martedì 27 dicembre 2011

Mario Monti ricostituisce con un trucco la bicamerale e affida la gestione delle frequenze libere agli avvocati di Mediaset.

di Sergio Di Cori Modigliani

Di solito, quando scrivo i post dedicati all’informazione, inizio con una lunga premessa di riflessione che introduce poi le notizie e i fatti.
Questa volta, invece, ho deciso di seguire il percorso opposto. La premessa viene annullata, perché sarebbe stata talmente lunga e complessa da vanificare l’attenzione sulla notizia. Tra qualche ora scriverò un altro post come commento e riflessione.
Veniamo subito ai fatti nudi e crudi:
Titolo: “Come Mario Monti riesuma la bicamerale e firma il patto con Berlusconi e D’Alema, e la benedizione di Casini e Fini”.
In data 23 dicembre 2011, alle ore 18.45, il presidente del consiglio Mario Monti ha dichiarato, dopo aver incassato la votazione sulla sedicente manovra “salva Italia”
“…di aver tenuto in grande considerazione, e di aver seguito con vigile attenzione le suggestioni, le richieste e le controproposte di alcune componenti politiche rappresentate in parlamento esibite in alcuni specifici emendamenti…da sottolineare, inoltre, come, nonostante sia stata espressa da alcune specifiche rappresentanze in parlamento una volontà di sfiducia, il governo che mi onoro di presiedere ha deciso di accogliere alcune istanze considerate legittime (ndr. Monti fa qui riferimento alla richiesta da parte dell’IDV presentata dall’on. Massimo Donadi di varare quanto prima la gara d’appalto per la vendita delle frequenze televisive sul territorio nazionale eliminando l’attribuzione gratuita, riuscendo a strappare pubblicamente da Monti la promessa che l’avrebbe fatto) garantendo che andrà incontro anche alle richieste di chi ha scelto –a suo diritto-di porsi come opposizione; in tal senso, mi pregio di comunicare di aver affidato il compito, in pieno accordo con tutte le componenti politiche che appoggiano il governo, a una squadra di eccellenti professionisti, da lungo tempo attivi nel settore specifico delle telecomunicazioni, che ben rappresentano la sintesi più alta del sapere della conoscenza tecnica specifica in questo delicato settore. Grazie al loro lavoro e al contributo della loro alta facoltà intellettuale, gli esperti, che, lo ripeto qui con orgoglio, sono la punta estrema della professionalità acquisita in Italia, da me personalmente scelti dopo una lunga ed elaborata ricerca, avranno il còmpito di presentare al governo il definitivo ed esaustivo studio che stabilirà e deciderà le modalità di gestione della gara d’appalto relativa a quella che noi tutti conosciamo come beauty contest. Una volta penetrati, a pieno regime, nella fase due della manovra, dedicata al rilancio dell’economia, alla ripresa e allo sviluppo, lo studio settoriale che verrà formulato seguirà la sua applicazione pratica che verrà poi trasformata in apposito decreto. Questa notizia induce a un sereno ottimismo e allo stesso tempo è conferma della grande salute della democrazia italiana e di come si riesca a lavorare in sintonia al fine di produrre dei risultati utili per l’intera collettività quando le forze politiche in campo lavorano all’unisono, abbattendo faziosità e conflitti da parte”.
Parole parole parole. L’ho citato per intero, nonostante l’ampollosa noia, dato che ritengo questo discorso –infilato all’ultimo momento sperando che nessuno ci facesse caso- un esempio dell’ipocrisia mentale, del linguaggio bizantino-medioevale, dell’asservimento politico, e della totale presa in giro della nazione pensante, perpetrata dal ragioniere Mario Monti.
Io, invece, ci ho fatto caso, eccome. Da cui, questo post. E la mia scelta di informare chi vuole sapere come stanno le cose in Italia.
Alle ore 19 del 23 dicembre 2011, Mario Monti ha firmato l’apposita delega al cosiddetto gruppo di esperti per definire le modalità della gara d’appalto. Chi c’è dentro?
SORPRESA!
Ci sono uomini e avvocati di Berlusconi, delegati dell’ opus dei, e una ex funzionaria del pds –longa manus personale di Massimo D’Alema- che alla fine degli anni ’90 gestì per conto di Prodi-Violante-Cardinale l’accordo di ferro tra Berlusconi e i DS (da cui l’accordo mediaset-rai) che consentì il totale controllo del sistema di telecomunicazioni in Italia da parte di Berlusconi da una parte e D’Alema-Veltroni dall’altra, con la bocciatura definitiva del varo di una legge sul conflitto d’interessi.
Tale organizzazione è dipendente dal Ministero dello Sviluppo Economico, e risponde direttamente a Corrado Passera, uomo che aveva portato le poste italiane da una perdita di 400 milioni di euro all’anno a un miliardo e 200 milioni con il regalo di un totale disservizio, dopodiché promosso da presidente delle poste italiane a membro del consiglio direttivo di Banca Intesa di cui è diventato in seguito Presidente.
L’organizzazione si chiama “Fondazione Bordoni”. Ecco qui di seguito come viene istituzionalmente presentata (dal sito della Camera dei Deputati):
La Fondazione Ugo Bordoni è un'Istituzione di Alta Cultura e Ricerca, sottoposta alla vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico.
La Fondazione realizza ricerche, studi scientifici e applicativi nelle materie delle comunicazioni elettroniche, dell'informatica, dell'elettronica, dei servizi pubblici a rete, della radiotelevisione e dei servizi audiovisivi e multimediali in genere, al fine di promuovere il progresso scientifico e l'innovazione tecnologica.
La Fondazione svolge attività di consulenza nei confronti del Parlamento, del Governo, delle Autorità amministrative indipendenti, delle Amministrazioni Pubbliche centrali e locali. Promuove iniziative di raccordo e di coordinamento con Università ed Enti di ricerca; svolge attività di formazione ed opera per la promozione e la tutela del patrimonio tecnologico e culturale del Paese.
Dal 2009 la Fondazione Ugo Bordoni ha un nuovo statuto, che ne attribuisce la governance alla Pubblica Amministrazione, ne sottolinea la rilevanza pubblica e il carattere di terzietà e indipendenza.
La Fondazione è riconosciuta dalla legge 3/2003 e dalla legge 69/2009 che, in particolare, definisce le modalità di collaborazione della Fondazione con le pubbliche amministrazioni e con le autorità indipendenti attraverso apposite e dirette convenzioni.
Organi della Fondazione sono: il Presidente; il Consiglio d'Amministrazione, composto da sette membri nominati dal Ministro dello Sviluppo Economico, di cui uno designato dal Presidente del Consiglio dei Ministri e due con il parere del Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni; il Comitato dei Soci Fondatori, composto dai principali operatori di tlc , dalle imprese dei servizi a rete e dalle manifatturiere del settore, con un ruolo di indirizzo strategico di carattere consultivo; un Comitato Scientifico di nove membri, composto da studiosi di alta professionalità, esponenti del mondo accademico e della ricerca.
La Fondazione sviluppa la sua attività lungo due filoni: attività di ricerca non finalizzate ed attività finalizzate per specifiche commesse. Le sue risorse sono costituite da finanziamenti del Ministero dello Sviluppo Economico, regolati da specifiche convenzioni, da commesse di ricerca provenienti da soggetti pubblici o privati, e dai contributi delle aziende statutariamente riconosciute come Soci Fondatori.



Il principale socio investitore della fondazione, neanche a dirlo, è la Fininvest, nella persona di Marina Berlusconi.

Il nocciolo duro –ovverossia coloro che per Legge avranno la facoltà di decidere il futuro assetto delle telecomunicazioni in Italia a brevissimo termine- è rappresentato da:

Presidente (doppio voto).:

Prof. Alessandro Luciano.

Consiglieri delegati del comitato direttivo:

Avv. Gian Michele Roberti.

Avv. Alessandro Munari

Prof. Enzo Pontarollo

On. Maria Luisa Sangiorgio

Prof. Ruben Razzante

Consigliere delegato aggiunto: Gina Nieri.

Queste sono le persone che decideranno.

Vediamo un po’ chi sono.

Il Presidente, avv. Alessandro Luciano.

Record da guinness, di sicuro in Italia, e forse –è molto probabile- anche in tutto il mondo occidentale democratico, da cui il suo celebre soprannome “165”. Questo numero, infatti, è quello di coloro che lo hanno votato alle ultime elezioni. Risulta il deputato (credo al mondo) che è diventato onorevole con il numero più esiguo e deprimente di votanti, per l’appunto centosessantacinque. Considerando che ha una vasta famiglia che si aggira tra figli, fratelli, moglie, ecc, in una sessantina di persone, è riuscito a coagulare su di sé l’attenzione di un centinaio di persone, praticamente il numero dei componenti di un condominio urbano.. Eppure è diventato deputato, e non appena eletto immediatamente presidente di commissione e due mesi dopo Presidente di questa fondazione. Viene originariamente dall’MSI, poi in AN ed è uomo vicino e voluto da Ignazio La Russa. Sbeffeggiato da Vittorio Feltri su “Il Giornale” nel 2010 (perché allora sembrava che potesse passare con Fini) quando, parlando di lui, scrisse sul quotidiano"...in quota a An anche se un po' annacquato, conosciuto soprattutto per essere il marito di una delle sorelle Fendi, da cui un florilegio di soprannomi nei suoi confronti che potete immaginare, comunque sia il nostro onorevole 165 se la passa davvero proprio bene, forse troppo bene, quantomeno per i miei gusti..." Costui dal 1974 è diventato consulente di diversi enti e società finanziarie, tra il 1980 e il 1988  è stato consulente del consiglio direttivo a Londra della Goldman Sachs e di J.P.Morgan e nel 1984 ha ottenuto alla Bocconi la cattedra in “Diritto Valutario per gli uffici esteri di Banche”.

E’ stato consulente finanziario di Banca Intesa –mentre era presidente Corrado Passera- e oggi presiede la fondazione che dipende istituzionalmente da Corrado Passera. L’avv. Alessandro Luciano è laureato in giurisprudenza e ha un master in economia e finanza a Londra dove ha esercitato la funzione di “consulente per il settore d’investimento nelle telecomunicazioni in Italia” per il fondo d’investimento britannico “Black Rock” (il più importante fondo attivo in Europa, 4.500 miliardi di euro d’investimento) la cui cura è affidata a J.P.Morgan a New York.  E’ consulente e collaboratore (sotto contratto tuttora valido) con la U.T.C. (United Technology Consultant) un’azienda strategica nelle telecomunicazioni dipendente dal Ministero della Difesa Usa e finanziata dal Pentagono. E’ consigliere di amministrazione della AGRAL, della FIGEA ed è consulente della SNAM PROGETTI, della COMERINT e della AQUATER.

Tutte queste cariche vengono ascritte sotto la dizione “consulenze istituzionali di carattere strategico” (in termini piatti vuol dire: pagati con i soldi delle nostre tasse) che ammontano complessivamente a circa 2.4 milioni di euro all’anno più benefits e che gli consentiranno di poter avere cinque pensioni diverse cumulate.

Lui è il capo e risponde a Corrado Passera, il quale fino a due anni fa investiva i soldi sulla base di ciò che lui gli suggeriva o meno.

Insieme a lui lavorano:

Avv.Gian Michele Roberti

Solido avvocato di Milano, con enorme esperienza nel campo della legiferazione relativa al sistema multimediale televisivo italiano, vanta la più alta parcella professionale finora incassata in Italia da un legale (e dichiarata legalmente per intero, sulla quale ha pagato tutte le tasse): 4,5 milioni. Il cliente che gli ha saldato questa fattura (assegno personale) si chiama Cavaliere Silvio Berlusconi.  In qualità di associato allo studio Previti, infatti, insieme agli avvocati Alessandro La Rosa, Gaetano Morazzoni, Stefano Previti e Vincenzo Sangalli,si è occupato del contenzioso tra Mediaset e Google per una controversia legata alla trasmissione dei video del Grande Fratello su you tube. Ma l’assegno grosso se l’è guadagnato insieme all’avvocato Raffale Cavani dello studio Murani & Cavani associati assistendo Publitalia nella cosiddetta “guerra degli spot”, una battaglia legale per impedire a Sky di avere il diritto di acquistare pubblicità sulle reti Mediaset, diritto poi sancito dal Ministro delle Poste e telecomunicazioni Salvatore Cardinale (ds, siciliano, uomo di Massimo D’Alema) il 23 novembre 2006 con il decreto titolato “Verso una nuova disciplina della radiotelevisione e della convergenza multimediale” approvato da Romano Prodi.

Consiglieri di amministrazione: Prof. Ruben Razzante.
Ruben Razzante è professore di diritto dell’informazione e del prodotto culturale e di diritto del copyright e legislazione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove si è laureato in giurisprudenza e in scienze politiche. È direttore del Master in giornalismo dell’Università degli studi della Basilicata. Consulente per le attività di lobbying, comunicazione e formazione di importanti multinazionali statunitensi nel campo delle telecomunicazioni strategiche e di numerose pubbliche amministrazioni, è anche giornalista professionista e docente ai corsi di preparazione all’esame di Stato promossi dall’Ordine nazionale dei giornalisti. Uomo dell’opus dei. Attualmente gode di circa 12 consulenze incrociate per il Ministero dello Sviluppo Economico.
Consigliere di amministrazione: Enzo Pontarollo.

Professore ordinario di Economia Industriale all’Università Cattolica di Milano. Nel 1995 è stato Visiting Professor presso il  Centre d’Etudes et des services de l’Universitè de Paris1 Sorbonne. Presidente della commissione governativa sull’elettronica (1979-82) su incarico di Giulio Andreotti e sull’industria termoelettromeccanica (1988-1989). Dal 1986 al 1999 è stato membro del Comitato Editoriale della Casa Editrice Vita e Pensiero, l’editoriale dell’università cattolica di Milano, finanziata da Roberto Formigoni grazie ai sussidi governativi. Dal maggio 1998 è membro del Comitato Scientifico dello CSELT. Politicamente è appoggiato da Roberto Formigoni e da Rosy Bindi. Cattolico integralista.




 Consigliere delegato: Gina Nieri
Direttora generale della Divisione Affari Istituzionali legali e strategici di Mediaset. Autora del disegno di legge “Disposizioni per la disciplina del settore televisivo nella fase di transizione alla tecnologia digitale”. Relazione istituzionale in data 2009 al Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato Antonio Catricalà (attuale sottosegretario).
Consigliere d’amministrazione: Maria Luisa Sangiorgio
Nata a Milano nel 1947, laureata con lode in lingue e letterature straniere all’Università Luigi Bocconi di Milano nel 1971.
La Sangiorgio è il Presidente del Corecom Lombardia.   
Consulente per la Comunicazione e le Relazioni Istituzionali della Fondazione Politecnico di Milano, Consigliere per la Comunicazione del Commissario straordinario del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Presidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Lombardia. In precedenza, dal 1994 al 2002, è stato Direttore Comunicazione e Informazione per il Politecnico Milano. Dal 1987 al 1991 consulente per la formazione e riqualificazione professionale del personale per varie aziende.
Dal '71 al '77 e dal '85 al '87 ha svolto incarichi di docenza e, ancora prima, dal 1964 al 1971 attività di ricerca e professionale come traduttrice per varie case editrici e come interprete in numerosi eventi nazionali ed internazionali  Sotto il profilo amministrativo, dal 1970 al 1990 è stata Consigliere comunale a Milano e dal 1977 al 1985 Assessore all’Educazione ed alla Condizione Femminile del Comune di Milano (PCI). Si è occupata dello sviluppo e della riqualificazione degli asili nido e delle scuole materne, ha organizzato attività di integrazione per la scuole elementari e medie, ha sviluppato numerose attività di educazione permanente e professionale attraverso il sistema delle scuole civiche serali e diurne. Ha affiancato alla tradizionali strutture formative, come la Scuola di Musica e di Teatro, la Scuola per il Cinema e la Televisione e ha fondato i Cori Civici e la scuola di Jazz. Inoltre, ha dato vita al Centro Milano Donna. In merito all'attività legislativa, dal 1987 al 1994 è stata deputato al Parlamento, membro della Commissione cultura nel gruppo del PCI prima e dei DS poi e dal 1992 membro dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati. Ha partecipato all’elaborazione ed all’approvazione di numerose leggi, in particolare: Legge di riordino del sistema radio televisivo; Provvedimenti in materia radiotelevisiva; Norme per il sostegno all’editoria; Legge sul cinema; Riforma della scuola elementare; Riordino degli strumenti di formazione professionale; Riforma degli ordinamenti didattici universitari; Diritto allo studio universitario; Rapporto con le università non statali; Istituzione del Ministero dell’Università.

Donna di grande intelligenza e abilità, ha gestito la bicamerale tra il 1996 e il 1998 tra Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi.
Nel 2005, in seguito ad un accordo politico tra Massimo D’Alema e Roberto Formigoni è diventata Presidente del Corecom, uno dei più grossi carrozzoni della Repubblica Italiana, che succhia complessivamente circa 4 miliardi di euro all’anno, senza produrre nulla.
Il Corecom è il luogo in cui si incontrano alti funzionari del PD, del PDL e dell’UDC suddividendosi cariche di consulenze incrociate. Ma che cos’è il Corecom? In data 18 settembre 2009, il giornalista italiano Andrea Ducci pubblicò il primo articolo di un’inchiesta sul Carrozzone Corecom, sul quotidiano Corriere della sera. I successivi articoli non sono mai usciti.
Ecco un estratto dell’articolo datato 2009.
Quel baraccone chiamato Corecom
Un poltronificio e poco più. A passare in rassegna l' elenco dei membri e delle spese dei Corecom, i comitati regionali per le comunicazioni che a livello locale fanno quello che su scala nazionale spetta all' Autorità guidata da Corrado Calabrò, saltano fuori nomi e cifre che sembrano cozzare con le linee guida della legge istitutiva di questi strani organismi: incastrati dall' esigenza di operare alle direttive dell' Authority per le garanzie nelle comunicazioni e nominati e finanziati dalle giunte regionali. Ragion per cui i presidenti e i componenti dei Corecom finiscono spesso per avere un colore o una sfumatura politica a dispetto della funzione di garanzia che dovrebbero svolgere. Tra i compiti dei comitati c' è la vigilanza sul rispetto della par condicio da parte delle televisioni locali durante i periodi elettorali, così come l' organizzazione delle tribune politiche regionali della Rai. Per conto dell' Agcom viene inoltre svolto il delicatissimo compito di conciliatore per le controversie tra gli utenti e i gestori di servizi di tlc. Non a caso la legge chiarisce che i componenti dei Corecom devono essere scelti tra «persone in possesso dei necessari requisiti di competenza ed esperienza nel settore della comunicazione nei suoi aspetti culturali, giuridici, economici e tecnologici». Un dettaglio trascurato in più di un' occasione. In Calabria lo scorso anno, dopo un commissariamento da parte dell' Authority di Calabrò, la giunta ha nominato il nuovo vertice del Corecom. La scelta è caduta su Francesco Crifò Gasparro, ex manager a capo della Usl 11 di Reggio Calabria e poi dg dell' ospedale Forlanini di Roma arrestato nel 1995 nell' ambito di un' inchiesta sulla malasanità. Analoga sorte è toccata anche a Tiziano Mariani, un ex socialista già assessore ai Lavori pubblici del Comune di Cesano Maderno ed ex presidente della municipalizzata di Seregno, finito in manette per corruzione e ricettazione all' epoca di Tangentopoli. Oggi Mariani è uno dei componenti del Corecom Lombardia, dove il presidente è l' ex deputato dei Ds Maria Luisa Sangiorgio. Nel comitato lombardo ci sono Emma Paola Bassani, ex presidente del Consiglio provinciale di Milano ed ex ufficio stampa della Lega Nord, e i giornalisti Pietro Scaramucci (ex Rai) e Maurizio Gussoni. In Puglia come presidente del Corecom è stato scelto un nome che combinasse la veste di ex giornalista del Tg1 con quella di ex senatore della Dc, ossia Giuseppe Giacovazzo. Dentro Mamma Rai ha pescato anche la Regione Friuli Venezia Giulia nominando l' ex direttore dello sport di Viale Mazzini Paolo Francia. In Campania il presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella, ha invece optato per Gianni Festa, un giornalista conosciuto dai Mastella visto che è stato direttore del Corriere dell' Irpinia . Singolare il caso del Piemonte, dove gli otto membri del Corecom indicano nei curricula diplomi di ragioneria, maestra elementare, lauree in lettere. Quanto di più lontano dai requisiti minimi previsti dalla legge istitutiva. L' importante, del resto, è essere stati assessori o consiglieri in qualche Comune o Provincia. Al Piemonte spetta, inoltre, il record di spesa con oltre 530 mila euro di stipendi e rimborsi che si aggiungono ai trattamenti di missione e costi generali facendo salire il conto finale a 830 mila euro.
Andrea Ducci. Corriere della sera. 18 settembre 2009.

Questo è quanto per il momento.
La Fondazione che vi ho qui presentato è uno dei centri propulsori del sistema di controllo dell’intero sistema di comunicazione televisivo e multimediale della repubblica italiana. Come si evince dal’elenco dei suoi più importanti membri, è gestito da persone che hanno lavorato (in alcuni casi tuttora lavorano) per Mediaset, altri, invece, che hanno partecipato in prima persona nella gestione della bicamerale per impedire –con successo- il varo della legge sul conflitto d’interessi. Questa fondazione è uno dei luoghi dove le retribuzioni sono più alte in assoluto. Dopo il semaforo verde e la delega ufficiale di Mario Monti, hanno rimandato l’inizio delle festività per una riunione alle ore 21.30 del 23 dicembre 2011 per alzare il tetto delle retribuzioni al personale dirigente. Si calcola che ciascuna delle persone summenzionate abbia la facoltà di attivare un giro di consulenze che consente l’attribuzione di contratti a termine della durata di uno o due anni mediamente retribuiti tra i 60 e gli 80 mila euro all’anno netti. Ogni persona si avvale di decine di consulenti, in alcuni casi anche centinaia.
Questa fondazione, in gran parte presieduta da professionisti pagati da mediaset, funzionari politici e personalità dell’opus dei, avranno legalmente la funzione, il dovere e il diritto di stabilire come e quando e a chi vendere le frequenze televisive libere nella Repubblica Italiana.
Il futuro della libertà del mercato della telecomunicazione in Italia si trova nelle mani di queste persone.
Ho pensato che fosse utile presentare il dato agli italiani.
La manovra serve soprattutto a coprire le spese di enti e fondazioni come questa.
Impedire che questo ente goda della facoltà di decidere lo ritengo un impegno doveroso per tutti noi.
La battaglia contro la mafia comincia dalla denuncia di fatti come questi.
E’ compito di tutti noi andare a stanare il privilegio costituito degli yesman della corrotta classe politica italiana e fare tutto ciò che è possibile per disinnescare questo meccanismo. E prima di tutto è necessario avere le informazioni precise sul nome delle fondazioni, i nomi e le qualifiche e i curriculum vitae delle persone che le presiedono.
Se non riusciamo a far sentire la nostra voce, sapendo che la truppa mediatica non dirà né scriverà neppure una parola, non riusciremo mai neppure a scalfire il governo dell’oligarchia tecnocratica planetaria ben rappresentato dal ragionier Mario Monti e dai funzionari che lo appoggiano.
Le condizioni chieste dal PDl, dal PD, dall’UDC appaiono sempre più chiare e nette:
“Viva Mario Monti a condizione che lasci tutto come stava prima”.
Da questo punto di vista l’attuale governo è un vero successone.
Ci sta riuscendo perfettamente.
Anche perché non c’è nessuno, all’opposizione, che cominci a pretendere il pensionamento di queste persone. Anzi.
Le stanno promuovendo.
Con la benedizione di tutti coloro che poi sostengono di voler combattere un sistema che è la loro fonte principale di benessere.
Chi conosce questo settore sa che questa fondazione si è già messa al lavoro e le frequenze libere verranno spartite abbattendo definitivamente qualsivoglia speranza di liberalizzazione, libertà, regolamentazione.
Sono fondazioni come questa il cancro che corrode la nazione.
Sveglia ragazzi.


17 commenti:

  1. Pezzo straordinario.
    L'imperativo finale è quanto mai doveroso per tutti. Chiedo pertanto all'autore, se già non l'avesse fatto nel passato, di autorizzare i lettori a divulgare integralmente questo articolo, citandone la fonte, con quasiasi mezzo: mail, stampe, blog personali, incontri dopolavoro e tutto quello che la fantasia suggerisce.
    Svegliati ItaGlia, nel doman più non si raglia...

    RispondiElimina
  2. MA C'è SOLO DA VERGOGNARSI!

    RispondiElimina
  3. Vergognarsi un paio di COGLIONI andiamo a caccia di merde

    RispondiElimina
  4. Stupisce non poco e fa fremere di nerissimo nero sdegno leggere il (recente) back stage sull'affair fondazione, coreco e compagnia: un melting pot della peggiore mediterraneità italica. Avesse davvero ragione il Cavour quando sconsolato disse: "... se avessimo conosciuto prima gli italiani non avremmo fatto l'Italia ". Oops ! Shelley Keats

    RispondiElimina
  5. E' vergognoso, E' scandaloso, Questa è violenza ai tanti italiani tartassati.

    RispondiElimina
  6. Ci siamo indignati per quanto si sta costruendo.
    Letto tutto ciò, l'unica frase, di Berlusconi
    che non condivido "vado via da questa Italia di merda" io aggiungo ogni nazione à il governo che merita.

    RispondiElimina
  7. la colpa è nostra! Non riusciamo a creare un"alternativa degna di tal nome,ci affidiamo a quelle merde del pd colluse fino al midollo.Ci vuole una figura in grado di dare fiducia in un programma popolare(costituente)e faccia coagulare in piazza tutti i movimenti d"opposizione per una occupazione ad oltranza!

    RispondiElimina
  8. ISLANDA: mandiamo via tutti, riscriviamo la costituzione, appuntiamo una commissione per governarci, indiciamo elezioni con nomi davvero nuovi, che mai si sono affacciati alla politica, mettiamoci dentro il 40% di casalinghe che sanno davvero fare i conti. riscriviamo la pagina storico-politica di questa nazione, stabiliamo ministeri efficaci e non solo pozzi senza fine. e a capo di ogni ministero, una persona davvero esperta nel settore, ma che viene dal popolo, non che appartiene alla casta.
    ma tutto questo è utopia. non faremo nulla. se ci venisse chiesto di intraprendere, all'unisono, una azione forte, dubito che nemmeno il 2% lo farebbe!

    RispondiElimina
  9. che fra D'Alema, che fra la Bindi, che fra Prodi, insomma, che fra il PD e Berlusconi ci fosse convivenza è cosa risaputa, ma che si sia passato dalla convivenza alla connivenza sugli affari sporchi, alla faccia degli italiani, è una cosa che fa venire il voltastomaco. Aveva ragione il grande gionalista, Giorgio Bocca, che, respingendo ogni tipo di ipocrisia, diceva: " non soltanto la Sicilia e Napoli hanno odore da putrefazione, ma è l'Italia tutta ad essere una "cloaca" fatta di merda e solo merda.

    RispondiElimina
  10. Monti è stato chiamato perché le Istituzioni italiane erano sull'orlo del fallimento. I parlamentari tutti avevano paura dell'aggressione del popolo italiano e Giorgio Napolitano lo sapeva come lo sapeva Berlusconi e tutta la cricca di destra e di sinistra. Ai politici italiani serviva tempo per far decantare tutto e Monti era la pedina adatta. Monti sa che non c'è nulla da salvare: i danni provocati da questi cialtroni sono incalcolabili e meriterebbero la forca, e invece sperano di ripresentersi alle eventuali future elezioni politiche. Il popolo ormai sa e non è più così coglione da cadere nella loro trappola. Ci sarebbe da cancellare tutto, fare piazza pulita e tornare nel '48 senza gli attuali politicanti. Ha ragione l'anonimo che dice: mandiamo le nostre casalinghe al governo che i conti saranno veramente a posto.

    RispondiElimina
  11. insomma, e' chiaro ormai che non e' sufficiente svegliarsi per cambiare la situazione, quella gente e' lo specchio della massa, la maggior parte di noi vorrebbe essere nei loro panni per arraffare quanto piu' possibile.
    ci sono 2 modi per cambiare:
    1- lentamente con le nuove generazioni, almeno due, quindi 60 anni, circa lo stesso tempo che abbiamo impiegato dal dopoguerra fino ad oggi per diventare cio' che siamo.
    2- rapidamente in maniera violenta, una guerra.

    la terza opzione, varie ed eventuali, e' pure possibile ma fuori dalla nostra decisione di uomini.

    RispondiElimina
  12. Ilario Brunello28 dicembre 2011 02:23

    Che dire? Più che associazione a delinquere,non so come altro definirla.....ovviamente come molti sanno già come la penso,gran parte la colpa è anche nostra....siamo noi che abbiamo dato dato i voti a sta gentaglia...è normale che se un padrone vede che i suoi operai non sono uniti o i sindacati che firmano tutto,si inventa strategie a suo favore...cosa potevamo aspettarci da un governo di destra se non queste porcherie?....Io questa domanda la vorrei fare direttamente a chi gli ha dato i voti a sta gente....cosa pensavano di aspettarci? Magari gli sta pure bene....percarità va....

    RispondiElimina
  13. Fino a quando il VATICANO (opus dei e altre associazioni cattoliche)hanno il potere che hanno e il popolo cattolico crede che il VATICANO è buono e caritatevole non cambiera mai niente!! Nelle loro mani sono i nostri destini!! E Monti non è altro che l'espressione della volontà Vaticana e non della sovranità popolare italiana!!
    La caduta di Barlusconi credete che sia stata una casualità?? No tutto orchestrato a tavolino con lo zampino del card. Bertone!!!! Conoscere quello che accade nei palazzi del potere è molto difficile!! Basti pensare che con la nomina della cattolicissima LORENZA LEI a DG (voluta dal card. Bertone)della RAI l'informazione pubblica è passata al VATICANO!! Il popolo non conta un caxxo!!!

    RispondiElimina
  14. se la gente crede alle favole la colpa non puo' che essere della gente. se dovesse arrivare in italia un virus che prende solo i coglioni farebbe una strage. mi dispiace per la deriva che ha preso il mio popolo natale ma ormai non ci vedo possibilita' a breve di una ripresa, e' una questione di qualita' della massa, non di pochi politici, quando la massa cambiera' allora i politici cambieranno di conseguenza. nessuna persona in gamba ed intelligente andra' mai alla guida di un popolo miserabile, chi glielo fa fare? questo e' il momento del peggio, si esaurira' da solo e lo sta gia' facendo pure bene.

    RispondiElimina
  15. C'è bisogno di una serie di affilate ghigliottine; bisogna cominciare a far cadere un bel pò di teste altrimenti il risultato sarà un ritorno agli anni '50.....

    RispondiElimina
  16. Certo che romanzi bene!
    Ti invito però a condire le tue articolate opinioni con un po' di fatti, che siano anche veritieri e verificabili.
    Gina Nieri non è Consigliere delegato della Fondazione Bordoni, che a sua volta non ha rapporti con Mediaset. Neanche Alessandro Munari è nel CdA della Fondazione. Alessandro Luciano non è mai stato deputato.
    Cerca di essere preciso quando crei "teorie del complotto", perché ne guadagneresti in efficacia.

    RispondiElimina