venerdì 8 luglio 2011

In margine a "Il corpo stanco del Roker su Schwed racconta"

di Sergio Di Cori Modigliani

Sul quotidiano "Il Foglio" dello scorso 5 Luglio -e sul suo blog "Schwed racconta"- lo scrittore italiano Alessandro Schwed, eccellente quanto amara sintesi tra ironia toscana e umorismo ebraico, parla del pensionamento di Vasco Rossi.

Bloggo, quindi, una mia risposta personale sul tema del nostro rocker più prestigioso, premettendo che mi sono sempre considerato un sostenitore di Vasco Rossi e ho addirittura amato alcune delle sue canzoni.

Personalmente, non mi sorprendo affatto della sua decisione.
Credo, inoltre, che il "rock" non c'entri nulla.
Rifiuto, in aggiunta, l'idea che il "rock" venga identificato con la categoria anagrafica dei "giovani".
Sarebbe come dire che gli scrittori erotici devono avere tra i 18 e i 48 anni, perchè poi, tra la vescica e la prostata le esigenze diventano altre e a loro non viene in mente niente di erotico.

La mia argomentazione è piuttosto semplice: Vasco Rossi non è una rockstar.
Non lo è mai stato.
Per il semplice motivo che il "rock" in Italia non esiste.
Non è mai esistito.
Non si capisce neppure perchè sarebbe dovuto esistere.
A chi verrebbe mai in mente di chiedere ai belgi di produrre un grande soprano o un immenso tenore?
Ringraziamoli per aver prodotto Georges Simenon e quelle atmosfere di brughiera in Bretagna e a Le Havre che rimangono un caposaldo mondiale della grande narrativa d'autore.

Il rock -per mera necessità economica- è diventato un cosidetto "genere".
Di conseguenza ha pagato il prezzo di chiunque aderisca a un genere.
Tra Vasco Rossi e il rock c'è la stessa differenza che c'è tra il commissario Montalbano e Hercules Poirot.
C'è la stessa differenza tra la pizza napoletana che si mangia a Omaha, Nebraska, e quella che si mangia a Posillipo. Tra un tango di Carlos Gardel e un tango di chiunque altro al mondo.
C'è la stessa differenza tra una passeggiata in gondola tra le calli di Venezia e una passeggiata in gondola nel laghetto -davvero delizioso- che si trova all'interno del lussuoso palazzo "The Venetian" a Las Vegas.

Il motivo è presto detto. Il rock (da cui il celebre termine) è intimamente legato alla lingua, come il melodramma, di cui, noi italiani -non a caso e grazie all'armonia lessicale dei suoni della nostra bella lingua- rimaniamo gli inventori, i padroni assoluti e incontrastati. Non si tratta soltanto di timbro della voce, tonalità, competenza di esecuzione. C'è qualcosa di più, di unico. Qualcosa che esiste in tutte le culture e che appartiene alla vigorosa tradizione del dna nazionale di ogni singola etnia, paese, stato, popolo.
A ciascuno il suo.

Il rock nasce in Irlanda, come ballata popolare, a metà dell'800.
Nasce come canto proletario dei giovani socialisti.
Era cantato dai ragazzini che lavoravano a cottimo per gli agricoltori latifondisti nelle grandi vallate a nord di Dublino e che dovevano portare delle enormi balle di fieno da una parte all'altra. Dovevano spingerle e farle rotolare, per l'appunto in inglese "rock (picchia) and (e) roll (rotola). A questo bisogna aggiungere la particolarità della lingua inglese che consente di mantenere il senso di un'espressione riducendola in poltiglia, praticamente impossibile da tradurre, da cui un certo ritmo e una determinata musicalità che si adatta a quella specifica lingua.
Il rock è irlandese, poi agli inizi del novecento esordisce nel Galles e infine si manifesta intorno agli anni'30 negli stati dell'ovest in Usa, quelli dove gli schiavi afro-americani erano pochi e l'emigrazione forte era irlandese, inglese e scozzese.
E' l'urlo strozzato di protesta dei sognatori esistenziali e -come suggeriva Van Morrison- "se a un certo punto smetti di sognare, amico, allora vuol dire che non avevi mai sognato prima".
Il rock è un genere prodotto da bianchi, di cultura nettamente anglo-sassone, proletari, anarchici per lo più, che venivano considerati reietti della società. Odiato e inviso dai neri che hanno imposto il jazz, si afferma in Usa a metà degli anni'50 e diventa "massa", finchè nel 1964 Jimmy Hendrix spezza la barriera e diventa il primo -e unico- grande creativo imbattibile interprete del rock 'n roll non di tradizione bianca anglosassone, arrivando addirittura al punto di "rockizzare" l'inno americano. L'unico nero ad aver fatto rock puro.
Tina Turner, l'unica nera ad aver fatto rock puro.
Il 95% dei musicisti rock sono bianchi, di tradizione irlandese, inglese, gallese.
Il resto sono scopiazzature.
Il che va benissimo.
E' il bello del mercato mondiale.
Ma un "rocker" non ha età (fa parte della struttura della lingua) quindi non può invecchiare. Un rocker, se è un rocker, fa il rock, vive di rock, muore di rock. Grazie e arrivederci.
Non è un genere che si sceglie.
Diciamo (come direbbero alcuni dei loro teorici) "si è scelti".
E' una missione.
Non è un genere.

Così come in California faceva furore Dean Martin negli anni'50 quando cantava O Sole mio, così in Italia ha fatto furore Vasco Rossi facendo il rock.
Ma il rock italiano non ha nessun senso.
Il tocco davvero unico, inequivocabile e originale in Italia è stato quello di Fabrizio de Andrè che ha pescato nella ballata popolare italiana, di Paolo Conte che ha sintetizzato l'umore delle balere portuali italiane e delle loro bettole clandestine, e poi via via dicendo (l'elenco di originali italiani è vastissimo).

Vasco Rossi non è mai stato una rockstar. Quella è una etichetta.
E' giusto che vada in pensione.
Il rock è tutta un'altra cosa.
Tina Turner ha 78 anni e fa il pieno a teatro quando canta il rock. Anche Mick Jagger, che ne ha 73.
Quando a Bono gli hanno chiesto che cosa farà da vecchio, lui ha risposto "farò il vecchio rocker, che cos'altro dovrei fare? Spero di avere ancora un seguito nutrito di fans, così, quando sarò su una sedia a rotelle, mi porteranno sul palco e mi metteranno in bocca qualche pillola per svegliarmi dalla sonnolenza senile".

Il rock è furia sociale. E va comunicato. E va sentito. E va sintonizzato dentro la pelle.
Non c'è trucco che tenga.

Non è un caso che mentre Vasco Rossi va in pensione, Nicola di Bari (72 anni di età) trionfa in Sud America e sceglie di trasferirsi a Buenos Aires dove dieci giorni fa ha riempito i teatri con un concerto di enorme successo: fa musica melodica con un italian sound autentico, legittimo, che pesca nella tradizione mediterranea della nostra cultura. "L'Italia è un paese di scopiazzatori di baggianate, pedinano le mode, seguono ciò che tira, quindi, io, me ne sto in sudamerica" ha dichiarato.

Non mi sorprende che Vasco Rossi sia andato in pensione.
Era bravo. Era simpatico.
Ma non era un rocker.
Non aveva la minima idea di che cosa fosse il rock.
Almeno lui ha avuto il coraggio di appendere il cappello a un chiodo.
Ligabue, invece, ci minaccia con la sua aria truce, lui, piccolo fighetto emiliano cresciuto all'ombra camorristica delle coop, che gli ha confezionato intorno la sua brava corte di servi e servotti con una mitologia fittizia, raffazzonata, da bravo ragazzo che insegue i sogni del regime che conta, e parla di
ciò che i pubblicitari sostengono sia necessario parlare. Ligabue sostiene che non smetterà.
Lo considero un messaggio politico trasversale. A me mi spaventa.
Lui sta dentro al business.
Lui fa il business. Lo detesto.
La differenza tra lui e i grandi rockers veri miliardari consiste nel fatto che i grandi rockers miliardari sono capricciosi, bambinoni, viziatoni, non hanno il senso della realtà del denaro; ma se domani nessuno li pagasse, seguiterebbero a fare le stesse cose dentro uno scantinato pieno di pulci.

Il rock non è per i giovani e non è neppure per gli anziani.

Il rock, come ha detto Brian Adams è "come essere tifosi del Manchester United; uno che fa, si sveglia un mattino a 50 anni e passa al Liverpool? Via, siamo seri".

A me è diventato simpatico Nicola di Bari.

1 commento:

  1. Bello questo articolo che in gran parte condivido. Penso però che Vasco faccia bene a ritirarsi. Sapersi ritirare in tempo è da saggi e diversamente rischi di diventare patetico o quanto meno ripetitivo. C'è un tempo per tutte le cose e a 70 anni suonati non puoi fare quello che facevi a 30. Rischi di sembrare ridicolo come Johnny Halliday in Francia o come in certi film, John Wayne mentre scende da cavallo... Vasco, che ha fatto canzoni bellissime, è completamente sconosciuto al di fuori dell'Italia e credo che questo significhi qualcosa.

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