giovedì 29 marzo 2012

La guerra delle Cristine. L'Argentina si scontra con il Fondo Monetario INternazionale che vuole imporle delle sanzioni per aver "osato" applicare la Teoria della Moneta Moderna.

di Sergio Di Cori Modigliani

L’abbiamo già capito da tempo che ci hanno preso per stupidi. Approfittando della narcolessia degli italioti, l’attuale governo tecnocratico prosegue nel diffondere informazioni false. Il che, di per sé non sarebbe una notizia, né una novità.
Una novità, però c’è. Quantomeno dal punto di vista, diciamo così, teorico-critico: il fallimento della politica di comunicazione dell’attuale governo. Neppure sei mesi e già iniziano a litigare tra di loro e a rilasciare dichiarazioni contrastanti. Tradotto nei loro termini (e quindi usando il loro steso linguaggio da ultra-liberisti malati di mercatismo becero e convulso) sta a significare che “i mercati penalizzeranno l’Italia che sta dimostrando una totale perdita di coesione dell’esecutivo”.
Il ragionier Monti, dall’estremo oriente si pavoneggia sostenendo di aver ricevuto complimenti e applausi dal governo cinese, come se tale fatto fosse un evento di cui essere orgogliosi. E’ un po’ come un tonno che si gongola all’idea di uno squalo affamato che, appropinquandosi mascherato da chissà quale pesciolone, lo inviti a cena insieme nelle profondità marine tanto per fare amicizia.
Monti aveva annunciato –addirittura in una specifica conferenza stampa indetta per l’occasione- in data 14 marzo (soltanto 15 giorni fa) che “l’Italia sta approfittando dell’enorme sforzo positivo che sta già dando grandi risultati; potete star tranquilli che lo spread non farà che scendere, non lo vedrete più di sicuro balzare in alto; la manovra sta funzionando. Grazie all’azione del governo siamo usciti fuori dalle secche e dal baratro”. Risultato: lo spread è salito del 37% passando da 265 a 340; la borsa va in picchiata negativa e il suo miglior ministro alleato, Corrado Passera, sta prendendo le distanze da lui, tant’è vero che ha dichiarato questa mattina 29 marzo 2012 “essere pessimisti vuol dire oggi essere realisti, in verità siamo finiti nella situazione del credit crunch (ndr. tradotto: indica una situazione nella quale lo stato incassa soldi che servono soltanto a pagare interessi composti passivi negando ogni possibilità anche teorica di una ripresa del paese); la recessione è soltanto all’inizio ed è inutile coltivare false speranze. Almeno fino alla primavera del 2013 tutti gli indici produttivi nazionali seguiteranno a essere negativi”.
Dopo il suo viaggio in estremo oriente, quindi, Mario Monti torna a casa trovando una situazione di gran lunga peggiore di quella lasciata qualche giorno prima. I più spaesati tra gli osservatori sostengono che le minacce di Monti (“il governo ha il consenso, i partiti no; le riforme le faccio sapere senza esitazione”) in verità nascondano il fatto che stia preparando le valigie perché in quattro mesi è riuscito a dispiacere tutti, compresi i suoi datori di lavoro. A scanso di equivoci, ricordo al lettore che non siete voi e neppure il parlamento. E’ stato scelto dalla Bce con applausi europei. Ma li ha scontentati (per fortuna) tutti. Non ci voleva un genio per capire che l’uomo è senza spina dorsale e già dopo il 9 dicembre, uscendo dalla riunione a Bruxelles, era chiaro che si era messo nelle condizioni passive di ricevere ordini senza contestarli.
Tutti gli economisti del mondo (con l’unica eccezione di quelli stipendiati da Draghi) avevano predetto un peggioramento notevole della situazione il 30 marzo perché né la Spagna, né il Protogallo, né l’Italia, e tantomeno la povera Grecia, sarebbero state in grado di far fronte ai propri impegni, cioè gli ordini della Bce e delle banche creditrici.
Nessuna sorpresa, quindi.

Nessuna sorpresa sulla catastrofe della politica liberista europea e sullo scempio che stanno provocando.
Una notizia, però c’è. E la trovo davvero molto interessante.
Viene dal Sudamerica. E non è certo un caso che i media non l’abbiano diffusa. Nulla.
Devo fare una brevissima premessa. Più di un lettore mi ha scritto recentemente chiedendo la mia opinione sulla MMT, la Modern Money Theory, la Teoria Moderna Monetaria e sulle sue applicazioni. Volevano sapere la mia opinione in merito. Io mi occupo di comunicazione, di teoria dei mass media e di politica culturale. Inevitabilmente mi occupo anche di economia, pur non essendo un economista, dato che il mio specifico è la teoria della comunicazione mediatica. Ho risposto a tutti che ci dovevo pensare. In realtà, siccome non mi piacciono le mode di massa, i tifosi e i grandi entusiasmi analfabeti, volevo prendere un po’ di tempo per studiarla. In questo campo così delicato e contingente bisogna sapere di ciò di cui si parla. Considero il preasoppochismo, il tuttologismo, e l’ignoranza, la migliore eredità lasciata da Berlusconi, dalla quale penso che bisogna prendere le distanze. Chi si vuole occupare, quindi, di questa teoria, deve studiare. E buon per lui/lei se ha strumenti critici. Se non li ha meglio che lasci perdere. Soltanto dallo studio e dall’applicazione può nascere l’acquisizione di un sapere che abbia un Senso. Soprattutto in un mondo dove la Cultura, ormai, si riduce a copia/incolla una striscia di facebook con annessa spruzzata di wikipedia. Me ne occuperò a tempo debito. Siccome la mia scelta è quella di essere divulgativo, quando avrò in pugno le nozioni mi esprimerò.
Fine della premessa.
Veniamo alla notizia: il virulento scontro in atto tra le tre Cristine.
Al secolo, l’economista Christine Lagarde, presidente del Fondo Monetario Internazionale, e la sindacalista Cristina Kirchner, attuale presidente in carica e capo del governo della Repubblica Argentina.
Riguarda proprio la Teoria della Moneta Moderna.
L’Economia applicata è il luogo dove la Politica diventa carne viva, vita vera, esistenza. Perché l’Economia è l’oggetto della proiezione della Teoria Politica che si fa pratica.
Aggiungo (ci tengo a questo punto) che non faccio ideologia né mi interessa seguirla. Qualunque teoria –per l’appunto è una teoria- funziona sulla carta e rimane concetto avulso e freddo fintantoché non viene applicata e il risultato della realtà mostra e dimostra se quella specifica teoria sia giusta o sbagliata. La teoria dello sviluppo economico della Russia propugnata da Stalin era una immonda bufala. Lo si evince dal disastroso  risultato ottenuto: un paese impoverito e distrutto con una economia produttiva rasa al suolo.
Le teorie liberiste hanno avuto 30 anni di tempo per mostrare e dimostrare se il loro modello funzionasse o meno. Lasciamo per un momento da parte ogni deriva complottista e i discorsi sui grandi numeri, sui cosiddetti poteri forti, ecc., ecc. Trent’anni dopo, e soprattutto negli ultimi quattro anni, siamo in grado di poter giudicare sulla base dei risultati ottenuti, soprattutto in Italia. Chiunque è in grado di poter toccare con mano che tutte le teorie del prof. Friedman e della sua truppa di economisti al seguito, i cosiddetti “Chicago boys” sono state un colossale fallimento. L’occidente si è impoverito, è regredito, è andato in crisi, è decaduto: questo è stato il risultato pratico. Quindi non funziona.
Il liberismo e il mercatismo non sono né brutti né cattivi. Questa è una interpretazione ideologica. Semplicemente non funzionano. Invece che produrre ricchezza sociale e benessere, determinano impoverimento sociale e malessere esistenziale, quindi è da suicidi o masochisti perseguire quella strada. Se la si segue (e chi la segue) allora, considerando gli esiti catastrofici, vuol dire che l’esigenza è un’altra: non è economica bensì politica. In termini di teoria della comunicazione significa che l’obiettivo non è quello di affrontare, risolvere problemi di carattere e di natura economica, bensì applicare delle regole fisse e non dinamiche che hanno origine, invece, da una Politica che vede nelle scelte economiche l’applicazione di un disegno strategico.
Da cui, il trionfo di TINA (non so se ricorderete; è l’acronimo che sta per ThereIsNoAlternative: non c’è altra soluzione) squisita sintesi di un fallimento pragmatico presentato come un successo.
La Teoria della Moneta Moderna si è presentata, invece, come un’alternativa. Negli ultimi quindici anni, diversi economisti, una volta compreso il fallimento delle ipotesi neo-liberiste, si sono dedicati ad altre potenziali soluzioni. Ma la teoria è la teoria e la pratica è la pratica.
E qui arriviamo alla notizia e a quella che io chiamo e definisco “la guerra finale tra le tre Cristine”.
La Repubblica Argentina è diventata un ballon d’essai. Un laboratorio.
Nel 2001 è fallita per 100 miliardi di euro; nel 2002, con il paese frantumato, ha raggiunto un livello di disoccupazione pari al 65% e l’economia era stata spazzata via dalle folli decisioni del governo precedente. La coppia che poi vinse le elezioni (Nestor Kirchner e poi la moglie Cristina già alla seconda legislatura) scelse e decise, dopo il primo anno di governo in cui non riuscivano a combinare un bel niente, di avvalersi della consulenza specifica di Christina Rohmer. (tutte le protagoniste della nostra storia si chiamano Cristina, per un puro caso anagrafico; squisito materiale di studio per un abile cabalista) che insegnava pianificazione economica all’università di Berkeley. La Rohmer accettò e andò a Buenos Aires, dove presentò un voluminoso studio avvalendosi di indicazioni fornite dal primo grande sostenitore della Teoria della Moneta Moderna (secondo la maggioranza degli studiosi l’autentico fondatore di questa teoria) John Kenneth Galbraith. Applicarono, quindi, la Teoria con delle varianti creative per adattarsi al modello di vita sudamericano. Già qui c’è un bonus e un extrapoint per i sostenitori di questa teoria. I principii basilari, infatti, vanno adattati al rispetto delle singole originalità territoriali, a seconda dei casi specifici: chi ha energie primarie, chi ha minerali, chi ha tante industrie, chi tanto import, chi ha tanto export, chi ha tanto territorio, chi ha tanta violenza, chi ha tanta disoccupazione, ecc.,ecc. Perché è una teoria socialmente pragmatica, il cui fine dichiarato consiste nell’allargare “nel suo massimo spettro di possibilità realisticamente applicabili e sostenibili il massimo vantaggio per l’intera collettività con la diminuzione costante della povertà, l’abbattimento del disagio e delle sperequazioni sociali, e l’allargamento della ricchezza collettiva condivisa da un numero sempre più vasto di cittadini, di ceti, di gruppi etnici” (Galbraith nel 1980 quando attaccò Margareth Thatcher sul New York Times).
I Kirchner accettarono.
Sono trascorsi dieci anni. Non è tantissimo in termini economici, ma lo è in termini politici ed esistenziali.
Comunque sia, sufficiente per poter cominciare a dare dei giudizi.
C’ è, quindi, una palestra dove la teoria è stata applicata nella pratica.
Con enorme successo.
Dal momento in cui l’Argentina ha iniziato ad applicare questa teoria, è uscita dall’emergenza catastrofica, ha iniziato un recupero di crescita economica al ritmo dell’8% annuo di crescita (il 2011 è stato il record con il 9,2% del pil in aumento) in otto anni hanno portato la povertà dal 74% al 24%, l’analfabetismo dal 60% al 12%, la disoccupazione dal 60% al 6%, il più alto tasso di occupazione sociale del pianeta dopo il Canada (occupazione al 95%) il Giappone, la Svezia. Nel 2002, come potenza economica industriale era scesa al 48esimo posto. Nel 2002 soltanto il 21% della popolazione possedeva un’abitazione. Nel 2011 la cifra è salita al 68%. Al 31 dicembre del 2011 è situata al 13esimo posto e le previsioni economiche la danno come nuovo partner tra i G10 nel 2014, anno in cui, invece, uscirà l’Italia, dequalificata e superata da Brasile, India, Russia, Corea, Argentina. Secondo alcuni, esce anche la Francia.
I liberisti hanno attaccato la politica economica dell’Argentina suggerita da Christina Rohmer e applicata da Cristina Kirchner, considerandola una catastrofe. Al punto tale da spingere Christine Lagarde ad intervenire, in qualità di massimo esponente del Fondo Monetario Internazionale. Perché la teoria (applicata) ha determinato un grave problema –come sostengono i suoi detrattori può accadere- provocando un aumento dell’inflazione reale che viaggia nell’ordine del 23% (il governo sostiene che è al 9% ma mente spudoratamente). Hanno dato ordini alla Kirchner di abbandonare quella politica economica, sapendo di poter sempre ricattare la nazione essendo il FMI. Non ha funzionato. L’Argentina se n’è fregata. E così la Lagarde le ha negato un prestito di 20 miliardi di dollari. La Kirchner non ha battuto ciglio. Ha incassato e si è rivolta al Brasile che invece si è dichiarato disponibile ponendo una curiosa, anòmala, e originale condizione che ha fatto sussultare tutto il mondo finanziario euro-americano: invece che in euro o in dollari, il prestito lo faceva in cruzeiros e accettava la restituzione in pesos argentini, al cambio identico registrato nel momento dell’accordo siglato. Così due monte diverse si sono legate tra di loro. Questo ha consentito all’Argentina di snobbare il Fondo Monetario Internazionale. La Lagarde, furibonda si è presentata a Buenos Aires con la consueta letterina firmata da Mario Draghi cercando di spiegare la catastrofe verso la quale la nazione si sta avviando e imponendo una drastica riduzione della spesa di bilancio a deficit positivo, un aumento delle tasse, la ricerca del pareggio di bilancio. Le hanno detto di no. Alla conferenza stampa comune, si sono presentate in guerra. La Lagarde ha criticato aspramente l’eccessiva inflazione (vero terrore della Merkel) lanciando anatemi sulla nazione. La Kirchner ha detto “non ne vedo il motivo; stiamo lavorando creativamente per diminuirla, nel frattempo andiamo avanti così. Io so soltanto che con una alta inflazione e con un disavanzo pubblico raddoppiato, la gente, nel mio paese, vive meglio, è felice: lavorano tutti, si arricchiscono e crescono. Preferisco una inflazione alta e un paese felice piuttosto che un’inflazione al 2,5% come in Europa dove la tristezza, il disagio sociale, il malcontento e la miseria crescono e si diffondono. A lei interessano le cifre, a me la felicità del paese”. Fine dell’incontro.
La Lagarde è ritornata a Parigi con la coda tra le gambe furibonda: l’Argentina non esegue gli ordini di scuderia. Il Brasile neppure. Hanno addirittura bypassato il Fondo Monetario Internazionale e si prestano i soldi tra di loro nella loro moneta. Ha aggiunto “è come essere ritornati ai tempi del baratto medioevale, bisogna intervenire”.
Perché?
Mi sono chiesto più volte: perché vogliono intervenire?
Che cosa glie ne importa alla BCE, a Draghi, alla Merkel, a Monti di quello che fa un paese lontano 10.000 chilometri che non fa parte né dell’euro né dell’Europa?
Nessuno mi ha dato una risposta convincente.
In realtà non c’è una risposta.
Se non quella di evitare che un esperimento vincente possa essere sottoposto, magari, all’attenzione di poveri disgraziati disperati come i portoghesi e gli spagnoli (che parlano la stessa lingua, che formano la stessa etnìa, che provengono dallo stesso ceppo) e che possono provocare un contagio, accettando l’idea che “forse” quello che a noi ci presentano mediaticamente sotto la formula “il baratro” è invece la soluzione.
A gennaio del 2012, l’Argentina è stata ufficialmente denunciata dal WTO e dal FMI per applicazione “anarchica e disordinata del protezionismo, provocando la rottura degli accordi internazionali”. Le sanzioni erano pesanti, quasi al limite dell’embargo. Ma l’Argentina l’ha spuntata grazie ai suoi succulenti limoni.
Proprio così.
Ha contro-denunciato la Gran Bretagna per protezionismo perchè ne impedisce l’esportazione sotto la dizione “non in linea con i parametri sanitari dell’Europa” dimostrando che l’Argentina dal 2004 fornisce al gruppo industriale Coca Cola il 100% dei limoni usati nelle loro bibite, vendute in tutta la Gran Bretagna. Sulla base della contro-.denuncia, l’Argentina si è detta disposta e disponibile a pagare la penale a condizione di denunciare la Coca Cola chiedendo 40 miliardi di euro di danni a nome dell’Europa, dato che negli ultimi sette anni (dal 2004 a oggi) l’intero continente è stato invaso da bibite composte da un limone considerato “non buono” dall’Europa. Dice il testo “se i nostri limoni non sono buoni, come è possibile che possa essere considerata buona una bibita che è confezionata con i nostri limoni?”.
Sapete come è andata a finire?
Pari e patta.
Ovvero: un trionfo per l’Argentina.
Christine Lagarde ha fatto marcia indietro. Ha chiesto scusa in seguito a pesanti pressioni da parte della Coca Cola che ha dichiarato come quei limoni siano fantastici e perfettamente in linea con tutti i dispositivi igienici europei. L'Argentina ha ritirato la denuncia contro la Unione Europea.
Ma è nata una nuova grana.
A febbraio del 2012.
L’accusa di protezionismo è legittima e comprensibile. L’Argentina ha lanciato un piano di re-industrializzazione del paese dando soldi pubblici alle banche a condizione che le diano in prestito a tassi minimi agevolati a imprese che producono in Argentina e assumono disoccupati iscritti nelle liste, di fatto penalizzando le banche che investono nella finanza. E ha compiuto tre gesti clamorosi.
In Argentina c’è una grande domanda per automobile straniere. Il governo è intervenuto diminuendo le importazioni di automobile che superano il prezzo di 20.000 euro del 20%. Oltre a questo ha convocato tre grandi multinazionali dell’automobile e ha fatto loro la seguente proposta: “O vi metto una feroce tassa, dato che voi guadagnate soldi e poi ve li portate via nel vostro paese, oppure il profitto che ottenete lo investite acquistando prodotti argentini che il paese esporterà quindi, grazie a voi, nei vostri rispettivi paesi”. I produttori hanno risposto “ma se noi non vi diamo le nostre automobili, voi come fate?”. E il governo ha risposto: “le compriamo in Brasile dove adesso le producono”. E così, la Hyundai acquista “biofuel” (benzina diesel verde ecologica prodotta dalla YPF, compagnia petrolifera argentina, di cui il governo ha il 65% delle azioni) che vende in Corea, la BMW acquista riso e pellame che l’Argentina produce ad alta qualità superiore di gran lunga a quello cinese, e la Porsche ha accettato diventando il primo importatore tedesco di vino Malbec, prodotto a Mendoza, con diminuzione drastica dell’importazione di vino francese e italiano.
I soldi così guadagnati dal governo vanno a coprire la spesa per le infrastrutture nuove senza dover intaccare il budget. Servono a costruire nuove strade.
Le due Cristine seguitano ad azzuffarsi. L’Argentina è stata identificata e denunciata come un paese riottoso, che non segue le regole e non rispetta gli ordini.
E’ vero. E’ proprio così.
Ma sono molto, ma davvero molto più felici di quanto non lo fossero dieci anni fa e di quanto non lo siano i loro ricchissimi cugini iberici che vivono “en el primer mundo” nel primo mondo europeo.
Il “Primo Mondo” non è più la meta da raggiungere. Soprattutto non è più simbolo di una felicità da raggiungere. Anzi: sta diventando simbolo di disperazione e cumulo di errori.
E questo cambiamento di prospettiva sta scuotendo il Fondo Monetario Internazionale.

Volevo segnalare questi fatti ai miei lettori.


5 commenti:

  1. Grazie Sergio, Bel pezzo.
    Ho scritto anche io sul, sito www.ilmoralista.it, un pezzo sull'Argentina

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  2. Ve le immaginate Rosy Bindi, la Carfagna,la Bonino,la Camusso, citando a caso,con la stessa determinazione della Kirchner?

    Eppure la strada è quella dell'Argentina. C'è da augurarsi che almeno Spagna e Portogallo comincino a discuterne per portare queste esperienze in Europa. Prima che il danno di questa politica neoliberista diventi irreparabile.

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  3. Bel post grazie Sergio! Che ti occupi di comunicazione si vede.. vista la tua efficacia comunicativa... per quanto riguarda l'economia mi sembra ne capisci più tu di Lagarde.. Spero che il virus del ceppo argentino contagi il Sud America, passi per l'oceano e nella penisola iberica..
    meglio inflazione che disoccupazione. Poi mi vorrebbero far credere che in Europa l'inflazione è fra il 2 e il 3%? non sarà invece 7/8%?

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  4. Certo, la favola e' bella. Ma qualcuno dovrà pur ricordare che inizia con l'uscita dalla parità del cambio tra Peso e Dollaro.
    E speriamo che finisca con la rincorsa a comprare Pesos come bene rifugio a dimostrare la validità della teoria.

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  5. “Io mi occupo di comunicazione.. Inevitabilmente mi occupo anche di economia, pur non essendo un economista, dato che il mio specifico è la teoria della comunicazione mediatica.”
    “In realtà, siccome non mi piacciono le mode di massa, i tifosi e i grandi entusiasmi analfabeti, volevo prendere un po’ di tempo per studiarla.”
    “In questo campo così delicato e contingente bisogna sapere di ciò di cui si parla. Considero il preasoppochismo, il tuttologismo, e l’ignoranza, la migliore eredità lasciata da Berlusconi, dalla quale penso che bisogna prendere le distanze.”
    “Chi si vuole occupare, quindi, di questa teoria, deve studiare.”
    “Siccome la mia scelta è quella di essere divulgativo, quando avrò in pugno le nozioni mi esprimerò.”


    Non mi risulta che fino ad ora lei abbia taciuto o non abbia espresso il suo perentorio giudizio in materia economica.. al contrario, mi è sembrato di udire toni piuttosto didattici!!


    Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare
    rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare..

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