lunedì 30 gennaio 2012

Iniziano le Grandi Manovre per le nomine Rai. Comincia il piagnisteo per avere soldi. Ma Antonio Di Pietro si infuria e denuncia l'inghippo.

di Sergio Di Cori Modigliani


“Se domani aprissimo un circolo culturale di liberi pensatori italiani, non stipendiati dai partiti, credo che difficilmente riusciremmo a trovare il quarto per giocare a carte”.
                                                                                        Indro Montanelli. 1995


Sono iniziate le grandi manovre. Con un piagnisteo. All’italiana.
Con l’entusiasmante prospettiva di avviarci, nell’immediato futuro, dal 61esimo posto al mondo come paese con il minor tasso di libertà di stampa, alla conquista di un posticino al sole accanto all’Angola, e se ci va bene, chissà –se Dio ci aiuta- raggiungiamo perfino la Cina, la Nigeria e la Corea del Nord, ultimi in classifica.
Il piagnisteo ha un inghippo, naturalmente.
Parliamo qui di Giuliano Ferrara, de l’unità e de il manifesto, tutti insieme appassionatamente (ma vi garantisco che non è proprio il caso di sorprendersi) in combutta perché pretendono il rinnovo di succulente sovvenzioni dallo Stato pena “la chiusura delle loro testate” dove una pattuglia di politicanti –sia di destra che di sinistra-assorbono la maggior parte dei soldi per i loro lauti stipendi mentre le pagine vengono riempite da uno stuolo di collaboratori esterni, alcuni dei quali davvero bravissimi, assoldati nel gran mondo del precariato dei professionisti della comunicazione. Pagati, quando va bene, con cifre del tipo “20 euro ad articolo” (il pagamento, di solito, viene saldato a sei mesi, un anno, se si è fortunati) con la promessa di un contratto un giorno forse se va bene però (e intanto votate per chi ci sostiene).
Tutti d’accordo, quei signori, nel sostenere la libertà di mercato, il rischio impresa, la concorrenza, la liberalizzazione. Ma quando si arriva a fare i conti e ci si accorge che non vendono, e quindi vengono bocciati dal mercato e dal pubblico perchè sono organizzati e gestiti in maniera clientelare e poco professionale, allora si rimboccano le maniche e partono i comizi, le proteste, le richieste, i cortei, i proclami. Si dimenticano le teorie (esposte la sera prima in un talk show televisivo), le mozioni (presentate in parlamento per fare bella figura) l’ideologia di appartenenza. Perché di fronte allo Stato, interpretato come mucca perenne dalla quale succhiare soldi in cambio di nulla, finiscono sempre per mettersi d’accordo.
Piagnisteo piagnisteo. Lo conosciamo bene. Ma c’è un inghippo, come dicevo.
Perché la manovra del pianto da elemosina, guarda caso, accade in concomitanza di due fattori. 1). Le nomine che stanno per essere varate nella scelta dei direttori di rete e dei telegiornali in Rai, che per decreto devono essere stabilite dal governo approvate dal parlamento. 2). Tali nomine sono così importanti per mantenere il carrozzone delle clientele da aver risolto, così, in una notte, ogni dissidio politico “nel nome della responsabilità di fronte al paese” (risate omeriche dal loggione) e PDL PD e UDC hanno presentato delle mozioni a firma comune che in punto specifico prevedono –tutti d’accordo- che a gestire la baracca delle nomine sia un certo Antonio Verro, deputato del PDL. Membro a tutti gli effetti del comitato di garanzia.  Grande amico del Malinconico già dimesso (ma seguita a essere operante e operativo in panchina) grande estimatore di tutta la stampa italiana, sta “gestendo” in questi giorni anche l’entità delle sovvenzioni per queste testate. E per altre 456 pubblicazioni che non legge più nessuno, alcune delle quali non vendono neppure una copia. Ma che, complessivamente, garantiscono il pagamento alla truppa mediatica asservita, la quale sostiene i governi, li promuove, li fa cadere, circondandosi di una triste palude dove galleggiano redattori in attesa del gran balzo dentro i talk show e mamma Rai. E chissà, se va bene, anche un posticino al prossimo parlamento, così si becca il generoso vitalizio (l’autentico sogno di ogni italiano). Come premio fedeltà.
L’unico partito in parlamento che non ha mai partecipato a questa gloriosa kermesse, è giusto dirlo, è l’IDV. Non c’è da stupirsi, quindi, che nessuno abbia diffuso la notizia di ciò che sta accadendo, con l’unica eccezione di Antonio Di Pietro, il quale ha vigorosamente protestato ma (era ovvio) senza ottenere nessun appoggio dagli altri.
Qui di seguito, alla fine del post, trovate la comunicazione che Di Pietro ha inviato a tutte le agenzie di stampa e giornali e redazioni delle televisioni, nonché a tutti gli iscritti all’ordine dei giornalisti, che non è stata resa pubblica. Non perché non lo sia. Perché non ne vogliono parlare.
Ciascuno dei partiti che sorregge Mario Monti, in questo momento, ha tutto l’interesse affinchè non cambi nulla. Per poter proseguire nella loro inflessibile marcia verso la garanzia di sovvenzioni a perdere, il controllo capillare delle testate (io ti faccio avere i soldi tu scrivi quello che a me serve e insieme sosteniamo Pinco Pallino che in aula lotta per noi facendoci avere i soldi: è quello che in Italia si chiama “imprenditoria editoriale che va sostenuta”). In tal modo, inesorabile, scatta un meccanismo malèvolo quanto inconscio: l’estensione a livello di massa della pratica dell’auto-censura.
Una volta varate le nomine, una volta partite le sovvenzioni che “salvano” testate prive di flessibilità, prive di gestione manageriale di mercato, obsolete e perdenti, ritroveremo i consueti toni di sempre. Giuliano Ferrara tuonerà su Il Foglio contro i beceri de Il Manifesto e i perfidi comunisti de L’Unità. I giornalisti de l’Unità e de Il Manifesto risponderanno tuonando che Giuliano Ferrara è anti-democratico ed è un grassone che  odia la libertà. Ferrara risponderà attaccandoli e insultandoli. Loro scriveranno altri editoriali insultandolo di rimando. Vedremo nuovi e vecchi talk show televisivi dove la truppa mediatica si esibirà difendendo e/o attaccando (a seconda di chi gestisce il talk show) l’uno o l’altro.
E a casa, gli italiani si schiereranno, da bravi soldatini, pronti a farsi uccidere per difendere l’intelligenza di Ferrara, l’indipendenza de Il Manifesto, la forza oppositiva de l’Unità. Approfittando del fatto che questo paese non ha memoria né tantomeno pudore.
Anche se si dovesse sapere oggi dell’inghippo, domani se ne saranno già dimenticati. L’importante è rimanere faziosi sostenitori della propria parte. Così lo Stato/Mucca dà il lattuccio ai furboni che ne versano qualche goccia ai furbastri perché lo distribuiscano, in quota parte, ai furbetti.
E se poi la bilancia del debito pubblico pencola dalla parte sbagliata, si sa, la colpa sarà tutta esclusivamente di Giuliano Ferrara (per chi legge Il Manifesto e L’Unità) oppure dei comunisti cattivi uniti e manifestanti (per quelli che leggono Il Foglio). Sia L’Unità che Il Manifesto che Il Foglio accusano oggi Di Pietro sostenendo che non avrebbe dovuto divulgare il nome del consigliere di garanzia che deciderà le nomine in Rai. E’ pericoloso. Non si sa mai. Magari qualcuno, in un improvviso quanto imprevisto sussulto di decoro etico, chiede ragguagli, protesta, vuole dettagli, pretende spiegazioni.
Siccome chi deve fare tutto ciò, per definizione, sono i giornalisti, i quali scrivono o parlano (se è tivvù e radio) nelle testate sovvenzionate, possiamo star certi che nessuno dirà niente.
Forse avremo i soliti radicali, i quali sosterranno di essere gli unici a dirlo.
Così approfittano della mancanza di memoria degli italiani per farsi pubblicità.
Quindici giorni fa hanno votato contro l’arresto di Nicola Cosentino, detto “Nick o’americano”. 36 ore dopo, guarda caso che coincidenza, si è sbloccata la loro pratica e sono arrivati contributi (le nostre tasse) dallo Stato Mucca per 7,5 milioni di euro. Loro hanno detto che è un caso.
Se lo sono già dimenticati tutti.
Ecco il comunicato stampa per la stampa firmato Antonio Di Pietro..
Andava male, va peggio. Eravamo uno dei Paesi con meno libertà di stampa al mondo, adesso abbiamo perso altre posizioni. Nella classifica annuale di Reporter sans frontier dell'anno scorso l'Italia era al quarantanovesimo posto, quest'anno siamo scivolati fino al sessantunesimo. Meno che in Bosnia nella Guyana e Haiti.In Italia non c'è libertà di stampa perché un grande editore e padrone di televisioni era fino a ieri il presidente del consiglio e, ancora oggi, ha in mano la vita o la morte del governo. Ma ci sono anche altri motivi altrettanto gravi, se non di più.
Il rapporto dice, per esempio, che in pochi altri Paesi tanti giornalisti
vengono minacciati e subornati dalle organizzazioni criminali come nel nostro. Se era necessario avere una prova che vivere in un Paese senza legalità significa vivere in un Paese senza libertà è arrivata con questi dati.
Il terzo motivo per cui la stampa da noi è imbavagliata è che
s'imbavaglia da sola. L'autocensura, fortissima nei giornali e ancora di più in televisione, esiste per un motivo solo: perché la politica continua a occupare l'informazione, sia direttamente, come in Rai e in Mediaset, sia indirettamente, perché può condizionare le scelte di moltissime redazioni.
Iniziare ad affrontare questa malattia mortale, a cominciare proprio dalla Rai, è dovere di questo governo se intende restare fino alla scadenza della legislatura. Le voci che girano in questi giorni per la direzione del Tg1 sono diverse ma hanno tutte un punto in comune:
il nuovo direttore sarà scelto sulla base di calcoli politici e non professionali. Noi dell’Italia dei Valori possiamo parlare perchè siamo gli unici a non aver partecipato alla logica spartitoria del CdA della RAI. Il conflitto è talmente palese che, addirittura, all’interno di quest’organo che dovrebbe essere di garanzia, siede oggi un consigliere, Antonio Verro, che è anche deputato del Pdl. Per questo chiediamo a gran voce che si esca dall’impasse attuale e che vengano modificate le regole in modo che la Rai torni a svolgere il ruolo di servizio pubblico e i giornalisti ritonino ad essere i cani da guardia della democrazia. E’ anche così che si difende la libertà di stampa nel nostro Paese.


2 commenti:

  1. Si,ok per Di Pietro,ma mi piacerebbe che ponesse maggiore accento anche sui suoi (forse) alleati (Il Manifesto,L'Unità) allo stesso modo di come fa (legittimamente) per Berlusconi.Noto una critica forte e giusta da una parte e leggermente più blanda dall'altra.Antò,un po più di coraggio,ci siamo quasi...Jack

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  2. Ma perche' non si fa finanziare anche lei un giornalino. Basta dire
    che abbiamo la migliore, piu' avanzata Costituzione al mondo.
    Sono sicuro che trovera' degli sponsor, che io trovero' il suo giornale
    in edicola. Lo faccia senza paura e preconcetti. Potra' anche lei
    dire di aver fatto la sua parte, di aver aiutato ad accelerare la bancarotta e la fine di questo stato.
    E quando si sedera' nel nuovo parlamento potra' dire con orgoglio:
    "Finalmente questo schifo e' finito."
    Le assicuro nessuno si ricordera' che ne ha fatto parte.

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