domenica 4 settembre 2011

Lo stato della California chiude l'industria pornografica. I produttori decidon di trasferirsi in Italia: qui iniziano i dolori.

di Sergio Di Cori Modigliani


L’industria pornografica americana, per lo più concentrata nella San Ferdinando Valley, a ridosso di Hollywood, Los Angeles, California,  ha chiuso i battenti il 2 settembre.
Certamente non per crisi economica (fatturato 2010 superiore del 245% rispetto all’anno precedente) non perché il mercato si è ristretto in seguito alla crisi (le 24 case di produzione standard del 2006 sono diventate nel 2010 più di 400) tantomeno per mancanza di liquidi (smuovono complessivamente circa 13 miliardi di dollari l’anno).
Glie l’hanno semplicemente chiusa con un’ordinanza del governatore, senza appello.
E la morale non c’entra.  Tantomeno il pudore.
C’entra la salute pubblica.
E’ stata chiusa per “emergenza sanitaria di carattere epidemico a scopo preventivo”.
I fatti:
Gli attori e le attrici porno, sono obbligati per legge a sottoporsi al test dell’aids e di ogni malattia venerea trasmissibile, ogni 20 giorni. Alla fine di ogni mese, si presentano gli ispettori del ministero della sanità che verificano e controllano che ogni partecipante al film risulti negativo. Questa volta il test di un attore (o attrice) è risultato “ampiamente positivo”. Il che vuol dire che è risultato positivo per tre volte di seguito. E quindi, è stata applicata subito la norma: chiusura immediata di tutte le attività lavorative. La notizia è stata data ufficialmente dal direttore esecutivo della Free Speech Coalition, della California  Diane Duke: "Finché non ne sapremo di più, abbiamo chiesto all'industria di bloccare la produzione. Sono in corso nuovi test di conferma e il processo di identificazione dei partner sessuali dell'attore che sembra siano stati negli ultimi tre mesi circa 500, di cui 320 statunitensi, e gli altri di cittadinanza italiana, francese, russa, ucraina, ungherese. Non verranno rese note le generalità della vittima del virus”.
Perdita secca di diverse centinaia di milioni di dollari per gli imprenditori coinvolti.
Ma non sembrano essersela presa poi più di tanto.
E qui entriamo in gioco noi italiani.
Perché la battuta di David Hirsch, uno dei più grossi produttori del genere hard, breve, banale, dal sapore di una battuta e niente più di questo, DOVREBBE GENERARE UN SERIO ALLARME NEL NOSTRO PAESE “pazienza, che cosa ci vuoi fare? Vorrà dire che andremo a girare in Italia dove non ci sono i controlli e abbiamo un enorme mercato”.
Detto fatto.
Hanno sbaraccato tutto, preso bagagli e burattini e si sono trasferiti da noi.
Fine della vicenda.
In Italia –neanche a dirlo- non soltanto la notizia non è stata pubblicata, non soltanto non esiste neppure una mappatura dell’industria operante da noi, ma non esiste neppure una associazione che raduna i produttori. “Ufficialmente” l’industria non esiste, per il semplice motivo che non fatturano, non pagano le tasse, è un’attività che viene esercitata soltanto al nero. A questo bisogna aggiungere i circa 6500 locali hard dislocati nella penisola che ogni sera ospitano una media nazionale di circa 10.000 attrici porno (di cui il 60% italiane) che guadagnano mediamente dai 200 ai 2000 euro a serata e non pagano tasse.
“Ufficialmente” sono disoccupate.
A questo bisogna aggiungere anche i circa 10.000 locali per scambisti di vario genere che vanno sotto la dizione “club privèe” nascosti dietro la nomenclatura “associazione culturale senza fini di lucro” che non fatturano, non denunciano alcun introito e che si calcola (la fonte è la Guardia di Finanza) in Italia produce un fatturato valutato intorno a due miliardi di euro l’anno. A questo ci si aggiunge tutta la sezione produttiva e distributiva, fino ad arrivare alla cifra complessiva di 6 miliardi di euro: totalmente esentasse.
Duplice problema, quindi: uno spaccato di vita commerciale abusiva PERCHE’ SONO EVASORI di cui l’ipocrisia e la corruttela nazionale non ha neppure menzionato l’esistenza di un così diffuso lucroso comparto della nostra economia, sia nella manovra governativa che in quella dell'opposizione; a questo va aggiunto il secondo aspetto BEN PIU’ TRAGICO E DRAMMATICO al quale nessuno sta prestando la dovuta attenzione in questo momento: i rigorosi controlli sanitari.
Perché se potenti produttori del porno spostano persone, tanti tanti soldi, e le loro famiglie al seguito, per venire a girare in Italia “perché per fortuna non ci sono controlli” vuol dire che sanno ciò che stanno dicendo e facendo.
Dalla California siamo venuti a sapere che circa 150 ragazze italiane, con “un’altissima dose di percentuale statistica” sono state contagiate dai loro partner trovati siero-positivi. E queste girano per i club privèe, nelle discoteche, sui set dei film porno italiani che sono –dati provenienti dagli archivi californiani sul mercato internazionale della pornografia- attualmente circa 50.000 in tutta Italia, con un aumento dell’800% rispetto al 2009: risultato della immediata necessità di cash, senza fatture, senza tasse, senza che nessuno lo sappia.
Ma soprattutto –che è l’unico aspetto che preme al sottoscritto- senza alcun controllo sanitario.

Diffondete e divulgate. Con l’augurio che la finanza piombi.
Ma soprattutto con l’autentica speranza che ci sia un qualche dirigente sanitario con la testa a posto, dotato di responsabilità, che abbia il coraggio e la prontezza di far applicare subito i protocolli sanitari necessari per evitare un’epidemia.
I contagiati –e la notizia è ufficiale- si sono trasferiti qui in Italia, a lavorare.
Dotatevi quindi di scatoloni di profilattici e se rientra nei vostri gusti personali quello di accompagnarvi con professionisti del sesso o frequentare locali del genere, siate molto ma molto più cauti del solito, molto prudenti, ed esigete e pretendete controlli severissimi.

Come ogni bravo medico sa: non c’è niente di più veloce e irrefrenabile di una epidemia contagiosa di malattia venerea.
Potrebbe essere una buona occasione, questa, per dinmostrarci come intendano combattere contro l'evasione fiscale sommersa.

Secondo la Guardia di Finanza si tratterebbe di circa 2 miliardi di euro di tasse non pagate.

2 commenti:

  1. Le tasse non le pagano, ma le bustarelle sì! Perfetto per il nostro bel paese.

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  2. Sig. Di Cori Modigliani
    leggo con estremo interesse il suo blog però devo purtrippo farle un APPUNTO: non mette mai RIFERIMENTI o FONTI delle interessantissimi notizie che lei posta.
    Vorrei approfondire ma poi nella rete non trovo nulla di ciò che dice!
    Faccio alcuni esempi: dove ha trovato la storia spionistica e politica della moglie di Murdoch? Non ho trovato alcuna documentazione o notizia sulle privisioni di STIGLITZ, da lei citate, su un eventuale prossimo fabbisogno finaziario di 80 mld del governo italiano per novembre di quest'anno.

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