lunedì 27 agosto 2012

Ecco la fotografia della "signorina A" impugnata dall'avvocato Garzòn. E l'esplosione del dibattito anti-liberista e anti-colonialista in tutto il Sudamerica.



di Sergio Di Cori Modigliani


Di nuovo geo-politica: le ultime su Assange e soprattutto sul Sudamerica.
Alcune chicche succose. Totalmente censurate in Italia, Spagna (soprattutto, data l’identità linguistica e quindi di facile accesso per il pubblico) e la Germania, mentre sono in prima pagina in Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, naturalmente Svezia per ovvi motivi.
L’immagine che vedete qui riprodotta in bacheca, una normale e piatta fotografia da cartolina, è diventata il caso del giorno, considerato il colpo decisivo della difesa e una degli assi nella manica di Garzòn, l’avvocato difensore di Assange. Questa piatta fotografia era introvabile. Si sapeva che esisteva, che c’era (probabilmente ne esistevano almeno un centinaio così) ma nessuno riusciva a trovarle. Garzòn ci è riuscito e il London Sunday Mail l’ha sparata in prima pagina. Ed è su tutte le prime pagine dell’intera produzione mediatica sudamericana, dove, il caso Assange è seguito minuto dopo minuto. In alcune nazioni ci sono addirittura dei canali via cavo dove 24 ore al giorno si trasmette soltanto “la cuestiòn Assange”.
Che cos’ha di così importante questa banale immagine?
La fotografia è stata scattata alle ore 18 del 15 agosto 2010 a Stocccolma.
Nell’immagine si vedono, al centro, Julian Assange, accanto ci sono Rickard Falkvinge, leader del locale “partito dei pirati svedesi” e Anna Troberg, militante di quel partito, nonché leader di una organizzazione per i “diritti civili in campo mediatico”. All’estrema sinistra della fotografia c’è l’immagine della “signorina A”, la stessa che, nella sua deposizione, aveva sostenuto di essere stata stuprata 48 ore prima da Assange. L’immagine del volto della “signorina A” è coperta, perché Garzòn ha inteso rispettare l’accordo con la magistratura svedese, garantendo la privacy alla donna. Ma la didascalia (offerta da Garzòn) e le dichiarazioni del direttore del quotidiano inglese e di diverse testate sudamericane, australiane e statunitensi (che hanno visto la foto intera)  sostengono che nell’immagine la donna è sorridente, tranquilla, contenta, orgogliosa di far parte di quel gruppo. Un’ora dopo, firmerà la denuncia sostenendo di essere in stato di shock. “E’ possibile che uno shock si manifesti, all’improvviso, dopo 49 ore?” si chiede la stampa internazionale.
C’è anche una immagine della “signorina w”, anche peggio, se è per questo, dato che è accompagnata anche da un mini video amatoriale ripreso da un tablet dove parla abbracciata ad Assange sostenendo la causa di wikileaks. Il video è stato fatto una settimana più tardi.
Tutto ciò ha fatto scattare in Gran Bretagna (nazione dove l’opinione pubblica è molto sensibile nei confronti di ogni reato relativo a molestie sessuali, stupro e aggressione contro la persona) una gigantesca ondata di dubbi e perplessità sull’intera vicenda, che si sta rivelando –sempre di più- un gigantesco boomerang contro gli anglo-svedesi-statunitensi.
Il tutto aggravato (per loro) dal fatto che l’incredibile indice di curiosità che questa piatta fotografia ha sollevato in tutto il mondo (noi italiani siamo stati completamente esclusi da tutto questo dibattito negli ultimi due giorni) ha finito per riaccendere l’interesse per il Sudamerica e lì…beh…lì, apriti cielo!
Perché in Sudamerica, le ultime 48 ore hanno radicalizzato la situazione in una maniera in cui nessuno avrebbe potuto immaginare fino a pochi mesi fa. A tal punto da spingere più di un economista attendibile in Usa a prevedere un gigantesco terremoto con scosse di assestamento anche e soprattutto in Europa, nella sezione borsa, spread, investimenti. Da noi verrà presentata come speculazione internazionale. Si tratta di ben altro.
Di che si tratta?
Del fatto che dal Venezuela è partito “l’allarme rosso” scatenato dai primissimi rilevamenti delle investigazione governativa sull’esplosione del più importante pozzo petrolifero di tutto il continente americano, situato ad Aumay, di cui la televisione italiana ha fatto vedere delle immagini con il commento di repertorio che presentavano delle allegre fiammelle, senza alcun commento. Dopodichè si è abbattuta la censura di stato. E di mercato.
In Venezuela ci stanno le elezioni politiche il 7 ottobre. La destra locale, sostenuta da Mitt Romney e dal grande capitale finanziario statunitense, sta andando all’attacco: è la loro ultima occasione per riprendersi il Sudamerica. Hugo Chavez, fino a ieri considerato un populista, un demagogo, un facinoroso, un misto di Fidel Castro e un clown da circo e niente di più, è diventato invece molto ma molto pericoloso per gli interessi dei grandi oligarchi planetari. Perché negli ultimi sei mesi ha cambiato politica. Il Venezuela (e Chavez) da sempre si è considerato (grazie al petrolio) la potenza più importante dei Caraibi e non si è mai voluto mescolare al Brasile, all’Argentina, all’Uruguay, soprattutto al suo dirimpettaio Colombia, mostrando sempre (è dal 1800 che era così) un fiero e demagogico nazionalismo che spesso ha portato all’isolazionismo. Ma Lula, Morales, Correa e la Kirchner l’hanno convinto a fare il salto, perché hanno cambiato politica anche loro, compiendo una rivoluzione strategica gigantesca di cui gli italiani non sono informati: “non sono più eurocentrici”. Non solo.
“L’Europa fascista” è considerata ormai “l’antagonista per eccellenza” e Christine Lagarde non è più la fatina buona dalla quale attingere briciole di elemosina quando si è in emergenza, bensì l’arcigna custode del neo-colonialismo liberista, anti-socialista, guerrafondaio. Triste a dirsi (dato che noi siamo italiani) ma il nostro paese, in tutto il continente americano (compresi gli Usa, anche se ancora non ufficialmente) è considerato un paese fascista, popolato da gente addormentata e schiava, governato da un manipolo di tecnocrati di ferro al soldo del grande capitale colonialista della finanza oligarchica speculativa. Così ci vedono, così ci considerano. Grazie al poderoso balzo economico di Brasile, Argentina e Cile, il Sudamerica, invece di applicare la consueta politica di sempre, ovverossia arricchirsi come servi degli europei per poi ingoiarsi in maniera cannibalica il resto del Sudamerica povero (Ecuador, Bolivia, Paraguay, Perù, Guatemala, Costa Rica, San Salvador, Nicaragua, Caraibi tutti) ha deciso di andare verso un modello economico-politico di sviluppo geo-politico diverso, lanciando un gigantesco piano di investimento di risorse e di solidarietà per quelle nazioni: promuoverle da nazioni schiave a nazione sorelle. Sono riusciti a spostarsi dal loro localismo nazionalista miope a una nuova identità continentale che comprende tutto il continente sudamericano, abbattendo il divide et impera. E così, il Venezuela si è arreso e 40 giorni fa, Chavez è andato a Buenos Aires e Rio de Janeiro dove ha firmato l’ingresso del proprio paese nel Mercosur (il corrispondente sudamericano della Unione Europea) accelerando il processo di unificazione al fine di arrivare molto presto ad avere un’unica costituzione, una “federazione di stati” e una moneta unica, diciamo il loro euro. La differenza tra questa moneta e l’euro consiste nel fatto che A) avrebbe una banca centrale autorizzata a stampare moneta lanciando “los bonos sudamericanos de garantia de riesgos” (i loro eurobond) B) per principio politico dichiarato sarebbe nemico del liberismo applicando la teoria keynesiana con una fortissima tendenza a passare direttamente all’applicazione in tutto il Sudamerica della MMT del prof. Blake (loro consulente principale). C) la loro nuova moneta unica verrebbe imposta come tramite di scambio e transazione per chiunque voglia comprare una goccia di petrolio, gas, banane, carne, ecc. Avrebbero, inoltre, una lingua comune (tranne il Brasile, ma qualunque brasiliano parla e capisce lo spagnolo) oltre ad avere gli stessi liberatori, (San Martìn e Bolivar) la stessa storia, le stesse tradizioni, lo stesso destino negli ultimi 500 anni. Non è poco.
Sono quindi pericolosi. Si stanno rendendo autonomi, come fece l’Africa negli anni’60.
Sono la dimostrazione che la pianificazione economica keynesiana funziona, che i sistemi di solidarietà sociale finiscono per aumentare la ricchezza collettiva sostituendosi alla competitività cannibalica, e che è possibile dire no al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale e alle scuole iper-liberiste europee di cui Mario Draghi e Mario Monti sono il fiore all’occhiello. Davvero pericolosi.
E così, la destra oltranzista e criminale sta andando all’attacco del potere costituito in Sudamerica (dovunque la sinistra è al potere e decide la pianificazione economica in funziona anti-liberista) e lo fa seguendo la maniera consueta di quel territorio: terrorismo, sabotaggi, e in ultima analisi dittature militari se è necessario.
“Aquì se viene el golpe” (ecco arrivare il colpo di stato).
Così in tutto il Sudamerica si discute di ciò che sta accadendo in Venezuela in questi giorni. Questo è l’allarme sociale che è scattato in tutto il continente, intorno al quale ferve l’attuale dibattito in corso. E si preparano a contrastare l’esecuzione del piano dittatoriale.
Il fatto è che il mondo non è più quello del 1976, per loro fortuna, è molto diverso.
Il Venezuela e l’Ecuador sono i due pericoli principali per gli Usa e per la Spagna.
Vanno eliminati.
L’Argentina, l’Uruguay e la Bolivia lo sono per l’Italia.
Ecco, ad esempio, uno dei perché.
Nel dicembre del 2011 il parlamento argentino ha varato una legge presentata da un deputato dell’opposizione, l’on. Pablo Orsolini del Partito radicale (liberal-democratici di centro) che ha preso il nome di “Ley de tierras” (“Legge sul territorio”). E’ interessante citare qui un breve passo della voluminosa documentazione offerta dal deputato alla pubblica opinione per comprendere la differenza del linguaggio usato da quelle parti, la diversità dei dibattiti in corso. “L’importanza di questo provvedimento consiste nell’applicazione dei Diritto alla Legalità del popolo sovrano nel controllo dell’integrità della sovranità nazionale dal punto di vista economico, politico, geologico, ma soprattutto la salvaguardia delle risorse energetiche nazionali di cui la natura ci ha voluto fornire. Siamo in guerra. Stiamo vivendo una guerra economica tra le nazioni che vogliono imporre una dittatura coloniale della finanza per impossessarsi di beni comuni che non appartengono loro. La vera guerra in corso nel mondo globalizzato di oggi non è quella delle borse e della finanza, perché quella non riguarda il destino delle persone, bensì il destino dei consigli di amministrazione delle multinazionali. La guerra attuale in corso è, molto più semplicemente, la guerra per l’acqua. Vogliono la nostra acqua, che in un prossimo futuro diventerà il bene più prezioso nel pianeta. Salvaguardare le risorse idriche nazionali, il territorio idro-geologico, verificare, quantificare, e poi andare a ristrutturare i nostri ben di uso collettivo è la base della ripresa economica effettiva nel rispetto e nella responsabilità delle generazioni che verranno. La nostra acqua è nostra, e tale deve rimanere”. La nuova legge ha postulato “el registro nacional de las tierras” un censimento, sia alla luce che sotterraneo, stabilendo che al massimo il 30% dell’intero territorio nazionale possa trovarsi nelle mani di stranieri, i quali, tra l’altro non potranno più possedere più del 15% dell’intera quadratura di un’area della repubblica e al massimo 1000 ettari all’interno di un singolo stato. “Per evitare di finire come gli spagnoli, paese del tutto ignaro e inconsapevole della tragedia che su di loro incombe, bisogna aver chiaro il quadro dell’attuale guerra in corso”, ovvero: riappropriarsi del territorio. Per far ciò è necessario combattere il liberismo economico, di cui (secondo i sudamericani) l’attuale crisi finanziaria (spread, pareggio di bilancio, ecc.) sarebbe una ben congegnata farsa e una messinscena per nascondere il fatto che ogni singola nazione europea finirà –senza accorgersi e senza saperlo- privata dell’acqua, del petrolio, del gas, di energia elettrica. Data di scadenza fornita a tutti: 30 aprile 2012. Grazie all’uso dei satelliti, infatti, hanno impiegato soltanto 25 giorni per mappare il tutto. Per quella data, uniformarsi o pagare salate multe. Termine per evitare contenziosi evitando sequestri e nazionalizzazioni il 31 agosto 2012. E così è venuto fuori che l’Italia (come privati)  possiede in Argentina 455.322 ettari di territorio di pura acqua naturale, di cui parecchio concentrato in singole regioni. La cifra da pagare (oltre alla restituzione di parte del territorio) è di svariate centinaia di milioni di euro. Gli Usa possiedono 461.353 ettari d’acqua pura. Il miliardario statunitense Joe Lewis è stato denunciato. Possiede 18.560 ettari nello stato di Rio Negro in una località di sogno, vicino alla Patagonia, che si chiama “Lago Escondido” che mette in contatto tutte le falde acquifere della regione controllando quindi l’intero sistema idrico di irrigazione agricola. E quello stato è il più grande produttore di frutta argentino che esporta in tutto il mondo. Il miliardario americano ha acquistato la terra grazie a provate corruzioni di personale statale durante la dittatura militare e sotto il governo Menem, grazie ai suoi tre soci: Banco di Santo Spirito, Banca Antonveneta e Banca Cattolica del Veneto, nessuna delle quali esiste più oggi, fanno parte di Intesa San Paolo. Il 2 settembre inizia il contenzioso. E inizia il contenzioso contro il gruppo Benetton (decine di migliaia di ettari necessari per coltivare il cotone praticando lo schiavismo: i raccoglitori e piantatori di cotone sono indios wichi pagati una miseria) e la ricchezza della famiglia Ferruzzi e Gardini, proprietari del gruppo Eridania di Ravenna, il primo produttore, distributore ed esportatore di zucchero in Europa, nonostante l’Italia non abbia neppure una canna da zucchero. Quando la legge è stata varata, sui media la notizia è stata presentata come “è finita la pacchia per l’Europa”. La Banca Mondiale ha calcolato che ai governi di Italia, Germania e Spagna, la perdita del controllo di territorio, risorse energetiche e loro sfruttamento in Sudamerica, finirà per costare circa 400 miliardi di euro in termini finanziari. Su quelle terre, infatti, sono stati costruiti dai tre stati fondi di investimento garantiti sui quali è stata costruita una rete di derivati speculativi alla borsa delle merci di Chicago facendo centuplicare il valore, in termini di carta straccia, si intende. Ma per loro, pardon, per noi, questo è ciò che conta.
La rivolta del Sudamerica contro il neo-colonialismo dei governi fascisti europei, per conquistare il controllo di risorse idriche sul territorio, è una delle cause della crisi finanziaria dell’Europa. Forse non è la prima, ma di sicuro non è l’ultima.
Si parla di questo in Sudamerica. E del sabotaggio in Venezuela. E della guerra tra il liberismo e il keynesismo. Nicmer Evans, Raul Bracho, Javier del Valle Managos Marita, i giornalisti di radio del sur, Freddy Marcial Ramos, diffondono sui loro blog, nei loro siti, su tutti i media sudamericani lo svolgimento di una nuova coscienza collettiva socialista e solidale. L’Europa viene definita “el teatro de la politiquerìa” (sintesi tra politica e porcheria).
In Italia, di tutto ciò, neppure una parola. Non c’è da stupirsi. Anche in Spagna è così. Siamo considerate le due nazioni socialmente e culturalmente più arretrate di tutto l’occidente. Ma non è una sorpresa storica.
Era così anche nel 1934, quando si celebrava il mito iconico della fascinosa Parigi degli intellettuali e degli artisti, dovunque. Ma non in Germania e in Italia. Gli italiani vissero dal 1930 al 1945 come se Parigi non esistesse, e da sola l’Italia si suicidò tagliandosi fuori per sempre dal grande dibattito culturale europeo. Non siamo mai più rientrati.
Ma il mio nuovo corso mi impone di cambiare passo per andarsi a cercare i singulti di protesta e di dissenso che esistono da noi all’interno delle forze istituzionali. Non tutti sono come Enrico Letta o l’appiattito Niki Vendola. Abbiamo bisogno di trovare il bello, e il buono e il sano, laddove esso c’è.
Ecco qui di seguito, ripreso da Il Fatto Quotidiano, il passo conclusivo di uno squisito intervento dell’on. del PD Furio Colombo. Chissà, forse, secondo la Repubblica e l’Unità (di cui fu solido direttore) si tratta di un fascista del web. E’ invece un deputato del parlamento italiano, di quelli che ancora pensano, e parlano, dicono, cercano di dare la sveglia.

Da Il Fatto Quotidiano, passo finale dell’articolo dell’on. Furio Colombo:
Da noi mancano le notizie. Mancano perchè mancano le decisioni. E mancano le decisioni perchè mancano gli statisti e manca la capacità di interpretare gli eventi, e il coraggio di dire dove siamo e di indicare dove andiamo. Non è detto che di statisti – tranne Monti – non se ne vedano in giro, come afferma Bonanni. Il fatto è che sono al Convegno.
Tutti, anche Monti. O meglio, tutti coloro che sono sospetti di avere almeno un po’ di potere. Per esempio Rimini. Perché li invitino al meeting si capisce. Meno chiaro è perché tutti coloro che governano, evidentemente in nome di Dio, accettino in massa. Che senso ha “fare vacanze brevi” e mostrarsi “già al lavoro”, per poi andare a Rimini aggirandosi per giorni, tra scorte e telecamere, per la sola ragione che Comunione e Liberazione (la casa madre di Formigoni) chiama? Possibile che Formigoni, con le cose che ha fatto e le cose che dice, non stinga neanche un po’ sulla reputazione dell’evento, e che quell’evento sia percepito non solo come “santo” ma anche come santificante? È triste ma vero. Come per un brutto incantesimo, siamo tuttora bloccati nel mondo non esemplare dei piccoli Formigoni, una dose di potere, una di danaro e una religiosità autocertificata. Credere per accedere nelle stanze giuste.
Intanto, un intero continente, dall’altra parte del pianeta, se ne va da un’altra parte.
Ma agli italiani, questa storia non glie la vogliono proprio raccontare.
E’ tabù. Non bisogna parlarne. Soprattutto all’interno della cosiddetta sinistra democratica; non si sa mai, potrebbe far venire strani grilli per la testa alla gente.
Non sia mai cominciassero a pensare, e soprattutto porsi delle domande scomode.
Da noi, come sostiene Furio Colombo, mancano ormai le notizie.
In compenso, c’è tanta tanta informazione!

23 commenti:

  1. Hai un giorno di tempo per iscriverti al mio blog mattax-mattax.blogspot.it come io ho fatto col tuo. Dopo mi cancellerò.

    Buona serata e stammi bene.

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  2. Come sempre un ottimo articolo come se ne leggono davvero pochi in giro. Non riesco più a staccare gli occhi da questo blog!

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  3. Se e quando qualcosa cambierà in questo paese sarà sempre merito degli altri popoli e di qualche minoranza illuminata che non ha perso la speranza o l'ottimismo della volontà.

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  4. Quanto letto è assolutamente da diffondere!

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  5. La voglia di lasciare il paese e' sempre piu' forte, ma ho la sensazione che di persone illuminate questo Paese ne ha da vendere...

    Come sempre articolo ottimo e completo di tante informazioni.

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  6. Bene apprendo con piacere che il processo d'integrazione del Sud-America procede a passo spedito e l'indipendenza economica e politica fa leva sulla nazionalizzazione e il controllo delle risorse naturali ed energetiche strategiche. La nazionalizzazione in Argentina della Rapsol spagnola ha segnato l'inizio e l'apertura di questo processo che sembra andare più spedito del previsto, soprattutto ora che "condividono" il petrolio venezuelano. Questo disegno non è neanche incompatibile col libero mercato, ma solo riassegna allo Stato il ruolo che gli spetta sul controllo delle risorse strategiche nazionali. Fa piacere che per il Sud-America Keynes non sia un reietto, ma mi auguro per loro di pensarci bene prima d'introdurre una moneta unica, per non fare lo stesso errore di noi europei, cioè quello di aver introdotto una unione monetaria zoppa, senza che sia seguita una politica ed economica. Da qui gli squilibri europei, oltre alla nostra tendenza al cannibalismo. Muy bien! Bello ottimo articolo

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  7. "Nicmer Evans, Raul Bracho, Javier del Valle Managos Marita, i giornalisti di radio del sur, Freddy Marcial Ramos, diffondono sui loro blog, nei loro siti, su tutti i media sudamericani lo svolgimento di una nuova coscienza collettiva socialista e solidale"

    Qualche link di riferimento si può avere? Parlo bene lo spagnolo, poi mi arrangio... :)

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    1. Amigo anonimo, al autor de este blog le gusta la jente despavilada. Aqui tien es. Un link.
      Www.blog.com.es/user/fmr63. Buena caza. Hasta siempre.

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    2. pagina 12 (settimanale di Buenos Aires) e il sito ufficiale bolivariano in tutto il sudamerica Aporrea.org

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  8. Devo dire che tutte le bestemmie tirate In questi anni ai Benetton al casello a qualcosa sono servite. A parte gli scherzi, mi sembra il minimo che questi latifondisti paghino per gli sfruttamenti schiavisti che fanno da anni. Migliaia di ettari portati via con quattro soldi, migliaia di schiavi che raccolgono cotone come in america nell'ottocento. Milioni di magliette, orrende per altro. E' arrivato il momento di pagare il conto. Bravissima Kirchner. Se lo meritano eccome.

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  9. E quello stato è il più grande produttore di frutta argentino che esporta in tutto il mondo


    Le loro arance si trovano pure qui in Italia, supermercati della catena Lidl, e sono buonissime a diferenza di quelle spagnole che fanno schifo.

    Però quelle di produzione nazionale (italiane) sono ancora meglio.

    Comunque complimenti alle genti sud-americane che finalmente hanno eletto come loro rappresentanti persone che hanno deciso di investire nel talento dei loro popoli.

    Stati i cui governi non danno fiducia ai loro concittadini sono Stati morti destinati solo a servire gli interessi di altri.

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  10. E' terribile..!!!
    Ci sarà un Garibaldi, stavolta?

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    1. Spero di no REM, di massoni in Italia ne abbiam fin troppi.

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  11. Professore, prima di tutto le faccio i complimenti per quanto ha riportato in questo articolo, la legge di mercato infatti impone che quanto più c'è scarsità di qualcosa (informazione in questo caso), tanto questa valga di più.
    Vorrei chiederle un approfondimento perchè lo trovo di vitale importanza. Specialmente nel sostenere la bontà del filone post keynesiano trovo che sia indispensabile supportare sempre con precisione le fonti delle affermazioni che vengono fatte. A tal proposito le chiedo la gentilezza di linkare o pubblicare la fonte da cui appreso la notizia che il professor Blake è uno dei principali consulenti della nuova unione sudamericana. Non ho trovato nulla a questo riguardo in rete.
    Grazie

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  12. Ho provato a cercare info sull'esplosione della raffineria di Aumay.
    Le uniche notizie che ho trovato sul fatto (ora so che è realmente accaduto) le ho dovute cercare su google.com in Inglese.

    http://www.guardian.co.uk/world/2012/aug/26/venezuela-refinery-explosion-death-toll
    http://www.guardian.co.uk/world/video/2012/aug/26/venezuela-refininery-explosion-kills-39-video

    In italiano NON si trova nulla, (a parte questo articolo): provate a cercare "esplosione raffineria Aumay" o qualcosa del genere su google.it e non troverete nulla.
    Grazie Google.

    Ciao
    Dario

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    1. ci sono parecchi rimnadi su google.it

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  13. magatri perche' la raffineria e' ad amuay ?

    prova a cervare
    esplosione raffineria venezuela

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  14. Molto interessante, grazie!
    Se l'oligarchia,(ovviamente composta da esseri viventi)comincia a sentirsi con le spalle al muro probabilmente vedremo presto qualche azione scellerata, disperata,la perdita del potere manda fuori di testa...
    La prima cosa che ho pensato alla notizia dell'incendio in raffineria è stata:" che tempismo"...poi ho atteso questo suo puntuale ed illuminante articolo!! Grazie!

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  15. Bravo, competente, attento, intelligente. Per me sei diventato una sorta di telegiornale che mi " informa" veramente.
    Mi raccomanda continua così, abbiamo bisogno di te.
    Antonella

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  16. Comunque noi italiani siamo ineguagliabili, abbiamo un presidente della repubblica comunista che con un colpo di stato ha messo al potere un governo costituito da banchieri e fascisti.
    Inarrivabili!

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