martedì 20 marzo 2012

"Nè puttane nè sottomesse": la leader femminista francese Asma Guefini denuncia Platini, Blatter e tutto il management del calcio mondiale.

di Sergio Di Cori Modigliani


Si chiama Asma Guefini, è la leader femminista del gruppo francese « Ni Putes Ni Soumises » (nè puttane nè sottomesse) e da qualche giorno sta animando il dibattito politico francese a tal punto da aver valicato le frontiere, aver fatto irruzione nella vicina Olanda, da lì in Danimarca e subito dopo in Spagna e Germania. (da noi, neppure a dirlo, non viene neanche affrontato il tema).
Ma c’è di più ( e chi conosce i potenti del calcio, l’ha già capito).
La Guefini ha sfidato Michel Platini, presidente della FIFA europea, (la FIFA è la federazione del gioco del calcio) accusandolo di essersi venduto ai miliardari del Qatar, ma soprattutto “aver venduto per denaro i bastioni fondamentali del diritto nato dalla rivoluzione francese”; la leader femminista ha inviato una lettera di protesta al potentissimo Sepp Blatter (il padrone del calcio mondiale) e ha aperto nel cuore dell’Europa una gigantesca controversia che riguarda i diritti delle donne, la libertà, l’eguaglianza, le tematiche del lavoro, la creazione di mercato, le politiche sociali.

E’ bene fare un passo indietro per poter comprendere meglio i fatti.

Nel 2002, il ministero della sanità francese, in accordo con l’apposito ufficio delegato allo studio delle politiche sociali per adolescenti,  aveva elaborato un voluminoso studio dal quale veniva fuori l’idea di lanciare il calcio femminile. Lo studio si concludeva con delle note (sorrette dall’opinione di economisti, psicologi, medici, sindacalisti) che sostenevano l’importanza di tale programma. “Investendo in questo settore si prendono cinque, sei piccioni con una fava: perché il calcio fa bene alla salute fisica, insegna il lavoro di gruppo solidale e quindi fa bene alla salute spirituale, accelera il processo di equiparazione delle femmine ai maschi, sviluppa la competitività sportiva e quindi allontana le adolescenti dal rischio di essere sedotte dall’uso di droghe, promuove investimenti in grandi opere di collettività sociale creando nuovi posti lavoro per massaggiatrici, allenatrici, arbitri di sesso femminile, medici sportivi, psicologhe, giornaliste, aumentando l’occupazione in diversi settori. Applicando il parametro del rapporto costo/beneficio, la collettività finisce negli anni per risparmiare una ingente quantità di denaro”.
Tutti d’accordo. Approvano un decreto in parlamento votato a maggioranza assoluta nel 2003.
E così, in Francia, dopo gli Usa e la Germania, viene lanciata una grande campagna di sensibilizzazione per la diffusione del calcio femminile. Costruiscono campi per le calciatrici, lanciano programmi di formazione per addetti al settore, lanciano le federazioni e i singoli campionati. Di loro si parla ancora poco ed è davvero lunga la strada per riuscire a conquistarsi l’attenzione mediatica, ma intanto si divertono e fanno sport. In pochi anni si arriva a lanciare anche la champions league femminile e gli incontri internazionali tra federazioni.
E così arriviamo al punto, cioè alla notizia.
Sabato scorso, a Narbona, era in cartellone una partita internazionale di calcio femminile tra la “Ligue feminine du Narbonne” e la squadra femminile proveniente da Montplellier, ma la più ricca di tutte, perché finanziata con i soldi degli arabi, dal Qatar per la precisione, la più ricca federazione tra tutte quante. Da notare che il Qatar si è aggiudicato la sede dei campionati del mondo di calcio maschile nel 2020, prima nazione del mondo arabo: si parla di affari di miliardi di euro.
Lo stadio era pieno di tifosi.
Le componenti della squadra del “Petit Bard-Montpellier”  si presentano in campo con la testa fasciata da un lungo foulard. L’arbitro si rifiuta di far giocare le ragazze così bendate, sostenendo che si tratta di una manifestazione sportiva e che i lembi dei foulard comportano addirittura il rischio di potenziali ed eventuali strozzature nel caso di strattonate, falli pesanti, ecc. Nasce una contestazione. L’arbitro (di sesso femminile) insiste e alla fine annulla l’incontro. La federazione lo denuncia. E’ Michel Platini l’autore della denuncia.
A questo punto entra in campo la nostra Asma Guefini.  Fa una conferenza stampa a nome dell’organizzazione “Né Puttane Né Sottomesse” e diffonde una nota (di cui nessuno era al corrente) firmata il 20 febbraio da Michel Platini a nome della Fifa che “intanto autorizza l’uso del velo nelle competizioni sportive in Francia, rimettendosi alla decisione finale di un comitato internazionale che deciderà per tutte le federazioni il 2 luglio”. La Guefini si presenta alla conferenza stampa sorretta da circa 24 organizzazioni femminili francesi sostenendo « che ci auguriamo la Fifa non accetti questa imposizione da parte di regimi che praticano la discriminazione contro le donne ; una richiesta fortemente voluta da nazioni che considerano la donna inferiore, e intendono dimostrare il loro assoggettamento attraverso l’imposizione del velo per segnalare la loro NON eguaglianza ai maschi. Tanto più disdicevole, questo fatto, perché fatto nel nome del denaro, tant’è vero che le giocatrici del Petit Bard Montpellier sono cittadine francesi, in stragrande maggioranza cattoliche, ma poiché il finanziatore della squadra è un emiro arabo sessista e maschilista, ha deciso di finanziare la squadra a condizione che le giocatrici portino il velo. Ha avuto anche la sfrontatezza di dichiarare che l’obiettivo è quello di raggiungere nel 2020 una situazione tale per cui almeno il 50% delle donne europee porteranno il velo in pubblico e si copriranno. E’ semplicemente disgustoso. Tutto ciò fa arretrare le donne e presuppone una idea medioevale della vita contro la quale noi ci batteremo fino in fondo, in tutte le sedi, e contro tutti ».
In Francia, Olanda, Danimarca e Spagna è accaduto un putiferio su questa vicenda.
E il dibattito è in corso.
In Italia non è stata data neppure la notizia.
La censura mediatica italiana è grave perchè nasce da un’idea cinica che spinge all’auto-censura preventiva, anticamera della corruzione. E’ stata la stessa Guefini a spiegare le ragioni per cui in Italia non se ne parla « In Italia il calcio è in crisi, e il paese versa in una pesante crisi economica che tocca anche il calcio ; sappiamo con certezza che le più importanti società di calcio maschile della serie A sono state già contattate da finanzieri arabi che le vogliono acquistare. Hanno chiesto (e ottenuto) di non parlare dell’argomento. Anche perché in Italia, nello sport, vige ancora un fortissimo sessismo. In Italia non si investe nello sport, non si costruiscono campi da calcio per il popolo e non si vuole lanciare il campionato femminile di calcio”.
La notizia avrebbe potuto rimanere nell’ambito locale, ma invece è esplosa perché hanno cercato di insabbiarla provocando l’effetto opposto. Platini aveva infatti fatto intervenire uno dei vice-presidenti della Fifa, il principe Ali Bin al Hussein di Giordania, per caldeggiare l’uso del velo tra le calciatrici.
Asma Guefini si è ribellata e ha denunciato il tutto. Al grido di « libertà per tutte le donne in tutti i campi » si è lanciata in campo mediatico.
Le è andata benissimo.
Quantomeno in Francia.
Attaccata con virulenza da Al Jazeera, la Guefini ha risposto che Al Jazeera Sport ha interessi in campo in quanto ha i diritti televisivi per le partite internazionali, ha i diritti in esclusiva per i mondiali del 2020 e (notizia per noi interessante) ha chiuso degli accordi con il Milan, Berlusconi e la Regione Lombardia per l’inizio di una serie di opere pubbliche in Qatar in cambio di investimenti immobiliari nel milanese.
Conclusione?
Ha trovato l’appoggio della « Ligue International des Femmes », di « Femix Sports » e della potente Clef “Coordination Francaise pour le lobby europèen des femmes”.
Insieme hanno redatto un comunicato-lettera e lo hanno inviato a Sepp Blatter, il presidente della Fifa. Attendono la risposta entro il 31 maggio
La minaccia dichiarata?
“Boicotteremo in maniera creativa e non violenta, squisitamente femminile, i campionati europei di calcio maschile che iniziano a giugno, se non ci ascoltano: obbligheremo i nostri uomini a fare lo sciopero televisivo. Dovranno scegliere: se vogliono venire a letto con noi oppure vogliono guardare le partite dei sessisti alla tivvù. Che scelgano!!”.
E in Francia, sono finiti tutti sui giornali perché l’amour (inteso qui come passione) in Francia è al primo posto nelle priorità del paese.
Da noi, invece è sceso al quinto posto. Vengono prima (in ordine) viaggi, cibo, lavoro, soldi.
Lo sciopero fallirebbe senz’altro.
Che ne pensate?

11 commenti:

  1. Che vorrei che si candidasse..XD
    In Italia..XD

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  2. penso che ricattare gli uomini con lo sciopero del sesso sia sessista allo stesso modo di coloro che vengono accusati come tali. riformulo: le femministe promuovono la parita' di trattamento con l'altro sesso usando il proprio sesso come arma di scambio/ricatto? questa sarebbe l'avanguardia della lotta femminista?
    calcio e fica, si potrebbe tracciare il profilo psicologico di intere popolazioni (non solo occidentali).
    per il resto questa storia trasuda propaganda dall'inizio alla fine, questa a mio avviso e' la chiave giusta d' interpretazione dalla quale partire per decodificare la notizia.
    Lei che ne pensa Sig. Di Cori Modigliani?

    Fabio

    p.s. il suo blog e' pieno di storie e spunti interessanti.

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  3. che l'Italia è sempre il solito schifo (detto da un uomo)

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  4. A Modiglia', tutto quel che vuoi, ma per carità... il calcio femminile è proprio... brutto e credimi, non avrà mai un seguito.

    Questa idea balzana che gli uomini siano UGUALI alle donne poi, proprio non la capisco.

    Il corpo femminile è morfologicamente inadatto a sport come il calcio, il rugby, dove lo "scontro" fisico la fa da padrone. Per non parlare del pugilato.

    Stendo un velo pietoso sullo sciopero del sesso, ma credo che sia una boutade come tutta la faccenda, del resto.

    Quel che preoccupa è questa voglia omologazione dei sessi che temo produrrà, nel lungo periodo, come unico risultato il definitivo distacco dalle nostre rispettive funzioni biologiche e dunque sociali.

    La questione del velo e della condizione femminile in Paesi di cultura diversa dalla nostra, è altra cosa e mi pare che lei l'abbia trattata qui in modo superficiale e distante dalla realtà delle cose.

    Maschietti, smettete di far la pipì seduti sul water, cercate solo di avere buona mira...

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    1. Rimango un furibondo sostenitore delle grandi conquiste libertarie dell'occidente; nonostante sia un maschio, sono costretto a diventare qui l'avvocato dei diritti delle donne perchè in Italia il dibattito sui temi dei rapporti maschio-femmina si è talmente avvilito e sfilacciato che non trova neppure posto nel dibattito nazionale. Il fatto che a noi maschi non diverta il calcio femminile è una questione che non riguarda le donne, intese qui come "persone". Sono affari loro. Se loro vogliono giocare a calcio, che lo facciano. L'aspetto che conta è che abbiano la opportunità di farlo. Neanche a me diverte il calcio femminile (sono un accanito tifoso di calcio)il che non vuol dire negare alle donne che vogliono praticare questo sport l'accesso al mercato dello spettacolo sportivo. L'importante è costruire una società nela quale alla donna vengano garantiti gli stessi diritti di accesso al mercato del lavoro dei maschi. Siamo prima di tutto Esseri Umani ( e quindi rispetto per la vita, l'integrità, ecc.,) poi Persone (ovvero Cittadini uguali ed eguali dinanzi alla Legge) e infine identificati come genere. Se il rispetto delle diverse convenzioni sociali delle diverse etnie vuol dire accettare il fatto che esistono culture dove i maschi impongono le loro scelte alle femmine nel nome di una presupposta "diversità" biologica che diventa esercizio di un predominio, allora opto per il non rispetto. Preferisco rimanere saldo alla difesa di principii nei quali credo fermamente: inalienabili diritti di libertà eguaglianza e solidarietà a tutti, nessuno escluso, mai, nè per motivi di nascita, nè per genere sessuale, nè per credo religioso, nè per censo, nè per appartenenza etnica, nè per locazione geografica. Considero alcuni aspetti antropologici (ad es.: l'infibulazione) una pratica primitiva orrenda, lesiva della dignità della donna come Persona. A meno che non mi venga dimostrato che esistono culture laddove tale Legge viene promulgata da un giudice di sesso femminile con l'entusiastica approvazione della maggioranza assoluta delle donne. A quel punto, allora, sarei disposto a ricredermi. In India, la pratica della vedova che veniva uccisa sulla pira accanto al marito venne denunciata da Friedrich Engels in uno squisito saggio del pensiero libertario e liberale nel 1880 dove spiegava la "fondamentale esigenza di tenere assoggettate le donne privandole del diritto all'uso della propria vita per potersi avvalere di manodopera femminile minorile a proprio piacimento. L'industria manifatturiera tessile indiana, gestita e amministrata da bramini e aristocratici locali, conta sull'apporto di bambine di dieci anni costrette a turni di lavoro di dodici ore al giorno, senza nessuna garanzia, date in affitto dai fratelli e dal padre al padrone della impresa". La storica e filosofa, nonchè leader politica, Anna Kuliscioff, nel 1875 si rifiutò di andare ospite di un centro universitario inglese che si trovava a Nuova Delhi. "Io non vado in un paese schiavista di barbari a parlare del sesso degli angeli e di filosofia morale". Anche io sono nostalgico.
      La mia nostalgia è per uomini con le palle come Friedrich Engels e donne che combattono per la libertà dei diritti femminili come Anna Kuliscioff.
      Si occupavano, soprattutto, di Persone.
      E' ciò che a me interessa, altrimenti non farei questo blog.

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    2. Ok, ma da quale pulpito noi occidentali possiamo criticare culture che reprimono la libertà delle donne? Noi che esaltiamo in ogni dove un'immagine femminile a uso e consumo del mercato.

      Perché non ci strappiamo allora le vesti per i culi propinati in TV in prima serata?

      Non è pur quella un odioso sfrutta,emmto del corpo femminile?

      Il velo e il cappello erano d'ordinanza in Italia fino a cinquant'anni fa per ragioni religiose e culturali.

      In IRAN poi, da quel che ne so, non credo che la figura della donna sia socialmente discriminata:

      - hanno diritto all’eredità da oltre 1300 anni (fino a poco tempo fa in alcune zone dell’Alto Adige vigeva la "legge del maso chiuso": unico erede il primogenito maschio).


      - già dal 1906 esisteva un’associazione femminile.


      - dal 1920 hanno diritto al voto.(in Svizzera dagli anni ‘60).

      - attualmente il 70% degli studenti universitari sono donne.

      - occupano il 50% dei posti di lavoro.

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    3. Non sono per niente d'accordo tranne forse sul fatto che il calcio femminile sia meno divertente di quello maschile (ripeto il forse),per il resto una donna vuole prendersi a pugni con un'altra donna? Bene! Lo faccia pure! Una donna vuole fare a testate con un'altra donna in un campo di rugby? Bene anche qui!
      Del resto,

      http://www.youtube.com/watch?v=ZWnfoXeGBKY

      http://www.youtube.com/watch?v=mTzXQ8v_M-g&feature=related

      http://www.youtube.com/watch?v=FcXgS_oxLxo&feature=related

      http://www.youtube.com/watch?v=pQcPAPG2TyA&feature=related

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  5. A me sembra che tutti hanno fatto il proprio lavoro.
    Lo sponsor, la FIFA, le giocatrici, l'arbitro, le femministe, gli investitori.
    Finiranno per trovare il copricapo ideale e regolamentare.
    Gli indiani avevano l'abitudine, morto l'uomo, di bruciare nella pira anche la moglie. Quando gli inglesi lo proibirono arrabbiati andarono
    a dire -"E' la nostra tradizione"-
    La nostra tradizione-risposero gli inglesi- "E' impiccare chi lo fa"
    Oggi avrebbero risposto-"Quanto ci date per lasciarvelo fare"
    La Talpa e' un bel libro di spionaggio ma non ho mai letto in nessuna recensione che e' anche il piu' bel addio alla vecchia Inghilterra.
    Per ora si accontentano di dirci-"Quanto volete per lasciarcelo fare."
    Vorrei tanto che per essere uomini bastasse avere la "mira giusta".
    Pensavo che ci fosse anche il dovere di non ridicolizzare o vendere le proprie donne. Ma come avete ormai capito sono un nostalgico.
    Di una cosa sono certo, loro, le donne, a parte qualche ridicolo peccato di gioventu' se la stanno cavando benissimo.

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    1. si vede che sei un maschio, mi auguro (per le femmine) single.....

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  6. Posso concordarmi al 100% delle iniziative della Guefini.

    Comunque è anche importante ricordare che l'Ucraina, per dare un'immagine pulita e ridente del loro paese in vista degli europei del calcio sta perpetrando su vasta scala un barbaro massacro di cani e gatti randaggi, bastonatandoli a morte, avvelenandoli, gettandoli nei forni ancora vivi (evidentemente qualcuno ha nostalgia del trattamento riservato agli ebrei, zingari, omosessuali e dissenzienti dai nazisti), nonostante il fatto che l'Ucraina ha ricevuto fondi dalla Federazione Calcio per sterilizzare i randaggi.
    Organizzandoci, noi donne possiamo far sentire la nostra voce. Ma chi adesso vuole urlare in difesa degli animali innocenti con il boicottaggio degli Europei del cacchio?

    Lettrice USA

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    1. un problema alla volta...

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