martedì 6 marzo 2012

Questo è il simbolo del potere oligarchico sovranazionale. Sta a noi costruire l'Alternativa

di Sergio Di Cori Modigliani

Le sigle, i nomi, gli acronimi, sono sempre state fondamentali nello scambio umano. Perché poggiano sul simbolico.
E i simboli sono il luogo per eccellenza (così funziona la mente umana) nel quale le sinapsi del cervello  scattano in automatico e generano l’humus che fa fiorire la nascita, lo sviluppo e l’espansione dell’immaginario collettivo.
Gli esseri umani, questo meccanismo, lo hanno capito da sempre, diverse migliaia di anni fa. Tant’è vero che tutte le etnie, gruppi, clan, in ogni continente del pianeta hanno da sempre eletto un loro specifico simbolo, rassicurante e seducente per coloro che vi si identificano e terrificante e spaventevole per gli antagonisti che vi si oppongono.
Un derby di calcio allo stadio è l’esempio più ovvio, con gli spalti gremiti e i tifosi che si fronteggiano dalle parti opposte con i loro gonfaloni, bandiere, specifici colori.
La simbologia è l’elemento fondamentale nella vita sociale e politica.
Nell’attuale fase che stiamo vivendo, essendo la comunicazione mediatica globalizzata, ed essendo la realtà divenuta un fenomeno complesso e intricato, non sempre è facile e immediatamente fruibile la identificazione dei simboli che rappresentano uno specifico accorpamento. Molti hanno perso la loro funzione, altri sono stati annacquati dalla Storia, altri ancora sono stati sostituiti da nuove immagini.
L’attuale oligarchia medioevale planetaria, essendo sovranazionale, multi-etnica, poli-religiosa, ed estesa nei cinque continenti a parità di grado (ma prima di ogni altra cosa soprattutto clandestina) aborre i simboli proprio perché non vuole essere identificata, e tantomeno scoperta. Per definizione “loro” sono invisibili. Ufficialmente non esistono. Si manifestano soltanto per necessità, quando determinate circostanze lo impongono. A quel punto si rendono palesi presso alcune specifiche personalità e pongono le loro condizioni. Tra di loro hanno dei meccanismi di riconoscimento molto particolari che li garantiscono da qualsivoglia forma di contraffazione.
La loro forza e il loro micidiale potere, quindi, al di là del fatto che promulgano leggi, determinano l’economia, e decidono dei nostri destini, consiste nell’enorme difficoltà nel riuscire a riconoscerli.
Nel 1943, nelle nazioni dell’Europa occupata, gli ufficiali della Gestapo passeggiavano indossando un cappotto lungo di pelle nera con una fascia bianca arrotolata intorno al braccio destro, sopra la quale vi era impressa una croce uncinata di colore rosso, la svastica nazista. Si riconoscevano a distanza di centinaia di metri.
Oggi, non è così.
Camuffati, mascherati, da perfetti camaleonti, esercitano le loro rispettive funzioni, pienamente consapevoli di star partecipando a una Guerra Invisibile.
Una battaglia surreale, perché in campo compaiono soltanto i simboli (a seconda dei casi) dello schieramento antagonista: da chi inneggia alla libertà a chi vuole eliminare Goldman Sachs, da chi difende la Grecia come simbolo a chi vuole chiudere le banche, e così via dicendo.
Angela Merkel, Mario Monti, Mario Draghi, ecc., non hanno simboli (se non quelli fittizi –vere e proprie maschere di comodo- necessarie per ragioni burocratiche: la CDU, la carica di primo ministro, la BCE, ecc. ecc) e il loro vantaggio consiste proprio nel non essere identificati in nessuna consorteria, in nessuna affiliazione, in nessuna organizzazione specifica che li possa accorpare.
In Usa (cultura da sempre molto ma davvero molto sensibile alla manifestazione del Simbolico) i movimenti di opposizione alla oligarchia medioevale planetaria si sono posti, di recente, questo problema: l’identificazione dei simboli.
Perché se non c’è Simbolo, non c’è collante.
E se non c’è collante, non c’è aggregazione discriminante.
E se non c’è aggregazione discriminante, si finisce in una pappa massificata dove il Potere inevitabilmente vince perché nella pappa finiscono per mescolarsi la destra sociale  e l’estrema sinistra, i riformisti social democratici e gli anarchici, i burocrati e i visionari, ciascuno con i propri specifici simboli (spesso contrapposti) che –è fin troppo ovvio- a un certo punto si sbraneranno tra di loro, spianando la strada al Potere.
Non era mai capitato nella Storia che fazioni politicamente opposte (diciamo, tanto per fare un esempio facile e subito fruibile in Italia: Nichi Vendola e Domenico Storace) si trovassero a usare le stesse argomentazioni come se avessero lo stesso nemico.
Identificando, invece, con un chiaro Simbolo l’oppositore-antagonista, diventa allora più facile poter attuare delle discriminanti che aiutano a navigare nel mare della complessità, sottraendosi, quindi, al rischio del consociativismo, di una complicità non voluta, finendo per trasformare se stessi in vittime di una trappola mediatica abilmente congegnata.
In Usa, l’hanno trovato.
Dopo mesi di discussioni, analisi, confronti, alle quali hanno partecipato diverse eccelse menti, è stato identificato un acronimo internazionale che ben identifica il Luogo del Potere Oligarchico Sovranazionale Planetario, perché ci aggiunge un sotteso riferimento storico europeo che contribuisce a portare subito il dibattito sul binario giusto.
Si chiama TINA.
Cioè: T.I.N.A.
Sta per There Is No Alternative. (non esiste alternativa).
A questo acronimo sono state aggiunte circa 250 varianti, appartenenti a sottoclassi “di linguaggio esplicativo, specifico per singole etnie, popoli, nazioni” per poter essere in grado di riconoscere la manifestazione del “linguaggio oligarchico”.
Lo considero estremamente importante per poter cominciare a chiarire il paesaggio che ci deve illuminare.
Hanno provveduto a diffondere la simbologia in rete e addirittura l’hanno infilata dentro wikipedia.
TINA, dunque (a me personalmente piace da matti) è il simbolo del Potere.
Non è originale, e non è nuovo.
E’ un’idea (allora fu una semplice battuta) venuta  a un ministro conservatore inglese, agli inizi degli anni’80, che era stanco di essere sgridato e attaccato da Margaret Thatcher. La definì, allora, per l’appunto “La Signora Non C’E’ Alternativa”, ma il tutto restò sepolto nei tabloid e per vent’anni nessuno lo ha riesumato.
E’ stato fatto in questi giorni.
Mi sembra un passo avanti.
TINA, infatti, spiega e specifica ciò che consente la immediata identificazione di tutti coloro che sorreggono l’attuale potere oligarchico planetario. TINA, vuol dire che “non esiste alternativa al liberismo, che non esiste alternativa al pareggio di bilancio, che non esiste alternativa al disavanzo pubblico, con l’aggiunta di espressioni del tipo “o noi o il baratro” laddove nessuno spiega in che cosa consista questo baratro”.
E’ un simbolo, niente più di questo.
Ma ritengo fondamentale dedicare dei pensieri a questa parola.
Identificandola, e quindi destrutturandola, la si disossa. E così facendo si cambiano le sinapsi del cervello. Si accetta l’idea che il messaggio “non c’è alternativa” è semplicemente un trucco mediatico, una trappola per I cittadini: il Simbolo dell’Oligarchia medioevale.
E così facendo si comincia ad auto-aducarsi alla sottrazione di se stessi da un territorio di paura e di disperazione.
TINA è la colonna portante di chi vuole asservire i popoli e costruire delle nuove forme di schiavitù del lavoro e di totale controllo sociale delle coscienze.
Chiunque sostenga che “la realtà è TINA” automaticamente qualifica se stesso come un veicolo di propaganda subliminare del Potere Oligarchico.
Bisogna cominciare a difendersi e soprattutto salvaguardare la propria capacità di operare nel campo del Libero Pensiero.
La nostra unica arma vincente è il Fattore Umano.
Ma va usata con abilità e competenza.
Una volta riconosciuto e accettato TINA come il simbolo della negazione dell’esistenza libera degli individui, allora si può anche aprire il dibattito su quali siano o non siano le alternative a disposizione.
Ma il primo passo –fondamentale per una nuova ecologia della mente- consiste nell’abbattere il motore della paura che vogliono installare in ciascuno di noi.
TINA è un bluff.
TINA è un falso ideologico.
TINA è la modalità con la quale, e attraverso la quale, mani invisibili penetrano nei nostri cervelli e vogliono che noi tutti, sfiancati dalla disperazione, ci dichiariamo disposti ad accettare l’inaccettabile perché consapevoli che non c’è alternativa.
Le alternative esistono eccome.
Pensate un po’: il ragionier Mario Monti che ritorna a fare il professore alla Bocconi.
E’ considerata una ipotesi “inconcepibile” (la frase è di Pier Luigi Bersani).
A me, invece, sembra molto concepibile.
E’ una delle tante ipotesi plausibili.
Una delle tanti varianti.
Una delle tante alternative.
Il P:U:T: (Pensiero Unico Tecnocratico) lo si combatte e lo si batte sul suo terreno: quello delle simbologie del terrore, dei Significati, del linguaggio mediatico.
“TINA IS NOTHING: No fear!” (Tina non vale nulla: niente paura)
Così, in Usa, si preparano all’inizio della seconda fase, la cosiddetta campagna di primavera, per tentare di costruire un’alternativa pragmatica, efficiente ed efficace a quello che il Potere Oligarchico Sovranazionale vuole imporre con la forza, contando sulla nostra impossibilità di denunciare la loro totale inadeguatezza.

Dedicategli dei pensieri.


A me sembra possa funzionare. Che cosa ne pensate?

7 commenti:

  1. Il discorso è giusto e gioca sullo stesso terreno di TINA, cioè avere un nemico per serrare le fila. TINA ci consente di identificare il nemico e focalizzare strategie e forze, almeno sappiamo di chi stiamo a parlare.

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  2. Molto interessante e convincente.

    T.I.N.A. mi ha fatto ripensare - riassumendola in 4 lettere - alla considerazione che facevo dopo aver seguito Servizio Pubblico la scorsa settimana: qualsiasi politico, di qualsiasi schieramento, o qualsiasi ministro (presente, passato o futuro), dice sempre esattamente la stessa cosa: T.I.N.A.
    Cioè, non dicono assolutamente niente.
    Lo stesso identico niente.
    Un mantra senza senso che se li ascolti finisce per rimbambirti, anziché "svegliarti".

    Tanto vale smettere di stare ad ascoltarli.

    Monotoni, noiosi e inutili.

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  3. La frase "Non c'è alternativa" è micidiale nella sua nuda semplicità perché sottende l'idea che ogni cambiamento è impossibile ed agisce a livello subliminale nel condizionare ogni tentativo di ribellione, facendo leva sulla paura. Non a caso l'acronimo F.E.A.R.si npuò tradurre con Falsa Evidenza che Appare Reale o False Emozioni che Appaiono Reali.

    E'il risultato di una continua ed efficace manipolazione della mente umana al fine di mantenerla in uno stato di semincoscienza, incapace di reagire e di credere nell'uso del potere del libero arbitrio.

    E a giudicare dai sondaggi di Ballarò ci stanno riuscendo se ci sono ancora molti italiani che sceglierebbero Monti come presidente del consiglio per altri cinque anni!! In omaggio a TINA!

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  4. Dopo la denuncia di Sergio sul cambiamento della Costituzione, in discussione il 5 marzo, per inserirvi l'obbligo del pareggio di bilancio ecco la ciliegina sulla torta: alla Camera sono presenti solo 6 deputati su 630.

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  5. A me sembra che siano loro a non avere alternativa. Cercano consenso
    mettendo nelle loro liste persone dalla faccia dignitosa e onesta e poi
    perdono all'interno del proprio partito che risponde con la collaudata logica del clientelismo. Non hanno altra scelta se non quella di nascondersi sotto l'ombrello momentaneo del consenso popolare a Monti. Hanno gia' iniziato come loro solito a criminalizzare l'opposizione sia di destra che di sinistra. Cantano in coro regole non loro. Loro
    si sono puliti il deretano per anni di quelle regole di cui oggi si elevano a campioni. Non hanno alternativa. Come struzzi col collo dentro una buca parlano solo a loro stessi. Quando la Merkel dice dovete far pulizia dentro il vostro paese non sbaglia. E' il suo dirigismo dall'alto che si appoggia a questa classe dirigente che e' patetico. No,non c'e' alternativa. Questa gente se ne deve andare.
    E' l'alternativa il problema. Con chi sostituirla?
    Ed e' il loro unico punto di forza.

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  6. Pezzo illuminante come sempre caro Sergio. Condivido in pieno. Avevo scritto qualcosa di simile sul moralista
    http://www.ilmoralista.it/come-riconoscere-i-moderni-schiavisti.

    Ciao,

    Francesco

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  7. alla tesi della non alternativa vi racconto un aneddoto che mi ripeteva sempre mio papà quando assisteva a una minaccia del tipo "o questa soluzione o il baratro" ecc.Una volta in un piccolo paese in provincia di Agrigento nella terra del grande Pirandello, viveva un farmacista che oltre a somministrare medicine prestava soldi a tassi da usuraio, in un periodo di magra e di crisi economica degli agricoltori e zolfatari non riusciva a recuperare più il denaro prestato. Così pensò di fare girare per le strade del paese " lu vanniaturi pi fari jittari lu bannu: cu av'addari li sordi a' lu farmacista e 'nu ci li duna ci sarà lu 'ma si nò" un debitore del farmacista ferma lu vanniaturu e gli chiede " 'ma si nò? " ( eventualmente? ) ci l'harrigala! (glieli regala!) così i governi europei e la Bce o ci perdonano o ci faranno un p.............Ad Maiora Semper

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