mercoledì 10 agosto 2011

L'estrema destra e la sinistra imbecille hanno dato già l'America per spacciata

di Sergio Di Cori Modigliani


Mi dispiace per gli zombie rimbecilliti –tanti, troppi- che si annidano all’interno della sinistra democratica italiana e che in questi giorni esultano, travolti dalla faziosità cieca del loro anti-americanismo militante, annunciando con la voce tronfia il crollo dell’impero americano e la scomparsa del modello americano di interpretazione dell’esistenza; mi dispiace davvero essere costretto a dar loro una tragica notizia.
“La fine di Obama: scompare e tramonta per sempre l’impero americano”, così titolava ieri il settimanale della sinistra libertaria (sign doppio sigh triplo sigh!!!!) “Il fatto” diretto da Piero Sansonetti, uno che nel 1968 era a favore dell’invasione sovietica in Cecoslovacchia. Coadiuvato dallo zombie arci-chic Diliberto che ci ha tenuto subito a propinarci una pillola di competenza economica “l’America non esiste più: è necessario sederci intorno a un tavolo e rivedere il mondo senza di loro” (dichiarazione da autentico psicolabile offerta in data 9 agosto 2011) gran parte della sinistra italiana è andata a finire nella stessa stanza per cretini insieme all’estrema destra conservatrice rimbecillita che in questi ultimi dieci mesi ha appoggiato, in Italia, il movimento dei cosiddetti “tea-party”, una lobby al servizio delle banche e delle multinazionali il cui unico obiettivo consisteva nel produrre il risultato che gloriosamente hanno ottenuto oggi.

”L’America ha dimostrato come i repubblicani conservatori siano stati in grado di mettere una parola fine allo spreco di risorse pubbliche fermando il presidente; faremo la stessa cosa in Italia” dichiarazione di sublime lungimiranza propinataci dall’attuale Ministro della Difesa in carica, Ignazio La Russa, in data 3 agosto 2011.
Non si può non menzionare la geniale intuizione di quel capolavoro di democrazia liberale che risponde al nome di Umberto Bossi, il quale, a Pontida, tra un delirio e l’altro, ebbe a dire, neppure un mese fa, “stiamo qui a pagare una crisi che non è nostra; noi non c’entriamo niente, l’Italia va bene ed è sana, noi stiamo a posto: Wall Street e le banche di New York ci vogliono schiacciare all’angolo ma noi rispondiamo loro. Padania Libera”.
Una impagabile lezione di economia pragmatica.

E così Santanchè, La Russa, Gasparri, Sansonetti, Bossi sr. E Bossi jr. Diliberto, il comunista italiano Rizzo, sono finiti insieme nello stesso stanzone: un’ampia abitazione che accoglie il ciarpame intellettuale di autentici residuati bellici. Tutti insieme uniti nel loro delirio nel nome dell’antiamericanismo d’accatto.
Dagli Usa arriva per tutti questi zombie una tragica notizia: l’America è viva più che mai.
Ecco perché.
Non vi è dubbio che stanno affrontando una crisi economica. E’ innegabile.
Non vi è dubbio che stanno affrontando delle enormi contraddizioni e conflitti. E’ indiscutibile.
Ma nelle ultime 48 ore, alla Casa Bianca sono arrivati circa 6 milioni di e-mail provenienti da cittadini lavoratori, imprenditori, soggetti attivi, contribuenti NON evasori, che chiedono esattamente la cosa opposta di ciò che chiedono gli italiani al proprio governo: “che cosa possiamo e dobbiamo fare per riprenderci? Come posiamo contribuire al recupero dell’orgoglio nazionale?”.
Perché loro hanno una leadership competente e meritevole.
Perché loro, (Obama & Co.) stanno lì, sulla linea del fronte, a combattere la battaglia che gli italiani non hanno voluto combattere: quella contro la finanza selvaggia, quella contro il rifiuto costante delle grandi banche per tassare le rendite finanziarie dei grandi gruppi e delle grandi famiglie e dei ceti privilegiati, quella contro un liberismo selvaggio che ha chiesto, preteso, e ottenuto, di non essere controllato dagli stati per poter fare affari sporchi insieme alla criminalità disorganizzata nel mondo, senza dover rispondere più a parametri sociali, leggi, norme, codici di comportamento etico, moralità condivisa da tutti e per tutti.
Hanno voluto un mondo senza valori. L'hanno ottenuto.

L'America è stato il sogno realizzato di Voltaire e di Rousseau.
Perché l’America è stata la nostra palestra europea, laboratorio di sperimentazioni esistenziali e creative che hanno spinto il resto del mondo occidentale a evolversi, ad aprirsi al nuovo.

Quando, alle ore 23 del 7 dicembre 1941, un messo militare consegnò il rapporto definitivo nelle mani del comandante in capo dell’esercito nipponico, ammiraglio Yamamoto –obbligato a eseguire l’ordine voluto dall’imperatore Hiro Hito- nel quale si annunciava l’esito trionfante dell’attacco aereo alla base navale statunitense di Pearl Harbour nel Pacifico, il generale commentò “abbiamo risvegliato un gigante addormentato”.
La Storia gli ha dato ragione.

E’ ciò che hanno fatto i repubblicani e l’estrema destra statunitense, appoggiate dalla destra europea, con la Pearl Harbour del 2011: l’affossamento dell’economia occidentale al fine di salvaguardare le rendite finanziarie dei grossi gruppi bancari legati alle società petrolifere arabo/texane.

Ma hanno risvegliato lo spirito democratico delle decine di milioni di persone che in Usa lavorano, faticano, inventano, producono salvaguardando le libertà civili.
Cantano vittoria, oggi, quelli della destra estrema, e della sinistra becera. Ma è una vittoria di Pirro.
E’ la Pearl Harbour post-moderna.
La guerra è appena iniziata.
Ne vedremo delle belle, con esiti insospettabili.
Impensabili fino a qualche mese fa.
Ci attendono momenti duri, durissimi. Non vi è dubbio. Gli italiani –accecati e assorditi dal rimbecillimento operato dal Caimano,  dallo zombie Bersani e da tutti gli altri al seguito- poco a poco, nei prossimi giorni, una volta abbandonati gli ombrelloni, i drinks e il sollievo cercato alla calura, si troveranno di fronte alla realtà.
E la dovremo affrontare, che ci piaccia o meno.
E’ ciò che l’America sta facendo già da molto tempo, ancora una volta all’avanguardia, in anticipo sui tempi e sull’Europa che –ignava, avida e furba- si è chiamata “politicamente” fuori dallo scontro tra estrema destra statunitense e Obama & Co. pensando e sperando (idioti traditori) di trarne un vantaggio speculativo internazionale. E invece la destra occidentale, al gran completo, nel nome del liberismo finanziario anarchico, sta trascinando alla rovina l’economia planetaria.
L’America ha inventato la cultura pop.
E questa è una micidiale guerra pop.
Finirà, dunque, per vincerla.

In questo momento in cui nessuno è in grado di poter azzardare delle previsioni, è però possibile, auspicabile, e necessario, chiarire le proprie posizioni e spiegare come stanno le cose sul serio senza più maschere.
Personalmente mi schiero dalla parte dell’America democratica, la preferisco di gran lunga alla sbiadita Europa, ormai immemore di sé, e al cinismo schiavista della Cina.
Mi fido di Obama e dello spirito americano.

Volevo condividere con i miei lettori il mio viscerale disgusto nell’aver ascoltato, per radio, oggi, i trionfalistici comunicati della sinistra e della destra italiana –insieme appaiati nell’entusiasmo iconoclasta- nel presentare una realtà come se già fosse quella del “dopo America” (l’espressione è della nuova accoppiata di imbecilli Sansonetti/Diliberto) condita dall’altra accoppiata Bossi/Cicchitto (due campioni dell’economia mondiale) che hanno interpretato questio momento come “l’Italia è al centro di una speculazione scatenata dall’America”.

Le informazioni quotidiane che ricevo dai miei amici bloggers statunitensi mi parlano di una nazione piena di preoccupazione, questo sì, ma di enorme entusiasmo lavorativo. Si stanno rimboccando tutti, eccome, le maniche. Si dannano per inventare una realtà alternativa.
Perché loro credono in se stessi. Perché  loro credono nel loro futuro.

Nel sintetizzare lo spirito americano, basti la frase rilasciata in un’intervista da un grandissimo produttore di Hollywood a CNN. Alla domanda: “Ma lei non pensa che di qui a un anno il sistema economico sarà esploso e il mondo al quale noi eravamo abituati non esisterà più?” Jerry Katzenfeld  ha riposto nel seguente modo:
“Ma è matta? Io a giugno del 2012 ho tre film in uscita. Non penserà mica che io ci voglia rimettere!”

That’s America.


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