domenica 10 marzo 2013

Parole, comportamenti, leggi. Un altro schiaffo morale arriva dal Sudamerica. Questa volta dalla Bolivia.




di Sergio Di Cori Modigliani


“Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili”
                                                                Pier Paolo Pasolini. 1965





I sistemi politici vengono modificati da nuove leggi, che cambiano l’assetto istituzionale e fondano una nuova società. E’ così dal lontano giorno in cui Mosè scese dal monte Sinai con i dieci comandamenti scritti sulla pietra.

Ma le leggi –a meno che non si tratti di imposizioni dittatoriali di una ristretta oligarchia- vengono cambiate quando le istituzioni riconoscono e accettano il principio della necessità del nuovo giuridico perché una rivoluzione si è già consumata in ambito psico-sociale. Le condizioni, cioè, sono già cambiate perché è avvenuto uno “scatto mentale” in quella etnia, popolo, nazione, Stato che sia. Si è verificato un mutamento dei parametri, è nato un nuovo status symbol, si è già esteso un totale diverso comportamento da parte della popolazione. Questa diversità si manifesta dapprima in cerchie e circoli molto ristretti, poi si diffonde in maniera capillare, e se riesce a dilagare diventa di massa, permeando l’intero tessuto sociale, attraverso la formulazione e la coniugazione di nuove parole, la fondazione di un Senso e di un Significato originale.

La Legge, che certifica e sanziona la costituzione di una società, può essere quindi il primo gradino della nuova società, ma anche l’ultimo atto di un lento e complesso lavorio sotterraneo che produce un nuovo humus, vero e proprio magma sociale che alla fine erutta dalla bocca del vulcano sociale che annuncia la nascita di un Nuovo Sistema di Valori.
La Legge arriva quando già sono cambiati i comportamenti, le parole consuete sono già state sostituite da parole altre, e l’intera società è pronta ad accogliere sia i cambiamenti che le modificazioni esistenziali. Infine arriva l’Istituzione che organizza e gestisce la necessità del nuovo corso.

Le rivoluzioni e i grandi stravolgimenti nascono sempre prima come “evento esistenziale individuale” che poi diventa collettivo e si trasforma in una poderosa onda di rinnovamento.

La differenza tra le dittature e le democrazie evolute consiste nel fatto che nelle dittature una ristretta pattuglia di individui stabilisce le leggi e le impone attraverso la violenza, la sopraffazione, la negazione di ogni forma di libertà: o si accettano le decisioni dall’alto oppure si viene eliminati dal consorzio civile.
Nelle democrazie evolute, invece, le Leggi sanzionano e codificano ciò che dalla società nasce come esigenza collettiva di un patrimonio comune, condiviso, riconosciuto.
Se nel 1890, durante il regno della regina Vittoria, in Gran Bretagna avessero varato una legge che consentiva il matrimonio tra gay, sarebbe scoppiata la guerra civile e l’impero inglese sarebbe crollato. Quando invece la legge è stata promulgata non è accaduto nulla se non la presa d’atto che veniva codificato ciò che la società aveva già acquisito e promosso prima. Stessa cosa per ciò che riguarda il voto alle donne, l’abolizione della schiavitù, in Usa il diritto dei neri all’equiparazione, e via dicendo.

L’Europa è stata, negli ultimi secoli, teatro e protagonista di un quadro di evoluzione sociale, passando attraverso diversi rivolgimenti che hanno portato infine a nuove leggi, nuovi assetti e a un progresso collettivo.

Fino al 2001.

Le popolazioni, le singole nazioni hanno impiegato almeno dieci anni per rendersi conto in Europa di ciò che era accaduto. Non era facile capirlo. Perché è avvenuto secondo una manovra dittatoriale subdola e clandestina, oltre al fatto che, all’inizio, i dittatori sono proprio come il diavolo: tentano gli individui mascherati da angeli. Nessun dittatore mai nella Storia ha preso il potere presentandosi come un efferato dittatore, ma sempre come un bonificatore.

La gigantesca crisi epocale che stiamo vivendo oggi, in Europa, non è altro che la presa d’atto collettiva, a livello continentale, che un manipolo di persone, impiegate da giganteschi colossi internazionali della finanza, quindici anni fa ha “inventato” e imposto dall’alto una serie di regole economiche e di nuove specifiche leggi in forma dittatoriale: nessuno ha mai chiesto l’opinione dei popoli e  aggiungo, le nuove disposizioni legali non erano il prodotto di una esigenza che si stava manifestando in ambito sociale collettivo bensì un’idea unilaterale calata dall’alto da una oligarchia aristocratica. Nessuno ha chiesto il Fiscal Compact, nessuno ha chiesto l’austerità come forma di scambio economico, nessun ceto, gruppo sociale, nazione o popolo ha chiesto ciò che invece è stato imposto provocando, in Italia,  la più grave recessione e crisi economica degli ultimi 70 anni.

Queste decisioni sono state prese, in Italia, secondo un’alleanza consociativa tra i rappresentanti della destra e i rappresentanti della sinistra. Romano Prodi e Silvio Berlusconi sono stati i due padri nazionali che hanno varato, gestito e imposto una idea del mondo, della società e quindi delle esistenze individuali, il cui risultato è sotto gli occhi di tutti. Ma negli ultimi tre anni è accaduto un fatto per loro imprevisto, se pur prevedibile. Il nuovo sistema di comunicazione ha consentito lo scambio di notizie a una gigantesca moltitudine di persone che hanno cominciato a dibattere, discutere, confrontarsi, finchè si è arrivati a un punto nodale: le persone hanno incorporato l’idea –nel senso che l’hanno davvero capito- che quella legiferazione era una forma blanda di dittatura oligarchica e hanno iniziato a ribellarsi. E poiché le dittature vivono di consenso e di ideologia, quando il consenso cade e la gente capisce che quei simboli, quei feticci, quei collanti, non sono altro che una “finizione rituale”, allora il sistema s’inceppa e il meccanismo automatico si blocca.

Al di là delle zuffe quotidiane tra Berlusconi e i magistrati, tra il movimento a 5 stelle e il PD, tra fautori dell’uscita dell’euro e suoi antagonisti, l’unica vera notizia (che anche i più riottosi cominciano a comprendere) è che ci troviamo davvero all’inizio della fine di un sistema. Non a caso, salta proprio nel suo ganglio istituzionalmente più debole: la Repubblica Italiana, ovvero la democrazia più fragile di tutta l’Europa occidentale, la più ipocrita e corrotta, la più medioevale, la più inattendibile; e quindi quella che presta maggiormente il fianco alla esplosione delle contraddizioni di un meccanismo che non funziona più.

Questa era una premessa. E finisce qui.

Tutto ciò che ho scritto finora è una sintesi piatta e banale, piena di considerazioni che, per la maggior parte dei lettori, sono ormai ovvietà ben digerite.

Appunto.

Le cose sono davvero cambiate, perché è cambiato il quadro di riferimento.

Soltanto due anni fa sarebbe stato impensabile che la Corte Costituzionale tedesca dichiarasse il fiscal compact non legittimo.
Così come un anno fa sarebbe stato impensabile il fatto che la Francia -come annunciato un mese fa- rivedrà l’accordo perché non ha nessuna intenzione di rispettare i termini entro il 2014.
Così come sei mesi fa sarebbe stato impensabile –direi inconcepibile- l’idea che il M5s sarebbe diventato il primo partito votato dagli italiani, con il PD a inseguirlo nella atroce e suicida strategia di convincerlo a sottoscrivere un patto di governo.
Così come dieci giorni fa sarebbe stato impossibile da credere che potesse essere autentica la dichiarazione di Sposetti, nota figura politica italiana di persona per bene, tesoriere dei DS dentro al PD, un cittadino che vanta 40 anni di militanza politica attiva, prima nel Pci poi nei DS e infine nel PD, il quale ha dichiarato che se lui avesse adesso 20 anni “molto probabilmente, per non dire quasi certo, avrei votato per Grillo, anche se, nella mia posizione, non lo dovrei dire, però è così”.

Cambiano i parametri di riferimento.
E noi ancora non siamo in grado di rendercene conto perché siamo dentro alla Storia mentre si sta manifestando, ed essendone parte integrante non ci accorgiamo di ciò che davvero accade.

Questo è il post-Maya, di cui stiamo assaggiando i primi vagiti.

Quello annunciato da Evo Morales, il presidente della Bolivia, in una sua dichiarazione all’Onu lo scorso ottobre, soltanto 6 mesi fa, quando dichiarò che “il 21 dicembre del 2012 noi celebreremo la fine del capitalismo così come lo abbiamo sempre visto manifestarsi, ed entreremo in una nuova fase della Storia in cui si esprimerà la volontà collettiva di essere cittadini e non più sudditi, di cominciare a distanziarsi dalla avidità, dal danaro come centro dell’esistenza, per andare a costruire un’idea di comunità che si occupi dei beni comuni nell’interesse generale di tutti”. In Europa gli risero appresso e il suo intervento all’Onu non venne neppure diffuso come notizia. Si pensava che si trattasse di una idea balzana, a metà tra un singulto New Age e un delirio demagogico populista. Non c’è da stupirsi, quindi, che nessun media italiano –che io sappia- abbia dato la notizia di ciò che Evo Morales ha fatto il 9 marzo 2013, non appena rientrato in patria da Caracas dove era andato per il funerale di Hugo Chavez.
E’ un atto importante perché segna la cifra di ciò che sta accadendo nel continente sudamericano, ormai dichiaratamente lanciato in uno scontro aperto contro le politiche di sfruttamento del Fondo Monetario Internazionale, per condurre una battaglia politica e civile a nome di tutti. Anche di noi europei.
L’8 marzo, due giorni fa, in Italia, in occasione della festa della donna, tutte le reti televisive hanno trasmesso per tutto il giorno notizie, documentari, interviste, intrise di una piatta retorica, inutile quanto obsoleta, nel tentativo di presentare l’Italia come una nazione all’avanguardia sul piano dei diritti civili e dell’equa opportunità di genere.
Le stesse reti hanno scelto di non diffondere né la notizia né il discorso di Evo Morales alla nazione boliviana. Il presidente boliviano ha annunciato di aver varato una legge dello Stato che “riconosce il reato di femminicidio come attentato contro l’umanità” punendolo con la pena di 30 anni senza attenuanti. Non solo. Ha istituito anche –per la prima volta nella Storia e primo paese al mondo- il reato di “delitto mediatico contro la donna”. Nella promulgazione della nuova legge sul feminicidio (composta di ben 100 articoli) si leggela violencia feminicida es una acción de extrema agresión, que viola el derecho fundamental a la vida y causa la muerte de la mujer, por el hecho de serlo, y en este sentido tiene que ser reconocido como un delito contra la humanidad" (trad.: la violenza femminicida è un’azione di aggressione estrema, che viola il diritto fondamentale alla vita e provoca la morte della donna per il solo fatto di essere tale, e quindi deve ascriversi come delitto contro l’umanità).
La legge comprende la punizione dell’atto fisico, ma anche quello psicologico, il danno simbolico, sessuale, patrimoniale, e per la prima volta viene introdotto il concetto di “delito mediatico” laddove, la nuova terminologia indica con accurata precisione “la perdurante e costante visione di un’idea della femminilità abbrutita che offre una immagine della donna come merce sessuale di scambio degradando la sua umanità di cittadina, che ha il diritto legale di essere considerata alla pari del maschio perché va identificata prima di ogni altro aspetto come persona”.
Alla presentazione pubblica della nuova legge hanno partecipato centinaia di rappresentanti di organizzazioni femminili e femministe di tutto il continente americano (circa una decina proveniente dagli Usa) e i rappresentanti dell’osservatorio sui diritti civili dell’Onu che ha definito la Bolivia “insieme all’Argentina, Uruguay, Chile, Ecuador e Brasile, il gruppo di nazioni al mondo che più di ogni altra in assoluto hanno accelerato il processo legislativo in materia di diritti civili”.
Mancavano soltanto le rappresentanti delle organizzazioni europee.
Laggiù, in Sudamerica, le nazioni, gli stati e i popoli, già da molto tempo si sono gettati nel post-Maya dichiarando guerra al concetto di sudditanza, varando una serie di leggi che riconoscono sempre di più il rispetto dei diritti civili a una fetta sempre più ampia di umanità. Per i sudamericani le nuove severe leggi contro la violenza ai danni delle donne sono un momento della più vasta lotta contro le politiche di austerità e di schiavizzazione volute e varate dal Fondo Monetario Internazionale in connubio con la BCE.

La Storia cambia pagina.

L’impatto, a breve, comincerà ad arrivare anche da noi.
Il nostro paese, così come il resto d’Europa, è pronto ormai per una stagione esaltante di nuove leggi.
E’ ciò di cui abbiamo bisogno.
Prima fra tutte la revisione del Fiscal Compact, la ben congegnata truffa che è all’origine del disagio collettivo sociale nel nostro continente alla deriva.

14 commenti:

  1. giornalista professionista se non risulta iscritto all'ordine dei giornalisti. E non serve modificare il suo currivulum cancellando Di Cori, sei il "giornalista professionista" dei nostri stivali. Non c'è traccia sul web dei suoi articoli sui quotidiani citati. Ci faccia vedere copia di questi articoli. Dimostri di essere un bugiardo, a ragion veduta, se non documenta ciò che scrive. Lei non può dimostrare nulla. Lei è il "Giannino" dei grillini.

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    1. http://www.paginasiete.bo/2013-03-09/Nacional/Destacados/Gobierno-promulga-Ley-Integral-p.aspx

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    2. Anonimo che scrivi 'l'11 marzo 2013 alle 01:33, non vali un fico secco!
      Cosa vuol dire giornalista secondo te?
      Leccare il sedere raccontando solo le cose che ti vanno e ti dicono di raccontare?
      Scrivere stronzate che non hanno nessun valore culturale? Scrivere di Sanremo, Draghi, la borsa, Il governo, la Regina di Inghilterra e via dicendo? Sempre le stesse cose, mai qualcosa di nuovo, di umano, di normale.
      Non criticare chi non la pensa come te. Ringrazialo e confrontati.
      Si cresce sempre insieme.
      Leonardo

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    3. Sto utilizzando gli articoli di Sergio per spiegare ai genitori cio' che sta accadendo.
      Grazie Sergio, è un piacere la tua lettura.

      Davide

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  2. Mi conferma l'idea che mi ero fatto sul piano criminale in atto nei nostri confronti Dopo aver studiato la storia è impressionante vedere che nuovamente sta succedendo ora ,una nuova invasione diversa ma sempre invasione è con tanto di collaborazionisti traditori che meriterebbero la giusta pena in questi casi.Ne parlo ad amici e conoscenti e mi guardano increduli convinti che sia tutto una robetta di politica interna,non riescono a guardare più in là .Neanche una frase detta da un alto traditore della patria(Rigor Montis), collaborazionista e faccia di bronzo "Dovremmo iniziare a cedere quote di sovranità" ha fatto sospettare le masse, in altri tempi lo avrebbero fucilato .L'unica speranza è appunto e appunto risvegliare le coscenze e la rete in questo caso è vitale , non oso immaginare senza come saremmo ora.L'esempio del sud America sta diventando sempre più importante,è la dimostrazione che si può cambiare, si deve cambiare ma da noi il buio del nero mantello di chi sta cercando di opprimerci non ci permette di vedere la luce giusta .Diffondere , diffondere....

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  3. grazie, Signor Di Cori Modigliani. Mi auguro che non ci limiteremo ad importare sempre e solo il peggio dagli USA, ma anche questa legge epocale, così lontana dal nostro paese, dominato da due caste: quella politica e quella clericale...

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    1. la Bolivia ora fa parte degli USA? Mi sono perso qualcosa?

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    2. oh gezuuuu...

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  4. Sarà un grande passo..va bene..però lei cita l'Argentina..ma lo sa che non c'è una legge sull'aborto laggiù??..
    Che ancora le donne sono costrette a ricorrere a canali alternativi spesso pericolosissimi per interrompere una gravidanza non voluta?
    Io leggo il suo blog con estrema attenzione e interesse..credo che le analisi che fa sui fatti interni all'italia siano piuttosto lucide e "illuminate"..
    Spesso pero scrive riflessioni su fatti riguardanti paesi sudamericani con interpretazioni personali che spesso mitizzano un mondo che credo debba fare ancora molta strada per arrivare a quello che consideriamo civiltà moderna..
    Vivo in spagna la mia compagna è argentina, mio figlio italo-argentino, e lavoro con una moltitudine di sudamericani di varia nazionalità che le assicuro interpretano i fatti odierni in maniera molto meno positiva...

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  5. Se posso precisare... se si riferisce all'intervista a Ugo Sposetti durante la trasmissione "Piazza Pulita" su La7, mi pare che abbia detto

    "se avessi vent'anni sarei costretto a dire che voterei PD, però so che potrebbe non essere così”

    invece che

    “molto probabilmente, per non dire quasi certo, avrei votato per Grillo, anche se, nella mia posizione, non lo dovrei dire, però è così”.

    Inoltre Sposetti dice che capisce perché una parte di quelli che hanno 20-25 abbiano votato il M5S, e li rispetta.

    L'intervista è qui: http://www.youtube.com/watch?v=MgqopAdaw3I

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  6. Continuiamo a farci male da soli, come il mitico Tafazzi. L'aereo Italia è in stallo, ma dopo ci sarà la caduta libera per forza di gravità. E noi bravi a fare solo dell'ironia. E le proposte dopo le proteste?

    La rivoluzione culturale non si fa solo con le chiacchiere né prendendo la Bastiglia per poi lasciare tutto come prima. Date una lettura a questo link, ne vale la pena:
    http://newapocalypse.altervista.org/blog/2013/03/07/siamo-schiavi-dal-1302-dc-lo-sapevate-ovvero-la-bolla-papale-di-bonifacio-viii/.

    Potrà essere la solita bufala, ma è sempre utile rifletterci su.

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  7. Non conosco Cori Modigliani, ma ad un cognome abbastanza pomposo mi sembra non faccia riscontro la conoscenza dei fatti.

    Normalmente rispondo in forma dettagliata: forse sbaglio, ma considero le eccessive semplificazioni (anche deridenti o offensive) come enunciazioni di posizioni ideologiche preconcette, non basate sulla conoscenza dei fatti. Legittime sia chiaro, ma di scarso apporto alle questioni proposte.

    Detto questo, cercherò ora invece di esser succinto.
    Cori Modigliani mi ricorda quel tipo che, incontrato qualche mese fa durante un soggiorno in Italia, mi raccontò esser imminente in Bolivia l’abolizione della coca-cola. Risiedendo in Bolivia da molti anni, mi meravigliavo non avendo ascoltato tal notizia che evidentemente aveva fatto più eco nei ferventi amici foranei del presidente Morales che nei suoi concittadini. Effettivamente poi il 21 dicembre del 2012 non si aboli la coca cola, ne si comiciò a bere solo mocochinchi (una bevanda fatta di pesce desidratate, quindi alimento di origine coloniale). Beviamo, bevono (mi pregio di non esserne un consumatore ma non importa), si vende ovunque, anche nei luoghi più remoti, si reclamizza ancora la Coca-cola. Nulla è cambiato.

    Cori Modigliani mi ricorda quindi questo conoscente (anche lui autore di un blog) che affermava con tutta convinzione ciò che non conosceva, o aveva letto superficialmente, e che aveva avuto impatto nella sua fantasia assai più che nella realtà dei boliviani.

    Per esempio, Cori Modigliani, anche se lo considera forse un modello per l’umanità, non sa evidentemente come si è arrivati a questa legge, ma realmente poco importa (due recentissimi fatti hanno spinto l’opinione pubblica boliviana a fare pressioni per la sua approvazione: la violenza sessuale contro una dipendente pubblica nell’emiciclo dell’assemblea regionale di Sucre, ad opera di un consigliere del partito di Morales, che non si era però accorto delle telecamere di sorveglianza, e l’assassinio di una giornalista ad opera del marito, un ex-membro delle teste di cuoio della polizia di Morales, le famigerate UTARC).

    Sia chiaro: non sto contestando in assoluto l’importanza della legge e Cori Modigliani ha fatto anche bene a farne presente l’approvazione. Sarà uno strumento legale importante per la difesa dei diritti delle donne.

    Ma Cori Modigliani non sa che in Boliva, per esempio, l’aborto è illegale, con tutte le conseguenze riguardo appunto i diritti delle donne. Non sa nemmeno che negli stessi giorni di discussione della legge, la presidente della camera dei deputati, del partito di Morales, proponeva la castrazione chimica.

    Quindi parlare di “schiaffo morale”, di esempio da imitare nelle “parole, comportamenti e leggi” forse andrebbe fatto in forma più cauta.
    Non sa certo Cori Modigliani che solo ieri il vicepresidente annunciava l’imminente via all’uso dell’energia atomica per scopi pacifici. Per quelli che sono daccordo sull’uso dell’energia atomica, forse una buona notizia. Per me, che fin da giovane, imbelle e annebbiato dall’ideologia, circolava con il famoso adesivo “energia atomica no grazie”, non certo uno “schiaffo morale”.

    Ci sarebbe molte da raccontare, come le manifestazioni per la pena di morte, di El Alto, il bastione elettorale di Morales (http://eldia.com.bo/index.php?cat=1&pla=3&id_articulo=86408, http://noticiasdeindigenas.blogspot.com/2012/03/pobladores-de-la-provincia-ingavi.html) o i 77 morti e 202 feriti solo nel gennaio del 2013 negli autobus boliviani (http://www.la-razon.com/ciudades/Colision-frontal-buses-fallecidos-carreteras_0_1767423264.html), un sistema di trasporti pubblici, urbano ed extraurbano, rigorosamente in mano corporazioni private di grandi elettori di Morales.

    Insoma: prima di vedere da che parti arrivano le lezioni con “parole, comportamenti e leggi” e gli schiaffi morali, forse conoscere meglio la realtà sarebbe consigliato.

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    1. Caro signor Pedro, sono d'accordo con lei, è necessario forse conoscere meglio la realtà prima di esercitarsi in opinioni quantomeno azzardate

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  8. eliopaoloni.jimdo.it16 marzo 2013 10:29

    Non credo che si riuscirà mai a dimostrare in un tribunale serio che una donna sia stata uccisa in quanto donna, come appartenente a un genere, così come succede per appartenenti a una razza, a una religione, a una minoranza sessuale o, succede anche questo, a una tifoseria: se hai la sciarpa della squadra sbagliata ti ammazzo, anche e soprattutto se non ti conosco. A me non risulta nessun caso di donna perseguitata per il suo genere, ma seguo poco la cronaca nera: potrebbe esserci qualche caso a me sconosciuto. In quelli di mia conoscenza le donne sono uccise come individui. Sono uccise per gelosia, avidità, rabbia, frustrazione e mille altri motivi, ma non vengono uccise per l'appartenenza: si uccide quella e quella sola donna, per motivi di volta in volta diversi. Diverso è lo stupro, se perpetrato da estranei. Lì, davvero, conta poco la singola donna, che però ritorna individuo nello stupro 'domestico'.
    Gli assassini sono sempre singoli individui: neanche la più folle distopia può immaginare camere a gas per le appartenenti al sesso femminile (ne esistono invece, e non peregrine sull'evento opposto). Il femminicidio, insomma, non esiste. Non me ne voglia il blogger, che seguo con molto interesse e nelle cui opinioni mi ritrovo spesso, ma se si arriverà a condanne di questo tipo, non sarà un trionfo della giustizia. Finirà che l'uccisione di una donna sarà sanzionata più severamente di un infanticidio.

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