sabato 30 luglio 2011

150 anni di unità d'Italia. Tina Anselmi: il più solido pilastro dell'Italia che vogliamo costruire nel nome della legalità repubblicana.

di Sergio Di Cori Modigliani


Sorelle d’Italia, che fine avete fatto?
Sono sempre stato un fautore e ardente sostenitore della società multi-culturale, soprattutto oggi, in un mondo globalizzato, dove –se si vuole fornire se stessi di un minimo di strumenti di comprensione delle realtà operative- nel tentativo di capire che cosa sta combinando Tremonti, non è possibile non andare a verificare che cosa stia combinando il suo collega americano, cinese, russo, tedesco, brasiliano e via dicendo.
Tutte le capitali del mondo, quanto meno quelle occidentali, nessuna esclusa, sono sempre più multi-etniche. Saper leggere, identificare, e quindi comprendere quali siano gli elementi culturali, sociali e psicologici della storia recente di questa o quella specifica etnia, diventano un elemento fondamentale per trovare soluzioni vincenti, pragmatiche, efficaci.
Ogni popolo, ogni etnia, ogni nazione ha un suo dna culturale specifico.
Così come, i biologi, sono in grado di scoprire e inventare nuove medicine e vaccini grazie allo strumento della mappatura del codice genetico fisiologico umano, così, in campo politico e culturale, diventa fondamentale, ancorchè essenziale, identificare gli elementi di tradizione, di memoria collettiva, di Storia recente, per andare a cogliere quegli elementi di salvaguardia da poter poi usare come sistema immunitario sociale e psicologico.
L’Italia, purtroppo, accusa, oggi, 30 Luglio 2011, una gravissima lacuna, che nel corso degli anni si è trasformata prima in difetto, poi in una malattia endemica e corre il rischio di trasformarsi in una velenosa epidemia che finirà per annientare il popolo italiano decretandone la sua estinzione: “la rinuncia all’esercizio della memoria collettiva della nostra etnia”.
Gli italiani hanno perso la memoria.
Ritengo fondamentale, quindi, essere costantemente attivi nel pungolare questo debole ganglo per  contribuire al rafforzamento del muscolo della memoria.
Questo post nasce da riflessioni di questi ultimissimi giorni su tre elementi dell’attualità più recente e stringente: la P4 la massoneria europea e il massacro di Oslo.
Tutti e tre ruotano intorno all’idea centrale della “femmina”.
Della sua identità, del suo ruolo, della sua funzione, della sua importanza.
Nelle 1800 pagine del manifesto folle dell’assassino norvegese, l’autore non si occupa molto di politica se non per qualche annuncio, diciamo così, propagandistico; la maggior parte del testo è dedicata alla spiegazione dell’importanza di ricostituire una identità forte del “maschio guerriero cristiano occidentale” per portare fino in fondo la guerra contro quella che lui e i suoi accoliti, seguaci e sostenitori hanno identificato come l’elemento disgregatore fondamentale dell’Occidente: la libertà delle donne.
Soltanto uno sciocco e un superficiale potrebbe pensare che sia stato un caso che tale massacro si sia verificato nell’unica nazione sul pianeta Terra in cui il parlamento è composto in maggioranza da donne, dove la parità psico-sociale tra maschio e femmina è un dato psico-geneticamente già acquisito da due generazioni, dove il controllo del potere economico, culturale e sociale è saldamente nelle mani delle donne.
Può essere un caso? Lo è?
Lo ritengo, invece, un segnale. Che ha un senso. Un Senso.
A questo va aggiunta subito una veloce considerazione che si rende necessaria: noi non stiamo vivendo una crisi finanziaria mondiale, questo è un falso ideologico. E’ una potentissima e vincente arma di distrazione di massa. Noi stiamo vivendo una ristrutturazione epocale dei destini degli abitanti del pianeta Terra, è molto importante comprenderlo.
Si tratta, quindi, di tutt’altro.
Noi non stiamo andando verso il caos, come qualche improvvido opinionista dell’ultimora intende farci credere. Noi, ci stiamo dentro, al caos, da lungo tempo. Ed è ormai chiaro e assodato che per evitare la catastrofe (laddove per “catastrofe” non si intende il default di Grecia o Spagna o addirittura Usa, bensì l’inizio della estinzione della specie umana) è necessario, vitale, fondamentale e imprescindibile ricostituire un Nuovo Ordine Mondiale.
E’ ciò di cui si occupano e si stanno occupando, in questo preciso istante, in tutto il mondo le migliori menti pensanti, le persone più autorevoli e responsabili. Insieme a loro se ne stanno occupando anche le migliori menti criminali, le personalità più potenti e irresponsabili, i più avidi e incoscienti speculatori: la vera lotta è tra queste due fazioni.
Viviamo in un mondo complesso e la complessità è l’elemento costitutivo di ogni comprensione dell’attualità. Le banche, tanto per fare un esempio, non sono “il nemico”.
Il nemico sono i banchieri al servizio di alcuni criminali. E’ diverso.
Ma non tutte le banche servono i criminali. Alcune lo fanno, altre non lo fanno.
Idem per ciò che riguarda la destra, la sinistra, questo governo o quel governo.
Ci troviamo nell’occhio del ciclone del caos da cui sta per venire fuori la scelta sulla costituzione del Nuovo Ordine Mondiale.
Ma questa volta non sarà come alla fine del 1945 quando a Yalta, i tre faccioni rubicondi di Roosevelt, Churchill e Stalin spiegarono al mondo quale sarebbe stato il destino di tutti noi. No. Proprio no. Non sarà così.
Non ci sarà nessun annuncio. Nessuna spiegazione. Nessun comunicato.
Dobbiamo, quindi, capirlo e comprenderlo per conto nostro.
A questo serve l’esercizio del Libero Pensiero. Tanto più il Pensiero è libero e aperto e si nutre di dati e informazioni tratte dalla realtà e non dalla percezione subliminare prodotta e offerta dalle bande di criminali (vedi Oslo) tanto più è in grado di comprendere la nuova struttura del Nuovo Ordine Mondiale. Chi la comprende, sopravviverà perché avrà la possibilità di potersi adattare, e quindi evolversi.
Chi vedrà, vivrà.
Ma ritorniamo alla premessa iniziale, e al perché di questa immagine in bacheca.
Il manifesto di Oslo contro il femminismo svela alcuni aspetti interessanti della lotta tra il maschile e il femminile nel pianeta in questo momento. Nei suoi aspetti primitivi e più deteriori, gli attuali teatri di guerra più sanguinosi e pubblici nel pianeta sono –non a caso- i luoghi dove i maschi sono esattamente come l’assassino di Oslo sogna che dovrebbero essere (e da noi Mario Borghezio e –ahimè- una nutrita folla di sostenitori, sia a destra che a sinistra) i fondatori di una nuova civiltà: i talebani in Afghanistan, una guerra civile in Libia con dichiarato diritto allo stupro per tutte le fazioni coinvolte, dei sommovimenti popolari di massa soltanto in regioni dove la femmina è considerata poco più di una bestia da soma, mentre nel resto del mondo l’asse centrale dell’equilibrio maschio/femmina si è spostato: le femmine sono diventate protagoniste alla pari dei maschi nella gestione del caos, quindi dallo scontro o dall’incontro planetario tra il maschile e il femminile nascerà il Nuovo Ordine Mondiale oppure si estinguerà la specie.
Il Ministro degli esteri israeliano è una donna.
Il più importante interlocutore planetario dei paesi arabi è una donna inglese: la regina Elisabetta.
La donna più ricca e potente del pianeta, nel campo finanziario e mediatico è una donna cinese.
Il Ministro degli esteri statunitense è una donna.
Il primo ministro di Germania –unica nazione d’Europa senza crisi economica e a piena occupazione- è una donna, e così il 56% degli amministratori delle banche tedesche.
Il nuovo presidente del Fondo Monetario Internazionale è una donna, appena eletta.
Cinque presidenti su sei nell’America Latina sono donne che hanno portato l’intero cono sud del continente americano da una situazione da terzo mondo nel 2001 a una congiuntura del 2011 inimmaginabile fino a pochissimi anni fa, affrontando e cercando di risolvere la fame, la schiavitù, la produzione di lavoro, la ridistribuzione delle ricchezze. Tra quattro mesi il Brasile diventerà la ottava nazione più potente del pianeta sostituendo l’Italia che scende al nono posto. Sarà una donna a celebrare l’evento, la neo-eletta presidenta dell’unica nazione di lingua portoghese del continente americano.
In India le previsioni accreditano una donna nella prossima vittoria alle elezioni politiche.
Così anche nel Pakistan mussulmano.
Sono elementi che consentono alcune riflessioni e che ci permettono di ritornare alla nostra argomentazione iniziale.
Perché in Italia, invece, le donne hanno un ruolo sempre più subalterno? E che cosa c’entrano le donne con la P2, con la P4?
C’entrano, eccome se c’entrano.
Nell’attuale lotta tra le diverse organizzazioni e associazioni mondiali, è in corso un serratissimo, violento e sanguinoso confronto tra due anime: quella evolutiva e quella regressiva.
La Massoneria non fa eccezione.
La più importante organizzazione associativa planetaria –lo è per il solo fatto di avere alle spalle (in questo davvero unica) una esperienza di 250 anni in globalizzazione, multi-culturalismo ed esercizio di confronto senza pregiudiziale alcuna di etnia, di religione, di appartenenza e di provenienza- si trova al centro di una zuffa colossale, davvero epica, tra i due grandi centri, veri e propri motori propulsivi dell’intera massoneria: la Loggia Scozzese e quella Francese.
Il loro distinguo, polemica, confronto, scontro, guarda caso è proprio sulle donne.
Né più né meno di quanto non lo sia in Afghanistan tra l’occidente e i talebani, e in medio oriente tra la autorità palestinese (che vuole una pace sensata con Israele) e il gruppo militare di Hamas che vuole l’applicazione del codice guerriero maschile del manifesto di Oslo appoggiato da Borghezio & Co.
In Francia, il massone Sarkozy promuove Christine Lagarde a presidente del Fondo Monetario Internazionale e annuncia che sua moglie Carla (addirittura una straniera, evento fondamentale perché immette la supernazionalistica Francia dentro la globalità) entra in politica. Evento accolto in silenzio ma furiosamente osteggiato e selvaggiamente criticato dai massoni inglesi (che controllano la gestione della borsa valori di Londra, motore dell’Europa). Perché dal 2009 la massoneria francese si è aperta alle donne incorporandole come “pari e uguali, sorelle in sangue e combattenti per la fratellanza universale”. Le logge anglofone, invece, sono contrarie.
E loro sono in guerra tra di loro. E’ la guerra tra la tradizione maschile regressiva e spaventata che appartiene a una cultura, come quella inglese, impaurita da sempre dalle donne e quella francese che fortemente vuole spingere verso una necessaria evoluzione per un passaggio graduale di tutta la gestione del potere mondiale alle donne perché è in gioco “la grande nutrizione del pianeta” che soltanto le donne potranno e vorranno identificare, affrontare, risolvere per sempre.
Con beneficio di tutta l’umanità planetaria.
E veniamo all’Italia.
Sono state le donne a cambiare e fare la storia di questo paese.
E’ sempre venuto dalle donne il Grande Cambiamento.
I piduisti delinquenti lo sapevano benissimo, essendo tutti e soltanto maschi. Erano soprattutto le donne che avrebbero potuto incrinare il piano di “sequestro della nazione”:  
il potere di controllo dell’economia italiana e quindi l’espoliazione della ricchezza del patrimonio nazionale al fine di impossessarsi “totalmente” del paese, doveva passare perciò attraverso la fondazione e/o rifondazione di un modello italo-talebano della donna. La Loggia C (importantissima e poco nota loggia cosiddetta deviata) affida questo compito a Silvio Berlusconi a metà degli anni’80. Tutto l’impianto di corruttela, ladrocinio, espoliazione, clientelismo e ruberia ha come substrato subliminare un’idea italo-talebana della donna. Non a caso l’Italia è l’unica nazione al mondo dove per essere promosse a soggetti politici le donne devono, per lo più -oggi-  provenire da esperienze esistenziali che mostrino un’idea degradata della donna, seguendo –e applicando- alla lettera le istruzioni contenute nel manifesto dell’assassino di Oslo. Il povero Borghezio aveva ragione. Aveva ragione quando tuonava sostenendo di essere l’unico che aveva le palle perché diceva ciò che tutti sostengono nel suo ambiente politico. Ci stava comunicando una verità. E noi dobbiamo essergli grati per averci fornito un importante dato da non sottovalutare: l’esecuzione del piano della P2 nei suoi aspetti esistenziali-psicologici-subliminari (non quelli economico-finanziari-militari) il cui trionfo ha consentito la trasformazione della società italiana in ciò che oggi è.
Non a caso, sono state le donne a provocare in questa sonnolenta e abbrutita nazione di dormienti e lotofagi smemorati il primo impulso di novità e di cambiamento nella storia recente. Ciò che per Fini, Vendola, Chiamparino, Renzi, Rutelli, e compagnia bella, era soltanto una fantasia e un desiderio impossibile da realizzare, un gruppo trasversale di donne italiane, patriottiche e pensanti, a metà del gennaio 2011 ha messo in piedi, da sole, attivando un tam tam di genere, un gruppetto sparuto, nel quale sedevano accanto (tanto per fare un esempio) il direttore de l’Unità Concita de Gregorio e il direttore de Il Secolo d’Italia Flavia Perina –due donne “politicamente” agli antipodi- insieme ad altre di diversa provenienza politica e umana. Il gruppo di “se non ora quando” senza burocrazia, senza apparato, l’11 marzo del 2011 ha portato in piazza più di un milione di persone a Roma mettendo insieme l’icona erotica Monica Vitti e una suora, la rappresentante dei lavoratori Camusso e la poetessa Patrizia Cavalli, donne fasciste e donne comuniste, credenti cattoliche osservanti e laiche.
Il paese ha cominciato a smuoversi.
Grazie a loro.
E c’è chi ha avuto paura.
 “Se l’unità e il secolo vanno a braccetto siamo proprio fritti” commenta Emilio Fede in una telefonata al suo amico Lele Mora in data 18 marzo 2011.
Oggi, 30 luglio 2011, Concita de Gregorio e Flavia Perina sono entrambe disoccupate di lusso.
Privilegiate sì, ma pur sempre disoccupate. Forse un caso, forse no. Chi lo sa!
Così come era avvenuto (torniamo qui alla necessità di rinfrescare la memoria agli italiani ammalati di lotofagia tossica amnesica) nel 1981, quando, in seguito a specifici rapporti della polizia, della magistratura, dei servizi segreti, una donna italiana Nilde Jotti, allora Presidente della Camera, chiamò e convocò un’altra donna di schieramento politico opposto al suo, la democristiana Tina Anselmi e le affidò il compito di istituire una commissione parlamentare d’indagine sulla P2.
Richiesta del perché proprio la Anselmi, la Jotti, rispose nel 1984 “al di là del rispetto che l’on. Anselmi si è conquistato in tanti anni di battaglie parlamentari, c’è il fatto che soltanto una donna avrebbe garantito il paese che non ci sarebbero state insabbiature”.
“Ore 17.30. Sono convocata dall’onorevole Iotti. Mi propone di assumere la presidenza della commissione inquirente sulla P2. (…) Chiedo quindici minuti di riflessione. (…) Torno dalla Iotti alle 17,30 e accetto. “ (così la Anselmi, in suo diario racconta quel giorno: 30 ottobre 1981).
Un anno di lavoro. Un anno di ostacoli, di barriere, di minacce.
Due donne italiane, due sorelle d’Italia –coadiuvate da altre donne importanti che hanno scelto e preferito per prudenza rimanere tutt’oggi anonime, sia di destra che di sinistra- hanno portato avanti una inchiesta che avrebbe scosso la Repubblica nelle sue fondamenta. Anche rischiando la vita. Perché la propria cultura, la propria provenienza, la propria religione, non contò nulla, allora, rispetto all’amor di patria, alla battaglia di verità, al rispetto della legalità costituzionale. Finchè, in una giornata epica e clamorosa, il 25 novembre 1982, dopo dieci mesi di vorticoso lavoro, Tina Anselmi presenta in parlamento il risultato dell’inchiesta. La lista, 962 nomi, contiene tre ministri della Repubblica, il capo di stato maggiore della Difesa, i capi dei servizi segreti, 24 generali e ammiragli, 5 generali della Finanza, compreso il comandante, parlamentari (esclusi i comunisti, i radicali, il Pdup), imprenditori, il direttore del Corriere della Sera, il direttore del Tg1, banchieri, 18 magistrati, soprattutto editori e giornalisti e imprenditori della comunicazione.  Non è il governo Forlani, che si dimetterà, a rendere pubbliche le liste, ma Francesco De Martino, presidente della commissione d’inchiesta sul caso Sindona.
La ricerca era iniziata sette mesi prima, esattamente il 17 marzo dello stesso anno, quando il tenente colonnello Vincenzo Bianchi e il maresciallo Silvio Novembre, nel corso della perquisizione della villa del “Venerabile” Licio Gelli e della fabbrica “Giole” di cui Gelli era titolare a Castiglion Fibocchi, vicino ad Arezzo, avevano rinvenuto uno strano elenco in cui figuravano i nomi dei personaggi ai vertici del potere in ogni settore. Quei nomi, come si scoprì in seguito, appartenevano agli iscritti a una loggia massonica segreta, la Propaganda 2 (P2). La perquisizione era stata ordinata dai magistrati milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo, che stavano indagando sull’omicidio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli commissionato da Michele Sindona, nonché sul rapimento (finto) e sulla morte (vera) dello stesso Sindona. C’erano uomini dei servizi segreti e pubblici amministratori, finanzieri e imprenditori, faccendieri e trafficanti d’armi, mafiosi e oscuri esponenti della borghesia, notai, avvocati e giornalisti.
Non si trattava soltanto di affari e di appalti. No. Non solo affari.
Si trattava del gruppo di persone che aveva la responsabilità di aver fatto uccidere tanti tanti innocenti: sangue degli italiani. Di sorelle e fratelli d’Italia. Dalle vittime delle stragi della stazione di Bologna a quella dell’Italicus mescolato a quello di molti personaggi equivoci, fra cui, per citare solo pochi nomi, il banchiere Roberto Calvi, finito a penzolare da un cappio sotto il ponte londinese dei Black Friars il 18 giugno 1982. E il bancarottiere mafioso Michele Sindona, morto per avvelenamento nel supercarcere di Voghera il 20 marzo 1982, due giorni dopo la condanna all’ergastolo. E il massone Mino Pecorelli, il giornalista specializzato in indagini politiche, fondatore dell’agenzia di stampa Osservatorio Politico (OP), ammazzato il 20 marzo 1979. E Aldo Semerari, il criminologo estremista di destra a cui fu addirittura mozzata la testa. E Aldo Moro, sequestrato e poi ammazzato per impedire che si attuasse il progetto politico del compromesso storico, incompatibile con il Piano di Rinascita democratica, redatto da Licio Gelli. E il giudice Vittorio Occorsio, ammazzato da un commando fascista il 10 luglio 1976, mentre stava indagando sui rapporti fra terrorismo nero e massoneria. L’avvocato Giorgio Ambrosoli, l’eroico liquidatore del banco Ambrosiano assassinato su ordine di Michele Sindona. E il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ammazzato a Palermo il 3 settembre 1982 insieme con la giovane moglie Emanuela Setti Carraro, con l’autista e l’agente di scorta: una strage su cui ci sarebbe ancora molto da scoprire visto che il generale aveva incontrato Mino Pecorelli due giorni prima che il giornalista venisse assassinato.
Ma tante tante altre morti di servitori innocenti dello stato, ci furono allora. Tra cui Luciano Rossi, tenente colonnello della Guardia di Finanza “suicidato” il 5 giugno 1981, poco dopo essere stato ascoltato dalla Commissione d’inchiesta sull’informativa da lui redatta nel 1974, a seguito di un’indagine su Licio Gelli e la P2, condotta per ordine del suo diretto superiore, il colonnello Salvatore Florio, al quale più tardi toccò la stessa sorte.
Anche lui suicidato(si).
Nel 1986, quattro anni dopo, la Anselmi ancora riceve minacce a Castelfranco Veneto, città dove è nata il 25 marzo 1927. E’ un monsignore a minacciarla, addirittura dal Vaticano. Trova davanti casa del tritolo ma lei non si fa scoraggiare né intimorire. Dirà, lei cattolica praticante: “Non ho fatto la staffetta partigiana per farmi intimidire da un monsignore”.
Come sappiamo, la pubblicazione di quel testo pubblicò una enorme spaccatura nella vita politica italiana perché evidenziò un piano per costituire un’Italia parallela, nelle mani di pochi e di pochi potentati.
Le ultime indagini statistiche rivelano che il 92% degli italiani è convinto che la P2 sia scomparsa allora.
Non è così. Il loro piano è semplicemente andato a segno. Anche perché i nomi contenuti nella inchiesta non erano tutti.
Il presidente del Consiglio Berlusconi aveva la tessera n. 1816 ed era affiliato alla P2 dal 26 gennaio 1978;
il suo assistente Fabrizio Cicchitto aveva la tessera n. 2232 e si era affiliato un po’ più tardi, il 12 dicembre 1980.

Le cose vanno a gonfie vele, per loro, nel 2011, come risulta da una recente intervista del maestro venerabile Gelli a la Repubblica. Riceve i postulanti tre volte alla settimana, a Pistoia, a Montecatini, a Roma. È soddisfatto. Il suo Piano di rinascita democratica ha fatto e fa da linea programmatica al governo.
Come allora spiegò la Anselmi “dalla genesi della P2 nasceranno la P3, la P4, la P5 e così via dicendo: sono il cancro della spina dorsale della nazione”.
Oggi, la personalità di Tina Anselmi, nel ricordarla, ci conforta perché ci fa pensare all’esistenza di una tradizione genetica. E’ quella che va riattivata. Da quella bisogna attingere. Certo, nel governo, c’è una donna che ha avuto l’incarico di diffamarla, cancellarne il ricordo, offendere la memoria del suo grande lavoro.
E’ la ministra Prestigiacomo, la quale, nel presentare la biografia di Tina Anselmi per il libro “italiane” voluto dal Quirinale per i festeggiamenti del 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, così l’ha descritta:
«Era rimasto imprevedibile, e straordinario, che la furbizia contadina della presidente divenisse il controverso modello della futura demonologia politica nazionale, distruttiva e futile. I 120 volumi degli atti della commissione che stroncò Licio Gelli e i suoi amici, gli interminabili fogli della Anselmi’s List  infatti cacciavano streghe e acchiappavano fantasmi».
Così l’attuale governo ha descritto Tina Anselmi “una furba contadina”, la persona che ha inventato il Ministero delle Pari Opportunità, che è stato un eccellente ministro e che è stata costretta a ritirarsi a vita privata. La sua sola presenza attiva rappresentava una minaccia per il crimine organizzato, e per i massoni deviati che hanno rinunciato alla tradizione libertaria dei grandi valori rivoluzionari della massoneria storica per dare vita a logge individuali, occupare l’Italia e gestire, con i soldi pubblici di tutti noi, i loro affari privati.
Abbiamo bisogno di donne così.
Abbiamo bisogno di donne come Tina Anselmi.
Abbiamo bisogno che “se non ora quando” non finisca per rimanere soltanto una sigla, o un nome.
Abbiamo bisogno delle Sorelle d’Italia.

Perché la P2 che è saldamente al governo “può essere battuta e buttata giù dalle donne e soltanto da loro”. Lo sostiene un massone importante, che per il momento intende rimanere anonimo.


Sorelle d’Italia, che fine avete fatto?

Dove siete?

1 commento:

  1. bellissimo post ricco di dettagli e primizie, il blog e' fantastico

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