venerdì 15 luglio 2011

Dilaga la povertà in Italia. Il 19,6% delle famiglie è povera: il dato peggiore della zona Euro

di Sergio Di Cori Modigliani

Agghiaccianti i dati ufficiali rilevati e diffusi dall’Istat questa mattina:
In italia il 19,5% delle famiglie vive “in uno stato di povertà assoluta”. Nel 2008 erano il 6,9%.  Solo nel 2010 sono “apparsi” 8 milioni e 272 mila nuovi poveri, ovverossia persone, cittadini italiani, che non hanno i soldi per garantire a se stessi l'accesso ai beni di prima necessità.
In particolare, fa notare l'Istituto, nel Mezzogiorno l'incidenza di povertà relativa cresce dal 36,7% del 2009 al 47,3% del 2010 tra le famiglie con tre o più figli minori. Quindi, quasi la metà di questi nuclei vive in povertà relativa. In generale, comunque, la povertà colpisce più il sud.
La Lombardia e l'Emilia Romagna sono le regioni con i valori più bassi. Segue il gruppo di Umbria, Piemonte, Veneto, Toscana, Friuli Venezia Giulia e provincia di Trento. Ad eccezione di Abruzzo e Molise, dove il valore dell'incidenza di povertà non è statisticamente diverso dalla media nazionale, in tutte le altre regioni del Mezzogiorno la povertà è più diffusa rispetto al resto del Paese.
Le situazioni più gravi, in Calabria, Sicilia e Basilicata.
L’Italia è il paese più povero tra i G20.
Come tendenza supera e batte il Brasile e l’Argentina dove le sacche di povertà si stanno riducendo mensilmente. Da noi, invece, sono in aumento.
Alla fine del 2011 se il trend dovesse proseguire su questi standard, la povertà assoluta dovrebbe raggiungere circa 10 milioni di connazionali “poveri assoluti” e circa 16 milioni di “poveri relativi”.
Nella manovra finanziaria approvata alle camere oggi non è presente neppure un cenno su questa situazione e non è stato presentato neppure un comma relativo al taglio sui privilegi e gli stipendi dei parlamentari, consulenti statali e governativi, funzionari della politica, che sono all’incirca 50.000 persone. In totale costano all’erario una cifra intorno ai 40 miliardi di euro all’anno.
Un funzionario dell'Istat ha avuto il coraggio di dichiarare che ha ricevuto forti pressioni politiche per rimandare la consueta diffusione dei dati statistici, prevista per il 30 agiugno, alla giornata di oggi.
Tutto ciò per evitare che ci fossero poi emendamenti o clausole nella finanziaria a favore dei ceti e delle persone più disastrate.

Questo sarebbe un paese civile?

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