domenica 16 giugno 2013

Microglobal macromondo: la forbice del dissenso e la tagliola della responsabilità individuale.



di Sergio Di Cori Modigliani

Paolo Flores D'Arcais è un filosofo italiano.
Un uomo, notoriamente, intelligente e colto per davvero. Un soggetto politico (per coloro che non sanno chi sia) di lungo, lunghissimo corso, al quale sono legato da una certa insopprimibile tenerezza e comprensibile nostalgia: è stato il mio primo maestro e insegnante di passione civile, di lotta politica. E' stato uno dei miei formatori, in un'altra vita, un ormai lontanissimo 1969, quando lui ci insegnava i primi erudimenti -e lo faceva davvero in maniera egregia- fornendoci con generosità gli strumenti necessari per riuscire a diventare poi quello che, allora, a lui piaceva definire "l'inderogabile necessità di trasformarci tutti in lottatori politici ad oltranza, e in forma perenne, finchè non avremmo vinto la nostra battaglia per cambiare questa società ingiusta". E' stato un ottimo Maestro.
In un mondo come è quello di oggi, basterebbe avere nel proprio curriculum vitae una sola frase come quella per poter già pretendere di essere rispettati. Poi, negli anni, si è conquistato un posto di rigore all'interno del dibattito politico italiano attraverso una rivista "Micromega" divenuta nel corso del tempo celeberrima palestra di incontri, scontri, confronti, dibattiti, all'interno del mondo attivo della politica italiana.
Ha cavalcato, diciamo come grillo parlante fastidioso, ogni stagione politica dal 1969 al 2013.
E ce ne sono state davvero tante e diverse tra di loro.
Ritengo che Flores D'Arcais stia alla politica italiana, oggi, nel suo versante intellettuale, un po' come Giovanni Trapattoni sta al mondo del calcio e Pippo Baudo sta alla televisione pubblica: sono delle vere icone rappresentative di un certo milieu, di certi ambienti che conoscono come le loro tasche, da sempre presenti nel nostro paese, a destra e a sinistra, nel mondo cattolico e in quello laico.
Sia D'Arcais che la rivista Micromega sono considerati, in Italia, punti di riferimento.
Il 14 giugno è comparso un suo post che ha il sapore del vero e proprio "appello a Beppe Grillo" sul giornale "Il Fatto Quotidiano", pretendendone l'immediata pubblicazione sul blog di Beppe Grillo. Poi ha insistito, il giorno dopo e ancora oggi -sempre su Il Fatto- a pungolare Grillo e ogni militante, attivista, sostenitore del M5s, a sostenere la causa del dissenso interno, denunciando di fatto (e nei fatti) una specie di deriva di delirio onnipotente e dittatoriale da parte di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Ho ritenuto opportuno, quindi, dare una mia risposta personale a Flores D'Arcais, perchè penso che sia caduto (come la maggioranza dei sostenitori di questa tesi) in una banale trappola mediatica che lo porterà, inevitabilmente, in una melma paludosa che ha i consueti contorni delle sabbie mobili dell'intellighenzia italiana, da trent'anni condannata al suicidio perchè commette sempre lo stesso identico errore: l'incapacità dell'assunzione di responsabilità in proprio.
In copia e incolla lo presento qui di seguito per intero, in modo tale che il lettore possa seguire la mia argomentazione di risposta al post di Flores D'Arcais.
Ecco il suo post:


Caro Beppe Grillo, il dissenso è la ricchezza della nuova politica

Caro Beppe,
ho letto il tuo post di oggi (giovedì 13 giugno), in cui chiedi a chiunque faccia parte della “voce esplosa a fine febbraio, con nove milioni di voti al MoVimento 5 Stelle” e “poi diventata più flebile” di far sentire la propria voce (ovunque: “nei bar, nei taxi, al lavoro, negli studi televisivi, in rete, nei tribunali …”). Poiché cerco di farlo senza interruzione da 52 anni (la prima manifestazione a cui partecipai è del 1961, quando avevo 17 anni, per la libertà in Spagna), accolgo molto volentieri il tuo invito, ed essendo uno dei nove milioni che ha votato M5S mando questo post al tuo blog, sperando che tu voglia pubblicarlo, prendendo alla lettera quello che tu anche oggi ribadisci: “Ognuno deve valere uno per riportare la democrazia in questo Paese”.
In realtà, dal punto di vista della possibilità di comunicare, tu ed io siamo dei privilegiati, abbiamo più strumenti per essere ascoltati di un cittadino nella media (tu naturalmente molto più di me), e questo aumenta le nostre responsabilità, che sono proporzionali alla visibilità che abbiamo.
La prima responsabilità è quella di dire la verità, tutta la verità niente altro che la verità, e la seconda di fare in modo che quei 9 milioni di voti non si disperdano, non diminuiscano, anzi si accrescano, per portare l’Italia a quella svolta che l’establishment del privilegio chiama “antipolitica” e che invece è solo “Altrapolitica”, contro corruzione, mafie, Casta.
Oggi quei nove milioni non ci sono già più, questa è la prima, benché amara, verità da cui dobbiamo partire. Perché in tre mesi si sono ridotti alla metà, e in alcune zone (comprese Roma e la Sicilia) a un terzo? Una parlamentare del M5S, la senatrice Adele Gambaro (una militante della prima ora) tra queste cause ha messo “i toni” della tua comunicazione. Può essere che sbagli del tutto o che abbia ragione solo parzialmente o che abbia messo il dito sulla piaga. Se si vuole discutere seriamente bisogna farlo senza tabù. E se ci si prende sul serio, se “ognuno vale uno”, la semplice logica impone che nessuno possa dire che “qualcuno vale niente”.
Personalmente non credo che si tratti solo dei “toni” della tua comunicazione. Perché sono anche quei “toni”, che hanno trasformato il tuo “Tsunami tour” in uno tsunami nelle urne delle politiche di tre mesi fa, con più di un elettore su quattro a votare M5S.
Quei “toni” tre mesi fa raccoglievano consensi ciclopici, oggi però non più. Cosa è successo? In un tuo blog di quattro giorni fa (“C’è chi ha votato il M5S perché …”) sono elencate tutte le ragioni per cui elettori molto diversi e con diverse motivazioni hanno realizzato lo tsunami dei nove milioni di voti. Erano comunque uniti su un punto: volevano che quei voti contassero, subito. Non per fare accordi da vecchia politica, ma per incidere contro la vecchia politica senza aspettare le calende greche del 51% (la demenza tipo partito a vocazione maggioritaria lasciamola a Veltroni). In tre mesi non è accaduto. Un mare di polemiche autoreferenziali, “chi fa x è fuori”, “chi dice y è fuori”, mentre una politica nuova sa essere molto più libera della falsa libertà dei partiti, e dunque non solo tollera il dissenso ma lo considera parte integrante della propria ricchezza.
In questi tre mesi è mancata l’azione. Fuori, ancor più che dentro il Parlamento. Fuori, esistono molti movimenti (di lotta su temi diversi, di opinione, di piazza, sul web), ma il M5S partecipa pressoché esclusivamente alle proprie iniziative, non cerca mai di promuoverne con altri “soggetti” anche quando ne condivide pienamente gli obiettivi.
Due soli esempi: a Bologna si è svolto un referendum in difesa della scuola pubblica, Davide contro Golia, trenta cittadini comuni contro tutti i poteri della città, dal vescovo Cl (cardinal Caffarra) al sindaco Pd alla Confindustria alle coop. I consiglieri comunali M5S stavano con il comitato laico, beninteso, ma nelle piazze e nella mobilitazione il M5S in quanto tale non si è visto. A Roma qualche settimana prima MicroMega ha organizzato a piazza Santi Apostoli una manifestazione per la ineleggibilità di Berlusconi, dopo aver raccolto 250 mila firme sul web. C’erano militanti del M5S, ma a titolo personale. Eppure quella sulla ineleggibilità è una battaglia del M5S. Perché non farla insieme? MicroMega la conduce dal 1994. Perché ogni tentativo di iniziative comuni ottiene un “fin de non recevoir” tanto silenzioso quanto eloquente? Gli esempi si potrebbero moltiplicare, con moltissimi altri “soggetti”, sigle, movimenti.
La scelta di votare Rodotà per la presidenza della Repubblica è stata un gesto esemplare, perché rovinarlo insolentendolo alla prima affermazione critica nei tuoi confronti? Cosa vogliamo, gli intellettuali organici, come nel vecchio Pci, o obbedienti “perinde ac cadaver” come nella Compagnia di Gesù?
Di cose da discutere, e da fare, insieme, ce ne sono moltissime, ma di queste in prossimi e specifici blog che mi impegno a mandare, nella speranza che ora la discussione e la partecipazione, che invochi nel tuo blog di oggi, possa cominciare davvero, e davvero secondo il principio che uno vale uno.
Un carissimo saluto,
Paolo Flores d’Arcais

L'intera sinistra applaude e plaude a questo nobile intervento.
Io invece no. Anzi. Mi ha anche infastidito, se devo essere onesto. E per diversi motivi. Primo tra tutti quello di trovarlo vecchio e stantìo, intriso di una lettura obsoleta quanto errata della situazione attuale, che comporta, automaticamente, un processo di auto-assoluzione e offre una idea del M5s che non corrisponde a ciò che il movimento è, nella sua essenza.
Dice D'Arcais: "In realtà, dal punto di vista della possibilità di comunicare, tu ed io siamo dei privilegiati, abbiamo più strumenti per essere ascoltati di un cittadino nella media (tu naturalmente molto più di me), e questo aumenta le nostre responsabilità, che sono proporzionali alla visibilità che abbiamo".
Uno dei punti principali del M5s (da cui la situazione attuale che si è determinata) ruota proprio intorno a questo punto fondamentale "l'assunzione di responsabilità". Il cosiddetto "dissenso" è un falso problema, non è quello il punto dolente: si tratta di un falso mediatico grossolano e abilmente strutturato. Posso perdonare l'ingenua Gambaro, cittadina priva di alcuna esperienza politica, la quale -per l'appunto- non si è accorta di ciò che stava facendo e di ciò che ha combinato (sempre che fosse e sia in buona fede) proprio perchè -come ci suggerisce D'Arcais- le nostre responsabilità..... sono proporzionali alla visibilità che abbiamo. Appunto. Questo è il vero succo del problema, non il dissenso che non c'entra nulla.  Chi è stato eletto in parlamento, automaticamente, ha acquistato e acquisito una dose di plusvalore di visibilità che impone una regola di comportamento di tipo ABCD....perchè le proprie parole, i propri atti, le conseguenze delle proprie parole e dei propri atti, hanno assunto un peso che è "squisitamente sempre e soltanto politico". Se io o qualunque altro votante di M5s diciamo "Grillo è il responsabile" vale, diciamo 32 grammi. Forse, il mio blog può pesare 17 grammi o giù di lì. Ma se lo dice Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista o Adele Gambaro, invece, vale almeno 346 chilogrammi di puro piombo. E qui non servono spiegazioni, il dato è ovvio. Idem per ciò che riguarda la presenza televisiva, una insoddisfazione comunicata in maniera spontanea a un giornalista per strada, financo una battuta istintiva al barista dell'angolo se per caso è presente una telecamera o un microfono. Anche se non c'è nessuno e c'è soltanto un microfono da solo appoggiato lì, apparentemente per caso, senza nessun essere umano nelle vicinanze. Anche se si parla al telefono alla propria cuginetta lontana, anche se ci si sfoga con la maestra d'asilo della propria figlia, senza che vi siano testimoni: domani potrà sempre piombare, all'improvviso,  a casa sua, Corrado Formigli alle ore 16 e 23 e trasformarla in un battibaleno in una eroina domenicale del dissenso denunciato al popolo.
Sono atti politici. Il dissenso è tutta un'altra cosa. E D'Arcais è troppo intelligente per non saperlo. 
Questa è la realtà mediatica nella quale noi viviamo e la reazione di Beppe Grillo non soltanto non ha nulla a che vedere con il concetto di "dissenso" ma si riferisce, piuttosto, a un concetto di carattere pedagogico, assolutamente necessario e giusto: così si formano i dipendenti in parlamento. O capiscono, comprendono, incorporano, alchemizzano il Senso della loro scelta e si comportano di conseguenza, oppure non ha "alcun senso" che rappresentino il M5s perchè la linea del movimento -che non è un partito e neppure un'associazione culturale e neanche una rivista intellettuale- è basata sul principio di denuncia permanente del sistema incancrenito che nega qualsivoglia accordo con chiunque sia stato, sia, o voglia essere responsabile dello sfascio aberrante della nostra società. 
Beppe Grillo non è un pedagogo, è noto, ed è un uomo viscerale, istintivo, quindi reagisce sulla base della sua caratterialità. Ma la sostanza della sua reazione è tutta interna alla logica del movimento e ben ne rappresenta la sua struttura ideale. Se fosse stato più British (gli inglesi e i loro finanzieri ancora non se la sono comprata tutta, la Liguria) forse avrebbe dovuto replicare dicendo "l'intero movimento attende le scuse formali, pubbliche, a voce e per iscritto, da parte della senatrice Gambaro, per la sua improvvida uscita, politicamente perniciosa, auto-distruttiva, che ha determinato un movimento sussultorio di echi reattivi nel mondo mediatico che finiranno per compromettere la natura e l'essenza del lavoro politico del movimento: con ansia attendiamo. Grazie". 
In questo paese di snob riottosi, forse, messa così sarebbe stata apprezzata da tutti quanti. Roberto Maroni ha impiegato dieci minuti a espellere dal suo gruppo quella sciamannata che ha aggredito la Kyenge. Nessuno (giustamente) ha gridato sostenendo che all'interno della Lega Nord non esiste dissenso. Uso questo paragone perchè serve. L'aspetto tragico (che ben conosciamo) consiste nel fatto che è probabile esistano molti leghisti che erano perfino d'accordo, ma questo è irrilevante. Poichè Roberto Maroni è un leader politico -e non un moralista- ha voluto immediatamente sanzionare con fermezza il danno politico provocato all'immagine della Lega. Ha fatto benissimo. Polemiche e danni: zero. Non così con la Gambaro: il danno all'immagine è stato lo stesso. La cupola mediatica vive di questo, è il loro pane quotidiano. 
Il problema non è il dissenso ma l'assunzione in proprio della consapevolezza degli atti politici che si compiono quando si raggiunge una visibilità tale per cui si coinvolge la collettività.
Il comportamento della Gambaro rivela una psicologia berlusconiana, basata sul principio "dico quello che mi pare io non devo rispondere a nessuno: siamo in democrazia o no?".
La risposta è semplice: cara Gambaro, con questi media non siamo in democrazia. Quindi, o gli eletti in parlamento si rendono conto in quali acque stanno navigando (e hanno il nostro sostegno, amore, aiuto,  collaborazione e supporto) oppure non se ne rendono conto. Se non se ne rendono conto è meglio che se ne vadano da un'altra parte per un motivo banale che non ha nulla a che vedere con il dissenso:abbassano la quota di intelligenza collettiva.
Sostiene D'Arcais: "....i nove milioni di votanti.....erano comunque uniti su un punto: volevano che quei voti contassero, subito. Non per fare accordi da vecchia politica, ma per incidere contro la vecchia politica senza aspettare le calende greche del 51%". 
Quindi, la sua argomentazione non ha nulla a che vedere con il "dissenso", bensì sposa surrettiziamente la posizione "partitista" perchè in maniera ambigua (forse inconscia, chi lo sa) si introduce il senso di colpa per non aver chiuso l'accordo con il PD (che tra l'altro non lo ha mai voluto, pretendevano soltanto i voti con il sistema del voto a perdere). Chi l'ha detto che il M5s volesse quello? Il mio voto vale quanto quello di D'Arcais. Io, ad esempio, non volevo che i voti "contassero subito" essendo consapevole che subito non era possibile fare nulla. Con la crisi, con il fiscal compact, con la corruzione dilagante, ci voleva almeno il 70% dei voti per poter pensare di  (se va bene) cominciare a cambiare qualcosa. Già oggi, ad esempio, ci vuole una percentuale minore, grazie al lavoro svolto finora dai rappresentanti del M5s in parlamento. Io volevo -e parlo qui nella mia quota parte di un voto, il mio- che venisse introdotto nell'immaginario collettivo del popolo italiano l'idea formante che "è possibile una visione dell'esistenza diversa", e avviare un processo di smascheramento e denudamento delle responsabilità di tutti coloro che hanno provocato e determinato l'attuale sfacelo. Questo volevo. D'Arcais, invece, voleva andare a trattare, evidentemente. Che tragica ingenuità per una persona con 50 anni di vita politica italiana alle spalle! Che obiettivo piccolo piccolo, per il mio modo di vedere le cose. 
Sostiene D'Arcais: "A Roma qualche settimana prima MicroMega ha organizzato a piazza Santi Apostoli una manifestazione per la ineleggibilità di Berlusconi, dopo aver raccolto 250 mila firme sul web. C’erano militanti del M5S, ma a titolo personale. Eppure quella sulla ineleggibilità è una battaglia del M5S. Perché non farla insieme? MicroMega la conduce dal 1994. Perché ogni tentativo di iniziative comuni ottiene un “fin de non recevoir” tanto silenzioso quanto eloquente?"
Provo a rispondere a titolo personale. Forse perchè Micromega ha fatto una campagna elettorale alle politiche di febbraio 2013 sostenendo la lista surrealista Ingroia, vero esempio di dada italiano: aveva il nome di "rivoluzione civica" ed era stata protestata da Salvatore Borsellino e Lidia Undiemi, i quali, entrambi, sostenevano la propria indignazione per il fatto che quella lista civica era composta da un gruppo di burocrati, vecchie cariatidi ammuffite di rifondazione trombati alle precedenti elezioni, disperati all'idea di non andare in parlamento e Ingroia aveva scelto di  non privilegiare la società civile autonoma optando per gli apparati burocratici . Loro, proprio loro che sono stati co-responsabili del totale accordo con Berlusconi.  Come mai, allora D'Arcais non sostenne il dissenso della economista Lidia Undiemi e del fratello del giudice assassinato dalla mafia, Salvatore Borsellino, promotore e fondatore della associazione di diritti civili "agende rosse" quando gridarono allo scandalo? 
Non era dissenso, quello? 
Per quale motivo, il M5s che è un gruppo politico che per principio è contro la logica dei partiti tradizionali e rappresenta il 26% dell'elettorato dovrebbe seguire le iniziative politiche di una rivista che ha sostenuto e appoggiato una lista che nessuno ha votato alle elezioni? Che Senso avrebbe? Su su D'Arcais, introdurre la subdola argomentazione che il M5s non vuole delegittimare Berlusconi contiene un suono patetico. E' vero che nel 1994 Micromega lo voleva fare. Ma è anche vero che la rivista, in tutti gli anni seguenti, è stata un solido punto di riferimento per il dibattito di tutti coloro che stavano allora al governo (e lì ci scrivevano) non facendo nulla nè per gli italiani, nè per l'Italia, nè per la sinistra, nè per nessuno, se non per se stessi e il proprio piccolo gruppo ottuso clientelare. Nella migliore delle ipotesi, qualche snob della cosiddetta avanguardia miliardaria da salotto, che ogni tanto alzava la cresta sapendo che era inutile.
Il M5s è ben altra cosa. Anzi, è l'opposto: è proprio contro questa logica.
D'Arcais parla di una sinistra come se la sinistra in Italia esistesse o come se avesse compiuto atti politici ragguardevoli nel recente passato: la realtà è diversa.
Il problema non è il dissenso. Non siamo nel 1980. Il problema è la "assunzione di responsabilità in proprio", la confessione del proprio fallimento e di quella di due generazioni di intellettuali compiacenti, sonnacchiosi, distratti, collusi, sempre pronti a definirsi dissidenti purchè ci fossero sovvenzioni e cariche e prebende e sussidi necessari e sufficienti per coltivare il consociativismo all'italiana, additando sempre e comunque la responsabilità all'avversario politico di turno, mai a se stessi. Ed è quello che Grillo ha denunciato.
Negli ultimi 5 anni c'è stata un'unica persona, all'interno della sinistra consociativa intellettuale che ha confessato. E' stata una esperienza commovente. Quando lo lessi. esultai e mi dissi: "ecco, ci siamo, questo è il primo di una lunga serie". Accadde un anno e mezzo fa, quando l'Italia e la situazione politica erano molto ma molto diverse. Fu Il Fatto Quotidiano online a pubblicarlo. Un post molto breve ma chiaro, incisivo, vero, autentico, perchè dettato dalle oscillazioni del cuore e non dalle trame perverse della mente bizantina del politichese. Intendiamoci, niente di che. Ma nella terra dei ciechi, anche un orbo va benedetto. L'autore si chiama Marco Giusti, un intellettuale della sinistra che lavorava come programmista alla Rai. Scrisse un mea culpa. Chiese scusa alla nazione, spiegando di essere stato in buona fede, ma ammettendo le proprie responsabilità sia individuali che collettive. Merita rispetto.
Non fu il primo di una lunga lista.
Fu l'unico.
Si conquistò su facebook soltanto un mi piace, il mio.
Non abbiamo bisogno, oggi, in Italia, di appelli alla libertà del dissenso. Abbiamo bisogno di confessioni.
Come quella di Tommaso Buscetta al giudice Falcone che aprì una grande stagione della legalità.
Abbiamo bisogno degli intellettuali, degli artisti, dei pensanti collusi, che abbiano il coraggio civico e la passione civile dettata dal pudore animico, necessario  e sufficiente per confessare di sentirsi responsabili dell'attuale degrado, e raccontarci la loro storia di degradazione etica, di asservimento morale, di resa incondizionata alle sirene berlusconiane. E da lì allargare lo spettro facendo germinare l'emulazione. Peter Gomez dovrebbe ripubblicare quella lettera di Marco Giusti domani e chiamare a raccolta i suoi colleghi perchè facciano altrettanto, per il bene della nazione. E' lo psicodramma di cui abbiamo bisogno. Vogliamo confessioni vere di vita vera non appelli intellettuali.
Il dissenso è una trappola mediatica.
Il vero problema è l'assunzione di responsabilità in proprio.
Chi si sottrae, mente. O è in malafede o è cieco.
A scelta.
Comunque sia, Gambaro o non Gambaro, la nuova realtà aperta dalla breccia di M5s andrà avanti.
Che vi piaccia o meno.
Lentamente, vorticosamente, furiosamente gandhiana.
Non c'è alcuna fretta.
Il tutto è subito è infantile e fuorviante.
Che al governo ci sia Letta o Berlusconi o Monti appoggiati dalla destra o dalla sinistra è uguale.
Ce lo ha spiegato Mario Draghi il 10 marzo 2013 alle ore 10.23 a Bruxelles.
"Ci tengo a tranquillizzare i mercati, gli investitori internazionali, gli operatori finanziari riguardo all'Italia, in relazione all'attuale situazione politica. Il mio è un paese saldo e solido. State pure tranquilli: abbiamo innescato il pilota automatico. Non c'è quindi alcun problema, davvero, potete fidarvi".
Questo è il tragico punto sul quale dibattere, altro che dissenso.
Il "pilota automatico" di cui nessuno parla: questa sì che è censura vera.
Con la complicità dell'intera sinistra intellettuale, salvo quegli spiriti indipendenti che, non a caso, non hanno alcuna visibilità nè casse di risonanze.
Non a caso sono invisibili.

14 commenti:

  1. le esprimo la mia stima per l'ottimo articolo! Analisi lucida, argomentata, razionale e coraggiosa di un livello sopra alla media comune degli intellettuali o presunti tali che tanto chiacchierano senza il coraggio di volare e di staccarsi dallo stare terra, terra.

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  2. caro Sergio
    sempre i miei complimenti

    scusa se te lo dico la seconda volta ma ti ho lasciato un messaggio privato su facebook, avere una risposta, sia essa positiva o negativa, sarebbe gradito

    grazie
    tiziano

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    1. guarderò di nuovo su facebook, non avevo visto nulla

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  3. Allora dobbiamo attendere che esplodano o implodano tutte le contraddizioni dei due partiti e che gli Italiani sopratutto se ne accorgano, e sperare che strada facendo gli eletti del M5S riescano ad essere compatti ed un solo Corpo , al pari di una Compagnia di Guastatori e non cambino casacca strada facendo. Il viale dell'inferno è lastricato di buone intenzioni, e sappiamo che i diavoli tentatori ci sono eccome, e purtroppo queste tentazioni esterne o interne all'essere , non sono considerate al pari di un tradimento come lo sarebbe se un soldato disertasse o si alleasse con l'avversario. Anzi sembra quasi una speranza per talune forze, tanto da evocare continuamente la mancanza di vincolo di mandato riportato in un articolo della Costituzione. Auspico la gallina domani invece dell'uovo di oggi,ma tutti gli altri milioni di elettori avranno la stessa pazienza e sopratutto le risorse necessarie per resistere? Questo cambiamento rappresenta una evoluzione e come tale , a partire da un certo stadio, è negata a coloro che non hanno gli strumenti adatti sviluppati, vuoi la coscienza civica o il senso di appartenenza ad un unico organismo giusto per citarne qualcuno.

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    1. La sfida è proprio questa. Avviare un processo di formazione di una nuova modalità di approccio. Dovranno essere formati gli eletti, ma anche gli elettori, i cittadini tutti. Nel senso che ciascuno di noi deve avviare un processo di auto-formazione avviando una trasformazione interna. Bisogna ripulirsi dentro da decenni e decenni di manipolazioni, falsificazioni, omissioni, occultamenti, giochi sottobanco. E' una lunga marcia.

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  4. Magnifica risposta a Flores D'Arcais: contiene tutto ciò che pensavo ma che non sarei mai stata capace di esprimere in parole. Lei è veramente bravo, esaustivo e chiaro. Grazie. Gabriella

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  5. Grazie Sergio,
    È da un anno e più che seguo il tuo blog, conosciuto quando Grillo ha pubblicato un tuo articolo sul suo blog, e da allora non riesco più a farne a meno.
    Veramente esaustive e profonde le tue riflessioni, danno voce ai miei pensieri che, a volte nemmeno io mi rendevo conto di avere. Come i poeti che ti fanno scoprire emozioni a cui non davi un nome ma che sentivi dentro di te.
    Ho solo a volteun po di amarezza, nel sentire le voci deluse di chi aveva votato m5s e che ora, informati solo dai canali tradizionali o pretendendo risultati subito, non lo voteranno magari più.
    A volte provo anche a convincerli del bene del m5s ma a volte mi spiazzano con i loro ragionamenti superficiali dettati dalla trasmissione in prima serata vista la sera prima.
    Quando poi mi dicono che voterebbero Renzi... Be, allora vado proprio ko.
    Le porgo i miei più sinceri e migliori auguri di buon lavoro e di continuare così sig. Sergio, glielo dice uno che vedendo qsta bella barca italiana affondare vorrebbe andarsene e ci ha già pensato ma poi l'amore per questa terra è troppo grande e le finanze ancora accettabili per fortuna.
    Un ultimo complimento: bellissimo l'articolo su Assange e le sue mosse per fuggire all'arresto dai cosidetti stati occidentali per rifugiarsi in sudamerica. Quello è stato fenomenale!!
    Distinti saluti,
    Alberto

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    1. Grazie dei complimenti. Condivido con te l'amarezza ma è comprensibile. La gente ha fretta perchè ha voglia di cambiare tutto e subito. Non sanno che la complessità del reale è tale che qualunque cambiamento non può che essere preparato da una lunga e accurata trasformazione. I primi grandi nuclei di cattolici italiani che cominciarono a dire no alla Democrazia Cristiana divennero attivi nel 1962, in seguito a un libro pubblicato da un prete in Toscana. Da lì prima di riuscire a diventare operativi nel sociale impiegarono molti molti anni, perchè i tempi non erano maturi. Gli italiani non sono ancora maturi. Sono soltanto incazzati perchè i soldi diminuiscono a vista d'occhio: è diverso. Anche se fossero maturi, non lo sono i tempi. Ma il senso del progetto di M5s si sta diffondendo davvero a macchia d'olio sia in Germania che in Francia e in Spagna. Così, tutti insieme acceleriamo la realtà per riuscire ad arrivare al punto in cui "in Europa i tempi saranno maturi". Soltanto in quel momento si potranno fare i conti, e lì bisogna essere pronti. I più lucidi, i più lungimiranti, e i più informati, già nel 1986 capirono e seppero che la guerra fredda stava per finire. In Francia e in Germania cominciarono -nella società civile- a prepararsi e a dibattere e a confrontarsi già nella primavera del 1987. Quando crollò il muro di Berlino l'8 novembre del 1989, da loro, la società resse l'impatto. In Italia no. Lo sfaldamento delle vecchie burocrazie alimentate dalla Cia e dal Kgb è cominciato soltanto da pochi mesi, con 25 anni di ritardo. Ed è il prezzo che stiamo pagando.

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  6. Rispetto all'assunzione di responsabilità, mi piace sempre citare la frase di Casini sul caso Cuffaro. È un po diversa rispetto a come la proponeva Grillo in campagna elettorale chiedendo le sue dimissioni ed è a mio avviso ancor più degradante di come Grillo la poneva. La frase era: "Per me Cuffaro è una persona onesta, ho fiducia in lui. Mi assumo la responsabilità di ritenerlo una persona onesta. Quando e se verrà dimostrata una cosa diversa, vorrà dire che mi sbagliavo." Quel "vorrà dire che mi sbagliavo" equivale a dichiarare che il sistema politico può sostenere qualsiasi cosa senza che questa abbia alcuna conseguenza. È a mio avviso, la dichiarazione che gli errori o la corruzione della nostra classe politica (in questo caso garantire per un potenziale corrotto), non comporteranno poi, per chi le mette in atto, nessuna responsabilità.

    MM

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    1. E' esattamente come dice MM, è proprio così, perchè in Italia è stato abolito il senso dell'assunzione di responsabilità in proprio. Non a caso il PD ha consentito a Berlusconi di abolire il reato di falso in bilancio sapendo che ne avrebbero usufruito anche loro. E così hanno costruito un'idea dello Stato e delle istituzioni in cui i veri responsabili non pagano mai e l'irresponsabilità colpevole (ovvero l'emissione di reato)non viene più perseguita. E' questo che va cambiato.

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  7. I problemi in realtà sono a monte.. prima bisogna risolvere il problema della moneta unica che continua ad aggravare i nostri debiti con l'estero e poi si può passare a cancellare la classe politica inetta corrotta, sopratutto quella collusa con la mafia, e ristabilire una situazione più vivibile per imprese e salariati.
    Prima bisogna passare per l'Euro o nn cambierà nienTE.
    Caro Sergio la seguo da qualche mese, forse un anno, e sono sempre felice di leggere i suoi articoli.. spero di vedere un cambiamento di rotta in questo paese devastato dalla mancanza di fiducia che ci hanno buttato addosso a secchiate per non si sa quale reale motivo.
    Distruggere lo Stato di Diritto dei cittadini??? A chi giova una cosa del genere?
    Se le persone conoscessero davvero la Storia certi errori non si ripeterebbero.
    Io amo la SStoria con tutta me stessa sin da quando ero alle elementari.. ero l'unica ad amarla anche alle medie e al liceo.. più passano gli anni e più mi rendo conto che è solo studiando il passato che si può capire il presente.
    KaraOkkey

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    1. E' vero. Dobbiamo preperarci tutti insieme (qui nel senso di "europei") per affrontare il toro dell'Euro e della Bce prendendolo per le corna.

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  8. Erano anni che avevo una serie di interrogativi a cui non riuscivo a dare un senso.. ma perchè non ho mai studiato Economia(ma sin dall'infanzia mi è stato detto che l'economia è barbosa,noiosa ed è inutile studiarla..tanto poi te la spiegano i politici amodo loro!wow!Con quali risultati!!!)
    ora Ho trovato Qualcuno che la spiega (e mi sono tolta di dosso una Colpa che credevo di avere enon ho)
    http://www.youtube.com/watch?v=U9QDp9x8qo0
    KaraOkkey

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  9. TITOLO: Qualunque cosa esca da quei cancelli, avremo maggiori possibilità di sopravvivere se rimarremo uniti. Avete capito? Se saremo uniti, sopravviveremo!”

    CAMBIO SCENA.
    I gladiatori alzano gli occhi sbalorditi, sopraffatti dalle dimensioni dell’arena e dalla folla.
    ...
    MASSIMO: Qualcuno di voi è stato nell’esercito?
    1° compagno combattente: Si
    2° compagno combattente: Ho servito con te a Vindobona
    MASSIMO: Allora puoi aiutarmi. Qualunque cosa esca da quei cancelli, avremo maggiori possibilità di sopravvivere se rimarremo uniti. Avete capito? Se saremo uniti, sopravviveremo!”
    ...
    "Stiamo vicini!"
    Un carro travolge un gladiatore. Massimo grida ai “barbari” "State uniti!” Uno che non lo fa è ucciso da una freccia. Un altro che non lo fa è Hagen. Una freccia viene scagliata contro di lui e colpisce il suo scudo.
    Si può sentire Massimo comandare i barbari mentre i legionari attaccano “State insieme. Restate uniti. Unite gli scudi come un sol uomo!
    I barbari uniti in gruppo, si inginocchiano e formano un cerchio, dandosi le spalle l’uno con l’altro, i loro scudi posti fianco a fianco. Massimo sta nel centro del cerchio, Juba alle sue spalle proteggendosi a vicenda.
    Uno dei carri gira sempre più vicino agli scudi serrati e Massimo urla Fermi! Fermi! Come un sol uomo!”
    Ancora stretti insieme nel loro cerchio, un altro carro si dirige verso di loro e, mentre si avvicina si sente Massimo urlare “Fermi ... Testuggine ... Testuggine!”
    ...
    Si vede Massimo davanti al cancello principale in sella al suo cavallo, Gli ultimi due carri stanno cominciando a schierarsi direttamente davanti a lui. Indica con la spada alla sua destra e ordina “Colonna unita!”, indica con la spada alla sua sinistra e ordina “Colonna unita!”.
    ...
    Avendo vinto la battaglia, si vede Massimo in trionfo, ancora di fronte al cancello principale mentre il suo bellissimo cavallo bianco piroetta sul posto. Massimo alza la sua spada in segno di vittoria mentre esplodono le acclamazioni dei barbari e della folla.
    Commodo parla con Cassio.
    COMMODO: (nel palco dell’imperatore) La mia storia è un po' confusa Cassio, ma i barbari non dovrebbero perdere la battaglia di Cartagine?
    CASSIO. SI Cesare. Perdonami Cesare.
    COMMODO: No anzi! Apprezzo le sorprese! Chi è quello?
    CASSIO: Lo chiamano l'ispanico Cesare.
    COMMODO: Penso che lo incontrerò
    CASSIO: Si Cesare.
    COMMODO: La tua fama è ben meritata Ispanico. Non credo ci sia mai stato un gladiatore che combatte come te. Quanto a questo ragazzo (Commodo sposta Lucio davanti a lui) insiste nel dire che tu sei Ettore redivivo, o era Ercole? Perché l’eroe non si rivela e ci dice il suo vero nome? Tu lo hai un nome ...?
    MASSIMO: Il mio nome è Gladiatore!
    Massimo lentamente si gira davanti a Commodo e comincia ad allontanarsi con gli altri gladiatori.
    COMMODO: Come osi voltarmi le spalle? SCHIAVO ti toglierai l’elmetto e mi dirai il tuo nome!
    I pretoriani scattano all’erta, e i gladiatori, senza armi, si spostano in avanti pronti a combattere con Massimo. Questi si ferma, prende un profondo respiro, si toglie l’elmetto e si gira a fronteggiare Commodo.
    MASSIMO: Il mio nome è Massimo Decimo Meridio
    Comandante delle armate del Nord
    Generale delle Legioni Felix
    Leale servo del vero imperatore Marco Aurelio
    Padre di un figlio ucciso
    Marito di una moglie uccisa
    Ed avrò la mia vendetta in questa vita o nell’altra

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