mercoledì 29 ottobre 2014

"Leopoldatevì tutti, prima che sia troppo tardi". Le nuove forme della comunicazione del renzusconismo italiano.




di Sergio Di Cori Modigliani

L'interrogatorio del presidente Napolitano al Quirinale è stato un successo per la democrazia e un'autentica catastrofe per l'attuale oligarchia con ambizioni dittatoriali.
Nonostante non ne avesse alcuna intenzione, ritenendo che le questioni statali non riguardano la cittadinanza bensì soltanto il manipolo dei pochi ed esclusivi eletti nel circolo di quelli che contano, alla fine, il nostro presidente, a furor di popolo e grazie a quel settore ancora pensante della stampa italiana, è stato costretto a cedere.
Ha chiesto e ottenuto che i professionisti della stampa non fossero presenti.
Pur sapendo che entro breve tempo l'intera trascrizione della sua deposizione come testimone verrà resa pubblica, ha imposto uno stile per lanciare un segnale forte nel campo dei diritti civili. Il Fatto Quotidiano e il Corriere della Sera sono stati gli unici due quotidiani importanti italiani a protestare per l'esclusione. Neppure una parola, che io sappia, da parte dell'ordine dei giornalisti.
Non si tratta soltanto di un fatto formale perché ai livelli più alti del potere, la forma si tramuta immediatamente in sostanza. Sempre. Era una chiara modalità attraverso la quale si tastava il terreno e si comunicava al popolo di non scocciare più di tanto. 
E' molto probabile che i cinesi, i catarioti o i russi neppure ci facciano caso a queste quisquilie. Ma l'Europa, gli Usa, il Sudamerica, l'Australia invece sì. Tanto è vero che il commento più diffuso in tutto l'occidente è stato: adesso capiamo perché vi trovate al 69esimo posto nella classifica relativa alla libertà di stampa
E' stato un successo per la democrazia, piccolo ma sostanzioso e, anche qui, all'apparenza puramente formale ma di fatto sostanziale, perché da oggi è stato sdoganato "ufficialmente" il segreto di Pulcinella in base al quale i mafiosi erano stati identificati come i mandanti e gli esecutori delle stragi del 1993 e dell'attacco militare contro i poteri dello Stato.
Il presidente ha ammesso che "ci fu un aut aut della mafia".
Dopo questa frase, si piomba in una nebulosa ambigua, squarciando la quale, secondo me, oggi possiamo e dobbiamo cominciare a modificare il nostro linguaggio e sostenere che i mafiosi sono terroristi.
Napolitano ne esce rimpicciolito, simile a quelle maschere piccolo-borghesi interpretate nelle cosiddette commedie all'italiana da Peppino de Filippo negli anni'50.
Esattamente il contrario opposto di uno statista.
L'italiano classico, quello che vuol mettere sempre una pietra sopra, disposto e disponibile a essere forte con i deboli e debole con i forti, che dice e non dice, ammette e nega, conferma e smentisce, rivelando nel suo comportamento, sia mimico che linguistico, la sua vera e profonda ambizione esistenziale "tiratemi via da qui al più presto possibile".
In una situazione economica, politica, strutturale, culturale, come quella dell'Italia oggi, ci dimostra di essere l'uomo sbagliato nel posto sbagliato.
Da ogni parte del paese si manifesta sempre di più la richiesta popolare di maggiore chiarezza, massima trasparenza, superamento della obsoleta idea per cui il cittadino davanti ai poteri dello Stato deve sentirsi suddito invece che individuo pensante con dei diritti , e il nostro presidente che cosa fa? Le prova tutte per sottrarsi e poi alla fine accetta di testimoniare, ma a condizione che non sia presente la stampa, che non ci sia la diretta televisiva. Non sia mai.
Ciò che si è mostrato (e da questo punto di vista è stato un enorme successo per il potere, nella prospettiva di costruire il nuovo immaginario collettivo dei sudditi italiani), ed è arrivato in maniera forte e chiara, è l'immagine di un potere oscuro, che si cela, si nasconde, e quando si manifesta lo fa solo e soltanto perché obbligato e alle proprie condizioni.
Forse non è un caso la scelta -di furibondo impatto simbolico- della scenografia.
Un secco annuncio, forte e contundente come un sasso: "Il Presidente ha stabilito che l'interrogatorio si svolgerà nella Sala Oscura del Quirinale, l'unica stanza del Palazzo priva di finestre, senza nessun contatto con l'esterno".
Questa è stata l'immagine che l'attuale classe dirigente politica ha dato o voleva dare alla nazione. Far incorporare l'idea che l'esercizio del potere sia qualcosa di oscuro, di clandestino, di celato. Per nessun motivo si deve far visualizzare l'idea di una finestra aperta sulla socialità collettiva.
Ha perso il Parlamento, tutto.
Ha perso la Rai, in quanto ente di Stato. Il direttore generale, i direttori di Tg1, Tg2, Tg3, i responsabili sindacali, il comitato di redazione di ciascuna testata, avrebbero dovuto esigere e pretendere che venisse diramata la diretta televisiva a reti unificate. Anche se sapevano che sarebbe stata negata. L'intelligenza socio-politica avrebbe dovuto suggerire l'idea che in Politica, molto spesso, esistono battaglie che vanno combattute pur sapendo che non si vinceranno perché il segnale da dare consiste nel far comprendere che c'è chi combatte.
Pessimo il comportamento delle opposizioni.
Non c'è stato nessuno, tra i membri di M5s, Forza Italia, lega Nord, Fratelli d'Italia, Sel che abbia preteso  (e proposto) una discussione aperta alla camera dei deputati sulla liceità o meno della diretta televisiva. Non sia mai.
Dal punto di vista della comunicazione, è arrivato a noi tutti il messaggio che il cittadino non deve avere un rapporto diretto con le istituzioni.
Era necessario comunicare il nuovo stile renzusconiano, basato sul principio di salvaguardia della "oscurità totale" dei meccanismi del potere; l'interrogatorio di Napolitano diventa un ottimo precedente per giustificare la segretezza del patto del Nazareno: un contratto segreto sancito dal presidente del consiglio in carica con un condannato in via definitiva che vent'anni prima ha fondato un partito insieme a un individuo che sta in carcere perché trovato colpevole del reato di sostegno attivo alla mafia siciliana.

Un altro simpatico esempio del nuovo stile di comunicazione ce lo ha offerto l'onorevole Picierno, del PD, una solida colonna del nuovo che avanza.
Sembra che abbia detto: "Sono rimasta molto colpita nell'ascoltare la Camusso sostenere che Renzi è stato messo lì dai poteri forti per sostenere i loro interessi; al posto di Susanna Camusso io starei zitta. Potrei dire che lei è stata eletta con tessere false e che riempie la piazza con pullman a pagamento. Ma non lo dico".

Allora, adattiamoci ai tempi che corrono e leopoldiamoci: 
Potrei dire che in questo paese la criminalità organizzata seguita a imporre i propri codici di comunicazione e a dettare l'agenda politica.
Ma non lo dico.


6 commenti:

  1. Aggiungerei che l'italiano classico, quello che va avanti a spot "sentiti", fa sempre ciò che gli dice la pncia e poi si arrovella il cervello per darne un'interpretazione etica, insomma una bella persona.

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    1. Sono d'accordo, ormai si ripete a pappagallo ciò che annuncia la televisione!!! Nella mia cerchia di conoscenti, non sento mai un ragionamento personale... magari astruso, ma personale! Parlano tutti per sentito dire, senza metterci nemmeno un briciolo del proprio pensiero e comincio a credere che le persone non siano più nemmeno in grado di ragionare o di elaborare un pensiero!! Troppo sforzo....
      Ma senza uno sforzo collettivo, il declino di questa nazione è inevitabilmente segnato!!! Perché non lo si capisce? Cosa dobbiamo ancora perdere per capirlo?

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  2. "IL RE E'NUDO"........attenzione alle illusioni ottiche !!!!!

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  3. A qualcuno sembrerà strano, ma qui in Italia non vigono le consuetudini e le leggi americane.
    La testimonianza di Napolitano si è svolta secondo le regole e le leggi vigenti in Italia.
    Il dibattimento deve avvenire nella sede istituzionale di residenza del Capo dello Stato, cioè il Quirinale e può essere chiesto di essere eseguito a porte chiuse se ci sia la possibilità che vengano svelate informazioni che nuocciano agli interessi dello Stato.
    È evidente che a questo punto l’obbiettivo non sia la contestazione dei fatti inerenti la testimonianza di Napolitano, ma la contestazione della legge così come è scritta ed intesa.
    Come ho sempre detto e ripetuto, il mondo è governato da un élite, che non solo comanda e dirige il gioco, ma ne detta le regole a proprio vantaggio. Cercare quindi conforto nella applicazione delle leggi è impossibile. Le leggi, di qualunque paese, sono state studiate apposta per togliere ogni possibilità di difesa a chi non fa parte dell’oligarchia dominante.
    Noi spesso parliamo di colpo di stato, riguardo ai governi Monti, Letta, Renzi, e di occupazione illegale del Quirinale da parte di Napolitano, ma ciò è inesatto. Le elezioni, secondo la Costituzione, servono ad eleggere il Parlamento, che a sua volta nomina il Presidente della Repubblica, con mandato rinnovabile, il quale ha il potere di nominare il Capo del Governo, che diventerà esecutivo qualora ottenga la fiducia di Camera e Senato. Tutto secondo le regole e le leggi italiane scritte nella Carta Costituzionale.
    L’ipocrisia dei contestatori “Liberal” di stile americano è quindi evidente, ma il fatto è che filarsela un po’ da americani non è mai passato di moda.
    D.

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    1. Vede, non è proprio così, questa è la vulgata di stato diramata, la realtà è ben diversa e usuale anche in Usa, solo che che li come in ogni paese democratico di fatto e non di facciata, anche se nessun paese è immune da pecche e non di poco conto, la trasparenza, l'onestà dei politici e il proprio onore, rispondono a regole non scritte sono intese come superiori alla legge.
      In sostanza comportarsi a termini di legge, non è affatto sinonimo di trasparenza e di onestà, sopratutto quando essa viene intesa per farla franca.
      Diversamente non troverebbe fondamento un famoso detto che recita che a volte si cercano metodi leciti per dei fini scorretti.
      Quindi il potersi avvalere di prerogative non significa affatto che sia la legge ad imporlo come erroneamente ha lasciato intendere lei e la propaganda di stato.
      Pertini ad esempio rifiutò l'aumento di 100mln del suo stipendio, poiché trovava immorale chiedere dei sacrifici ai cittadini mentre il suo stipendio aumentava, eppure la legge glielo consentiva ma non se ne avvalse.
      Questo è un esempio anche se marginale, di come si intendano le istituzioni e di come Pertini sia stato un ottimo capo di stato rispetto a questo burocrate mediocre di partito, senza arte e ne parte che nella sua vita non ha fatto altro che abiurare specializzandosi in salto sul carro del vincitore.
      Altro esempio sono i PentaStellati che si sono dimezzati lo stipendio, benché la legge sancisse il contrario, altri esempi sono il rinunciare alla prescrizione per affrontare il processo chiarendo in un'aula del tribunale la propria posizione etc.
      Mi pare che a questo punto ci siano due visioni delle istituzioni, una più meschina e mediocre, che intende la legge e la interpreta per farla franca, avvalendosene per sottrarsi alle proprie responsabilità istituzionali, un'altra invece che rinuncia ad avvalersene, per mettersi a piena disposizione della trasparenza con lealtà e senza sotterfugi.
      Quest'ultimo caso rende l'idea del perché nei paesi più democratici, il sol fatto di essere inquisiti, il sol fatto di dar adito a sospetti e a ombre, fa si che i politici si dimettano fino a quando non avranno chiarito la loro posizione, mentre da noi invece, appunto, si usa le legge per farla franca, per nasconderei dietro la legge sottraendosi al giudizio etico, morale e dell'opinione pubblica.
      Su quello che ha detto sulla Costituzione anche li, è vero in parte, ossia ricadiamo sempre come la si vuole intendere, se per raggiungere un fine personale e/o di partito, oppure come strumento in mamo ai cittadini per esercitare la loro sovranità.
      Certo che i cittadini eleggono il parlamento che a sua volta concede la fiducia al PdC nominato dal PdR, ma è anche vero che non è scritto da nessuna parte che quando cade un governo e/o è dimissionario, non si debba tornare alle urne come accade in tutti i paesi democratici.
      Questo anche per una questione di semplice logica, poiché se il governo è espressione dei parlamentari eletti dai cittadini, se esso cade, con esso deve decadere anche chi gli ha concesso la fiducia e in nessun caso il parlamento può concedere la fiducia, ad un governo che non corrisponda e sia espressione del programma elettorale con il quale si è stati votati ed eletti.
      In sostanza solo in italia si vedono i ribaltoni di governo, senza contare poi la nostra particolare situazione, che ancor peggio, vede tutto un parlamento illegittimo come sancito dalla Consulta che ha invalidato la legge elettorale Porcellum, nelle parti in cui non è stato possibile esprimere il suffragio universale e nel premio di maggioranza che di fatto altera la rappresentazione parlamentare, fino al punto di ribaltare le percentuali delle forze politiche scaturite dalle urne.

      (Eugenio Bongiorno censurato e bloccato a commentare sul Fatto Quotidiano, senza che egli abbia ricevuto una spiegazione, nonostante le richieste delle motivazioni)

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    2. Concordo con gran parte delle sue affermazioni, ma la differenza della mia visione rispetto alla sua consiste nella valutazione del ruolo delle leggi nella società odierna.
      A mio parere le leggi sono studiate appositamente per proteggere lo status del potere e non a beneficio dei cittadini comuni. Che poi possano esserci dei cittadini che diano una interpretazione "etica" alle leggi, ci può stare, ma sia ben chiaro che si tratta di posizioni rare, del tutto personali e soprattutto non imposte, ma anzi ostacolate dal sistema. Se non fai parte della banda, difficilmente riesci ad entrare nelle posizioni che contano.
      Si tratta di una questione di prospettiva....ma qui il discorso si fa lungo e ci saranno altre occasioni per approfondirlo.
      D.

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