sabato 6 agosto 2011

Così viene presentata l'Italia agli investitori cinesi in Europa. E noi europei decidiamo di far finta che loro non esistano


di Sergio Di Cori Modigliani



E' colpa nostra. Dell'Europa e degli Usa.
La speculazione non esiste: è un falso.
La responsabilità è di una vecchia classe politica, bigotta, presuntuosa, inefficace.

Nella più totale, irresponsabile, stupida e suicida cecità, l’intera baracca mediatica occidentale euro-statunitense, in flagrante –e ahimè, quel che è peggio, inconscia e inconsapevole- complicità con l’estrema destra repubblicana Usa, (che sta applicando il piano strategico criminale dell’estrema ala destra della massoneria statunitense) prosegue la propria delirante e censoria attività senza informare il pubblico occidentale su quanto sta accadendo, come sta accadendo e dove sta accadendo.

Così come ogni nazione ha il governo che si merita e/o ha votato, così, potremmo aggiungere, oggi, che ogni nazione in cui l’istituzione pluricentenaria della Massoneria conta ha la P2 che si merita. Noi abbiamo i nostri, gli americani hanno i loro.

Poiché il piano dell’estrema ala radicale di destra della massoneria statunitense consiste  nell’abbattere le tasse, restringere il credito alle imprese, abbassare il debito pubblico tagliando “subito” 5000 miliardi di dollari alla sanità, alla previdenza e all’istruzione, aumentando di 768 miliardi di dollari la spesa militare pensando a una nuova guerra mondiale per risolvere la crisi economica entro il giugno del 2012,  è inevitabile che le nazioni più sciocche e deboli (tra quelle forti fortissime) –vedi Italia, Spagna, e dalla prossima settimana anche prima il Belgio e poi la Francia-  siano costrette a seguire passivamente gli eventi statunitensi sperando in Dio (per chi ci crede) nella vittoria dell’ala democratica della massoneria statunitense (Obama & Co.) per chi ha fiducia nei massoni; nell’astuzia del proprio governo (per i fortunati che hanno un governo decoroso); nella capacità di tenuta dei propri fondamentali per gli onirici surreali superficiali.

Ciò che sta accadendo economicamente avrebbe potuto essere evitato se dieci giorni fa le tre agenzie di rating avessero accolto come “quarta” agenzia –alla pari- la Dagong cinese, promuovendo il colosso orientale nel salotto strategico di chi davvero conta.
E invece l’hanno snobbato.
Nessuno in Occidente ha NEPPURE PUBBLICATO LA NOTIZIA – con eccezione di autonomi bloggers individuali- che la Cina aveva declassato gli Usa e l’Italia, una notizia la cui traduzione in cifre equivaleva a “la Cina non acquisterà bot e bpt né degli Usa né dell’Italia, anzi, comincerà a venderli sul mercato europeo a Parigi e Londra e darà indicazioni finanziarie ai propri brokers –che rappresentano circa 14 milioni di investitori miliardari- di vendere titoli di aziende italiane e staunitensi”.

Una qualsivoglia autorità politico/economica/finanziaria/istituzionale, dotata di un minimo –dico: un minimo- di saggezza e lungimiranza, avrebbe dovuto dichiarare pubblicamente che bisognava “parlare e dialogare con i cinesi”. Se non altro per un fatto banale quanto reale: la Cina ha un surplus attivo di 4.756 miliardi di euro nel debito pubblico, a differenza degli Usa che hanno un passivo di 3.500 miliardi e dell’Italia che oggi viaggia con un passivo di 1.976 miliardi di euro.
E invece no.
Ha vinto l’interpretazione storico/esistenziale neo-colonialista dell’estrema destra planetaria, guerrafondaia e criminale: teniamo i cinesi fuori.

E’ una follia suicida.
Come si fa a sostenere di ragionare in termini di “globalizzazione planetaria” se si tiene fuori dai discorsi e dalle scelte decisive l’economia più sana della Terra e una nazione che –da sola- rappresenta il 24% della popolazione mondiale?

I cinesi si sono offesi e indignati: hanno perfettamente ragione.
I
nvece di buttarci tutti per terra chiedendo pietà e proponendo confronti alla pari, l’intero Occidente ha scelto la seguente strada: facciamo finta che i cinesi non esistano.
La Cina, quindi, si è comportata in modo confuciano.
Se non facessero questo, non sarebbero cinesi.
Si è messa ad aspettare. Con calma.

Certo se qualcuno (come CNN) va a intervistarli –come accaduto martedì scorso- e chiede la loro opinione, si sente dire (frase ufficiale diffusa martedì notte prima della catastrofe in borsa in tutto l’occidente e censurata dal 99% dei media) “se non riconoscete la Dagong, non vi rendete conto che siete degli irresponsabili e se non si riaprono delle trattative planetarie che incorporino anche Cina e India andate incontro a una catastrofe finanziaria annunciata: finirete per trascinare nella rovina popoli, nazioni e individui”.

La settimana è trascorsa come sappiamo.
Le lezione è stata incorporata e appresa? NO.
Neanche per sogno.

Fa notizia oggi che Standrad & Poor’s taglia il rating di Usa 81 ore dopo che l’ha fatto Dagong, a Pechino,  provocando in tutte le borse orientali –e di rimbalzo poi in Europa- vendite massicce.
Il che vuol dire che dal prossimo lunedì ricomincia il giro.
Forse lunedì o martedì le borse (i grandi ottimisti) recupereranno qualcosa e poi mercoledì (i realisti) inizierà un'altra discesa inevitabile. O addirittura inizia un lunedì nero (i pessimisti) e gli stati forti (Francia e Germania) a pompare euro per frenare l’emorragia correndo il rischio di scardinare se stessi per poi mollare la presa, senza ottenere nessun risultato nessun vantaggio nessun cambiamento.

Basterebbe leggere i siti online cinesi scritti in inglese e in spagnolo.
Sembrano gli articoli che si leggevano nella pagina degli esteri sul corriere della sera nel 1985 quando parlavano delle crisi economiche in Argentina, in Venzuela, in Bolivia, in Paraguay: nazioni lontane, economicamente deboli, governate da avventati politici deliranti che non avevano la minima idea di ciò che stessero facendo.

L’immagine che vedete qui in bacheca è tratta da China Daily News (la sezione business) poi ripresa e riproposta in un social network privato al quale sono iscritti “pochi ma buoni” (cioè 450 mila investitori cinesi in Europa, perché loro sono davvero tanti ma tanti ma tanti) e presentano la radiografia di un’Italia in ginocchio, sintetizzata da questa immagine. Hanno steso la mano facendo finta di niente.
Risposta dall’Italia: zero, nessuna, nothing, nada de nada. Rien ne va plus.
Ditelo nella lingua che volete.

La Cina ha ragione.
Siamo dei neo-colonialisti irresponsabili e criminali.
Siamo degli aristocratici snob con la puzza sotto il naso.
Pretendiamo di dettare legge nel mondo dando ordini a chi ha una esperienza culturale di 3500 anni alle spalle e una economia solida, solidissima.
Hanno pubblicato questa mattina i loro dati (non a caso dieci munuti dopo l’annuncio dell’abbassamento del rating statunitense): consumo interno aumentato nel primo semestre del 14%, surplus export aumentato dell’8%, il pil in crescita maggiore del 2,5% rispetto alle più ottimistiche previsioni, e –il dato più rilevante di tutti- un aumento del 10,5%  rispetto al luglio del 2010 relativo “all’aumento di reddito individuale dei residenti in Cina in 29 su 31 province pari a 1 miliardo e 84 milioni di individui come annunciato da CNBS (China National Bureau of Statistics).”.
Tradotto vuol dire che più di un miliardo di persone in Cina, oggi guadagna il 10,5% in più di quanto non guadagnasse un anno fa, a fronte di una inflazione del 4,5%.
Il 76% di questi individui consumano prodotti cinesi per un valore di 1400 miliardi di euro in un anno. “Ad essere sinceri” è stato il commento di Zhu Baoliang, Responsabile Capo del Centro di Informazioni Statale “l’autentico reddito dei residenti cinesi è più alto: si aggira intorno al 23%, ma risulta più basso perché vengono applicate categorie statistiche occidentali”. (capito come stanno le cose?).
He Keng, vice president del Comitato per le Finanze e gli Affari Economici del Congresso Nazionale del Popolo (il numero sei del regime) ha dichiarato alla televisioni:
“La media ponderata di crescita della nazione si aggira sull’8% del pil, è il dato economico più prepotente e positivo del pianeta. In tredici anni abbiamo portato 650 milioni dalla soglia della povertà a una autonomia economica tale da consetire loro di essere proprietari di una casa e di un’automobile. L’unico aspetto preoccupante è che cresciamo a una velocità eccessiva. Ma non è facile fermarsi. Il problema è che il resto del mondo ha deciso di fermarsi per litigare tra di loro”.

Così ci vedono dalla Cina.
Dalla nazione che nessuno in Occidente vuole invitare a cena nel pranzo di famiglia.
Peggio per noi. Non lamentiamoci.
Mea culpa mea culpa, mea maxima culpa.

3 commenti:

  1. Mi rendo coto sia pura accademia , anche perchè si dovrebbe sorvolare un vuoto d'aria pieno di interrogativi.
    Ma ci provo lo stesso.
    E se invece cominciassimo a pensare ad uno scontro frontale?
    . Ma davvero la Cina potrebbe permetterselo? Io non credo proprio.
    E non parlo di militari, parlo di economia.

    Quel famoso cambio di paradigma a cui spesso si fa riferimento potrebbe iniziare dal mettere la Cina fuori mercato tagliandola da tutti gli scambi internazionali.

    Vorrebbe dire rilocalizzare in USA ed in Europa dando inizio ad un nuovo New Deal , questa volta del lavoro.

    Ricordate la parola magica ? LAVORO.

    Se una società occidentale è caratterizzata da tre punti fondamentali che sono Stabilità economica, governabilità politica e "pace sociale", occorre avere ben presente che il nemico più pericoloso è la disoccupazione.

    E da una popolazione piuttosto grandina come quella di Europa ed Usa messi insieme a cui venga spiegato bene che i sacrifici che si devono fare servono per ripartire, credo potrebbe venire una risposta positiva che rimetta di nuovo tutte le fiches sul tavolo.

    Uno a zero palla al centro

    Giubileo, default ,fallimento, concordato, chiamatelo come volete.

    Bene cinese , vuoi il gioco duro?

    Perfetto non ti dò una beata fava e da domani riprenditi le tue carabattole che ce le facciamo da noi.
    E la tua Dadong agenzia di rating a senso unico (sembra non vedere gli scheletri dell'armadio cinese) te la puoi mettere in tasca

    Anche perchè hannno fatto tutto quello che volevano http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Cina-scoperto-falso-magazzino-Ikea/01-08-2011/1-A_000232354.shtml

    affondando il coltello nel burro, senza parlare dei cambi e delle porcherie a livello di etica.

    Chiunque abbia lavorato con la Cina sa di cosa parlo

    Ah, dimenticavo ...e magari nelle varie Chinatown adesso cominciamo a controllare anche fiscalmente e cominciamo a sperimentare il microchip RFID proprio con voi.

    Avremo tempi duri per il trapasso?
    Echissenefrega.! Anche perchè le alternative...

    Ma forse bisognerebbe farsi un'altra domanda... si vuole davvero risolvere il problema?

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  2. non si vuole risolvere il problema, mi sembra chiaro, altrimenti sarebbe abstato per l'occidente piantare una giusta giustissima controversia contro la Cina per i diritti civili e falsi e furti di brevetti. La Cina -paradosso attuale- è un colosso comunista sostenuto dalle multinazionali di estrema destra che hanno trvato vantaggi a produrre lì a costo bassissimo determinando una crisi del lavoro in tutto l'occidente

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  3. Sicuri che non si vuol risolvere il problema?

    Forse lo si sta semplicemente affrontando da un lato diverso da quello dello scontro commerciale diretto, da un lato dove, forse, abbiamo ancora qualche possibilità di farcela.

    A me sembra che ci stiamo muovendo e pure alla grande. Date una occhiata al Nord Africa, Libia in particolare.

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