mercoledì 17 settembre 2014

"Let's do it!". E per la prima volta tremano i poteri forti dell'intero occidente. Viva la Scozia libera!



di Sergio Di Cori Modigliani

E bravi i nostri scozzesi!
Comunque vada a finire, loro, come gruppo politico, come etnia, come comunità, come collettività, come popolo, come nazione, hanno comunque già vinto.
Questo è il bello dell'azione politica quando è efficace ed efficiente, e cioè quando si mescolano i due ingredienti che trasformano una utopia nella ricetta basica che compone una potentissima arma: il progetto culturale e il pragmatismo
Ovvero: una diversa idea di mondo e il senso di realtà (la capacità di applicarla)
Domani si vota in Scozia per il referendum sull'indipendenza.
Gli ultimi sondaggi danno in leggero vantaggio gli unionisti, ed è molto probabile (per non dire quasi certo) che vinceranno. I sì, cioè chi vuole l'indipendenza, sono dati al 49,1%, I no, cioè chi vuole restare dentro la "Union Jack" al servizio dell'Inghilterra, stanno al 51,9%.
Decideranno gli indecisi.
Nel suo ultimo discorso valido, il premier scozzese Alex Salmond, ha galvanizzato i suoi concittadini: "Facciamolo!" ha detto "lo spazio per le parole è quasi esaurito. restiamo noi, la gente che vive e lavora qui. Gli unici che votano, coloro che contano. Il futuro della Scozia, il nostro paese, il nostro territorio culturale è nelle nostre mani. Riconfermiamo il principio della nostra identità in quanto sudditi di Sua Maestà alla quale restiamo e rimarremo fedeli, ma intendiamo riappropriarci del diritto costituzionale di essere, nella società civile, prima di ogni altra cosa, cittadini che gestiscono in proprio la cosa pubblica, il bene comune, il senso della propria comunità di eguali".
Contro gli indipendentisti sono scesi in campo i poteri forti occidentali.
In prima linea i colossi finanziari, Royal Bank of Scotland (nazionalizzata quattro anni fa e quindi sotto il controllo della city di Londra che dipende dal Tesoro Inglese) Goldman Sachs, Black Rock, J.P.Morgan, Morgan Stanley. Anche Mario Draghi si è speso contro. Ed è arrivato anche Obama a dar man forte agli inglesi. 
Gli unionisti sanno che vinceranno ma non si sa mai e così, ieri al pomeriggio, a 48 ore dal voto, hanno promesso giganteschi spazi di nuova autonomia per gli scozzesi. La risposta del premier è stata la seguente: "Rispondo pubblicamente nel nome della chiarezza alle proposte del signor Cameron. Mi sembra una mossa disperata last minute. Basata sul nulla. E' un po' come quei voli low cost, paghi meno e voli in piedi. Noi restiamo comodamente seduti sulla nostra terra, che appartiene a noi, soprattutto a chi ci abita".
Gli Usa, terrorizzati, hanno inviato subito le truppe, qui intese come "soldati della comunicazione manipolata" (i veri eserciti nella vita di oggi). Perché se la Scozia vince, dopo due ore, esiste una percentuale molto alta di probabilità che occupywallstreet inizi a battere la grancassa dell'irredentismo californiano, mai domato. Basterebbe pensare che lo Stato della California (se fosse una nazione sarebbe la quinta potenza al mondo, ha un pil superiore del 50% a quello dell'Italia) si considera da sempre a modo suo autonomo. Se andate nella capitale, Sacramento, in tutti gli uffici istituzionali trovate la bandiera con la sequoia e una gigantesca orsa nel mezzo, sotto la quale campeggia la scritta "California Republic". Lo statuto recita così: "la California è una repubblica democratica e indipendente che ha scelto di aderire alla confederazione degli Stati Uniti d'America". Ha uno statuto speciale e il 56% della sua popolazione (soprattutto emigranti ispanici) sono cattolici, come gli scozzesi.
A questo bisogna aggiungere il fatto che l'indipendenza della Scozia provocherebbe un terremoto finanziario in tutta l'Unione Europea e c'è addirittura -come la city di Londra- che paventa il crollo dell'euro. Perché non si tratta di una lotta nazionalista, bensì di una battaglia politica.
E' l'ultima frontiera libertaria della sinistra in Europa.
Il governo scozzese è composto dal Partito Nazionalista di Scozia (maggioranza assoluta alle ultime elezioni, qualcosa come il 68% dei voti) che è composto dalla vecchia ala radicale del laburismo duro anglosassone: vogliono chiudere le centrali nucleari, nazionalizzare le società petrolifere per dividere il profitto tra i cittadini scozzesi, abbassare le tasse ai singoli comuni, triplicare le tasse ai grandi patrimoni aristocratici e alle rendite, e far partire subito una legge che divide le banche di credito pubblico da quelle finanziarie andando all'attacco dei colossi che hanno distrutto le vite di tutti noi in Europa.
A differenza della Padania che è un delirio demagogico basato su una fantasia a fini elettorali senza nessuna struttura di supporto reale, la Scozia fa riferimento a una antichissima cultura molto identitaria, coesa, massiccia nel rispetto delle proprie tradizioni. Leggendo le relazioni fatte da Tacito e Svetonio, si viene a sapere che 2100 anni fa, quando il potente impero romano inviò una avanguardia per ispezionare la zona e capire se conveniva o meno andare a colonizzarla, si trovarono dinanzi a una sorpresa: una zona geograficamente impervia e composta da una etnia coriacea, dal forte carattere, per niente disposta a farsi schiavizzare da nessuno. I Romani la chiamarono "Caledonia". Poiché non c'erano i quattro elementi che a loro interessavano, e cioè ulivi, agrumeti, vitigni, orzo, perché lì non crescono, decisero che era troppo rischioso e non valeva la pena andare fino a lì e neppure ci provarono, chiudendo un accordo strategico con gli Angli che faceva da garante per impedire che gli scozzesi "osassero" arrivare nel continente.
Risale ad allora, al I secolo a.C., il disprezzo degli scozzesi nei confronti degli inglesi, considerati "i poliziotti dell'Impero". 500 anni fa gli inglesi hanno anche decapitato la loro regina, Maria Stuarda, e quella vicenda è ancora viva nell'immaginario collettivo della nazione. 
"Vogliamo che l'Europa senta e ascolti la nostra voce" ha dichiarato Alex Salmond, il premier degli scozzesi "perché soltanto dalla libertà e dalla indipendenza può nascere la rivolta contro la sudditanza nei confronti dello strapotere dei colossi finanziari che hanno sede nella city di Londra, che procurano ingenti profitti a una casta di privilegiati e affamano le popolazioni: loro hanno affamato i popoli dal Mediterraneo al Mare del Nord. E' ora di riprenderci il mano il nostro destino".
Wow!
Sembra sentir parlare Beppe Grillo.
Magari, fosse così.
Non è un caso che il M5s non abbia speso una parola per parlare di questa vicenda, ordini di scuderia? Nigel Farage si è speso per sostenere la causa degli unionisti e dei colossi finanziari della city di Londra di cui lui è uno dei membri.
Questo è il prezzo delle alleanze, scomode o sbagliate che dir si voglia.
Per gli scozzesi, il M5s forse è un gruppo politico che sostiene la city di Londra contro l'indipendenza della loro terra.
Così va il mondo, tra un paradosso e l'altro.
Viva la Scozia libera e indipendente.
In Italia questo tema del referendum scozzese è passato sottotono, diversamente da altri paesi europei.
A ciascuno il suo.

Io sto dalla parte degli scozzesi, accanto a Sean Connery, Vivienne Westwood, Ken Loach, la federazione minatori britannica, il partito laburista del nord, l'associazione britannica per il rispetto dei diritti civili, il movimento ecologista  britannico, i verdi di Aberdeen, gli ambientalisti di Edimburgo e l'intero istituto di sociologia e di fisica teorica della prestigiosa università di Oxford che, pur essendo in territorio inglese, ha scelto di dire la propria in controtendenza nel nome della libertà della Cultura e della Scienza per far valere il sacrosanto diritto alla salvaguardia della propria diversità e unicità etnica.

Questa sì che era una bella battaglia politica da fare in Europa.

Sì che lo sarebbe stata!

Peccato. L'ennesima occasione persa.

martedì 16 settembre 2014

Chi arriva al nostro capezzale di nazione morente, colpita da ignorantite perniciosa?




"Those who cannot remember the past, are condemned to repeat it".
                                    George Santillana. Boston. 1930.

(trad.: "coloro che non possono ricordare il passato, sono condannati a ripeterlo"). 




di Sergio Di Cori Modigliani

L'Ucraina, il Califfo, la tragica sequenza di quei poveretti annegati nel Mediterraneo, video con decapitazioni, nefandezze varie in un perenne scenario di bugie, menzogne, falsificazioni, manipolazioni di dati mescolate a mistificazioni dei fatti reali, sono gli ingredienti quotidiani nei quali vivono gli italiani, oggi.
Per non parlare dei problemi veri legati alle esistenze reali, con esigenze reali, scadenze reali, ambizioni reali, obiettivi reali, che sembrano essere stati cancellati dal panorama.
Questi fattori sono l'alimento di ogni giornata di cui ci si nutre, più o meno a propria insaputa.
L'immaginario collettivo si gonfia di queste immagini e l'imbecillità trionfa dilagando in rete. Il paese non affonderà, potete stare tranquilli. Anzi, ci potete addirittura scommettere sopra convinti di vincere.
Perché è già affondato.
A propria insaputa, anche questa volta? 
No, non è affatto così. E' affondato nella totale, vigliacca, irresponsabile, infantile e criminale complicità di chi sapeva con certezza -direi quasi matematica- che il paese sarebbe affondato, ed ha partecipato con entusiasmo all'affondamento perché (nel frattempo) c'era l'opportunità di lucrarci sopra, piazzare amici e parenti, garantirsi rendite, vitalizi, privilegi, posizioni, connessioni.
Era stata l'arma vincente del M5s -imbattibile sotto ogni punto di vista- che il 24 Febbraio 2013 aveva fatto irrompere nel segreto dell'urna elettorale il trionfo di chi sapeva con certezza che stavamo navigando sul Titanic dopo che era andato a sbattere contro l'iceberg. Da questo punto di vista, il M5s rimane quello le cui responsabilità sono davvero minime o nulle se paragonate a quelle degli ufficiali in plancia che dal 1994 a oggi si sono avvicendati nel gestire i destini collettivi. La disillusione di qualcuno nei confronti del M5s non può avere nessuna relazione con le vicende italiane di oggi, quelle strutturali, legate all'accordo Stato-mafie, ai colossi finanziari, agli evasori fiscali, ai privilegi incancreniti in secoli di sfruttamento e di asservimento del popolo italiano. 
E' una delusione di tipo diverso, perché è legata al domani, è "una delusione del domani" , riferita ad una anticipazione di quello che sembra essere il futuro prossimo. 
Il PD, Forza Italia, AN, Lega Nord, Sel, Rifondazione Comunista, Udc, hanno invece rubato il nostro passato, sottraendoci l'opportunità collettiva di sapere, di dibattere, di confrontarci. E così, gli italiani non hanno né incorporato né alchemizzato il proprio passato.
Questo è il prezzo che paghiamo all'ignoranza di massa.
In un mondo perfetto, l'intera vecchia classe politica dirigente potrebbe andare sotto processo con l'accusa di "ladri di passato".
Sono colpe e responsabilità diverse e vanno distinte.
I cittadini italiani (che lo sappiano o no fa poca differenza) si sono auto-condannati a vivere nel presente di colui che non sa da dove viene e quindi non può sapere dove andrà. 
O, come diceva il filosofo spagnolo, la cui citazione è riportata in bacheca, siamo condannati a ripetere il nostro passato per l'eternità. 
Siamo come i pesci dentro un piccolo acquario.
Il risultato elettorale del Febbraio 2013, da questo punto di vista, è stato una catastrofe per il paese.
Quel 25,6% di M5s è stato il peggior risultato possibile.
Sarebbe stato molto ma molto meglio per tutti noi se il M5s avesse preso il 13% oppure il 32%. Ed è intuitivamente comprensibile il perché.

I dati reali sono impietosi:
1). Siamo l'unico paese d'Europa che va indietro. Non produce, non avanza, non evolve. In recessione perenne.
2). Siamo il paese d'occidente con il più alto consumo di materiale pornografico. In ogni minuto della giornata c'è la media di 16 milioni di persone (corrispondente al 24% della nazione) che è sintonizzato su un sito porno oppure sta acquistando materiale pornografico.
3). Siamo il paese occidentale con il più alto tasso di ludopatia ossessiva, circa 15 milioni di persone.
4). Siamo il paese con il più alto consumo di droghe pesanti, cocaina, eroina, ecstasy. Roma è la città d'Europa con il più alto consumo di cocaina, seguita da Firenze e da Milano. Tre città italiane nei primi tre posti.
5). Siamo la nazione d'Europa con il più basso numero di laureati.
6). Siamo la nazione d'Europa con il minor numero di lettori in assoluto.
7) Siamo l'unica nazione d'Europa, tra le 28 dell'Unione Europea, in cui l'indice di lettura diminuisce e il fatturato delle case editrici si assottiglia. L'editoria è in crisi soprattuto in Italia. Nel resto d'Europa è in netta e grande ripresa.
8). Siamo la nazione, in assoluto, più narcisista dell'intero occidente. E' stato calcolato che ogni fruitore italiano di facebook ha la media di tre avatar e due pagine su se stesso e la propria produzione individuale.
9). Siamo il paese con il secondo indice più alto di corruzione, secondi soltanto alla Bulgaria.
10). Siamo il paese con il più basso indice di spiritualità e di sentimentalità, essendo i primi cinque valori dell'esistenza legati unicamente al possesso di beni materiali.
11). Siamo il paese al mondo con il più alto numero di talk show televisivi dedicati alla politica.
12). Siamo il paese d'Europa (questo punto è il figlio di quello precedente) con il più basso indice di partecipazione alla vita politica "reale" della nazione. La gente va su facebook e insulta una persona anonima senza motivo se non quello di scaricare le proprie paturnie sul malcapitato di turno, ed è convinta che sta facendo politica.

Soltanto la presa d'atto della realtà per ciò che essa è può darci una mano verso una potenziale, auspicabile quanto necessaria, costruzione di un futuro possibile.
Ma è possibile farlo soltanto se si esce dalla mitomania e si accetta la realtà. Con umiltà e consapevolezza, ricominciando dal fondo.
Perché siamo già andati in fondo.
Basta leggere i commenti di alcune persone.
Qui di seguito ne riporto uno, in forma anonima, come spesso accade. Parla della Germania come di un paese in cui ci sono i nazisti al potere, descrivendolo quasi come una specie di versione europea dell'Iraq. Ecco il commento ad un mio articolo su questo blog, lo ritengo molto rappresentativo del livello medio della cittadinanza: La Germania oggi è invece il peggior esempio di Pedagogia Sociale esistente nel Mondo Occidentale. Sono riusciti a salvarsi da una catastrofe economica totale, imbrogliando i partner europei e costruendo un sistema che faccia pagare agli altri i loro debiti, in particolare quello delle banche tedesche, le più esposte d'Europa e che, grazie alle politiche di austerità della Merkel, quelle monetarie della Bundesbank, che utilizza la marionetta Draghi, sono riuscite ad essere salvate, a spese del benessere di interi paesi, ridotti alla rovina, ma anche del loro stesso popolo, notevolmente impoverito e sottoposto ad una pressante campagna di disinfomazione, in cui viene spiegato come le loro miserie dipendono dagli spreconi del Sud-Europa e che loro, i tedeschi, devono pagare per questo spreco altrui. Morale, ventate di razzismo e caccia alle streghe, perché questi si bevono tutto. Sono fatti così, abbiamo da sempre, in Germania, la più alta percentuale di razzisti, xenofobi e imbecilli. Non si sono lasciati alle spalle il nazismo, lo hanno semplicemente riprodotto in forma moderna. E sono partiti alla conquista dell'Europa, ma oggi stanno facendo lo stesso errore di allora: si stanno opponendo alla Russia. Sono stati perdenti allora sul piano militare, lo saranno in misura maggiore oggi sul piano economico.
E' il solito guazzabuglio di luoghi comuni che la televisione, i social networks e attivisti di varia natura e coloritura appartenenti ai settori partitici più disparati (e disperati) sciorinano ogni giorno per costruire nemici, falsi totem, tabù rassicuranti. 
Così gli rispondo: 
"Che cosa c'entra Angela Merkel con il fatto che il parlamento italiano sta votando per mandare come rappresentanti istituzionali dentro alla Corte dei Conti e dentro alla Corte Costituzionale persone che in qualunque città d'Europa verrebbero considerate "impresentabili"? Che cosa c'entrano i tedeschi, gli inglesi, gli americani, i russi, i cinesi, con il fatto che in Italia i partiti verticali gestiscono attraverso le malleverie clientelari l'ingresso delle persone nel mondo del lavoro? Se la Germania fosse il paese  descritto da questo commentatore non sarebbe la quarta potenza al mondo su 263. Idem per quanto riguarda gli americani, i giapponesi, i cinesi. Queste etnie (i più grandi e massicci produttori di benessere nel loro specifico ambito locale) sono state in grado di trovare una "specifica quadratura del cerchio" che va molto bene a loro, per i loro standard, per il loro stile di vita, per i loro bisogni, per le loro esigenze, in sintesi: per la loro particolare cultura autoctona. 

L'avremmo potuto fare anche noi italiani. 

Non lo abbiamo fatto: è stata una scelta.

Nostra. Soltanto nostra.

Nessuno ci ha obbligato per contratto internazionale a cuccarci la mafia, a diventare feroci, volgari, ignoranti come capre, costruendo una società di analfabeti arroganti e di falliti di successo che hanno  prodotto modelli inconcepibili per altre nazioni europee. Basti pensare che da noi, il termine "intellettuale" è ormai diventato un insulto.
Si comincia da qui.
Cambiando la nostra intima natura sociale da oggi, da questo momento. Perchè il presente attuale è la semina del futuro.
Soltanto noi possiamo cambiare il paese. Nessun altro. Dipende da tutti noi, nessuno escluso.

Rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci a lavoro.

lunedì 15 settembre 2014

Un approccio spiritualista al dibattito sul Vero e Falso. Lo firma un antropologo, l'editore Maurizio Di Gregorio. Alla ricerca "dell'anarchico divino che è in tutti noi"


di Sergio Di Cori Modigliani

Qui di seguito, propongo ai miei lettori un interessante contributo di un soggetto politico pensante. 
L'autore si chiama Maurizio Di Gregorio. 
E' un editore indipendente, attivo soprattutto nel campo della produzione spiritualista, esoterica, quella che punta al risveglio della coscienza interiore e all'allargamento della consapevolezza collettiva. 
E' da sempre un attivista nel campo ecologico-ambientalista, dimensione che lo ha sedotto quando, molto giovane, 35 anni fa, emigrò in Germania e si trovò davanti alla sorpresa della nascita del poderoso movimento dei verdi tedeschi. 
Qualche anno dopo, di ritorno in Italia, diede vita a una casa editrice "Fiori Gialli" che ha anche un altro marchio "Il libraio delle stelle". 
Insieme ad altri compagni di percorso ha partecipato fin dall'inizio ai lavori di un gruppo  di ecologisti, un importante nodo di smistamento e incontro di pensiero libero e indipendente. Il gruppo si chiama "Cinque Terre" perchè è là che si incontrano. Non sono soltanto liguri, perchè sono affluite diverse correnti movimentiste provenienti anche dalla Toscana, dal Piemonte e dal lazio.
Sono stati i mentori, i formatori e i maestri di diversi pentastellati che poi sono stati eletti sia a Roma che a Bruxelles. 
La particolarità di Maurizio Di Gregorio consiste nel fatto che è tra i pochi e rari a seguire e perseguire un approccio culturale all'attuale dibattito politico in corso, il che è dovuto soprattutto al fatto che lui nasce come antropologo sociale. E' una persona che conosco da diversi decenni e ci siamo reincontrati dentro il M5s di cui lui e il suo gruppo sono stati forti e importanti sostenitori fino al 26 maggio 2014. 
Maurizio Di Gregorio mi ha inviato questo suo scritto che appartiene alla sezione spiritualista nell'approcciare il tema di Vero o Falso, Vero e Falso, argomento che a entrambi sta molto a cuore ritenendolo il punto teorico centrale della vita quotidiana oggi nel mondo post-moderno.
Il suo sito è
http://www.fiorigialli.it/dossier/view/6_i-sentieri-dell-essere/1286_liberta-eguaglianza-fraternita

Ecco il suo contributo. 
Spero possa essere stimolante per i lettori più curiosi. 

LIBERTA' EGUAGLIANZA FRATERNITA'


di Maurizio Di Gregorio

Nei libri possiamo trovare leggendo molte belle frasi. Alcune ci colpiscono, altre meno. Vi sono un’infinità di belle frasi. Ognuna di esse potrebbe smuovere come montagne il cuore degli uomini eppure il loro effetto non è assicurato né certo. 

Se è vero che ogni essere umano è diverso dall’altro, è altrettanto vero che tutti sono in relazione con Dio, dove sta l’unità che annulla ogni alterità. Da ciò discende la tolleranza perché ogni uomo e ogni credenza discendono da Lui” (Ibn Arabi)

Cosa succede leggendola? Vi è un significato che la mente non riesce pienamente ad afferrare. La frase, come tutte le frasi, è una forma mentale alla quale accediamo con la mente ma rispondiamo e partecipiamo con l’interiorità del nostro cuore. Qualcosa sfugge alla mente ma il cuore ne è attratto.
Siamo portati a dire che è una bella frase o concetto ma la sua verità può solo essere esperita nei nostri cuori. Qualora percepiamo la scintilla contenuta al suo interno il nostro cuore si incendia.
Una forma (la frase) agisce su una sostanza (noi) e la nostra mente è condotta ad una percezione di verità -il significato.
Ciò avviene nella direzione dal Divino a noi e infatti percepiamo il significato e l’emozione correlata come dotati di una qualità particolare, qualcosa di superiore, un dono.

Nella coscienza ordinaria lo percepiamo rovesciato a come avviene realmente: poiché la nostra capacità di percezione è in realtà limitata, nel migliore dei casi, alla direzione da noi a Dio, non vediamo che in realtà la frase veicola un Fuoco e(s)terno che ci incendia il cuore e a cui infine la mente risale tramite un significato. Noi crediamo di aver raggiunto un significato (lo vediamo come significante) ma invece è il significato che ci ha colpito. Ciò che chiamiamo senso della frase è il significato che tratteniamo (dopo) di un attimo di esperienza- è il risultato del fuoco, cioè cenere.

Noi non cogliamo tutti i significati, non tutte le frasi infiammano il nostro cuore e non scorgiamo il fuoco di tutti i raggi di luce. Ciò dipende semplicemente dalla nostra predisposizione.
Da sempre l’uomo ricerca e apprezza la bellezza e la saggezza contenuta nelle frasi e massime ispirate. Esse possono essere un veicolo, a nostra normale disposizione, per ridestare una memoria di conoscenza e per poter procedere in essa. L’esperienza che compie la nostra interiorità a contatto con “una frase che accende” è regolata secondo modalità in parte personali,uniche, intime e irripetibili.
Per questo la medesima frase può avere effetti diversi nel tempo sulla stessa persona e anche contemporaneamente con più persone. Ciò può essere facilmente compreso, direi in modo banale. 

Non è altrettanto facile accorgersi che se il fuoco è sempre lo stesso il significato che abbiamo colto e che rammentiamo (la cenere che ne resta) è di una qualità mista: molto umana e poco divina: in un frammento di attimo l’esperienza si è compiuta, il fuoco è passato, stringiamo tra le mani della mente quel po’ di significato che la mente trattiene. Essa ci parla più di noi e della nostra combustione che di ciò che la ha suscitata, nondimeno sappiamo che è un bene prezioso.
Se scambiamo la cenere con il fuoco facciamo come chi guarda il dito e non la luna, non andiamo sulla luna e restiamo a studiare il dito.

Il ricordo dell’esperienza non è l’esperienza (così come il fuoco lascia cenere ma la cenere non è fuoco) e pertanto ogni frase presenterà in momenti diversi significati differenti.Da ciò nasce il paradosso per cui ogni verità può portare all’errore anche se letteralmente è l’essere umano che non riuscendo a pervenire al vero si sposta dalla verità all’errore.

La verità non può essere cercata. Eppure la trovano soltanto coloro che la cercano.” 

Lei è all’orizzonte
mi avvicino di due passi
lei si allontana di due passi
cammino per dieci passi
l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là
per quanto io cammini non la raggiungerò mai
a cosa serve l’utopia?
Serve proprio a questo:
a camminare
(E. Galeano)

Quanto esposto può risultare vago o astratto. 
Prendiamo ad esempio una frase e consideriamola da vari punti di vista.
Libertà-Uguaglianza-Fraternità è il motto del 1789, all’insegna di questa frase è stata condotta la Rivoluzione francese ed in suo nome, dopo soli quattro anni, i rivoluzionari si ghigliottinavano vicendevolmente. Poi il bagno di sangue delle guerre napoleoniche e infine nel secolo scorso l’età moderna, il ‘900 del capitalismo (libertà) del socialismo (uguaglianza) dei vari fascismi (la fraternità simulata dell’individuo de-individualizzato e massificato)
Come partendo da ideali così seducenti, si è potuto giungere a disastri così immensi?

Una finalità complessa come quella che formula la trinità Libertà-Uguaglianza-Fraternità comporta le sue contraddizioni: questi tre termini sono insieme complementari e antagonisti: la sola libertà distrugge l’uguaglianza e corrompe la fraternità, l’uguaglianza imposta distrugge la libertà senza rivalutare la fraternità, solo la fraternità può contribuire alle altre due. (Edgar Morin)

Nonostante innumerevoli tentativi fatti in varie direzioni, gli uomini non sono ancora riusciti a costruire una società ed una vita basata sull’armonia di libertà, eguaglianza e fraternità.Forse perché queste parole non indicano dei principi o cause, ma solo dei risultati di altre cause

Il trinomio Libertà Uguaglianza Fraternità nasce come motto iniziatico e viene ripreso – e frainteso - dalla rivoluzione francese. Il suo senso spirituale è:
Libertà, da noi stessi, che ci apre alla presenza divina, trascendendo la normale condizione umana, la stabilità di questa esperienza ci permette di riconoscere il divino in noi e noi nel divino, senza confusione, e ci chiarisce i termini della relazione umana con il mondo di Dio pervenendo al riconoscimento dell’essere “figli di Dio” e in ciò perfettamente uguali ad ogni altro essere umano, cosa che ci porta e permette di vivere fraternamente gli uni con gli altri.
Cioè questa frase descrive l’effettiva illuminazione dall’individuo alla società.

L’equilibrio di questi tre termini conduce, nella vita sociale, alla Tolleranza, altrimenti si passa di disastro in disastro. Allo stesso modo nel cammino spirituale individuale è l’Amore che armonizza volontà, sentimento e pensiero, altrimenti il fallimento è inevitabile. Se illuminata dall’ispirazione la pratica sociale può fondarsi sulla fraternità, mantenere la giustizia e favorire la libertà. Quindi l’illuminazione individuale porta ad un senso di fraternità e nella società la fraternità ripercorre lo stesso percorso a ritroso sino alla libertà.
Esempio di una situazione tipo: la fraterna cooperazione di gruppo permetterebbe agli uomini di risolvere i problemi economici, darebbe impulso ad un senso di giustizia realizzando l’eguaglianza che libera l’uomo dalle catene sociali e ne favorirebbe la progressione ed evoluzione individuale.

In modo simile Lao Tze ci ricorda :
Perché ci sia pace nel mondo, è necessario che le nazioni vivano in pace.
Perché ci sia pace fra le nazioni, le città non devono battersi le une con le altre.
Perché ci sia pace fra le città, i vicini devono andare d’accordo.
Perché ci sia pace fra i vicini, è indispensabile che nelle case regni l’armonia.
Perché nelle case ci sia pace, bisogna trovarla nel proprio cuore


Ogni altro tentativo di ridurre il trinomio Libertà Eguaglianza Fraternità ad una ideologia, cioè un insieme di idee governate dalla ragione, in tutto o in parte, dimenticando che essa è invece l’indicazione di una metodologia sacra, quasi una unità di misura di riferimento di quel che deve accadere, si rivela per quello che è: un rovesciamento ed una perversione del significato, un errore interpretativo votato al fallimento.
E’ quello che succede anche ogni volta che scambiamo causa ed effetto, sostanza e forma, mezzo e fine, processo e procedimento, cosa e come. Si passa dall’illuminazione all’illumin-ismo.
Potremmo dire lo stesso per ogni tecnica di sviluppo spirituale che non porta alla fraternità.
Le buone idee come il retto agire si rivelano nei frutti che ne seguono.

La stessa energia percorre e vivifica costantemente ognuno dei tre termini e quando vi si assenta produce una mistica totalitaria di vario tipo: la mistica dell’egoismo personale, (la perversione della realizzazione dell’Io) la mistica dell’eguaglianza a tutti i costi (la perversione di un idea di giustizia), la mistica della nazione o di un credo religioso (che perverte sotto la guida di un capo o principio unico la naturale propensione alla fraternità). 

Talora quando falliscono sia i sistemi fondati su una idea di libertà che di uguaglianza sembra rimanere la possibilità di un sistema basato sulla fraternità o sulla sua parvenza, un “cameratismo”
“ma il cameratismo senza libertà ed uguaglianza non può essere nient’altro che l’associazione di tutti al servizio comune della vita della nazione sotto l’assoluto controllo dell’autorità dello stato collettivista” “le caratteristiche essenziali sono le stesse nei regimi comunisti e nei paesi fascisti, cosicché agli occhi di un estraneo le loro risse feroci sembrano una contesa all’ultimo sangue fra congiunti che si battono per l’eredità dei loro genitori trucidati: la Democrazia e l’Era della Ragione.”

La ragione non può svolgere il suo lavoro, agire o governare se alla mente dell’uomo viene negata la libertà di pensare o di realizzare il suo pensiero attraverso l’azione nella vita
(da Il Ciclo umano di Aurobindo) 

L’eguaglianza che può funzionare è quella tra libertà e fraternità.
Ogni Stato, qualsiasi sia la sua forma di attuazione, tende inevitabilmente a divenire totalitario, realizzazione di una idea collettivista, sia anche nella sua burocratica meccanizzazione dell’organizzazione razionale della realtà, e pertanto negatore dei diritti della libertà e della realizzazione individuale.
Priva di principi guida l’organizzazione burocratica della vita prende il sopravvento su ogni altra istanza e riduce a effimera parvenza ogni idea di libertà eguaglianza e fraternità.

“Qualunque sia la perfezione dello Stato organizzato, la soppressione od oppressione della libertà individuale da parte della volontà di una maggioranza o di una minoranza, costituirebbe sempre un difetto essenziale che ne vizia il principio stesso. E ci sarebbe qualcosa di infinitamente peggio. Una inflessibile regolamentazione scientifica della vita può essere attuata solo con una inflessibile meccanizzazione della vita stessa. Questa tendenza alla meccanizzazione è il difetto che tanto il pensiero anarchico quanto l’intuito del pensatore spirituale hanno cominciato a sottolineare, ed aumenterà a dismisura man mano che l’idea dello Stato troverà più completa attuazione. Esso è infatti il difetto insito nella ragione allorché si dedica a governare la vita e vuole soffocare le sue naturali tendenze per inquadrarla in qualche tipo di ordine razionale.”

Quando la meccanizzazione della vita tende a sostituirsi alla vita stessa, il falso si sostituisce la vero, la tecnica impedisce il progresso, la ragione allontana la soluzione, l'arte si eclissa, la politica e la religione sono complici del misfatto e la spiritualità diventa una fuffa. 

Via via che la falsificazione stende il suo lugubre velo sul mondo i complici di un delitto diventano addetti, il mercenariato è un lavoro, il terrore dello stato si chiama sicurezza, l’imposizione diventa libertà, la manipolazione viene detta democrazia e la guerra è chiamata pace.
Non chiamare le cose con il loro nome inibisce progressivamente la capacità di dare un nome alle cose e quindi di parteciparvi veramente. Il potere del linguaggio cela un linguaggio del potere, quello attuale cela il suo fine: la falsificazione della esperienza della vita.

Si prepara allora un mondo in cui la vita reale di tutti è la sua apparenza o vi è ancora una essenza concreta, una presenza da cui scaturisce una rappresentazione vera e pertanto sacra? In altre parole la realtà è ciò che sembra o quel che sembra si sostituisce alla realtà ?
In questa sfera, al di là della realtà della illusione, cosa rimane allora della realtà stessa? Possiamo scorgere frammenti di esistenza, pezzettini di passione, rimasugli di intenzioni, briciole di conoscenza. Possiamo udire risate beffarde e pianti sommessi, melodie interrotte e suoni stridenti.
Come dice una poetessa: “essi giacciono in massa melmosa e neutra che trasuda cellophane, ibrido vero, verissimo che si espande per partenogenesi…”
Oceani del dolore.

“La ragione è capace di maneggiare con successo l’universo meccanico del mondo fisico, la vita è una forza che è l’espressione crescente di una anima infinita nelle creature che nella loro evoluzione esprimono conflitti e opposizioni. La verità spirituale è l’unica verità della quale tutte le altre sono aspetti velati, brillanti travestimenti od oscure deformazioni. Questo è un lavoro che la ragione non può fare, quello della ragione è un compito intermedio, osservare e capire la vita con intelligenza e scoprire la direzione in cui sta andando e per far questo deve adottare momentanei punti di vista fissi nessuno dei quali può veramente costituire l’espressione definitiva della verità integrale delle cose. Quest’ultima non è verità della ragione, ma dello spirito”. 

Pertanto sia l’idealismo anarchico che una fratellanza basati su una semplice istanza razionale o passionale e/o religiosa-morale “ non può garantire l’essere razionale dal richiamo dal basso, né liberarlo dal richiamo dall’alto”. 

L’anarchismo su base razionale non riesce, non è fattibile, poiché non tiene debitamente conto della mente emozionale umana né delle forze all’opera per corrodere la simpatia naturale e la propensione fraterna che dovrebbero assicurare la coesistenza di fraternità e libertà. Peggio ancora l’anarchismo distruttivo, dei no, delle bombe e del giudizio implacabile ribalta le sue buone ragioni nel torto, l’assenza di compassione lo rende una condanna anziché una liberazione che sinistramente attira nel tempo le personalità disturbate nel carattere o possedute al pari dei fanatici di ogni altro tipo. 

D’altro canto anche la morale religiosa non riesce ad edificare una prassi positiva, infatti piena di insegnamenti e priva di ispirazione presenta la sua capacità limitata come dogma infallibile e proprio lì fallisce. “la stessa religione organizzata ha incitato in passato sovente gli uomini al crimine ed al massacro e giustificato l’oscurantismo e l’oppressione.”e “le forme ed i sistemi religiosi diventano logori e corrotti e devono essere abbattuti, oppure perdono molto del loro senso interiore e diventano nebulosi in fatto di conoscenza e dannosi nella pratica” 

Di fatto ne ragione ne religione riescono ad inquadrare correttamente la realtà dell’esperienza umana né a comprendere appieno la funzione dell’altro e ciò pur mantenendo ognuna di loro dei segreti ed una funzione meravigliosa. Aurobindo commenta che “ un anarchismo spirituale o spiritualizzato potrebbe sembrare avvicinarsi di più alla vera soluzione”.

C’è in noi, come individui e come società, la sapienza di una vita che agisce?
Da ciò che facciamo generalmente non sembra. Quello che dovremmo fare non è che non lo facciamo perché non lo possiamo fare?
Non lo possiamo perché non lo sappiamo? Sappiamo ciò che potremmo, sappiamo ciò che dovremmo?
Lo sa Dio se lo sappiamo, noi ci ostiniamo a non farlo, a far finta di non saperlo.
Se lo facciamo lo sapremo: fare, agire, essere attraverso il fare è la strada per riconoscere e ritrovare la sapienza che ci necessita.
Nello stato patologico di una esistenza deviata siamo uomini che non sanno quello che fanno poiché non fanno quello che sanno, veramente.
Se pensiamo che non possiamo perché non sappiamo, nulla è più possibile, se facciamo comunque saremo ed essendo sapremo, nulla sarà allora impossibile.
Il fare è il fondamento dell’essere, così allora ricomporre i frammenti di esistenze e fonderli, recuperare le intenzioni sino alle radici, rintracciare e vivificare le passioni, risalire alla integrità del nostro essere, sono le ali per volare nei cieli dell’Amore.
Non sono cose che si sanno, sono cose che si fanno.

Per riuscire l’anarchico ha bisogno del ricercatore spirituale quanto questo del primo.
L’evoluzione spirituale è un gioco in cui ciascun errore è corretto. Esso richiede sia la capacità di liberarsi di qualsiasi legame e finanche dei propri stessi risultati, di evitare sia la cristallizzazione del pensiero che la staticizzazione della percezione e dell’essere e contemporaneamente la partecipazione sia all’insegnamento che alla tradizione, la giusta condotta e l’abbandono, la consacrazione al divino. Esso fonde libertà e necessità. 

Nel cuore segreto dell’uomo, della società e del cosmo vi è un anarchico divino.
In termini umani e sociali tutta la libertà da e tutta la libertà di e tutto l’amore che si dà e tutto l’amore che si riceve. 

“ La soluzione non si trova nella ragione, ma nell’anima dell’uomo, nelle sue tendenze spirituali. E’ unicamente una illuminazione, maggiore di quella razionale, che può dar luce alla natura vitale dell’uomo ed imporre armonia ai suoi egoismi. Una più profonda fratellanza, una legge d’amore ancora non scoperta sono i soli fondamenti possibili per una perfetta evoluzione sociale, niente di altro le può sostituire. Una fratellanza spirituale che è l’espressione di una realizzazione interiore dell’unità.” 

La stessa forza della vita sospinge sia la vita dell’uomo che la società alla espressione dell’incontro con il divino. In alcuni casi l’espressione dell’anima individuale potrà essere assai più veloce del movimento dell’anima collettiva che è a sua volta impresso dalle realizzazioni degli individui così come questi stessi realizzano sempre una parte del compito collettivo. 

La reintegrazione dell’uomo e del mondo nel divino stanno abbracciati insieme in amor fraterno.

  • Una dimensione in cui la bellezza percepita dalla mente viene riconosciuta vera dal cuore e perseguita in buona volontà, così come allora bella potrà essere la libertà, giusta l’uguaglianza e fraterna l’esistenza umana su questo pianeta.

sabato 13 settembre 2014

Dissesto nel Gargano: questo sconosciuto. Ma sappiamo tutti i nomi e i cognomi dei veri responsabili.



"Il Gargano non è chiuso per lutto, c'è un finale di stagione ancora da portare a termine. Di fronte alle emergenze ci sono due modi di reagire: mettersi seduti ad aspettare e reagire tenacemente e con determinazione, come stanno facendo le popolazioni del Gargano. Il governo farà la sua parte ma il governo da solo non sarà in grado di farcela se non incontra la forza e la determinazione dei cittadini". 
Così. il presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervenendo in comune a Peschici, nel corso della sua visita ai comuni alluvionati del Gargano. come ci riferisce sia la adnkronos che l'Ansa e Rainews, in data 13 settembre 2014 ore 15.00



di Sergio Di Cori Modigliani 

Post ultrasintetico.

L'affermazione riportata in bacheca a firma Matteo Renzi è demagogica, retorica e falsificante. Dimostra la non volontà, o incapacità, o impossibilità, da parte del premier, nel sostenere -e di conseguenza fare- l'unica cosa che andava fatta immediatamente per dare davvero uno splendido input a tutta la nazione, uno scrollone alla stantia politica italiana e un meraviglioso segnale ai burocrati europei che ci stanno addosso con il fucile piantato sulla schiena.

Bastava dire: "L'Italia sta cambiando. L'Italia vuole cambiare. L'Italia è ormai adulta. Di conseguenza, considerando il disagio di queste popolazioni e tenendo presente -come riferito da esperti istituzionali del settore di eccellente competenza tecnica- che la catastrofe era annunciata, perchè conseguenza dell'incuria idro-geologica, legata alle necessità partitico-clientelari che hanno sostenuto l'abusivismo edilizio negli ultimi decenni, ebbene, è arrivato il momento che comincino a pagare i veri responsabili. Ecco qui l'elenco completo degli illustri cittadini pugliesi che compongono l'intero management dell'organico che appartiene all'ente regionale "Consorzi di Bonifica". Costoro, di fronte alla Legge, sono gli unici e veri responsabili del dissesto, e di conseguenza delle morti accidentali di quelle vittime innocenti".

Tutti a casa, andava molto bene, e fu uno slogan fantastico, due anni fa. La realtà di oggi ci impone una successiva analisi sulla complessità del reale trasformando quella potente parola d'ordine in "Tutti a casa e subito, i veri responsabili dello sfacelo dell'Italia" ogniqualvolta che è possibile identificarli per nome, cognome, mansione, al di là dell'appartenenza politica specifica. Così si comincia a distinguere il loglio dal grano.


Ecco, qui di seguito, coloro che hanno la responsabilità diretta o indiretta di ciò che è accaduto.

Regione Puglia:  "Consorzi di Bonifica nel Gargano"

Organi

     

Organi di amministrazione

Deputazione amministrativa

  • FRATTAROLO GIANCARLO Presidente
  • COOP. LA MONTANARA (Santucci Leonardo) Vice Presidente
  • SCHIAVONE ANTONIO Vice Presidente
  • ARMILLOTTA FRANCESCO
  • AZ.AGR. PALAGANO (Tonti Gianfranco)
  • DAMIANI LUIGI
  • IMMOB. CASA SOLL.SOFFERENZA SPA (Gatta Carlo)
  • LA TORRE GIUSEPPE
  • MEDINA MICHELANGELO
  • ORLANDO MATTEO Delegato Regionale
  • PALMIERI MICHELE

Revisore contabile unico

  • VINCITORIO dott.ssa CARMELA

Consiglio dei delegati

  • ARMILLOTTA FRANCESCO
  • BRAMANTE GIUSEPPE
  • BULZACCHELLI FRANCESCO PAOLO
  • CIUFFREDA DOMENICO
  • COOP. LA MONTANARA (Santucci Leonardo)
  • DAMIANI LUIGI
  • D'APOLITO DOMENICO
  • DELLA MALVA ANIELLO
  • DE NITTIS FILIPPO
  • DI STEFANO FRANCESCO
  • DI VIESTI ROCCO
  • FALLUCCHI DOMENICO
  • FINIZIO GIUSEPPE
  • FRATTAROLO GIANCARLO
  • GAGGIANO PASQUALE
  • GENTILE ANGELO
  • GIAMBAVICCHIO MATTEO
  • GRANITO GIUSEPPE
  • IMMOB. CASA SOLL.SOFFERENZA SPA (Gatta Carlo)
  • IPR.AGRIC. PALAGANO (Tonti Gianfranco)
  • LAPROCINA GAETANO
  • LA TORRE GIUSEPPE
  • LOMBARDI GIUSEPPE
  • MANCINI MICHELE
  • MEDINA MICHELANGELO
  • MUSCARELLA MICHELANTONIO
  • ORTORE PASQUALE
  • PALMIERI MICHELE
  • PRENCIPE ANTONIO
  • PRENCIPE DOMENICO
  • QUITADAMO PASQUALE
  • RINALDI LEONARDO
  • ROCCA RENATO
  • SCHIAVONE ANTONIO
  • SERRILLI GIUSTINIANO
  • TARDIO GABRIELE
  • TOTARO ANTONIO
  • URBANO ANTONIO FRANCESCO
  • VAIRA MICHELE
  • ZAFFARANO ANDREA

Struttura Operativa

Direttore Unico

  • dott. ing. MARCO MUCIACCIA

Capi Settore

  • dott. LUCIANO CICIRETTI - Settore Tecnico-Agrario
  • dott. MICHELE D'ERRICO RAMIREZ - Settore Personale, Gestione Finanziaria, Bilancio e Contabilità
  • dott. MARTINA RUBINO - Settore Affari Generali, Legale, Catasto e Tributi
  • dott. GIOVANNI RUSSO - Settore Forestale

giovedì 11 settembre 2014

Annunci, denunce ed enunciati, per far affondare l'Italia. Ma i tedeschi, la strada l'avevano già indicata ben 40 anni fa. A suon di goal.


"La produzione della Repubblica Italiana è crollata del 25% rispetto al 2007. Si tratta di un calo generalizzato che ha colpito anche settori -quali quello automobilistico, del mobilificio, del designer, del calzaturiero e degli elettrodomestici- che per lungo tempo hanno rappresentato la struttura portante dell'industria e dell'economia italiana. L'Italia risulta oggi la nazione con la peggiore performance assoluta tra le 28 nazioni della Unione Europea. E' un dato allarmante che ci riempie di preoccupazioni".
                       
Mario Draghi, Presidente BCE, nel commentare, in data 10 settembre 2014, gli ultimi dati forniti dall'Istituto Centrale di Statistica Europea sull'andamento dei paesi UE:


di Sergio Di Cori Modigliani

Non è certo una novità che siamo la Cenerentola d'Europa.
Non è neppure una notizia il fatto, purtroppo assodato, che l'Italia sta peggiorando il proprio trend socio-economico, facendo correre gravissimi rischi all'intero continente perché sembra voler trascinare nella propria ottusa imbecillità anche il resto dell'Europa.
Soltanto un irresponsabile, o una persona in malafede, potrebbe sostenere oggi che "l'Italia è un grande paese e si avvia a diventare la locomotiva d'Europa che guiderà la ripresa del continente". 
E' ciò che aveva dichiarato il nostro premier, sorretto dagli amorevoli applausi della plebe narcotizzata, qualche settimana fa. Ma anche questa non è una notizia.
Non si riesce ancora a comprendere se coloro che sostengono Renzi, dai banchieri agli imprenditori, dai finanzieri nostrani a quelli che rappresentano gli interessi dei cosiddetti "poteri forti", siano da ascrivere tra quelli in malafede o tra gli irresponsabili.
E' mia opinione che sia arrivato il momento di individuare una terza categoria, non ancora contemplata e identificata nella profondità della sua tessitura: la promozione dei falliti di successo e la valorizzazione degli inetti, degli incapaci, degli immeritevoli.
Chi pensava che il berlusconismo fosse soltanto il teatrino del bunga bunga, qualche mafiosetto, un grappolo di cinici opportunisti e un sistema strutturale di corruttela basato sulla sintesi tra il tengo famiglia e io mi faccio gli affari miei e me ne frego, ha sbagliato di grosso.
Questa è una lettura che poteva corrispondere alla definizione dell'Italia andreottiana-craxiana, e a una situazione strutturale del sistema paese che apparteneva alla situazione politica degli anni'80 e degli anni'90. 
Lo scenario, oggi, è diverso.
Il berlusconismo, infatti (che oggi è più vivo che mai, anche se Berlusconi è pressoché eclissato) ruotava tutto intorno all'affermazione di un principio -risultato vincente- che presupponeva la totale cancellazione dell'intelligenza collettiva e la pianificazione di un "genocidio culturale" tale da addormentare l'intero paese.
Il 2014 sta segnando e segnalando un netto peggioramento nelle attese collettive.
E non parlo qui di economia, non è la mia professione.
L'Italia è oggi molto diversa (apparentemente) da quella del 2011, perché da allora diversi nodi sono venuti al pettine e alcune contraddizioni sono esplose. Ma culturalmente (al peggio, davvero non c'è mai fine) il paese appare declinato ancora di più -sembrava impossibile ma è così- toccando un livello talmente basso da rendere quasi imbarazzante oramai anche i livelli minimi di scambio sociale quotidiano.
Il comportamento dell'attuale classe politica può essere sintetizzato in tre grandi tronconi, rappresentati dai tre leader che sono un punto di riferimento delle tre anime nazionali: Berlusconi, Renzi, Grillo.
Ciascuno secondo le proprie modalità, i propri slogan, le parole d'ordine e le tifoserie varie, in verità coltiva il proprio orto bloccando di fatto la connettività sociale tra diversi e impedendo il lancio di una nuova idea di mondo, di un recupero del concetto di comunità, di solidarietà, basato su una progettualità culturale.
I tre pilastri sono fin troppo ovvi: enunciati, annunci, denunce.
La destra italiana, purtroppo per tutti noi, paga il prezzo dell'essersi arresa alla parte peggiore dell'italianità destrorsa, per dare un contributo ad annientare il pensiero tradizionale conservatore di area liberal-moderata-laica e si è ridotta a una serie costante di "enunciati" che non sono più neppure parole d'ordine (tipo "recuperiamo la sovranità nazionale" oppure "l'Italia deve aumentare la propria produttività", ecc.) che sono ridicoli perché finalizzati soltanto a fornire una identità collettiva a chi viene da esperienze personali anti-comuniste e nel mondo post-ideologico si sente perduto, senza punti di riferimento ed è convinto che restringere il campo dell'intervento dello Stato nel mercato sia la salvezza della nazione. Sono assunti demagogici con nessun riferimento alla realtà del mondo attuale. La destra ha suicidato la propria tradizione culturale storica per un piatto di lenticchie. Sono rimasti soltanto gli "enunciati di principio", parole vuote della retorica antica, basate su un contenuto di pregnanza culturale solida pari allo zero assoluto.
La sinistra italiana, purtroppo per tutti noi, paga il prezzo dell'essersi arresa alla parte peggiore dell'italianità sinistrorsa e ha approfittato della situazione per rinunciare a qualsivoglia forma di opposizione democratica forte, per condividere fette di mercato, partecipando in prima persona e in prima fila all'annientamento di ogni forma di affermazione della cultura e dell'istruzione. Sono stati complici attivi del processo di "genocidio culturale". Si sono venduti anche loro per un piatto di lenticchie, suicidando un succoso patrimonio storico che apparteneva a una grande tradizione e producendo soltanto ometti e donnette privi di talento, merito, competenza specifica. Questo PD vive ormai di "annunci" come una pubblicità promozionale. E' il trionfo della visibilità e dell'apparenza al posto della sostanza.
Il movimento cinque stelle, purtroppo per tutti noi, paga il prezzo dell'essersi arreso alla parte peggiore dell'Italianità oppressa dai marpioni destrorsi e dai marpioni sinistrorsi. Ha svolto un ruolo molto forte, di impulso positivo e davvero stimolante, nell'opera di smascheramento della logica del potere, mettendo alla berlina in pubblico la totale, quanto inutile nudità del Re che non valeva un bel nulla. Sorretto da un massiccio voto popolare è riuscito a sintetizzare la rabbia, la speranza, la protesta, la voglia di cambiamento, situandosi in maniera oppositiva. Il paese stava davvero cambiando (ha ragione Celentano quando sostiene che "senza Grillo tra 50 anni saremmo stati ancora come stiamo") ma hanno dimostrato di non capire che la protesta contro i meccanismi di esercizio del potere non consiste nel lottare contro il potere in sé, bensì contro uno specifico potere, identificato, analizzato, disossato, smascherato, autore e responsabile del dissesto italiano. Hanno suicidato la speranza di milioni di italiani perché non hanno voluto (o non sono stati capaci di) portare avanti una progettualità culturale alternativa, oltre alla denuncia, che è stata fondamentale nella fase iniziale. Il M5s, secondo me, non sarà in grado di prospettare una valida alternativa se continua a scegliere di non puntare su una progettualità culturale forte e di rimanere saldo nella propria identità di club, alimentando la faziosità e la rabbia.
E così, gli italiani oscillano tra enunciati demagogici offerti da Brunetta, Salvini, Alfano; annunci televisivi feisbuccati e twitterati da Renzi, Speranza, Serracchiani; denunce  degli eletti del M5s e dei post nel blog, che oggi rischiano di apparire auto-celebrativi e autoreferenziali. E non più denotativi.

Enunciati, annunci e denunce. 

Questi tre elementi insieme non consentono alcun risveglio.
Sono utili soltanto al ristrettissimo numero di eletti, nelle rispettive compagini, per coltivare l'identità del proprio orticello. Spetta alle persone più lucide, competenti e dotate di volontà ed energia, all'interno della Destra, della Sinistra, del M5s, lavorare per cominciare a costruire le basi di un progetto culturale che vada al di là degli enunciati, degli annunci e delle denunce.

Questo signore, la cui immagine vedete riprodotta in bacheca, che oggi ha 64 anni, è di nazionalità tedesca, ed è tuttora un personaggio di grande respiro, utile da ricordare. 
Si chiama Paul Breitner, ha vinto come calciatore un mondiale. Ma era anche qualcosa di più.
Correva l'anno 1974 (memoria valida soltanto per gli ultracinquantenni) e quell'estate c'erano i mondiali di calcio. In un torrido luglio si giocava la finale, tra la Germania Ovest e l'Olanda. Il tifo in Italia era stato ideologizzato. I movimentisti di allora tifavano dichiaratamente per la Germania, perché c'era lui. Capellone riccioluto, era uno dei tre indiscussi leader della SDS (il movimento studentesco della sinistra radicale tedesca) insieme a Rudi Dutschke e Daniel Cohn Bendit, entrambi sociologi. Paul Breitner era un intellettuale, che all'età di 23 anni aveva preso due lauree, una in Psicologia dello Sport e l'altra in una nuova materia che si chiamava "Pedagogia Sociale", laureandosi (fu tra i primi in Europa) con il suo mentore e maestro, Sergio Moscovici, un rumeno esiliato in Francia, il fondatore europeo della Psicologia Sociale (è il padre dell'attuale Pierre Moscovici che ieri è stato eletto alla presidenza della commissione economia e sviluppo nell'Unione Europea). 
Breitner era uno dei grandi miti collettivi europei ed è stato uno dei grandi propugnatori della necessità di fondare un progetto culturale europeo lanciando la pedagogia sociale come momento fondamentale nell'educazione delle masse. E' ciò che ha sempre fatto. Dal 2009 è diventato "responsabile dell'equilibrio psicologico e dell'armonia" nella squadra di calcio Bayern Monaco e ha gestito il counseling relazionale di tutti i componenti della squadra tedesca nazionale che ha vinto i mondiali due mesi fa in Brasile. 
La Pedagogia Sociale, in Italia, forse neppure esiste come materia di insegnamento.
In Germania è considerata una materia fondamentale ed è la base della loro nuova struttura identitaria sia politica che culturale, nel dopo nazismo e nel dopo comunismo.
Ruota intorno al concetto della "ricerca dell'armonia all'interno della comunità per costruire un equilibrio collettivo finalizzato al bene comune".
Per loro, questo è il pilastro fondamentale dell'attività politica nazionale.
E' ciò che a noi manca.
Non si tratta di cifre e di grafici, di numeri o di globalità.
Si tratta di approccio culturale: o lo si ha o non lo si ha.
E in Italia, grazie a Berlusconi che si è avvalso della complicità della sinistra, la Cultura come idea di mondo è stata cancellata.
I danni sono visibili.

Basta con gli enunciati, gli annunci e le denunce.
E' arrivato il momento di avviare il processo fondativo della "Pedagogia Sociale" anche in Italia.
Ci serve come il pane.
Anzi, più del pane.
E' un alimento dell'anima, dello spirito, della mente, e nutre la Persona Collettiva.
Forse non eccita consensi per il voto.
Ma fa evolvere la nazione e per me, questa, è la assoluta priorità. 

Altrimenti ci lasceremo cullare nel nostro suicidio annunciato: i forzisti a morir di corruzione via Berlusconi, i piddini a morir di annunci e speranza, i pentastellati di pestilenza auto-celebrativa, dato che "i nostri sono sempre i migliori perché tutti gli altri sono corrotti".

Raglia raglia Giovane Itaglia!