lunedì 5 marzo 2012

La Mamma di tutte le Caste: “L’Informazione Mediatica nell’Italia che regredisce”.


di Sergio Di Cori Modigliani

Il mercatismo economicistico ha colpito ancora. Il che non  è certo una sorpresa. E’ purtroppo una conferma dello stato attuale delle cose in Italia..
Ma è molto utile per poter dibattere dei temi che quotidianamente il potere costituito sottrae alla nostra attenzione, ai nostri bisogni, alle nostre esigenze più autentiche.
Femicidio, Paolo Barnard, Angela Merkel e Rita Borsellino: quattro eventi, situazioni e notizie del giorno che –apparentemente- non hanno nulla in comune tra di loro.
E invece ce l’hanno.
Sono il sintomo e la punta dell’iceberg della Madre di tutte le Caste, quella dell’informazione mediatica in Italia, l’unica che –è fin troppo ovvio- non è possibile denunciare a livello di massa essendo loro i detentori del potere di diffusione delle notizie a livello di massa.
Sempre più sofisticata, più subdola, più agguerrita e ambigua che mai. Al punto tale da potersi addirittura permettere, in alcuni casi, di mascherarsi da “contro-informazione” un termine puramente ideologico che, di per sé, non ha nessun Senso né alcun Significato. La cosiddetta contro-informazione, infatti, appartiene a una terminologia che è ormai fuorviante. E’ diventata un’etichetta, un slogan, uno scarico di odio, una modalità di dare la stura –il più delle volte- alla possibilità di sfogare un disagio socio-psicologico che si manifesta in maniera faziosa, e dal punto di vista strettamente mediatico in forme dilettantesche, spesso seguendo piste furbe, perché ciò che conta non consiste più nel fornire notizie, contribuire ad alimentare la “produzione interiore di una formazione libera del pensiero” (questo è il vero Significato del termine in-formazione: formazione interiore) bensì si cerca di ottenere consenso, cioè seguito (per avere voti alle elezioni, pubblicità televisiva, un incarico, contatti pubblicitari che vuol dire soldi se avviene nel web, e così via dicendo) e si trasforma e diventa quindi chiacchiera e pettegolezzo da bar virtuale, da condominio feisbucchiano, da tifo televisivo, e finisce per generare complicità -magari inconsce, nella migliore delle ipotesi- con chi vuole che non si pensi. Che non si ragioni. Che non si capisca. Ma soprattutto che non si crei la connessione tra gli eventi per comprendere la realtà esistenziale di tutti giorni nella quale siamo calati.
“Siamo una nazione arretrata, in grave ritardo rispetto ai paesi più evoluti”.
Penso che questa affermazione possa essere sottoscritta dal 99% della popolazione italiana, indifferentemente di destra o di sinistra, settentrionali o meridionali, giovani o anziani. Poiché viviamo in una realtà complessa, quest’affermazione diventa inutile e priva di alcun valore. Aveva un suo significato nel 1970, oggi non più. Va elaborata.
I conflitti e le problematiche nascono e si diffondono quando si comincia a elaborare e argomentare il “perché” siamo arretrati e in che cosa consista il grave ritardo. Lì, si hanno delle sorprese e si scopre, magari, che non si è affatto d’accordo –come si credeva- con quelle persone, partiti, istituzioni, gruppi, religioni, accorpamenti, clan, con i quali si pensava, invece, di andare d’accordo. Nascono così nuove aggregazioni, nuove modalità di associazione e di incontro, che ruotano intorno a dei pilastri solidi che fanno da punto di riferimento, del tipo: “siamo una nazione arretrata perché A B C….siamo in grave ritardo perché D F G”.
Tutto ciò per introdurre la mia personale argomentazione, relativa all’arretratezza della nostra nazione, frutto e risultato dell’attuale politica economica, e dello stato impietoso (e furbo) della truppa mediatica asservita. Partendo da quattro notizie, il sale dell’informazione.
1). Femicidio.
La notizia: nelle ultime 24 ore nel settentrione italiano (Brescia, Verona e Vicenza) si sono consumati tre femicidi: uno con un’arma da fuoco, un altro con diverse coltellate, il terzo con strozzamento. Tre diverse armi, identiche modalità socio-psicologiche. Nei tre casi, l’assassino risulta un maschio, bianco di cittadinanza italiana, perché nato e cresciuto in Italia da etnìa locale, senza problemi mentali diagnosticati, senza problemi economici assillanti, senza precedenti penali. In due dei tre casi l’assassino era considerato una persona socialmente gradevole, marito e padre esemplare. Tutti e tre appartenenti a un ceto economicamente solido (proprietari di case, automobili, barche e reddito garantito) tutti e tre mossi –ed ecco il punto- da un impulso di gelosia che li ha portati a esprimere quello che i media locali hanno definito, chi un modo chi nell’altro “dramma della gelosia” oppure “orrendo delitto passionale” oppure “un lampo di follia finito in tragedia”, ecc.
Se andiamo ad assommare questi tre femicidi agli altri, la statistica ci informa che nel solo 2012, in Italia, le donne assassinate risultano già 52, quasi una al giorno, con un incremento statistico rispetto al 2011 del 122%, del 250% rispetto al 2010 e del 1670% rispetto al 2000.
Nessuno in Italia ha collegato i tre delitti, nonostante siano avvenuti tutti nel raggio di 150 chilometri, nella zona più ricca della Repubblica Italiana.
A me ha suscitato subito una riflessione che è figlia di una memoria, che qui vi presento come informazione, relativa a un evento accaduto in un paese molto lontano, in Sudamerica, nella Repubblica Argentina: ai primi del millennio, quel paese stava vivendo un delirio sociale provocato dalle scelte politico-economiche di stampo neo-liberista che il Fondo Monetario Internazionale aveva imposto alla nazione attraverso il suo presidente Menem. C’era una coppia di soggetti politici che allora faceva una dura opposizione. Una coppia molto simile ai Clinton. Si chiamavano Nestor e Christina Kirchner. Lui avvocato, lei leader sindacalista. I due cominciarono a diffondere dati e notizie sostenendo che il paese si stava avviando verso una catastrofe annunciata. Nestor Kirchner lo faceva secondo la modalità politica standard e consueta, lei a modo suo. Poche settimane prima che il paese andasse in default gettando la nazione in una catastrofe economica, la Kirchner (che appoggiava e sosteneva il marito rinunciando a una personale candidatura) organizzò un anòmalo dibattito pubblico dal titolo “Estàn matando a demasiadas mujeres” (stanno uccidendo troppe donne). Il dibattito, sostenuto dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni femminili argentine, non fu un’occasione per parlare di femminismo, di machismo, di sessismo o di violenza gratuita contro le donne. Divenne invece un’altra cosa, un gigantesco trampolino di lancio per una idea, una lettura e una interpretazione diversa della realtà socio-economica, perché la Kirchner (cifre alla mano) individuò nella straripante diffusione di delitti contro le donne all’interno del solido ceto medio-borghese urbano “il chiaro sintomo di un degrado socio-morale che è il frutto di un’incorporazione di un’idea mercatista dello Stato, dello scambio sociale, della gestione finanziaria delle risorse pubbliche, che ha fatto inglobare una concezione exitista (il termine viene da “exito” che in spagnolo vuol dire “successo sociale”) e che sta provocando l’assunzione di elementi psicologici neo-colonialisti che finiscono poi per produrre la tendenza a determinare la schiavizzazione degli esseri umani, con le donne in prima fila…….” ecc.,ecc. Il discorso si concludeva con la frase “….una nazione che si affaccia al millennio con un incremento dei delitti contro le donne, non è una nazione civile e segnala invece di voler essere una nazione arretrata”.
Il resto è Storia.
Leggendo oggi le cronache fredde e piatte sui giornali mi è ritornato alla mente quel dibattito, quella situazione, quella circostanza. Su Il Giornale di Vicenza si legge la notizia che viene così presentata ai lettori: Erano appena rientrati da un bel viaggio in Kenya Giovanni Lucchese e Gabriella Falzoni, marito e moglie, lui 56 anni e lei 51 anni, i protagonisti dell’ennesimo delitto di gelosia passionale delle ultime ore. Giovanni Lucchese ha strangolato la moglie con un foulard ieri nel tardo pomeriggio dopo un litigio, poi si e’ costituito ai carabinieri. Il delitto ha scosso il piccolo centro di Mozzecane, nel Veronese dove la coppia abitava in una villetta condivisa con altri parenti. “Ho strangolato mia moglie”, ha ammesso Lucchese ai carabinieri. Impiegato in una concessionaria Fiat di Verona, l’uomo aveva litigato violentemente con la moglie tanto da portare sul viso traccia dei graffi di lei che aveva tentato disperatamente di difendersi dall’aggressione omicida. I parenti sono senza parole, oltre che affranti; raccontano che si trattava di una coppia perfetta, conosciuta e stimata da tutti.
Per l’ennesima volta l’ennesimo femicidio viene presentato con la dizione “delitto passionale” e negli altri giornali della zona (come ad es. l’Arena di Verona) vengono forniti dettagli che finiscono non proprio per giustificare l’assassino ma in qualche modo cercare di spiegare quali meccanismi la passione possa provocare.
Poiché si sono verificati altri due episodi analoghi a poche ore di distanza l’uno dall’altro, pur non avendo alcuna rilevanza statistica dal punto di vista scientifico (la Statistica mi insegna che si tratta di pura casualità senza alcun valore e che non esiste nessun legame tra i tre eventi) io li interpreto, invece, riaccendendo la memoria del dibattito voluto dalla Kirchner dieci anni fa a Buenos Aires.
Credo sia un segno dei tempi che viviamo. Penso che sia l’incorporazione di una ossessiva idea mercatista, economicistica, dell’esistenza che in alcuni soggetti, magari più fragili perché più bestiali e animaleschi di altri –quindi più primitivi- si manifesta e si esprime in questi modi.
Sono sintomi sui quali sarebbe necessario costruire dibattiti, confronti, parlarne. Anche se sono eventi che non hanno nulla a che vedere con lo spread e con la borsa valori. Ma ha a che vedere con l’informazione, soprattutto per il modo in cui le notizie vengono presentate. Aggiungo (e segnalo) che un anno fa un valente e davvero meritevole psichiatra, con 40 anni di esperienza alle spalle, il prof. Vittorino Andreoli, aveva pubblicato un saggio per la Rizzoli che si intitolava “Il denaro in testa”. La casa editrice era prestigiosa, il suo nome era quello di un affermato e noto professionista. Eppure, neppure una recensione, neppure una intervista, neppure una segnalazione alla tivvù. Nulla. Pochi mesi fa avevo insistito con la Rizzoli per avere una intervista con lui, ma l’ufficio stampa mi aveva fatto sapere che lui non voleva essere intervistato e non erano interessati più al libro. Ho saputo soltanto tre giorni fa che lui non era stato neppure contattato. In quel libro (è uno psichiatra non un economista) Andreoli individua e identifica nella società italiana la diffusione di un angosciante malessere che “può diventare la miccia di un contagio patologico che in un prossimo futuro potrebbe provocare dei gravi dissesti sociali, prima di tutto delle irreparabili tragedie esistenziali”. Seguitando a dibattere tutti i giorni soltanto di economia, di tecnica di mercato, di spread, di aliquote, si alimenta il potere delle oligarchie e ci si allontana dalle esigenze autentiche della società civile. Perché il “danaro” per l’essere umano mediamente sano ha soltanto e unicamente un valore di mezzo e di strumento. Per gli oligarchi che vogliono fondare in Europa un Nuovo Medioevo, il volume di danaro è invece un fine in se stesso. Tant’è vero che viviamo oggi in un mondo in cui gli stati finanziano le banche che così pagano i loro debiti per avere dei soldi che investono in speculazioni che producono altri soldi. E non si parla più di imprese, aziende, persone, individui, esseri umani. Quwsta ossessione provoca malattia. E il femicidio è una patologia.
Una nazione in cui il femicidio si sta diffondendo in maniera sempre più preoccupante, non può osare di pretendere la definizione di nazione civile.
E non riguarda soltanto le donne, non riguarda soltanto le femministe, ed è un grave errore sottovalutare il problema, circuirlo, annacquarlo, e manipolarlo sotto la dizione “crimini passionali”. Non ha nulla a che vedere con la passione. Anzi.
Ha a che vedere con l’amnesia delle passioni vere, con l’abbandono delle tematiche esistenziali umane, laddove si finisce per sguazzare in un territorio primitivo dove finisce la civiltà e riemerge la bestia animale che è in noi.
I media stanno censurando gli eventi. Non ne parlano. Non effettuano i collegamenti. Non c’è dibattito. Non c’è confronto. Tra tre giorni si celebra l’8 marzo, una data ormai burocratica. In nessuna città d’Italia è stato organizzato un convegno, un seminario, un dibattito su questa piaga vergognosa che si sta diffondendo in Italia.
Pensateci.
2). Paolo Barnard.
Si tratta del più grande evento spettacolare verificatosi in Italia (il più grande è relativo alla sua “originalità”, il che lo rende, quindi unico) e sul quale tutti i media italiani, nessuno escluso, hanno scelto e deciso di non dare neppure la notizia. Né prima, per annunciare l’evento, né durante, né alla fine per comunicare un fragoroso successo.
La notizia: Paolo Barnard è un giornalista italiano con diversi decenni di esperienza alle spalle. E’ stato uno dei co-fondatori della trasmissione Report su raitre, ha scritto diversi libri nei quali ha denunciato il piano degli oligarchi in Europa che finirà per provocare sfracelli inauditi e un suo libro dal titolo “Il più grande crimine” è diventato un libro culto presso un vasto numero di persone. In seguito a una violenta polemica, è stato allontanato dalla Rai e l’intera truppa mediatica italiana lo ha isolato, trattandolo come un appestato e cercando di criminalizzarlo. Rimasto da solo, ha seguitato a dire la sua attraverso un suo blog, ormai privo di ogni megafono d’informazione e di ogni cassa di risonanza sia su cartaceo che alla tivvù. Un bel giorno (l’estate scorsa) si è alzato e ha preso un’iniziativa. Ha contattato quattro economisti che lavorano nell’università del Missouri, in Usa, dei neo-keynesiani che applicano una teoria denominata MMT (Modern Monetary Theory) -quella che la Kirchner, una volta assunto il potere, ha applicato in Argentina, risolvendo i problemi economici di quel paese e dimostrando sul campo che la teoria può avere successo anche in pratica- un sistema abbastanza complesso che ruota intorno a un principio base che consiste nel seguire la strada opposta a quella praticata dall’attuale governo di Italia, Germania, Francia, Inghilterra. Invece di restringere il credito, la teoria propugnata sostiene che bisogna incentivare il lavoro aumentando la spesa pubblica; invece che puntare al pareggio di bilancio, la teoria sostiene che lo Stato ha il “dovere/diritto” di allargare il disavanzo pubblico per creare lavoro, occupazione, superare la crisi di recessione, aumentando la circolazione del denaro.
Paolo Barnard (sempre da solo) ha invitato questi economisti a Rimini. Ha diffuso la notizia sul suo blog: una tre giorni ad ascoltare le opinioni e le teorie di attendibili economisti che sostengono una tesi diversa (e opposta) di quella di Monti, Merkel, Sarkozy. Per assistere alla lezione di questi professori, bisognava pagare 40 euro per la durata del convegno, una cifra davvero minima, accessibile a chiunque.
Ed ecco la notizia: ha riempito un gigantesco teatro a Rimini, dove di solito, lo riempiono soltanto Vasco Rossi, Jovanotti e Ligabue. E, in caso di politici, soltanto se c’è Bersani o Berlusconi, con l’ingresso gratis e la gente portata lì a forza con i pullman.
La cronaca ci segnala che circa 2000 cittadini italiani provenienti da diverse regioni sono confluiti alla tre giorni per ascoltare, far domande, confrontarsi e dibattere su argomenti fondamentali per la nostra esistenza, approfittando del fatto che era possibile avere risposte dirette da esperti internazionali del settore. L’evento, in Usa, è stato considerato talmente importante, da convincere il Washington Post a pubblicare tre giorni prima un lunghissimo reportage divulgativo sulla teoria MMT della cosiddetta “scuola del Missouri”.
E in Usa è iniziato il dibattito.
In Italia non è stata data la notizia. Nessuno ne ha parlato.
Il che va tutto a merito di Paolo Barnard.
Un suo successo, in realtà è diventato un trionfo, grazie all’idiozia miope dei servi mediatici.
E’ stato un gravissimo episodio di censura, ma che è molto utile per comprendere le modalità di gestione di chi oggi gestisce l’informazione: non danno più le notizie.
Questo secondo punto si riallaccia al primo. Se non si accende il dibattito sulla piaga del femicidio, subito, si corre il rischio che non vengano più diffuse notizie in merito, come per la tre giorni di Barnard.
Spetta a noi stabilire di che cosa si parla. E’ un nostro diritto.
L’importante è sottrarsi al cancro della visibilità ossessiva. E’ un grave errore pensare che se non si finisce da Ballarò o da Vespa o da Santoro o da Gad Lerner (tutti equivalenti nelle loro pur apparenti diverse mansioni) allora è inutile. Non è vero. E’ sempre utile.
Lo dimostra la notizia n.3.
3). Rita Borsellino.
Una brava persona, non vi è dubbio. Il suo cognome e la sua storia fanno testo. Nessuno, all’interno del PD le ha mai dato retta se non quando serve esibire una persona decente perché magari avviene un evento di mafia ed è necessario presentare al pubblico i gioielli di famiglia. Tutte le iniziative da lei proposte sono rimaste dentro qualche cassetto di qualche funzionario burocrate. In concomitanza delle primarie del PD a Palermo, è arrivato l’ordine da Roma di candidarla. “E’ spendibile” hanno pensato. E la scelta è stata fatta dalla direzione centrale con lo stesso identico stile con il quale la Bce scrive lettere al governo italiano o la Merkel dà ordini a Roma, Atene, Lisbona e Madrid: editti calati dall’alto che non tengono in considerazioni esigenze autentiche del territorio e delle vite delle persone. Poiché il PD non voleva correre rischi, si è accordato con l’Idv e Sel per sostenerla. La Borsellino ha perso. Mi dispiace per lei.
Ma è un segnale. L’ennesimo che denuncia la totale insipienza del PD, la corsa della sinistra democratica italiana verso il proprio suicidio; la totale miopia di personalità politiche come Di Pietro e Nichi Vendola che insistono nel porsi come alternative antagoniste non essendolo e non capiscono che dalla società civile emergono sempre più forti segni e segnali di rifiuto. Netto e categorico.
Ha vinto un outsider che era stato spinto fuori dai partiti. Isolato.
E’ un altro segnale.
4). Angela Merkel.
Il cacio sui maccheroni. In Francia, il candidato socialista Hollande alle elezioni presidenziali ha annunciato che avrebbe gradito avere un colloquio con Angela Merkel per essere informato sullo stato reale dei rapporti franco-tedeschi e sulle intenzioni dell’Unione Europea in materia economica. La Merkel ha detto : no. Si è rifiutata di incontrarlo. “la Germania sostiene Sarkozy con il quale il governo tedesco ha un ottimo rapporto. Chi è contro Sarkjozy è contro la Germania”. Uno splendido autogoal. Hollande ha ringraziato ed essendo i francesi molto nazionalisti, e avendo alle spalle almeno tre guerre sanguinosissime contro i tedeschi negli ultimi 150 anni, l’ha usato come argomentazione pubblica. La Merkel prima ha negato, poi è stata costretta ad ammettere che aveva detto quello perché Hollande ha inviato il nastro registrato della conversazione telefonica al settimanale Der Spiegel. L’agenzia Ansa, in Italia ha diffuso la notizia nel seguente modo:
La cancelliera tedesca Angela Merkel ha fatto sapere di non voler incontrare il candidato socialista alle presidenziali francesi, Francois Hollande: lo ha detto questa mattina Martine Aubry, segretario del Partito socialista, alla tv i-Tele. Hollande ''aveva chiesto per cortesia un appuntamento con la signora Merkel - ha detto la Aubry -. Lei ha risposto che non voleva''. Secondo Der Spiegel, diversi leader conservatori europei si sono messi d'accordo per boicottare il candidato socialista.
Il candidato socialista, in una intervista radiofonica ha detto questa mattina “che i leader conservatori europei che rappresentano le istanze dell’estrema destra e della reazione che vuole spingere al medioevo, come Mario Monti e David Cameron, stanno investendo molto tempo e risorse per boicottare i socialisti francesi e per azzittire la voce di chi, dal cuore della Francia, vuole combattere per un’Europa diversa. Più unita e forte. Soprattutto meno degradata. Noi siamo contro la censura. Per questo fatto, a noi, ci censurano. E’ un paradosso che è un segno e segnale dei tempi”.
La sue parole, in Italia, non sono state diffuse da nessun media nazionale.
Buona settimana a tutti.


7 commenti:

  1. forse con Vicenza intendevi Piacenza, sennò son 4 feminicidi:

    http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/03/05/676594-piacenza_uccide_compagna_spara.shtml

    L'analisi che hai fatto mi spaventa, perchè siamo costretti a rimanere inermi. Troppe cose da fare per procurarci il pane e poco tempo per organizzarsi e pensare a cosa fare.

    Informarsi è solo il primo piccolo passo e ti ringrazio perchè ogni tuo articolo è molto importante.

    Saluti
    Vittorio

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    1. Caro Vittorio, l'ho letto dopo aver scritto il pezzo....c'è anche Piacenza....soltanto ieri 4 femicidi

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  2. C'è un evidente scollamento fra i politici, gli intellettuali, i media e la realtà del nostro paese. Ormai si parlano due lingue diverse e questa differenza diventa sempre più evidente, nonostante i tentativi di far passare solo le notizie e i commenti che fanno comodo.

    Come il commento di Eugenio Scalfari che ieri nel suo solito editoriale della domenica si chiedeva perché i giovani sono contrari all'alta velocità. In questo modo il grande "vecchio" del giornalismo si mostra prigioniero del suo ruolo e incapace di capire il significato degli eventi. La protesta no tav non è contro l'alta velocità, ma è la spia di un malessere più diffuso, lo stesso malessere che poi è alla base del femicidio e di tante altre forme di violenza, comprese le morti bianche sul lavoro.

    I giovani, e non solo, sono contrari a questa gestione del sistema, alla corruzione, alle ruberie, agli sprechi, alla politica suicida del pareggio di bilancio, agli squilibri sociali. Nessuno vuole tornare alla carrozza di un un tempo, ma neppure si vuole rinunciare ad un ambiente sano e sostenibile in nome di interessi puramente finanziari.

    Eppure c'è una forma di autolesionismo, di sadismo, nel continuare a presentarci la cura Monti come l'unica possibile pur sapendo che non è così.

    La Borsellino è una persona per bene, ma il problema non è lei quanto Bersani e il gruppo che la sostiene.Purtroppo non è che Ferrandelli rappresenti il nuovo, pur essendo giovane. Semmai è la foglia di fico del neogattopardismo, visto che viene appoggiato dagli amici del presidente Lombardo e da altri esponenti che non vogliono perdere il controllo del territorio. Si tratta ancora di uno scontro fra bande, comitati d'affari, che con un gioco di specchi viene fatto apparire diverso.

    Almeno sino a quando la società civile non si sveglierà da questo lungo torpore. Per ora ci mostriamo indignati, ma basterà per passare dalle proteste alle proposte?

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  3. Un altro "pezzo" da divulgare.
    Complimenti per la lucida analisi e, soprattutto, per l'onesta sottolineatura dell'opera di Barnard, tanto importante e temuta da non essere sottoposta alla sola censura mediatica di regime, visto che anche altri "informatori alternativi" ne stanno alla larga.
    Circa le primarie del PD in Sicilia, condivido purtroppo l'amara analisi del lettore nino p.

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  4. Grazie delle informazioni circa le dichiarazioni di Hollande, ormai più attendibili di ansa.it.

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  5. mi è venuta un idea: contattiamo Hollande e chiediamogli il suo appoggio affinchè rilasci una dichiarazione pubblica circa la notizia negata in Italia sulla modifica della costituzione italiana relativa al pareggio di bilancio! stesso messaggio agli irlandesi che annunciano i referendum sullo stesso tema! sarebbe curioso che un francese sputtanando un italiano risvegliasse le coscienze nazionali! un pò come successe quando Sarkosì e Merkel ridacchiarono di Berlusconi in conferenza stampa!

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  6. Non sono d'accordo sun punto: prima dice che la Borsellino è una brava persona e poi che Di pietro e Vendola hanno sbagliato a sostenerla, non Le pare di contraddirsi? Passi che è stata imposta ma stavolta credo che abbia sbagliato chi nel Pd non ha voluto la Borsellino preferendo chi sostiene il compromesso con il terzo polo e il governo Monti, aqbolizione art.18 compreso(leggesi veltroni, franceschini, fioroni, letta..), ovvero gente che non ha niente di sinistra e anzi in qualche caso ha rinnegato perfino di essere stato comunista, non per niente sono la parte destra del Pd....

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