venerdì 23 settembre 2011

Bondage e crisi economica: due rovesci della stessa identica medaglia. A Bologna, l'Arci attaccata perchè sceglie la cultura.

di Sergio Di Cori Modigliani


Ricorderete qualche giorno fa (credo non siano trascorse neppure due settimane) che una giovane donna, appena 24 anni di età, è rimasta uccisa per asfissia, nel corso di un cosiddetto “gioco erotico” nel garage del luogo dove lei lavorava. Per qualche giorno, essendo venuta alla ribalta la moda del bondage, se n’era parlato su tutti i media. Più d’una persona mi aveva scritto spiegandomi che trovava scorretto l’uso improprio da parte mia del termine “moda”, considerato “politicamente scorretto”, perché si trattava piuttosto di “scelta di stile di vita”. A suo tempo, io avevo scelto di lasciar perdere e non rispondere, nonostante avessi davvero molte cose da dire in proposito.

La cronaca dell’attualità fornisce oggi un nuovo spunto di riflessione.
Qui di seguito, in copia e incolla, allego un succinto brano estrapolato dalla redazione Emila-Romagna del quotidiano la Repubblica in relazione alla chiusura di un club –sotto l’egida dell’Arci-  che a Bologna per diverso tempo andava per la maggiore, il “Decadence”.
Come a dire: il nome è già tutto un programma.
                                                        Il Decadence contro la chiusura
"Anche noi siamo poesia e cultura"
Le serate fetish e sadomaso al New Millennium "Decadence" potrebbero essere cancellate. "Ma siamo una vetrina per artisti dell'underground, dal cinema alla moda. Speriamo non sia una discriminazione verso chi ha gusti non conformi alle regole"
Via le serate "maledette", via il fetish e il sadomaso, a favore di musica dal vivo (e toni più sobri): l'Arci vuole chiudere le serate del Decadence, faro per la cultura bondage e dintorni, al New Millennium di via Riva Reno. Ma fioccano le proteste: prima su Facebook, dove è nata una petizione online; poi da parte degli stessi organizzatori di quelle notti.

Il promotore di questo club, certo Carlo Valentine, ha diramato un comunicato che è il seguente: "Nell'arco di sei anni l'Arci di Bologna ha sempre apprezzato e sostenuto il Decadence mentre oggi stranamente, con l'arrivo del nuovo presidente, abbiamo l'impressione che l'Arci stia vivendo un periodo di normalizzazione. Si intende sospendere il nostro appuntamento a favore di eventi che puntano sulla musica dal vivo, la poesia e la cultura ".

La nota prosegue nel consueto modo al quale ci hanno abituato gli italiani: trasformare qualsivoglia evento in una diatriba politica, presentando se stessi come vittime di un complotto ordito da oppositori che hanno un nascosto disegno politico sotterraneo (la magistratura comunista che insegue Berlusconi –secondo lui-; la fine della democrazia e la comparsa del fascismo perché non si può neppure organizzare una gita in bicicletta senza essere aggrediti –secondo Bossi-; l’amore della sinistra per lo stato di polizia dato che pretendono d mandare in galera Milanese –secondo Cicchitto; il tentativo di gettare del fango sulla politica del PD da parte di occulti nemici e occulte manovre in relazione allo scandalo Penati –secondo Bersani) e così via dicendo. L’elenco, purtroppo è infinito.
Si chiamano a raccolta i propri tifosi e si ordina loro di organizzare petizioni, cortei, manifestazioni, raccolta di firme, collette di soldi, sovvenzioni pubbliche, ecc.,ecc.

In questo caso siamo in presenza di un paradosso surreale che definire sconcertante è dir poco.

I fatti:

Per diverso periodo, l’Arci di Bologna ha gestito un club che era un centro di incontri sessuali aperto al pubblico, che ruotava intorno al gusto e alla pratica del bondage e del sado/maso. Migliaia di iscritti. Nessuna sorpresa e nessun problema. Ciascuno ha i propri gusti, questo è il bello del mondo variegato, libero e aperto. Il luogo si chiama “Decadence” e ha come fine quello di fare soldi, il che va benissimo. Infatti, negli anni hanno ottenuto un notevole consenso e profitto –addirittura avvalendosi di lucrose sovvenzioni pubbliche- offrendo come prodotto la possibilità di incontrarsi insieme per praticare la propria sessualità in maniera libera. Ad un certo punto, anche in virtù di ciò che è accaduto a Roma, la direzione ha scelto, invece “di occuparsi di cultura”, ricordandosi –all’improvviso- che quello specifico circolo Arci era in realtà una associazione culturale, che era sponsorizzata dall’ufficio della cultura del PD della provincia di Bologna, e che riceveva delle sovvenzioni in quanto era stato identificato come “luogo di produzione culturale di eventi d’arte”.
A questo punto una levata di scudi.
E’ stata invocata “l’odiens” (abbiamo avuto un enorme successo) e fin qui, ok.
E’ stata invocata la “voglia di stare insieme in maniera diversa” anche qui ok doppio ok.

Ma poi, punti da italiota italianità, i gestori hanno cominciato a sostenere che “si tratta di una censura da parte dell’Arci che vuole chiudere un luogo dove si incontra chi ha un’idea diversa della normalità perché noi siamo cultura, veicoliamo la cultura underground alternativa…” ecc.,ecc.

Alternativa a che? Alternativa a chi?

Visto che in quell’associazione culturale si trascorrono le stesse identiche serate che si possono trascorrere ad Arcore insieme al premier, quale sarebbe l'alternativa?
Con la variante che al club “Decadence” si paga, ad Arcore, invece, si è pagati.

Quale sarebbe l’alternativa visto che si tratta pur sempre di: (cito nell’ordine dal programma che viene offerto come “modello culturale”): “role playing –poliziotte, infermiere, studentesse delle scuole inferiori-  pole dance, sado/maso, teoria e pratica del bondage, travestitismo, golden shower, fisting, role playing di umiliazione” ecc.,ecc.

A me sembra il modo usuale in cui –sulla base di ciò che tutti abbiamo letto fino alla nausea su tutti i quotidiani- fanno Fabrizio Corona, Belen, Emilio Fede, Lele Mora, Tarantini, e il nostro premier accusato con dileggio di essere un maiale dalle stesse IDENTICHE persone che per anni hanno finanziato quest’associazione “culturale”.
Se non altro, Berlusconi e tanto meno Emilio Fede o Tarantini, hanno mai preteso di considerare se stessi come degli “operatori culturali” .
Alternativi a chi? Alternativi a che cosa?
Visto che la norma italiana è diventata questa?

“C’era la voglia esplosiva di replicare le notti di Arcore, con il gusto di farlo tutti insieme” racconta Marilena Bovi, una inconsapevole quanto ingenua bolognese piddina, membro del club “con l’aggiunta del fatto che era diventata a Bologna un fatto, praticamente istituzionale; era il posto trendy dove andare per non essere poi socialmente isolata, come dire: quasi un obbligo per non sentirsi stupide”.

Quindi “la norma”.

Mentre viene presentata come disdicevole e malvagia l’idea improvvisa di usare le sovvenzioni della Regione Emilia-Romagna deputate alla diffusione della cultura per modificare il programma del luogo occupandosi di arte, poesia, letteratura, musica.

Il paradosso surreale è il seguente: la norma berlusconiana di vita che il PD contesta, diventa cultura alternativa quando il PD la promuove e ci fa soldi sopra.
La realtà, invece è che, avvicinandosi a rapidi passi la messa in pratica della strategia elettorale, il PD ha bisogno di cominciare a darsi una riverniciata moralista.
In questo senso, la protesta sarebbe lecita, se dichiarata per ciò che è.

Diventa del tutto illecita, quando viene identificata come “lotta contro la libertà” il fatto che l’Arci cultura scelga di occuparsi, per l’appunto di “cultura”.

Oggi, la vera “contro-cultura” è lo studio della Natura umana scritta da David Hume o la recitazione delle splendide liriche di Salvatore Quasimodo o uno spettacolo di danza moderna e contemporanea dove alle ballerine è richiesta la perfezione tecnica nell’uso dei loro arti inferiori e non soltanto l’apertura delle gambe per offrire uno spettacolo ai voyeur.

Oggi la “cultura alternativa” è la competenza tecnica, l’erudizione, la conoscenza di una disciplina che presuppone lo studio, l’applicazione, l’esperienza, il merito.

Il club “Decadence” è la norma: è il bunga bunga dei poveri provinciali che non avendo avuto la fortuna (secondo loro) né l’occasione (secondo loro) né la possibilità (secondo loro) di poter andare ad Arcore a divertirsi e portare a casa diverse migliaia di euro al nero, si accontentano di votare PD e iscriversi all’Arci a condizione però che offrano lo stesso identico prodotto.

Questo era ed è il club “Decadence”: la norma di chi ama la dolcevitola.
E spinge Berlusconi a sostenere che lui è oggetto di invidia, non di disprezzo.
In questo caso, non si può dargli torto.

Attaccare la direzione culturale dell’Arci in Emilia perché ha “osato” spostare il programma da danze sporcaccione a recital di poesie, da balletti erotici a danza moderna e dal  bondage a una conferenza di filosofia con Massimo Cacciari sul “significato odierno della relazionalità sessuale” è l’affermazione di una surrealtà delirante.

Tanto più, e tanto peggio, se poi si arriva al punto di presentarsi come vittime di un complotto fascista e di una persecuzione perché “Decadence è cultura, il bondage è cultura”.
No.
Il “bondage” non è cultura.

Il bondage è una moda arrivata con quindici anni di ritardo dagli Usa dove è scomparsa dal mercato intorno al 2003. La campana a morto per il bondage l’ha suonata la più lucida e intelligente intellettuale femminista americana, Camille Paglia, quando sul New York Times scrisse: “dovevano morire asfissiati quattro maschi importanti, prima che ci rendessimo conto della ignobile moda del bondage che altro non è che una variante del consueto processo di schiavizzazione e di umiliazione della sessualità femminile….come essere umano piango i loro decessi…con l’augurio che possano servire a qualcosa..ma non posso non sottolineare che soltanto oggi la materia viene trattata per quello che è perché la moda è diventata unisex e a morire, adesso, sono i maschi, dopo che per una decina di anni abbiamo visto morire soffocate centinaia di giovani donne sotto la perfida scure dell’agghiacciante falso ideologico che si stava insegnando loro ad avere un orgasmo”.

Da quel momento (era il febbraio del 2003) il bondage in Usa, Gran Bretagna, la liberissima Olanda e tutta la Scandinavia, è stato rubricato tra le “perversioni per banchieri, uomini politici di alto livello e sottoproletariato disperato e disoccupato” (definizione dell’Istituto di Sessuologia dell’Università di Arnheim, Olanda) e viene considerata per ciò che è: una incorporazione collettiva di una concezione medioevale neo-colonialista della sessualità.

Convincere le giovani donne che legandole come un salame e appendendole come un prosciutto a un gancio, dopo averle imbavagliate perché non parlino, vuol dire “consentire loro di avere accesso a una esperienza orgasmica di altissimo livello” (così si esprime Soter Mulè, l’ingegnere responsabile della morte di quella ragazza, considerato un “esperto” nonché membro di sedicenti avanguardie culturali) sono consuetudini che forse possono essere vendute e spacciate come “cultura” a Emilio Fede.

Non a me.

Non a un libertario.

E di sicuro mai a nessun maschio sessualmente libero.

Nella realtà NON paradossale e nella realtà NON surreale, qualunque maschio adulto, dotato di un minimo di esperienza, gusto, sensibilità, sa dentro di sé che il profondo e magico mistero dell’orgasmo femminile si identifica in una femmina che quando viene canta o ride o urla o parla o mugugna, che quando viene si agita con le sue membra perché si sente libera non perché si sente imbavagliata, che quando raggiunge lo spasmo dell’orgasmo lo vive come un momento di libertà e di espressione del suo sé, non come un ennesimo legaccio oppressivo che le impedisce di muoversi.

La ricerca di un orgasmo attraverso la strozzatura è il rispecchiamento –nella dimensione della libera sessualità- dello strozzinaggio praticato dalle banche private sull’economia statale in Europa e in Usa in questo momento storico.

Volere un orgasmo sentendosi strozzati vuol dire innamorarsi del default.
E’ ciò che vuole il sistema perverso dei banchieri avidi, che il bondage lo adorano.
Non a caso è lo sport più diffuso tra presidenti di banche e di multinazionali.
Così come lo adorano gli spacciatori di cocaina e i poveri repressi complessati che non avendo la possibilità di poter esprimere la loro misoginia si sono inventati questa moda per poter esercitare una modalità di schiavizzazione compensativa, addirittura di moda e, da quanto apprendiamo dall’Arci di Bologna, perfino “colta e politicamente corretta”.

Il sesso si sa, è un gran mistero. Ed è la più variegata e variopinta dimensione della vita adulta: ce n’è per tutti i gusti.

Ma i gusti delle persone libere hanno qualcosa in comune, pur nella loro diversità: vivono l’erotismo come una forma di conoscenza evolutiva nel territorio della libertà sensoriale.
E mai, ma davvero mai, come manifestazione clownesca di una volontà schiavistica.
E’ una fantasia proiettiva dei banchieri.

Ci tenevo a comunicare in questo modo il mio necrologio di oggi nel ricordare, 72 anni dopo, la scomparsa dello scienziato che –per primo- ha dato accesso al riconoscimento del libero orgasmo al mondo femminile, al di fuori della schiavitù.
Soprattutto, contro la schiavitù.
Contro ogni forma di schiavitù.
Una femmina imbavagliata, legata come un salame, appesa a un gancio da macellaio, non potrà mai, ma proprio mai, essere il vessillo e il simbolo di una qualunque forma di libertà. Mai.

Il 23 settembre del 1939, moriva a Londra, in esilio, il prof. Siegmund Freud. In memoriam.

Che riposi in pace il sonno dei Giusti.

E grazie per averci aperto la porta verso i misteri dell’inconscio..

9 commenti:

  1. Ok ma come cavolo si fa da uomo a "godere" sessualmente senza manco lontanamente pensare alla tua partner?
    Ma cazzarola,dico io,è mai possibile che per eccitarsi uno debba vedere soffrire una donna?E poi che cavolo di eccitazione sarebbe mai questa?Personalmente se vedo una persona o un animale soffrire,il mio istinto è quello di liberarli dalle sofferenze,non di assistere eccitato ad una cosa che più che uno spettacolo definirei un incubo.Ho parlato con qualcuna che non nasconde che qualche volta si farebbe bendare o legare dolcemente qualche braccio o qualche gamba (permettendo al sangue di circolare,OVVIO!) avendo sempre la possibilità di fermare il gioco (ANCORA PIU' OVVIO!) ma non mi è MAI capitato di parlare con una donna che sogna di farsi appendere o peggio ancora,di farsi strangolare,per me questa gente che gode vedendo una donna torturata è potenzialmente molto pericolosa,ci vedo qualche affinità con i serial killer.

    GEORG

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  2. @Georg..sono d'accordo, neanche io ne ho mai conosciuto nessuna così (secondo me non esistono)....vengono convinte da questi dementi mascalzoni che approfittano di parole tipo "sessoestremo" "avanguardia" "alternativa" "orgasmo libero" ecc.,ecc, per irretire delle giovani ragazze ingenue facendo credere loro che stanno partecipando ad un "evento culturale".

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  3. Questa del circolo Arci che fa bondage culturale me la segno.
    Non che mi stupisca, eh?
    Il Pd (cioè il P.C.I., il Pds, ect) non ha mai capito molto delle donne né del femminismo.
    Nemmeno le donne del Pd, a dire il vero, sono mai state dei gran riferimenti culturali per le donne italiane.
    Il sesso non credo sia materia da "compagni", al più da compagnia della briscola.
    Che ti vuoi aspettare da persone così? Che sappiano guidare un paese meglio di B?Sono ancora lì a chiedersi se Vendola è presentabile con l'orecchino o se un omosessuale possa candidarsi alla Presidenza del Consiglio.
    Il Circolo Arci che fa bondage culturale...Tzsk!

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  4. Il vero problema sono i piddini alla D'Alema,Bindi,Fioroni ecc...

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  5. Il sesso, come diceva qualcuno autorevolmente, è un mistero soggettivo per cui ci sono persone che godono mangiando escrementi e noi tutti vomitiamo al solo pensiero... Dunque non credo d'essere originale ricordando che certe pratiche che alcuni considerano raccapriccianti, siano pre altri (ed altre) una raffinatezza. Io stesso, pur non avendo mai praticato, seguendo dei films a soggetto, mi rendo conto del fascino estetico che la cosa potrebbe avere, magari senza necessariamente eccitare in maniera specifica. Detto questo, tutto quello che non è reato si può fare o lasciar fare, senza stare a commentare scioccamente. Astraiamoci un attimo e "facciamo" i Marziani. Anke la copula, per un marziano sarebbe stravagante, umiliante e deviante.... :-)

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  6. E' permesso? arrivo qui da Renata, e per il secondo post. Questo mi sembra perfetto, e lo condivido in tutto, a parte le ultime frasi dedicate al dottor Freud, che era misogino la sua parte, non diversamente che il suo contraltare Jung; ma erano altri tempi, e delle donne ancora potevano parlare soltanto gli uomini con l'aspettativa di essere ascoltati: più tardi il pensiero femminista ne ha fatto polpette, di tutto ciò che essi dicevano sulle donne. Per quanto riguarda il fare o lasciar fare ciò che non è reato, che vuol dire? Che io non posso esprimermi contro qualcosa che ritengo orrido e nocivo e mistificante etc. etc. soltanto perché non è reato? Allora non dovremmo prendere posizione su quasi niente. Chi vuole farsi legare come un salame lo faccia pure, ma io continuerò a dire quel che penso che sia.

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  7. Guarda, io in quel posto non ci ho mai messo piede ma, conoscendo l'ambiente, posso diriti difficilmente ho letto qualcosa di più superficiale in vita mia di quello che hai scritto tu. Che c'entra quello che facevano al decadence con le serate di Arcore, lo sai solo tu, o meglio, non lo sai proprio. Pur partendo da una totale evidente non conoscenza dell'argomento, quantomeno avresti potuto cogliere una differenza abissale (non che sia l'unica, eh): e cioè che le serate al "Decadence" sono popolari, aperte a tutti quelli che siano attratti da questo tipo di situazioni, le serate di Arcore sono prerogativa di un miliardario annoiato e della sua corte. Vuoi un'altra differenza? Eventi come quello del Decadence si trovano in moltissime città d'Europa e non solo (Londra, Amsterdam, Berlino etc), mentre quelle altre serate sono una anomalia italiana (purtroppo).

    Sai secondo me qual'è la verità? Che dopo l'episodio avvenuto a Roma è venuta la strizza e così l'ARCI ha deciso di cancellare le serate, magari temendo il bis. Legittimo e comprensibile, intendiamoci, a differenza di certe sparate senza fondamento.

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  8. @anonimo 02.34...la mia argomentazione è molto chiara (questo almeno pensavo, evidentemente mi sono sbagliato); era una critica politico/sociale...il PD gestisce attraverso l'ARCI un luogo che chiama "Decadence" e poi attacca pubblicamente la "decadenza della società"; è come attaccare le banche aprendo un circolo che si chiama "viva la tecnocrazia"...quel circolo è una manifestazione piccolo-borghese dove si fanno sfogare i provinciali della sezione "vorrei ma non posso" cioè tutti quelli che il premier (ahimè, qui ha perfettamente ragione)indica come "invidiosi", quelli che vorrebbero stare nei suoi panni, quelle che vorrebbero stare nei panni delle olgettine. Non essendo stati invitati, si sfogano in un club riproponendo lo stesso identic stile di vita che sostengono di combattere.......l'Arci ha cambiato il programma non per via dell'incidente, bensì perchè si è sviluppata una domanda diversa: qualcosa di più del consueto spettacolo voyeuristico pecoreccio offerto da Italia 1 e da Canale 5 e da Rete 4......

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  9. Il tuo discorso continua a non convincermi. Mi pare che tu non conosca per nulla quell'ambiente per cui non capisco su quali basi tu possa affermare che il Decadence era "una manifestazione piccolo-borghese dove si fanno sfogare i provinciali della sezione "vorrei ma non posso" cioè tutti quelli che il premier (ahimè, qui ha perfettamente ragione)indica come "invidiosi"". Conosci una parte (anche minoritaria) delle persone che frequentavano il Decadence? Mi pare di capire che no, quindi, come puoi liquidarli in blocco con tanta nonchalance? Io invece l'ambiente lo conosco (e anche qualche frequentatore) e ti assicuro che con il bunga bunga non c'entra per nulla sotto nessun aspetto, da quello politico (l'ambiente è prevalentemente di sinistra) a quello sessuale, alla provenienza dei frequentatori (olgettine non ne ho mai viste), allo stile etc..

    Per quanto riguarda le ragioni per cui l'ARCI ha cambiato idea, è materia di interpretazione, però, a meno di non avere perso qualcosa, mi pare certo che esso è avvenuto (guarda caso, dico io) poco dopo il fatto di Roma.

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