venerdì 15 luglio 2011

L'America a un bivio tragico: la bancarotta annunciata del colosso che sta per crollare.

di Sergio Di Cori Modigliani.

L'America è sull'orlo del fallimento.
So -per averlo verificato- che la malapianta dell'anti-americanismo becero e partitico, in Italia molto diffusa per motivi di faziosità cieca ideologica, esulta pensando che, se affonda il gigante imperialista, trionferanno i popoli lberi nel mondo e il socialismo si imporrà con enorme felicità collettiva.

Chi lo pensa è un cretino. O un irresponsabile.
Non è affatto così.
Sarà comunque una tragedia epocale che ci trascinerà tutti nel vortice.

Come curiosità intellettuale, non posso negare che sia entusiasmante essere testimoni della catastrofe di un impero, che è stato grande, importante e nutriente, così come è stato efferato, violento e invadente, come tutti gli imperi. Come lo fu l'Impero Romano, quello di Spagna, di Francia, di Persia.

Onestamente avrei preferito, non avendo la possibilità di godere di un'ampia autonomia indipendente e avendo la possibilità di scegliere, essere colonizzato dagli americani piuttosto che dai cinesi.
Oggi, questa prospettiva è sempre più lontana.

Da cinque giorni, Barack Obama è chiuso in una stanza nella Casa Bianca (con CNN che trasmette in diretta televisiva 24 ore al giorno -anche alle tre di notte- l'esito del dibattito in corso) perchè democratici e repubblicani stanno cercando di trovare una soluzione immediata.
Ieri, alle 21.30 si è inalberato, si è alzato e se n'è andato via urlando "irresponsabili, così non se ne esce".
L'America segue sgomenta la telecronaca degli eventi.

Scadenza: 2 agosto 2011.

E' il giorno in cui la Bank of America è tenuta a pagare alla Banca Mondiale gli interessi sul debito pubblico: la tranche prevista ammonta a 835 miliardi di euro (sono solo interessi passivi).  Nel caso non dovesse farlo, "automaticamente" gli Usa vanno in default, ovverossia i rating vengono declassati, il dollaro viene svalutato immediatamente, i titoli di stato crollano e l'onda d'urto -sarebbe il più grande tsunami finanziario dal 1789 a oggi- arriverà fino a Mosca.
Gli Usa hanno soltanto due alternative:

1). Pagare. Per far questo hanno bisogno di chiedere al proprio creditore (la Banca Mondiale) un ennesimo credito che il creditore è felice di dare. Risultato: la tranche di pagamento viene spostata a maggio del 2012 nella misura di 1.345 miliardi di euro. Si acquista tempo, nella speranza di trovare intanto una soluzione. Ma il Congresso (maggioranza repubblicana) ha bloccato il tetto del disavanzo pubblico impedendo la richiesta di nuovi prestiti. Attualmente il debito americano è di 4.000 miliardi di euro, che in cifre corrisponde a 4.000.000.000.000. Non si può sforare neppure di un centesimo. Obama sta trattando con l'opposizione per ottenere di sforare il tetto. Non si risolve nulla, se non momentaneamente. Si rimanda semplicemente, ma è già qualcosa. Obama vuole rimandare. L'opposizione non vuole: pretende che i tagli da strozzino li faccia Obama, adesso e subito, per poi rinfacciargli di aver ridotto sul lastrico gli americani: dovrebbe abbattere la sanità pubblica (favorendo le assicurazioni private) decimare l'istruzione pubblica (favorendo quella privata sovvenzionata dalle multinazionali) aumentare del 18% la tassazione dei dipendenti pubblici nazionali (circa 45 milioni di persone) diminuendo le tasse del 12% ai super ricchi (circa 150 mila persone) che così possono investire. Lui tiene duro. Sono chiusi in 24 persone in una stanza e ogni giorno parlano per circa sei ore, da cinque giorni. Lo faranno fino al 1 agosto. Lui vuole tassare i profitti dei super ricchi nel 5%. Loro non vogliono rinunciare ai loro privilegi.
Ciascuno ha la sua casta con la quale fare i conti.

2). Seconda ipotesi: Non pagare. Il dollaro diventa carta straccia; le multinazionali arretrano e si chiudono spazi nel mondo globale; le borse mondiali crollano; la disoccupazione triplica immediatamente in Usa passando dall'attuale 10% a un accreditato 28%; l'onda d'urto in Europa occidentale sarebbe micidiale e nessuno -ma proprio nessuno- è in grado di pronosticare che cosa potrebbe accadere il 3 agosto: perchè sono tutti intrecciati come le fila di una gigantesca ragnatela.

I nodi della globalizzazione forzata sono arrivati al pettine. O si sciolgono o l'alternativa è la calvizie.

Noi, non possiamo che essere testimoni passivi di questa tragedia americana, sperando che si inventino qualcosa. Ma è bene sapere in che mare si nuota.

Da tutto questo marasma, ci guadagna soltanto la Cina che possiede circa 1 trilione di euro di buoni del tesoro americano.

Ma come è stato possibile questo fatto?
E quando è avvenuto? E come? E chi è stato a dare il semaforo verde ai cinesi per consentire loro di passare dal 1985 (nazione del Terzo Mondo)  a quello di "potenzialmente" Unico Impero Mondiale entro la fine del 2012?

La risposta è paradossale: sono stati gli americani.
Sono state le multinazionali statunitensi.
Gli Usa hanno costruito la ricchezza e il potere della Cina.

Tutto è iniziato nel 1989, quando è crollato il Muro di Berlino.
La Cina, allora, resse alla scomparsa del comunismo nel mondo, rimanendo l'unico governo comunista, autocratico, dittatoriale e centralizzato, nel pianeta. Oltre a Fidel Castro. Ma Cuba conta poco.
Capirono che dovevano fare qualcosa per non fare la stessa fine ingrata dei sovietici e dell'intero sud est asiatico.
Allora la popolazione raggiungeva la cifra di 1 miliardo e 100 milioni di persone, di cui 450 milioni versavano in stato di indigenza e povertà. Ebbero l'accortezza, la lungimiranza e la indubitabile ampia visione a largo raggio (degno di una civiltà antichissima, lenta, ingegnosa e paziente) comprendendo che per approfittare del gigantesco squilibrio planetario che si era verificato, era necessario entrare nella modernità e fare quello che Deng Xiao Ping chiamò allora "Il Grande Balzo". Ma non avevano infrastrutture, non avevano tecnologia, non avevano accesso al mercato. Il loro ritardo, rispetto al mondo occidentale, era immenso. Avrebbero potuto impiegarci anche 50 anni.
Chi mai avrebbe potuto dar loro una mano?
Pensarono (applicando i principii zen di Lao Tze) che soltanto il Grande Nemico li avrebbe salvati.
Contavano sul fatto di aver a che fare con un gigante pericoloso, ricco e spaventevole.
Che aveva, però due difetti: era avido e troppo giovane, quindi inesperto e accecato dalla bramosia.
Aveva, però, una grande virtù: la generosità mista a quell'impudenza arrogante caratteristica dei giovani.

In Usa, intanto, c'erano le elezioni presidenziali che portarono alla sconfitta, davvero inattesa, di George Bush e alla vittoria di Bill Clinton. Finalmente i democratici riconquistavano il potere dopo 13 anni.
Clinton si trovò ad affrontare una situazione non facile. Era appena finita l'euforia spendacciona degli anni'80 e il crollo in borsa del 1987-fortunosamente risolto a danni della spesa pubblica mondiale- era stato considerato dai più lucidi un campanello d'allarme. Era necessario aprirsi nuovi mercati, espandersi, creare lavoro, "just to invent marketing". L'Africa non aveva una lira. L'Europa era sbarrata per difendersi. La Russia non esisteva. Dove andare? E che cosa creare? E come?
Gli americani avevano tre vantaggi, ma non sapevano come utilizzarli al meglio:
a). Una enorme massa di danaro liquido in eccesso grazie alle speculazioni degli anni'80.
b). La possibilità di fare un enorme balzo in avanti usufruendo della tecnologia militare riservata che, dopo il crollo del comunismo, la casta militare era disposta a fornire all'industria pacifica per diffonderla.
c). Una competenza tecnica imbattibile.

Nel luglio del 1992 -con agghiacciante velocità di esecuzione, calcolato senso del rischio, e notevole lungimiranza- alcuni diplomatici cinesi cominciano a stabilire contatti informativi diretti sia con i responsabili delle più importanti multinazionali statunitensi ad alta tecnologia che con lo staff di Clinton (non aveva neppure vinto le primarie, ancora). Li convincono. Cominciano a scambiarsi idee, notizie, informazioni.

Nel febbraio del 1993, Clinton assume il potere.
Nell'aprile del 1993 in uno storico discorso annuncia il suo "piano economico mondiale per il rilancio delle attività produttive nella nuova era post-guerra fredda".

Va in Cina, in visita ufficiale durata ben tredici giorni (la più lunga della Storia) dove viene accolto come un profeta benefico.
I cinesi spiegano agli americani il loro problema e dicono: "Vi interesserebbe avere 12.000 testate nucleari?"
"Sarebbe?"
"Lo sapete che nei tre stati meridionali del dissolto impero sovietico ci sono ancora 12000 bombe all'idrogeno puntate contro di voi?"
"Certo che lo sappiamo. Stiamo trattando con i russi per averle, per questo gli finanziamo la loro ricostruzione".
"Beh, i russi vi hanno truffato. Quelle armi le abbiamo noi. Le abbiamo acquistate a generali e funzionari del KGB due anni fa, che hanno cercato di lucrare per poi darsela a gambe levate. Ma noi vi amiamo e siamo pacifici. Ve le regaliamo, a dimostrazione della nostra buona fede. Non ci dovete neppure pagare cash, ci fidiamo. Ci bastano dei bot a 25 anni. Li potete prendere dal fondo eccezionale del Ministero della Difesa".
Gli americani accettano esultanti.
I cinesi proseguono:
"Se voi ci garantite, firmando appositi protocolli, che non metterete mai il naso nei nostri affari interni e non ci rompete i coglioni sulla politica interna, mai e per nessun motivo, firmando una alleanza anche militare, noi siamo disposti e disponibili ad aprire il nostro mercato alle vostre merci. Siamo 1 miliardo di consumatori"
Gli americani, lì per lì, cominciano a sbavare.
Ma dopo un po', recuperata la lucidità rispondono: "Ma voi siete dei poveracci con le pezze al culo, non avete neppure un cent e chi le compra le merci? Non avete neppure i treni"
"Appunto: Perchè non ce li costruite voi -e già che siamo puntiamo alla tav- e in cambio noi vi facciamo vendere la coca-cola, le polpette di mac donald's, i jeans, le scarpe nike? Voi fate il lavoro, prendete come lavoratori operai cinesi, li pagate bene e così quelli hanno i soldi per acquistare polpette calzettini scarpe da ginnastica e tutto il vostro ambaradàn".
Accordo fatto.
I cinesi proseguono: "I nostri esperti ci suggeriscono che presto ci sarà l'internet che noi tutti militari usiamo da dieci anni, ma voi sapete come utiliizarlo a livello di massa, attraverso il cavo. Noi non abbiamo neppure un cavo. Perchè non ci cablate? E non gestite voi l'esecuzione dei lavori?"
Accordo siglato.
I cinesi proseguono: "I nostri esperti ci dicono che presto la telecomunicazione via satellite sarà essenziale. Visto che adesso siamo amici, perchè non ci mettete in orbita 17 satelliti di telecomunicazione a scopo pacifico? Voi ci mandate i vostri esperti che ci insegnano, a noi poveretti, come funzionano, come bisogna costruirli e come va fatto tutto il lavoro e noi ve li facciamo mettere in orbita a voi da Cape Canaveral, a dimostrazione della nostra fiducia".
Accordo siglato.
E così, Bill Clinton ritorna dalla Cina e il 28 aprile del 1993 annuncia che il mondo è entrato in una nuova era. La Cina è alleata degli Usa. Non solo. Annuncia di afer firmato il più lucroso contratto della storia tra uno Stato e una società privata: la AT&T (American telegraph and telephone) gigante multinazionale delle telecomunicazioni ha accettato di cablare la Cina per un appalto di 18 miliardi di dollari. Non solo. la Boeing Corporation e la Lockeed di Long Beach, California, hanno accettato di costruire per la Cina 17 satelliti della telecomunicazione a scopo pacifico e metterli in orbita. Così si allarga il mercato, si crea lavoro, circola denaro. La Pacific Railroad System ha chiuso un contratto per 16 miliardi di dollari per costruire 250 linee ferroviarie ad alta velocità mettendo in collegamento tutte le città cinesi.
Clinton taglia le tasse alle multinazionali a condizione che il 75% del profitto netto venga investito per la creazione di nuovi posti lavoro nel territorio statunitense.  Gli Usa entrano nella più poderosa congiuntura positiva economica della sua Storia. La disoccupazione scende al 2,4%. L'America si getta nella globalizzazione del pianeta.
Passano due anni.
Nel febbraio del 1995 la Cina annuncia trionfalmente "La Repubblica Popolare è tutta cablata".
Due mesi dopo i cinesi ritornano dagli americani:
"ragazzi, abbiamo un nuovo problema"
"stiamo qui per aiutarvi"
"siamo cablati, è vero, ma non sappiamo che cosa farcene; non abbiamo i computer e neppure l'alta tecnologia. Visto che voi vi state riconvertendo dall'industria scientifica militare a quella pacifica perchè non ci costruite dei computer apposta per noi"
"Si potrebbe fare. Quanti ne volete?"
"Vorremmo 450 milioni di pezzi. Però non vogliamo la vostra robbaccia. Vogliamo quelli dell'ultima generazione. Li venite a costruire da noi. Siamo pieni di silicio: 60.000 miniere, di cui 20000 in Tibet e Mongolia (è per questo che ci servono quei territori). Noi vi diamo tutto il silicio che volete e voi venite in Cina a costruire con i vostri migliori cervelli. Noi abbiamo a disposizione circa 200 milioni di operai che lavorano per un pugno di riso 24 ore al giorno e siccome da noi non esistono sindacati, non esiste diritto allo sciopero, controllo del lavoro e tutte quelle baggianate che avete voi perchè noi siamo comunisti stalinisti e siamo più furbi di voi, abbiamo una enorme mano d'opera che abbatte i costi".
Fatto l'accordo.
E così a settembre del 1995 gli Usa presentano un nuovo genio: Bill Gates. L'uomo che inventa e vende Microsoft ai cinesi e chiude -con la Dell Company di Los Angeles- il più grande contratto mai registrato, circa 60 miliardi di dollari per la sperimentazione e applicazione di nuove tecnologie applicative del pc in Cina.
La Cina attua un nuovo sistema di tassazione interno tale per cui si danno sgravi fiscali alle imprese nazionali a condizione che acquistino bot europei e bot statunitensi. Nel 1997 chiudono un accordo anche con gli europei e propongono loro "se venite a costruire da noi, per ogni euro che investite noi ve ne restituiamo 40 centesimi acquistando i vosti bot alle aste: garantito per iscritto: voi produucete a meno e sanate il vostro debito pubblico, che ne dite?".
Gli europei accolgono con entusiasmo la prospettiva. Sembra l'uovo di Colombo.
Nel 1996 esplode "l'economia cosiddetta punto com" ovverossia la rete web e i suoi interscambi.
Inizia dapprima come prototipo in California.
Ma nell'ottobre del 1996, i cinesi, ormai pronti, schiacciano un pulsante e si connettono. Sono 200 milioni.
In un giorno passano dalla più retriva avanguardia feudale all'avanguardia tecnologica planetaria.
Grazie agli americani che gli hanno costruito tutto l'armamentario.
Nell'ottobre del 1998 la Cina aveva ancora 400 milioni di persone indigenti alla soglia della povertà.
Nell'ottobre del 1999 erano ridotte a 350 milioni.
Nell'ottobre del 2000 a 300 milioni.
Nell'ottobre del 2005 a 200 milioni.
Nell'ottobre del 2010 a 80 milioni, su una popolazione di 1 miliardo e 450 milioni, pari al 4,5% della popolazione. Dieci anni prima erano il 53%.
La disoccupazione è scesa dal 54% del 1990 al 2% del 2010.
Nelle casse del tesoro cinese nel 1988 c'erano 100 miliardi di dollari in bot statunitensi e 75 miliardi in bot europei.
Nel 2010 le casse hanno raggiunto il livello di 1.850 miliardi di dollari in bot statunitensi e 1.070 miliardi di euro in bot europei.
E' la nazione più solvibile del pianeta Terra.
E' il paese del mondo dove il capitalismo funziona a meraviglia e nel modo migliore.
Non hanno contributi, non hanno sindacati, non hanno pressione fiscale, non hanno diritti civili. Non hanno nulla. Hanno soldi. Oggi.
Il loro obiettivo è fare denaro e invadere di merci il pianeta.
Lo fanno nel nome del comunismo.
Applicando alla lettera i principii del capitalismo più selvaggio che esista.

Così va il mondo.

Siamo precipitati dentro un colossale paradosso.

Il capitalismo mondiale sta implodendo per l'eccessivo costo dovuto alla salvaguardia della collettività nel nome delle libertà, della condivisione, del liberismo senza barriere, per l'eccesso di leggi e rispetto e salvaguardia delle singole autonomie. Con cricche varie e caste che abusano di tutto ciò espoliando i cittadini.

In Cina il comunismo prospera e applica la legge ferrea del capitalismo selvaggio. Senza alcun ritegno.


Inevitabile che tale squilibrio folle produca un clamoroso tonfo collettivo planetario.

Non c'è da stupirsi.

E' stato prodotto dall'avidità di tutti noi.
I comunisti per un motivo, i capitalisti per un altro.

Non funziona nessuno dei due sistemi.

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