lunedì 11 luglio 2011

90 anni d'eccessi ma l'accesso è vietato: non fatevi illusioni

di Sergio Di Cori Modigliani


Chissà in che mondo vivono.
Intendiamoci, noi ne samo consapevoli.
Forse, sono loro a non rendersene conto.

Sappiamo che esistono tante persone al mondo, quantomeno in Occidente, che vivono nel lusso e nei privilegi e non contemplano quindi l'esistenza di problemi economici e crisi finanziarie.

Ma leggendo l'edizione speciale di Vogue -una rivista molto bella da vedere che "produce trend" ed è quindi anche "responsabile" di pilotare alcune mode- al di là dell'indubbio piacere estetico visuale, si prova un certo sgomento.
Si elogia l'eccesso e l'estremismo a tutti i costi. E si insulta coloro che invece se ne stanno alla larga.
Si danno numeri e cifre della "fantastica evoluzione economica" (???) foriera (secondo loro) di una nuova "evoluzione del gusto", si parla di novità, di ciò che si fa e di ciò che non si deve fare. Ci spiegano come "stiamo vivendo all'alba di un'espansione mentale e dell'immaginazione che non può che esaltarci e rassicurarci".

Parlano del segmento di mercato del lusso italiano, e così ci spiegano -fornendo anche i dati- che solo nel 2010, nella sola Italia, i super ricchi sarebbero aumentati del 18% "approfittando della positiva congiuntura" (???????).
Parlano di industrie e aziende che vanno a gonfie vele (345 aziende selezionate il cui fatturato è aumentato del 400% rispetto al biennio precedente) e di come, "ormai, in tutto il mondo, i prodotti europei rivolti a un target alto si siano posizionati ai massimi livelli mai raggiunti".

Non ci sarebbe niente di male se parlassero di se stessi e si parlassero tra di loro.

Il guaio è che parlano anche di "cultura", di "gente", di "persone".

Soprattutto di "cultura".

Offrono l'immagine di un'Italia rampante, meravigliosamente efficace e leader, di una industria che funziona alla perfezione come un orologio svizzero, una nazione colta, piena di intellettuali libertari, un paese composto da gente mai sazia di serietà, di merito, di competenza tecnica. Fanno spiegare a scrittori nostrani (che leggono soltanto loro, ma purtroppo ce ne sono anche di quelli che poi vediamo alle feste de l'unità partecipare al dibattito d'opposizione perchè bisogna pur omaggiare i propri padrini che appoggiano, segnalano e veicolano l'ingresso sul mercato) e leggendoli si prova la leggerezza ineffabile che ci scuote quando ci immergiamo nella lettura e nella visione di un'opera surrealista.

Perchè se anche un'unica parola scritta e commentata dovesse essere presa per buona ci sarebbe da rabbrividire.

La rivista più stupida del mondo.

E' ciò che è diventata.

Parlano di sè, del loro mondo, con la stessa arguzia minima che doveva avere Marie Antoinette, regina di Francia nel 1785, quando qualcuno, magari, avrà anche osato affrontare con lei il problema del gigantesco debito pubblico dello stato.

Chissà se avrà avuto dei rimpianti quando è salita sulla ghigliottina sei anni più tardi.

Vedono l'Italia proiettata verso un meraviglioso futuro di "eccessi senza più lacci piccolo-borghesi".

Chissà che cosa penano quando ascoltano i telegiornali.

Ma forse, loro, non li ascoltano.

Se glie lo chiedessimo, forse ci risponderebbero che loro non li guardano. Li producono e basta.

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