venerdì 19 agosto 2011

Rildey Scott dà l'annuncio ufficiale: faccio in 3D il remake di "Blade Runner", con la stessa squadra di allora: Harrison Ford, Darryl Hannah e io.

di Sergio Di Cori Modigliani


E’ probabile che chi ha oggi meno di 40 anni neppure ricordi il titolo del film, Blade runner, uscito in sordina nel febbraio del 1982, divenuto nel giro di due anni il più grande film culto del decennio degli anni’80.
Tratto da uno splendido racconto di fantascienza del 1956, scritto dal grande Maestro del genere, Philip Dick (il romanzo si chiamava “Ma gli androidi, quando dormono, sognano pecore elettroniche?”) il film sanciva l’esordio di tre totali sconosciuti: lo scozzese Ridley Scott (alla regia) lo statunitense Harrison Ford (nella parte del protagonista maschile) e il gruppo musicale Vangelis (colonna sonora originale). In verità Ridley Scott era conosciuto ai produttori perché nel 1979 aveva firmato il film “Alien” costato 37 milioni di dollari, che ne aveva incassati 372. Ma il pubblico non sapeva chi fosse questo regista e lui stesso considerava se stesso “un esordiente” definendo “Alien” un episodio della sua vita “vera tangente da pagare a Hollywood per avere poi la possibilità di avere i soldi e fare ciò che uno sente, sa, e vuole davvero fare nella vita con il proprio talento”.
Dichiarazione che gli costa tre anni di allontamento dal mercato.
L’azione si svolgeva nel 2019 (di lì a 40 anni) in una Los Angeles (allora) apocalittica, nient’affatto diversa da quella che si può ammirare oggi passeggiando per la banlieau parigina, facendosi una passeggiata per Tottenham, o giracchiando pigramente tra gli stand estivi dell’isola tiberina a Roma.
Il film, prodotto e distribuito dalla Warner Bros. costò una cifra vertiginosa per i canoni economici di quell’epoca, soprattutto per il fatto che –con l’unica eccezione della protagonista femminile Darryl Hannah- non c’erano nomi di richiamo: 25 milioni di dollari. Il regista, infatti, aveva deciso di usare per la prima volta degli effetti speciali elettronici molto costosi per quell’epoca. Fu una specie di flop. La produzione archiviò il film nella sezione “sperimentazione del mercato” e mise i tre nomi, Harrison Ford, Ridley Scott e i musicisti Vangelis sulla lista nera più temuta, in assoluto, a  Hollywood: nella colonna  di quelli che fanno perdere soldi e non portano né pubblico né consenso. Harrison Ford ritornò a fare il falegname (la sua tuttora prediletta e .preferita attività: si è costruito la sua villa a Malibu da solo, letteralmente con le sue mani) e Ridley Scott pensò che aveva fatto fiasco nella mecca del cinema sciupando la grande occasione della sua vita. Ritornò in Scozia, dove accettò un impiego come documentarista archivista all’università di Glasgow, sezione storia romana, con l'idea di fare un film sull'invasione dei romani in Inghilterra nel I sec. a.C.
 I Vangelis ritornarono a San Diego a fare le serate a pagamento in discoteca.
Ma sei mesi dopo, il prof. Jerome Kostas, ordinario di antropologia culturale all’università di Berkeley, decide di usare questo film come traccia del suo seguitissimo corso. Il film comincia a essere proiettato di nuovo in piccole salette d’essai di San Francisco.
File di studenti, durante il week end, attendono per ore pur di poter andare a vedere un film di cui tutti parlano in ambito intellettuale. Un film, insomma, di quelli che non si poteva dire di non aver visto, pena l’esclusione sociale dai circoli che contavano.
La colonna sonora diventa un must nelle discoteche e nei club privati (il disco ufficiale completo uscirà –sempre distribuito dalla Warner records- soltanto nel 1995) e viene considerato “una squisita mistura di erotismo auditivo e nostalgia visionaria intriso di quel sapore elettronico che annunciano il nostro prossimo futuro” (recensione su Los Angeles weekly del 1984).
In seguito a un convegno sulle comunicazioni a Vancouver il film viene distribuito anche in Canada, dove sfonda a Montreal, nella versione con sottotitoli in francese. Il Canada francese fa da sponda per attraversare l’Atlantico. Da lì arriva a Parigi dove il filosofo Jean Baudrillard –sul prestigioso quotidiano Le Monde-  lo definisce “un manifesto visionario sul simulacro di vita che stiamo costruendo: massima espressione della totale disumanizzazione che ci attende quando i tecnocrati e le banche avranno deciso di commercializzare gli androidi ad uso e consumo dei nostri squallidi capricci, privi peraltro della nobiltà intellettuale del vizio: saranno il puro consumo di cariatidi, divenute ormai carcasse inutili, pronte ad essere sostituite da androidi robotizzati con fattezze umane, perfettamente intercambiabili”.
Dato il successo in Europa, il film, ritorna in Usa dove viene distribuito di nuovo –un anno e mezzo dopo la sua prima uscita- soltanto a New York: un successone.
In due mesi dilaga tra i giovani dell’epoca.
Ridley Scott diventa un mito vivente per gli umani della metà degli anni’80.
E Harrison Ford si trasforma, dalla sera alla mattina, in una ricercatissima star.
29 anni dopo, a novembre del 2010, nel presentare a Hollywood una edizione speciale del film con alcuni brani aggiunti che erano stati allora tagliati in sede di montaggio, (l’occasione era quella di celebrare il 30esimo anniversario della nascita di quel progetto) la Warner Bros. propone pubblicamente a Ridley Scott di fare un sequel di quel film.
Il geniale regista scozzese non risponde e preferisce parlare della fine delle riprese della sua ultima fatica “Prometheus” (in uscita il prossimo novembre) uno spettacolare remake di Alien, versione 2010.
Ma ieri l’altro, a sopresa, ecco l’annuncio ufficiale, congiunto, di autore e produttore.
Sarà la Alcon, una produzione indipendente del gruppo Warner, a finanziare “la nuova edizione di Blade Runner “spiega il visionario regista “e questa volta non si svolgerà nel futuro, bensì nel presente, ovverossia nel 2011/2012, dentro la tranquilla e sconvolgente apocalisse che stiamo vivendo. Protagonista sarà Harrison Ford, come allora. E anche Darryl Hannah, come allora. E io, come allora. L’unica differenza sta nella sceneggiatura e negli effetti speciali. Il film, infatti, lo farò in 3D, e verrà proiettato soltanto su schermi a 70 mm con uno specifico dispositivo elettronico che ne impedirà lo scaricamento in rete. Mi dispiace, ma questo sarà un film per le sale. Userò anche un nuovo software sonoro e molto probabilmente in alcune sale selezionate in Usa e Gran Bretagna degli speciali guanti al cadmio che consentiranno di vivere anche delle esperienze tattili. In quattro cinema della California, offriremo anche dei caschi elettronici per aggiungerci –a richiesta- la possibilità di vivere anche l’esperienza olfattiva. E’ la stessa identica squadra di allora, con trent’anni più di esperienza, con una tecnologia che allora non esisteva, ma con la differenza fondamentale del fatto che allora si parlava di futuro e oggi, invece, parliamo del presente. Siamo, infatti, stati proiettati e gettati in un continuum temporale. Il futuro è adesso. “.
Ddicato a tutti gli amanti del genere.
E soprattutto a tutti coloro che, allora, 30 anni fa, rimasero folgorati da questo splendido film.


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