mercoledì 6 marzo 2013

Cominciamo a definire il ruolo della cittadinanza. La sudditanza la si abbatte prima con le parole.


di Sergio Di Cori Modigliani


C’è chi lo aveva capito già da molto tempo.
C’è chi lo comincia a capire appena adesso.
I più zucconi cominceranno a comprenderlo quando vedranno in televisione Fabrizio Cicchitto e Massimo D’Alema che annunciano di aver deciso di ritirarsi a vita privata per motivi di salute, o di famiglia, o di (è molto probabile) senso di “responsabilità”, forse la più abusata, mistificata e acciaccata parola italiana degli ultimi anni.
Dal canto nostro, noi, cittadini scandalizzati d’Europa, andiamo avanti con la nostra danza.
C’è la grande pattuglia dei sudditi che ha seguito e segue il Bunga Bunga (elettori di destra) e c’è invece la pattuglia di chi ha scelto il Bingo Bingo (elettori di sinistra clientelarmente alimentati, vedi Mps).
Mentre l’orchestra della Storia ha cambiato i musicisti, il ritmo, il sound e legge su un altro spartito invitando gli astanti a una nuova danza, c’è chi invece continua a muoversi roboticamente seguendo le uniche movenze a lui note.
Ne viene fuori uno spettacolo comico.
E’ un po’ come assistere a delle coppie che ballano il valzer mentre in pedana canta una scatenata Tina Turner.
Si assiste a una dissonanza estetica della percezione visiva che aumenta e ingigantisce il significato decuplicandone l’effetto, perché ne restituisce il Senso ultimo.
E’ sempre così quando la rappresentanza di un regime fatiscente annuncia la fine ingloriosa di un percorso storico. Oscillano tra il patetico e il ridicolo, finendo a fare gli equilibristi su quel sottile filo che divide la farsa dalla tragedia.
Era la stessa cosa nella gigantesca festa di capodanno (costata l’equivalente di oggi di 1 milione di euro) organizzata a L’Avana dal dittatore Batista il 31 dicembre del 1956, con 500 invitati selezionati, mentre la popolazione era alla fame e non c’era acqua corrente, con le truppe castriste che si avvicinavano ogni giorni di più alla capitale.
Loro ballavano la rumba e il mambo mentre in città  si scannavano  per un piatto di fagioli.
Ma alle ventidue e trenta arrivò –per loro fu una sorpresa- la notizia che Fidel Castro aveva espugnato il quartier generale del comando militare della capitale e gli oligarchi scapparono via urlando a caccia di un aereo che li portasse in salvo da qualche parte. Le porte del salone delle feste del palazzo di governo si spalancarono e centinaia di persone vestite da sera, ingioiellate e sbronze, in preda a una isteria collettiva, si riversarono per strada in cerca di fuga.
Quando crolla un sistema socio-politico, chi l’ha retto ed esercitato fino a quel momento si aggrappa con tutte le proprie forze a ciò che può (e soprattutto a chi può) per fermare il processo, per impedire il cambiamento, per evitare il cambio di passo.
Non si accorgono del cambiamento. Non sono in grado di leggere la realtà.
Ascoltare Pierluigi Bersani, oggi 6 marzo 2013, bofonchiare qualcosa relativo a una lista di riforme sulla quale intende legiferare, invece che avere il valore di una proposta di programma politico suona piuttosto come una nota discordante di un orchestrale stralunato che è finito fuori sincrono.
C’è stato un precedente in Europa, circa trecento anni fa, quando in Francia venne fondato il concetto unificante di citoyen e dai castelli si passò alle assemblee.
La maggior parte delle persone (con l’eccezione, si intende, degli storici e di chi ha studiato quel periodo) ha un’idea –ed è comprensibile- alquanto hollywoodiana di quegli eventi. La gente immagina che c’era un monarca che decideva tutto lui, poi un bel giorno è arrivato il popolo con i forconi,  gli hanno mozzato la testa ed è cambiata la musica.
Invece tutto è passato attraverso il vaglio di una complessa, elaborata e lenta trasformazione, il cui primo passo fu il pensionamento del concetto di rappresentanza.
Nel 1789, in Francia, vigeva uno Stato basato sul concetto di sovranità assoluta individuale, in cui il Re sintetizzava e incarnava il punto d’incontro tra Dio e la Nazione. Ma esistevano delle forme assembleari di gestione e discussione e confronto tra i diversi ceti produttivi e rappresentativi della nazione che avevano trovato la propria forma in una costituzione che prevedeva tre grandi accorpamenti, deputati alle decisioni finali. C’era il gruppo che rappresentava l’aristocrazia formato dai 12 consiglieri che rappresentavano le famiglie aristocratiche più ricche e potenti che facevano parte dell’entourage di corte, poi c’era il clero che rappresentava tutti gli ordini religiosi, formato da  12 vescovi e infine c’era il cosiddetto Terzo Stato che rappresentava tutte le corporazioni professionali produttive della nazione, dall’ordine dei medici a quello dei fornai, dai notai agli insegnanti, dai mercanti di tessuti agli agricoltori. Tutti insieme rappresentavano la nazione, prendevano  decisioni a maggioranza relativa e poi le comunicavano al Re per la firma. Il punto è che per quanto riguardava il voto, ciascuno di questi “tre stati” aveva diritto a un solo e unico voto: c’era l’aristocrazia che rappresentava interessi di circa il 5% della popolazione, c’era il clero che rappresentava gli interessi economici del vaticano e poi c’era il terzo stato che rappresentava le esigenze del 95% della popolazione e i bisogni del 100% dei produttori reali di beni. Ogni decisione comportava l’uso di tre voti. Neanche a dirlo, sia l’aristocrazia che il clero votavano sempre insieme essendo compatti, obbligando il Terzo Stato a produrre un unico voto. La sproporzione era macroscopica, soprattutto per il fatto che l’aristocrazia aumentava anno dopo anno le tasse al ceto produttivo in cambio di esenzione da ogni tassa ai beni della Chiesa che le garantiva  il voto sicuro. In presenza di una fortissima crisi economica dovuta a scelte finanziarie sbagliate, questo meccanismo produsse un aumento della vessazione delle gabelle talmente forte da comprimere e contrarre il mercato interno impedendone l’espressione.
La rivoluzione francese del 1789 non nacque con il popolo in piazza e i forconi in mano, quello è il momento finale. Nasce con la modificazione di un principio giuridico: l’abbattimento del concetto di rappresentanza delle caste oligarchiche e la fondazione del concetto di “cittadino”, che poi troverà il proprio riferimento assembleare nel gruppo cosiddetto dei “giacobini”.
Fino al 1789 “l’idea di cittadino” non esisteva in Europa dove lo status ruotava intorno all’aristocrazia.
Iniziò allora.
Ma in Italia non fece mai presa. Tant’è vero che l’italiano  è l’unica lingua europea che usa il termine “ignobile” per indicare qualcosa o qualcuno di orribile, di malvagio, di disonesto, ovverossia: “tutto ciò che non appartiene alla nobiltà”.
E in una cultura, in un popolo, il linguaggio è sempre specchio subliminale di chi gestisce il potere esecutivo.
Tutto ciò per spiegare la violenza che stiamo vedendo usare, con tutte le armi mediatiche a disposizione, per delegittimare l’esistenza degli “ignobili”: 163 individui nessuno dei quali presenta se stesso come rappresentante esclusivo di un certo ceto, di un certo ordine professionale specificato, di una certa lobby, bensì si auto-definiscono “dipendenti” da chi li ha votati, ovverossia “impiegati del servizio pubblico su delega a nome della cittadinanza”.
Per gli attuali partiti italiani, questo vuol dire essere “ignobili”, ovverossia non appartenere a quella nobiltà aristocratica che ha consentito negli ultimi 30 anni a PD PDL Lega Nord Udc (e tutti gli altri) di interpretare la “cosa pubblica” e la”funzione pubblica della propria mansione d’esercizio” come se si trattasse di un fatto privato, cioè Cosa Nostra.
Si tratta di una estensione di un principio aristocratico che ha costruito in Italia l’esercizio di un privilegio oligarchico (la cosiddetta “casta”) garantito dai partiti politici, gli unici in grado di trasformare “il suddito” in un “nobile”.
La fondazione del concetto di cittadinanza, invece, che nasce con il M5s è basta sulla abolizione dell’esistenza degli ignobili, perché viene abolita la nobiltà.
Adesso vi dico come  vedo io la cosa.
Nel  M5s esistono soltanto tre categorie di persone: gli attivisti, i dipendenti, i cittadini.
E basta.
Gli attivisti sono coloro che svolgono una mansione tecnica: gestiscono i tavoli per la raccolta firma, affittano la sala riunioni, compiono azioni di volantinaggio, gestiscono la diretta streaming, alle riunioni sono quelli seduti al tavolo che seguono al computer, quelli che vanno in questura a chiedere il permesso per avere una piazza, ecc. Le mansioni sono davvero tantissime e diversissime. Il membro più importante tra gli attivisti è Gianroberto Casaleggio, dato che la sua mansione è fondamentale per il movimento in quanto gestisce la parte tecnologica d’esercizio.
Poi ci sono i “dipendenti” che sono gli eletti al parlamento, deputati o senatori che siano. Sono persone che esercitano una funzione al servizio della collettività e non perseguono il profitto individuale privato o quello di parenti e affini.
Infine ci sono “i cittadini del M5s” che sono i votanti passivi, gli aderenti attivi, i simpatizzanti, tutti gli elettori.
Non esistono “militanti” così come non esistono “rappresentanti” se non quelli d’obbligo per Legge, come ad esempio il capogruppo alla Camera e quello al Senato.
Le parole sono importanti, il significato delle parole è importante.
Cominciamo dalle definizioni.
I love dancing

23 commenti:

  1. La luce della storia, la danza del dizionario italiano...sublime!

    RispondiElimina
  2. Chapeau, indeed.
    Giampa

    RispondiElimina
  3. Grazie. I suoi articoli sono sempre interessanti e questo è particolarmente ...sublime! Grazie

    RispondiElimina
  4. Casaleggio Associati & Grillo per adesso sembrano dalla parte dei cittadini, chissà però che non sia solo una tattica iniziale per arrivare al progetto finale Prometeus di Gianroberto Casaleggio... Se fosse così starebbe realizzando il "grandissimo passo" che ha ambito per anni tutta la massoneria mondiale, vabbè ma dissicuro non è così.

    RispondiElimina
  5. Grillo e il "paradosso del M5* - Il futuro proposto.
    Il mio è un modesto tentativo di classificare il rapporto fra "società civile" e stato capitalistico è volutamente paradossale (ma non tanto).
    Senza che nessuno si accorga intravedo in "nuce", nel M5* un rovesciamento di paradigmi forse involontariamente "marxiano". Il tutto pur considerando che Marx non ha mai trattato, se non di sfuggita, tale rapporto.
    Tuttavia se pur per tangenza di scritti su altri argomenti, egli affermava: ....."Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono ad un determinato sviluppo delle forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica dell società, ossia la base reale sulla quale si eleva una struttura giuridica e politica alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona in generale, il processo sociale, politico, spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza".
    A tali affermazioni che considerano lo stato nella sua espressione storicamente determinata come il luogo sovrastrutturale nel quale i rapporti di produzione sono discplinati in modo conservativo, attraverso forme giuridiche in sintonia con il modo di produrre, la messa in discussione radicale del concetto di rappresentanza politica che ne media gli esiti, è atto rivoluzionario.
    La liberazione dalle maniglie della "rappresentanza" con il rovesciamento del rapporto cittadini/eletti in cittadini/dipendenti ingravida in sè tutti i prodromi dell'autogoverno, all'interno del quale il per chi, il perchè, il per cosa produrre acquista nuovi radicali significati. Potenzialmente quella che per ora è un'utopia racchiude la possibilità di costruire una società al servizio dell'uomo contro una società della quale l'uomo è una funzione

    RispondiElimina
  6. Grazie per le riflessioni con le dovute motivazioni.Ma credo che siano in pochi i cittadini Italiani che hanno apertura mentale slegata dalla propria speranza di tornacconto economico garantito dalla politica attuale Cambiare questi politici mafiosi è doveroso ma diventa quasi inutile se milioni di italiani sperano in loro per essere disonesti come loro , è una simbiosi mortale ma è la realta. E' incredibile vedere e sentire italiani che pur di avere un condono o due soldi in qualsiasi modo mettono i piedi in testa ai propri figli. Questa politica sparirà quando non ci sarà più terreno fertile per loro e non sarà facile finchè l'indole degli italiani rimarrà tale.Il lavoro è lungo , molto lungo....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. è vero il lavoro è lungo, ma per costruire un nuovo edificio bisogna pur cominciare a mettere su mattone dopo mattone

      Elimina
  7. spero veramente che quanto Lei sostiene, e cioè che d'alema & co. si ritireranno a vita privata, avvenga il più presto possibile. ma non credo che sperarlo basterà

    RispondiElimina
  8. E' vero. Le parole sono importanti! Complimenti.

    RispondiElimina
  9. http://www.theverge.com/2013/3/7/4036040/cypherpunks-julian-assange-wikileaks-encryption-surveillance-dystopia

    RispondiElimina
  10. Siamo noi che decidiamo la data,l'inizio della Storia. Ne abbiamo bisogno per dare ordine ai nostri pensieri. Abbiamo bisogno di classificazioni e di riportarci a qualcosa che ora c'e' e prima non c'era.
    In realta' la storia non funziona cosi'. Mentre la Rivoluzione Francese proclamava la liberta', l'uguaglianza, la fraternita' a
    Haiti scoppiava la prima guerra di liberazione contro i francesi.
    Ci piace classificare il Fascismo ma i tre fascismi furono cosa ben diversa. Il franchismo fu un movimento talebano per ripristinare il feudalesimo in Spagna. Il nazismo il primo grande esperimento dell'intervento dello stato da parte del capitalismo con una centralizzazione del potere che non ha uguali. La notte dei lunghi coltelli spazzo' via ogni opposizione in Germania non solo le SA.
    Mentre in Italia mai il Duce ebbe tale potere, anzi si puo' dire
    che rimase sempre un servente delle vecchie classi notabili. No?
    E allora immaginatevi il nostro piccolo re che va, ordina la riunione del Gran Consiglio, voluto dal Duce e ne chiede la destituzione. Immaginatelo farlo in Germania.
    Sono queste classi notabili la continuazione del potere. Dopo la Resistenza, ingrossate, con nuove alleanze popolari. Sono queste che
    abbiamo di fronte. Vecchie come la nostra storia. Capaci di attendere anni, di ritardare ogni cambiamento, di darle una forma, una nuova ennesima Costituzione ma mai un contenuto. Capaci di entrare nel Comitato di Liberazione ma quanti lanci ha fatto ai nostri partigiani il Reggio Esercito? Che ordini sono stati dati ai nostri Carabinieri che a Sud facevano ronda col MP americano e al Nord con il Gendarme tedesco?
    Mentre gia' preparavano il discredito sia dei fascisti che dei partigiani. Come fanno sempre e hanno cominciato adesso con Grillo.
    Eppure nel assurdo di quello che dico senza i partigiani e i fascisti non ci sarebbe l"Italia che conosciamo. I partigiani ci
    hanno salvato i vecchi confini, la Francia, De Gaulle voleva quasi meta' Piemonte. I fascisti ci hanno salvato un Nord Italia da una devastazione come la Polonia ha conosciuto o forse peggio.
    Oggi si torna a stare da una parte o dall'altra. E cio' che dice
    il mio nemico del mio amico, vero o falso che sia, non ha importanza. Non si vota per Grillo perche' e' bello, integerrimo ma lo si vota perche' si vuole un vero cambiamento. E' questo in ballo.
    Siamo arrivati dov'era arrivata la Spagna nel 36. Speriamo anche molto lontano.

    RispondiElimina
  11. Lucidissima lettura della realtà :)

    RispondiElimina
  12. No, lei deve ancora spiegare perché si "vanta" di essere un giornalista professionista se non risulta iscritto all'ordine dei giornalisti. E non serve modificare il suo currivulum cancellando "giornalista professionista". Non c'è traccia sul web dei suoi articoli sui quotidiani citati. Ci faccia vedere copia di questi articoli. Lei dimostra di essere un millantatore, a ragion veduta, se non documenta ciò che scrive. Lei non può dimostrare nulla. Lei è il "Giannino" dei grillini.

    RispondiElimina
  13. Scusi Anonimo, Lei avrà anche ragione, ma non ci interessa sapere se Sergio sia un millantatore un bugiardo od un sincero.
    I suoi scritti anche se non del tutto condivisibili, magari fantasiosi, hanno una rara capacità di analisi, stimolano riflessioni e per quanto mi riguarda non vedo l'ora di leggerne ancora.
    Se proprio vuole leggere Giornalisti professionisti, vada sul sito de La Repubblica, Corriere della Sera...
    Grazie signor Sergio, complimenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Com'è bravo lei ad accusare Giannino e altri di falsificare i titoli di studio e a giustificare e comprendere il buon Sergio. La menzogna non è da uomini onesti. Di Cori è un bugiardo, inaffidabile e quindi anche ciò che scrive sono puttanate

      Elimina
    2. "Di Cori è un bugiardo, inaffidabile e quindi anche ciò che scrive sono puttanate"

      Esempio da manuale di Argumentum ad Hominem. Non condivido interamente tutte le idee esposte dal signor Di Cori, ma un attacco del genere, francamente, non si regge in piedi.

      Elimina
  14. Per usare i soliti luoghi comuni le nostre chiacchiere sono come quelle dei passeggeri di prima classe sul Titanic. La nostra sovranità è solo un'illusione perché i nostri diritti di cittadini sono solo formali.

    L'appartenenza alla UE e la firma dei vari trattati fanno dipendere la nostra politica economica e il welfare dalle scelte "superiori" dell'Europa. Come ha già detto Draghi, l'Italia può viaggiare col pilota automatico. Insomma, Grillo o non Grillo, il nostro voto conta quanto il due di coppe e chiunque governerà dovrà rispondere alla BCE e non agli elettori. Ci piaccia o no.

    RispondiElimina
  15. Per saperne di più leggete qui:

    http://freeondarevolution.blogspot.it/

    RispondiElimina
  16. Io mi chiedo chi vi ha insegnato la Storia. Anzi sinceramente non me lo chiedo. Gli Alleati, gli americani cosi mi capite meglio hanno vinto la guerra. Hanno spazzato via il nostro esercito in Africa, sulle coste siciliane. Noi se non ricordo male ci siamo arresi senza condizione. O no? L'abbiamo vinta noi?
    Abbiamo perso quel giorno la nostra sovranita'?
    Chi vince ha bisogno di fare un complotto per dirti cosa devi fare?
    Lo so. Vi hanno raccontato di tutto. Che nessuno era fascista in questo paese. Che ogni famiglia italiana nascondeva un ebreo. Che intrepidamente abbiamo conquistato la nostra indipendenza.
    Che le nostre battaglie le abbiamo perse tutte ma che abbiamo vinto tutte le guerre.
    La nostra unita' e' nata da tre grandi battaglie, Solferino, Sedan e Sadowa rispettivamente vinte dai francesi e dai tedeschi. Gli Austriaci non ci hanno mai restituito niente. La Lombardia e il Veneto ci sono state restituite da questi due alleati. Del Meridione sapete che fu' un agente inglese che gia' a conoscenza di diventare una spia inglese si era inscritto alla Giovane Italia a 20 anni. Roma fu un'eroica impresa dei nostri Bersaglieri.
    Nell'ultima guerra siamo andati contro i francesi, le abbiamo prese, contro i greci, le abbiamo prese, contro i russi le abbiamo prese, contro gli inglesi le abbiamo prese. Non importa, la colpa era dei tedeschi che non sapevano fare bene il loro mestiere, gli abbiamo mollati e questi incapaci ci hanno occupato in cinque minuti piu' o meno. Abbiamo perso la sovranita'. O Dio mio e adesso ci fanno i complotti.
    Ma davvero pensate che gente che ci ha preso a sberle in maniera
    tale abbia bisogno di complottare per darci un ordine?
    Forse si. Devono essere persone molto gentili e piene di tatto.
    Tanto gentili che ci hanno invitato a far parte di un modello, il loro. Potevamo dire di no, gli inglesi lo hanno fatto. Noi potevamo dire e con grande dignita': non siamo pronti e fare tutte le riforme necessarie per poi entrare. No. Per chi sa quale ragione abbiamo voluto entrare subito, magari anche pagando? Ci hanno invitato da ormai piu' di dieci anni a istituire un reddito garantito e fare le famose riforme strutturali, cioe' sistemare quel cotolengo di stato che ci sta mandando in bancarotta. NO! Noi abbiamo continuato a fare debito per mantenerlo. Non solo ma usando la moneta che abbiamo in comune con loro. Chi ci ha guadagnato? Quelli che si sono regalati 10 anni in piu' di ladrocini, ruberie, di aumentata inefficienza. Di demagoghi che si sono da sempre immedesimati in questo modello e che a loro va super bene intanto i debiti che loro hanno creato li paga qualcun altro, magari noi.(Con questa o con qualsiasi altra moneta)
    La colpa e' dell'Europa che ci chiede sacrifici. Davvero?
    Per fare politica o qualsiasi altra cosa nella vita bisogna sapere dove sta la verita' e conoscere cos'e' un rapporto di forza. Chi mente finisce sempre per non sapere dov'e' la verita' e crede a qualsiasi panzana.

    "L'appartenenza alla UE e la firma dei vari trattati fanno dipendere la nostra politica economica e il welfare dalle scelte "superiori" dell'Europa."
    No mio caro. Non dalle scelte "superiori" ma da quello che tu come Italia hai firmato. La mafia per una cosetta da nulla come questa
    ammazza.

    RispondiElimina
  17. Scusatemi, io di politica non capisco nulla, ma non vorrei, passare da un governo che
    pensa a fare i propri interessi, e non quelli del popolo, a un governo dittatoriale, anche se penso, dato che gli Italiani sono tutti dei grandi pecoroni quest'ultimo sarebbe quello che ci vuole per loro.

    RispondiElimina
  18. articolo ridicolo

    RispondiElimina
  19. Finalmente qualcuno che ha capito qualcosa di quello che sta succedendo. Grazie, ha centrato l'argomento

    RispondiElimina