mercoledì 18 aprile 2012

Innamorarsi dell'Italia: è la parola d'ordine. Per ritrovare la Passione Civile.


di Sergio Di Cori Modigliani


“L’Italia è sfatta. Adesso dobbiamo disfare gli italiani”.

Questa frase non la troverete in nessun sito. Per la semplice ragione che nessuno l’ha pronunciata. Forse, non sanno neppure che lo stanno pensando.
L’ho inventata io, come sintesi agghiacciante, e paradigma costitutivo, della nuova nazione voluta, costruita e lanciata verso la sua disintegrazione dal suo ideatore, il ragionier Mario Monti, con il paradossale titolo di “decreto salva-Italia”.
Ci stanno truffando.
La modifica della costituzione che istituisce il pareggio di bilancio, con il voto al senato, votato da tutti i gruppi parlamentari con l’unica, nobile, eccezione dell’Italia de Valori, di fatto decreta l’inizio del processo in atto di de-industrializzazione del paese, con la prospettiva di inquietanti situazioni di perdurante disagio sociale.
Perché questa è la realtà oggettiva, oggi, nel nostro paese.
Maledetti!
Combattere l’attuale stato di cose è possibile, fintantoché si ha fiato è sempre possibile combattere, se si ha coraggio, creatività, ma si è soprattutto alimentati da una profonda passione civile.
La Politica non basta. Tantomeno in una nazione pullulante di mascalzoni e malfattori, liberati nello squallore delle loro bulimiche fantasie piccolo-borghesi da un’idea di nazione voluta dal sultano di Arcore, con la compiacenza collusiva di tutti coloro che negli ultimi vent’anni –pur avendone avuta la possibilità- hanno scelto di non interrompere quel meccanismo, di non porre un freno alla deriva culturale e all’annichilimento dell’intelligenza e della diffusione del Sapere, nel nome di un reddito garantito per sé, la propria famiglia, i propri amici, il proprio clan, il proprio gruppo, la propria consorteria, il partito di appartenenza.
La passione civile è come l’innamoramento, che appartiene a un territorio dell’emotività interiore civica che non ha nulla a che spartire con l’osceno celodurismo di marca leghista.
Nessun uomo innamorato al mondo, a meno che non sia un totale demente, penserebbe mai “ce l’ho duro” all’idea della persona eletta come oggetto della propria libido d’amore. Per quanto bella e attraente possa essere lei ai propri occhi. Perché in quel caso è il cuore ad alimentare l’erotismo e viceversa.

Dove pulsa il vostro cuore di italiani?
Diventare dei combattenti italiani al fine di abbattere la dittatura dell’oligarchia finanziaria sovra-nazionale, vuol dire, prima di ogni altra cosa, coltivare lo spazio di libertà mentale interna, di ritrovato binario culturale e di pulizia spirituale necessaria, per potersi sentire (di nuovo o per la prima volta) “innamorati dell’Italia”.
E quando si è innamorati, si diventa ossessivi.
E non ci si ferma, non ci si distrae, si diventa possessivi, gelosi, attenti, rigorosi, e se qualcuno –per caso- osa essere men che rispettoso o addirittura aggressivo con l’oggetto fisico depositario del nostro innamoramento, anche il più pàvido e mollo si trasforma con sua grande meraviglia in uno splendido e incorruttibile combattente esistenziale.

La Passione Civile, così come l’innamoramento per l’altro da sé, non la si può insegnare. Chi la sente, o l’ha mai sentita, sa che nasce magari per un caso, o per induzione, o magari financo per emulazione; perché se ci si ritrova in un ambiente in cui si è testimoni di tanta gente innamorata intorno a sé, si è inevitabilmente spinti a voler provare quelle sensazioni e quindi ci si apre, ci si libera, ci si mette nella condizione emotiva di essere disponibile.

La Passione Civile non la si cerca. La si trova.
Ma la si può coltivare.
A questo serve l’educazione civica.
Questo è il còmpito della Cultura in un paese civile e progredito.
E valga per tutti l’esempio del compianto maestro Pier Paolo Pasolini, che quarant’anni fa si assunse la responsabilità di tradurre in passione costante e quotidiana la Politica, allora presentata con la volgare dicitura di “schieramento” ideologico, destra o sinistra che fosse.

Questo è il motivo per cui negli ultimi giorni ho scelto apposta di informare i miei lettori su ciò che sta accadendo in Argentina. Per spingerci a una emulazione, e magari, una volta tanto, uscir fuori dalla nostra prosopopea europea, dal nostro complesso di superiorità di razzisti colonialisti che hanno da sempre pensato che il modello di riferimento dovesse essere o la Germania, o l’Urss, o l’Inghilterra o gli Usa, a seconda del proprio schieramento ideologico; e magari, una volta tanto, pensare che si può anche incorporare una lezione da un paese che appartiene al cosiddetto “Secondo Mondo economico”.
Non volevo affatto spingerci a “copiare” quel modello, proprio no. Una nazione molto diversa, con una diversa struttura, una sua ricchezza (sia naturale che politica che culturale) distinta dalla nostra, ma con alcune similitudini etnico-psicologiche molto forti. E non è un caso. E’ la nazione al mondo dove, negli ultimi 100 anni si è concentrato il maggior numero di italiani emigrati all’estero, il 64% del totale.
Perfino Lionel Messi è italiano. Il suo bisnonno faceva il pescatore a Camogli, e quando aveva sei anni (ed era già innamorato del pallone) tifava per il Genoa. Con un candore insospettabile, due mesi fa raccontava alla televisione catalana i discorsi di suo nonno e spiegava che forse la totale disinvoltura naturale del suo essere totalmente identificato con la squadra del Barcellona, consiste nel fatto che hanno la stessa identica divisa del Genoa. Nella sua camera da letto, appesa al muro, quando era piccolo, c’era incorniciata una maglietta rossoblu, portata in un fagotto da Marcello Messi quando nel 1925 emigrò a Buenos Aires dalla mai dimenticata Liguria.

Perché gli argentini coltivano la Passione Civile da sempre. E’ l’innamoramento più forte che provano, ancora più potente che per il calcio o per il tango o per le donne o per la bistecca o per la letteratura, gli altri amori collettivi.
“E’ la nostra autentica pelle nazionale. E’ per questo che siamo condannati, nella Storia, a subìre continui colpi di stato militari. Quando la Passione Civile colpisce il paese, scatta il febbricitante contagio e non lo si ferma più. O si dà al popolo ciò che vuole oppure bisogna schierare i carri armati e annientarli fisicamente”. Così, alla televisione inglese, nel 1986, il grande scrittore Jorge Luis Borges cercava di spiegare agli europei come funzionasse l’immaginario collettivo del suo paese.

E noi?

Non si costruisce l’opposizione con le cifre.
Non si batte l’oligarchia finanziaria che vuole impossessarsi dei gioielli della nazione contestando sciocchezze irrilevanti.
Non si abbatte la dittatura dell’ignoranza accontentandosi di farsi quattro risate grazie al peraltro eccellente Crozza o magari esaltandosi per le esternazioni del tribuno Grillo o le simpatiche imitazioni della Guzzanti e della Dandini. Non a caso tutti comici.

Io voglio vivere la tragedia che caratterizza le grandi passioni civili.
Non ho più voglia di ridere perché l’avvocato di Belsito telefona alla finanza e dice che “per caso abbiamo trovato una borsa con dentro 11 lingotti d’oro, il mio cliente si era dimenticato di guardarci dentro”.  Chi ha voglia di seguitare a riderci su, ha scelto di rinunciare all’innamoramento. E’ come far finta di niente se un passante tocca il culo al vostro amore ed esclama “bella gnocca la tua morosa” e poi se ne va fischiettando.
Vi mettereste a ridere?
Non vi sentireste un mollusco rinunciando a una reazione decorosa?

Io non voglio sentire Mario Monti che dice il 28 febbraio “la ripresa è alle porte, l’Italia sta facendo benissimo, abbiamo salvato l’Italia” e poi in data 17 aprile ascoltare Christine Lagarde che lo protesta contestandolo dichiarando ufficialmente “Il pareggio di bilancio votato dall’Italia non ha alcun senso perché è totalmente irrealistico. L’Italia nel 2012 andrà indietro per un -2% del pil, sarà in piena recessione anche per tutto il 2013, la disoccupazione aumenterà e non vi è attualmente nessun segno né di ripresa né di sviluppo nel paese. L’Italia sta andando indietro”. Perfino i suoi capo-ufficio lo bocciano. Viene addirittura protestato dai suoi datori di lavoro.

E noi ci ridiamo su?

Io non voglio essere irresponsabilmente soddisfatto dinanzi alla beffa dopo il danno, com’è accaduto ieri, 17 aprile alle ore 18, quando l’oligarchia finanziaria sovra-nazionale che sta strozzando il paese ha scelto, consapevolmente, di comunicare con un “simbolico” molto forte la propria idea dell’istituzione del pareggio di bilancio nella costituzione della Repubblica Italiana: dieci minuti dopo la votazione, in Germania, nella sede locale della loro confindustria, la Audi comunicava di aver acquistato la celebre Ducati moto di Borgo San Panigale, nella regione Emilia-Romagna, per la cifra di 860 milioni di euro. Un anno fa valeva 1 miliardo e 456 milioni, ne avevano offerti 1 miliardo e 200 ma la proposta era stata rispedita al mittente. E’ un altro pezzo della nostra Italia che se ne va. E sento in giro anche gente contenta perché “almeno salvano gli operai”.

E’ l’inizio del disegno europeo di Mario Draghi a nome della finanza: disossare e scardinare l’intera struttura dell’industria produttiva italiana per venderla poi a prezzi di saldo al miglior offerente sul mercato. Così ragionano gli iper-liberisti alla Mario Monti.

Chissenefrega dei cortei e delle bandiere e dei collettivi, ormai è troppo tardi.

Bisogna innamorarsi dell’Italia.
E sentire agitarsi dentro di noi la Passione Civile, condizione necessaria e sufficiente per far poi scattare il meccanismo collettivo di protesta che produrrà la leadership capace di farci attraversare il guado.
Da qualche parte ci stanno.
Dovunque: a Trento come a Catania, a Savona come a Lecce, a Bologna come a Roma. Ma se non c’è dietro una furibonda spinta popolare, autentica, verace, vorace di giustizia, che reclama e pretende l’abbattimento di questa dittatura perversa e occulta, finiranno per morire d’inedia.

Il Potere e gli Alfano-Bersani-Casini sanno che riusciranno a sopravvivere senza alcun problema fintantoché non cominceranno a sentire il fiato degli innamorati sul collo.

Dipende da tutti noi.

Non si abbatte il robot Monti, accontentandosi di farsi quattro risate in allegria.

C’è poco da star allegri.

O capite che siamo dentro una tragedia sociale di portata epica, che vogliono seguitare a presentarvi come la consueta commedia degli errori, magari con spruzzate boccaccesche o bècere, a seconda delle giornate, oppure non lamentatevi domani.

Piangersi addosso è inutile e perdente.

Cominciate ad agitarvi dentro.

Preparate la vostra mente, apritevi e coltivate la Passione Civile. Gli sfoghi con faccette su facebook non bastano. Quelli, per l’appunto, sono sfoghi. E basta.
Abbiamo un unico vantaggio, ma è davvero molto molto solido.
I vari Monti & co. vanno avanti ormai attraverso falsi, bugie, conti truccati, dati finti, cifre clamorosamente false, corruttela diffusa, e non hanno alcuna passione se non la voglia di arricchirsi e servire un padrone che non fa gli interessi della nazione e quindi dei cittadini.

Davanti a un paese innamorato di sé, davanti a una nazione inferocita e consapevole di essere finita in una tragedia, basta fargli buh e scappano via a gambe levate, perché non hanno un equilibrio emotivo. Sono marci dentro, perché sanno che non stanno facendo.

Loro, sanno benissimo che stanno disfacendo.

Io mi sento e sono italiano.

E non ho nessuna intenzione di farmi disfare da Mario Monti, da Pierluigi Bersani, da Angiolino Alfano e da Pierferdinando Casini.

E oggi, davvero, non ho nessuna voglia di ridere.

Spero non l’abbiate neppure voi.
Perché io, dell’Italia sono innamorato.

E da ieri, hanno deciso, anche legalmente, di portarmela via.

12 commenti:

  1. a proposito di unica e nobile eccezione dell'IDV che non ha votato il pareggio di bilancio è bene precisare che
    “ai sì di Pdl, Pd e Terzo Polo non si sono sommati quelli di Idv e Lega, che pure avevano votato a favore nei tre precedenti passaggi al Senato e alla Camera. Addirittura Idv è stato il primo partito a presentare un ddl per il pareggio di bilancio il 24 marzo del 2011.” (fonte ANSA)

    si precisa inoltre che il populismo strombazzante dell'IDV ha allontanato anche Lidia Undiemi dal partito che ha provato a spegarglielo senza risultato:

    http://www.ilmoralista.it/2012/04/10/in-difesa-di-lidia-undiemi/

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    1. La verità oggettiva è la seguente: nel 2011 l'Idv era d'accordo. Poi, in seguito alla rivolta di alcuni deputati dell'Idv e della valanga di e-mail si è aperta una discussione. Alla fine hanno prevalso i n o. E ieri, in aula (documento ufficiale) tutti i senatori dell'Idv hanno votato contro sostenendo la necessità di applicare una politica neo-keynesiana. Ecco la lettera scritta da Felice Belisario che a suo tempo era favorevole.





      di Felice Belisario, senatore IDV -

      Ebbene sì, mi avete convinto, ci avete convinto. La valanga di mail e di commenti sui social network e sul mio blog contrari al nostro voto favorevole al pareggio di bilancio, avvenuto nelle prime tre letture in Parlamento per la modifica in Costituzione dell’articolo 81, mi hanno indotto a convocare una riunione del Gruppo Idv al Senato. Abbiamo discusso, ragionato, letto le vostre ragioni, le vostre critiche, i documenti che ci avete inviato come l’appello dei Nobel per l’economia, e alla fine abbiamo convenuto che la cosa migliore fosse votare contro in Aula per provare a non raggiungere i due terzi e consentire al popolo sovrano di esprimersi sulla questione.

      Non ci siamo riusciti perché tutti i partiti della maggioranza, con qualche isolata e personale eccezione, hanno votato a favore. Hanno votato sì in 235 (tra cui il presidente Monti, venuto apposta a votare), si sono astenuti in 34, abbiamo detto no in 11, tutti dell’Italia dei Valori.

      Mi dispiace perché immagino che, come avete fatto con me, avete inondato di proteste e di ragionamenti anche siti di altri partiti e di altri parlamentari. Ma quasi nessuno ha pensato che forse, in presenza di un movimento così ampio, contrario alla modifica dell’articolo 81, sarebbe stato meglio lasciare la parola al popolo sovrano.

      Invece l’esito del voto non ha lasciato scampo. Segno dello scollamento che esiste ormai tra Paese reale e palazzi. Noi, anche perchè un Parlamento di nominati e con tanti inquisiti non ha l’investitura morale per cambiare la Costituzione nata dalla Resistenza, ce ne siamo accorti con un po’ di ritardo, ma il nostro è stato un ravvedimento operoso.

      Intendiamoci, sono ancora convinto che la nuova formulazione non impedisce completamente politiche di tipo keynesiano (anche se le rende ben più difficili), ma quando i cittadini chiedono a gran voce di poter dire la loro, la politica deve fare un passo indietro e lasciare spazio alla democrazia diretta. Io e il mio gruppo lo abbiamo fatto, purtroppo non è bastato.

      Sono rimasto molto colpito, e con me Di Pietro quando gliene ho parlato, dai vostri argomenti e dalle vostre testimonianze. La Costituzione non può essere ispirata a meri criteri ragionieristici, specie in una fase recessiva dove sono solo gli italiani a reddito fisso a pagare le spese: lavoratori e pensionati, per non dire dei disoccupati.

      E già, nessuna lotta all’evasione fiscale, nessuna lotta alla corruzione, nessun taglio alla spesa pubblica, nessun taglio al finanziamento dei partiti. Ma intanto il Pil diminuirà nei prossimi anni e, per raggiungere il pareggio, dovremo tassare sempre i soliti, lavoratori, dipendenti e pensionati. Oppure assiteremo ai tagli del welfare e dei servizi ai cittadini.



      Tratto da: “Volevamo darvi la parola sull’articolo 81, ma non è bastato” – Felice Belisario (IDV) sul pareggio di bilancio in costituzione

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    2. Non lo sapevo, grazie Sergio della preziosissima informazione da cui emerge che, anche a posteriori, qualcuno si può sempre ravvedere, grazie ai buoni consigli dei cittadini e ai tanti blog, come il tuo, che hanno posto l'accento su un tema così importante come il pareggio di bilancio. Resta da vedere se l'IDV manterrà la propria coerenza e darà battaglia in Parlamento nella fase di approvazione della legge quadro sulla contabilità di Stato che dovrà dare attuazione alla nuova disposizione costituzionale. Spero anche che l'IDV dia ascolto a Lidia Undiemi opponendosi all'esecutività del trattato sul fondo salva stati, di cui ha parlato egregiamente F. Toscano nel link che ho postato sopra dal sito www.ilmoralista.it.
      un caro saluto

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    3. Tutto all'apparenza giusto, caro Sergio, devo dirti però che mi convince di più l'interpretazione data in questo breve articolo di cui posto il link...ciao e grazie del lavoro che fai. Tommaso Pedio

      http://vocidallestero.blogspot.de/2012/04/pareggio-bilancio-un-altro-passo-verso.html#more

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  2. Concordo su tutto quello che hai scritto! Ma non mi sento più italiano da anni! Nemmeno quando abbiamo vinto i mondiali di calcio nel 2006! Mi sento sfruttato, devalorizzato non ripagato giustamente da questa nazione.

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  3. Belisario confonde partitocrazia con politica: è la partitocrazia che deve fare un passo indietro quando la Politica (cittadini informati sui fatti) interviene senza deleghe.
    La Passione, poi, spinge l'innamorato a cercare una cura e
    la causa di una malattia che colpisce la persona cara.
    Nel nostro caso l'amatissima Italia è vittima di AVVELENAMENTO! Intossicata da denaro TOSSICO, perchè moneta
    debito di proprietà di entità private, il cosiddetto
    eurosistema (bce + banche centrali nazionali).
    Fintantochè non sarà fermato il sistema del signoraggio
    non saremo MAI sovrani nel nostro paese.
    In più, dovremmo impedire alle banche private di prestare
    ciò che non hanno (abolizione della leva finanziaria
    o eliminazione del sistema della riserva frazionaria).
    Ossia: le banche private fanno una raccolta e prestano
    ciò che ricevono o i capitali dei soci messi allo scopo.

    Sono sicuro di trovare in questo blog le attenzioni
    e le motivazioni giuste per affrontare l'origine
    dei disastri finanziari degli stati (non più) sovrani.

    Saluti
    PM

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  4. Mi sto chiedendo se fare la denuncia a Mario Monti e al Presidente Napolitano come ha fatto l'avvocato Musa. Sapete di cosa parlo vero? Lei sig. Sergio l'ha già fatta? E quanti suoi amici? Grazie

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  5. Il problema del nostro disinnamoramento della nostra beata nazione, è legato alle enormi diversità che sono presenti da territorio a territorio. Abito a Rimini, e le piadine chiuse tipo calzone per intenderci, si chiamano Cassoni. A Cesena, se gli chiedi un cassone non sanno cosa diavolo è, perché lo chiamano Crescione. Ora è un esempio banale, ma se pensate che anche sul nome del prodotto tipico romagnolo, ci sono divisioni a distanza di 20 Km, capite che l'Italia non è unita realmente, sia dal punto di vista culturale, sia dal punto di vista sociale, inteso come interazione con il prossimo. A Trento gli Italiani assomigliano ai popoli del Nord europa, a Caltanissetta assomigliano ai popoli del Sud del Mondo. Ora questo è un fattore unico, che non c'è in Argentina, o almeno non c'è una così forte disgregazione socio-culturale simile a quella italiana.

    Ma veniamo all' appello di Sergio. Garibaldi probabilmente non doveva regalare il Regno di Napoli a Vittorio Emanuele II, e ok, un federalismo sarebbe stato ottimo per l' Italia, ma purtroppo gli unici che lo proponevano, i leghisti, erano e sono improponibili.
    Quindi? L'Italia sta andando a pezzi, e noi con lei. Dobbiamo smettere di essere gli Italiani che eravamo, e rinascere in un altra forma, dobbiamo cambiarci dentro e riconoscere che il nostro vicino non è un rompicoglioni, ma un nostro fratello che sta subendo le stesse ingiustizie. Dobbiamo parlarci sinceramente e smetterla di dirci che va tutto bene. Io sono imprenditore e lo ammetto agli altri miei "colleghi imprenditori" che c'è un calo evidente e che la colpa è di questo o quello, ma non mia. Lo dico perché ho notato che gli imprenditori generalmente si vergognano di dire che va male, almeno qui nella mia zona. Cari fratelli se va male è perché ci sono persone come Monti che fanno tutto quello che vogliono mentre noi pensiamo alla prossima Nomination del grande fratello, ecc ecc. SBAGLIATO!! Il nostro unico interesse adesso e di risvegliarci, e di risvegliare le coscienze altrui. E siccome il baratro è ad un passo, e siccome Mario Monti ci sta spingendo verso il baratro dobbiamo fermarci e rimandarlo da dove è venuto... Noi eravamo un grande popolo e lo potremmo ridiventare se cominciamo a guardarci allo specchio senza vapore acqueo (frase scroccata a mio padre)
    Se gli Italiani si appassionassero alla cosa pubblica anche solo la metà di quanto si appassionano al calcio sarebbe fatta!! :-)

    Buon Risveglio A Tutti (e buona fortuna)...

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  6. La tua riflessione, caro Sergio, evidenzia molto bene lo stato d'animo di molti di noi e quindi la condivido in toto. Per passare dall'analisi alla proposta ed all'operatività ci vorrebbe un colpo di genio, un catalizzatore per accelerare il risveglio e la presa di coscienza della massa critica.

    Al punto in cui siamo, in Italia come altrove, la soluzione di questi problemi arriverà quando smetteremo di essere divisi. Sinora la cultura dominante, a partire dai tempi antichi, ha applicato sempre la stessa regola aurea "divide et impera". E continua ancora oggi, quando si parla di politica e di antipolitica, di guardie e ladri, di ricchi e poveri, stimolando la lotta fra gli umili. Ci vuole quindi un'autentica rivoluzione culturale che induca ognuno a mettere da parte le differenze manifeste per andare alla ricerca dell'essenza che è comune a tutti. Solo così sarà possibile lavorare insieme per un fine comune che è la stessa sopravvivenza dell'Uomo in quanto tale. E l'innamoramento che parte dal cuore, un cuore che ama senza condizioni, sicuramente potrà essere il detonatore per questa nuova rivoluzione umanista.

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  7. Mi fanno piacere le tue parole sull'Argentina, mia seconda patria elettiva: sono cose che ripeto da anni, compresa la preoccupante somiglianza di situazioni. La rotta che stiamo seguendo è quella: il crac e le rivolte dell'estate (australe) 2001-2002. Sarebbe opportuno che si studiassero le tappe che hanno portato allo sfacelo: segnalo "Memoria del saqueo" (Diario del saccheggio) del 2003 e "La dignidad de los nadies" (La dignità degli ultimi) del 2005 di Pino Solanas (usciti in film anche in Italia) e "Deuda" di Jorge Lanata (si trova qualcosa su You Tube). Bisognerebbe imparare dalla "passione civile" dei nostri cugini: quanti gli italiani che sono andati ad esercitarla lì perché era impossibile in patria... Cerchiamo di ricordarlo. Per il resto prenderei in seria considerazione una rivolta fiscale, rifiutandosi di pagare l'IMU. Niente soldi ai Comuni, niente servizi: per evitare di essere inseguiti davvero coi forconi i sindaci, che almeno ci siamo scelti e sono i politici più a portata di mano, sarebbero costretti a chiamare in causa ii loro referenti nazionali, che siedono in parlamento scelti dai partiti e non votati da noi e finirebbero con lo scannarsi. Voglio vedere Equitalia fare causa a milioni di italiani e pignorarli. Sarebbe la resa dei conti. E bello "vedere di nascosto l'effetto che fa". Secondo me si può fare.

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    1. mscaini
      In questo paese non c'e' neanche bisogno della solidarieta' e di quel poco coraggio necessario per la tua proposta.
      E' l'unico paese che conosco dove le tasse si mandano per televisione.
      Basterebbe obbligarli a mandarle. Compilate e gia' calcolate.
      E ti garantisco gia' questo li metterebbe in imbarazzo.
      Non solo, ma farebbe capire alla gente che stato fatiscente sta mantenendo. I loro sforzi per farlo faranno scompisciare dalla risate il mondo.
      Da servo della gleba dove il principe manda l'araldo TV a cittadino
      e pure sembrerebbe un passo corto.

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    2. Veramente. Li immagino già assumendo 100.000 impiegati pubblici per calcolare una normale real estate tax. Sono sicuro che se nessuno pagasse e poi si rifiutasse di pagare la multa adducendo di non aver mai ricevuto notifica vincerebbe davanti a qualsiasi tribunale europeo.
      Ma mio caro anonimo tu chiedi troppo. Chiedi la normalità in un paese che inizia dove la logica finisce.
      Meglio mscaini. Un po' di eroismo ci vuole.

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