giovedì 18 agosto 2011

Robert Redford compie 75 anni e inizia un nuovo film con Susan Sarandon, Nick Nolte, Dustin Hoffman e Julie Christie

di Sergio Di Cori Modigliani


Si chiama Rovert Redford
E’ il bello per eccellenza del cinema americano (quantomeno per le nostre mamme e nonne).
Forse, le giovani donne, oggi, neppure riconoscono il suo volto.

Compie oggi 75 anni e ha scelto per festeggiarlo il miglior modo, in assoluto, per un artista della sua età: sveglia alle 6 del mattino perché alle 7 si sta sul set, a Vancouver, per girare il suo ultimo film “The company you keep” (la storia di un ex terrorista, vissuto in clandestinità ma che 32 anni dopo viene stanato da un giornalista constringendolo a uscire allo scoperto) insieme a –come lui ama definirli- “i miei cari vecchietti”. Susan Sarandon, Julie Christie, Nick Nolte, Dustin Hoffman.
Personaggio molto scomodo, a Hollywood, perché riottoso, indisciplinato, viscerale, troppo autonomo e indipendente.
Ma la sua natura artistica e il suo indubbio talento gli è sempre stato riconosciuto.
Il suo posto, nell’Olimpo dei divi, come star riconosciuta, è ormai garantito per sempre.

Nasce  a Santa Monica, California, il 18 agosto del 1936 “dentro un bungalow sulla spiaggia; erano gli anni della depressione e c’erano pochi soldi, i miei avevano perso tutto. Si erano trasferiti a vivere su una roulotte, emigrando da Chicago in California, e due amici dei miei genitori impietositi per via del pancione di mia madre gli avevano consentito di stare gratis dentro questo bungalow. Mia madre mi raccontava sempre che pochi secondi dopo che sono nato, mio padre mi ha preso in baccio, mi ha avvolto con un lenzuolo di lino e mi ha portato dentro al mare. Secondo un’antica leggenda indiana californiana dei Sioux, quando un neonato sente il sapore salatissimo dell’acqua dell’oceano pacifico sulla propria testa e sulla propria faccia e invece di piangere si mette a ridere allora vuol dire che sarà fortunato nella vita e il successo gli arriderà. La mia vera fortuna è aver avuto due genitori che mi hanno cresciuto con tanto amore, pur nella miseria, e soprattutto ricordandomi sempre che ero nato fortunato. Per me, si trattava solo di una questione di tempo. Sembra che mi fossi messo a ridere”.
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  • Vita non facile, all’inizio. Espulso per indisciplina dalla scuola media superiore, finisce in riformatorio a quindici anni dopo aver picchiato a sangue il preside. In galera riesce a prendere il diploma, e ottiene l’iscrizione all’università di Colorado per “meriti sportivi”: è un ottimo lanciatore di baseball. Ma dura poco. Dopo sei mesi, nel corso della più importante partita dell’anno, a un punto dal vincere lo scudetto, provoca una gigantesca rissa spedendo all’ospedale quattro avversari. Viene espulso anche dall’università e si fa altri tre mesi in carcere per comportamento anti-sociale. Il suo grande sogno è fare il pittore (va detto che è davvero un ottimo pittore) e quindi, uscito dal carcere, va prima a New York e poi a Parigi. “Io non volevo fare il pittore” ci tiene sempre a specificare “io volevo fare il pittore famoso, che è un’altra cosa”. Non se la passa molto bene in Francia, finchè dopo due anni accetta la proposta di una sua amica e va in Olanda, ad Amsterdam, dove lavora per circa sei mesi come attore porno recitando in una ventina di film. Una esperienza sufficiente a fargli guadagnare i soldi necessari per ritornare a New York dove si iscrive all’accademia nazionale d’arte drammatica. Lì incontra Lola, una fuoriuscita spagnola fuggita al franchismo, che lavora come assistente scenografa. “Lì per lì pensai che fosse una pazza. Si avvicinò, pochi giorni dopo che ero entrato in accademia, mi guardò con i suoi occhioni neri e mi disse: secondo me tu sei la reincarnazione di Apollo, sei bellissimo. Perché non mi sposi subito? Rimasi di stucco”. In realtà la sposa neppure un mese dopo, il 12 settembre del 1958. 
  • Da lei avrà quattro figli. Il matrimonio durerà 27 anni fino al 1986.
  • Da quel giorno la sua vita cambia. Lola, in realtà, è una intellettuale e gli fa leggere i grandi classici del teatro, da Cechov a Strindberg. Redford inizia a studiare recitazione e tre anni dopo, nel 1961 esordisce a Broadway in “a piedi nudi nel parco” di Neil Simon, un commediografo non ancora celebre. Dopo venti giorni, le repliche finiscono. Ma Hollywood acquista i diritti per farne un film. E lo vuole fare Jane Fonda che è appena tornata da Parigi e capricciosa com’è ha detto che vuole come partner “un bell’uomo che parli francese e conosca i bistrot di Parigi”. E così inizia la sua avventura cinematografica. Protagonista del film accanto alla Fonda provoca scandalo perché l’attrice “inventa” per motivi propagandistici, sempre a caccia di pubblicità, una storia d’amore con lui. Redford si arrabbia, non per moralismo, non è un moralista bacchettone, anzi. “Mi irritai, come tutti sanno, perché sono un sostenitore della fedeltà e a mia moglie Lola ci tenevo. E poi era una bugia bella e buona. Erano atteggiamenti che, francamente, ho sempre detestato. Non a caso, da allora, a Jane, non le ho mai più rivolto la parola”.
  • E così la sbugiarda. Lei si offende. I giornali gli vanno appresso. Finchè lei confessa.
  • Nasce così il mito di Robert Redford. Bello, caotico, artistico, pieno di talento. Soprattutto leale.
  • Ma certamente (ed è ciò che gli americani hanno sempre amato di lui) non disposto né tantomeno disponibile a mettere in vendita i propri valori e le proprie idee per la pubblicità.
Sono sempre stato un suo fan.

Happy birthday to you!

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