sabato 17 settembre 2011

L'effetto Rosa Parks: in Italia non è il momento. Da noi la Storia è davvero tutta un'altra.



"Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia ...rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale, al rispetto e fedeltà a Valori interiori forti, che sono quelli, gli unici, a formare la spina dorsale.....spina dorsale di un intellettuale, prima di tutto, di un cittadino, di un uomo, di una donna, di una nazione".
                                                                                  Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975

di Sergio Di Cori Modigliani

Da più di trent'anni i sociologi, psicologi, e storici americani, hanno coniato e usano il termine "effetto Rosa Parks". Da poco più di un anno, anche gli economisti democratici più sofisticati, hanno iniziato a usarlo.

Noi, purtroppo, non rientriamo nello schema.

Si fa riferimento, qui, a un fatto storico, emblematico e dirompente, avvenuto quasi sessant'anni fa in Usa. In Italia pressochè sconosciuto, è invece l'evento più noto in assoluto nella coscienza popolare collettiva statunitense.
Rosa Parks ha dato la propria immagine a un francobollo, a circa 500 piazze in America, a busti nei giardinetti, a nomi di scuole elementari, e da due anni a una importante fondazione di studi storici.

Hanno fatto, circa dieci anni fa, uno sceneggiato sulla sua vita in otto puntate (in Italia non è stato proposto, che io sappia) e da sei mesi a questa parte c'è una statua che la ritrae all'ingresso della United States Court of Supreme Justice, a Washington.
L'effetto Rosa Parks ci riguarda.
Ha a che fare con la nostra vita, la nostra esistenza, il nostro futuro.
Ha a che fare, quindi, con una certa Terry de Nicolò -orgogliosa tifosa della destra- una prostituta barese intervistata venerdì 16 settembre su rai 2, e con Lucia Annunziata -orgogliosa tifosa della sinistra- che ha rilasciato una certa dichiarazione, pressappoco alla stessa ora su rai 3.

Vediamo prima di parlare, in maniera molto succinta, di Rosa Parks spiegando agli italiani chi fosse.

L'evento si è svolto il 1 settembre del 1955 in un quartiere della periferia a Montgomery, la capitale dello Stato dell'Alabama, nel profondo sud degli Usa, lo stato più razzista e retrivo dell'intera unione.
Fu un anno particolare il 1955, un anno di svolta.
C'erano state, pochi mesi prima, le elezioni politiche per il rinnovo del Congresso, ed era stato eletto senatore -per lo stato del Massachussets- un ricco rampollo dell'America WASP, quella bianca e protestante, oligarchica e razzista: John Fitzgerald Kennedy. Insieme a lui erano riusciti a strappare il seggio ai repubblicani altri nove democratici e pur dando per scontato (come infatti accadde) che nel 1956 avrebbe vinto le elezioni il generale Eisenhower, cominciarono a gettare una strategia d'ampio respiro puntando alle elezioni del 1960. Tema centrale del giovane senatore Kennedy fu quello "delle grandi bataglie per i diritti civili, per rivoluzionare le coscienze interiori, per cambiarci dentro prima, per andare a scandagliare e scovare dentro ai nostri cuori e alle nostre menti quel guizzo democratico, libertario, di fratellanza e di solidarietà, che poco a poco, granello dopo granello, diventerà una piccola punta, ferma, solida, che si rispecchierà nel ricordo di Thomas Jefferson e di George Washington. Quella sarà la punta di un gigantesco iceberg di indignazione, di protesta civile, che quando emergerà spazzerà via le forze retrive della nazione per spingere l'America verso un glorioso futuro rivoluzionario. Prima le coscienze, poi la lotta politica per varare le Leggi che modificheranno il futuro dei nostri figli".
Si presentò così al Congresso.

E quello fu il discorso che fece in Georgia, a Savannah, nell'esclusivo country club chiuso a bianchi ed ebrei, perchè allora l'accesso era consentito soltanto ai cristiani di pelle chiara.
Quel discorso (fatto nel novembre del 1954) gettò un seme, se ne cominciò a parlare in giro.
Le persone cominciarono a pensarci.
Ma non accadde nulla.
Finchè un anno dopo, il 1 settembre del 1955, una sartina di 38 anni, Rosa Parks, salì -come tutti i giorni-sull'autobus, la linea n.32, per ritornare a casa dal suo lavoro, dove prestava servizio per 12 ore invece che per 8. Perchè lei era negra. E le 8 ore erano garantite soltanto ai bianchi cristiani. In dodici stati del sud, in Usa, nel 1954, se non si era cristiani e non si era bianchi, si era costretti ad accettare il contratto per 12 ore al giorno.
Era stanca Rosa Parks, quel giorno.
Aveva le caviglie gonfie (usava per dieci ore di seguito la macchina da cucire e il pedale del telaio).
Faceva tanto caldo, e lei decise di sedersi davanti accanto al finestrino aperto.
La linea 32 andava dal centro alla periferia. Sull'autobus i negri potevano stare soltanto dietro.
Se non c'erano posti a sedere nelle ultime quattro file, dovevano rimanere in piedi.
Quel giorno non c'erano posti, dietro.
Rosa Parks sedette davanti e il guidatore fece finta di non vedere.
Dopo due fermate salì un giovane bianco. Intimò a Rosa Parks di cedergli il posto e andare dietro, in piedi.
Lei si rifiutò.
Lui insistette.
Rosa Parks disse: "sono stanca, sono un essere umano, non sono una bestia".
George Ortonfield, il giovane bianco, rispose: "Tu non sei un essere umano, tu sei una negra".
Fece fermare l'autobus e intimò al guidatore di chiamare la polizia altrimenti lo avrebbe fatto licenziare.
Aspettarono quaranta minuti prima che arrivasse la polizia.
Rosa Parks sempre seduta.
Quando la polizia arrivò non riuscirono a convincerla. Furono costretti a chiamare dei rnforzi e la portarono via ammanettata, multata (tipo 1500 euro di oggi) e condannata subito a quindici giorni di carcere duro.
Ma la notizia, quella notte, tra il 1 e il 2 settembre 1955 colpì le coscienze "anche" di alcuni bianchi.
Che rumoreggiarono. Che protestarono. Che si indignarono.
La voce si sparpagliò.
E si propagò come un'onda.
Otto ore dopo si verificò la prima rivolta storica di un ghetto negro e la città dei bianchi venne messa a ferro e fuoco, completamente incendiata, i negozi saccheggiati. La polizia sparò e uccise dodici persone. Ma il giorno dopo la rabbia divampò a Watts, il ghetto nero di Los Angeles, e dopo due giorni a New Orleans, in Louisiana, e tre giorni dopo ad Albuquerque nel New Mexico.
Dieci giorni dopo l'intero sud degli Usa era economicamente bloccato e in dodici stati era stata applicata la legge marziale.
Il senatore Kennedy prese in pugno la situazione e convinse 178 giuristi a farsi latori di una petizione presso il Congresso che, ipocritamente, rimandò il tutto alla Corte Suprema di Giustizia, composta soltanto da bianchi cristiani. La battaglia politica durò quattro mesi ma alla fine, il 6 gennaio del 1956, la Corte d'Alta Giustizia proclamò abolita la segregazione in tutta la confederazione Usa: servizi pubblici, sanità, scuole, esercito, pubblica amministrazione. Aperti a tutti, cristiani e non, bianchi e neri.
Gli Usa entrarono nella modernità.
Sulla Pravda, a Mosca, il nuovo premier Kruscev, da poco eletto, ebbe l'opportunità di scrivere che era possibile avviare il processo di destalinizzazione, "perchè l'imperialismo americano sta mostrando un volto umano, inatteso quanto ben accetto, che ci fa ben sperare per il futuro immediato dell'intera umanità".
Dieci giorni dopo, l'amministrazione americana inaugura il telefono linea rossa: una comunicazione diretta con il Cremlino; non si parlavano dal 1945.

"L'effetto Rosa Parks" è questo.
Così viene presentato dagli storici americani, descritto da Arthur Schlesinger e Jonh Kenneth Galbraith nella loro biografia di Rosa Parks "un atto irrisorio, piccolo, forse l'erede di altri cento, mille atti del genere che fino a quel momento erano passati inosservati e sottaciuti, ma che diventano miccia da dinamite nel momento esatto in cui la Storia entra in scena con l'originalità che la caratterizza, ricordandoci il percoso ineluttabile del progresso della specie umana sulla terra, quando la Storia urla a squarciagola: i tempi sono cambiati. Leffetto Rosa Parks è il simbolo che ci ricorda l'importanza del timing in politica: atti anche modesti e irrilevanti possono diventare la propulsione di una gigantesca rivoluzione epocale se sono mature le condizioni. Quando esiste una coscienza che è divenuta collettiva, anche se sotterranea e sottaciuta, basta un niente per portarla alla superficie e provocare l'inevitabile crollo di un meccanismo politico e di uno stato che non rispetta più le nuove condizioni ed esigenze della popolazione. Se i tempi non sono maturi non accade nulla e l'effetto Rosa Parks non può manifestarsi".

E' ciò che è accaduto negli ultimi mesi nella cosiddetta primavera araba.

E' ciò che non può accadere in Italia, oggi.
E' unutile farsi illusioni.
L'effetto Rosa Parks non può manifestarsi in Italia.
Vige ancora la follia cieca, autodistruttiva e suicida, sia della destra che della sinistra, che lentamente finiranno per dissanguare il paese che seguita a dormire, totalmente narcotizzato.
Oggi, la maggior parte della cosiddetta sinistra democratica, seduta nell'autobus n.32 neppure si accorgerebbe che una certa Rosa Parks ha deciso di cambiare la storia del proprio paese.
Non capirebbero neppure perchè l'autobus si è fermato ed è arrivata la polizia.

Tutto ciò per commentare i due eventi di ieri notte nell'arena del circo mediatico narcotizzante della nazione.

Il primo, talmente disgustoso e triste, da non necessitare neppure un commento.
Nel corso della trasmissione su rai2 "L'ultima parola" (vista da 5 milioni di italiani) il giornalista Gianluigi Paragone ha intervistato una cosiddetta escort, Terry de Nicolò già nota a chi segue il gossip sporcaccione. La postituta barese ha spiegato in video quella che è la vera filosofia della vita degli italiani ed è inutile lasciarsi andare alle ipocrisie della sinistra: se tu sei racchia e fai schifo te ne devi stare a casa. Se vuoi 20 mila euro al mese ti devi vendere anche tua madre. Lo sanno tutti che questa è la realtà della vita in Italia. Altro che storie. Tutte le italiane sono disposte ad andare a piedi ad Arcore, perchè tutte vogliono essere soltanto pagate.E quelli della sinistra che sostengono il contrario sono soltanto invidiosi, come per Tarantini. E' un grande imprenditore, e voi ne parlate male perchè siete invidiosi. Lui vive da leone mentre le italiane sono delle pecore. In  Italia, si sa com'è: se sei onesto non fai un gran business, se vuoi andare in alto devi passare sopra i cadaveri ed è giusto che sia così. Perchè i valori oggi, quelli veri, sono soltanto il danaro e la bellezza fisica. A me me l'ha insegnato Sgarbi, anche nelle vostre trasmissioni: la bellezza è un potere che va usato.

Nel commentare in studio questa intervista, il canale pubblico -cioè pagato dalle vostre tasse- ha avuto l'idea (mediaticamente geniale, sigh doppio sigh triplo sigh) di non chiamare neppure una donna: c'erano Alessandro Sallustri, direttore de Il Giornale; c'era Roberto Formigoni (scelto in rappresentanza delle famiglie italiane) e Antonio Di Pietro. Formigoni ha detto che "si tratta di una opinione personale della signorina e bisogna rispettarla"; Sallustri ha detto "che va difesa perchè sta dicendo delle verità sul moralismo della sinistra", e poi Di Pitero che ha farfugliato qualche parola, ecc.,ecc.
Questo è il panorama della destra in Italia.
Oggi, sui siti conservatori e sui loro quotidiani, la prostituta barese è difesa e oggetto di apprezzamento per avere avuto il coraggio di dire la verità.

A sinistra, però, funziona nello stesso identico modo: nella più assoluta becera cecità irresponsabile.
La differenza è che a sinistra non è messo in gioco il sesso e la turpitudine. No. E' peggio.
Sono messe in gioco la falsità e l'ipocrisia di chi -pur appartenendo alla casta- parla cercando spudoratamente di ingannare gli italiani facendo credere loro di combatterla.

Mentre la de Nicolò diceva queste cose sulle connazionali, infatti -stessa identica ora- Lucia Annunziata veniva intervistata su rai3 e dopo aver presentato Serena Dandini come l'ennesima vittima dello strapotere della casta e dei privilegiati, costretta a soccombere "accetto la mia condizione di disoccupata, vado a raggiungere il folto gruppo delle precarie italiane che lottano, sono rimasta soltanto con un paio di calze, non ho portato via neppure il divano rosso"  la Annunziata dichiarava a questo popolo di smemorati -da cui la citazione in epigrafe di Pier Paolo Pasolini- "non capisco proprio che cosa ci stia a fare, io, nella Rai".

Glie lo ricordo io.

Lucia Annunziata è stata Presidente della Rai. Non fa la valletta.
Sotto la sua presidenza, ha firmato le delibere più disgustose proposte dal consiglio di amministrazione da lei presieduto. La Rai, oggi, è il prodotto della sua presidenza.
Lei -a differenza del resto d'Italia- ha avuto la possibilità storica e politica, di cambiare la Rai e il paese.
Ha scelto di non farlo.
Ha scelto la complicità.
Ha scelto la collusione.
Ha firmato ciò che i partiti che la sostenevano le dicevano di firmare.
Non ha mai protestato.
Ha chiuso l'accordo ponte con Mediaset che garantiva ai quattro partiti di cui era espressione la suddivisione territoriale dello spazio giornalistico e culturale e ha fatto assumere circa duemila persone in gran parte incapaci e incompetenti e immeritevoli che hanno lucrato (e seguitano a lucrare) sulla dabbenaggine vostra, con l'aggravante che vanno in giro a fare comizi contro la casta dei privilegiati di cui loro ne sono una delle colonne portanti.

Non è il momento dell'effetto Rosa Parks.

Non in Italia.
Forse in Tunisia, forse in Egitto. Forse in Siria.
Di sicuro sì in Danimarca, come abbiamo visto.

Non da noi.

Bastava telefonare a rai2 in diretta (stava nella stanza accanto) per dire la sua. Ma la Annunziata non lo poteva fare; si sarebbe esposta alla micidiale frase dell'intelligente e scaltro Roberto Formigoni che avrebbe avuto -non ho dubbi in proposito- il coraggio di ricordarle "mi scusi stanto signora Annunziata, ma perchè non ha cambiato le regole del gioco e non ha impostato l'azienda come piaceva a lei visto che per anni ne è stata il presidente con pieni poteri sia di voto sia di veto sia di esercizio?".

Non è il momento dell'effetto Rosa Parks.
Quantomeno in Italia.

Quantomeno non c'è l'effetto fintantochè l'opposizione sarà nelle mani di coloro che hanno dato e stanno dando un solido contributo alla continua, esauriente, nonchè avvilente, pantomima del gioco delle parti di chi è stato ed è tuttora complice di coloro che sostiene di voler abbattere.

Non fatevi infinocchiare.

Svegliatevi.

Su su sorelle d'Italia, donne per bene. Non date retta alla de Nicolò, lo sappiamo tutti che non è così.
Ma non date retta neppure alle pseudo-avanguardie da salotto.
Non saranno certo nè la Dandini e tantomeno la Annunziata a restiturivi la dignità che vi compete e meritate.
Basterebbe gettare un'occhiata agli armadi del loro passato.

Per fare in modo che la Storia d'Italia ci regali un nostro italianissimo "effetto Rosa Parks" ci vuole ben altro.

Lavoriamo su questo, con la volontà e l'entusiasmo di sempre ma senza facili illusioni.

Soprattutto senza abboccare alle facili esche del populismo retorico di sinistra.
Che il populismo retorico sia di destra o di sinistra, francamente me ne infischio.

Voglio un'Italia dove la de Nicolò non venga intervistata, tutto qui, per il semplice fatto che non fa notizia.
Ma voglio anche un'Italia dove so e vedo che le mie concittadine non vanno ai cortei per sostenere le esigenze di privilegiate nel nome delle donne precarie semi disoccupate.
E' un delirio da masochiste, lo capite da voi.

O mi sbaglio?

Raglia raglia Giovane Itaglia

8 commenti:

  1. Oh no, non sbaglia.
    Temo solo che il "delirio da masochiste" non colpisca affatto le donne precarie, disoccupate o semi disoccupate.
    Nessuna, fra le donne precarie o semi disoccupate che conosco, alzerebbe un dito in difesa di una disoccupata Dandini che ha avuto fino a ieri 1 milione di euro l'anno di stipendio pagato con i loro soldi di tasse sul precariato.
    La Dandini fa audience solo fra le sue consimili, le rivoluzionarie fighette da salotto.
    E' solo un'icona della nuova borghesia femminile di sinistra, donne snob che magari sanno tutta la teoria su l'effetto Rosa Parks ma a cui non capiterà mai di doverne fare l'esperienza o sentirne l'umiliazione sulla propria pelle.
    E' da sempre una supponenza borghese, quella di poter/saper interpretare i drammi esistenziali dei poveri meglio dei poveri stessi.
    I quali invece, essendo poveri, hanno altro cui pensare che stare a seguire le dotte rivoluzionarie Dandini & co.

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  2. Quella sinistra di cui parli non è sinistra, è destra, becera e oligarchica, poco attenta ai diritti sociali, all'importanza di avere uno stato imprenditore a favore della collettività, hanno tradito in nome dell'appartenenza a una casta gli ideali di sinistra. Sono merdacce di destra. E ricordati che non è che la sinistra ha occupato a suo tempo la cultura, ma è la destra che è normalmente ignorante (pensa ai tanti popolani che hanno votato lega o berlusooni e co.)

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  3. Caro Sergio Di Cori Modigliani, desidero compliemtarmi con Lei per la qualità dei suoi articoli. Colgo l'occasione per farle sapere che ho inserito il suo blog in cima alla lista dei links del sito che gestisco (ecodellarete.net). Cordiali saluti.

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  4. Di George Ortonfield è la prima volta che leggo. Secondo le mie informazioni, fu proprio l'autista - James Blake - ad ordinarle di alzarsi.

    Paragone ha fatto 1.600.000 (7% di share). In seconda serata faceva 14% in gennaio.

    Credo che la risposta della gente ci sia.
    Occorre la scintilla giusta.

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  5. Si vabbè ma che vi aspettavate da "l'ultima parola"?E' come chiedere il parere ad Emilio Fede...

    Yung yung

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  6. Ma stiamo scherzando? Gliel'ha detto Sgarbi,come vi permettete di controbattere?

    Fred

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  7. Post interessante, solo un piccolo appunto: JFK in quanto cattolico di origine irlandese non si può definire rampollo dell'America WASP cioè bianca anglosassone e protestante..anzi credo sia stato il primo presidente cattolico degli USA

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