mercoledì 10 agosto 2011

Trionfa in Usa l'ultima versione animalista de "Il Pianeta delle scimmie": primo in classifica al box office

di Sergio Di Cori Modigliani

“Non poteva andarci meglio di così, a dimostrazione che il nostro messaggio ha una sua valenza immediatamente recepita dal pubblico in tutto il mondo”.

Così, Amanda Silver, bravissima sceneggiatrice cinematografica californiana (Il suo primo film fu subito un successo, “La mano sulla culla” nel 1992) autrice di Rise of the Planet of the Apes, (la nascita del pianeta delel scimmie) il film appena uscito in Usa, India e Sudamerica che sta facendo sfracelli al box office.
Con enorme stupore e meraviglia di tutti che lo consideravano niente di più che un prodotto commerciale di basso livello per il mercato estivo mondiale.
E invece, negli Stati Uniti, famiglie intere a far la fila davanti ai botteghini per andare a vedere il film (ha incassato 89 milioni di dollari nel solo week end; niente male per un film che è costato 33 milioni e deve ancora essere distribuito in Europa e nel resto del mondo).

Liberamente tratto dal celebre romanzo di Pierre Boulle “Il pianeta delle scimmie” pubblicato nel 1963 e poi trasformato in un cult film con Charlton Heston, quest’ultima edizione parla, invece, di….ma facciamocelo raccontare da Amanda, che questa storia se l’è inventata, l’ha scritta e ci ha davvero creduto tanto.

“Questo è poco ma sicuro” dice la simpaticissima sceneggiatrice “all’inizio, quando il mio agente mi ha chiamato ero rimasta un po’ sconcertata e vi dico com’è andata la storia per davvero. Mi convocano in agenzia e il mio agente entusiasta mi dice “ottime notizie; la Twentieth Century Fox vuole che tu scriva il copione per una nuova versione del Pianeta delle Scimmie” anche io ero contenta, fa sempre piacere essere chiamati da una grande produzione di Hollywood. Ma lì sono iniziati subito i guai e io sono una che i guai se li va a cercare perché litigo sempre. Alla seconda riunione avevo già mandato tutti a quel paese. Mi danno un foglietto con l’idea del film che era una cosa obbrobriosa. Io glie l’ho buttato in faccia rifiutandomi di scrivere una idiozia come quella. Dopo due giorni sono ritornata con la mia storia e ho detto: O questa o nulla. All’inizio la loro risposta fu: nulla. Un braccio di ferro durato dieci  mesi, ma io l’ho spuntata. Non ho mai mollato. Mi sono fatta circa trenta scenate con degli squali della Fox per quasi un anno. Alla fine li ho stesi, avevano ceduto perché non mi sopportavano più. Quando mi vedevano scappavano tutti via. Ero rimasta isolata ed ero finita con il peggior nomignolo che uno scrittore possa avere a Hollywood: un piantagrane”.

A lucky piece! si dice a Hollywood: Un film fortunato.
Esce esattamente nel momento di massima crisi esistenziale degli occidental, quando ila consapevolezza della potenziale estinzione della specie, e della delusione provocata dalla crisi economica mondiale, fa traballare le certezze di tutti. E il risultato è un clamoroso boom.

“Non ci credeva nessuno” insiste Amanda “non hanno neppure fatto tanta pubblicità; I marpioni del marketing l’avevano già messo in soffitta rubricandolo nella sezione fallimenti & perdite ancora prima di distribuirlo. E invece, oggi siamo primi assoluti in tutte le sale Usa. Il film –per un caso del destino- è uscito poche ore dopo il secondo discorso di Obama alla tivvù. Lui è stato il nostro sponsor”.

Il film è diretto da Rupert Wyatt ed è interpretato da James Franco, Andy Serkis e John Lithgow e Freida Pinto. Un prodotto professionale standard, second la consuetudine statunitense.
E niente di più.
Ma l’intero staff della produzione, con correttezza e generosità, ha ammesso che il film è nato proprio dalla cocciutaggine e dalla volontà di Amanda.
“Non c’è scampo per noi umani" spiega la scrittrice "mi sembra fin troppo ovvio: o ci evolviamo o scompariremo. Oggi le rivoluzioni violente non sono una risposta plausibile. E se non facciamo la rivoluzione scenderemo sempre più giù, perchè stiamo tutti con la merda fino al collo, compresi voi europei e i cinesi e i giapponesi. Tutti. L’unica vera rivoluzione è l’evoluzione. Ci siamo evoluti per il ramo sbagliato. Diecimila anni di civiltà hanno prodotto risultati deludenti. E’ ora di cambiare. La gente lo sa, lo sente, è ciò che vuole. Dobbiamo riuscire a saltare sul ramo giusto dell'evoluzione”.

La storia è essenziale e seducente:

In un laboratorio scientifico californiano un gruppo di biologi compie eseprimenti scientifici su alcuni scimpanzeè per trovare la cura dell’Alzheimer, tra le proteste degli animalisti. In seguito a un esperimento, un virus muta per un caso biologico e si trasforma, provocando e determinando una inattesa accelerazione e sviluppo dell’intelligenza scimmiesca. Risultato: gli umani reagiscono come al solito: ordine dall’alto di sterminare e abbattere tutti gli scimpanzè nel laboratorio. Ma un ricercatore sottrae il piccolo Cesar e lo affida a un suo vecchio zio, Willy. Il baby scimpanzé cresce con Willy.
Passano gli anni.
Da lì una serie di avventure che porteranno allo scontro –epici effetti speciali con scimpanzè che combattono contro elicotteri militari super equipaggaiti appesi al Golden Gate Bridge a San Francisco- tra umani e scimmie. Per arrivare al finale in cui alcuni medici, guidati da Willy, incontrano Cesar, nascosto nel nord della California insieme alla sua pattuglia d’avanguardia, e gli spiegano che gli umani sono troppo forti e li stermineranno a tutti, e lo pregano di ritornare a casa, di accettare la vita con gli umani: verrà perdonato. La scimmia Cesar, che ha imparato a parlare, è ormai evoluta e considera gli umani una specie inferiore, incivile, incapace di saper risolvere i problemi sulla Terra. Non c’è, quindi, il happy end hollywoodiano.
Anzi (questo ha determinato il successo del film). Spiega a Willy che preferisce rimanere nascosto nei boschi della valle delle sequoie per organizzare la rivoluzione, “perchè la mia casa è nei boschi, la mia casa è nella natura, per una evoluzione pacifica e collettiva di tutte le specie animali nel pianeta: noi combattiamo per migliorare tutti, voi state combattendo per sopravvivere nella regressione e neppure vi accorgete che state soccombendo: noi siamo il futuro dell’umanità, voi siete i primitivi”.
Come si fa a non sottoscrivere un programma come questo davanti allo scempio che il pianeta oggi ci propone?
Inevitabile che si siano tutti innamorati di questo film.
Da noi non lo volevano neppure.
Questa mattina hanno deciso di distribuirlo in tutte le sale ai primi di settembre.


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