giovedì 22 settembre 2011

21 anni fa veniva assassinato dalla mafia Rosario Livatino "il giudice ragazzino". Oggi, ad Agrigento, inizia il processo della sua canonizzazione.

di Sergio Di Cori Modigliani

Pochi minuti fa la Camera dei Deputati ha votato contro l’arresto del deputato Milanese, il quale potrà seguitare  a disporre delle sue prerogative per condurre i suoi affari senza problemi.
La sua frase di ieri è stata determinante “Sono tranquillo, anche perché se io dovessi andare in galera, non starei certo da solo. Al massimo entro 72 ore mi verrebbero a fare compagnia molte persone importanti. Davvero molte”.

In questo tragico giorno per la nostra repubblica si celebra anche –per una casualità del destino- l’inizio della canonizzazione di un integerrimo magistrato che diventerà santo.
Proprio oggi. Lo stesso giorno in cui era stato assassinato.

Viviamo in tempi difficili, non semplici da districare.
“Complessità” è la parola chiave che consente l’accesso alla comprensione di ciò che accade intorno a noi.
E soprattutto, sopra di noi.

Ci tengo a ricordare, oggi, la figura di un italiano per bene di cui la truppa mediatica preferisce fingere di averne dimenticato l’esistenza, per non essere costretti a dover togliere il velo della polvere del tempo dalle sue inchieste, tuttora attuali, attualissime. Oggi più che mai.

Il 22 settembre del 1990 moriva a Canicattì, brutalmente assassinato dalla mafia, all’età di 37 anni, il giudice Rosario Livatino, il cosiddetto giudice ragazzino.

Era un solido credente, un uomo di fede, un magistrato onesto, una persona per bene.

Si battè come un leone per denunciare la commistione di affari tra mafia, massoneria deviata e politica nell’agrigentino. Ma si scontrò, alla fine degli anni’80 –come accade sempre in Italia, completamente isolato e abbandonato al suo destino- contro i poteri forti, a tal punto da spingere l’allora Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, a violare la discrezione del suo mandato scendendo in campo per denunciare pubblicamente il lavoro del magistrato. 

"Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso in magistratura  ritiene di dover esercitare l'azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno? … Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un'autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l'amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta".

Così si esprimeva il Presidente della Repubblica nei confronti del magistrato che era andato a mettere il naso tra gli affari che riguardavano la ristrutturazione della gestione e organizzazione del traffico di droga nel mediterraneo, soprattutto per ciò che concerneva la zona di Agrigento e Caltanisetta, delineando –con geniale intuizione- la nuova mappatura delle rotte della mafia e i nuovi intrecci con la classe politica di Roma allora emergente, quella che poi sarebbe finita per assumere il potere.

Diceva Livatino, in una conferenza dieci giorni prima di essere ucciso. "Il compito del magistrato è quello di decidere. Decidere è scegliere e, a volte, scegliere fra numerose cose o strade o soluzioni; e scegliere è una delle cose più difficili che l'uomo sia chiamato a fare… (Ma) è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio: un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Il sommo atto di giustizia è necessariamente sommo atto di amore se è giustizia vera, e viceversa se è amore autentico."


Nando Dalla Chiesa, Il figlio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dalla mafia a Palermo nel settembre del 1982, pubblicò subito dopo un bellissimo libro sulla sua attività, di cui consiglio la lettura -soprattutto ai giovani- e a tutti coloro che vogliono conoscere alcuni inquietanti aspetti della realtà del nostro paese. Il libro si chiama “Il giudice ragazzino: Storia di Rosario Livatino assassinato dalla mafia sotto il regime della corruzione”. (Einaudi editore, Torino 1992)

Uomo devoto alla Chiesa, aveva cercato un contatto con il Vaticano nel tentativo estremo di combattere quella che lui aveva definito “una epidemia che potrebbe finire per travolgere e annientare la nostra repubblica” senza alcun successo.

Ma all’interno del Vaticano alcuni settori si sono fortemente impegnati per favorire e accelerare il processo di canonizzazione del magistrato, chiedendone l’elezione a Santo, un atto, questo, forse ridicolo per noi laici o per coloro che non conoscono il groviglio e la matassa inestricabile della cultura italiana in quel di Sicilia.

Il 10 giugno del 2011 il Vaticano aveva dato l’annuncio e Il 21 settembre 2011 è iniziato ufficialmente il suo processo di canonizzazione “pubblica”, il che, se non altro, consentirà un’ottima occasione e scusante per poterne parlare nelle scuole, alla radio, in televisione, sulla stampa.

Non è stata data neppure la notizia.

Ne parlo oggi, qui, in memoriam di un italiano per bene.

Qui di seguito, per coloro che sono interessati, pubblico l’atto ufficiale emesso dallo Stato del Vaticano in relazione al processo di beatificazione del giudice ragazzino.

E’ un documento antropologicamente interessante, uno specchio che rivela la tragica complessità dei tempi in cui viviamo, l’atroce paradosso surreale nel quale la classe politica corrotta che nel 1990 diede l’ordine ai sicari della mafia di assassinare il giudice, ha spinto l’Italia verso la deriva di cui oggi siamo testimoni.

Buona lettura.


                                                 FRANCESCO MONTENEGRO
                                      per grazia di Dio e mandato della Sede Apostolica
                                  ARCIVESCOVO METROPOLITA DI AGRIGENTO
-Vista l’istanza del postulatore della causa di canonizzazione del servo di Dio ROSARIO LIVATINO con la quale si chiede l’introduzione di detta causa; -sentiti i nostri fratelli dell’episcopato siculo ed avendo  avuto il loro parere favorevole con nota del 31 maggio 2010;
-ricevuto il “nihil obstat” della Congregazione delle cause dei santi prot. N. 2986-1/11 del 11 maggio 2011 
DECRETIAMO

di accettare la predetta istanza del postulatore e di introdurre la causa di canonizzazione del servo di Dio ROSARIO LIVATINO, magistrato.

Rosario Livatino, è stato proposto come testimone del XXI secolo per la regione ecclesiastica siciliana, nel convegno ecclesiale della Chiesa Italiana tenutosi a Verona nell’ottobre 2006.

Rosario Angelo Livatino, nacque a Canicattì, provincia e Arcidiocesi di Agrigento il 3 ottobre 1952, primo ed unico figlio di Vincenzo Livatino, avvocato e di Rosalia Corbo. Fu educato ai più nobili ideali in seno alla famiglia, e trovò nei docenti, dalle elementari alle superiori, preziosi e validi educatori.
Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza all’università di Palermo, vinse il concorso ed entrò nella magistratura.
Per dieci anni, dal 1979 al 1989 fu Sostituto Procuratore della Repubblica ad Agrigento, dove si occupò di numerose inchieste di criminalità e di mafia.
Condusse le indagini su quella che sarà poi chiamata la tangentopoli siciliana. Non temette le vendette della criminalità e insieme ad altri magistrati scoprì numerosi intrecci malavitosi.
Venne ucciso il 21 settembre 1990 in un agguato mafioso mentre si recava al lavoro senza scorta.
“Martire della giustizia e, indirettamente, della fede”: così Giovanni Paolo II definì il giudice Rosario Livatino.

La sessione introduttiva del processo verrà celebrata il giorno 21 settembre 2011 alle ore 18, anniversario della morte del servo di Dio, presso la Chiesa di San Domenico a Canicattì.
Si invitano tutti i fedeli che sono in possesso di scritti autografi e non, del servo di Dio ROSARIO LIVATINO di farne pervenire copia al Tribunale Ecclesiastico costituito per questo processo di canonizzazione, presso la nostra Curia Arcivescovile – via Duomo, 96 – Agrigento.

Agrigento, 27 giugno 2011           + Francesco Montenegro
Curia Arcivescovile di Agrigento, Via Duomo, 96
 Tel. 0922/490011

4 commenti:

  1. sarebbe una bella cosa se non finisse con:
    "Si invitano tutti i fedeli che sono in possesso di scritti autografi e non, del servo di Dio ROSARIO LIVATINO di farne pervenire copia al Tribunale Ecclesiastico costituito per questo processo di canonizzazione, presso la nostra Curia Arcivescovile – via Duomo, 96 – Agrigento."

    che significa:
    mandateci tutte le informazioni che vi ha passato in modo che noi possiamo usarle per ricatto e consolidare il nostro potere.

    brutta gente anche questa caro Sergio, ormai si salvano solo alcuni contadini.

    RispondiElimina
  2. Adesso capisco chi ha ispirato il Berlusca per le sue invettive contro i magistrati...

    RispondiElimina
  3. la doppiezza e l'ipocrisia del vaticano sono semplicemente D-I-S-G-U-S-T-O-S-E

    RispondiElimina
  4. @Anonimo...non vi è dubbio che è stato il suo Grande Ispiratore.....

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.