domenica 29 aprile 2012

Il più grande imprenditore italiano attacca le banche e ne denuncia la speculazione.



di Sergio Di Cori Modigliani


E’ il nostro fiore all’occhiello.
E’ forse l’unica grande azienda italiana, leader planetario nel suo specifico settore merceologico, ad essere virtuosa, solida, in espansione. Presente in 132 nazioni, ha 75.560 dipendenti, di cui 62.000 addetti che producono nel territorio della repubblica italiana. Non ha neppure un cassintegrato e non ne prevede. Il suo titolo quotato in borsa, soltanto nel 2012, è schizzato in avanti del 32%: unico titolo in positivo. Il suo fatturato si aggira intorno ai 7 miliardi di euro, superiore di un +13,1% rispetto all’anno precedente.
L’azienda è nata nel 1961, ad Agordo, in provincia di Belluno, dentro un garage.
La storia di questa fabbrica e del suo ideatore e fondatore è studiata oggi nel corso di management industriale all’università di Harvard come esempio pratico e vincente “del miracolo economico italiano che coniuga impresa, creatività, rischio, con una ricerca accurata del design, del gusto e del dettaglio che nasce dall’applicazione della tradizione artigiana locale”. 
L’azienda non ha mai visto uno sciopero, né uno scorporo, né proteste.
Si chiama LUXOTTICA. Produce lenti per occhiali e li vende in tutto il mondo. Tra i suoi clienti più famosi la polizia stradale della California (i celeberrimi CHIPS) l’esercito cinese, tutta la linea occhiali di Christian Dior e Yves Saint Laurent. Produce in Italia e vende in Cina.
Il suo proprietario e fondatore, Leonardo Del Vecchio, nato nel 1935 a Milano, è poco noto alla massa degli italiani. Ma il suo nome è un mito in Usa, Germania, Gran Bretagna, Cina.
La sua frase più recente? “Non investiamo neppure un euro nella finanza, perché noi sappiamo come produrre, come inventare mercato, avendo come fine la ricchezza collettiva della comunità, altrimenti questo lavoro non avrebbe senso”.
Alieno da conventicole, complotti, schieramenti politici di parte, corteggiato da sempre sia dalla destra che dalla sinistra (“no grazie, non mi piacciono i balli a corte” ha risposto all’ultima preghiera-convocazione alle elezioni politiche del 2008 sia al PD che al PDL che alla Lega Nord) è uscito allo scoperto per la prima volta nella sua esistenza, violando il suo codice personale fatto di discrezione, poche chiacchiere e molto lavoro intinto di creatività.
“Basta con i manager mitomani finanzieri” ha detto al giornalista  Daniele Manca in una esplosiva intervista pubblicata sul corriere della sera qualche giorno fa, non a caso, in Italia, volutamente passata sotto silenzio e rimasta priva del dibattito che avrebbe meritato.
Ma non all’estero.
Soprattutto in Usa e in Gran Bretagna dove la situazione italiana è seguita con estrema attenzione, perché Del Vecchio sta spiegando come funziona l’Italia, anzi….come non funziona l’Italia e perché, allertando il business internazionale che conta sulla situazione nel nostro paese. Vox clamantis in deserto, la sua opinione è fondamentale, soprattutto in questo momento, e per una ragione ben specifica: perché Del Vecchio è sceso in campo (non ama e non ha bisogno di visibilità) andando all’attacco del cuore della finanza italiana.
Qualche notizia biografica su di lui tanto per capire che tipo sia.
All’età di sette anni rimane orfano, insieme a quattro fratelli. Provenendo da famiglia disagiata, i fratelli vengono dati in affidamento. Lui, invece, finisce nei Martinitt, l’orfanotrofio milanese per poveri. All’età di 15 anni, con il diploma di scuola media, esce e va a lavorare come garzone di bottega in una fabbrica che stampa marchi di metallo. I proprietari del negozio lo aiutano e lo spingono a iscriversi ai corsi serali all’Accademia di Brera per studiare design e soprattutto incisione. A ventidue anni si trasferisce nel trentino dove trova lavoro come operaio in una fabbrica di incisioni metalliche e impara il mestiere. Dopo sei anni, all’età di 27 anni, riesce a ottenere gratis un enorme garage e capannone abbandonato nel comune di Belluno, di proprietà della regione, con la consegna di avviare un’attività per assumere personale proveniente dalle comunità montane più disagiate. E inizia, insieme a due collaboratori, a tirar su l’impresa: fabbricare occhiali all’italiana, con montature originali artigianali d’eccellenza, incise a mano, e lenti molate da lui personalmente. Vent’anni dopo è una florida azienda e va all’attacco del mercato statunitense che gli mette potenti sbarramenti. Li supera tutti. Stende la concorrenza più competitiva che si arrende. Acquista i tre più importanti marchi Usa e diventa la più potente multinazionale al mondo nel settore della produzione di occhiali. Dal 2002 è leader incontrastato.
Oltre ad essere il maggior azionista di Luxottica è un importantissimo grande azionista di Unicredit e soprattutto le assicurazioni Generali. Data la sua posizione è sempre stato nel consiglio direttivo del colosso assicurativo. Tre giorni fa (ed ecco perché ne parliamo e lui ha deciso di parlarne al pubblico) si è dimesso, se n’è andato sbattendo via la porta, con un clamoroso atto d’accusa: “la mia è una protesta contro il management imprenditoriale di questo paese, composto da individui superficiali che non sanno nulla del loro lavoro, sono semplici contabili mitòmani. Mi sento davvero a disagio. Il vero problema è che quando da assicuratori si vuole diventare finanzieri comprando le più disparate partecipazioni senza comunicare nulla ai propri azionisti, non si fa un buon servizio né per l’azienda, né per gli azionisti, né per il paese. Mentre questo è un periodo in cui ciascuno dovrebbe fare il proprio dovere, ovverossia: fare ciò che sa fare. E chi crede che lo spread sia domato, si sbaglia di grosso. Basta un nulla per farlo schizzare a 600 e mandare la nazione a picco. E’ ciò che stanno facendo gli imprenditori italiani e le banche e i colossi assicurativi perché insistono nell’investire nella finanza: il rischio è alto ed estremo”.
La considero una voce fondamentale da ascoltare, quella di Leonardo Del Vecchio.
Sulla quale riflettere. Perché l’Italia ha bisogno di un incontro tra imprenditoria efficace, efficiente e virtuosa da una parte e mondo del lavoro dall’altro, uscendo fuori dalle consuete griglie di protesta che finiscono per coagulare dissenso e indignazione uscendo fuori dalla immediata necessità di emergenza di costruire alleanze solide tra le due parti sociali.
Del Vecchio è sceso in campo.
Nel modo giusto.
Non scende in campo appoggiando un certo partito, né movimento. Non ama Monti e non lo odia. Non vuole entrare in politica come soggetto. Vuole dare uno scossone al mondo dell’imprenditoria. La sua voce è da diffondere.
Perché il suo curriculum professionale ed esistenziale è il suo biglietto da visita.
“Il problema dell’Italia nasce quando si vuole fare finanza. Quando, le aziende, usando i soldi degli investitori e soprattutto dei risparmiatori, comprano un pezzettino di Telecom, e un pezzetto di una banca russa; si mettono a repentaglio –come nel caso delle assicurazioni Generali-  ben due miliardi di euro alleandosi con il finanziere ceko Kellner e ci si impegna con la Citylife in una percentuale che nessun immobiliarista al mondo avrebbe mai accettato, com’è avvenuto nel 2009 quando hanno investito 800 milioni in fondi di investimento greci. Miliardi di euro sono andati in fumo. Erano soldi di imprenditori italiani che avevano investito con l’idea di poter poi spostare i profitti nel mercato del lavoro per tirar su imprese e creare lavoro. I manager responsabili di questi atti perdenti sono stati tutti promossi e saldati con stipendi multi milionari. Non si va da nessuna parte, così”.
E’ impietoso, Del Vecchio. Picchia duro. E se lo può permettere. E parlando al canale televisivo di Bloomberg, quando un giornalista americano gli ha fatto la domanda da 1 milione di dollari “Lei come si pone rispetto all’articolo 18 che in Italia è il punto dolente nello scontro tra imprenditori e lavoratori?” ne è uscito in maniera impeccabile. Ha risposto: “Un dibattito inutile, fuorviante. Personalmente, ripeto “personalmente” non mi riguarda. Su 65.000 lavoratori italiani che pago ogni mese, non c’è nessuno, neppure uno che rischia il licenziamento. Che ci sia l’art.18 così com’è, che venga abolito, modificato, cambiato, per me è irrilevante. La mia azienda funziona e ogni imprenditore -parlo di quelli veri- ha come sogno autentico quello di assumere e non di licenziare. Il paese si rialza assumendo non licenziando. E la colpa è delle banche”.
E’ la prima volta che un grande imprenditore, un grande finanziere, un grande industriale, attacca frontalmente le banche italiane. E qui non si tratta dei bloggers che odiano Goldman Sachs o dei consueti slogan contro la finanza internazionale. Perché Del Vecchio attacca la gestione inconcludente delle banche, affidata a “personale e personalità poco affidabili”. Racconta la parabola di Alessandro Profumo che lui presenta come una favola con un brutto finale, senza fare pettegolezzi o scandali.
“Finchè Unicredit e le Generali facevano le banche andava bene. Poi si sono buttati nella finanza e hanno perso la testa. Ho visto sotto i miei occhi trasformarsi Profumo. Partecipazioni, fusioni, investimenti a pioggia inutili e perdenti, con l’unico fine di agguantare soldi veloci e facili invece che produrre impresa con l’unico risultato di ottenere perdite colossali e bonus di uscita per diverse decine di milioni di euro. Le banche italiane hanno perso la testa. Ricordo il 1981. La mia azienda, dopo 20 anni, era diventata forte e solida. Avevo capito che la globalizzazione era alle porte e bisognava andare all’attacco del mercato americano. Ma non si cerca di entrare in Usa se non si è solidi finanziariamente. Abbiamo fatto le nostre ricerche e analisi e alla fine abbiamo calcolato che avevamo bisogno di una certa cifra molto alta. Mi rivolsi al Credito Italiano. Andai a parlare con Rondelli che la dirigeva. Gli dissi che volevo iniziare acquistando Avantgarde, un marchio americano che sarebbe stato il cavallo di Troia, ma non avevo i soldi. Presentai il progetto, il business plan, il programma, i rischi. Dieci giorni dopo mi convocò alla banca. Accettò. Mi presentai in Usa che mi ridevano in faccia. Dissero la cifra. Tirai fuori il libretto di assegni e firmai senza neppure chiedere lo sconto di un dollaro. Due ore dopo, l’amministratore delegato di Avantgarde mi confessò al bar penso di aver commesso il più grande errore professionale della mia vita e si ritirò dagli affari. Un anno dopo avevo restituito alla banca tutto il capitale con gli interessi composti, avevo aperto quattro nuovi stabilimenti e assunto 4.500 persone. Questo deve fare una banca. O in Italia lo capiscono e si danno una smossa, oppure si rimane alle chiacchiere e si affonda”.
Del Vecchio spera e auspica che Monti intervenga molto presto nel settore che lui (e Corrado Passera) conoscono molto ma molto bene: banche e finanza italiane. E propone di far applicare un codice ferreo di regolamentazione comportamentale che imponga a tutti gli amministratori delegati di banche, fondazioni e aziende, di riferire come usano i soldi.
“Alle Generali l’amministratore delegato poteva disporre investimenti fino a 300 milioni di euro senza comunicare niente a nessuno. Lo stesso a Unicredit, Intesa SanPaolo, Mps. La verità è che nessuno sa dove vanno a finire quei soldi, dove siano andati a finire i soldi. La mia azienda alla fine dell’anno si ritrova circa 700 milioni di euro da investire. Andrea Guerra che è il mio amministratore ogni volta che deve spendere cifre superiori a 1 milione di euro, informa ogni singolo membro del consiglio e manda copia a ogni importante azionista. Pretende di avere delle risposte e pretende che si discuta del suo investimento perché vuole sapere l’opinione di tutti, compreso il collegio sindacale interno e il rappresentante sindacale dei lavoratori dipendenti. Perché l’azienda è anche loro. Il loro posto dipende dalle scelte di chi dirige. Ogni decisione presa viene valutata collettivamente. Se si rischia, lo sanno tutti, l’hanno accettato. Non esistono mai sorprese. Questa è la strada. Non ne esistono altre. O si fa così, o si chiude tutti quanti, baracca e burattini”.
Perché la classe politica italiana non si fa carico delle gravissime preoccupazioni di imprenditori come Del Vecchio e non interviene in proposito?
Non stanno lì in parlamento ad appoggiare un gruppo di professori nel nome delle imprese e della ripresa economica? Se non ascoltano i leader che producono, che senso ha? Dov'è il Senso?

Ho pensato che potesse essere interessante una voce insolita, diversa dai precari, dai disoccupati, dai licenziati, che vivono ogni giorno la propria tragedia esistenziale. Il nemico non sono le imprese. Il vero nemico è la sordità di governanti e politici che non ascoltano chi produce e conosce la verità del mercato.
Quello è il vero nemico.
Quella sordità è l’anti-politica. Che cosa c’entra Beppe Grillo?

34 commenti:

  1. Che dire di questo articolo;illuminante.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Qualche mese fa ero ad una cena di imprenditori e come ospite avevamo un importante esponente del mondo bancario.
    Superati i convenevoli iniziali ho chiesto in maniera piuttosto esplicita cosa stessero facendo le banche dei 1000 miliardi presi all'1% dalla BCE e lui mi ha risposto, serio, che non lo sapeva con precisione, ma che erano serviti per evitare il peggio...
    Allora gli ho chiesto come si sarebbe usciti da questa situazione di impasse. E lui, sempre serio, ha risposto che dovevano essere gli imprenditori a rimettere in gioco le ricchezze accumulate negli anni -se necessario vendendo case o terreni- al fine di ricapitalizzare le loro aziende.
    Perché erano gli imprenditori che adesso dovevano dare una mano alle banche!
    Ecco, siamo nelle mani di questa gente, al limite tra la follia e l'incompetenza.

    Dall'altra parte va detto che l'errore di molti imprenditori è stato utilizzare in maniera pigra e sconsiderata i fidi bancari, senza un vero progetto di investimenti e di crescita aziendale, ma solo per coprire le inefficienze e gli sprechi.

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    1. Sono persone di questo genere che irresponsabilmente fanno finire i fascicoli delle procedure sui tavoli dei Giudici Delegati. Sono un collo di bottiglia da cui bisogna uscire il prima possibile

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  4. bene interessante! ultimamente sento considerazioni più realistiche e sensate da parte del mondo dell'impresa, piuttosto che dai politici bolliti. Prima i migranti erano i lavoratori oggi saranno i nostri imprenditori ad andarsene all'estero

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  5. sai questo sarebbe un bell'articolo credo ho letto alcune frasi di del vecchio e sono davvero interessanti...ma non lo leggerò mai tutto se non metti la FONTE CAZZO!! MA POSSIBILE BRUTTE BESTIE CHE MANCO LE FONTI SIETE ANCORA CAPACI DI METTERE??? SO 20 ANNI CHE CI STA INTERNET UN LINK DI FONTE PORCA PUTTANA!!! CIOè IO SPERO QUASI CHE SIA FALSA PERCHè SENNò SIETE DAVVERO DEFICIENTI!!!!!!!!

    SCUSA SE SCRIVO COSì MA QUESTE COSE FONDAMENTALI TE LE DEVI INCIDERE SUL CERVELLO SE ANCORA NON LE RICORDI....

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    1. Se c'è internet da 20 anni non hai ancora capito che se scrivi maiuscolo significa che urli??????? Che cosa hai da urlare?? Questa intervista è stata pubblicata qualche giorno fa nel corriere della sera...

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  6. @Giano
    su internet basta cercare su google "corriere della sera del vecchio"
    avresti scritto meno parole nel motore di ricerca e fatto più bella figura postando il link per tutti
    http://www.corriere.it/economia/12_aprile_28/manca-basta-con-manager-finanzieri_9ed4fcf6-9101-11e1-9c63-0823a340624b.shtml
    complimenti per l'eloquio

    @Sergio grazie
    Dario

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  7. coglione testa di cazzo
    "Le banche italiane hanno perso la testa"
    "è colpa delle banche"
    non c'è scritto nell'articolo: DOVE HA PRESO QUELLE FRASI???!?!?!
    lui come fonte cita bloomberg poi non il corriere e su bloomberg non c'è......e comunque anche se trovassi l'articolo cosa impossibile perchè sei un coglione che non sa manco leggere... è proprio per evitare di farti fare queste figure da coglione che va scritta la fonte e se non la scrive manco ora vuol dire che è un doppio stronzo sto sergio di cori modigliani che tra l'altro è un nome inventato!!

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  8. @ Giano ... io da lettore apprezzo l'articolo ... molto meno le persone che insultano e scrivono termini poco consoni! PS: Cambiati nome!

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  9. senti stronzo non sono qui per essere educato o per giudicare i nomi dammi una risposta o stai zitto senza dire troppe cazzate, perchè ad ora risulta che quelle FRASI SIANO INVENTATE DI SANA PIANTA BUFFONE!!!!!!

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  10. vorrei capire anche perchè sto coglione amministratore di questo blog di merda non mi da una risposta...e perchè ci devono pensare degli "anonimi"...o forse è proprio quel buffone che scrive sta sta roba dandola in pasto a uomini-spazzatura che bevono credono tutto il giorno ma non riescono a muovere neanche il culo per verificare...schifose larve

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  11. Non credo che qui ci sia l'ipse dixit. Si può dissentire, ci mancherebbe. Soprattutto se il dissenso è argomentato. Ciò che a me non piace è la mancanza d'educazione. Sic et simpliciter.

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  12. Giano......un po' di camomilla no?

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  13. Sic et simpliciter. STO CAZZO. DAMMI LA FONTE DI QUELLA FRASE.



    e dimmi pure da cosa avrei dissentito io ho chiesto la fonte, io me li mangerei vivi

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  14. Giano
    vuoi fare una gara di insulti?

    STRONZO TESTA DI CAZZO SO' VENT'ANNI CHE CERCHIAMO DI INSEGNARE L'EDUCAZIONE A DEI PEZZI DI MERDA COME TE CHE STANNO IN INTERNET SOLO PER ROMPERE I COGLIONI.
    INGHIOTTITI IL MOUSE E VAI A CAGARE COSÍ ALMENO TAPPI QUELLA FOGNA DI CERVELLO CHE HAI.

    Va bene come primo approccio?
    Posso continuare per un pezzo ma spero che basti, anche per rispetto alle persone che hanno cercato di risponderti educatamente. Una sola domanda ancora: Dopo venti anni di visitazione di internet ancora fai il Troll?
    Ci sei o ci fai? Chi ti paga?

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  15. @ Giano:

    Ma quanto sei incivile?

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  16. @Giano
    Io e te, di persona, senza tastiera, a mani nude. Poi vediamo se ti passa la voglia di trollare.

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  17. Senza essere offensivi come Giano, ma sul serio.....quali sono le fonti di questo articolo??? Ho letto le prime righe.....i numeri credo siano stati inventati di sana pianta...."62.000 addetti che producono nel territorio della repubblica italiana".....ma quando mai?? Ma è sufficiente andare sul sito di Luxottica e spulciarlo per 1 minuto per verificare che è un numero inventato, nel territtorio EUROPEO (dati riferiti a Dicemebre 2010) :
    Risorse umane (in EUROPA)
    9.600 dipendenti che rappresentano il 15.49% delle persone che lavorano in Luxottica.
    Ora, giuste o sbagliate siano le considerazioni fatte successivamente, almeno i dati inseriteli giusti...
    Mi soffermo solo sul numero dei dipendenti, potrei continuare a correggere quel 32% secondo cui è "schizzato in avanti il titolo", o a quei 7 miliardi di fatturato (in realta nel 2011 il fatturato è di 6.2 miliardi di euro, livello più alto della storia di Luxottica, rispetto ai 5,8 miliardi del 2010 (+7,3% a cambi correnti e 9,9% a cambi costanti1)....
    Insomma, mi ripeto.....almeno i dati OGGETTIVI.....non inventateveli...

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    1. senta, glie lo dico con educazione, lei non sa di che cosa sta parlando. Si metta in contatto con il giornalista Daniele Manca al Corriere della sera e gli faccia causa, poi, telefoni a la Stampa di Torino, chieda del dott. Calabresi e gli dia del bugiardo e del falsario e faccia causa anche a lui, e infine -ve lo dico con sereno distacco- datevi tutti una calmata e sappiate stare al posto vostro. Il giornalismo e la pratica dell'informazione non la si improvvisa da un giorno all'altro. Le cifre da lei fornite non hanno alcun senso, si capisce leggendo il suo commento che lei non sa di che cosa sta parlando e non è materia di cui lei è informato. Voleva la risposta? L'ha avuta. Si rivolga al corriere della sera e a La Stampa. La pianti di scocciarmi, e ricordatevi tutti (ho già avuto occasione di dirlo per iscritto altre due volte, questa è l'ultima) che tutti coloro che firmano anonimo o con un nickname, sono benvenuti, ma -automaticamente- si mettono nella condizione di essere trattati, per l'appunto, come anonimi. Se questo siete, questo rimanete. Gli anonimi non hanno diritto ad alcuna risposta. Lo dice la parola stessa. Anonimo vuol dire senza nome. Se non si ha nome, non si è. E' la cattiva abitudine degli italiani, unico popolo al mondo a usare l'anonimato nei commenti e nei forum in rete, ma è una caratteristica italiota, così non si corre mai il rischio di far brutta figura, si può insultare la gente, rubare notizie, minacciare, diffamare, a seconda di come va la giornata. Sveglia ragazzini. crescete in più e diventate adulti se volete essere trattati come tali.

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  18. Per prima cosa non mi sono permesso di offendere nessuno, mi sono limitato a precisare alcuni dati dell'articolo; in secondo luogo, mi chiamo Stefano Fantina, piacere, mi firmo anonimo per il semplice fatto di non possedere un account Google, LiveJournal o altro (sia chiaro, non sono il Giano che ha scritto sopra); terzo, posso dunque affermare che le fonti siano il Corriere della Sera e la Stampa, è corretto? questa è l'unica risposta che volevo ottenere dal primo commento; infine, posso sapere quali sono i dati insensati da me riportati (presi da http://www.luxottica.com/it/)? Grazie,
    Stefano

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    1. le fonti sono quelle e anche le analisi della Kennedy brokers sui bilanci della Luxottica che è un titolo importante anche a Wall Street; c'è anche la newsletter di Bloomberg a pagamento: Luxottica è l'unico titolo italiano (oltre alla Pirelli) seguito dagli analisti finanziari seri, tutti gli altri titoli italiani listati vengono considerati "non idonei" perchè soggetti a interventi politici, il che ha trasformato la borsa valori di Milano in una piazza marginale di nessuna rilevanza. Fino a un anno fa c'era anche la Tod's, ma dopo l'esternazione di Della Valle con la sua lettera ai partiti pubblicata su diversi giornali, è stato tolto anche quel titolo, dato che -giustamente- quello fu considerato un intervento penosamente patetico (e abilmente riuscito) di risolvere problemucci aziendali "all'italiana" con conseguente rialzo massimo del titolo. Chi segue i mercati internazionali e si occupa di bilanci, e segue le aziende che producono merci dove chi vende e guadagna va su e chi non vende e non guadagna va giù, hanno praticamente cancellato la borsa valori di Milano dagli indici di riferimento. Segno della decadenza del modo di gestire il mercato e l'economia in questo paese. E' per questo che la Luxottica va considerato il nostro fiore all'occhiello: si occupano di economia, di produzione, di lavoro, di mercato. E lo fanno anche molto bene.

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  19. sergiodicorimodigliani sei un impostore sei solo chiacchere faccio notare a te e agli altri pezzenti che popolano sta fogna di disinformazione di blog che non mi hai ancora dato la fonte di queste frasi precise:
    "Le banche italiane hanno perso la testa"
    "è colpa delle banche"

    sappi che mi devi dimostrare che dirti impostore è un insulto...per ora è un semplice dato di fatto

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  20. http://www.corriere.it/economia/12_aprile_28/manca-basta-con-manager-finanzieri_9ed4fcf6-9101-11e1-9c63-0823a340624b.shtml

    Famigerato link mancante!

    Giano ha ragione in tutto tranne che nei modi. Devo dire che posso forse capire la veemenza, evidentemente suscitata dalla frustrazione di vedere fantomatici "bloggers" non citare fonti e soprattutto non riportare con accuratezza fatti e dichiarazioni. Di certo pero' il turpiloquio non aiuta affatto. Non credo Giano voglia difendere banche o istituti di credito (quale credito poi me lo dovete spiegare). Giano credo voglia solo scagliarsi contro l'inesattezza di alcune parti dell'articolo. Devo dire che sono d'accordo su questo aspetto. Del Vecchio stesso dice: "Tutti vogliono fare il mestiere di altri". E inoltre ritengo inutile trincerarsi dietro accuse di infantilismo e dietro lo sciorinamento di mezzi di informazione dipinti come esclusivi ed elitari: cit. "c'è anche la newsletter di Bloomberg a pagamento". In realta' non so nemmeno perche' perdo tempo a smontare un impastatore; oh no, scusate era un impostore! Che ha 228 lettori, tra cui me stesso a questo punto. Cit.
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    Addio.
    Cordiali saluti.

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  21. folco perchè citi quel link me l'aveva già dato lui (l'anonimo) e non ci stanno quelle frasi...
    sono contento che ci sia qualche persona normale che legge e capisce!!! bravo!!!

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  22. Sarebbe molto interessante capire cosa ha detto veramente Del Vecchio.

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  23. Senza contare il trascurabile dettaglio del più grande imprenditore italiano con holding in Lusssemburgo.

    http://www.luxottica.com/it/investors/shareholders_capital/

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  24. Non mi permetterei mai di intervenire in un blog alla maniera di Giano. Ne ammiro però la determinazione. E la precisa richiesta di appurare le fonti. Legittima, sana, INESAUDITA.
    Addio....

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  25. Non si diventa grandi senza "aiutini" attenti a certi "fenomeni" partiti dal basso!
    Mi ricordo di un tale che in germania da imbianchino diventò uno dei personaggi storici più importanti il suo nome era "adolfo" mentre prima di lui in italia c'era un tale che faceva il maestro d'asilo di nome faceva benito.
    Oggi, sappiamo che entrambi erano uomini finanziati dalla massoneria e quindi dalle banche il primo ricevette soldi anche da tale prescot bush... vi dice nulla tale nome?!

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    1. @Paperback: grazie ! il Tuo commento ha rettificato il mio giudizio finale, ancora una volta... non tutto ciò che vedi è come sembra. -P.D.

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  26. @Paperback: grazie ! il Tuo commento ha rettificato il mio giudizio finale, ancora una volta... non tutto ciò che vedi è come sembra. -P.D.

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  27. ciò non toglie che esiste una differenza di talento tra le persone; onestamente paragonare Leonardo Del Vecchio a Hitler mi sembra fuoriposto e piuttosto delirante; siamo su coordinate diverse

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  28. Io penso che i politici siano sordi alle richieste degli imprenditori perchè così vogliono chi li guida(comanda sarebbe più giusto..). E chi può guidarli se non i banchieri privati?

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    1. la svolta si realizzerà quando gli imprenditori finalmente riusciranno a rendersi liberi e indipendenti rispetto ai politici e si rapporteranno soltanto al mercato (quello vero) ovverossia quello dove si producono, si distribuiscono e si scambiano merci reali.

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