mercoledì 17 agosto 2011

Questa ragazza si chiama London Eley: ha messo un annuncio su facebook e ha fatto uccidere il marito

di Sergio Di Cori Modigliani


Nella città di Philadelphia, oggi non si parla di altro.
“Ma facebook è pericoloso?”, si chiedono in molti, e giù –come potete immaginare- talk show a ripetizione e dibattiti alla tivvù con telefonate alla preoccupata popolazione. Tutto ciò dopo che il capo della polizia ha raccontato gli sconcertanti eventi accaduti due giorni fa.
Eccoli:
Una certa London Eley, vent’anni d’età,  ha messo un annuncio sulla propria bacheca di facebook in cerca di “qualcuno che sia in grado di voler uccidere quel bastardo del padre di mia figlia. Offro mille dollari in contanti. Rispondete qui per dettagli e accordi”. Un certo Timothy Bynum si è dichiarato, subito, entusiasta del lavoro, mettendosi a disposizione. 48 ore dopo, Corey White, (sembra fosse un vero gorilla) marito della ragazza che aveva messo l’annuncio, è stato ucciso con una pistolettata al cuore mentre camminava per la strada.
Nessun testimone, Nessuna prova.
Un caso non molto difficile da risolvere, dunque.
E invece no.
Perché sia la vedova che il ragazzo aspirante killer hanno –entrambi- un alibi così di ferro ma così di ferro che meglio di così non si può avere: tutti e due stanno in galera.
Lei per prostituzione, lui per furtarelli e truffa su internet. Lei deve ancora scontare tre mesi e lui quattro.
Interrogati, hanno detto che si trattava di un giochetto. Una successiva verifica di controllo ha poi svelato che alle ore 18.45, mezz’ora prima della sua ingloriosa fine, la vittima aveva ricevuto una telefonata sul suo cellulare direttamente dal cellulare del direttore del carcere, il quale, in quel momento si trovava dal dentista.
Telefono clonato, quindi.
Tanto più che l’aspirante killer sembra essere un piccolo genietto hacker. Sta in galera, per l’appunto, per via della sua specialità: clona telefonini, carte di credito, identità.
Il fatto sconcertante, a mio avviso, non riguarda il pericolo di facebook, che non è né meno pericoloso né più pericoloso di una riunione al bar dello sport.
L’aspetto sconcertante è che nei talk show dedicati alla macabra vicenda la maggior parte delle persone discuteva su facebook, ma a nessuno è neppure venuto in mente il fatto che “il prezzo della vita” si sia abbassato così tanto. C’è voluta la telefonata di una bambina di dieci anni, che ha vinto le resistenze della mamma, obbligandola a telefonare.
“Pensavo che una vita fosse più cara” ha detto la bambina con il suo autentico candore. E siccome lei non usa facebook e quindi non è interessata, ha detto la sua spostando il dibattito su un binario più umano e decoroso che ha portato a un immediato risultato più evoluto: lasciamo perdere facebook e occupiamoci del fatto che a Philadelphia nel 2005 (dato fornito dal capo della polizia locale) "un killer anonimo costava almeno diecimila dollari. Oggi, per dieci bigliettoni da 100 c’è la fila. Adesso sì che ho capito il senso di tutti i vostri complicati discorsi sui debiti e sulla crisi economica, di cui non capisco un’acca, perchè  nessuno spiega per bene le cose, ma come capo della polizia una cosa per me è molto chiara: signori, siamo tutti nella merda, se non facciamo qualcosa, entro breve tempo la vita non varrà nulla: default o non default. Ve lo dico io, date retta a me”.
Parola del capo della polizia di Philadelphia.
Not  too bad.

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