere e magari litigare pure, sostenendo che c'è un edile che sta sistemando il soffitto quando si sta parlando a un altro essere umano -magari in buona fede come noi- il quale, invece, vede un simpatico piastrellista?

Di questo dovremmo parlare, essendo il nuovo trend della discussione planetaria: come restituire Senso alla sostanza, valorizzare il contenuto e quindi sostenere il merito sottraendo se stessi all'imbattibile seduzione della percezione che ci avvolge con il diabolico mantello di ciò che appare ma non è detto che sia?

Tutto ciò per dire la mia opinione sulla Syria: non accadrà nulla di irreparabile a breve termine: i 20 attori hanno stabilito che il pianeta Terra può permettersi di fare a meno di qualche milionata di siriani ed è molto probabile che puntino su questo stallo almeno per i prossimi cinque anni. Per tutti loro, è guadagno certo e assicurato. 
Come dicono in America: is just money in the bank!

Tranquilli, quindi, non accadrà nulla di più di ciò che sta accadendo.
Ovverossia, per noi non sta succedendo niente.
Ma se lo andiamo a chiedere a una famiglia borghese siriana che vive nel centro di Damasco, la sua opinione sarà davvero molto diversa dalla nostra: ci parlerà del piastrellista.

Ma noi stiamo qui.
Per i siriani è una vera tragedia.
Per noi è una farsa.

 

sabato 27 gennaio 2018

In Memoriam....per un'Italia diversa.


sabato 27 gennaio 2018

Sei anni fa avevo pubblicato questo post.
Sottolineavo con forza l'assoluta necessità di coltivare la memoria storica collettiva della nostra nazione per affrontare il problema che il sottoscritto riteneva fosse fondamentale nel 2012: l'inatteso rigurgito del nazifascismo in Italia. Pensavo e speravo che il mio contributo servisse a stimolare un dibattito e un confronto sul tema.
Non fu così.
Restò una speranza.
Lo ripropongo oggi, esattamente come era.



venerdì 27 gennaio 2012
di Sergio Di Cori Modigliani


Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
                                                                             Art.21 costituzione della Repubblica Italiana.
Oggi, ufficialmente, ricorre il giorno della memoria, in ricordo delle vittime della persecuzione nazista ai danni degli ebrei, la cosiddetta Shoah, iniziata ufficialmente nel 1933 in Germania e conclusasi nel maggio del 1945.
Da quando è stato istituito il Giorno della Memoria delle vittime della Shoah, altre giornate sono state stabilite per ricordare avvenimenti che hanno sconvolto la storia del XX secolo. Personalmente sono d’accordo con lo storico Georges Bensoussan, il quale sostiene che “in tal modo si è venuta a creare una mistica della memoria che rischia di portare all’esatto contrario dello scopo che si prefigge, cioè a un’amnesia collettiva, in virtù del fatto che grazie alla forme retoriche e spettacolari che l’evento ha assunto lo ha trasformato in un fatto mediatico, e quindi questa memoria tende ad avvolgere i crimini compiuti di un’aura arcaica e ancestrale, isolandoli dal loro contesto storico reale, facendo così dimenticare che in realtà furono il prodotto più violento della nostra modernità”.
La Shoah, al di là delle testimonianze storiche, del lavoro degli storici, delle spiegazioni, delle risposte politiche e psicologiche che sono state date alla “soluzione finale” voluta da Adolf Hitler, è stato soprattutto –più di ogni altra cosa- un fatto esistenziale interiore, vissuto dagli ebrei sulla loro carne, sulla loro pelle, sulla loro identità.
Per gli ebrei, la Shoah non è un fatto storico, bensì un elemento emotivo.
La “memoria” di ciò che è accaduto non viene innescata alla mezzanotte del 26 gennaio per poi spegnersi alla fine del 27 gennaio, dopo le solite presenze dei soliti noti nei vari talk show, documentari alla tivvù, fotografie di repertorio. E’ una parte integrante e indissolubile del loro essere come persone sociali e non c’è momento della loro vita nel quale non mantengano dentro di sè il ricordo di quella tragica vicenda.
Da quando in Italia è stata creata la Giornata della Memoria, tutte le istituzioni e tutte le personalità politiche ai più alti livelli rappresentativi partecipano in maniera molto visibile, facendo in modo di garantire con la propria presenza una specie di assicurazione pubblica che in Italia, un fenomeno di questo genere non avverrà mai.
Ma allo stesso tempo, proprio in virtù di questo esagerato, lapposo e demagogico presenzialismo, è scattato un gigantesco fenomeno di censura e di negazionismo che si è sviluppato sempre di più negli anni, con geniale e strategica abilità, finendo per costruire una realtà storica che presenta la “soluzione finale” come un’aberrazione e una follia criminale dei tedeschi malvagi e con la consueta presentazione di italiani eroici che hanno salvato tanti ebrei tra il 9 settembre del 1943 e il 25 aprile del 1945 durante l’occupazione tedesca militare del suolo italiano.
Così facendo, la destra italiana partecipa in prima fila nell’esaltazione della Memoria Storica, nel nome di un’amnesia collettiva e subdolamente negazionista: non si parla mai di chi, quando e come ha iniziato ad applicare la soluzione finale nel territorio italiano, evento che si è storicamente verificato cinque anni prima che un solo tedesco entrasse dentro ai nostri confini geografici.
Questo è il motivo per cui mi rifiuto, in quanto ebreo italiano, nel giorno della memoria, di offrire ai lettori come immagine in bacheca la solita immagine di deportati ad Auschwitz, di bambini macilenti, di donne dalla figura spettrale con tanti cadaveri ammonticchiati, con i soliti tedeschi cattivi che indossano il cappotto di pelle nera.
In bacheca vedete la prima pagina del Corriere della sera in data 11 novembre 1938.
Basta leggere i titoli con attenzione per capire.
Il giorno “ufficiale” in cui il fascismo e Benito Mussolini gettano l’ultima delle loro maschere e danno vita alla più sconvolgente follia criminale mai perpetrata nella storia di questo paese: l’identificazione dei cittadini italiani di etnia ebraica (era sufficiente che fosse ebreo anche uno solo dei quattro nonni e dal 1941 anche uno solo dei quattro bisnonni) e l’attribuzione a quelle persone della dizione “appartenente a razza inferiore dimostrata scientificamente, e di conseguenza non capacitati né legalmente atti alla partecipazione collettiva e sociale in termini di lavoro, occupazione, attività statali, siano esse civili, militari o religiose”.
Con decreto legislativo firmato dal duce Benito Mussolini e controfirmato da Sua Maestà Vittorio Emanuele III di Savoia, Re d’Italia, coadiuvati da una lettera con sigillo firmata dal Papa che approvava a nome della chiesa cattolica di Roma tale editto, il fascismo creava –per la prima volta nella storia di questo popolo- il concetto legale di “pulizia etnica” stabilendo una gerarchia razziale e ponendo le condizioni per identificare cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Di tutto ciò, presentato nei suoi aspetti narrativi ed esistenziali, in Italia si parla poco, pochissimo, quasi niente. Agli italiani è stato fatto credere che il fascismo sia stato una specie di semi-barzelletta un po’ farloccona, gestita da alcuni prepotenti magari un po’ esagerati (dopo tutto siamo italiani), una specie di farsa che poi si è trasformata in dramma sfociando in tragedia quando sono entrati in scena i veri cattivi, cioè la gestapo tedesca. Tant’è vero che nell’ultimo decennio è fiorita addirittura tutta una scuola di pensiero che finisce sempre nello stesso punto: minimizzare e “storicizzare” il fascismo, in tal modo riuscendo –da bravi italiani irresponsabili- ad attribuire l’esclusiva responsabilità dei fatti ai perfidi tedeschi. Non è stato così.
E poiché di memoria si parla, che memoria sia.
E’ una pagina della storia ancora negata, silenziata, dopo 73 anni, se ne parla appena e sempre in maniera confusa, pressappochista.
E’ stato invece l’atto ufficiale con il quale una banda di criminali ha eliminato il concetto di Legge, di Diritto Civile, emanando un decreto il cui unico scopo consisteva nell’avere carta bianca per eliminare fisicamente dei concittadini che non avevano commesso alcun reato, approfittando di tale evento per impossessarsi dei loro beni, dei loro averi.
Fu il primo atto storico di costituzione in Italia del concetto di “casta privilegiata”.
E non è certo un caso che non viene raccontata oggi la verità storica di quei tempi, perché troppi sarebbero i nessi con gli atteggiamenti e i comportamenti dell’attuale classe politica contro la quale ogni giorno ci si indigna.
I Scilipoti di oggi, i Borghezio di oggi, il mercanteggiamento ignobile dei voti in parlamento, sono figli legittimi del fascismo e delle leggi razziali. Da lì veniamo.
Ma gli italiani non lo sanno.
E solo attraverso il ricordo di una memoria di narrativa eistenziale privata è possibile sapere come sono andate le cose. A differenza dei "perfidi tedeschi" che dal 1945, assumendosi tutta la responsabilità dei loro atti, senza dar tregua a se stessi, invece di operare un processo di revisione, hanno aderito al ben più profondo collettivo senso di lutto generalizzato, per poi riemergere dal buio della Storia come una etnia rinnovata, aperta e disponibile ad una idea democratica autentica del vivere civile, in Italia invece si è scelta la strada della amnesia collettiva.
Provengo da una famiglia italiana che ha subito le leggi razziali, e tuttora ne porto su di me –che sono nato vent’anni dopo- le ferite e il danno subìto.
Mia nonna paterna, Rachele Bemporad, era una grande imprenditrice triestina. Era il più importante editore del regno, associata con l’ingegner Marzocco, da cui la celebre casa editrice Bemporad Marzocco. Il 12 novembre del 1938 (tutto avvenne in maniera molto veloce per approfittare dell’effetto sorpresa) si presentarono nel suo ufficio a Firenze dove era la sede centrale e le comunicarono che la sua impresa era stata requisita, comprese dodici tipografie e sei magazzini con 80.000 volumi dell’archivio. Non le consentirono neppure di telefonare a un avvocato. I conti correnti nelle banche vennero chiusi e i soldi trasferiti direttamente sul conto corrente intestato a “Ufficio Difesa della Razza”.
Ritornò a casa e comunicò a mio nonno che non avevano più nulla.
Mio zio, il fratello di mio padre, un precoce ed eccellente medico, era allora vice primario all’ospedale San Camillo, a Roma. Lavorava come chirurgo. Alle quattro del pomeriggio, dopo essere uscito dalla sala chirurgica per una lunga operazione venne convocato alla direzione sanitaria al pianterreno. Venne accolto da un suo collega, in divisa, un medico di vent’anni più anziano che mio zio considerava un inetto e pessimo medico, e aveva deciso di non volerlo neppure come secondo assistente in sala chirurgica. Costui gli comunicò che era licenziato, la sua laurea era revocata e non avrebbe mai più potuto esercitare la sua professione in Italia. Quel mediconzolo prese il suo posto (oltre, pare, al suo conto corrente nella banca dell’ospedale) e si auto-promosse vice-primario. Nomina che venne confermata immediatamente per “meriti acquisiti nel difendere la purezza della gloriosa razza italica”.
Mio padre, invece, aveva un suo studio commercialista tributario e di mediazione finanziaria in borsa.
Arrivarono alle ore 17 con la carta che certificava la sua cancellazione dagli albi professionali. Gli venne requisito l’ufficio e sottratta la proprietà e si impossessarono di tutti i conti correnti dei clienti, la maggioranza dei quali erano cattolici che non ebbero la possibilità di protestare. Chi lo fece, finì in carcere sotto l’accusa di “aver prestato la fiducia a individui appartenenti a razza inferiore”.
Mio nonno aveva sei tipografie. Era stato lo stampatore d’arte di Boccioni, di de Chirico e del grande Savinio. Anche lui, alle ore 19, si vide arrivare i funzionari dell’ufficio della razza che gli comunicarono la notizia dell’avvenuta espoliazione.
Iniziò così, in tutta Italia.
Bande di nullafacenti, approfittatori, opportunisti, andarono a spulciare nelle anagrafi di tutta Italia sperando di trovare un antenato ebreo nell’800 del vicino di casa per poter avere la scusa di presentarsi a casa di qualcuno e portargli via tutto, oppure ricattarlo e imporre il pizzo. Furono milioni gli italiani che subirono il ricatto e pagarono mensilmente per anni una tassa clandestina perché non si sapesse che un loro nonno era ebreo.
In Italia nel 1938 bastava avere “un quarto soltanto di sangue ebreo nelle vene per poter giustificare l’applicazione dell’editto regio”.
Di queste storie, di queste vite stroncate, in Italia non se n’è parlato mai.
Mai.
Se non tra ebrei.
Quando si parla della Shoah, avrete notato, in Italia si fa iniziare la storia dopo il settembre del 1943, quando sono arrivati i tedeschi. E invece era iniziato tutto cinque anni prima.
Fu l’inizio di una cultura che sostituì l’arroganza e l’avidità di denaro al concetto di merito e competenza tecnica.
E promosse i furbi, i cinici, gli approfittatori.
Tutte le tipografie dei miei nonni e i magazzini dei libri vennero venduti subito ad un prezzo dieci volte inferiore del loro valore ad un abile tipografo di Milano, un certo Arnoldo Mondadori, dotato di buone conoscenze in Vaticano, il quale si prese anche altre sei piccole ma solide case editrici nell’Emilia, a Torino, nel Veneto.
A gestire “culturalmente” l’operazione fu un certo Telesio Interlandi, direttore responsabile di una rivista che si chiamava “La difesa della razza”. Il suo editorialista di punta era un avvocato molto ambizioso, di Arezzo, che lavorava come assistente di ruolo alla cattedra di Diritto Pubblico a Roma. Si chiamava Amintore Fanfani.
Venti giorni dopo, a Napoli, il preside della celebre “scuola di diritto latino” della facoltà di giurisprudenza, Massimo Ferrara (cattolico), un giurista stimatissimo in tutto il mondo, contestò la legge razziale sostenendo che aveva una falla che ne decretava la sua inammissibilità. Si rifiutò di applicarla con dieci ebrei che lavoravano nel suo istituto.
Amintore Fanfani, accompagnato da Interlandi e da dieci squadristi si presentò in facoltà. Lo prese a schiaffi davanti agli studenti e gli impose le dimissioni.
Un mese dopo, Fanfani diventava ordinario alla cattedra che gli aveva sottratto.
Fu la presa del potere dei furbi, degli ignavi.
Fu l’assassinio della cultura d’impresa e l’inizio del seme dell’abilità trasformista.
Oggi, gli ebrei, in Italia non sono più il nemico istituzionale né il nemico di mercato.
La Storia è cambiata.
E’ molto peggio.
Siamo diventati tutti, ebrei sotto le leggi razziali, in questo gennaio 2012.
Oggi, il nemico delle istituzioni e del mercato, sono tutte le brave persone che pretendono di farsi valere sulla base del proprio merito, che vogliono entrare nel mercato e imprendere avendo accesso a opportunità che la Legge dovrebbe garantire a tutti per diritto costituzionale, sulla base del proprio titolo di studio e delle proprie capacità. Indifferentemente ebrei, cattolici, mussulmani, settentrionali o meridionali.
Ma subiamo tutti, la gogna delle leggi razziali.
Delle “leggi razziali” sui generis, invisibili, non scritte, non costituite. Addirittura democratiche e quindi impossibile da denunciare: colpiscono chiunque e dovunque.
Se oggi l’Italia è così com’è è anche grazie al fatto che è stata negata a questo popolo l’opportunità di avere accesso alla Memoria storica di quei tempi, perché pochi, pochissimi, sanno ciò che è veramente accaduto in Italia dall’11 novembre del 1938 in poi. Gran parte di coloro che approfittarono di quell’occasione per far carriera, per arricchirsi, scegliendo delle impensabili scorciatoie d’opportunità sulla pelle di altri, comportandosi come autentici criminali, sono finiti nei posti di comando nella Repubblica Italiana.
E hanno trasmesso ai loro figli e nipoti quell’interpretazione della vita e del lavoro.
Una concezione aristocratico-oligarchica del potere, basata sull’annullamento dei diritti dei cittadini, sulla cancellazione delle ambizioni, sulla negazione del rischio d’impresa, per poter far trionfare il malaffare. E la corruttela permanente mascherata sempre sotto il manto dell’ideologia, a seconda dei casi, delle mode, dei tempi.
Nel Giorno della Memoria, per renderla più attiva e viva, mi è sembrato giusto ricordare da dove veniamo cercando di non fare della piatta retorica, della demagogia consueta.
Non sono stati fatti ancora i conti con il fascismo che è dentro la spina dorsale della mente italiana, è per questo che l’Italia non riesce a riprendersi.
Ed è per questo che, oggi, i fascisti stanno rialzando la testa sotto nuove forme, nuove sigle, mentite spoglie.
Sanno che non è cambiato niente.
A questo serve la memoria, ed è per questo che è importante.
Perché, come diceva Elie Wiesel “se non sappiamo da dove veniamo, che cosa ci hanno fatto, che cosa abbiamo fatto, come possiamo pretendere di poter avere anche una minima nozione di dove stiamo andando?”.
Che i morti di Auschwitz riposino in pace l’eterno sonno dei giusti.

venerdì 10 novembre 2017

Intervista sull'Italia al prof. Nicola Tranfaglia, docente di "Storia delle mafie": il grande storico napoletano risponde a 13 domande sull'Italia di oggi.





di Sergio Di Cori Modigliani



pubblicato il 10 novembre del 2011
Oggi, facebook mi ricorda questo post datato 73 mesi fa.
Purtroppo, è di agghiacciante attualità.
Come se, da allora, non fosse accaduto nulla. 

Lo ripropongo senza cambiare una virgola.



Senza tema di smentita, ritengo che possa essere considerato uno dei tanti Padri della cultura nazionale, che la nostra Italia, attualmente orfana, nonché dimèntica delle proprie radici e tradizioni, ha avuto e tuttora possiede nel proprio carniere intellettuale: la nostra grande ricchezza non dichiarata e nient’affatto pubblicizzata.

Così come il cosiddetto “grande pubblico” conosce a menadito Vittorio Sgarbi o Giuliano Ferrara,  gli studiosi, gli intellettuali italiani, e tutti coloro che seguono le attività di chi ha da sempre prodotto “cultura” conoscono invece a menadito sia l’opera che l’attività del Prof. Nicola Tranfaglia. Il suo nome, la sua attività, e la sua produzione intellettuale è ampiamente riconosciuta in tutta Europa -e in Italia- dove, pur godendo di un fattore di stima e rispetto riconosciuti, paga il prezzo del suo "esseer andato contro".



 L’elenco delle sue opere importanti è davvero molto vasto.



Nicola Tranfaglia nasce a Napoli il 2 ottobre del 1938.

E’ uno storico politico, uno scrittore, un editorialista e un docente universitario accreditato.

  • Ricordiamo, qui, solo alcuni dei suoi scritti: dal suo primo libro, uscito per i tipi dell’editore Laterza, di Bari, che risale al 1968 “Carlo Rosselli dall'interventismo a Giustizia e Libertà, passando a “Stampa e sistema politico nella storia dell'Italia unita”nel 1986 per l’editore Le Monnier e poi “Le veline del Minculpop per orientare l'informazione” per Bompiani


  • “Come nasce la Repubblica. La mafia, il Vaticano e il neofascismo nei documenti americani e italiani 1943-1947” sempre per Bompiani


  • “La resistibile ascesa di Silvio B. Dieci anni alle prese con la corte dei miracoli” Baldini Castoldi Dalai


  • per arrivare all’ultimo dei suoi libri “Perché la mafia ha vinto” pubblicato nel 2008.


 É attualmente membro del Comitato di Presidenza della Conferenza dei Presidi di Lettere e Filosofia, membro del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali e del Comitato Nazionale di settore per gli Archivi, membro della commissione dei Quaranta Saggi sulla Scuola e del gruppo di lavoro Martinotti riforma universitaria. Nella sua qualità di storico accademico è condirettore della rivista Studi Storici e membro del comitato scientifico della Fondazione Nazionale Antonio Gramsci.

 Con tale curriculum vitae, in un momento di bisogno e di fame culturale competente com’è il nostro attuale, il viso del prof. Nicola Tranfaglia dovrebbe essere noto a tutti in quanto ospite fisso dei numi tutelari della cassa mediatica televisiva gestita dalla sinistra italiana (Gad Lerner, Michele Santoro, Giovanni Floris, e compagnia bella) e invece no. Lui non piace. E’ considerato scomodo, ostico, troppo schivo, poco incline a compromessi di maniera, giochetti sottobanco, autore di verità scomode perché contundenti, in quanto frutto di analisi ponderate, documentazione inattaccabile, un lungo e laborioso lavoro di ricerca e indagine storica professionale. Come lui stesso dice, parlando di sé “ciò che io scrivo, oggi non è gradito ai media” e così lo silenziano. Come se lui non esistesse.

In verità la sua campana a morto è suonata il 2 febbraio 2004, quando, deluso nelle sue aspettative democratiche, abbandonò i DS con una lettera critica scritta a Piero Fassino, che l’inconscio culturale collettivo della sinistra ha scelto e stabilito di far finta che non sia mai esistita.

Attualmente, il prof. Nicola Tranfaglia insegna all’università di Torino “Storia delle mafie”.

Mi ha rilasciato in esclusiva questa breve intervista per il mio blog.

Ho pensato che potesse essere stimolante, per i lettori, ascoltare l’opinione di un grande intellettuale italiano, un libero pensatore meridionale, una personalità esclusa dalle consuete palestre mediatiche perché considerata eccessivamente critica, non avendo mai abdicato al suo ruolo di pungolo costante per stimolare l’uso della libertà di pensiero e dell’apertura della mente.



Risposte a Sergio Di Cori Modigliani da parte del prof. Nicola Tranfaglia.

1). “Qual è la vera posta in gioco, oggi, in Italia?”

E’ una posta importante: la fine o il proseguimento  di un periodo che si avvicina ai vent’anni (dal 1994) in cui un leader populista come l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi è arrivato al potere e, con l’ intervallo di sei anni tra il 1995 e il 2001, ha governato il paese. Con molti effetti negativi collaterali di cui vale la pena segnalare almeno la diffusione dei metodi populisti anche in forze del centro-sinistra e, prima di tutto, nel partito di Antonio Di Pietro, l’Italia dei Valori





2). “La posta in gioco politica è la stessa in campo economico?”

 Sul piano economico la situazione è più complessa perché c’è, da una parte, chi come l’amministratore delegato della Fiat Marchionne sembra perseguire un analogo disegno sul piano dei rapporti con i lavoratori ma non tutti gli imprenditori la pensano così. E bisognerà vedere che cosa succede nei prossimi anni in Europa e nel mondo e quando sarà archiviata la crisi economica che, per ora, attanaglia tutto il mondo sviluppato.





3). “Dovendo spiegare agli italiani, lei che non è un economista ma un famoso e meritevole storico e uomo di cultura, e quindi dal punto di vista di chi può ben rappresentare la Voce Alta della cultura italiana: "E' un bene oppure no rimanere nell'euro per il paese?"

Non ho dubbi sulla opportunità di restare nell’euro per il nostro paese. Il ventunesimo secolo è caratterizzato da una forte competizione e concorrenza tra entità sopranazionali che lottano tra loro. Gli stati nazionali sono in evidente difficoltà. E all’Italia come alla Grecia e all’Irlanda, per parlare di stati in particolare difficoltà, conviene restare agganciati alla moneta europea piuttosto che ritornare alle monete nazionali che sarebbero in difficoltà ancora maggiori nei nuovi tempi.



4). “Perchè l'opposizione italiana di sinistra in parlamento è sempre stata così flebile contro Berlusconi? Sono incompetenti? Collusi? Complici? Poco intelligenti? Irresponsabili?”

Le forze d ‘opposizione al berlusconismo hanno capito con ritardo l’irruzione del populismo nella politica italiana e continuano ad essere divise anche se adesso, dopo diciassette anni di sconfitte continue, incominciano a rendersi conto dell’esigenza molto forte di unità.

Quali sono stati i loro errori ? In parte scarsa competenza culturale, in parte tendenza antica a un certo consociativismo di cui la storia italiana registra episodi antichi e recenti.



5). “Lei è d'accordo con Bersani che sostiene "nel PD non esiste una questione morale e non è mai esistita" ?

E’ difficile esser d’accordo con Bersani perché ci sono stati anche di recente alcuni casi, come quello del consigliere regionale Penati a Milano, che non possono esser liquidati come casi in tutto e per tutto personali.



6). “Quando e perchè -secondo lei- la sinistra, in Italia, ha cessato di essere, per l'immaginario collettivo nazionale, un modello di identificazione in senso etico, morale e culturale, abdicando alla propria funzione di essere rappresentativa come punto di riferimento costante per la società e per i movimenti?”

Il disincanto è incominciato negli anni settanta con il tentativo di “compromesso storico” e quindi si è rivelato con maggior chiarezza di fronte al naufragio precoce del secondo governo Prodi nel 2008. E’ da quel momento che gli italiani hanno cessato di guardare alla sinistra come punto di riferimento costante per la società e per i movimenti e così hanno per la terza volta dato fiducia al populista Berlusconi che era stato già due volte presidente del Consiglio. Con i risultati negativi che oggi possiamo verificare.



7). “Perchè in Italia non è decollato un modello di protesta come "occupy wall street"?

Gli italiani si sono addormentati in questi anni nel sonno del populismo trionfante e non si sono ancora svegliati.



8). “Se lei avesse la possibilità di poter far passare subito dei provvedimenti urgenti in parlamento, che cosa suggerirebbe per migliorare la situazione dell'Italia e degli italiani?”

Come lei ha detto, io non faccio di mestiere l’economista ma è abbastanza evidente che occorrono provvedimenti che vadano nella direzione di inserire i giovani nel mondo del lavoro, di favorire investimenti pubblici legati allo sviluppo del turismo e allo sfruttamento del nostro grande patrimonio artistico e culturale senza trascurare gli aiuti  all’innovazione e alla ricerca scientifica e culturale che le nostre classi dirigenti hanno abbandonato da molti anni. Inoltre una imposta sui grandi patrimoni (gli stessi più noti imprenditori come Della Valle e Montezemolo la chiedono) sarebbe necessaria e si impone allo stesso tempo una lotta più efficace contro l’evasione fiscale



9). “Lei pensa che l'uscita di Renzi abbia avuto e abbia un suo significato oppure è inutile e puramente mediatico?”

La sortita di Renzi ha avuto un aspetto positivo, legato alla necessità indubbia di confronto e discussione nel maggior partito della sinistra ma sul piano dei contenuti, come ha  ricordato con precisione l’onorevole Rosy Bindi, ha sfondato alcune porte aperte e ha citato come problemi da affrontare questioni che il Partito democratico aveva già affrontato e, a suo modo, risolto in precedenti occasioni. A dimostrazione di una verità che molti non riconoscono di questi tempi: cioè che, nella nostra società, l’informazione politica è peggiorata piuttosto che migliorare, come a prima vista parrebbe.

10). “Lei è l'unica persona di rinomata e riconosciuta cultura che ha avuto il coraggio di sostenere la sconfitta dello stato, come ha spiegato nel suo libro del 2008 "perchè la mafia ha vinto". Che cosa è accaduto? Perchè è accaduto?”

Sono convinto, se è possibile ancor più che nel 2008: le mafie purtroppo hanno sconfitto lo Stato nel nostro paese e controllano una parte rilevante della politica e dell’economia a livello nazionale come, con particolare capacità di penetrazione, in alcune regioni conquistate da tempo come la Campania, la Calabria e la Sicilia e in parte la Puglia. 



11). “Che cosa deve fare oggi un intellettuale per uscire fuori dall'inevitabile solitudine nella quale è stato e viene spinto?”

A mio avviso, due cose: da una parte fare il proprio mestiere rispettando i più importanti principi della costituzione e della convivenza civile; dall’altra continuare ad osservare l’evoluzione politica nazionale e internazionale e far conoscere, se gli viene consentito, la propria opinione. In questo periodo è particolarmente difficile ed io sono presente assai poco sulla stampa italiana perché i miei articoli non piacciono a forze politiche diverse e a volte contrapposte. 



12). “Le risulta che esista, in Italia, uno sbarramento che impedisce l'accesso al mercato editoriale di intellettuali, liberi pensatori, artisti a meno che non siano garantiti da partiti tradizionali e/o associazioni e/o confraternite e/o club e/o organizzazioni criminali?”

Non esiste una ricetta unica. Io direi in generale che bisogna fare in modo di partecipare a quel che si muove nella società e non soltanto nei partiti politici.



13). “Se sì, che cosa devono fare gli esclusi?”

Diciamo che è più difficile di una volta superare sbarramenti giornalistici ed editoriali. Il degrado morale è forte e chi vive in Italia lo avverte, sia se svolga un mestiere che ha a che fare con la cultura, sia che faccia altro. Gli esclusi dovrebbero mettersi insieme e cercare di superare così gli sbarramenti, non sarà un’impresa facile ma è necessario tentare..







copyright "Libero pensiero: la casa degli italiani esuli in patria" di Sergio Di Cori Modigliani.

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