martedì 11 giugno 2013

Chi ha vinto, chi ha perso? Che cosa sta accadendo nella logica del potere, oggi, in Italia?

di Sergio Di Cori Modigliani




Come vanno letti i risultati delle elezioni?
Se ci affidiamo alla piattezza dei numeri, si fa poca strada, anzi, pochissima. Non si va da nessuna parte.
I numeri sono semplici indicatori, rivelatori, sintomi.
Come diceva Charles Bukowski, citando Mark Twain: "Se le elezioni democratiche davvero consentissero un ricambio e un'alternativa, le avrebbero già abolite e cancellate da molto tempo".
Non è certo un caso che entrambi, ai loro tempi e finchè furono in vita, fossero stati osteggiati dalla classe dominante che li attaccò, isolò e combattè, dando loro fama, celebrità e memoria soltanto dopo che erano stati sepolti.
In memoriam di entrambi.
Eppure i numeri sono importanti e vanno interpretati, proprio in quanto "sintomi rivelatori".
Ma bisogna spulciare tra le pieghe, per comprendere ciò che quei numeri ci dicono.
Soprattutto in un paese come l'Italia dove il potere, per sua tradizione strutturale, è sempre occulto, nascosto.
La verità del dato politico di una elezione consiste nella gestione e nella comprensione del risultato. E il risultato, qualunque esso sia (soltanto in apparenza un paradosso) non può che certificare ciò che è già stato deciso in precedenza, nelle sedi competenti. Chi gestisce e controlla i destini dei popoli e delle nazioni prende delle decisioni, a monte e in sede alta e privata, il cui fine è sempre lo stesso a seconda delle esigenze storiche del momento specifico: mantenere l'equilibrio sociale (momenti di pace) promuovere e affermare l'inizio di una rivolta e dello squilibrio sociale (momenti di grave turbolenza) tagliare i rami secchi promuovendo la novità (necessità di razionalizzazione) ecc.,ecc. Per coloro che gestiscono e manovrano le leve del potere costituito non esistono mai sorprese. Neppure per chi è informato.
Ciò che distingue le dittature dalle democrazie consiste semplicemente nel fatto che nelle dittature la formalità del potere è brutale, autoritario, primitivo, violento, arbitrario e impone con la forza il volere di pochi eletti.
Nelle democrazie, invece, le elite che gestiscono la società stabiliscono che sia necessaria, funzionale ed efficace la vittoria della formazione Partito Dei Pinchi Pallini -che ne rappresenta gli interessi- e la promuovono, la sostengono, la lanciano, la finanziano, portandola alla vittoria. Nel caso non vinca perchè gli elettori (può accadere) forniscono risposte irrazionali  (quindi impreviste e non pilotabili) non ha molta importanza: sono sempre in grado di attuare dei dispositivi ben congegnati (e legali) che consentono al Partito Dei Pinchi Pallini di governare anche nel caso ottenesse zero voti, o costruendo governi dove viene puntualmente violata la volontà degli elettori.
Quando ciò non si verifica, allora c'è la rottura traumatica, inattesa, e scoppia la rivoluzione violenta, che è violenta non perchè la gente sia violenta, ma perchè è inattesa, non prevista, non voluta, e l'elite che gestisce il potere (e i cordoni della borsa) si trova spiazzata, non è in grado di gestire il dilagare del malcontento. Quando si riprende, il più delle volte è troppo tardi: è stata sostituita da un'altra elite (il tutto spiegato splendidamente da una piece teatrale sublime di Jean Paul Sartre sul potere: "L'ingranaggio" del 1960, che ne spiega il meccanismo e il funzionamento).
Oggi si parla tanto di inciucio, parola orribile, che nell'immaginario collettivo indica una novità italiana: l'accordo sottobanco tra le forze politiche apparentemente d'opposizione per gestire insieme il potere.
In realtà non è una novità. Affatto.
Eppure, una novità (una e una sola) c'è: dopo anni di cecità e amnesia sociale collettiva, ci si accorge che in Italia esiste il cosiddetto "inciucio".
"L'essersi accorti che esiste" corrisponde alla grande novità di questi tempi.
L'evento non è per niente nuovo, dato che il suo primo atto costitutivo, formale, risale al 4 luglio del 1977, e da allora non è mai, proprio mai, assolutamente mai, cambiato neppure di una virgola.
L'appunto da fare, caso mai, consiste nella falsità della informazione che viene data e assorbita, cioè "la novità dell'inciucio"; essendo l'informazione falsa non può che produrre falsi e confusione, creati apposta dalla vecchia elite al potere che gestisce "l'inciucio" dal 1975, la quale sta facendo i salti mortali per impedire che si apra il portone, dove bussano con il pesante ariete, i membri della nuova elite che li vuole scaricare.
Il cosiddetto inciucio è una idea creativa delle elite del potere nelle società regredite e oligarchiche, per evitare o la rivoluzione standard (cambiamento violento, sanguinolento, doloroso e repentino) o la rivoluzione pacifica (cambiamento strutturale, modificazione, sostituzione della classe dirigente, compresi fortissimi cambiamenti nella stessa elite, con il pensionamento -o l'eliminazione fisica- di alcuni membri eccellenti sostituiti da altri nuovi membri eccellenti di cui nessuno saprà mai nulla ma non ha importanza).
Il fine dell'inciucio consiste nell'evitare le alterazioni degli equilibri storici. Se si va incontro a eventi traumatici, si fingono dei cambiamenti e (in Italia) si mette in atto "il gioco delle parti pirandelliano" che ha sempre funzionato abbastanza bene.
L'ultimo momento decisivo per l'Italia fu il biennio 1976/1977. Da allora in poi, solo fumo negli occhi.
L'elezione politica generale del 1976 aveva completamente stravolto i canoni tradizionali, nonostante non contenesse alcuna novità. Il 20 giugno 1975 40 milioni di elettori avevano votato, con una affluenza del 93,8%. La DC aveva ottenuto il 38,7% dei voti e 262 seggi alla camera; il PCI il 34,3% e 228 seggi; il PSI il 9,6% e 57 seggi più un'altra decina di partiti sia di destra che di sinistra nessuno dei quali superava il 5%.
La novità consisteva nel fatto che stava sorgendo una nuova poderosa elite, che con il senno di poi potremmo addirittura definire "illuminata" (mettiamoci come capofila Raul Gardini, tanto per capirsi) che era trasversale. Questa elite aveva raccolto il seme di Enrico Mattei e intendeva spingere l'Italia verso un poderoso avanzamento nazionale e internazionale. E lì iniziò la grande battaglia all'interno della DC e del PCI perchè le due elite si scontrarono: il cambiamento e la conservazione.
Il cambiamento (a destra) era rappresentato da chi voleva lo strappo dalla Cia e da Washington, mentre (a sinistra) da chi lo voleva dal KGB e da Mosca. Pericolosissimo per la finanza anglo-americana, per l'industria tedesca e francese, per la finanza araba, per gli interessi sovietici. Un'Italia autonoma e indipendente sarebbe diventata leader dell'Europa e del Mediterraneo gettando il pericolosissimo esempio e seme che era arrivato il momento di lanciare il nuovo mantra post-moderno:  "l'autodeterminazione dei popoli". Sarebbe stata la fine della guerra fredda e la denuncia degli accordi coloniali di Yalta.
Alla fine del 1976, l'Italia rappresentava il più avanzato, interessante, esplosivo e proverbiale laboratorio socio-politico dell'intero pianeta Terra. Eravamo (a detta di tutti) l'avanguardia culturale,  imbattibile punto di riferimento per ogni nazione occidentale.
Si scatenò un furibondo scontro all'interno delle elite. La vecchia guardia usò tutti i sistemi a disposizione e vinse, in una scia di sangue e di morti innocenti, nel giugno del 1977, l'ultimo e definitivo atto. In una bollente giornata (faceva un caldo infernale) la vecchia elite decise di consociare le proprie forze. Con una semplice comunicazione formale (che non provocò nessuna sorpresa e nessuna reazione, perchè appoggiata dall'intera stampa) aggirando la volontà degli elettori, formò "il primo storico governo delle larghe intese".
Consiglio ai giovani di andare su Google e pigiare il tasto "1977": troverete un elenco di stragi, bombe, assassini politici, giornalisti uccisi a pistolettate, donne stuprate per motivi politici, imprenditori sequestrati, una continua e quotidiana morìa. Poi, c'è scritto (senza dare spiegazione alcuna):
4 luglio - Italia: i partiti dell'arco costituzionale (DCPCIPSIPLIPSDI) ratificano un accordo sul programma di governo.

Di tale accordo a nessuno è mai stato riferito alcun particolare.

Ma la nuova elite non accettò "l'inciucio". Proprio per niente. Anzi. Iniziò una vera e propria guerra.
Che perse.
Il sequestro e il delitto di Aldo Moro avvenuto nel maggio del 1978 ratificò la vittoria della vecchia guardia.
La nuova elite arretrò sgomenta. Si ritrasse. Serrò le fila.
Lì, nel 1979, si inserì un nuovo e inatteso soggetto politico, una individualità di carattere molto forte, molto italiana, Bettino Craxi, che ebbe l'intuizione di porsi come punto di riferimento per la nuova elite, e inizialmente ci riuscì, facendosi poi invece risucchiare, maciullare, cooptare e infine distruggere quando non serviva più.
Il resto è storia recente ed è inutile parlarne.
Questa memoria serviva come premessa.

Serviva per riannodare il ricordo, pescare nei precedenti della tradizione, e ricordare che l'esito elettorale non ha alcun valore nominale: ciò che conta è l'uso politico che se ne fa. Soprattutto il sintomo che rivela.
Perchè nella lettura di quel sintomo è possibile comprendere la vera fisionomia della elite, chi sta vincendo, chi sta perdendo, quali cieli ci attendono. In ultima analisi: quale sarà il nostro destino.
Quando Bettino Craxi nella primavera del 1979 iniziò la fase finale della sua battaglia politica aveva davanti due giganti: la DC e il PCI. Contava allora con meno del 10% di voti. Nelle amministrative era grasso che colava se arrivava ogni tanto a strappare un magro comune anonimo e si attestava intorno a un 12% quando gli andava davvero molto bene. Eppure venne sospinto dalla nuova elite che vide una nuova opportunità. Nel 1975 l'Italia aveva una inflazione che viaggiava intorno al 20%, un insostenibile disavanzo pubblico, era la  quarta industria manifatturiera europea, la decima al mondo, la nona potenza. Sei anni dopo, l'inflazione era ridotta all'8%, il disavanzo contratto, l'Italia diventava la prima industria manifatturiera d'Europa, la quarta al mondo, e scalzava la Gran Bretagna diventando la quinta potenza sul pianeta Terra. Dal Giappone, dal Canada, dall'Olanda, dal Sudamerica, dall'Australia, dagli Usa, venivano tutti a investire in Italia. Lì, alla fine degli anni'70 avvenne (è una mia opinione personale che mi trova discorde con la vulgata generale) la vera trattativa Stato-Mafie gestita da Licio Gelli attraverso la P2 e dalla vecchia elite (DC Vaticano e PCI insieme) che guardavano con orrore e raccapriccio l'emergere di una nuova generazione di capi d'industria, di un nuovo modello avanzato dell'organizzazione della società laica, di una modalità autonoma e indipendente di intendere il Senso della collettività. Ed ebbero la diabolica abilità di innescare e innestare la pestilenza della corruttela e dell'inizio della presa di possesso del territorio da parte della criminalità organizzata, che subito contagiò il PSI, trasformandolo in ciò che sappiamo, consentendo alla vecchia elite di avviare la più falsa trasformazione che si sia mai verificata in Italia: quella del 1993, non a caso gestita dalla vecchia elite. Cioè il Nulla, visti i risultati pari a zero.
Se avesse vinto la nuova elite, centinaia di antiche famiglie appartenenti a oligarchie dinastiche decotte sarebbero scomparse nel vuoto della memoria storica, sostituite da nuove famiglie che avrebbero avuto il vantaggio di essere in preda all'esaltazione e all'esultazione dei neofiti, la cui ambizione dichiarata era: essere leader nel mondo.
E come è oggi la situazione in Italia?
La stessa identica elite del 1977 gestisce il potere economico, politico, sociale.
Con una differenza sostanziale: non esiste più la guerra fredda. Non è roba da poco.
E' sempre (attraverso Berlusconi e il PD) a disposizione di Washington e di Putin, con una diversità sostanziale che rende il momento molto interessante e peculiare: l'attuale de-industrializzazione e svendita del paese (operazione strategica geo-politica lanciata verso la sua fase finale, a tavolino, dal diabolico trio anti-nazionale Monti-Bersani-Berlusconi, tra il marzo del 2009 e il maggio 2013) non soltanto non porterà nessuna razionalizzazione, nessuna efficienza, nessun riassesto, nessun cambiamento, nessun progresso, ma sta procurando dei dolori (da effetto boomerang) all'intero quadro sociale, spingendo il paese verso una inevitabile radicalizzazione. E' già in atto (non ne danno informazioni ma la buona notizia è che c'è ed esiste) una aperta ribellione formale da parte di una potenziale nuova elite che vuole mandare in pensione le vecchie cariatidi non più funzionali al "Sistema Italia", consapevoli che, tra un giochetto e l'altro, porteranno il paese verso la miseria economica e l'implosione delle sue strutture portanti. Quindi anche alla loro rovina.
Non è ancora in grado di poter esprimere una nuova classe dirigente pronta ad assumere il comando delle operazioni, perchè la vastità di permeazione della vecchia classe è tale che "entrare dentro al sistema" adesso, è inutile. Praticamente è impossibile non esserne inquinati.
Ma il processo è già iniziato.
E' già in atto.
Si tratta di portare avanti prima una rivoluzione culturale individuale, e poi parentale, e poi gruppale, e poi comunale, e poi provinciale, e poi regionale, e infine collettiva nazionale, che consenta il definitivo pensionamento di una elite fatiscente il cui unico interesse consiste nel salvaguardare interessi personali avviluppati e sostenuti intorno a una idea perdente della società, dell'economia e del mondo.
I processi storici, una volta innescati, non si possono più fermare.
I risultati elettorali sono un chiaro sintomo rivelatore della situazione.
La grandiosa affermazione elettorale del M5s di febbraio è stato un evento fondamentale per avviare il primo passo necessario: smascherare i giochi stantii della vecchia elite e renderli palesi.
Così, poco a poco, è iniziato il cambiamento.
Anche nel 1972 accadeva che giovani industriali illuminati desiderosi di investire, creare lavoro, occupazione, e diffondere benessere per tutti, non sapessero  che la CIA si metteva d'accordo con i fascisti e con gli apparati dello stato per buttare bombe, e impedire all'Italia medioevale di entrare nella modernità evoluta. C'è voluto del tempo perchè capissero come stavano le cose: a questo, allora, servì ciò che si chiamava "contro-informazione".
Oggi, i tempi sono più accelerati. Ci vuole davvero poco, per un qualunque industriale italiano, comprendere che Letta-Alfano non sono in grado nè politicamente, nè caratterialmente, nè esistenzialmente, di produrre alcun risultato utile per la nazione. Non dico in 18 mesi, ma neppure in 18 anni.
La grandiosa affermazione dell'astensionismo è la dimostrazione che la gente non attribuisce più al concetto di delega di rappresentanza nessuna credibilità. Le persone hanno capito che i componenti dell'attuale classe politica dirigente sono tutti (nessuno escluso) squisitamente intercambiabili. Che al ministero della sanità ci vada Livia Turco o Beatrice Lorenzin è irrilevante per il cittadino che deve usufruire del servizio: entrambe lo renderanno inefficace per poter poi giustificare la necessità di dar via al programma di privatizzazione totale del servizio. E così via dicendo in ogni singola funzione.
Il risultato di Siena va letto come una notizia bellissima. Lo è.
E' il primo frutto della "glasnost italica".
E' stato eletto sindaco un funzionario di Monte dei Paschi di Siena.
E' davvero splendido.
Davanti all'alternativa "o falliamo oppure falliamo" la cittadinanza è stata ricattata: o votate per un funzionario della banca oppure martedì non vi rimane neppure un euro per andare ad acquistare un delizioso cannolo nella squisita pasticceria Nannini nella più bella piazza del mondo. E capisco il padre di famiglia che ha eseguito l'ordine. Lo comprendo. E' dolorosamente umano.
La novità è che oggi è dichiarato, lampante, limpido. Questa è la glasnost.
Sarebbe stato ben più tragico avere a Siena un sindaco che si presentava come un campione della cultura del diritto civico, ma aveva un contratto depositato in Svizzera di consulenza clandestina per la banca. Come avviene per l'intera classe politica dirigente italiana appartenente alla vecchia elite.
La trasparenza e la volontà di trasparenza comincia a diffondersi.
Nei pochi comuni dove il M5s si è presentato ha ottenuto un risultato elettorale penalizzante.
E' reale e comprensibile.
E' un movimento che ancora non è stato in grado di esprimere una nuova classe dirigente corposa.
Non si può pretendere da un poppante che faccia le tabelline.
Ma la crescita c'è e si sta manifestando in maniera molto veloce, e questo, naturalmente non viene diffuso.
Non c'è in termini numerici, ma in termini politici ed esistenziali.
E' già in atto un capillare processo di formazione che sta permeando il territorio nazionale e ha bisogno del tempo fisiologico per poter produrre risultati tangibili.
E quando parlo di risultati, non mi riferisco ai numeri, bensì ai fatti che interessano la collettività.
La Lega Nord è scomparsa dalla geografia politica della nazione.
Silvio Berlusconi ha perso in tutte le città dove ha fatto campagna elettorale.
Nei luoghi dove il PD ha vinto, i candidati  hanno avuto successo "nonostante il PD" (Deborah Serracchiani, regionali in Friuli) "Questa non è una vittoria di un partito ma della cittadinanza che vuole il cambiamento" (Ignazio Marino a Roma).
Non è roba da poco. Non è da sottovalutare.
Vedo i partiti decotti annaspare clamorosamente. Lo sanno che sono arrivati al capitolo finale.
Non verranno buttati giù dal popolo in rivolta come auspicano i livorosi vendicativi.
Nient'affatto.
Evaporeranno poco a poco, come è accaduto a Mario Monti.
"Negligenza, imperizia e irresponsabilità" questi sono i tre aggettivi usati dalla Corte dei Conti per definire l'attività del precedente governo.
Pensate che tutto ciò non sia arrivato a Bruxelles alle orecchie di chi conta?
Pensate, forse, che l'attuale governo sia migliore o diverso essendo composto dalle stesse identiche persone che hanno sostenuto il governo Monti?
E' soltanto una questione di tempo.
Chi opera nel territorio, e invece di dar retta a Floris, Vespa e amichetti vari, parla e incontra imprenditori, industriali, operatori economici, potrebbe tranquillamente dirvi che il paese davvero sta già cambiando e che una nuova classe dirigente, poco a poco,  ma a una velocità due anni fa impensabile, si sta affermando e sta già andando a confrontarsi, scontrarsi e battersi contro la vecchia elite ammuffita delle cariatidi attualmente al potere.
C'è da essere ottimisti.
Siamo appena all'alba della fine di quel regime fondato il 4 luglio del 1977, che è durato 36 anni.
Ma la gente non lo sapeva perchè questo paese non custodisce la memoria storica.
I segnali, i sintomi, le notizie, stanno sotto gli occhi di tutti.
C'è chi li vede.
E come sempre, c'è chi non vuole vedere nulla.

Chi vedrà vivrà.







2 commenti:

  1. Nessun commento??? Incredibile, una lezione di storia politica italiana MAGISTRALE ... io ho le lacrime agli occhi, La reputo uno dei più grandi italiani viventi: non ho più alcun dubbio. Grazie infinite, fa piacere sapere che ci sono ancora italiani come Lei capaci di portare avanti una visione con una solida base nella realtà dei fatti.

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