venerdì 21 novembre 2014

In memoriam di una grande benefattrice dei popoli oppressi.



di Sergio Di Cori Modigliani

Ieri i nostri pimpanti media hanno dato l'annuncio che si era spenta la donna più blasonata del mondo, inserita nel Guinness dei primati per questo motivo.
E' la signora la cui fotografia vedete riprodotta in bacheca.
Aveva 88 anni.
Si chiamava Dona Maria Cayetana Alfonsa Victoria Eugenia Francisca Fitz James Stuart y De Silva Falcò y Gurtubay, e poi tutti i vari titoli annessi.
Per gli amici e per il popolo "la duchessa d'Alba", da tutti amata e riverita.
I nostri professionisti dell'informazione si sono divertiti a presentarci questa simpatica vecchietta regalandoci l'immagine di una donna definita "eccentrica", "molto originale", "regina dell'eleganza e del gossip", "benefattrice dell'umanità".
Ci hanno descritto i suoi amori, i suoi patrimoni, e tutte le buone azioni che ha compiuto.
Il taglio della notizia era quello a metà tra la celebrazione di una arzilla vecchietta spiritosa che non ha mai smesso di saltare la cavallina, una madrina delle libere arti e dell'espressione del libero pensiero degli artisti, una grande amante del gusto spensierato della vita.
In verità, la signora in questione è stata, soprattutto, qualcosa d'altro.
Simbolo vivente della rapacità di una oligarchia fatiscente, ancora oggi in prima linea nel pretendere di gestire, controllare e comandare il mondo dei popoli, si è sempre distinta per il suo attaccamento devoto e ossessivo agli interessi economici della Chiesa e per la sua totale deferenza ai calcoli speculativi dei colossi finanziari multinazionali, al servizio del generalissimo Francisco Franco, il più efferato criminale europeo degli ultimi 60 anni. 
In prima linea, quando era giovane, a sostenere in Spagna la persecuzione, la condanna all'esilio e l'eliminazione fisica di ogni oppositore al truce regime, si era distinta alla fine degli anni'50 quando animava le cronache mondane rosa dell'epoca, per la sua partecipazione attiva in Spagna, alla radio, alla televisione e sui quotidiani più in vista, nel perorare la causa della più bieca e retriva conservazione, sostenendo che il dittatore Franco era stato inviato sulla Terra dal cielo, su specifico ordine della Vergine Maria, e doveva essere considerato un uomo benedetto.
Nel 1962 riceve dalle amorevoli mani di Francisco Franco in persona la "Gran Croce e Distintivo Bianco dell'Ordine di Beneficenza", titolo che le consente di entrare in affari in prima persona con le banche vaticane per gestire la capitalizzazione del Banco 'o Espiritu Santo, il più importante istituto finanziario portoghese, diventando quindi amica del dittatore lusitano Salazar e la più importante fornitrice e venditrice d'armi letali a tre nazioni africane (colonie portoghesi) per soffocare nel sangue le rivolte anti-colonialiste dell'epoca. Le aziende da lei amministrate sono state le protagoniste che hanno gestito la mattanza e il genocidio di centinaia di migliaia di persone innocenti soprattutto in Angola, nel Congo belga (grazie alla sua parentela con l'aristocrazia di Bruxelles) e a Cabo Verde. 
Nel 1964 riceve il "Gran Ordine al Merito di Isabella la Cattolica per meriti civili".
In questo caso voleva dire la promozione del Banco Santander (di cui lei era importante azionista di riferimento) come finanziatore primario nella vendita di armi in Africa e nel sostegno degli eserciti di mercenari inviati a massacrare donne  e bambini inermi.
Nel 1974 riceve la "Fascia dell'Ordine del Merito Agricolo".
Infatti, grazie al suo strapotere finanziario, riesce a impossessarsi con la violenza dei grandi possedimenti minerari e agricoli nelle vaste pianure dell'Africa occidentale atlantica, dopo aver eliminato fisicamente ogni forma di opposizione, consentendo agli abitanti della penisola iberica di godere di enormi vantaggi perché oro, argento, uranio, frutta e verdura era per loro gratis, veniva coltivata dagli schiavi. E così la nostra simpatica vecchiettina entra nella United Fruit company e si lancia nel grande business internazionale dell'agricoltura.
Nel 1980 si verifica, però, una spiacevole anomalia nella vita di questa signora.
Allora il mondo era (forse solo apparentemente) molto diverso da oggi e c'era la cosiddetta guerra fredda. Mentre Mosca massacrava gli afgani, gli iracheni, i curdi, gli egiziani, i birmani, i contadini cambogiani, i malgasci, e tanti altri, Washington massacrava gli argentini, i cileni, i boliviani, gli uruguaiani, i brasiliani, i venezuelani, i colombiani, una decina di nazioni africane, e tanti altri. Secondo i dati forniti dall'Onu parliamo di circa 20 milioni di morti innocenti complessive. Ma nell'estate del 1980, quando la Spagna affrontava il dopo Franco morto di vecchiaia (la nostra vecchietta fu tra coloro che declamarono nella Iglesia del Sagrado Corazòn di Madrid l'elogio funebre del grande criminale) entrano in scena i cubani.
L'esercito di Fidel Castro era riuscito (perfettamente equipaggiato e finanziato dai russi) a guidare la rivoluzione angolana, congolese, maliana, subsahariana contro l'imperialismo spagnolo e portoghese. Raul Castro lancia un evento mediatico davvero singolare (a mio avviso l'idea era di Fidel). Istituisce a L'Avana un processo pubblico per crimini contro l'umanità nei confronti dei responsabili dei massacri della popolazione inerme africana (in Italia forse non è mai arrivata neppure la notizia). Il processo, va da sè, non aveva alcun valore reale, ma ne aveva uno immenso dal punto di vista simbolico e politico. Doveva servire, infatti, a dare un grande scossone ai popoli sudamericani per incitarli alla rivoluzione liberandosi dalle efferate dittature che Washington aveva imposto in tutto il continente. In quell'occasione la nostra duchessa venne condannata "per crimini di guerra" all'ergastolo, con l'aggiunta di una citazione maoista che trovo deliziosa. Invece di stare in galera, poichè "andava rieducata" veniva condannata ai servizi sociali come infermiera nei reparti di anziani degenti negli ospedali pubblici africani. Erano gli spettacoli che venivano offerti dai protagonisti della "revolucion bonita" e in Sudamerica ancora se li ricordano.

Quindi la nostra simpatica vecchietta era anche questo.
Lascia un patrimonio cash di circa 600 milioni di euro e un patrimonio finanziario intorno ai 4 miliardi di euro, soprattutto titoli bancari di fondazioni operanti e operative in Spagna, Italia, Inghilterra.
Era una donna molto devota, fervente cattolica ai limiti dell'ossessivo.
Questa mattina, pensando a lei, mi è venuto il buon umore.
Rispettando infatti la sua credenza culturale, la immaginavo entrare nella celeste stanza dove si celebra il giudizio divino dinanzi a San Pietro, per l'occasione pubblico ministero, coadiuvato dal suo consulente eccellente che, da quasi 700 anni, gli fornisce adeguata documentazione sui fatterelli europei, il nostro saggio e sagace Dante Alighieri che ha il compito di applicare la legge del contrappasso.
Dopo una breve udienza, le viene comunicata la sua destinazione finale.
Finisce nel girone degli avidi criminali, nella bolgia dei dissipator infami, dove trascorrerà il resto dell'eternità fino alla fine dei tempi.
Mi piace immaginarla così, all'inferno, dove di sicuro è finita per ciò che ha fatto.

Il motivo per cui ho deciso di scrivere questo post parlando di una persona, pressochè sconosciuta alla stragrande maggioranza dei miei lettori, consiste in una mia esigenza politico-spirituale-mediatica.
Mi ha davvero molto colpito l'enfasi voluta da parte dei nostri media nel dipingere la vecchietta come una Brigitte Bardot.
Se la duchessa d'Alba si conquista il merito di un elogio funebre e i racconti di una favoletta magari un po' piccante ad uso e consumo dei popoli europei, allora vuol dire che possono anche farci credere che Mario Draghi è un benefattore dell'umanità, Matteo Renzi è un poderoso statista con un'ampia visione rivoluzionaria, e Giorgio Napolitano è l'uomo del destino che ha salvato l'Italia dal baratro contribuendo con la sua illuminata generosità a diffondere benessere, sicurezza e garanzie democratiche.

Sapevatelo.

libertè, fraternitè, egalitè.
prima o poi ci riusciremo.

martedì 18 novembre 2014

L'appannata solitudine del vecchio potere maschile e l'insostituibile fascino del nuovo potere femminile.



di Sergio Di Cori Modigliani

Sui media, sul loro funzionamento, e sull'organizzazione del Nuovo Ordine Mondiale.

La grande notizia del giorno è una non-notizia.
La differenza tra una "non-notizia" del 1992 (prima dell'era digitale) e una "non-notizia" del 2014 è molto grossa e di ampio spettro.
Fino al 1992, le non-notizie appartenevano a quella dimensione che veniva identificata e definita "contro-informazione". Circolava seguendo binari e tunnel underground, passaparola, certe pubblicazioni note ai suoi fruitori e ogni tanto qualcosina spuntava fuori e finiva per essere pubblicata sulla stampa corrente.
Nell'era digitale, invece, il termine "contro-informazione" non ha alcun senso e non rappresenta nulla, se non la punta dell'iceberg di mai sopite nostalgie ideologiche e il sintomo di una società obsoleta, fuori dal contesto attuale della quotidianità.
La massificazione del web ha comportato l'estensione ai massimi livelli della libertà di espressione. In rete, infatti, non esiste limite alla possibilità di poter divulgare qualunque tipo di notizia. Questa è però una falsa idea di libertà.
La "libertà d'espressione" nell'era digitale è un falso.
Se viene pubblicata una notizia esplosiva ma la leggono in sette, oppure tale notizia non suscita alcun dibattito, discussione, domande, forum e aggregazione, allora quella specifica notizia non esploderà mai. Quindi, chi gestisce il potere ha la possibilità di non dover neppure censurare o reprimere la libertà d'espressione.
L'importante è che non si diffonda.
Ma non basta.
Poiché in rete si trova di tutto e quindi c'è il rischio che, prima o poi, qualcuno scovi la notizia, è necessario costruire un meccanismo collettivo che agisca sulla percezione e sulla capacità di saper connettere i punti. Se le persone vengono messe nella condizione di non sapere dove andare, non ci andranno mai.
La vera libertà, nell'era digitale, è nella distribuzione e diffusione della notizia e nella sua intrinseca capacità di saper produrre un dibattito.
Una notizia che rimane lì e nessuno la raccoglie, diventa, quindi, una "non-notizia".
La vera libertà non sta più nel dire, bensì nella possibilità di diffondere ciò che viene detto.

Quella che secondo me è la più importante notizia del pianeta negli ultimi giorni è stata "vissuta" in Italia nella più totale indifferenza.
Non c'è quindi da stupirsi se la notizia di oggi diventa una non-notizia: nessuno la coglie.
Parlo qui del G20, riunione presentata nel nostro paese con note folcloristiche, senza fornire alcuna spiegazione, senza alcun dibattito, curiosità, argomentazione.
Intendiamoci, nelle nazioni più vive ed evolute non è stato così.
Ma noi ci occupiamo dell'Italia.
E invece quella riunione è stata fondamentale, perchè poteva (e doveva) servire a comprendere quale sia la funzione attuale di Renzi e quindi comprendere verso quale Italia stiamo andando.
Vediamo di sintetizzare ciò che è accaduto negli ultimi 15 anni.
Berlusconi è servito a gestire la fase 1 dell'era digitale.
E' stato come la Gestapo dell'informazione della cultura.
Mentre il suo socio e co-fondatore di Forza Italia gestiva la parte finanziaria affaristica, lui portava fino in fondo la rivoluzione antropologica della colta e intelligente Italia producendo il genocidio culturale necessario per lanciare l'era digitale: si è appropriato di ogni mezzo di distribuzione e diffusione e condivisione di massa dell'informazione.
Conclusa quella fase con successo, dopo aver imbarcato anche il PD, è arrivato Monti. 
Il suo compito consisteva nel rendere la crisi istituzionale un evento endemico e standard per garantire la necessità inderogabile di far gestire ai colossi della finanza il tesoro italiano e preparare la fase di de-industrializzazione del paese.
Conclusa quella fase con successo, è arrivato Letta, con la fase 3. Il suo compito, a quel punto, consisteva nel riuscire a congelare la situazione impedendo qualunque forma di dinamica, movimento, anche minimo, fintantochè non avessero risolto il problema di chi stampa moneta, di chi la distribuisce e come. E così hanno venduto le quote di Bankitalia a un consorzio di banche -il cui management era gestito da Monti/Berlusconi/PD- che hanno realizzato un doppio guadagno: si sono trovate in mano la delega di un potere immenso e allo stesso tempo si sono garantite per l'eternità di non fallire mai, di non essere denunciate, di non essere sottoposte a ispezione, ecc., ecc.; è come se lo Stato andasse a denunciare se stesso. 
Conclusa quella fase con successo (tutti quei signori, non a caso, sono stati promossi) è arrivato Renzi, con la fase 4. Il suo compito doveva essere quello di governare la fase di passaggio dall'euro al non euro attuando ogni tipo di cambiamento strutturale necessario per fare in modo che a gestire il "paese nuovo del post-euro" fossero gli stessi che avevano gestito "il paese vecchio dell'euro" e che avevano gestito "il paese prima dell'euro".
E' ciò che, a mio parere, sta facendo.
Ed è la ragione per cui, all'improvviso, il fronte del non euro si sta affermando nella percezione di massa. Sembra che abbiano deciso di farlo. Tutto sta nel far credere alla gente che siano stati i popoli a deciderlo, mentre invece sono proprio le banche.

Secondo gli analisti e gli osservatori più attenti e informati, tutto ciò è stato finalmente formalizzato nella riunione del G20, dove il piano di riorganizzazione dell'Europa è apparso chiaro a tutti. In Italia non hanno fatto vedere un bel niente, né la gente ha dimostrato alcun interesse, come se il G20 non fosse ciò che è: il palcoscenico pubblico in cui i detentori del potere planetario si incontrano e fanno capire come intendono gestire l'ordine mondiale.
E' noto che il potere si fonda sul simbolico.
E' fondamentale la produzione, gestione e diffusione di simboli specifici, soprattutto in un'epoca mediatica come la nostra.
Quando Napoleone venne incoronato imperatore, gestì con estrema cura la fase mediatica. In prima persona si occupò della gestione dei simboli da diffondere. Fece sistemare una panca, in prima fila a sinistra, dove vennero invitati 26 tra disegnatori e pittori (i documentaristi e cameramen dell'epoca) per farsi riprendere quando strappava la corona dalle mani del Vaticano e mettendosela in testa pronunciava la frase "Dio me l'ha data guai a chi la tocca". Sei mesi dopo, quella scena girava per tutta Europa in migliaia e migliaia di disegni con la scritta stampata sopra e almeno una ventina di enormi quadri a olio.

Che cosa ci ha detto il G20?
O meglio: che cosa hanno visto gli altri che nessuno in Italia ha voluto vedere?
Non perchè da noi esista la censura. Nell'era digitale la censura non esiste.
Peggio: ormai gli italiani sono diventati ciechi e non vedono più nulla.
In altri paesi, il poco che è stato mostrato ha suscitato discussioni, dibattiti, meeting, forum eccetera.
Tre gli elementi di fondo. Il primo ci spiega che la tendenza del Nuovo Ordine Mondiale attribuisce alle donne un ruolo da protagoniste assolute, non più in seconda linea.
Le quattro big presenti (tutte insieme) sono in grado di aggiustare o distruggere il pianeta con un paio di telefonate; migliorarlo o peggiorarlo, lasciarlo così come sta o cambiarlo.
In diverse parti del mondo si è parlato di quest'aspetto sociologico.
In Italia, non mi pare.
Le signore in questione sono: Peng Liyuan, Angela Merkel, Dilma Rousseff e Christine Lagarde.
Dopo un meeting ristretto di maschi (Obama, Putin, Renzi, il re saudita, Cameron, il premier indiano, Hollande, Xi Jinping, Abe) sono stati raggiunti degli accordi che a qualcuno non sono piaciuti. Era più che visibile. I due tartassati (i video sono impietosi) erano Putin e Renzi. Il premier russo è uscito dalla riunione avvilito, con un'aria davvero afflitta. Renzi, contrariamente al suo standard, mi è sembrato impacciato. Non era in grado neppure di parlare con i giornalisti. Infatti ha confezionato un'unica frase che ha ripetuto, tra l'altro impappinandosi, quattro volte: "Il rigore non basta, è necessaria la crescita e l'Europa deve cambiare strada". Una frase occasionale di circostanza ma che già qualcosa diceva.
Putin, dal canto suo, non riusciva a nascondere il proprio malumore. Ha attraversato l'atrio, è entrato nell'ampio salone che fungeva da tinello ed è andato a sedersi a un tavolo per mangiare. Dopo un po' sono arrivati gli altri, con mogli e interpreti, e si sono sistemati in altri tavoli. Putin è rimasto lì da solo. Peng Liyuan è andata a parlare con la Merkel, la quale ha chiamato la Lagarde. Non c'erano neppure gli interpreti (chissà in che lingua avranno parlato) ma si devono essere capite molto bene. La Merkel ha fatto un cenno a uno dei suoi assistenti il quale ha usato il cellulare. Dopo pochi secondi, dal gruppo si è mossa la Rousseff che è andata a sedersi al tavolo (tondo) con Putin (c'erano coperti per dodici persone). Si è seduta dalla parte opposta, di fronte. La scena aveva qualcosa di ridicolo. Tutti i tavoli erano occupati al massimo della capienza.
La scena era di una tale ovvietà che -è stato subito chiaro- i potenti volevano regalare proprio quest'immagine.
E' naturale chiedersi che cosa fosse successo.
Tra le varie versioni, una mi sembra la più accreditata.
Due settimane fa, a Pechino, c'era stata una importantissima riunione delle potenze del Pacifico (Usa, Cina, Russia, Giappone e le altre minori) nel corso della quale era avvenuto un fatto passato sotto silenzio da noi. Non perché sia stato censurato, bensì per il fatto che in Italia siamo mediaticamente ignoranti. Nel corso di una cena ufficiale videotrasmessa in diretta televisiva in Cina, Putin si era comportato male (secondo i cinesi). Aveva esagerato nel fare i complimenti a Peng Liyuan (la consorte del presidente Xi Jinping) dopodichè si era fatto dare un plaid e lo aveva amorevolmente usato per coprire le spalle della signora che sembrava avesse freddo. 
Secondo Putin si trattava di un atto di educata galanteria.
Secondo i cinesi no.
Anzi.
Un vero e proprio insulto che ha indignato la nazione.
A tal punto da far interrompere la trasmissione e i video censurati in tutta la Cina.
Secondo i codici della cultura formale cinese l'atto è stato definito "oltraggioso".
Per diversi motivi, di cui quello politico è per noi il più interessante.
Peng Liyuan è la moglie del presidente dal 1987.
Ma in Cina, notoriamente, negli ambienti politici è considerata lei la numero uno.
Donna molto intelligente, combattiva e combattente, è inoltre la più famosa star della Cina.
Cantante d'opera e di musica tradizionale locale. è considerata la più importante folk singer del paese. Alcuni suoi video musicali hanno avuto anche 250 milioni di visualizzazioni, cifre che da noi non vengono raggiunte neppure da Lady Gaga, Beyoncè e Shakira tutte insieme.
E' una vera icona inossidabile.
E' anche la presidente della fondazione delle arti dell'armata rossa, in quanto è stata soldatessa volontaria dotata anche di medaglia al valore, perchè era andata a 18 anni al fronte, giovanissima, nel 1980, nel corso di un conflitto tra Cina e Vietnam.
Canta, suona, è la prima ambasciatrice dell'Onu in Asia nella lotta contro la diffusione dell'Aids. E' una femminista militante. Ma -ciò che è più importante- dal punto di vista politico rappresenta l'ala, diciamo, europeista filo-occidentale del governo cinese che non si fida di Putin.
L'atto del premier russo è stato quindi interpretato come un tentativo, subdolo e maldestro, di bypassare Xi Jinping (e quindi mostrando al mondo che lui conta meno di lei, il che forse è vero, chi lo sa) e i cinesi si sono davvero arrabbiati.
E così, alla riunione ristretta, forse anche per questa ragione (o solo per questa ragione) Putin si è trovato il presidente della Cina che gli ha votato contro firmando la carta scritta da Obama, Cameron, Merkel, Renzi, Hollande, sulla questione dell'Ucraina.
Come ho sempre pensato, l'elemento del fattore umano è determinante e, in questo caso, entra all'interno delle relazioni internazionali, perché si tratta, dopotutto, di esseri umani.
Putin non se l'aspettava.
Non solo.
E' venuto anche a sapere che il sistema bancario italiano -semaforo verde degli Usa e della city di Londra- gradirebbe molto di più un intervento di qualche centinaia di miliardi di dollari da parte del tesoro cinese invece di quello russo, considerato fragile e inattendibile.
Dolori, quindi, anche per Renzi.
Enorme soddisfazione da parte di Obama e la Merkel (formalmente adesso si adorano) perchè sembra si stia accelerando il programma di abbattimento dell'euro.
Per quanto riguarda l'Italia, la situazione potrebbe essere la seguente: a febbraio, Draghi litigherà ufficialmente con i tedeschi e se ne andrà via sbattendo la porta; in Italia, quindi, sarà gioco facile presentare la sua persona all'opinione pubblica come l'uomo "che ha detto no all'austerity dei tedeschi" e proporlo al posto di Napolitano. Qualche mese dopo, verso la tarda primavera, dopo aver attuato un cambio di passo nel management direttivo delle banche italiane, Draghi inizierà a spiegare che, dopotutto, l'Italia potrebbe anche uscire dall'euro perchè no. E infine, in quanto presidente di tutti gli italiani, propone al parlamento di votare in questo senso -potrebbe farlo- a camere riunite. Con la sua benedizione.
Questo mi sembra essere il trend attuale.
La pessima notizia per Renzi consiste nel fatto che ha preso atto che lui è uno come Berlusconi, Monti, Letta. Pensava di essere diverso, non è così.
E' anche lui un impiegato a termine poiché ormai sembra rappresentare e interpretare vecchie clientele obsolete. Il suo problema, adesso, consiste nel comunicare ai suoi marpioni (che lui ha imbarcato) che vanno rottamati.
Questa è l'interpretazione dei fatti recenti, alla quale personalmente aderisco.
Da cui, la non-notizia del giorno.
Comunicata, stampata e diffusa questa mattina alle ore 9.
Ha dichiarato Draghi
 "La zona euro è in sofferenza maggiore di quanto non ci si sarebbe potuto aspettare e non sembrano esserci spazi per manovre d'investimento. Per quanto riguarda l'euro, ci tengo a sottolineare che l'euro è irreversibile ma la BCE non ha alcun potere legislativo di nessun genere, per obbligare i governi dei paesi stati membri a stare dentro l'euro oppure a lasciarlo. Ogni paese membro decide a proprio insindacabile giudizio se stare dentro l'euro oppure uscirne".
Per la prima volta dal 2001 cade l'espressione (usata anche da Draghi) "l'uscita dall'euro non è né possibile né negoziabile".
Sta dicendo, tradotto, che ogni paese dell'euro, se vuole uscire dalla moneta unica, lo può tranquillamente fare se lo vuole.
Si tratta di un cambiamento lessicale a 180 gradi.
Non è possibile non sottolineare la novità.
Vuol dire che se l'Italia politica lo volesse potrebbe chiedere formalmente e ufficialmente al governo italiano di aprire domattina la discussione in aula in relazione a questo fatto. 
Da oggi, Draghi e la BCE lo considerano un fatto lecito.
In soldoni, si legge tra le righe del Draghi post G20 australiano: se l'Italia vuole uscire, va bene. Se la Francia vuole uscire, va bene. La Germania è pronta ed è d'accordo.

Il che (e qui finisco) consente di titolare così il mio quotidiano surreale:
"Sorpresa G20: Draghi inizia le manovre ufficiali per uscire dall'euro. L'Italia ne sarà fuori entro il 2015. Nasce il nuovo asse Usa-Cina-Giappone. L'Europa sposta il proprio baricentro economico verso le nazioni del Pacifico".

sabato 15 novembre 2014

Facciamo concorrenza alla settimana enigmistica, se vogliamo recuperare il Senso della nostra dignità esistenziale, di popolo e di cittadini.



di Sergio Di Cori Modigliani

L'immagine che vedete in bacheca vuole essere  il corrispondente -nel campo della società civile- della Settimana Enigmistica, nota per essere il veicolo empirico più diffuso per tentare di prevenire i sintomi dell'Alzheimer.

Un'immagine, certe volte, vale più di 100 discorsi.

E' una sintesi di parte degli annunci che dal 2009 ci sono stati rivolti, dei quali la maggioranza del popolo italiano sembra non aver coltivato la memoria.

Se non fosse così, non ci troveremmo con una classe dirigente politica e una classe imprenditoriale come quella che abbiamo.

Combattete l'amnesia.

Ricordate ciò che vi è stato detto, se volete ricordare chi siete, quali sono i vostri sogni, le vostre ambizioni, le vostre legittime aspirazioni.

Chi non ricorda da dove viene, non ha nessuna possibilità di sapere in anticipo dove sta andando e, soprattutto, dove andrà a parare.

Buon week end a tutti.

venerdì 14 novembre 2014

Che fa l'Europa? Che succede in giro per il continente?



"Es hora del sentido comùn, de recuperar la soberanìa y la democracia. Todos juntos, claro que podemos!".
                                                                                   Pablo Iglesias

(trad.: "E' l'ora del buon senso, di recuperare la sovranità e la democrazia. Tutti insieme, ma certo che possiamo farcela!")


di Sergio Di Cori Modigliani

In Europa, in questo momento, esistono quattro nazioni e mezzo nelle quali non è assolutamente possibile andare a votare.
In comune, questi paesi hanno il fatto di coprire l'intera area del Mediterraneo.,
Sono la Grecia, il Portogallo, la Spagna, la Francia e l'Italia.
L'Italia è il "mezzo paese", non è ancora certo se possa o non possa.

I sondaggi in Grecia (sembra quelli veri, a disposizione del ministero degli interni e che vengono letti ogni mattina sia dalla troika che dalla commissione europea) sono molto chiari ed espliciti in proposito: per la terza settimana di seguito rivelano un trend ormai accertato.
Se si andasse a votare, la lista Tsipras vincerebbe alla grande con un risultato intorno al 25/30% dei consensi. Il secondo partito sarebbe, probabilmente, la lista neo-nazista di Alba Dorata, intorno al 15/18%. Finirebbero terzi e quarti il centro-destra e il centro-sinistra, ovvero le due compagini che hanno amministrato la Grecia, a turno, negli ultimi 15 anni.
Risultato: in Grecia non si può andare a votare.
In Portogallo, in seguito a una miriade di scandali finanziari, la prospettiva è cambiata radicalmente negli ultimi sei mesi. Un mini partito di ecologisti volenterosi (O'Tierra Madre) risulterebbe addirittura il primo partito, con una totale debacle della destra e della sinistra e un fallimento annunciato per Josè Manuel Barroso, l'uomo di ferro dell'Unione Europeo che ha presieduto negli ultimi 5 anni la commissione fino a venti giorni fa: è dato quarto.
In Francia, è cosa nota, Marie Le Pen vincerebbe alla grande con una differenza di 20 punti rispetto a Hollande.
In Spagna, un partito figlio degli indignados de la Puerta (il primo movimento europeo ad aver dato il via, nel 2011, al risveglio dei cittadini) che si chiama "Podemos", fondato il 15 marzo del 2014, vincerebbe le elezioni. Nel maggio scorso, alle europee, ha ottenuto l'8,5% dei suffragi. Ma ai primi di settembre arriva la clamorosa sorpresa. La pattuglia di deputati europei -autonomi, indipendenti, senza nessuna affiliazione perché non sono riusciti ad accorpare il numero richiesto di nazioni- inizia a lavorare "virtualmente", grazie a un eccezionale e altamente professionale ufficio di comunicazione, costituito da personalità ad alta competenza specifica, e "fingono" di partecipare ai lavori della commissione europea. Emettono quotidiani e regolari comunicati stampa e lanciano un programma specifico inventato da un informatico di Valencia per varare le prime piattaforme di democrazia diretta. Propongono delle leggi (il tutto, si intende virtuale) e le fanno votare in rete. Per poter votare basta essere cittadini spagnoli e residenti nel territorio del regno iberico. 
Gli organizzatori si aspettano circa 20.000 votanti. 
Ne arrivano, invece, 275.000. Dopo venti giorni, una seconda votazione su un altro provvedimento raggiunge i 340.000 votanti.
Diventa un "caso di interesse sociologico" di cui si comincia a discutere e parlare in Spagna.
Ma a ottobre arrivano i sondaggi dell'istituto demoscopico reale: per la terza settimana di seguito indicano la lista "Podemos" al 28% nel caso di elezioni, con il partito socialista al secondo posto con il 22% e il centro-destra (attualmente al governo) con un 15/18%.
Il leader di Podemos, Pablo Iglesias (proveniente dal settore della sinistra anarchica di catalana memoria) che ha 37 anni di età, giornalista, scrittore, intellettuale, viene intervistato da tutte le televisioni e il suo indice di gradimento tocca livelli vertiginosi-
El Pais, il più importante e diffuso quotidiano della nazione, pubblica un ampio reportage sull'inedito quadro politico della nazione e chiede una verifica di questo clamoroso dato proponendo di indire nuove elezioni.
Arriva il no perentorio dell'Unione Europea.
Così come per la Grecia.
Così come il Portogallo.
Così come per la Francia.

I popoli europei sono stati sequestrati.

Come sosteneva Pablo Iglesias in una intervista televisiva (42% di share, superiore alla finale dei mondiali di calcio di quattro anni fa quando la Spagna vinse) rispondendo alla domanda capziosa "ma lei si considera un democratico alla guida di un partito democratico?" ha risposto: "Prima di tutto il nostro è un movimento e non un partito, è orizzontale ed è strutturalmente posizionato in termini liquidi; stiamo formando un'adeguata classe dirigente e siamo pragmatici. Il termine "democratico" è obsoleto e retorico. La democrazia in Europa è finita. Non esiste più. Noi viviamo nella post-democrazia. Siamo dentro una realtà radicalizzata dove esistono due fazioni: da una parte una oligarchia sempre più ristretta e sempre più ricca, dall'altra l'intero corpus sociale. Non esiste più lo scontro capitale-lavoro. E' anche ridicola la dizione destra-sinistra. C'è un unico tavolo che va aperto: quello tra l'oligarchia e i rappresentanti dei ceti sociali che producono e lavorano, o che vorrebbero farlo visto che in Spagna la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 50%. Il problema consiste nella re-distribuzione delle ricchezze, non nei dati del pil".

E l'Italia?
Ecco il punto: come al solito siamo il 1/2 paese.
Una incognita.
Neppure i più accurati sondaggi sono in grado di prevedere lo stato reale di una potenziale elezione politica.
Perché siamo diventati un "paese virtuale".
E' il risultato della comunicazione politica iniziata da Berlusconi a tambur battente nel 2001, in seguito proseguita e sempre più perfezionata da Monti, da Letta, che raggiunge l'apice con il caro leader: la pratica dell'annuncio, la titolazione che sostituisce il contenuto, la visibilità che sostituisce la sostanza, il nominalismo magico che sostituisce la realtà dei fatti.
E poiché il disagio aumenta e dilaga, i soldi sono sempre meno, i consumi quindi non possono ripartire, aumenta la confusione e l'annebbiamento.
Mentre, nel resto d'Europa, chi sta al potere sente il fiato sul collo dell'opposizione collettiva della nazione e corre ai ripari (se non altro) per tappare un buco immediato e le falle di emergenza applicando dei provvedimenti reali, fattibili, immediatamente operativi, nel nostro paese si va avanti a tweet e post su facebook, con conseguenti forum da bar.
In Francia, ad esempio, la notizia migliore per Hollande -che considero comunque un uomo molto intelligente e capace, un "vecchio politico" che ha scelto quindi la strada del compromesso debole, pensando nel frattempo di rabbonire i tedeschi che, con realismo storico, teme perché li conosce - è stata risultato europeo e i susseguenti sondaggi che lo davano straperdente a favore dell'estrema destra. Migliore, secondo me,  perché si è liberato del fardello di "mantenere il consenso" visto che non ce l'ha e ha attuato subito dei dispositivi finanziari che in Francia stanno funzionando, migliorando la situazione nel paese. Hollande ha avuto quindi la possibilità di andare dai suoi poteri forti locali (ciascuno conosce i propri polli ed è sempre con loro che è necessario fare i conti) per dire con chiarezza "o redistribuiamo la ricchezza in maniera intelligente oppure ve la vedete con la Le Pen e posso anche dimettermi" (confermato da Le Point e da Le Monde).
In Spagna, il movimento "podemos" sta obbligando Rajoy a fare i salti mortali pur di sopravvivere e impedire una vera rivoluzione in Spagna, e la stessa cosa sta accadendo in Grecia.

Da noi, invece, non cambia nulla perché il caro leader ha fatto di twetter il suo distintivo preferito. Ciascuno ha i propri gusti. ma si tratta di una finzione narrativa. Il nostro premier è vecchio, stantio, obsoleto.
La considero l'ultima (in ordine di tempo) grande truffa : offrire ai cittadini del paese dei balocchi una mummia incartapecorita democristiana che ha le parvenze di un giovanotto high tech.
E l'Europa lo sa benissimo.
Gli avvoltoi dei colossi finanziari ne approfittano.
Anche le grandi potenze.
E' di oggi la notizia che il gruppo nipponico Hitachi sta acquistando la Ansaldo cantieri.
E i giapponesi li sanno fare gli affari, non sono certo una società di beneficenza innamorata del Bel Paese. Bloccata la cordata cinese per papparsi le nostre banche decotte piene zeppe di debiti (è il costo delle clientele oligarchiche) pare che il Monte dei Paschi di Siena finirà acquistato da BNP-Paribas. Forse si prenderà anche Banca Carige, Banca delle Marche e altri sei istituti di credito. La commissione finanze dei paesi della zona euro sanno che l'Italia è una mina vagante e un pericolo per tutti, e preferiscono che siano i tedeschi o i francesi a gestire il nostro paese invece che i cinesi o i giapponesi o i catarioti. Dopotutto, tra europei, se si vuole, ci si capisce sempre al volo.
Imperdonabile  la nuova linea di Confindustria che per bocca di Squinzi fa comprendere la totale latitanza dell'imprenditoria italiana dalla realtà del mondo post-moderno in cui viviamo. Seguitano a comportarsi come ai tempi della famiglia Agnelli.
Come se la realtà geo-politica fosse la stessa.
Mentre la destra estrema si gioca tutte le sue carte in Italia alimentando in maniera da sciacallo la rabbia per gestirla a modo loro, insieme ai refusi rifondaroli e a qualche mummia che sogna la rivoluzione bolscevica (il tutto mescolato in una salsetta retorica basata su una ricetta demagogica) il paese reale è appiattito dal genocidio culturale e non riesce più a produrre attualità, che vuol dire essere partecipi dell'autentico scenario reale.
L'Italia sta diventando una comparsa di un film scritto da altri. 
La perdita totale delle nostre bussole culturali ci sta condannando -come in una tragica legge del contrappasso- a girovagare in una terra deserta litigando sui miraggi.
Mentre le cifre, le scadenze, i programmi li decidono altrove.
Ci rimangono gli annunci, i titoli, le striscette di facebook.

L'Europa si sta risvegliando.
Ogni nazione lo sta facendo a modo suo, ed è tanto più convincente quanto più segue e rispetta la tradizione culturale autoctona.
Se non si coglie la palla al balzo in questo momento e non si costruisce, tutti insieme, una nuova narrazione colta, perderemo l'ennesimo appuntamento con il destino della storia e non saremo in grado di costruirci la "nostra alternativa italiana".
Finiremo per seguire capipopolo che arringano le folle incitando alla guerra di una parte dei poveri contro una parte di poveri altri. Per far guadagnare i mega ricchi.
E' inevitabile.
Un paese intelligente e istruito (com'era l'Italia un tempo) che rinuncia alla propria tradizione culturale denunciando la propria incapacità a promuovere il merito e la competenza, si condanna da solo alla marginalità.
E non è colpa né della Merkel né di Goldman Sachs, né dei massoni, né degli ebrei, né dei mussulmani, né dei rom.
E' colpa dell'ipocrisia collettiva, da tutti praticata con disinvolto senso di irresponsabilità.
Noi, non podemos proprio fare un bel nulla.
Il successo scientifico della navicella Rosetta, frutto dell'impegno e ingegno italiano è una prova lampante: non appena ce lo consentono, non appena ce lo permettono, non appena c'è uno straccio di investimento, di riconoscimento, il genio italiano lascia sempre la sua firma indelebile.
Ed è questo il patrimonio che va rimpinguato.
Tutto il resto sono chiacchiere inutili. E si ricomincia da lì.
Altrimenti, dovremo seguitare a sorridere dello splendido aforisma di Ennio Flaiano, scritto nel 1962, e promuoverlo a profezia "Essere italiani: che grande e tragica perdita di tempo".

E invece, nel frattempo, in Europa hanno già iniziato a rimboccarsi le maniche.







mercoledì 12 novembre 2014

Una splendida notizia per tutti gli italiani. Una pessima notizia per l'Italia.



di Sergio Di Cori Modigliani

Buone notizie per tutti gli italiani. Notizie vere, che servono a costruire ottimismo.

Pessime notizie, invece, per l'Italia, qui intesa come nazione, paese, Stato.

La repubblica è rimasta al palo, ultima in Europa in tutti i comparti, a combattere con Bulgaria, Grecia e Romania, nel disperato tentativo di finire -entro il 2014- "almeno" penultima. Se non ce la fa, batterebbe il record raggiunto dalla Bulgaria nel 2008: sarebbe la prima nazione dell'Unione Europea a segnare un indice negativo in 100 comparti su 100.
I dati oggettivi sono impietosi.
Vi ricordate il caro leader nel giugno del 2014 quando ha assunto la carica semestrale di presidente di turno dell'Unione Europea? 
Disse, allora, che "l'Italia sarà la locomotiva d'Europa" (a Bruxelles) mentre in patria dichiarava che il semestre italiano avrebbe completamente cambiato il paese.
Lo ha fatto.
In peggio.
Statisticamente risulta il peggior semestre di presidenza, in assoluto, per un politico, a nome del paese che rappresenta. Penso che nessuno, prima di lui, nel corso della sua presidenza,  abbia visto precipitare in questo modo la situazione interna in campo finanziario, economico, politico, culturale, produttivo, inimicandosi il resto dell'Europa, facendo battere al proprio paese tutti gli indici negativi in ogni settore.

La buona notizia viene alla luce grazie alla BBC, in una recente trasmissione televisiva (una specie di Report della Gabanelli in salsa British) dedicata alle eccellenze locali e al nuovo modo di approcciare le contraddizioni nel mondo del lavoro da parte delle giovani generazioni. Nel presentare il nuovo primario di cardiochirurgia infantile del più prestigioso ospedale infantile inglese -rispettato, stimato e adorato da tutti i suoi colleghi- il cronista iniziava il servizio presentandolo così: "Guess who?" (trad.: indovinate un pò chi è?) e raccontava la storia di un nostro concittadino, di Mestre, in provincia di Venezia, fuggito dall'Italia dove era un medico disoccupato, non raccomandato, non raccomandabile.
Si chiama Simone Speggiorin.
E' entrato nel guinness dei primati.
E' il più giovane cardiochirurgo infantile, responsabile primario, nella storia della medicina inglese.
Ha 37 anni.
Quando è arrivato a Londra, ne aveva 28.
Laureato e specializzato, aveva partecipato a un concorso per un posto come medico nell'ospedale di Ancona. La risposta -peraltro negativa- gli è arrivata tre anni e mezzo dopo.
Nel frattempo, se ne era già andato.

E' una bellissima notizia per noi italiani, abituati a celebrare ormai soltanto i calciatori.
Ma spiega anche (da come la BBC presentava il servizio) la solenne e sonora bocciatura dell'Italia come Stato da parte del resto d'Europa. 
E non riguarda affatto i conti economici.
Non ha niente a che vedere con i diktat dei poteri forti.
Non riguarda lettere segrete inviate da Mario Draghi al presidente Napolitano o al presidente Renzi.
Ha a che vedere con il quadro generale (e reale) del nostro paese, una nazione che situa il merito e la competenza tecnica all'ultimo posto.

Il trionfo meritato del nostro Simone, che ci rende orgogliosi come italiani, è contemporaneamente la punta dell'iceberg che segnala il totale fallimento del caro leader e dei suoi annunci farlocchi, la debacle dell'intera classe politica dirigente alla quale si è aggiunta di recente in toto (tragica rivelazione degli ultimi mesi autunnali) la Confindustria, che per bocca di uno Squinzi sempre più slavato sostiene addirittura che "l'economia italiana sta riprendendo quota grazie ai nuovi provvedimenti del governo";  -2,9% di produzione industriale e aumento della disoccupazione.

Consiglio a tutti di andare a leggere l'intervista in esclusiva rilasciata da Simone a Ilsole24ore. Le sue franche parole dovrebbero essere usate come piattaforma politica di ogni battaglia italiana. 
Qui di seguito un breve estratto dell'intervista, firmata dalla giornalista Eleonora Chioda:.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-11/me-ne-vado-dall-italia-e-diventa-piu-giovane-cardiochirurgo-pediatrico-gran-bretagna-172346.shtml?uuid=ABpk8lCC


......"In Italia? Non torno, non ora. Me ne sono andato perché il nostro non è un Paese per giovani. I miei compagni di università sono quasi tutti all'estero. Eravamo un gruppo di persone consapevoli che, se volevamo qualcosa, dovevamo andare a prendercelo. Del gruppo, io non sono il più bravo. Tra i miei amici c'è Paolo De Coppi, lo scienziato di 41 anni che ha scoperto le cellule staminali nel liquido amniotico. Lavora a Londra. Ho un amico in Silicon Valley che crea una startup dopo l'altra. Un altro mio coetaneo di Padova è professore di economia in Australia. Io rappresento soltanto il campanello d'allarme di un malessere che c'è in Italia. Qui ho raggiunto un livello che sarebbe impossibile nel nostro Paese. Il sistema sanitario italiano è gerarchico. Il sistema inglese mette tutti allo stesso livello. Certo ti pagano bene, ma devi essere pronto. Entri in ospedale con molte più responsabilità, nessuno ti protegge, inizi a non dormire la notte, ci metti la faccia, c'è un alto livello di stress. A 60 anni ti considerano “temporaneo”, a 65 ti mandano in pensione. C'è un'attenzione maniacale ai protocolli, ai dettagli, alla soluzione dei problemi. Tutti possono esprimersi. Anche chi pulisce i pavimenti può segnalare un medico che non si lava le mani, prima di toccare un paziente, come impone il protocollo".

lunedì 10 novembre 2014

Il movimento cinque stelle presenta un esposto ufficiale contro il patto del Nazareno. "E' un diritto della cittadinanza sapere".



di Sergio Di Cori Modigliani

L'aspetto vincente dell'attività parlamentare del movimento cinque stelle consiste nella propulsione verso lo smascheramento della logica del potere, delle loro caratteristiche, delle loro modalità di esecuzione, nel loro stile formale e sostanziale.
Denudando il re e offrendo al paese la reale immagine di come la classe politica dirigente gestisce la cosa pubblica, si consente al cittadino pensante la possibilità e l'opportunità di farsi un'idea propria.

Questa mattina, il deputato 5 stelle eletto nella circoscrizione dell' Abruzzo, Andrea Colletti -di professione fa l'avvocato e ha quindi una sua competenza tecnica specifica- ha presentato un esposto al procuratore della repubblica per chiedere di aprire un'indagine relativa al cosiddetto "patto del nazareno", che appare come una follia tutta italiana.
Sui giornali, alla tivvù, nei salotti, dovunque e comunque, si parla di questo patto tra il presidente del consiglio in carica e un pregiudicato che ha fondato un partito insieme a una persona oggi in galera (condannata in via definitiva a sette anni per associazione esterna mafiosa) ma non sono state né formalizzate, tanto meno rese di pubblico dominio le clausole di quell'accordo, attraverso un documento formale scritto firmato e controfirmato. 
Su wikipedia, si legge: Con il termine Patto del Nazareno si indica l'accordo politico siglato fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi il 18 gennaio 2014[1] con gli obiettivi di procedere a una serie di riforme costituzionali fra cui la riforma del titolo V della costituzione, con l'eliminazione dei rimborsi ai gruppi consiliari regionali, la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie senza elezione diretta dei senatori e la riforma della legge elettorale[2]. Il nome dell'accordo deriva dal soprannome della dirigenza del Partito Democratico, la cui sede è situata nei pressi di Via del Nazareno a Roma, in cui si è svolto il primo incontro dichiarato fra i due leader politici.

Se ne parla come se fosse normale.
La cittadinanza ha il diritto di sapere in che cosa consista questo patto, quali sono le postille, le clausole, le eventuali penali per rottura,  vantaggi, gli svantaggi.

E' necessario, quindi, superare la pigrizia e la passività consueta da chiacchiera da bar e andarsi a leggere per intero l'esposto per farsene, poi, una propria idea personale, prendendo atto dell'evento.

Ecco qui di seguito come l'avvocato Colletti presenta la sua iniziativa.
E' un testo molto lungo.
Va letto per intero, prima di giudicare, evitando di applaudirlo senza averlo letto; evitando di criticarlo senza averlo letto.

FACCIAMO SCRICCHIOLARE ANCOR DI PIU' IL PATTO DEL NAZARENO! PASSAPAROLA!!

Ho depositato un esposto-denuncia alla Procura di Roma affinchè provvedano ad accertare l'esistenza e il contenuto del Patto del Nazareno fra Renzi e Berlusconi. 

In particolare ho chiesto di verificare se il loro Patto sia stato effettivamente preordinato - come molti sostengono con forti argomentazioni - a pilotare illeg
ittimamente le riforme in atto nel Paese e a decidere chi nominare come futuro inquilino del Quirinale, trasformando la nostra Repubblica democratica in una dittatura mascherata.

Trovate qui il contenuto dell'esposto-denuncia:


http://www.andreacolletti.it/index.php/195-esposto-denuncia-relativo-al-patto-del-nazareno

giovedì 6 novembre 2014

Juncker e l'intera commissione europea sotto accusa: nasce "europeleak". Ne vedremo delle belle.



di Sergio Di Cori Modigliani

Quello che in termini giornalistici viene definito "scoop", ovvero una rivelazione inedita, in esclusiva, che porta alla luce uno scandalo, un complotto, l'esistenza di un potere parallelo segreto o rende pubblica l'esistenza di lobby segrete e clandestine è, oggi 6 novembre 2014, completamente diverso da quello che era nel 2011, nel 2001, nel 1991 o nel 1961. 
I tempi sono cambiati (in meglio o in peggio è irrilevante) ed è quindi diversa la percezione dell'utente destinatario, altrimenti detto "consumatore di informazione".
L'attuale sistema gestito dai produttori di pensiero unico onnicomprensivo hanno trasformato il concetto di scoop, annebbiandolo, svilendolo, riducendolo a mero e puro gossip (quando va bene).
Eppure, lo scoop, ancora nel novembre del 2014, esiste.
Eccome.
Ed è esattamente l'opposto di quanto la gente crede, soprattutto gli usuari di facebook e i frequentatori dei sedicenti siti di controinformazione.
L'informazione che conta, oggi, viaggia su binari esattamente opposti a quelli apparenti.
Succede quasi tutti i giorni che vengano fornite notizie definite "scoop", ma non lo sono. Si tratta di minuzie e quisquilie messe a disposizione per palati facili, prodotte ad arte da esperti della comunicazione, che partecipano alla vita politica schierati come fan. Quindi, diventa  "scoop"  la notizia che rivela e porta alla luce quelle che vengono considerate nefandezze della parte avversa, che viene così sbugiardata, mentre si copre ogni forma di critica, anche lieve, relativa alla propria specifica appartenenza politica. Su questo sono tutti uguali, che siano a destra, a sinistra o -come nel caso del movimento cinque stelle- né di destra né di sinistra, risultano nei fatti equivalenti: parlano sempre della parte opposta e non sollevano mai neppure una critica, non danno un grammo di informazione che possa essere considerata una critica alla propria compagine. E in un paese controllato dalla politica, come l'Italia, è quasi impossibile poter avere accesso a notizie sottratte alla faziosità di parte.
A livello internazionale è diverso.
Perché la passione per la professione del giornalismo investigativo "oggettivo" (chi va sotto va sotto anche se è del mio partito, della mia fazione, della mia squadra del cuore) esiste ancora e produce.  
I veri giornalisti diciamo così "di denuncia" sono anonimi, invisibili. 
Perché questo è il modo migliore di operare. 
Per sottrarsi al rischio della compravendita queste persone -oltre al fatto di essere altamente competenti- vivono la propria identità come potevano farlo i monaci nel medioevo, quando stavano rinchiusi dentro a un convento sperduto e trascorrevano tutto il loro tempo a ricopiare i testi dell'antichità dove era depositata la saggezza e la sapienza dei millenni. Per regalarla al mondo futuro che ne avrebbe fatto tesoro rendendo la vita di tutti migliore. Non finiremo mai di pagare il nostro debito di gratitudine a quegli eroi anonimi che per centinaia di anni hanno fatto da scudo -con la propria diligente esistenza- all'attacco delle intemperie, della barbarie, della violenza, delle dittature.
Chi opera nel campo del giornalismo investigativo, oggi, rinuncia alla visibilità. Lo sa benissimo in partenza. I tempi in cui viviamo rendono queste persone dei missionari dell'informazione. Il fine, infatti, non è la vanità, non è il narcisismo esibizionista, non è il danaro. E' il gusto di fornire prove documentate al mondo sulle nefandezze che la classe dirigente planetaria opera quotidianamente sulla pelle della cittadinanza inerme e inconsapevole.

Tutto ciò per raccontarvi quello che considero un autentico terremoto che da una settimana sta scuotendo l'Unione Europea in conseguenza di una serie di articoli pubblicati da un gruppo di giornalisti, dopo 7 mesi di lavoro costante quotidiano. 
Appartengono a un'associazione ufficiale che si chiama ICIJ.
L'acronimo sta per International Consortium of Investigative Journalism, e ha -come sede ufficiale legale- un ufficio a New York, oltre a diverse decine di luoghi operativi in Europa.
In tempi diversi dai nostri, il risultato del lavoro (pubblicato 30 ore fa in maniera succinta) sarebbe esploso su tutte le prime pagine dei quotidiani del nostro continente, provocando terremoti politici, inchieste, domande, dibattiti, polemiche. 
Va da sé, tutto ciò non accade, oggi.
Il risultato dell'inchiesta è stato inviato in tutto il mondo.
E' uscito ufficialmente sul loro sito.
Poi è uscita una spruzzata in India, sempre desiderosi di bastonare l'Europa e poi in Pakistan. Infine anche in Russia e ieri notte sulla prima pagina dell'edizione on-line del Wall Street Journal. 
Quindi gli europei sono stati costretti a prenderne atto e parlarne (un po').
In Italia, ci ha pensato Ilsole24ore a pubblicare un articolo sulla questione, ma solo nella sua edizione online. 

Lo riporto qui di seguito per intero.

Così come riporto l'annuncio dato sul sito del consorzio.

In entrambi i casi, comprensivi dei rispettivi link.

Sembra che il tutto sia nato grazie alla intensa collaborazione con Julian Assange: wikileaks ha partorito europeleak dove, poco a poco, verranno pubblicati dati, date, documenti, informazioni, relative all'intera classe politica dirigente europea.
Si parla di un giro complessivo di evasione fiscale dell'ordine di circa 5.000 miliardi di euro, negli ultimi 10 anni, cifra che -se fosse stata pagata regolarmente come la legge imponeva- sarebbe stata sufficiente per gestire la crisi economica europea alla grande

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-11-06/lussemburgo-550-accordi-fiscali-le-multinazionali-che-imbarazzano-juncker-102023.shtml?uuid=ABcNluAC

Lussemburgo, i 550 «favori» alle multinazionali che imbarazzano Juncker

BRUXELLES – Documenti riservati, pubblicati da un consorzio di giornali, hanno rivelato oggi giovedì 6 novembre che il Granducato del Lussemburgo ha concesso negli ultimi 10 anni generosi accordi fiscali a una lunga lista di multinazionali. In un momento di ristrettezze finanziarie e crisi economica, la vicenda rischia di provocare clamore, e soprattutto di gettare una ombra sul nuovo presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, primo ministro del piccolo paese dal 1995 al 2013.
Il consorzio internazionale di giornalisti d'inchiesta, un organismo con sede negli Stati Uniti, ha avuto accesso a 28mila pagine di documenti riservati dai quali risultano intese fiscali attraverso le quali aziende internazionali hanno trasferito denaro nel Granducato per pagare meno imposte. «In alcuni casi, i documenti mostrano che le società hanno pagato sui profitti trasferiti in Lussemburgo una aliquota inferiore all'1%», si legge nell'inchiesta pubblicata stamani. Sotto la luce dei riflettori sono circa 550 accordi fiscali, per la maggior parte relativi ad aziende clienti di PwC, la società di consulenza. Le intese risalgono al periodo tra il 2002 e il 2010. I giornali che pubblicano l'inchiesta sottolineano che gli accordi sono perfettamente legali, ma evidentemente controversi. La vicenda giunge mentre qualche settimana fa la Commissione ha aperto una inchiesta contro il Lussemburgo per illegittimi aiuti di stato a favore di Fiat e di Amazon.
Interpellato ieri, prima della pubblicazione degli articoli, Juncker non ha voluto prendere posizione. «Non bloccherò» l'indagine, attualmente in mano alla nuova commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. «Sarebbe inaccettabile». E ha aggiunto: «Ho alcune idee sulla questione, ma le terrò per me». Nei suoi anni alla guida del Granducato, Juncker ha trasformato il piccolo paese, ai tempi concentrato su agricoltura e siderurgia, in un centro finanziario e - secondo alcuni osservatori - in un paradiso fiscale.
Questa mattina, il portavoce della Commissione Margaritis Schiras, ha spiegato che è compito dell'esecutivo comunitario far rispettare le regole che vietano aiuti di stato tali da provocare distorsioni al mercato unico. «La Commissione sta già investigando su numerosi casi sospetti e continuerà a farlo nei prossimi cinque anni». Schiras ha insistito per porre la questione in termini di politiche comunitarie, evitando domande sulle responsabilità personali di Juncker. Quest'ultimo, ha detto il portavoce, è «sereno».
PwC ha reagito alla pubblicazione dell'inchiesta affermando che gli articoli si basano su informazioni «superate» e «rubate». Tra le società coinvolte vi sono Pepsi, IKEA, FedEx o Accenture. Interpellato dai giornalisti che hanno condotto l'inchiesta, Nicolas Mackel, dirigente di Luxembourg for Finance, una società para-pubblica, ha negato che gli accordi siano «generosi». E ha aggiunto: «Il Lussemburgo ha un sistema fiscale competitivo. Non c'è nulla di ingiusto o immorale».
Proprio domani, i ministri delle Finanze dell'Unione Europea si riuniranno qui a Bruxelles per discutere tra le altre cose di temi fiscali, un dossier che rimane di competenza nazionale. Sul tavolo anche una controversa tassa sulle transazioni finanziarie che 11 paesi della zona euro vorrebbero adottare (il Lussemburgo non è tra questi). Il Consorzio internazionale di giornalisti d'inchiesta raggruppa 185 giornalisti d'inchiesta in oltre 65 Paesi.



http://www.icij.org/blog/2014/11/leaked-files-bring-80-reporters-together-new-icij-project


LEAKED FILES BRING 80 REPORTERS TOGETHER FOR NEW ICIJ PROJECT


Capping a six-month investigation, the International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) and its media partners are publishing a secret cache of leaked tax documents and dozens of news stories that show how multinational corporations throughout the globe routed profits through tiny and wealthy Luxembourg to reduce their taxes.
Today’s release marks the first time that these documents have been made public. 
The leaked files provide an inside look at a hidden world where corporations can meet with Luxembourg officials to obtain favorable tax treatment. ICIJ journalists have combed through the documents and found that some corporations can reduce their effective taxes to less than 1 percent on profits they have shuffled through Luxembourg. 
“This is the first time, really, that we’ve seen inside the workings of Luxembourg as a tax haven,’’ said Richard Brooks, a former U.K. tax inspector and author of The Great Tax Robbery, who was hired by ICIJ to help review the documents. “The countries that are … losing money, they don’t know about it, don’t know how it operates at all.” 
Stories based on the documents will be published on ICIJ’s Luxembourg Leaks website as well as in international partner publications, including The GuardianLe Monde, CNBC, the Canadian Broadcasting Corporation and many others. ICIJ journalists have reviewed nearly 28,000 pages of confidential documents from more than 340 companies. Working in different time zones and countries, they have shared information and collaborated to produce today’s report. 
Tax experts were drawn in to decipher many of the documents. Reporters visited Luxembourg and interviewed key officials. A team of more than 80 journalists in 26 countries worked on the project. The tax documents that will be released today include nearly 550 individual rulings from 2002 to 2010. 
“What this shows once again is the power of collaborative cross-border reporting,” said Gerard Ryle, director of the ICIJ. “Journalists in different countries have reviewed the documents relevant to their own communities and then shared their findings.”
ICIJ reporting shows exactly how Luxembourg allows taxes to be drastically reduced. At the center is the country’s Ministry of Finance, eager to approve these arrangements and the business they bring to the country. Then there are thousands of tax advisers and consultants from major accounting firms devising increasingly complicated tax avoidance strategies – for a fee. And benefiting from it all are hundreds of global corporations using Luxembourg to reduce billions in taxes that would otherwise go to their own home countries. 

mercoledì 5 novembre 2014

Si avvicina la resa dei conti che Barack Obama ha cercato di rimandare per sei anni. Mentre da noi, intanto, il nuovo terrorismo fa scuola e annuncia il nuovo medioevo.


"La peggiore in assoluto, tra tutte le battaglie perse, è quella che si è deciso di non combattere".
                                  (non mi ricordo più chi l'ha detto)




di Sergio Di Cori Modigliani



Sugli Usa, l'Europa e la questione Monte dei Paschi di Siena.

La vittoria elettorale a valanga della destra repubblicana in Usa, preannunciata e prevista, accelera di molto la fine dell'evo moderno, iniziato nel lontano 1492.
Dallo scontro sociale che in occidente, da oggi in poi, virerà verso una inevitabile radicalizzazione, ne uscirà fuori la genesi del nuovo ordine mondiale.

I pessimisti sostengono, senza alcun dubbio, che entreremo in un nuovo medioevo, precipitando nel periodo più buio della storia, con l'inevitabile schiavizzazione della stragrande maggioranza della popolazione -quantomeno in occidente- assoggettata allo strapotere di quel 10% di megaricchi che controlla e gestisce la ricchezza complessiva. 
Gli ottimisti, dal canto loro, pieni di dubbi e di incertezze, sostengono che stiamo andando incontro a un micidiale scontro epocale il cui esito finale, invece, sarà positivo e liberatorio, anche se il costo umano, esistenziale, economico, sociale, sarà molto molto alto.

Entrambi sono d'accordo su un punto, quello nodale: da oggi, la resa dei conti si avvicina.

Chi scrive, appartiene alla esigua pattuglia di ottimisti spudorati e già allucina la visione del nostro futuro prossimo, la vita postmoderna del post-Maya.

L'elezione americana ci propone alcuni dati sui quali riflettere. 
I più importanti, a mio avviso, sono i seguenti:
a). Occupywallstreet ha dimostrato, conti alla mano, di essere stata una furibonda (e vincente) forza di opposizione politica all'attuale sistema politico-finanziario. Ha risvegliato gli americani, li ha scossi dal torpore e dal rimbecillimento dell'era Bush, e invece di proporre molteplici (quanto complesse) piattaforme alternative, si è fatto latore -a nome della cittadinanza statunitense- di un unico solido punto, unificante e aggregante di realtà molto diverse e trasversali: l'assoluta necessità di imbavagliare per sempre i colossi della finanza, sottrarre la politica al ruolo subalterno che ha oggi rispetto al mondo della finanza, e da lì ripartire (nel rispetto specifico delle diverse tematiche locali storiche, sia della destra che della sinistra) andando a gestire un nuovo modello di gestione della collettività e dei beni comuni. Una parte del movimento ha stimolato, pungolato, avvertito, allertato Obama e il Partito Democratico, che non avrebbero fatto alcuno sconto perché quella era una battaglia che (come si legge nei loro siti) "non è possibile non combattere pena l'estinzione della società civile come modello di umani liberi, indipendenti e pensanti". I democratici, invece, nel nome (come sempre) della ragion di Stato, hanno scelto di seguitare a mediare, gestendo un gigantesco compromesso con le banche e la finanza. Il risultato è stato che circa un mese fa i nuclei più attivi e noti del movimento hanno dato l'annuncio fatale che sintetizzava la loro posizione politica: "non ci fidiamo più; quindi, non andremo a votare".
E' ciò che si è verificato.
Basterebbe prendere in considerazione i primi dati statistici forniti.
Su 212 milioni di elettori aventi diritto, si sono recati alle urne soltanto 81 milioni, pari al 36,8%. In alcuni stati la percentuale è scesa addirittura al 18%.
I primi sondaggi ci rivelano che di quei 81 milioni il 55% è ricco o molto ricco.
I dati ci spiegano che per il 75% di quei votanti, che vincano i democratici o i repubblicani è irrilevante perché il loro valore primario non è la salute della comunità bensì il danaro.
Il 76% dei giovani dai 16 ai 30 anni non è andato a votare.
La giovanissima America ha definitivamente mandato in pensione la democrazia parlamentare rappresentativa: questo è il primo segnale forte.
I cinque colossi finanziari della nazione hanno investito circa 4 miliardi di euro per finanziare i candidati, su entrambi i fronti. Anche negli stati dove hanno vinto i democratici, le persone elette sono tutte al servizio della finanza, che lo sappiano o meno.
Il nuovo Congresso, quindi, non rappresenta più il paese, bensì una ristretta minoranza.
CNN apriva il suo sito on line con l'annuncio "Gli Stati Uniti cambiano sistema di potere".
Il Wall Street Journal ha usato la stessa identica espressione (sono una etnia pragmatica e diretta) chiarendo che "per fortuna" (secondo loro) la finanza che controlla il mercato planetario adesso avrà le briglie sciolte. Il che vuol dire che aumenteranno le sperequazioni sociali e l'America si avvia verso un periodo di gravi turbolenze sociali.

b). Questo risultato dimostra che il danaro non basta più come leva.
E' un paradosso, ma è ciò che alimenta il mio cauto ottimismo.
Non bastano più le elemosine. Gli americani hanno incorporato ormai il concetto base per cui la classe politica dirigente (che sia democratica o repubblicana) li tiene in uno stato di sopravvivenza e non intende far evolvere la società andando ad attaccare i privilegi costituiti. Quindi, i "contentini" non funzionano più.
Le borse esultano, la finanza brinda.
Obama pensava che con un'economia in netta ripresa (un pil a +4,6% quest'anno, pari a un incremento della ricchezza interna prodotta di circa +800 miliardi) e una disoccupazione scesa al 5,7% la gente lo avrebbe premiato. E invece no.
I dati ci spiegano che di quegli 800 miliardi, il 92% viene distribuito tra il 9% della popolazione. Quindi, gli americani pensanti (che leggono i dati e hanno informazioni) se ne fregano se il pil va su o va giù e se l'economia tira o non tira: per loro non cambia un bel nulla. Perchè i salari non vengono aumentati e se è vero che la disoccupazione non è un problema, è anche vero che quella che un tempo era la spina dorsale dell'America, quella del grande sogno, la terra delle opportunità per tutti, non esiste più, perchè la classe media è stata abbattuta senza pietà, condannata a sopravvivere ma niente di più.
Gli americani -a differenza di noi- si sono paradossalmente liberati dall'assillo del considerare il danaro come primo valore assoluto dell'esistenza. Hanno preteso di più. Hanno chiesto di più. Hanno voluto di più. Obama non glie lo ha dato. E' stato quindi identificato come un socio un po' riottoso della casta. Ma pur sempre un socio.

c). Occupywallstreet aveva avanzato un'unica richiesta negli incontri svoltisi tra il nucleo che compone il management operativo e Joe Biden, il vice-presidente: riapplicare immediatamente il celeberrimo Steagall Act di rooseveltiana memoria mettendo le briglia dello Stato sulla finanza allegra e mandare sotto processo i responsabili della crisi finanziaria del 2008. Obama non è stato in grado di farlo perché ha scelto la strada del compromesso. E il popolo americano lo ha abbandonato sottraendo il proprio credito di fiducia, lasciandolo da solo.

Vedremo subito che cosa accadrà, dipende dalle ambizioni personali di Obama, il quale ha di fronte un'unica scelta: la propria fama o il partito. Se sceglie il consociativismo con un senato in mano ai repubblicani, forse i democratici vinceranno anche le elezioni nel 2016, con una percentuale di votanti calcolata oggi intorno al 25-30% della popolazione, com'era ai primi del '900. Se invece fa valere il proprio potere, va allo scontro frontale con il potente senato, correndo il rischio che -se va male- il partito ne esce massacrato insieme a lui.
Sanno già tutti che sceglierà la prima strada, lui è un abilissimo diplomatico e uomo di grande compromesso.

Questo risultato elettorale in Usa è il frutto di una loro trattativa Stato-mafia, nella sua attuale versione aggiornata post-moderna: da una parte il governo centrale, dall'altra chi gestisce la finanza. Le mafie, oggi, qui intese come la consueta forma storica della criminalità organizzata, si sono adattate al nuovo territorio che sono andate a occupare nel 1993 e nel 2008, quando hanno foraggiato la grande finanza in crisi di liquidità e lì si sono fuse in un perfetto amalgama strategico.
Oggi, i veri "terroristi mafiosi" non sono più i picciotti che chiedono il pizzo o gestiscono i traffici di droga spicciola o lo schiavismo prostitutorio. Il vero "terrorismo mafioso" è quello dei consigli di amministrazione dei grossi colossi della finanza e delle banche, che in pancia hanno enormi quantità di bpt (buoni poliennali del tesoro) e quindi possono ricattare lo Stato quando e come vogliono.
Ed è ciò che fanno.
Noi, in Italia, stiamo toccando con mano, in questi giorni, l'assaggio di questa nuova forma di trattativa: si chiama Monte dei Paschi di Siena.
Il management operativo di quella banca è stato condannato da un regolare tribunale italiano a pene detentive che variano da 1 anno e mezzo a 3 anni. E' stato quindi  accertato il principio della loro negligenza ai danni del contribuente.
La banca è sopravvalutata e, in teoria, dovrebbe portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento. C'è un problema, però. 
Ecco come vedo il neo-terrorismo finanziario: la banca in questione, nel territorio in cui opera e ha operato, è sempre stata un punto di riferimento nella gestione della finanza locale a disposizione della classe politica dirigente. Si è sempre messa a disposizione dello stato centrale riempiendosi la pancia di buoni del tesoro, ne ha diverse decine di miliardi; così facendo ha contribuito ad abbassare il tasso, consentendo allo stato centrale di pagare una cifra più bassa di interessi. E' ciò che consente a un istituto finanziario di essere identificato come "banca strategica"; quindi, se fallisce, deve vendere i suoi buoni per pagare i debiti, il che comporta un salasso da parte dello Stato. Nei decenni questo giochetto ha sempre funzionato e si sono tenuti bordone a vicenda. Adesso che è arrivata la stretta di una nuova regolamentazione europea, questo giochetto non funziona più. 
Esistono quindi due ipotesi: 

1. Lo Stato Italiano fa ciò che ha fatto la Gran Bretagna nel 2008, quando si trovò in una situazione analoga, con una loro banca privata che valeva 100 volte di più del Monte dei Paschi, la Royal Bank of Scotland, esposta per ben 400 miliardi di dollari scoperti. Impiegarono un pomeriggio per risolvere la questione: venne nazionalizzata.

2. La banca si affida a capitali freschi sul libero mercato e chiede un breve tempo per risolvere i propri conti. Qui nasce un problema molto serio. Anzi, serissimo.
Perché va da sé che chiunque si presenti al Monte dei Paschi, magari con un bell'assegno da 10 miliardi di euro cash subito e altri 10 di lì a tre mesi, automaticamente diventa proprietario di buoni del tesoro. E uno così tiene per il collo la nazione, non solo. In prospettiva (forse, chi lo sa) che l'Italia possa uscire dall'euro, essendo il Monte dei Paschi uno dei più forti azionisti che detiene il pacchetto di controllo della Banca d'Italia, quello lì sarà tra coloro che stampano moneta. Quindi, chi si prende la banca può ricattare lo Stato come e quando vuole. 
A questo bisogna aggiungere il fatto che l'eventuale nuovo proprietario viene ad avere la documentazione ufficiale relativa a tutti i pasticci clandestini della banca che coinvolgono parte della classe politica italiana, quindi potrebbe diventare "oggettivamente" un soggetto politico che siede al tavolo con ministri, sottosegretari, senza che noi lo sappiamo.

Certo, se la nazionalizzano, va sotto stretto controllo giuridico, sia italiano che europeo, ed è finita la pacchia per le clientele.
Ma se non la nazionalizzano, si corre il rischio che finisca nelle mani di chi potrebbe avere come obiettivo quello di ingoiare in un solo boccone il territorio economico nazionale.

Questo è il dilemma attuale.
E questa è la ragione per cui non è la prima notizia in tutti i talk show, in tutti i telegiornali, su tutta la stampa. Meglio non parlarne.

Basterebbe un esempio facile facile per spiegare di che si tratta.
Lunedì scorso nel corso del tg su La7, il buon Mentana, un professionista di lungo corso, da sempre fornito di fonti attendibili, gli dedica ben 15 secondi. Infatti, nel commentare l'ennesima caduta in borsa del titolo aggiunge: ... sembra che ci sia un interessamento di una banca cinese che si è fatta sotto dichiarandosi disponibile a entrare versando ben 10 miliardi subito....staremo a vedere.
Fine della notizia senza nessun altro commento.
Il mattino dopo arriva da Hong Kong la conferma della notizia data da Mentana e il titolo riprende quota in borsa.
Qualche ora dopo arriva la Consob, l'ente che gestisce il controllo della borsa, e dichiara di avere avviato una ispezione relativa a certe voci che attribuiscono l'interesse di una banca asiatica per il titolo sospeso per rialzo...la Consob ha avviato una ispezione per controllare la veridicità delle voci nel tentativo di evitare ogni forma di speculazione sul titolo.
Tranne un breve dispaccio dell'Ansa, nessuno ha commentato la notizia.
Lo ha fatto il Wall Street Journal e la stampa internazionale che segue la finanza.
Sembra quasi fatta. Almeno sulla carta.
Si dice addirittura che accordi in tal senso siano stati già siglati un mese fa a Milano quando il presidente della Cina ha incontrato ufficialmente il caro leader.
Se questo avvenisse, si tratterebbe  di un massiccio intervento finanziario della Cina dentro i polmoni finanziari della Repubblica Italiana, con il semaforo verde del nostro governo e direi di tutte le forze politiche, visto che mi sembra che nessuno si sia attivato su questa vicenda.
Chi segue i teatri geo-politici ed è bene informato ci rivela che si tratta di una strategia quinquennale della Cina, di cui si discute negli ambienti economici: usare Monte dei Paschi di Siena come cavallo di Troia per poi, una volta ben dentro al territorio, papparsi in un boccone l'intero sistema di infrastrutture del porto di Livorno e poi quello di Genova (magari attraverso la banca ligure Carige). La stessa identica operazione che è andata a buon fine -con tragico silenzio dell'intera Europa- nella disastrata Grecia, sedici mesi fa, quando hanno prima acquistato quattro banche e poi hanno preso, a prezzi di saldo, il 96% delle azioni del porto del Pireo. Si tratta di una vera e propria operazione militare, così deve essere considerata dagli spiriti più sensibili e consapevoli.
Una volta presi i porti italiani, la Cina sarà pronta ad andare all'attacco del porto di Rotterdam, tuttora il più importante porto commerciale del pianeta Terra.

E' mai possibile, mi chiedo, che di tutto ciò non si discuta ampiamente sui giornali, e non ci sia nessuna forza parlamentare che ha l'ardore patriottico e l'ardire civico di inchiodare Ministero degli Interni, Ministero dell'Economia e Ministero del Tesoro alle loro responsabilità, pretendendo in una interrogazione parlamentare aperta a tutti, che vengano dispiegate sul tavolo tutte le carte relative alla situazione del Monte dei Paschi di Siena?

Ha ragione lo scrittore tedesco: "stiamo dentro la terza guerra mondiale, ma la gente non lo sa".

Questi sono i nuovi teatri che da oggi, con i colossi finanziari planetari ben sistemati dentro al congresso Usa e un Obama ammanettato, (perché colpevole di reticenza e di eccesso di mediazione compromissoria) noi tutti siamo chiamati a confrontarci.

E' il vero scenario dello scontro attuale.

Non partecipare a questo spettacolo, vuol dire essersi arresi alla definitiva invasione della Repubblica Italiana senza neppure aver tentato o cercato di combattere.

Da cui, la citazione.