venerdì 9 marzo 2012

Questo ministro è sceso in campo, apertamente, contro la criminalità organizzata. Va sostenuto e appoggiato.


di Sergio Di Cori Modigliani

Solidarietà al ministro Andrea Riccardi. Massima solidarietà.                           Massimo appoggio con il cuore da parte di chi ancora crede nella salvaguardia della democrazia.
Sottrarre la gestione della protesta civile e del disagio collettivo alle argomentazioni populiste, demagogiche, e prive di sostanza, usate in maniera strumentale dalla destra italiana, vuol dire prima di ogni altra cosa ritornare alla Politica.
Il che non è un assunto teorico.
Vuol dire rimboccarsi le maniche, dedicarsi all’applicazione del raziocinio, argomentare, elaborare, e “far politica” nel senso più classico del termine, ovverossia: “esercitare la propria attività sociale di relazione al fine dichiarato di dare il proprio contributo in quota parte al miglioramento del bene collettivo condiviso”.
Far politica, oggi, vuol dire schierarsi apertamente, dichiaratamente, a favore e in solidarietà del ministro Andrea Riccardi, denunciando le ragioni di chi lo vuole eliminare dallo scenario politico attuale.
Triste notazione accorgersi che su facebook, twitter e nelle consuete palestre della sinistra opinionista non si siano organizzate le solite fiaccolate con pagine di sostegno, club feisbucchiani, raccolta di firme, lettere d’amore a Riccardi, ecc.,ecc.
Triste notazione accorgersi che nessuno ha dato notizia di ciò che lui aveva fatto in data 2 marzo 2012, sorretto, aiutato e sostenuto da un unico deputato, l’on. Luigi Li Gotti (dell’Idv) –tra l’altro esponente dell’unica compagine della sinistra democratica all’opposizione- nel luogo dove la battaglia andava condotta: la commissione antimafia della Camera.
Il silenzio generale mi aveva fatto ben sperare. Mi sono sbagliato.
Mi aveva fatto ben sperare perché mi era venuto da pensare che il silenzio fosse stato, in realtà, una strategia per mantenere il più basso profilo possibile e pensabile, in modo tale da consentire a Riccardi di portare avanti una battaglia vincente per il popolo italiano: in ballo il recupero di circa 80 miliardi di euro, che lui stesso ci aveva tenuto a specificare “potrebbero essere usati per controbilanciare le misure d’austerità del governo e quindi poter contare su risorse finanziarie atte e adatte da investire nel welfare e nella protezione dei ceti più deboli e disagiati”.
MI ero sbagliato.
La strategia è stata quella di lasciarlo da solo.
Di mandargli un chiaro segnale politico.
Di fargli capire che basta un minimo cenno e accenno di decenza umana civile per trovarsi immediatamente uno sbarramento “ufficiale” (49 senatori che firmano una richiesta per sue immediati dimissioni) e quindi mandare un inequivocabile segnale a Mario Monti.
Nessuno ha sottolineato che cosa avesse fatto il 2 marzo, quale sia, in realtà, la sua vera battaglia, e il perché sia stato così ferocemente attaccato per una frasetta esclamata in camera caritatis a una sua collega (il tutto 48 ore dopo che a Varese il senatore Umberto Bossi si era permesso di sostenere che “al Nord Mario Monti rischia di essere fatto fuori” espressione ben più forte, sulla quale nessuno ha avuto niente da ridire).
Dobbiamo, invece, sostenere la sua battaglia. Informarsi su ciò che sta facendo e sostenerlo, per fargli arrivare un messaggio forte dalla società civile. Per non farlo sentire solo né tantomeno isolato. Perché deve essere molto chiara la posta in gioco: se Riccardi vince la sua battaglia, l’Italia cambia. Subito. E in meglio. A beneficio di tutti noi. Se Riccardi perde, l’Italia precipita ancora di più nel fango. A scàpito di tutti noi. Se Riccardi vince, vinciamo tutti. Se Riccardi perde, perdiamo tutti.
Si tratta di lotta politica. Così va fatta.
Chi segue il mio blog sa che non sono certo un sostenitore dei tecnocrati né tantomeno mi piace né sono d’accordo con la modalità esecutiva di Mario Monti. Ma essere faziosi per principio, generalizzare e rinunciare alle alleanze strategiche con persone individualmente per bene, è un errore di miopia politica.
Il ministro Andrea Riccardi è una persona per bene. Ho avuto occasione di conoscerlo in  diverse occasioni negli ultimi dieci anni. Se lo paragoniamo a una persona come l’on. Cosentino (l’ideatore della richiesta di sue dimissioni) il ministro Andrea Riccardi diventa Immanuel Kant o George Washington o John Locke o Sandro Pertini, scegliete chi vi pare.
Sant’Iddio!! Una volta tanto che abbiamo una persona per bene che sta facendo una cosa enorme, non abbiamo neppure il coraggio di sostenerlo pubblicamente, di diffondere la qualità della sua battaglia?
E’ un dovere civico per tutti noi.
Qui non c’entra la Rai, non c’entrano neppure le frequenze televisive in vendita; non c’entra il decreto sulla giustizia e non c’entrano gli emendamenti sulle banche. E’ tutto specchietto per le allodole.
La posta in gioco è un’altra.
Si parla tanto di destra e di sinistra che non esistono più: falso.                      
Far politica, a sinistra, oggi in Italia –a differenza delle tematiche della destra sociale reazionaria e demagogica- vuol dire individuare dei percorsi di crescita e sviluppo economico, sociale, legale, esistenziale, e allearsi con tutte quelle forze politiche, sociali, che lo sostengono; nonché con ogni individuo che abbia un potere decisionale disposto e disponibile a farsi latore delle istanze popolari più giuste, più eque, nel nome del bene collettivo.
Andrea Riccardi ha cominciato a muoversi alla fine di febbraio quando ha ricevuto il via definitivo da parte di una forza che in Italia davvero conta e ha un peso: il Vaticano.
La battaglia di Riccardi è la Mamma di tutte le Battaglie in Italia.
E il fatto che abbia il forte e “ufficiale” sostegno del Vaticano, non può che rallegrarci tutti, meno male che una volta tanto abbiamo anche dei santi in paradiso. Era ora!
Lo vogliono isolare come fecero con Paolo Borsellino, alla fine degli anni’80, quando dei beceroni della sinistra facevano di tutto per squalificarlo sostenendo che fosse un uomo di destra. Il che era vero.
Affrontare politicamente nel 2012 la situazione reale vuol dire abolire questa distinzione e comprendere che l’Italia la si cambia solo e soltanto quando delle persone per bene (indifferentemente di destra o di sinistra, laici o credenti, maschi o femmine, settentrionali o meridionali) si assumono –grazie alla delega concessa- la responsabilità sociale collettiva a nome del popolo italiano e portano avanti una battaglia ideale, sensata, forte.
La posta in gioco è l’attacco dello Stato alla mafia.
La battaglia che Andrea Riccardi ha stabilito di intraprendere “ufficialmente” dal 2 marzo 2012 ruota tutta intorno alle concessioni del gioco d’azzardo in Italia, alla diffusione capillare del gioco d’azzardo, all’aumento esponenziale della pubblicità televisiva rivolta ai giovani nella quale si incita a giocare soldi in rete, ma soprattutto la lotta contro la gestione dell’usura.
Una battaglia epocale.
Perché in Italia, il gioco d’azzardo è diventato la Terza industria del paese: ha sostituito il tessile; è più forte dell’industria turistica, di quella metalmeccanica. Dà molti soldi a molta gente, anche allo Stato. Ma sta rovinando tante persone e affondando il paese.
Il primo avanti tutta, a questo angosciante obbrobrio, lo aveva dato Massimo D’Alema nel 1998; la seconda grande accelerazione l’ha fornita Silvio Berlusconi con il decreto del 2002; la terza enorme spinta propulsiva reca la firma di Romano Prodi nel 2006 e la definitiva consacrazione avviene nel febbraio del 2011 a firma Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Con Pierferdinando Casini che l’ha appoggiata sempre.
Quindi destra e sinistra insieme.
 Sostiene il ministro per la Cooperazione e l’Integrazione, Andrea Riccardi “La responsabilità è dello Stato. Perché lo Stato, che pure incassa molte risorse da questo settore, non può non occuparsi delle categorie più a rischio e dei problemi non marginali, spesso veri e propri drammi sociali, che il gioco d’azzardo produce nel nostro paese: questa deriva va fermata prima che sia troppo tardi”.
E così, che cosa ha fatto Andrea Riccardi? E’ andato a parlarne da Vespa? Da Santoro? A Ballarò? Nei teatri a farsi bello?
No: ha fatto il suo dovere.
Ha istituito una commissione d’inchiesta avvalendosi di consulenti competenti, dopodiché –applicando la Legge al millimetro- ha consegnato il materiale a tutte le forze politiche in parlamento (nessuno se l’è filato) finchè un deputato, il capogruppo dell’Idv all’interno della commissione antimafia, on. Luigi Li Gotti, ha presentato la proposta di un decreto legge che tutte le forze politiche erano d’accordo nel farla cestinare e invece, Andrea Riccardi, l’ha portata “ufficialmente” in data 2 marzo 2012 presso la II e la IV commissione parlamentare della Camera dei Deputati (come gli è consentito dalla sua carica) “per modificare la disciplina delle concessioni e delle licenze in materia di giochi e scommesse sul territorio della Repubblica Italiana”.
Nessuno ne ha parlato. Nessuno l’ha pubblicizzato. Non è stata data notizia neppure nelle consuete rubriche di cronaca parlamentare. E guarda caso, neanche una settimana dopo, per pura coincidenza fortuita, 47 senatori chiedono le sue dimissioni per una sua frasetta condivisa con la collega ministra nel corso di un colloquio privato a una manifestazione istituzionale.
Su su sveglia, popolo………………….
Dice Andrea Riccardi:
"La gente col gioco d’azzardo arriva a massacrarsi: come facciamo a farla uscire da questi circuiti? Si può tentare un colpo di spugna, applicando alla pubblicità dei giochi a soldi i criteri di quella per le sigarette, cioè vietarla. Oppure, almeno, regolamentarla in modo ferreo. Mi impegno formalmente e mi faccio carico di essere latore presso Mario Monti affinchè vengano prese adeguate misure a livello istituzionale”.
E’ la prima volta che un ministro in carica della Repubblica si assume tale impegno civico.       E noi vogliamo perdere l’occasione di appoggiare tale persona?
Sostiene il ministro Riccardi:
“Constato che in alcuni casi il gioco d’azzardo è diventato una vera piaga sociale e allora mi chiedo come sia possibile ammettere la pubblicità di questo tipo di "dipendenza", che ormai quando è compulsivo è riconosciuto come patologia”.
E poi, nella presentazione della proposta dell’on. Li Gotti che ha fatto sua, spiega:
“Intanto direi che, età a parte, certe situazioni quanto meno non vadano incrementate. E poi nel nostro Paese ci sono due milioni di giovani senza lavoro e senza studiare: ecco, il gioco appare proprio la migliore promessa rapida e "miracolosa" di uscire da un quadro di vita che appare frustrante. Invece è un’illusione. Le pubblicità sono assai seducenti, molto. Troppo.Trasmettendo effettivamente messaggi seducenti che promettono qualcosa che in realtà non esiste, ma che stimola questo senso della vita come azzardo. Quindi è una vita illusoria. E quando magari davanti a sé non si scorgono prospettive concrete, quelle "promesse" possono far presa senza grandi difficoltà. Intanto direi che, età a parte, certe situazioni quanto meno non vadano incrementate. E poi nel nostro Paese ci sono milioni di giovani disoccupati: ecco, il gioco appare proprio la migliore promessa rapida e "miracolosa" di uscire da un quadro di vita che appare frustrante. Invece è un’illusione. E’ un falso pericoloso”.
Come è possibile che la sinistra democratica e i feisbucchiani e le sirene strapagate che cantano come editorialisti sui celebri quotidiani democratici, sempre pronti a dir la loro in maniera roboante per molto ma molto meno di questo, non abbiano speso neppure un rigo, un cenno, una nota, un commento?
Con un’unica eccezione, quella de l’Avvenire. Il che è comprensibile. Perché dieci giorni fa a Genova e poi di nuovo sette giorni fa, il cardinale Bagnasco aveva denunciato lo sfascio etico-morale che questa situazione sta determinando, “e la immediata necessità di intervenire per porre un freno a questa tragedia collettiva” per non parlare dell’alimento consociativo tra Stato e mafia, proprio nel momento in cui la magistratura di Caltanisetta riapre il dossier che riguarda ll’assassinio di Paolo Borsellino in relazione alla ferma opposizione da parte del giudice, così barbaramente assassinato, contro la trattativa tra le cosche mafiose e la società politica istituzionale.
Nell’unica nota di commento alla sua iniziativa comparsa sui media italiani, in data 3 marzo sul quotidiano cattolico l’Avvenire, il ministro Andrea Riccardi sosteneva:
Anche grazie alla crisi, va diffondendosi un’affermazione addirittura quasi "culturale" dell’azzardo negli stili di vita.
Ho sentito l’altro giorno di quell’anziano che ha giocato sessantamila euro in una mattinata: certo è che la gente col gioco d’azzardo arriva a massacrarsi, come facciamo allora a farla uscire da questi circuiti? A me pare ci sia una crescita esponenziale del rapporto fra crisi, difficoltà e sviluppo del gioco d’azzardo. Credo che su questo si debba riflettere, non si possa evitare di farlo.
E comprendere che c’è chi oggi soffre nella crisi e non sa come reagire. Perché la crisi c’è ed esiste. Economica, sociale, culturale. Ma di fronte alla crisi si reagisce in modo "magico", cioé con la ricerca della "magia" di un momento, di una vittoria, di un gioco, ma che è sempre, devo ripeterlo, un’illusione.
Infatti il gioco fa crescere anche il circuito perverso tra debiti e usura.
Dobbiamo stare bene attenti a che, proprio in questi momenti di accresciuta miseria, il debito da usura non sia un altro gioco di azzardo che s’innesti sul gioco, con un aumento esponenziale di entrambi.
È evidente che sia particolarmente esposto ai rischi di dipendenza chi appartiene alle categorie più deboli, cioè giovani, disoccupati, famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, anziani soli. Per loro dobbiamo intervenire. E’ un impegno che non è possible, oggi, non assumersi. Non si può tacere”.

Io sto dalla parte del ministro Andrea Riccardi e lo sostengo. Tu, da che parte stai?
Se non garantiamo una ferma solidarietà pubblica al suo lavoro, una complicità, con quale coraggio, domani, seguiteremo a sciorinare il consueto piagnucolìo sull’Italia che non funziona, sulla mafia che vince, sulla criminalità che dilaga?
Questa è una buona occasione per far sentire la propria voce.
Ne vale davvero la pena.
Qui non si tratta di Ruby o di feste sporcaccione, si tratta dell’esistenza di tutti noi.


3 commenti:

  1. Sergio Raimondo9 marzo 2012 06:57

    Ho letto tutto con attenzione e condivido il pensiero di Riccardi. Sono un "operatore del settore" nel senso che lavoro in un casinò da quasi 35 anni ed ho esperienza pratica di tutti i giochi d'azzardo visti "dall'altra parte".
    I giochi, e fra tutti quelli d'azzardo, hanno sempre attirato un gran numero di persone perchè capaci di suscitare emozioni molto forti. Come molte altre cose vanno praticate con intelligenza e misura. Così come una flute di Champagne... o due ti provoca euforia e benessere, bere un bottiglione di vino ti può far stare male e alla lunga ti uccide. Le fasce più deboli della società non devono essere incoraggiate a giocare d'azzardo e non gli si deve dare l'illusione soprattutto che la loro vita possa cambiare davvero. E' una questione di percentuali matematiche, che bisogna conoscere bene prima di giocare. La possibilità di centrare il "6" al super enalotto è di una su 622 milioni e se la gente ragionasse su questo capirebbe che ogni volta che gioca sta per buttar via un euro. La perdita settimanale di un euro o due tuttavia non costituisce un problema al confronto delle Slot Machines installate nei bar, nelle sale giochi, un po' dappertutto, e via internet. Questo genere di gioco d'azzardo ti entra praticamente in casa, pesca fra le fasce più povere della popolazione, e come una droga si impadronisce della gente che senza alcun controllo ne diventa prigioniera, queste povere persone finiscono spesso col fare il passo più lungo della propria gamba e si rovinano in fretta. Rispetto a questi due tipi di gioco d'azzardo, lotterie e videogiochi molto diffusi oggi, i 4 casinò italiani sembrano quasi "associazioni benevole". I giochi da tavolo (roulette blackjack ecc...) hanno percentuali a favore del banco comprese fra l'1 e il 3%, devi partire dalla tua città per andare a giocarci, si presume non troppe volte in un anno e puoi perfino autovietarti l'ingresso per un determinato periodo o per sempre se ritieni di non riuscire a controllare i tuoi impulsi. Il livello di queste strutture inoltre fa sì che siano invogliate ad andarci persone appartenenti ad un ceto sociale medio/alto, preservando i più deboli.
    Francamente però, essendo oramai il gioco d'azzardo "La terza industria del paese" quasi completamente controllata dallo stato che ne trae profitti enormi, mi pare improbabile riuscire a ridurne la diffusione mentre la pubblicità, almeno quella, sì. Complimenti a Sergio Di Cori Modigliani per l'ottimo articolo !

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  2. Vorrei essere il primo a sostenere questo signore.
    Come, poi me lo spiega lei.
    Pero' c'e' un ma. Ed e' forse il come.
    Vorrei da parte loro coraggio.
    Vorrei che anticipassero le elezioni.
    Che si presentassero pure come partito dei tecnici o in qualsiasi forma
    abbiano voglia di chiamarsi.
    Che si presentassero con un programma credibile di riforme e di rinnovamento.
    Che chiedessero finalmente il consenso al popolo italiano.
    Che non facciano piu' i testa di legno per e sotto sorveglianza dei partiti.
    Penso di essere stato chiaro e di non dover aggiungere altro.

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  3. Questo fa il paio con il voto sul "pareggio di bilancio" di cui nessuno parla, dandolo per scontato.

    La richiesta di questi deputati, tutti del pdl, è un autentico avvertimento di tipo mafioso e segue la scia degli avvenimenti di questo dopoguerra, a partire dalla strage di Portella della Ginestra (se non addirittura da prima). L'ultima inchiesta di Caltanissetta sulla strage di via D'Amelio sta dimostrando in modo inconfutabile l'esistenza dell'accordo Stato-Mafia, per salvare i vecchi politici collusi si è sacrificato un magistrato onesto come Paolo Borsellino e i suoi uomini di scorta. E' ormai chiaro che centinaia di persone, servitori dello Stato in particolare, hanno mentito nel corso di questi 20 anni ottenendo in cambio potere, prestigio, soldi. Sarà un caso che la figlia di un generale dei carabinieri, all'epoca capo del Ros e secondo le confidenze di Borsellino alla moglie "punciatu", lavori a stretto contatto con Angelino Alfano, segretario del pdl, e che il fratello di lei sia un importante funzionario dei servizi segreti? E che il procuratore generale della Cassazione ha chiesto oggi di annullare il processo d'appello per dell'Utri (che non avendo ancora 75 anni rischia di finire dritto dritto in cella se viene confermata la condanna d'appello)?

    Dopo tutto il sospetto rimane, anche perché sul gioco d'azzardo e le slot machines è finito sotto silenzio il coinvolgimento dell'on. Laboccetta, già con Fini, fiduciario di un certo Carollo che gestisce casinò all'estero, figlio incensurato di un Carollo considerato uomo di Nitto Santapaola e condannato quindi per mafia. Insomma troppe ombre e troppi interessi perché un "tecnico" possa continuare a parlare impunemente, anche con l'appoggio del Vaticano. E per finire, l'Agenzia delle Entrate avrebbe potuto recuperare parecchi miliardi di euro per la gestione infedele delle macchine mangiasoldi, ma fra ricorsi e mancate leggi se va bene entreranno in cassa una manciata di milioni. Eppure con questi miliardi evasi quante iniziative a favore dei cittadini si potrebbero attivare?

    Purtroppo manca l'informazione e pochi conoscono questi fatti. Stamani a La 7, durante coffee break, ne ha fatto appena un accenno Crosetto del pdl, ma senza spiegare nulla, e la conversazione su Riccardi è continuata su altri binari...

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