martedì 20 settembre 2011

Un ragazzo della Bari male dice no all'altare e manda in fumo un matrimonio miliardario: in città i corrotti tremano.

di Sergio Di Cori Modigliani

C’è qualcuno che dice no.
E non lo fa per tigna, tantomeno per i soldi. Neppure per la gloria.
Lo fa per la propria dignità. E la scure dell’omertà ipocrita italiana cala, come di consueto, colpendo con il  dolce sipario della censura.
La notizia è su tutti i networks on line, su tutti i siti, dovunque e comunque.
Succinti i fatti e identica la frase che li racconta, quasi un comunicato stampa.
Doveva essere un matrimonio dell’alta società di Monopoli, in provincia di Bari, ma è passato alla ribalta di tute le cronache, a causa di una spiacevole scoperta trattata con molto savoir faire dallo sposo. Al momento del fatidico sì, nella Basilica Maria santissima della Madia, Don Vincenzo ha, infatti, chiesto alla ragazza se voleva prendere il fidanzato in marito e lei, sicura, ha acconsentito. Lo sposo, invece, ha tardato a rispondere e poi ha sonoramente affermato; “No” e quando il sacerdote gli ha chiesto: “Figliolo, posso chiederti il motivo di questa drastica decisione?” il mancato marito ha replicato: “Chiedetelo alla sposa e al suo testimone, il perché di questa scelta”. Lo sposo per non perdere la caparra, ma soprattutto per poter raccontare tutti i dettagli della tresca tra la ragazza e il suo amico del cuore ha deciso di invitare tutti al pranzo di nozze e ha reso pubblica la vicenda”.

Fine dell’identico reportage su tutti i giornali.
Ma c’è qualcosa che non spiegano. Nessuno. Non si azzardano. Già sono arrivate minacce di costosissime denunce per querela nel caso qualcuno osi rivelare i cognomi delle famiglie, dato che provengono dalla cosiddetta “Bari bene”.
Il fatto è che appartengono, in realtà, alla Bari-male.
E la notizia è proprio questa.
E’ la Bari dei ricchi corrotti.
E’ la Bari degli arricchiti grazie alla corruzione sporca, e una delle due famiglie compare diverse volte nelle decine di migliaia di pagine dell’inchiesta Tarantini, perché nelle Puglie, e soprattutto nella zona di Bari, partecipare a feste come magnaccia vendendo le proprie figlie, mogli e sorelle, è diventato un clamoroso status che loro definiscono “la Bari bene”.
Perché Giampiero Tarantini, che ora sta in galera, è esattamente il tipo di uomo che voi –e il sottoscritto- pensiamo che sia. Ma non è l’unico. E non è certo un caso isolato. E’ la punta di un iceberg di un intero spaccato della società, di cui lui è soltanto uno dei tanti interpreti, neppure il protagonista. Anzi.
Sta dentro proprio perché non lo è.
La notizia di un uomo che sull’altare dice no e si rifiuta di sposarsi, in teoria (in un paese occidentale normale, tanto per intendersi) non sarebbe una notizia tale da destare simile affannosa curiosità e avidità da parte di tutti i media, nessuno escluso. Ben 46 pagine in rete in poco meno di un’ora. Non c’è sito e blogger che non ne abbia parlato.
Ma non c’è nessuno che abbia osato raccontare la cosa dall’interno con i dettagli sulle famiglie, e sul come e perché è maturata questa decisione da parte del ragazzo.
Tutti riportano lo stesso identico articolo.
Il ragazzo che ha detto no –come ha poi spiegato alla festa- in realtà, ha detto no a tutti.
Ha detto no, non soltanto alla sua compagna fedifraga che sposava ma non per amore, e tantomeno per desiderio, bensì per interesse. Interessi familiari, di caste locali, di incroci aziendari legati al meccanismo corrotto degli appalti in cambio di femmine compiacenti e disponibili.
Due famiglie della “Bari male” non di quella che tutti definiscono la Bari bene.
La Bari bene è ben altra cosa.
C' la Bari della discoteca Gorgeous -dove lo sposo mancato ha incontrato la sposa promessa- e poi c'è il glorioso editore Laterza & figli.
Sono due Bari diverse.
Il ragazzo non ha detto no alle corna, come superficialmente e ipocritamente vogliono far credere.
Lo sposo mancato ha detto no, perché ha deciso di sottrarsi a un certo tipo di atmosfera che regna sovrana in tutta Italia e soprattutto in quella zona del paese.
Ha scelto di chiamarsi fuori, a dispetto dei soldi sporchi e degli interessi della Bari male alla quale appartiene, con una improvvisa consapevolezza (il nuovo paradosso di questi tempi surreali) di appartenere alla parte sbagliata della società: quella povera dentro, senza futuro né prospettiva., che l'avrebbe condannato a vivere come Tarantini.
Ha approfittato dell’occasione e del privilegio economico di cui dispone per dire no a tutti.
Perché i media non raccontano che ha detto no soprattutto alla sua famiglia che adesso lo detesta perché ha fatto saltare diversi affari e affarucci.
Perché ha detto no all’omertà e –complice Don Vincenzo- è scattato un meccanismo di omertà per coprire i nomi e i cognomi di tutti, nel terrore e panico generale che il ragazzo venga convocato (come sembra stia avvenendo) dai magistrati di Bari per dire la sua sulle squallide notti baresi.
Quelle che la stampa seguita a chiamare “le allegre serate della Bari bene”.
Sono le squallide notti della Bari male.
Un ragazzo italiano, si è svegliato un mattino e ha detto a se stesso “mi sono stufato” e ha detto no.
Il suo no è un no a un’idea del mondo italiano ormai interiorizzato.
E’ molto ma molto di più di un semplice no sull’altare.
Altrimenti, se fosse stato un semplice no di un normale matrimonio in una normale cittadina della provincia italiana, qualunque capo-redattore di testata (non c’era neppure bisogno di scomodare il direttore) avrebbe detto al suo collaboratore solerte “scusami tanto, ma non vedo proprio la notizia: se dovessimo pubblicare tutti i giorni quelli che sull’altare dicono no, staremmo freschi”.
E’ uno specchio di come funzionano i media oggi.
Fa notizia la prostituta barese della Bari male che parla della sua idea del mondo e tutti la vogliono intervistare per sapere che cosa pensa dell’esistenza.
Ma non si intervista chi ha detto no a quell’interpretazione del mondo.
In un momento come questo sarebbe davvero troppo pericoloso.
Meglio chiedere a papa Ratzinger se è possibile avere la beatificazione di Manuela Arcuri.

Raglia raglia Giovane Itaglia.


P.S. In bacheca c'è una fotografia che ritrae un gruppo di modelle che fanno parte di un'agenzia che si occupa di gestire il lancio di una linea di moda intimo sexy, produzione barese, nella cui organizzazione erano coinvolte le due famiglie in questione. Un giro di svariate centinaia di milioni di euro, l'ingresso nei giri giusti della moda a Milano, la possibilità di essere identificati come quelli che "producono" ragazze per i calciatori, imprenditori, faccendieri, politici.

Si è trattato di un no, anche, a tutto ciò.

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