martedì 2 settembre 2014

Ipse dixit.



di Sergio Di Cori Modigliani

Matteo Renzi ha dichiarato in data 29 agosto 2014: "Abbiamo creato, grazie all'azione di governo, ben 100mila nuovi posti di lavoro". Non ha specificato dove e come.
48 ore dopo l'Istat ha comunicato che la disoccupazione ha raggiunto il livello di 12,6% ed è aumentata nel mese di Luglio del 3,8%, toccando il livello più alto mai raggiunto dal 1954.

Sempre lo stesso giorno ha dichiarato: "Grazie agli incentivi del governo sono nate in questi ultimi mesi nuove startup di giovani che si lanciano con ottimismo nel mercato".
L'ufficio statistico del Ministero del Lavoro ha annunciato, il giorno dopo, che da quando Renzi si è insediato si perdono 1000 posti di lavoro al giorno. Finora ha provocato la perdita di lavoro per ben 212.000 unità lavorative. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 48%.

In data 1 settembre 2014 ha dichiarato che "anche se di poco, ma non posso non sottolineare la buona notizia che ci giunge dagli esperti del settore e che ci comunicano che i consumi nel mese di agosto sono aumentati di poco, di una piccola frazione, di appena un +0,2%. Ma ciò che conta è rubricare la ripresa dell'economia italiana e dell'ottimismo da parte dell'industria. Saremo noi, l'Italia paese, a essere la locomotiva d'Europa". Neppure sei ore dopo, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, dichiarava "Stiamo in una situazione davvero drammatica, forse il governo non si rende conto che il paese sta affondando".  Dopo dodici ore l'ufficio statistico della Confcommercio ha annunciato che i consumi interni nel mese di agosto sono diminuiti di un -3,8% raggiungendo il livello del 1959 e provocando l'effetto deflazione.

                                   (messa così forse la situazione è più chiara).

Fine del post.

Ipse dixit.



Politica e Movimento



di Sergio Di Cori Modigliani

Le due immagini che vedete in bacheca ben rappresentano due percorsi opposti nell'interpretazione del concetto di Politica. La prima (si trova in "La Repubblica" di Platone) riconosce al termine il suo valore letterale, ovvero: "l'Arte di governare il bene pubblico". E' ciò cui si sono sempre ispirati i grandi statisti e le grandi personalità di ogni epoca e in ogni civiltà.
L'altra, invece, è un disegnino che rappresenta l'umore generale e ciò che la gente pensa in Italia e divulga e diffonde sui social networks; ha battuto ogni sondaggio e gode ancora di ottimi favori, direi anche di solide prospettive, se va avanti così.
Mentre il primo, quello di Platone, presuppone un'assunzione di responsabilità in proprio, una visione adulta dell'esistenza e un approccio attivo e partecipativo alla vita pubblica, l'altro abbatte ogni forma di responsabilità individuale e spinge il cittadino a incorporare un'idea di sé equivalente a quella di una vittima (dei cosiddetti poteri forti, si intende) dando per scontato che non sono possibili alternative, idee, progettualità, niente.
Per la maggior parte delle persone la citazione platonica appartiene alla manipolazione del Potere. 
Il secondo, invece, viene salutato come un modo chiaro e diretto di manifestare consapevolezza e risveglio interiore.
Secondo me, è esattamente il contrario.
Completamente diseducati, in grande maggioranza maleducati, gli italiani sembrano aver perso il Senso della misura e stanno dimostrando di non essere più capaci di "far politica". Non si può dar loro torto, visto che hanno subìto imbonitori professionisti di varia natura che hanno raggiunto lo scopo di sfiancare il Paese.
Oggi diventa sempre più difficile parlare di Politica, è il linguaggio argomentativo che è saltato, peggiorato dall'epidemia di narcisismo privo di pudore ed enfatizzato dall'uso di facebook, dove facinorosi esaltati, spesso analfabeti, di varia natura, censo, genere, etnia, credo religioso, esprimono la loro opinione convinti che abbia un valore. Il peso di quella opinione viene misurato dal numero di seguaci e di "mi piace", anche se spesso quei "mi piace" vengono digitati per motivi che poco hanno a che vedere -per non dire nulla- con il testo che il "digitatore" sta approvando. Si pigia "mi piace" anche solo per partecipare, per sentirsi membro di un branco che regala identità, per mettersi in fila nella gara del "rimorchio",  per manifestare obbedienza e deferenza, e via dicendo. A questo bisogna aggiungere l'arrogante strafottenza mista a ferocia di chi aggredisce degli sconosciuti perché sostengono un punto di vista diverso o addirittura opposto al proprio.
E' la consacrazione del Pensiero Totalitario: è così che nasce.
Il Pensiero Totalitario (diverso dal Pensiero Unico) ruota tutto intorno alla costruzione, identificazione e denuncia del "cattivo" che poi viene promosso al rango di "nemico".

Il fatto è che in Politica "il cattivo" non esiste.
Tanto meno esiste "il nemico".
Questi sono termini militari, e la Politica -per definizione- si manifesta e si esprime come gestione e organizzazione della società civile.
Non esiste il cattivo in Politica, ma esistono oppositori, ovvero coloro che pensano in maniera diversa se non opposta alla propria idea del mondo: è diverso.
Non esistono nemici, bensì avversari.
Se invece si vive facendo allucinare ai propri seguaci l'idea del nemico e del cattivo, allora si riesce a organizzarli (a loro insaputa) secondo dei codici militari e si fa passare l'idea che l'oppositore va eliminato perché non si tratta di un avversario ma di un nemico, di una persona cattiva, infine: diabolica.
Il termine cattivo viene dal latino "captivus" che vuol dire "prigioniero". Nella civiltà latina ciò che noi definiamo "cattivo" si diceva "malus". In spagnolo è rimasto quel termine. Cattivo, in Spagna e nel continente americano di lingua spagnola si dice "malo" come in latino. 
In Italiano, invece, si è fatto proprio il termine ecclesiastico lanciato verso il IX secolo "captivus diaboli", ovvero "prigioniero del diavolo". I "cattivi" sono coloro che sono impossessati dal demonio, quindi chi li combatte è benedetto dal Signore. Una pacchia per i gestori del potere. In Spagna, grazie a Cervantes, venne abolito nel secolo XVII. 

In una società laica, la Politica si manifesta nell'esprimersi attraverso programmi, progetti pratici, idealità condivise.
La nostra classe politica ha fatto proprio l'uso del termine "cattivo", vera chicca da usare come arma di distrazione di massa. Per Berlusconi erano "le toghe rosse"; per i piddini era "Berlusconi"; per i fascisti erano i comunisti e per i comunisti erano i fascisti, e così' via dicendo.
E' la logica dei partiti verticali: far quadrato identificando un nemico, così nessuno si occupa più della parte propositiva che, non dimentichiamolo, presuppone l'esercizio di meriti e competenze.
I movimenti, al contrario, non pensano all'antagonista come al nemico cattivo.
Si muovono sulla base di una progettualità e lanciano una opposizione il cui fine non consiste nell'annientare l'avversario, proprio mai.
Consiste, invece, nel convincere la più vasta area di popolazione, delle proprie buone ragioni per poi farle prevalere. 
Tutta la propria energia viene investita nell'esercizio creativo per promuovere la propria idea. Basta vedere la storia di "save the planet" la prima e la più antica organizzazione movimentista di carattere ecologico-ambientalista, nata in California nel lontano 1962. Il loro fine consisteva -e tuttora è così- nell'allargare sempre di più lo spettro della consapevolezza collettiva ambientalista, facendo, appunto, Politica. E così tutti gli altri movimenti del pianeta.
L'irruzione del concetto di "nemico" nell'agone politico è un metodo da mafiosi.
Loro, infatti, sono una organizzazione commerciale di criminali, dotata di struttura militare: non vogliono convincere nessuno. Chi li appoggia, bene, forse gli danno anche una piccola percentuale. Chi non li appoggia va eliminato, se insiste va ucciso.
Questa logica ha permeato l'intera vita politica italiana.
Invito i lettori a riflettere, soprattutto i pentastellati.
Questo discorsetto, infatti, è relativo a un aspetto (apparentemente marginale) ma in realtà sostanziale, che sta venendo fuori in questi giorni. Andando sulle pagine di facebook, ascoltando e leggendo le opinioni degli attivisti anche nei meetup, se ne ricava una novità estiva: c'è un nuovo e indetto nemico del popolo. 
Si tratta di un signore che si chiama Gianroberto Casaleggio.
Viene trattato come un vero e proprio nemico; dileggiato, attaccato, insultato, calunniato, identificato e denunciato -prove alla mano- perché "reo confesso" di un crimine atroce: nella sua qualità di imprenditore ha scelto e deciso di accettare l'invito di altri imprenditori a partecipare a un convegno internazionale di imprenditori dove si presuppone andrà lì a dire la sua specifica opinione di imprenditore, dato che è stato invitato per questo motivo.
Manifesto qui apertamente, con tutta la mia consueta passionalità, la mia totale solidarietà all'imprenditore Casaleggio, oggetto e vittima di squancheri non pensanti.
Tutta la mia solidarietà.
E la mia solidarietà finisce qui.
Casaleggio (e mi dispiace tanto per lui) cade vittima del suo gioco, che gli si ritorce contro come un boomerang. Soprattutto nelle ultime settimane, il blog di Grillo (che Casaleggio gestisce) negando ogni altra realtà, ha cercato di far quadrato lanciando una nuova stagione di allarme "allarme ecco i nostri nemici" infilando, una dopo l'altra, perle fasulle spacciate per gioielli.
Doveva pensarci prima.
Mi dispiace davvero, per lui e per tutti noi.
Si poteva promuovere la Politica. Se lo avesse fatto adesso sarebbe stato accompagnato da fanfare, tappeto rosso e applausi fino alla porta dell'amena cittadina di Cernobbio.
E' stata scelta, invece, la facile strada della continua e perdurante invenzione del "cattivo".
Adesso è il suo turno.
Dopotutto, è anche comprensibile.
Li ha educati lui, così.

lunedì 1 settembre 2014

Le melanzane di Vladimir Putin, la sindrome di Serse e la Pax Massonica.



di Sergio Di Cori Modigliani

Viviamo ormai, quotidianamente, dentro uno scenario di guerra mondiale, che è il passo ulteriore  dopo "spirano venti di guerra". 
Ormai, ci siamo dentro.
Ci voleva il Papa con la sua forte affermazione per costringere gli italiani, quantomeno, a prendere atto dell'esistenza dell'evento.
Intendiamoci, leggendo i commenti, sfoghi, esternazioni, opinioni sui social networks non c'è da stare allegri. Permane uno stato generale di indifferenza, soprattutto di quasi totale misconoscenza dei fatti, di mancanza di una reale informazione, e quindi di una legittima conoscenza del teatro sul cui palcoscenico la tragedia si sta consumando.
Non è una novità per la nostra etnia.
La seconda guerra mondiale era stata dichiarata trionfalmente da Mussolini l'8 Giugno del 1940. Quindici mesi dopo, ad agosto del 1941, gli italiani non avevano la benchè minima idea di che cosa stesse accadendo. Non era piovuta nessuna bomba, dato che gli americani non erano ancora coinvolti, gli inglesi erano presi dal loro duello con la Germania e quindi il 100% dell'aviazione britannica era impegnata nella battaglia d'Inghilterra a salvaguardia di quel territorio. Alla fine di agosto, la gente (basta andare a leggere i giornali e i libri dell'epoca e ascoltare le registrazioni dei programmi radiofonici) era presa soltanto dalle vacanze, dal proprio narcisismo esasperato e del fascismo, l'aspetto più di moda, ruotava intorno all'affermazione "io me ne frego". Non sapevano neppure che era iniziata, nelle lontane pianure dell'Ucraina, la decimazione della prestigiosa divisione degli alpini Julia. I due unici intellettuali ancora liberi che investivano tutte le loro energie nell'allertare la popolazione, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli (due liberali laici) erano stati arrestati e deportati -sine die- al confino nell'isola di Ventotene senza il permesso di avere accesso all'uso del telefono, l'unico strumento di comunicazione allora diffuso. 
La terza guerra mondiale nella quale siamo immersi ha delle caratteristiche -come ogni guerra che si rispetti- tutte sue, in gran parte originali. La prima fu un massacro orrendo; soltanto l'Italia lasciò sul campo 1 milione di morti. La definirono "la Grande Guerra" intendendo con questo termine (così sostennero a Versailles nel 1920) che si trattava "della fine di ogni tipo di guerra". Vent'anni dopo ci fu la seconda, che di morti ne produsse (soltanto in Europa) circa 40 milioni.
Questa qui è una guerra liquida, termine sul quale ormai c'è un totale accordo, intendendo con questo termine l'estensione in campo militare della comunicazione mediatica digitale e l'uso strumentale della virtualità per camuffare, manipolare, e quindi modificare a proprio piacimento la realtà.
E la gente se ne accorge (e se ne accorgerà) soltanto dopo.
Per poter dare un proprio contributo a fermarla, a impedirne la diffusione (per coloro che vogliono la pace) è necessario comprendere la vera posta in gioco -prima di tutto- chi sono gli attori, come sono posizionati, e in che cosa consiste la recita sul palcoscenico.
Questo post è un modesto tentativo per offrire un contributo personale al dibattito e alla discussione che -a mio avviso- dovrebbe essere l'unica meritevole di un dibattito.

Parliamo di geo-politica e del nuovo quadro che si va delineando.

Una decina di giorni fa, circa, c'è stato l'annuncio ufficiale della tregua tra Hamas e Israele.
La reazione immediata di tutti i media, nel fornire la notizia, è stata quella di esultare e la popolazione coinvolta ha esultato pubblicamente, in alcuni casi addirittura con fuochi di artificio e mortaretti. E' stata definita subito "tregua permanente" perché (forse per scaramanzia) non si è osato sostenere che si era verificata una clamorosa svolta, davvero inedita e inattesa, che aveva gettato le basi per una pace perenne.
Questa tregua è la 12esima avvenuta in 52 giorni di guerra.
Perché è diversa?
Perché questa dovrebbe durare, reggere, e finire per costruire la pace mentre le altre precedenti 11 non sono durate nulla?
Questa era la domanda (nella mia mente, ovvia e naturale) che ritenevo sarebbe stata posta subito soprattutto da tutti coloro che avevano partecipato, durante le settimane di guerra, a sostenere una certa linea con un attivismo sfrenato. E invece no. Anzi. Sono spariti tutti. Nessuno ha chiesto: "Ma che cosa è successo?".
Nessuno se lo è chiesto.
Nessuno ha inviato lettere e petizioni pretendendo di essere informato.
I media italiani, va da sé, neanche a dirlo, hanno fornito il loro consueto contributo alla totale ignoranza e disinformazione.
Per non parlare del fatto che non c'è stata neppure una persona che abbia chiesto "ma come mai una zuffa locale come quella tra Hamas e Israele può far correre il rischio di una guerra planetaria?" 
Il motivo principale di questo silenzio sta nel fatto che gran parte di coloro che si erano espressi prima lo avevano fatto usando argomentazioni stantie, interpretazioni vecchie e stereotipate, come se il quadro geo-politico  fosse quello del 1983 ai tempi di Chabra e Shatila, in piena guerra fredda. Siamo dentro una caldissima guerra, per il momento liquida.
Una storia completamente diversa.
Ma c'è chi sta lavorando per renderla solida, questo è il punto.
Veniamo a che cosa ha prodotto e determinato la tregua permanente a Gaza.

1). Le melanzane di Vladimir Putin.
La regione dell'Ucraina è sempre stata il polmone agro-alimentare più importante della Russia. Tra il 1932 e il 1936, i bolscevichi massacrarono la popolazione sterminando ben 7 milioni di contadini. Si tratta del più vasto e organizzato genocidio di lavoratori mai avvenuto nella storia d'Europa. La Russia si è impossessata delle terre ucraine centralizzandole, condannando alla fame (e quindi alla morte) una vasta area. Un massacro mai divulgato, che gli ucraini non hanno mai dimenticato. Tanto è vero che quando nel giugno del 1941 Hitler (aiutato da Mussolini) invade la zona per attaccare l'Urss, si trova la piacevole sorpresa di essere accolto come "un grande liberatore". Per gli ucraini non era neppure pensabile che esistesse qualcuno peggio dei russi. La luna di miele durò soltanto quattro mesi. Il tempo necessario per sistemare l'equipaggiamento militare delle divisioni prussiane, allestire le difese per l'invasione della Russia e annettere l'Ucraina come possedimento del Terzo Reich. Già alla fine del 1941, gli ucraini poterono toccare con mano l'ennesima illusione storica. La Gestapo cominciò a pianificare ed eseguire il consueto piano di sterminio e quindi la popolazione locale si trovò sotto un invasore che (lo capirono tardi) non era un antagonista di Stalin, ma un suo competitor. E l'agro-alimentare ucraino venne utilizzato per alimentare le truppe tedesche su tutto il fronte europeo. Quando arrivò l'Armata Rossa nel Gennaio del 1945, i contadini ucraini li accolsero come liberatori. Due anni dopo si erano già pentiti, ma ormai era tardi. L' Ucraina divenne ciò che era prima della guerra: la base alimentare del popolo russo. 
E così è stato per quasi cinquant'anni, fino al 1989.
Nel 2013, la Russia di Putin si è trovata davanti alla tragica realtà del proprio territorio.
Essendo un iper-liberista, Putin ha investito tutte le risorse nazionali nella costruzione di giganteschi colossi finanziari, multinazionali del petrolio, del gas e del carbone, eliminando ogni opposizione interna ambientalista ed ecologica e annientando la propria produzione agricola. In cambio di gas e petrolio venduto all'Europa occidentale, ha ottenuto derrate alimentari soprattutto dai due più importanti partner commerciali del paese, la Francia e l'Italia, puntando tutto sulla propria partecipazione all'allegra finanza speculativa planetaria, puntando sul fatto che il mondo povero di energia combustibile (vedi Germania, Italia, ecc.) avrebbe sempre avuto bisogno di lui. Ha costruito una gigantesca bolla finanziaria che ha prodotto una classe politica di oligarchi privilegiati e ha cominciato a stabilire rapporti commerciali intensi con la Cina firmando con loro un  mega-contratto ventennale che vede la Russia come il più importante fornitore della Cina di frumento, luppolo, verdura. Ma la pessima gestione delle proprie risorse nazionali (la Russia è il sogno di ogni speculatore finanziario iper-liberista) ha comportato una spaventosa crisi nazionale che ne ha bloccato lo sviluppo economico. E la Russia si è fermata. Dal 2013 è andata in recessione. Dovendo ottemperare i suoi obblighi con la Cina ha iniziato a taglieggiare gli ucraini e lì ha avuto inizio il contenzioso.
La memoria storica ha allertato immediatamente tutta l'Europa ed è iniziato il dissidio. Putin pensava di poter fare come Breznev e Stalin ma qualcosa è andato storto.
E così sono arrivate le sanzioni economiche della Ue, che sono andate a colpire soltanto le grandi concentrazioni della finanza speculativa.
Gli europei (tedeschi, francesi e italiani) pensavano che, a quel punto, si sarebbe aperta una trattativa. Ma Putin è sorretto dai finanzieri, è un uomo della finanza. E ha reagito compiendo un atto fortemente voluto dai suoi speculatori: le contro-sanzioni. Il risultato si è trasformato subito in un vero e proprio suicidio per i russi, perché bloccare l'agro-alimentare italo-francese lo ha portato al dissesto interno, con vere e proprie rivolte in tutte le province: i generi alimentari, in piena recessione, sono aumentati del 200% con i prezzi alle stelle. Per mettere una pezza alla disastrosa situazione economica del paese, ha applicato la vecchia tradizione russa di dar fiato alla propria classe militare (da sempre la più importante casta in Russia) a tutto campo, addirittura sostituendosi all'Arabia Saudita nel porsi "ufficialmente" come il più importante fornitore di armi ad Hamas e suo protettore, vendendogli addirittura delle navi da guerra, e quindi situazionandosi nel Mediterraneo come difensore di Assad e nemico principale degli Usa e di Israele, pompando a tutto campo in questa visione che è vecchia e obsoleta.
Finché è arrivato il giorno (per l'appunto circa quindici giorni fa) in cui si sono verificati, nell'arco di 24 ore, tutti gli eventi che, secondo me, hanno portato alla tregua permanente tra Hamas e Israele e al lancio della nuova e probabile geografia del mondo: Putin incontra l'ambasciatore di Israele a Mosca e chiude un gigantesco accordo commerciale con lo stato ebraico, in grado di fornire cetrioli, melanzane e zucchine in quantità sufficiente tali da soppiantare la fornitura italiana (en passant: la contro-sanzione di Putin è costata all'Italia la perdita netta di 450 milioni di euro e la chiusura, soprattutto nel meridione, di ben 1.500 aziende agricole che, è probabile, falliranno). Hamas protesta, ma Putin resiste e ristabilisce l'alleanza con Israele che Stalin aveva siglato nel 1948 e che era durata fino al 1964. 
Per Putin, in questo momento, le melanzane e le zucchine sono più importanti di ogni altra cosa. Immediatamente si muove il Qatar per andare a sostituire Putin (il russo probabilmente se lo aspettava ma in questo momento il suo obiettivo consiste nel dar fastidio all'Europa Occidentale) e tre comandanti di Hamas annunciano di aver preso contatti ufficiali con l'Isis. Un'ora dopo questo annuncio, David Cameron, chiama i giornalisti e annuncia la posizione britannica "non permetteremo mai che l'Isis arrivi in un porto del Mediterraneo". Tradotto voleva dire che -essendo Gaza un porto del Mediterraneo- nel caso fosse stato ufficializzato l'accordo militare tra Hamas e l'Isis, la Gran Bretagna sarebbe immediatamente scesa in campo contro Hamas, la quale avrebbe chiamato a raccolta tutte le nazioni arabe (imbarazzatissime) e c'era già chi, nella sede del Foreign Office a Londra, pensava alla terribile possibilità (impensabile fino a qualche mese fa) di una guerra dichiarata tra l'Inghilterra e le nazioni del Golfo Persico. Voleva dire una estensione immediata del conflitto in tutto il pianeta e l'immediato crollo dei mercati valutari nel mondo. Sono state 40 ore davvero pericolosamente tragiche.
Ma è andata bene.
Perché lo scenario non è quello del 1984, non è neppure quello del 1994 e non è neanche quello del 2004: è tutta un'altra cosa.
Nel nuovo scenario geo-politico entra in gioco una antica potenza planetaria che risolve la questione alla grande: l'Iran.

2). La sindrome di Serse
La Repubblica Islamica dell'Iran è, secondo molti -e io sono tra quelli- la più importante nazione del mondo mussulmano. 
Per quattro motivi: 1) è l'unica nazione nella quale è stata fatta una rivoluzione mussulmana vera licenziando per sempre i capitalisti occidentali; 2) è una nazione vera, non si tratta di un paese i cui confini sono stati disegnati a tavolino negli anni'30 del secolo scorso da qualche Lord inglese ubriaco di imperialismo; 3) oltre a essere vera, è anche antica, il che è fondamentale. I persiani sono parte integrante della civiltà planetaria. Quando a Roma e ad Atene c'era soltanto qualche sparuta tribù locale analfabeta, nell'antica Persia già esisteva una florida cultura. Si portano appresso circa 3.000 anni di tradizioni locali sedimentate nei millenni. L'Impero Persiano è stato l'unico oppositore temuto dagli antichi greci. E' stata l'unica etnia contro la quale l'Impero Romano si è rifiutato di combattere, rispettandola. E a sua volta, l'Iran ha, poco a poco, rinunciato alle proprie fantasie espansionistiche; 4) l'Iran non è mai stata mussulmana, anzi. L'Islam è nato nel VII secolo (tra il 630 il 634) come tentativo di unificare la miriade di tribù sparse in tutta l'Asia Minore per far quadrato e impedire alla Grande Persia di andare ad occupare il vuoto di potere lasciato dalla caduta dell'Impero Romano, una sorte di intercapedine. Fare della Persia una nazione mussulmana, per tutte le popolazioni dalla Turchia fino alla Cina, significava accreditare l'Islam della capacità di riuscire ad assorbire il più antico e potente oppositore creando una grandiosa operazione culturale di sintesi post-moderna, fondamentale per quella zona: la fusione tra i Sufi, Zoroastro e Maometto. L'antica cultura e conoscenza sapienziale dell'Asia Minore e l'Idea Politica delle tribù indipendenti. 
Un anno fa il capolavoro diplomatico di Obama, costruito insieme ai persiani in anni di incontri clandestini: cade l'opzione negativa contro l'Iran che diventa subito partner economico e militare, identificato come il più potente alleato per l'occidente in grado di combattere il fondamentalismo islamico dei salafiti, dei sunniti e dello jihadismo. 
E così, nello stesso giorno in cui Hamas puntava all'accordo con il Califfo, e Cameron rispondeva per le rime, il presidente iraniano, nonché massima autorità riconosciuta per il mondo religioso mussulmano sciita, l'ayatollah Rohani dichiarava: l'Iran considera la città di Erbil luogo sacro per i mussulmani. Non solo. A questo ci aggiungiamo il dovere della memoria storica, intinto di compassione umana, perché lì nel 1979 Saddam Hussein assassinò con il gas nervino 300.000 civili inermi. E' stata la nostra Shoah. Abbiamo provato la stessa esperienza che gli ebrei furono costretti a subire per colpa dei nazisti in Europa. Siamo tutti figli di Abramo e coltiviamo il culto dei morti, come lo fa ogni antica civiltà. Se l'Isis entra a Erbil noi considereremo questo come un atto di guerra contro l'anima dell'Iran e ci considereremo formalmente in guerra sia con l'Iraq che con chiunque sul pianeta Terra sostenga il Califfo Al Bagdadi. 
Una dichiarazione che è un capolavoro di abilità diplomatica. In una botta sola, l'Iran mette la parola fine alla diffusione del pensiero nazista antisemita e negazionista, apre la strada al riconoscimento d'Israele addirittura incorporando nella propria cultura il concetto della Shoa, si dichiara militarmente pronto a combattere il Califfo anche da solo e mette Hamas nella tragica condizione di trovarsi a essere denunciato dinanzi al mondo mussulmano dagli iraniani che sono gli unici islamici che sul pianeta Terra hanno il diritto di poter sostenere "noi la rivoluzione l'abbiamo fatta e vinta".

3). La Pax massonica
Nella stessa giornata in cui tutto ciò stava accadendo, si verifica l'atto più importante degli ultimi anni in Medio-Oriente: un attentato kamikaze dentro il territorio della Giordania con una decina di morti e la dichiarazione da parte di Al Bagdadi di considerare quel territorio il suo prossimo capitolo espansionista. Non si è ancora capito se si è trattato di un gravissimo errore di miopia politica da parte del Califfo (sono tra coloro che così la pensano) oppure è stato l'atto di un singolo gruppo fuori controllo. Tant'è che scatta immediatamente la reazione delle grandi potenze e tutto viene accelerato. Perché la Giordania ha una particolarità unica. E' stata inventata dagli inglesi negli anni'30 i quali hanno costruito una casata reale dal nulla che ha però una funzione ben precisa. Il re di Giordania, infatti, è il più importante massone mussulmano ed è il punto di riferimento di tutte le logge massoniche mussulmane che contano. Credo che andare ad attaccare frontalmente la Giordania, in questo momento, sia stato interpretato come la scelta di scendere in campo a favore di quelle logge planetarie che vogliono la guerra mondiale, contrastate dalle altre logge massoniche (quelle progressiste che si rifanno a Keynes, tanto per intendersi in maniera spicciola) che invece vogliono istituire un governo mondiale nel quale nessuno è escluso e che si occupi dell'unico vero problema dell'umanità: la risoluzione della crisi economica occidentale attraverso la redistribuzione della ricchezza e la riduzione dei benefici di privilegio di antiche caste di potere locale ormai anti-storiche.
E così parte subito una potente mediazione gestita (per conto dell'Europa) da Rajoy. La massoneria spagnola è fondamentale perché unisce due antiche corone europee: quella dei Borboni e quella dei Windsor. John Kerry si incontra con il premier spagnolo, mentre Nethanayu (a guerra in corso) si incontra per ben 4 volte in 20 ore con Mahmoud Abbas ad Amman, nel bunker protetto del re di Giordania. E così, verosimilmente, chiudono l'accordo. A El Cairo la delegazione ufficiale riceve l'input e l'Iran dichiara formalmente: basta con questa guerra, che Israele si ritiri e la smetta subito di aggredire i palestinesi; da oggi noi siamo i nuovi fornitori di armi di Hamas.
A questo punto Hamas è costretto ad accettare la copertura dell'Iran, che Israele accetta. Non solo. Israele consente all'Iran di gestire la situazione di Gaza benedicendo l'ingresso della flotta persiana nel Mediterraneo, che verrà ormeggiata a Gaza come simbolo di difesa ma allo stesso tempo di attacco al Califfo nel caso arrivasse sa quelle parti.
Secondo me è una grandiosa vittoria delle logge massoniche progressiste, e Obama ha segnato un grande punto a suo favore. Anche perché l'ordine di chiudere così la vicenda medio-orientale (quantomeno per adesso) è partita proprio dalla loggia n.8 denominata Hollande, quella che ha sede a Bleeker street, a Manhattan. Quella cui erano iscritti Roosevelt, Truman, John Steinbeck, Erskin Caldwell. 

Credo che il senso della guerra in corso consista nel fatto che noi tutti, cittadini del pianeta, siamo al centro di una gigantesca, poderosa e potente guerra tra massoni.
Da una parte le logge progressiste, dall'altra quelle conservatrici guerrafondaie.

C'è chi vuole risolvere la questione del nuovo ordine mondiale eliminando 2 o 3 miliardi di persone dalla faccia della Terra, magari pensando che "siamo troppi".
C'è invece chi vuole risolvere la questione ridiscutendo le regole, basandosi invece sull'assunto "sono troppi i privilegiati che appartengono a un numero troppo piccolo di potentati".

Noi non possiamo che essere testimoni, quantomeno il sottoscritto.
E' necessario però sapere ciò che davvero accade, almeno seguendo attentamente i fatti.

Buon autunno a tutti i pensanti. 


lunedì 25 agosto 2014

"O è Vero o è Falso". E invece non è né Vero né Falso.




di Sergio Di Cori Modigliani

Circa 25 anni fa, nel Luglio del 1990, il più grande divulgatore culturale italiano, il prof. Umberto Eco, apriva nella Facoltà di Filosofia dell'Università di Urbino un convegno di studi internazionali -da lui fortemente voluto- che aveva come ospite eccellente colui che allora veniva considerato (e penso che lo sia ancora oggi) il più importante filosofo al mondo, l'epistemologo Hilary Putnam. 
Il fine di Umberto Eco non era quello consueto italiota di grande tradizione e squallido profilo: organizzare una grande riunione di spessore invitando accademici amici, farsi dare le sovvenzioni da governo, regione, provincia, comune, case editrici e portare a casa un bel gruzzoletto. In Italia, è cosa nota, questo significa Cultura, perché questo passa il convento del declino nazionale. 
Umberto Eco aveva, invece, ben altra ambizione, davvero nobile.
Essendo, da sempre, tra i pochi e rari autentici frequentatori delle avanguardie culturali planetarie, e non essendo quindi un mitomane raccomandato con fantasie piccolo-borghesi, aveva capito che la frontiera dell'autentico scontro economico/politico/culturale/militare - e quindi esistenziale-  si sarebbe realizzato tutto intorno all'identificazione, definizione e, pertanto, codificazione di una esaustiva teoria del Vero e del Falso. Hilary Putnam era la persona giusta: dirigeva un istituto di studi filosofici in Usa di primissimo livello e da ben 40 anni studiava ed elaborava l'argomento dedicandogli diversi libri e ricerche scientifiche.
Eco voleva tirar su una scuola italiana di menti eccellenti -con sede a Urbino e Bologna- finanziata dalla comunità europea, dedicata allo studio specifico del post-comunismo, del post-ideologico, della diffusione di massa della cultura digitale, per entrare nel vivo della discussione planetaria relativa alla imminente genesi di una inedita sorpresa: l'abolizione della differenza tra Vero e Falso.
Il povero Eco fallì nel suo intento, per diversi motivi. Non ultimo quello della crassa ignoranza italiana. Nel 1990 il termine "cultura digitale mediatica di massa" era incomprensibile per i nostri burocrati. Si trovò contro sia i fascisti che i comunisti (forze che contano nell'accademia nostrana) perché entrambi volevano (e tuttora vogliono) fortemente che gli italiani non evolvessero sottraendosi alla facile contrapposizione tra Destra e Sinistra, e quindi tra Vero e Falso. Quindici anni dopo, in un convegno in California, lo sentii confermare che quella era la sua grande ambizione, finita malissimo. Si fece soltanto nemici, finché capì che questo paese culturalmente era finito e optò per attività professionali all'estero. 
Sono trascorsi 25 anni e in Italia la gente pensa ancora che esista il Vero e il Falso.
Non è più così, nel caso lo sia mai stato.
Da lungo tempo, ormai.

Noi viviamo in una dimensione che ha la particolarità, per l'appunto, di aver abbattuto il confine tra Vero e Falso ma ci spinge a scegliere tra il Vero e il Falso. La nostra realtà quotidiana, (intendo dire quella contemporanea) infatti è immersa nella "corresponsione antiteticamente equiparata del Vero e Falso, che coesistono in quanto rotaie del binario algoritmico, il cui fine ultimo consiste nell'allontanarsi sempre di più dal Senso, dalla produzione di Senso, e di conseguenza dall'attribuzione di Significato". Come dice Putnam.
Questa (condivisa dai pensatori contemporanei) è la caratteristica saliente dell'Homo Electronicus, il pedaggio da pagare per poter avere giocattoli di massa, dall'I-phone a facebook: la perdita del Senso.

In questo territorio nel quale tutti noi navighiamo, nessuno escluso, si realizza la tragica profezia del più geniale e profondo romanziere mai esistito, Fedor Mickailovitch Dostoevskij che 150 anni fa lanciava il celebre grido ne "I demoni": "Se tutto è lecito, se tutto viene accettato, allora tutto è permesso" con la conseguente presa del potere dei più violenti, dei più rozzi, dei più primitivi. 
Fu lui a lanciare l'allarme storico, certamente non Hilary Putnam o Umberto Eco.
I filosofi non lanciano nessun allarme. Loro interpretano la natura delle cose e offrono una spiegazione. Si può essere d'accordo o non d'accordo.
Sono gli artisti ad allertare le genti. Da sempre.
Non a caso, sono il vero tabù dei nostri tempi.
Quasi 50 anni fa, un grande artista americano (il visionario Stanley Kubrick) ci regalò una squisita perla cinematografica ("Il dottor Stranamore" interpretato dal geniale britannico Peter Sellers) in cui ci raccontava -eravamo in piena guerra fredda- come, anche nel caso a Washington e a Mosca i rispettivi presidenti fossero stati entrambi due bravissime persone, razionali, intelligenti, sagge, il mondo poteva andare a ramengo lo stesso, con l'estinzione della Specie Umana, se un imbecille del Pentagono e un generale cretino a Mosca avessero preso delle decisioni per così dire, " burocratiche". Il film si concludeva con la guerra nucleare e la fine del mondo.

La comunicazione è digitale, ormai.
E' basata su uno specifico sistema matematico che si chiama "binario". Esso poggia sulla interminabile e infinita serie di operazioni che è possibile raggiungere basandosi sull'applicazione dello 0-1 fino all'infinito.
Un algoritmo di base che poggia su una meccanica mentale bipolare, come il Vero e il Falso: o è uno o è zero. Il computer funziona così, dal più modesto al più sofisticato. Per la mente elettronica è inconcepibile (e quindi non fattibile, non realizzabile, e di conseguenza inesistente) aggiungere accanto a mi piace/non mi piace anche la funzione "mi piace e non mi piace allo stesso tempo". Per il microchip non è pensabile, quindi è escluso dall'universo della conoscenza.

Ma la mente umana non ragiona secondo la logica binaria.
La caratteristica umana (che l'elaboratore elettronico invidia) consiste nel fatto della "assoluta coesistenza della contraddizione", a tutti i livelli dell'epopea umana, sia consci che inconsci. Non è un caso che di tutta la produzione eccellente letteraria che l'impero romano ci ha lasciato, la frase più famosa, più celebre e più emotivamente accolta dall'intera civiltà occidentale è quella del sonetto di Catullo che si apre con "Odi et amo". Noi umani lo capiamo.
Disossare l'essenza umana, scarnificarla, robotizzare l'umanità, oggi, significa abbattere questa valenza e imporre una logica matematica che non ha nessuna corrispondenza con la realtà della mente umana: è la competizione dell'elaboratore elettronico contro di noi.

Questa era la premessa per condividere con voi quella che è, secondo me, la genesi della nuova dittatura planetaria gestita, pianificata e voluta dalle oligarchie finanziarie della Terra, nei loro incontri clandestini dove sono tutti insieme (immagino la scena: un importante cardinale seduto accanto al califfo mentre si scambiano opinioni, così come un comandante di Hamas e un generale israeliano che bevono insieme una tazza di thè magari giocando a briscola, e via dicendo) perché per tutti loro che si sono auto-eletti a gestori paterni della baracca planetaria è fondamentale la contrapposizione di Vero e Falso: così si robotizza oggi l'umanità per poterla controllare meglio. 

C'è un'unica e sola possibilità per sottrarsi a questo gioco malefico, e tirarsi fuori dalla psicosi collettiva (la vedo infatti, come un'alterazione meccanica del naturale funzionamento della mente umana) e consiste nel salvaguardare il diritto biologico della Specie Umana di difendere il principio di contraddizione, come base della nostra identità e cercare la risoluzione di ogni conflitto potenziale prodotto da una continua contraddizione attraverso l'applicazione di un codice etico condivisibile. 
Come funziona nei matrimoni che funzionano.
Certamente non è facile, stiamo ormai entrando nella fase brutale, quella in cui si sta spingendo l'umanità ad accettare il concetto di "ferocia" come norma consolidata, quindi abitudine. E' un giochetto elementare, ma purtroppo funziona. Scatenando la ferocia, la cattiveria e il livore primitivo, le risorse mentali ed emotive vengono dirottate da una certa parte sia della mente che dell'attività quotidiana e quindi una legge iniqua, un provvedimento dittatoriale, un decreto economico ingiusto e pesante, passa in cavalleria tranquillamente perché siamo tutti presi dalla propria ansia di sopravvivenza e di affermazione di sé e delle proprie convinzioni.
E' l'idea del mondo dei liberisti.
E' l'idea del mondo di chi pensa che sia necessario liberare tutte le pulsioni, scommettendo sul fatto che una volta realizzato questo progetto, vinceranno per forza i più forti e strutturati.

Ma c'è anche un'altra idea di mondo, quella regalataci dagli artisti, ed è quella dell'armonia, della ricerca dell'armonia sia individuale che collettiva, che nasce dall'applicazione di un Senso dell'Etica inespugnabile, basata sul principio base per cui "non esistono nemici".
Come sosteneva Dostoevskij, sempre nello stesso romanzo "il problema degli esseri umani, l'unico vero problema, consiste nel fatto che essi sono tutti felici ma non lo sanno: finiscono per innamorarsi di una teoria politica e seguire i leader che vogliono convincerli a odiare qualcuno addossando a qualcun altro la colpa e la responsabilità della propria infelicità".

Per cominciare a cambiare il mondo, ma per davvero, basta cominciare a essere felici.

Si tratta di un paradosso, o se volete di un enigma.

E' il Grande Enigma che ci ha regalato Dostoevskij.

domenica 24 agosto 2014

Hallelujah! Habemus Califfum Nostrum.


di Sergio Di Cori Modigliani

Ogni nazione, ogni etnia, ogni paese ha il califfo che si merita.
Ormai dobbiamo accettare la realtà del mondo odierno per ciò che essa è.
E non è affatto facile.
Gli psicologi più raffinati, in questi giorni, facevano a gara a scommettere quanto tempo sarebbe trascorso prima che l'agghiacciante video sulla decapitazione producesse nefasti risultati nel più stupido, fragile e corrotto paese d'Europa, quello in cui l'idiozia collettiva va per la maggiore. La media dei sondaggi si aggirava intorno alle 100 ore. Per loro, era quasi scontato.
E' avvenuto questa mattina, a Roma, in un quartiere residenziale della medio-alta borghesia.
E l'episodio non si è tinto di valenze religiose, tantomeno politiche, o economiche.
Si è mescolato alle turbe psichiche dell'inconscio collettivo di questa nazione malata di cretinismo sociale, sfociando nell'uxoricidio o femminicidio, come volete voi.
Ecco come l'agenzia di stampa Adnkronos riferisce l'episodio: 
Orrore a Roma dove un uomo, al culmine di una lite, ha ucciso la compagna a colpi di mannaia, decapitandola, e ha poi aggredito con la stessa arma i poliziotti che volevano fermarlo.
L'omicidio è avvenuto in un villino di via Birmania, nel quartiere Eur, verso le 10.45 di domenica mattina. Le urla disperate provenienti dalla casa hanno messo in allerta i vicini che hanno chiamato il 113.
Quando gli agenti sono arrivati sul posto hanno visto una lunga scia di sangue che conduceva al seminterrato. Aperta la porta, grazie all'intervento dei Vigili del Fuoco, si sono trovati davanti l'uomo accanto al corpo della compagna, ancora con l'arma del delitto in mano.
L'omicida si è scagliato contro di loro. A quel punto i poliziotti hanno sparato, colpendolo. 
L'uomo, trasportato all'ospedale Sant'Eugenio, è morto poco dopo
http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2014/08/24/roma-uccide-compagna-aggredisce-poliziotti-con-una-mannaia-colpito-muore-ospedale_TLpVKcAlmyOm7Au7T4Hg2L.html?refresh_ce.

L'assassino, va da sè, era una persona evidentemente in preda a una patologia psichica grave molto accentuata. Ma è un segnale-sintomo che oggi possiamo usare come metafora dell'Italia che non è cambiata, che non cambia, che non vuol cambiare. Se non in peggio.
L'emulazione (è noto a ogni psichiatra) è un concetto elementare delle società primitive, infantili e regredite: vedi la Repubblica Italiana.
Non c'è quindi sorpresa alcuna rispetto a questo episodio.
La visione del video ha probabilmente eccitato la psiche dell'assassino, già deturpata dal disagio psichico profondo, che gli ha fatto vedere l'esistenza della sua fantasia patologica divenuta realtà. 
E' necessario quindi essere consapevoli di ciò che si posta (sia immagini che scritti) di ciò che si fa vedere alla tivvù, di ciò che si sostiene quando si ha un seguito, assumendosi la responsabilità dei propri atti perchè la realtà ci ricorda che l'Italia è una nazione malata, composta per lo più da individui che sono vittime di una epidemia nazionale durata almeno 25 anni, durante i quali è stato perpetrato un genocidio culturale senza che l'Onu intervenisse mai, mettiamola così.
Mentre gli spiriti sereni si affastellano nel giudicare con raccapriccio le attività del Califfo Al Bagdadi, le cui gesta ci vengono offerte alla tivvù come spettacolo in prima serata televisiva, da noi si tace sul fatto che viviamo in un paese in cui la classe politica dirigente, quella imprenditoriale e quella finanziaria, amorevolmente sostenuta, supportata e finanziata dalla cupola mediatica, negli ultimi venti anni si è dedicata soprattutto a decapitare la parte pensante della nazione.
Cominciamo a dire le cose come stanno. 
Tra morire con la testa mozzata e vivere come una patata con la consapevolezza di essere schiavi di un sistema che promuove i falliti, ostenta la volgarità e la bulimia della visibilità narcisistica, sostiene soltanto raccomandati partitici doc e dop, e finanzia, sorregge e supporta la diffusione dell'ignoranza, della malafede, del doppiogiochismo e dell'ipocrisia, qual è la differenza?
Se non altro quei martiri cristiani che muoiono, da vittime innocenti, lo fanno trovando dentro di sè un Senso che regala loro un significato forte dell'esistenza. E' proprio questo riconoscimento che ci spinge a provare per loro compassione, solidarietà, e ci spinge a sentire l'imperativo categorico di doverli aiutare: con il cuore, il pensiero, gli atti formali, la preghiera, i fucili, i droni, ecc. A seconda dei punti di vista.

E a noi chi ci aiuta?
Chi ce le dà le armi per combattere la patologia dei nostri regnanti?
Chi ci invia dei droni per colpire il coattume, la stupidità, il livore, l'ignoranza, l'ipocrisia, la miseria umana che questa nazione sta producendo insistentemente senza fermarsi?

Chi ci difende dalle decapitazioni quotidiane dell'intelligenza collettiva cui ci sottopone il nuovo Califfo all'italiana, che ci impone il suo braccio armato, un certo Orfini, sulle cui esternazioni preferisco soprassedere per evitare di trasformarmi in complice di un potenziale sistema di emulazione dell'avvilimento definitivo dell'uso del raziocinio, del pudore sociale, della dignità umana.

Ogni santo giorno, ogni ora, quasi ogni minuto, il Califfo made in Italy si scatena con i suoi tweet e sommerge la nazione con un cumulo di false illusioni, alimentando ogni forma di distrazione di massa il cui unico risultato -questo sì davvero impietosamente feroce- consiste nel decapitare le menti pensanti e spingerle alla disperazione esistenziale.

Il 10 agosto, la FDA staunitense (Food and Drugs Administration) -l'ente preposto alla certificazione ufficiale di medicine e patologie scientificamente riconosciute- ha inviato una lettera all'Organizzazione Mondiale della Sanità (sezione patologie mentali e turbe psichiche) dando il via all'allarme lanciato da alcuni scienziati sulla "diffusione virale presso un settore sempre più ampio della popolazione della nomopatia di massa", termine con il quale si identifica la malattia di cui soffre, a parer mio, il nostro Califfo made in Italy: la totale mancanza di autonomia e indipendenza, l'impossibilità di poter trascorrere un tempo superiore alle 12 ore senza usare lo smartphone, senza scrivere un tweet, senza essere presenti su facebook. Lo psichiatra che guida gli scienziati, il capo-ricerca, si chiama David Greenfeld. Il centro è il Pew Institute, presso l'Istituto di Sociologia dell'Università statale del Connecticut insieme alla Facoltà di Medicina. Su un campione molto vasto di utenti (in questo caso i soggetti sono tra i 16 e i 26 anni) si è visto che nel 32% dei casi una coppia di giovani non è in grado di portare fino in fondo un normale coito sessuale se sa che non può avere accesso entro 2 ore alla rete attraverso lo smartphone. Nel 21% dei casi, se la condizione imposta è quella di impedire un selfie, preferiscono astenersi dal rapporto.
Sostiene Greenfield, assistente clinico di Psichiatria della Scuola di Medicina del Connecticut, "che la forma di dipendenza detta nomofobia causa una disregolazione della dopamina. È la dopamina che spinge a compiere un’azione per avere un premio. La notizia che giunge attraverso lo smartphone è il premio.  Il fatto è che non sai quando arriverà una nuova notifica, e questo costringe il cervello dell’utente affetto dalla patologia a continuare a controllare di continuo. È come se fosse una piccola slot machine. Il fatto che chi soffre di nomofobia non sa di avere questo problema o meglio non se ne rende conto è forse la cosa peggiore. Il problema è serio ed influisce sulla vita del soggetto portandolo all’isolamento. Diventa un problema sociale, che poi può diventare anche politico nel caso questa grave patologia colpisca personalità pubbliche che ricoprono incarichi di responsabilità e si occupano di gestire aspetti della collettività che riguardano il bene comune".

Ben detto: sottoscrivo.
Mentre Berlusconi era a quanto pare malato di una dipendenza sessuale che viveva come compulsione ossessiva, oggi, il nostro Califfo made in Italy versione high tech è verosimilmente malato di "nomopatia esaustiva".

Tradotte in termini sociali, quel che accade da noi sono soprattutto le continue decapitazioni delle menti pensanti della nazione che, via via, vengono eliminate dal mercato, minacciate, emarginate, calunniate, insultate, cancellate, costrette all'espatrio: a seconda dei casi l'applicazione cambia.
Ma non il risultato.

Da noi si seguita a decapitare l'intelligenza collettiva e quella individuale, ogni santo giorno.

Penso che sia necessario cominciare ad organizzare una autentica resistenza evoluta contro "ogni forma di decapitazione esistente", questo forse potrebbe avere possibilità di trovare un consenso trasversale.

Magari ci appoggia anche il Papa, forse l'Onu. 

Una società gravemente malata non può che produrre dirigenti malati.
E' una specie di ebola spirituale.

L'epidemia sta dilagando: fermiamola!

giovedì 21 agosto 2014

La grande onda della guerra: la guerra in onda.



di Sergio Di Cori Modigliani

Non è certo una sorpresa, nè tantomeno una notizia o una novità, che l'attuale guerra mondiale in corso venga combattuta soprattutto nel campo mediatico. Mentre soldati di varia natura se la vedono sul campo di battaglia, i loro rispettivi generali se la vedono (nel quartier generale) con eccelsi professionisti della comunicazione che lanciano i cosiddetti web drones, bombardieri invisibili di varia natura che -a seconda dei casi, dell'uso, consumo, abuso- diventano virali, esplosivi, oppure finiscono per fare puff e affondano nel mare magnum della indifferenza collettiva.
A differenza dei droni veri (quelli materiali che volano alto) questi volano basso, anzi bassissimo, sono invisibili e anonimi. Molto spesso occulti, nascosti, mascherati.
Ma accade a volte che sia necessario (dal quartier generale) far sapere che ci si sta mettendo la firma. In questo caso, l'effetto del drone web è raddoppiato.
E' il caso di Putin, il quale, ieri mattina alle ore 12, dopo una telefonata piuttosto dura (così almeno riferiscono i media tedeschi) con Angela Merkel -sembra che le abbia sbattuto giù il telefono lasciando interdetto l'interprete-  ha fatto tenere una conferenza stampa a professionisti della comunicazione della televisione di stato, i quali hanno spiegato che il famigerato video sulla decapitazione del giornalista statunitense è un falso, orchestrato dalla Cia e girato a Hollywood. I due punti principali sui quali si basa questa interpretazione ruotano intorno a due concetti: a) l'accento del boia è American English (con cadenza che rivela l'esatta provenienza dal New Jersey, con la specifica perfino del paesetto di origine) e le scarpe da ginnastica indossate sono di una marca specifica prodotta da un'azienda californiana che firma le calzature fornite alla manovalanza che lavora sui set cinematografici a Los Angeles.
Così come il sottoscritto non ha nessuna possibilità di sapere se il video sia autentico, non ha neppure una possibilità su un milione di sapere se questa idea russa sia vera o falsa.
Ma il punto non è questo.
Per il drone web quel che conta è la quantità virale, la conta dei siti che lo diffondono, l'identificazione della fascia sociale e anagrafica dell'accoglienza.
Che sia vero o falso è irrilevante.
Questo è il problema.
Per questo funziona: perché sono saltati i parametri di riferimento del Senso.
Ciascuno è autorizzato a sostenere, scrivere, dire, diffondere qualunque tipo di notizia: la sostanza dell'argomentazione conta poco o niente. Ciò che vale (soprattutto sul web) è la quantità e la qualità della sua diffusione, perchè viviamo in una società neo-liberista basata su una doppia mitologia accartocciata su se stessa: a) l'adorazione del Dio-danaro e b) l'adorazione del Dio-visibilità/mipiace/contatti. In realtà, il punto b) è figlio del punto a) perchè il fine non è informare bensì raccogliere pubblicità. La conferenza stampa di Putin, ad esempio, è stata diramata sul web con aggiunta di commento in alcuni siti che operano in Africa, Medio-Oriente, Asia MInore e Asia Centrale raggiungendo anche delle punte di 50/60 milioni di contatti (come in Pakistan).
Funziona -come arma di distruzione di massa dell'intelligenza collettiva planetaria- nella misura in cui riesce a creare confusione, sospetto, e trascina la massa in una sorta di appartenenza da tifoseria, provocando sconcerto, polemiche, discussioni, e quindi spostando l'attenzione molto ma molto lontano dal vero problema.
Neanche a dirlo, sta avendo un successone in Italia.
I commenti sono inutili.
Sono molte le persone (e i siti) che diffondono questa notizia. L'obiettivo che si cerca di raggiungere -come minimo- consiste nel provocare nel fruitore una reazione di comprensibile esasperazione che fa dire "ma come si fa a sapere chi ha ragione? Sai che ti dico? Non ne voglio sapere più nulla, sono tutti uguali" e così si stacca la spina della ricezione, dell'attenzione, della funzione ciritica.
Oltre a questo esistono altre forme più modeste (non tutti hanno i droni web di lusso) più simili al vero e proprio sciacallaggio, che provocano dissesti e generano confusione perché magari un onesto democratico sostiene un'ipotesi e un efferato nazista la diffonde, la sostiene pensando di cogliere significati che gli sono propri e la condivide con i suoi amici. Tempo 40 minuti, quell'innocente democratico è diventato una persona culto di un gruppo estremista di criminali, a sua insaputa; perchè strada facendo la fonte si appanna, si mescola, si complica, si distingue. E spesso lo scopo è sempre quello: contatti e pubblicità. Temo, infatti, che oggi in Italia non sia neppure pensabile poter fare un modesto convegno per parlare di ciò che sta accadendo in nazioni più civili ed evolute della nostra, ovvero la drastica e ferrea distinzione (sul web) tra chi ha pubblicità e chi, invece, non ce l'ha.

Un'altra perla che la giornata di oggi ci ha regalato, la firma Massimo Fini.
Costui si schiera a favore dell'Isis appoggiandolo ufficialmente e per farlo usa (e abusa) artatamente e in maniera surrettizia il post del povero Di Battista, trasformato (a mio avviso a totale sua insaputa) in un drone web permanente che chiunque può usare come meglio crede. Così, a parer mio, uno finisce di leggere l'articolo di Fini ed è convinto che l'onorevole Alessandro Di Battista sia diventato un solido sostenitore del califfo  e che Dibba è innamorato dell'idea della guerra. Non entro nel merito dell'articolo di Fini, non mi interessa. 
Il punto che invece voglio sostenere consiste in un'altra questione.
Da quando il M5s ha vinto le elezioni il 24 Febbraio del 2013, sono cambiate molte cose, anche in campo socio-mediatico. C'è un aspetto che è il più grande successo ottenuto dal movimento: aver smascherato la logica ipocrita del potere, e aver chiarito che la visibilità non basta, e neppure la firma, perchè ciò che conta è la biografia di chi firma: è l'unico modo e la maniera più facile e diretta per battere il trasformismo camaleontico italiota.
Personalmente parlando, i conti con Massimo Fini li ho fatti e chiusi nel lontano 1989. 
In quell'anno, mentre il muro di Berlino cadeva, usciva il libro di Fini "Elogio della guerra" per i tipi della Arnoldo Mondadori editore, una intelligente e lucida disamina e interpretazione della storia del mondo vista con gli occhi dell'oligarchia finanziaria, in cui si lanciavano tutte le strutture di base del pensiero neo-conservatore americano più reazionario, arrivando alla conclusione che la guerra rende liberi, che la guerra è il momento in assoluto più vero dell'espressione umana. 
Dal suo punto di vista è vero.
Anche dal punto di vista di Goldman Sachs e di tutti i colossi finanziari che sostengono, finanziano e sorreggono la produzione e vendita delle armi.
Anche dal punto di vista della destra repubblicana è vero: vogliono la guerra mondiale per evitare che si affronti internamente, a casa loro, dentro al congresso di Washington, (e quindi di conseguenza, poi, anche in Europa) il problema della redistribuzione della ricchezza e l' "imbavagliamento" delle banche con la reintroduzione dello Steagall Act lanciato nel 1932 da Roosevelt e Keynes, un decreto legge che distingueva banche d'affari speculative da banche di risparmio e credito ad aziende e singoli, con l'intero sistema bancario americano sotto ferreo controllo dello Stato, della Banca Centrale e della Federal Reserve. Come a dire: bye bye speculazione!
Questa è la posta in gioco dell'attuale guerra in corso.
Sono tra le persone critiche nei confronti del post di Di Battista,  ma proprio perché conosco l'esistenza dei droni web mi sono rifiutato (e tuttora mi rifiuto) di partecipare al bombardamento invisibile (mica tanto invisibile, dopotutto). Ma non posso non essere disgustato da tutti gli attuali sciacalli che usano, sfruttano e abusano di quella paginetta per sostenere le posizioni più disparate e folli. Il fatto che un innamorato dell'idea della guerra, come Massimo Fini, dichiari di sostenere Di Battista che notoriamente è un pacifista gandhiano, la dice tutta sul momento pericoloso che stiamo vivendo.
Molto ingenuo e davvero poco saggio, nonché imprudente (come lo sono gli appassionati), questo sì; ma rimane pur sempre un pacifista.
E' l'unico aspetto grandioso e di successo ancora oggi valido degli eletti in Parlamento del M5s: sono gli unici esponenti politici dell'intero arco parlamentare (e non solo) a non avere nessuna responsabilità del degrado italiano, del dissesto italiano, del genocidio culturale italiano, della catastrofe italiana. Va ben ricordato che al 23 Febbraio 2013 l'Italia era già, purtroppo, fallita. Il potere cercava soltanto l'ultimo dei quattro cavalieri per portare a compimento l'Apocalisse della nostra nazione. Era andata benissimo con Berlusconi, poi con Monti e Letta. Con Renzi, il quartetto conclude il lavoro.
Quando il ministro Padoan, una settimana fa ha detto "le cose vanno male, dobbiamo riconoscere che abbiamo sbagliato tutti, abbiamo sbagliato previsioni e visione, tutti" mentiva, sapendo di mentire. E' troppo colto, troppo intelligente e troppo compromesso, per poter sostenere una ipotesi del genere. 
Nessuno ha dibattuto su questo, perché è molto più utile andare ad azzannare Di Battista. 
I quattro cavalieri dell'apocalisse hanno distrutto questa nazione e non sappiamo neppure se sarà possibile o meno rimetterla in sesto: stanno ancora tutti e quattro lì, due davanti in prima fila, gli altri due dietro la tenda nei corridoi che contano.
Non facciamoci fuorviare dal percorso giusto.
Cerchiamo di individuare il nemico della vera guerra: quella della finanza contro le popolazioni in  ebollizione. Ci troviamo in una rivoluzione al rovescio, esattamente la stessa che avvenne nel 1789 in Francia ma con le parti scambiate. Oggi, nel mondo, sono coloro che detengono il potere finanziario che hanno scelto, deciso e stabilito di andare a dare la mazzata definitiva alle varie cittadinanze locali.

Ma questa è un'altra storia

domenica 17 agosto 2014

Ma di che cosa parlano gli americani? Della crisi economica? Del Califfo? Di Putin? Neanche per sogno.


"I love my country, but it has abandoned everything".
                                                                                Martin Armstrong.


di Sergio Di Cori Modigliani

Un post suddiviso in due parti: questo qui, sugli Usa e su che cosa sta accadendo oltreoceano, e il prossimo, allacciato a questo, il cui titolo sarà "Qual è la vera posta in gioco nella terza guerra dell'Iraq".

Seguendo in questi giorni la stampa cartacea italiana, la stragrande maggioranza dei siti e dei blog, ascoltando e guardando i telegiornali, e leggendo le esternazioni della cosiddetta classe politica (nessuno escluso), si può toccare con mano lo spaventoso stato di declino e di totale azzeramento culturale che vige in Italia: sembra essere stati catapultati da una macchina del tempo nel 1984 (oops! che coincidenza). Soprattutto perciò che riguarda gli Usa.
Molti scrivono cose come "viviamo nell'era post-ideologica"  e non si rendono conto che il neo-analfabetismo geo-politico, splendida eredità amorevolmente regalata dal berlusconismo/piddismo, sta costruendo una penosa zuffa, asfittica quanto inutile, che aveva un senso nel clima della guerra fredda, in onda trent'anni fa.
Ma non oggi.
Non soltanto la situazione internazionale è completamente diversa ma è necessario aggiungere anche che nel frattempo è cambiata la tessitura geo-politica in gran parte del pianeta, dall'Argentina alla Finlandia, dall'Australia all'Iran, dalla Scozia al Sud Africa, per non parlare degli Usa, della Cina, della Russia, della Gran Bretagna, della Spagna.
Il tragico dramma italiano cui stiamo assistendo in questi giorni di calura (almeno a Roma) ruota intorno a una banale quanto lapalissiana verità elementare: l'Italia è l'unico paese tra i G20 che nell'ultimo trentennio è andato indietro, che nell'ultimo ventennio è regredito, e nell'ultimo decennio è rimasto incassato in una situazione di stallo. Siamo rimasti al palo della Storia.
Non può stupire, pertanto, che si parli degli Usa secondo coordinate obsolete, vetuste, bolse, piene di stereotipi alimentati da vecchie cariatidi ex fasciste ed ex comuniste. Si applicano logiche terzomondiste, presupposti scenari da guerra fredda, immaginari scontri tra civiltà, come si vivesse in un mondo che non è quello attuale.
Poiché viviamo in occidente e siamo legati a doppio filo, per ragioni economico-storico-politico-culturali agli Usa, è davvero importante sapere che cosa sta accadendo per davvero in quel Paese, tenendo presente che quando si dice,  parlando dell'Italia (ahimè è ormai vox populiche "stiamo dentro al Pensiero Unico" oppure "viviamo come sudditi e non come cittadini pensanti, vittime della disinformazione gestita dai partiti" o anche "hanno costruito una dittatura e la gente non se ne rende conto" ecc., è tutto vero. Un moscovita, nel 1980, era convinto che a Roma, Parigi, New York, la gente stramazzasse per terra morendo dalla fame, con le fabbriche piene di operai sottopagati che lavoravano al ritmo di 15 ore al giorno e la popolazione era avvilita, depressa, annichilita dal bisogno, senza neppure avere l'occasione o la voglia di andare al ristorante per una pizza. Molti innocenti nordcoreani sono ancora convinti che in Europa vi siano almeno 30 milioni di persone (ultimo telegiornale a Piongyang di informazione economica sul mondo) che muoiono ogni giorno di fame con gli addetti alle operazioni di sanità che portano via i cadaveri dei milanesi, dei palermitani e dei fiorentini, che non hanno neppure i soldi per acquistare un tozzo di pane e companatico.
Non c'è molto da ridere.
Non è diversa l'idea che gli italiani hanno degli Usa e di ciò che lì sta accadendo.
Noi siamo la versione europea della Corea del Nord, compresa l'esistenza del caro leader.
Nonostante il web (ma soltanto una modestissima parte della popolazione parla, legge e capisce al volo la lingua inglese) nonostante i corrispondenti televisivi e quelli della stampa cartacea, pochi sanno davvero che cosa stia accadendo oltreoceano.

Di che cosa dibattono tutti i giorni? 
1). Della crisi economica? 
2). Del mostruoso tasso di disoccupazione?
3). Della disoccupazione giovanile?
4). Delle aziende che chiudono e dell'industria che non produce più? 
5). Della guerra dell'Isis in Iraq? 
6). Della situazione dell'Ucraina? 

Seguendo la comunicazione relativa agli Usa, sembra che parlino di tutto ciò.
E invece parlano di ben altro e di questioni ben più importanti. Per tutti. Anche per noi.

1). Della crisi economica non ne parlano per un banale motivo: negli ultimi 14 mesi, gli Usa hanno prodotto la più poderosa e massiccia avanzata economica mai registrata negli ultimi 40 anni. Per loro, il termine "crisi economica" è una locuzione che si usa quando si parla dell'Europa. Loro l'hanno superata brillantemente ameno due anni fa. "Ah, ma adesso c'è la Cina che è diventata la locomotiva del mondo" rispondono, di solito, gli italiani a questo punto. E' un altro falso, oltre che uno stereotipo alimentato con saggezza e abilità dagli stessi cinesi. La Cina, in questo 2014 crescerà del 7,4%. Il suo pil è intorno agli 8.200 miliardi di dollari, quindi produrranno una quota pari a un aumento di 600 miliardi di dollari. Gli Usa, in questo 2014 stanno crescendo al ritmo del 4,5%. Il pil è intorno ai 15.000 miliardi di dollari, quindi produrranno una quota pari a un aumento di 720 miliardi di dollari. Se le due nazioni seguissero (entrambe) lo stesso trend, la Cina non raggiungerebbe gli Usa.
Quindi, quando si legge o si ascoltano fesserie relative alle necessità del capitalismo americano di scatenare una guerra per risolvere la propria crisi economica, si dice il falso.
Il benessere è in  netto aumento per tutti: quello sì è il loro vero problema, vedremo poi il perchè.

2). Del mostruoso tasso di disoccupazione non ne parla nessuno mai, se non per citare un problema "squisitamente europeo". Negli Usa la disoccupazione è passata, nell'ultimo decennio, dal 9,2% al 5,9%. Cala ogni mese. Assumono alla media di 200.000 persone a settimana.

3). La disoccupazione giovanile non sanno neppure che cosa voglia dire. Soltanto nel 2014 sono nate 42 milioni di startup gestite da giovanissimi imprenditori in erba la cui età media è 22 anni. In California si scende a 19. là esistono almeno 2 milioni di nuove aziende, piccole e piccolissime, composte spesso da dieci soggetti di cui il più giovane ha 16 anni (in California si è maggiorenni a quell'età) e il più anziano ne ha 19. Se l'azienda va male, chiudono baracca e burattini, e ne aprono un'altra nuova. Lì, basta presentare un accorto business plan a una banca e l'istituto di credito -per Legge- finanzia la start up al 100% senza garanzie.

4). Non parlano delle aziende che chiudono e delocalizzano. Mai. Il loro trend, infatti, è esattamente l'opposto. Molti industriali americani, infatti, grazie agli incentivi governativi stanno chiudendo le loro aziende in Cina, India e nel sudest asiatico, e le riaprono in Usa. Dal mese di maggio del 2014, in Usa, sono riusciti a invertire la tendenza in atto: spostare capitali interni dalla finanza speculativa alla produzione locale di beni materiali.

5). L'ultimo sondaggio rivela che la stragrande maggioranza degli americani non vuole essere coinvolta in nessuna guerra e il 65% della popolazione vuole spostare ampie fette di budget dalla Difesa alla Sanità, Istruzione e Ricerca Scientifica. Il Califfo è un'entità che gli americani vive come un personaggio a metà tra il fumetto e una invenzione hollywoodiana e la Syria è per loro lontanissima. Per non parlare dell'Iraq dove sono morti molti soldati americani e nessuno solleva neppure l'argomento, dato che se i repubblicani accennano soltanto al nome, immediatamente la maggior parte dei media ricorda che l'intera cittadinanza nazionale è stata truffata e ingannata dalle bugie di Bush, Rumsfeld e Condolezza Rice. Chi pensa, sostiene e vuol far credere che "gli americani sono sempre gli stessi" sbaglia di grosso. Lì non c'è stato un rimpasto governativo all'italiana con l'ex presidente Bush jr, che parla nei talk show televisivi intervistato come se nulla fosse accaduto. Bush ha mentito alla nazione e lui e tutti i componenti della sua squadra sono stati banditi per sempre da qualsivoglia attività pubblica e non potranno mai più avere accesso alla politica attiva per il resto delle loro esistenze. Presentare quindi Barack Obama come il continuatore della politica di Bush jr. oltre a non essere vero significa falsificare l'attuale realtà impedendo di capirla.

6). Per quanto riguarda la crisi ucraina, il 92% degli americani ritiene di non provare alcun interesse per ciò che accade a Donetsk e quindi non prende parte e non si schiera sostenendo che sono affari degli ucraini.

Ma allora, di che cosa parlano?
Qual è il perno intorno al quale ruota l'attuale dibattito in corso?

Parlano di due temi incrociati: Finanza e Diritti Civili.
Perché lo scontro micidiale tra le due forze contrastanti statunitensi, la massoneria progressista e la massoneria reazionaria, sta arrivando all'ultimo capitolo. Che ha anche una scadenza: il 4 novembre 2014, data delle elezioni politiche americane per il rinnovo dei deputati e senatori al Congresso. Se i Democratici vincono e ottengono la maggioranza, passerà il piano keynesiano di Obama e Janet Yellen (la governatrice della Federal Reserve) che hanno già presentato alla nazione: 2.000 miliardi a debito per lanciare un gigantesco piano di investimenti in infrastrutture e far scendere la disoccupazione di altri due punti in percentuale. A questo bisogna aggiungere la riesumazione del celebre Steagall Act rooseveltiano che istituisce la separazione tra banche d'affari speculative e banche di risparmio d'investimento. Se vincono i repubblicani, non soltanto non verrà aumentato il debito ma verrà discussa la loro proposta (scritta da Newt Gingricht) che lancia un piano di austerity e taglia 3.500 miliardi di spesa pubblica per andare ad abbattere il debito.
Obama ha già annunciato che metterà il veto come presidente e "se necessario" andrà fino in fondo, il che vuol dire che invece di andare al consueto braccio di ferro, verosimilmente correrà il rischio di andare in default. E la voce è cominciata a circolare a Wall Street: è possibile che gli Usa a novembre dichiarino fallimento. Sia il governo che il Tesoro non vogliono tagli lineari.
Questa situazione ha generato la genesi di un furibondo quanto succoso dibattito sulla "qualità della vita" che gli americani vogliono per loro stessi e quindi hanno iniziato a dibattere sui Diritti Civili. Lì è il tema del giorno. Non è certo casuale, secondo me, che sia esplosa in tutta la sua virulenza la rivolta nella piccola cittadina di Ferguson, nello Stato del Missouri, per il fatto che un poliziotto (bianco) ha sparato su un giovane adolescente disarmato (nero). Ne accadono spesso, eventi del genere. Ma in questo momento la situazione consente di enfatizzare l'incidente e gettare sul piatto della bilancia quello che è l'argomento principe in tutto il pianeta: la militarizzazione dei paesi e il definitivo abbattimento delle garanzie democratiche con la cancellazione dei diritti della cittadinanza. 

Tutto questo ha avuto inizio grazie a due personaggi molto noti in Usa, due vere icone, che occupano un posto privilegiato nell'immaginario collettivo della nazione: un socialista progressista e un moderato repubblicano laico e visionario, un liberale. Si chiamano Bernie Sanders e Martin Armstrong, due personaggi non da poco.

Il la, lo ha dato proprio Obama, circa quaranta giorni fa, quando è accaduto un evento bomba in Usa (in Italia non ho letto nulla sulla vicenda) che è il seguente:
ogni due mesi, il Tesoro e coloro che lo presiedono rispondono in seduta ufficiale ad interrogazioni parlamentari di un gruppo selezionato di deputati e senatori, i quali poi riferiscono ai propri elettori e viene emesso un comunicato stampa congiunto. L'incontro è segreto, per motivi di sicurezza nazionale. Si chiama "Federal Reserve Official Audit". I democratici scelgono i loro quattro esponenti e i repubblicani i loro quattro. Questa volta, i democratici hanno inviato un personaggio molto molto particolare, di una settantina d'anni.
Un personaggio storico: il senatore Bernie Sanders, ex governatore dello Stato del Vermont, eminenza grigia del Partito Socialista Progressista Usa, eletto nelle fila dei democratici. Un vero liberal. Cultore dei Diritti Civili, esponente di punta dell'ala radicale istituzionale, è considerato come una specie di vecchio nonno saggio dalla impeccabile reputazione. Ciò che è accaduto, questa volta, è stato il fatto che dopo essere uscito dalla riunione, il senatore Sanders è apparso subito sconvolto, rifiutandosi di partecipare alla conferenza stampa. Non solo. Poiché aveva registrato (poteva farlo) l'intera conversazione, l'ha sbobinata, l'ha scritta tutta, rigo per rigo, compresa l'intera documentazione d'appoggio e l'ha resa pubblica sul suo blog, inviandone copia ai dieci più importanti organi di stampa che, con il contagocce, hanno cominciato a parlarne. Da questo documento viene fuori che il debito pubblico americano è circa 20.000 miliardi di dollari. Il pil è intorno ai 15.000 miliardi. Ma dal 2004 al 2014, l'amministrazione statale ha dato al sistema bancario statunitense, svizzero, britannico, francese, italiano, tedesco, la cifra complessiva di 16.000 miliardi di dollari, di cui non ha avuto indietro neppure un cent. Il senatore Sanders ha replicato ufficialmente: "Vogliamo quei soldi indietro per abbattere il nostro debito". Gli hanno spiegato: "Non è possibile, si tratta di una situazione complessa che coinvolge le strategie anche militari con paesi amici". E Sanders: "Il popolo deve saperlo". La risposta ufficiale è stata: "Non faccia l'ingenuo, non capirebbero".
"Staremo a vedere".
Il documento è diventato pubblico provocando un terremoto politico-finanziario che ha generato un attento dibattito su questa questione (ci siamo anche noi italiani con le nostre banche legate ai fondi anglo-americani). Qui di seguito pubblico per intero la pagina di presentazione ufficiale del documento (in inglese) con tutti i link di riferimento a disposizione per chiunque sia interessato a comprendere la realtà complessa dentro la quale ci muoviamo.
Eccolo:
Audit of the Federal Reserve Reveals $16 Trillion in Secret Bailouts unelected.org
July 23, 2014
The first ever GAO(Government Accountability Office) audit of the Federal Reserve was carried out in the past few months due to the Ron Paul, Alan Grayson Amendment to the Dodd-Frank bill, which passed last year. Jim DeMint, a Republican Senator, and Bernie Sanders, an independent Senator, led the charge for a Federal Reserve audit in the Senate, but watered down the original language of the house bill(HR1207), so that a complete audit would not be carried out. Ben Bernanke(pictured to the right), Alan Greenspan, and various other bankers vehemently opposed the audit and lied to Congress about the effects an audit would have on markets. Nevertheless, the results of the first audit in the Federal Reserve’s nearly 100 year history were posted on Senator Sander’s webpage earlier this morning.
What was revealed in the audit was startling:
$16,000,000,000,000.00 had been secretly given out to US banks and corporations and foreign banks everywhere from France to Scotland. >From the period between December 2007 and June 2010, the Federal Reserve had secretly bailed out many of the world’s banks, corporations, and governments. The Federal Reserve likes to refer to these secret bailouts as an all-inclusive loan program, but virtually none of the money has been returned and it was loaned out at 0% interest. Why the Federal Reserve had never been public about this or even informed the United States Congress about the $16 trillion dollar bailout is obvious - the American public would have been outraged to find out that the Federal Reserve bailed out foreign banks while Americans were struggling to find jobs.
To place $16 trillion into perspective, remember that GDP of the United States is only $14.12 trillion. The entire national debt of the United States government spanning its 200+ year history is "only" $14.5 trillion. The budget that is being debated so heavily in Congress and the Senate is "only" $3.5 trillion. Take all of the outrage and debate over the $1.5 trillion deficit into consideration, and swallow this Red pill: There was no debate about whether $16,000,000,000,000 would be given to failing banks and failing corporations around the world.
In late 2008, the TARP Bailout bill was passed and loans of $800 billion were given to failing banks and companies. That was a blatant lie considering the fact that Goldman Sachs alone received 814 billion dollars. As is turns out, the Federal Reserve donated $2.5 trillion to Citigroup, while Morgan Stanley received $2.04 trillion. The Royal Bank of Scotland and Deutsche Bank, a German bank, split about a trillion and numerous other banks received hefty chunks of the $16 trillion.
"This is a clear case of socialism for the rich and rugged, you’re-on-your-own individualism for everyone else." - Bernie Sanders (I-VT)
When you have conservative Republican stalwarts like Jim DeMint(R-SC) and Ron Paul(R-TX) as well as self identified Democratic socialists like Bernie Sanders all fighting against the Federal Reserve, you know that it is no longer an issue of Right versus Left. When you have every single member of the Republican Party in Congress and progressive Congressmen like Dennis Kucinich sponsoring a bill to audit the Federal Reserve, you realize that the Federal Reserve is an entity onto itself, which has no oversight and no accountability.
Americans should be swelled with anger and outrage at the abysmal state of affairs when an unelected group of bankers can create money out of thin air and give it out to megabanks and supercorporations like Halloween candy. If the Federal Reserve and the bankers who control it believe that they can continue to devalue the savings of Americans and continue to destroy the US economy, they will have to face the realization that their trillion dollar printing presses will eventually plunder the world economy.
The list of institutions that received the most money from the Federal Reserve can be found on page 131 of the GAO Audit and are as follows..
Citigroup: $2.5 trillion ($2,500,000,000,000) 
Morgan Stanley: $2.04 trillion ($2,040,000,000,000) 
Merrill Lynch: $1.949 trillion ($1,949,000,000,000) 
Bank of America: $1.344 trillion ($1,344,000,000,000) 
Barclays PLC (United Kingdom): $868 billion ($868,000,000,000) 
Bear Sterns: $853 billion ($853,000,000,000) 
Goldman Sachs: $814 billion ($814,000,000,000) 
Royal Bank of Scotland (UK): $541 billion ($541,000,000,000) 
JP Morgan Chase: $391 billion ($391,000,000,000) 
Deutsche Bank (Germany): $354 billion ($354,000,000,000) 
UBS (Switzerland): $287 billion ($287,000,000,000) 
Credit Suisse (Switzerland): $262 billion ($262,000,000,000) 
Lehman Brothers: $183 billion ($183,000,000,000) 
Bank of Scotland (United Kingdom): $181 billion ($181,000,000,000) 
BNP Paribas (France): $175 billion ($175,000,000,000) 
and many many more including banks in Belgium, Italy, of all places
View the 266-page GAO audit of the Federal Reserve(July 21st, 2011): http://www.scribd.com/doc/60553686/GAO-Fed-Investigation


Le banche hanno utilizzato questi fondi investendoli in derivati speculativi (tipo fallimento della Grecia e distruzione della loro economia che soltanto nel biennio 2009-2011 ha reso in derivati qualcosa tipo 3.000 miliardi di dollari) e in grande parte per acquistare bpt nazionali e sostenere il debito delle singole nazioni, senza specificare alle singole popolazioni che quella gigantesca massa liquida, in verità, era debito aggiunto con interessi su altro debito.
Tradotto vuol dire che la vera cifra del debito pubblico della Francia, Germania, Italia, ecc, è di gran lunga superiore a quella ufficiale, perché il governo americano, il Congresso Usa, e la Federal Reserve, in qualunque momento (se vuole) può esigere il pagamento immediato di questa cifra comprensiva di ogni interesse addebitato. In ogni singolo paese, inoltre, questa gigantesca massa di danaro "non ufficiale" è servita alla classe politica dirigente locale delle singole nazioni per finanziare la pace sociale attraverso diversi sistemi corruttivi, a seconda del paese e della cultura locale.
E tutto ciò non è ufficialmente conteggiato.

L'allarme è stato raddoppiato dal successivo intervento di un altro personaggio in usa seguitissimo, figura più unica che rara. Si tratta di Martin Arthur Armstrong, molto noto a chi segue la finanza internazionale, vera e propria icona dei nemici della finanza speculativa. Costui è un economista (nato nel 1949) che poi ha fondato una società privata la "Princeton Economics International Limited" che si occupava di consulenze finanziarie per clienti privati. E' diventato molto famoso perché nel 1999 ha inventato un modello matematico di predizione ("Economic Confidence Model") che è risultato accurato dato che aveva azzeccato al millimetro ogni evento del mercato mondiale. Ma nel 1998, subito dopo la legge Clinton che ha abolito la distinzione tra le  banche voluta da Roosevelt, viene denunciato per frode fiscale e appropriazione indebita da un anonimo investitore. Inizia la sua lunga odissea. Bandito dal mercato ufficiale, combatte la sua battaglia legale che trova il suo esito nel 2006, quando viene condannato a cinque anni di prigione in un carcere di massima sicurezza. Si rifiuta di collaborare con la giustizia e va in galera, nel Kentucky. Dal carcere -vista la sua buona condotta- apre un blog finanziario che diventa subito un blog culto. Nel 2011 (non gli è stato condonato neppure un giorno e per tutto il periodo della reclusione non ha potuto ricevere visite di nessuno, escluso il suo avvocato) esce e inizia a collaborare per il sito finanziario online zerohedge, considerato da molti un attendibile punto di riferimento e vera miniera di informazioni sul mondo finanziario globale planetario. E lì inizia la sua battaglia che nella primavera di quest'anno raggiunge l'acme quando comincia a spiegare che "tutte le nazioni occidentali sono state militarizzate a loro insaputa, grazie all'uso della finanza speculativa; questo evento comporta la necessità di cominciare ad abbattere lo Stato di Diritto e cancellare ogni libertà civile nei singoli stati -iniziando dai più deboli- che sono obbligati a eliminare poco a poco le diverse camere elettive per dare spazio all'accoppiata finanza-militari. La classe politica dirigente non è diventata altro che la somma di una serie di impiegati militarizzati. E' stata cancellata la democrazia ed è stata sostituita dal caporalato". 

Gli articoli di entrambi questi personaggi statunitensi hanno infiammato il dibattito corrente finendo per creare un fronte comune trasversale dove liberali moderati conservatori e socialisti progressisti confluiscono insieme nel denunciare lo stato attuale delle cose in occidente.

Di questo parlano e dibattono. Si sta diffondendo in Usa un livello di consapevolezza generale che sta gonfiando un gigantesco fronte contro la finanza bancaria, il che produce delle fortissime pressioni sul governo.
Questo dibattito ha prodotto una discussione perenne su un tema che, a mio avviso, è la mamma di ogni dibattito: la necessità di redistribuzione della ricchezza e l'ammanettamento delle banche.
Discutere di questo è un lusso che può permettersi un paese ricco, in espansione, che non ha disoccupati.
E da quel Paese sta arrivando un forte vento radicale che andrebbe seguito, alchemizzato e sostenuto.
Altrimenti, come al solito, rimarremo al palo mentre i giganti finanziari planetari ci mangiano vivi grazie al solerte lavoro dei loro impiegati militarizzati, quelli che Martin Armstrong definisce "i caporali".
Aveva ragione il grande Totò, questo è il vero dubbio amletico che dovremmo porci tutti.
Ma nel senso letterale del termine.

Qui di seguito pubblico uno degli ultimi articoli comparso sul blog personale di Armstrong, pubblicato già diverse volte su zerohedge: buona lettura. 
http://armstrongeconomics.com/2014/07/02/when-will-the-monetary-system-crack/statistics
This is when I warned the stock market would breakout and move to new highs, which was reported by Barrons. Curiously, this was the same position in time on the wave of the Decline and Fall of Athens 455-404BC. The bottom of that 3rd wave was the uprising orchestrated by the Oligarchy against Pericles in 430BC and he died the next year.
The arrogance of Athens and the Oligarchy is the exact same problem we have with government today and the abuse of the NSA. All governments are doing the exact same thing precisely on the same timeline as the fall of Athens. They are trying to eliminate the right of the people to vote and we are experiencing not merely their arrogance, but their opposition to any democratic processes the same as Cleon did in prosecuting Pericles for being honest. If this plays out in the same fashion, the US will lose its standing as the financial capital of the world as did Athens, and the real danger is with the war cycle turning up, it is the arrogance in the West among our politicians that can invite the invasion as it did in the case of Athens.
History repeats because human nature repeats and never changes. Just as the Oligarchy was determined to take back control of Athens banning democracy, we see the very same thing taking place today – hello the Troika is a controlling body of representatives of the ECB, IMF, and the EU Commission that is unelected by the people – Oligarchy of career politicians. The role of the Troika is to negotiate with member countries of the Eurozone where the state budget has run into difficulties. That is correct – the IMF and Christine Legarde holds an unelected political position without any election process of the people. This is the same as any Oligarchy.
TROIKA (Triunvirate)
  • European Commission President (elected by heads of state not people)
  • European Commission Vice-President , Commissioner for Economic and Monetary Affairs (Official) Olli Rehn Finland Finland
  • European Commission designated negotiator; Matthias Mors Germany
  • European Central Bank President of the ECB; (Official) Mario Draghi Italy
  • European Central Bank Head of Department at the ECB, named negotiators Klaus Masuch Germany
  • IMF Managing Director; Christine Lagarde France
  • IMF designated negotiator: Poul Thomsen Denmark