venerdì 16 settembre 2011

Sabina Began e Serena Dandini: due facce identiche della stessa medaglia, falsa e svalutata

 











di Sergio Di Cori Modigliani


Né Guelfi né Ghibellini”.
E’ il mio mantra preferito.

Seguito a essere fortemente convinto che l’unica strada possibile da percorrere nel nostro paese consista nell’abbattimento autentico della più furibonda e plurisecolare barriera che, da almeno 800 anni, ci ha da sempre impedito di poter essere prima di tutto una Nazione: la faziosità cieca, manipolatoria e irrazionale, di clan contrapposti.

Basta con il tifo da stadio.

Così com’è difficile e arduo, nonché impossibile, far ragionare le persone per bene della destra conservatrice, cercando di spiegar loro che Silvio Berlusconi è impresentabile, perdente, e un oggettivo danno per tutto il paese, così è altrettanto difficile e arduo, nonché impossibile, far ragionare le tante persone per bene della sinistra democratica, cercando di spiegar loro che la questione morale coinvolge l’intera sinistra italiana e che un qualsivoglia privilegiato, corrotto e moralmente poco solido, non può accampare nessun diritto di predominio morale per il fatto di essere un oppositore di Berlusconi. Anzi.

Lo rende ancora più squallido, ipocrita, falso.

Così, non se ne esce.

Ancora una volta, la sinistra becera e collusa, perde una buona occasione e ci spinge ancora di più nel fango delle raccomandazioni, sollecitazioni, segnalazioni personali da basso impero, presentate al pubblico dei gonzi come fulgidi esempi di battaglie epocali per la libertà dell’informazione.

Sulla base di questa premessa ne deriva il mio personalissimo assunto che mi porta a dirvi  che non c’è molta differenza tra Sabina Began e Serena Dandini.
Sono due facce della stessa, identica, medaglia.

La Began svolge un ruolo di totale asservimento alla logica dei partiti, offrendo la disponibilità erotica del suo corpo per procacciare affari (a destra) la Dandini svolge un ruolo di totale asservimento alla logica dei partiti, offrendo la disponibilità affaristica del suo salotto televisivo per procacciare affari –a se stessa e ai suoi amici- nel campo editoriale e cinematografico. Con l’aggravante, nel secondo caso, di pretendere (ahimè ottenendolo) un seguito di massa sui networks sociali perché risulterebbe “vittima” di un complotto politico.

Non è così.

E’ eticamente scandaloso che il nostro premier, per ottenere favori erotici spiccioli, si sia messo a disposizione di mediatori e faccendieri per far ottenere appalti in cambio di prestazioni sessuali: concetto ovvio.

Molto difficile da far comprendere ai faziosi tifosi della destra.

E’ eticamente scandaloso che la sinistra ben piazzata in Rai, quella del privilegio, quella della burocrazia snob, quella delle raccomandazioni aristocratiche, invece di accontentarsi di aver goduto –e godere tuttora- di miliardarie rendite di posizione acquisita, pretenda di godere di una immunità etica e morale, come se i loro miliardi non avessero lo stesso peso economico dei miliardi del deputato Milanese e del deputato Papa. Soprattutto lo stesso odore: è l’odore dei vostri soldi, sono pagati con le nostre tasse. Come se i loro posti, i loro lavori, super retribuiti a livelli davvero inimmaginabili per i lettori di questo blog, fossero dovuti al fatto che loro sono bravi, mentre quelli della destra sono corrotti.

La trasmissione della Dandini era sponsorizzata e finanziata dalla società editoriale, nonché produzione cinematografica, che si chiama Fandango.

C’è scritto nel contratto. Niente di male. Così va il marketing corrotto dalla politica in Italia.

La Fandango è il gruppo voluto, sostenuto e lanciato da Walter Veltroni.

E chi entra nella Fandango pubblica da Rizzoli. Può vendere sceneggiature a Rai cinema, può avere appalti dall’Istituto Luce, può godere di un’autostrada preferenziale negata al bravo giornalista comune, allo scrittore di talento, all’attrice di eccezionale bravura, a chiunque tenti e “osi” cercare o tentare di avere accesso al mercato sulla base del proprio merito e delle proprie competenze. A Roma li chiamano “i fighetti della Fanda”.
La Dandini è il loro testimonial.

A Roma ci sono addirittura persone che si facevano pagare fior di migliaia di euro per mettere dei nomi nella lista d’attesa di coloro che potevano (forse, se andava bene) essere ospitati dalla Dandini, cioè dalla Fandango, cioè dalla Rizzoli, cioè dall’editoria della sinistra, cioè dalla distribuzione cinematografica, cioè dalle consulenze degli enti. Tant’è vero che quando un suo assistente media le ha detto che doveva pubblicare un libro per farsi vedere anche in libreria (“se vuoi diventare come la Gruber”), la Dandini, che non è una persona dotata di eccessive idee, si è inventata una specie di opuscoletto su come annaffiare le piante in terrazza, ha fatto una telefonata alla Rizzoli che glie l’ha pubblicato subito; dopodiché la Fandango ha chiamato Fabio Fazio che ha invitato subito la Dandini nella sua trasmissione presentando il libro come una specie di riedizione aggiornata di sintesi post-moderna tra il pensiero di Simone de Beauvoir e quello di Virginia Woolf.
Si invitano tra di loro.
Nel suo salotto passavano soltanto ed esclusivamente persone la cui identità e nome venivano presentate prima attraverso delle selezioni accuratissime di chi può permettersi “per contratto” di farlo, in quanto finanziatore della trasmissione. Non c’è scambio di sesso, non ci sono delle ragazze sporcaccione, non ci sono ricatti politici, no, questo non c’è, questo c’è dall’altra parte e con un’altra divisa. Qui c’è la faccia tosta di presentarsi come alfieri di una democrazia che altro non è che aristocrazia oligarchica di derivazione sovietica, pretendendo oltre agli appalti, agli stipendi, alle promozioni e ai semafori verdi, anche l’alloro etico e morale di una presupposta limpidezza morale.

Preferisco Sabina Began che non si rivolgerà mai alle donne pretendendo che organizzino cortei e manifestazioni per lei, che dichiara con il suo comportamento “c’aggia fa’ pe’ campa’” e alla fine lo si capisce pure, dato che l’Italia va come va.
Trovo irritante l’atteggiamente da tifoso –perdente per la sinistra che insiste nel tragico errore di copertura omertosa- di chi, invece, pretende di parlare di Serena Dandini come se si trattasse di una eroina dell’informazione.

E’ una furbetta del quartiere di sinistra. Tutto qui. E niente più di questo.
Come la Began è una furbona del quartiere di destra.

Ma appartengono alla stessa città.
E allo stesso squallido panorama.

E’ l’occupazione militare di luoghi delle istituzioni da parte di persone che pensano di poter fare ciò che vogliono perché il paese lo consente.

C’è chi lo fa sculettando e alzandosi la gonna.
C’è chi lo fa invitando sempre e soltanto le “persone giuste” i “cognomi giusti” cercando sempre e IMMANCABILMENTE di stare attenta a rispettare la lista che le hanno dato, la cosiddetta lista bianca, ovverossia: quelli “che da noi passano”.
Non c’è differenza.
Sempre serve sono.

Sono due donne identiche.
Guadagnano entrambe avendo rinunciato ad esercitare un merito, foraggiando il partito che le sorregge e che domani le farà diventare deputate, consigliere, presidenti di qualche cosa.

Sono entrambe sempre acritiche (riguardo la propria fazione) sempre pronte e disponibili a presentare l’Italia come una nazione distrutta dall’avversario politico, inteso come nemico.

Sono donne così che hanno distrutto l’Italia.
Sono gli uomini che stanno dietro e a fianco di donne così che stanno distruggendo la nazione.


Non si cambia il paese difendendo la Dandini contro la Began o sostenendo la Began contro la Dandini.

Basta prendere le distanze da entrambe e comprendere che sono soltanto due furbone; con una divisa: molto ovvia e sgargiante, la Began; più subdola e nascosta quella della Dandini.

Qual è la differenza?


La Dandini finirà a La7 con un contratto miliardario, così come la Began finirà coniuge di qualche imprenditore miliardario. Lo sappiamo tutti.
Entrambe parlano sempre alle donne e ci tengono a rivolgersi al pubblico femminile.

Ma le donne vere, quelle che lavorano, che faticano, che il mattino alle 8.15 sono già stressate perché devono accompagnare i bambini da una vecchia zia perché non hanno i soldi per l’asilo che gratis non c’è più, che poi ritornano al lavoro e poi si devono occupare del bambino al pomeriggio, correndo da una parte all’altra della città per mettere una toppa, per far quadrare il bilancio, dato che le cose vanno come ben sappiamo….queste donne, cerchiamo di rispettarle, carissime amiche faziose della sinistra accecata…quando la sera, sfiancate dalla giornata guardano la televisione, non cercate di ingannarle ancora e di turlupinarle presentando loro la solita furbona dell’ultima ora (che sia la Began o la Dandini fa uguale) tanto per dimostrare quanto siano stupide, loro che non possono fare una semplice telefonata per risolvere la loro vita economica e di lavoro.
Perché noi lo sappiamo che alle donne vere, se chiamano, non risponde nessuno. La Dandini non lo sa, noi sì. Nel PD non c’è neppure più la linea telefonica.
Hanno staccato la spina dal polso della nazione.

Certamente, al telefono, non c’è la Dandini, miliardaria doc, che dalla sua prestigiosa residenza nel centro di Roma, si mette a disposizione per dar loro una mano.

Come ha detto Serena Dandini a un collega, indispettita per ciò che le sta accadendo, “non ne posso più di questo paese; se va avanti così mi sa che mi faccio mettere al parlamento europeo così me ne vado a Bruxelles”.

Appunto. Per lei funziona come per Sabina Began.
Esattamente nello stesso modo.

Basta una telefonata.

Raglia raglia Giovane Itaglia.

13 commenti:

  1. Concordo. Anche a me hanno infastidito i piagnistei per Santoro e ora per la Dandini. Il parallelo con la Began mi sembra un po' forzato, ma nella sostanza concordo.

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  2. le faccio i miei migliori complimenti perche' certe cose le si leggono solo qui. che gli altri giornalisti siano tutti ciechi?

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  3. Considerazioni del tutto condivisibili.
    Mi chiedo anche CHI possa comprare certi libri, come quelli di Veltroni.

    La figlia di quest'ultimo è sempre a NYC a sentenziare dall'appartamento frutto dei "diritti d'autore"?

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  4. E meno male che qualcuno lo dice.
    Fra Dandini e Santoro (e Fabio Fazio, e Gad Lerner, e Floris, e la Annunziata, ecchepalle...), davvero non se ne puo' più di questi rivoluzionari da salotto televisivo, tutti ben piazzati a fare audience con le sfighe e i soldi degli altri.
    Però sono di parte, lo ammetto: la tv l'ho buttata e francamente non ne sento la mancanza.

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  5. Guelfi e ghibellini, bianchi e neri, juve toro innocentisti e colpevolisti .

    Ne usciremo mai?

    Siamo sempre stati un popolo del 50% .

    E noi ci siamo mai resi conto che essere lo zoccolo duro di qualcuno gli permette l'imunità.

    Il nostro voto (per quello che ormai vale) dovrebbe essere disponibile a rimbalzare come la pallina in un flipper.

    Senza preclusioni di sorta che il bene comune

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  6. Ho risposto un po' più articolatamente QUI: conto di rivederlo con integrazioni.

    Grazie per lo spunto.

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  7. @rossana
    Però sono di parte, lo ammetto: la tv l'ho buttata e francamente non ne sento la mancanza.

    davvero? Neppure io e sai che ti dico, che da quando l'ho portata in discarica, ormai sono molti anni, non solo non ne sento la mancanza ma le mie giornate si sono allungate e vivo decisamente meglio nel senso che mi sente meno ebete.

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  8. Non conoscevo questi retroscena della Dandini ma non sono sorpreso,penso solo ai poveri diavoli un pò fessacchiotti che ancora vedono in questi individui i capi della loro rivoluzione.


    Aspetta e spera...



    Fred

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  9. I soliti criteri meritocratici italiani aiutano a capire perchè i programmi TV sono così noiosi,anche quelli delle reti "rivoluzionarie".
    Il nulla della TV contro la ricchezza,anche se fra mille insidie,di internet.

    Pino

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  10. @ rossana
    Hai ragione la televisione è inguardabile e ti pure rincoglionisce però,parere del tutto personale, forse Santoro anche se non è da considerare un eroe,lo considererei un pochino meglio degli altri


    Yung yung

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  11. yung yung:

    Non nego che Santoro abbia segnato un momento televisivo importante né mi permetto di discuterne la professionalità.
    Ma ho trovato parecchio fastidioso il suo portare questa professionalità sul piano della polemica.
    Ha le sue ragioni, che rispetto e condivido sul piano legale.
    Ma un professionista come lui, dopo aver dato prova di poter fare informazione e spettacolo (che questo comunque alla fine rimane un talk show) senza mamma Rai con le memorabili serate, a Bologna, prima con Raiperunanotte e poi con Tutti in piedi, perché non ha continuato a produrre (ad esempio) serate così, fuori dalla coperta Rai e su reti diverse in streaming?
    Costi/benefici?
    Cioè denaro, alla fine.
    E' alla fame? Dopo anni di lavoro garantito e un rifugio al Parlamento Europeo come tampone nei momenti di magra (che nessuno di noi ha mai di questi colpi di culo fra un contratto e l'altro, chissà perché), ha ancora bisogno di misurare il suo successo sull'incasso di una serata?
    Arrivati a un certo punto della vita, dopo aver misurato se stessi e aver capitalizzato il proprio successo, bisognerebbe avere la generosità di darsi senza vover rivendicare ancora compensi milionari.
    Altrimenti non si è più credibili.
    E lui, ultimamente, non lo è più tanto.
    Non ai miei occhi, almeno...

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  12. @Rossland....neppure ai miei....grazie per il commento

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  13. @ Rossland
    sono d'accordo con te e infatti ho detto che non è un eroe però continuo a pensare nonostante tutto che credibilità o meno (anche per me non è che ne abbia poi così tanta) faccia meno schifo (scusate il termine) dell'Annunziata e degli altri.In astratto sto parlando del meno peggio e certamente non del meglio


    Yung yung

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