martedì 28 agosto 2012

Grillo o Bersani? Siete proprio sicuri che non c'è alternativa? E quale il fronte?



di Sergio Di Cori Modigliani


La rissa tra Pierluigi Bersani e Beppe Grillo è il sintomo, fin troppo ovvio, del degrado culturale dell’Italia di oggi.
Hanno perso entrambi.
O meglio: abbiamo perso tutti noi.
Loro due, invece, hanno vinto. Ma soltanto loro.
Vincono i tifosi da stadio,  i non pensanti, il gregge, la truppa al seguito, i daje all’untore, i viè qui che te meno, l’esibizione muscolare di chi ha scelto (in maniera consapevole) di non avere in mano argomentazioni politiche, soprattutto culturali.
Uno scontro tra un fallito e un narcisista.
Tra l’ignoranza e l’affabulazione demagogica.
Per noi cittadini affranti, spettatori passivi di un gioco “altro”, ci rimane la paletta da quiz mediatico che ci hanno messo in mano: abbasso l’uno o viva l’altro.
Bella alternativa!
Mi sembrano entrambi pesci che galleggiano nell’acquario di T.I.N.A.

Ecco perché:

Siamo dentro una Guerra Invisibile, ma i combattenti, o meglio, i generali, non dicono quale guerra sia. Non sarebbe Invisibile, altrimenti.

Bersani (e il PD) accusano Grillo (e Di Pietro) di essere un “fascista del web” perché usa il termine “zombie” e l’espressione “vi seppelliremo vivi”.
Penso che si tratti di piatta e banale ignoranza usata, con ingegno, a fini elettorali.
L’espressione zombie, per indicare l’attuale classe politica, non è di Di Pietro; neppure di Grillo.
Non potrebbe essere di Di Pietro, valente ex magistrato, che si è costruito una carriera come "quasi" ministro degli interni di Berlusconi prima, per proseguire come ministro di Prodi poi, e che mai si sarebbe sognato di usare questo termine, essendo (tragicamente per lui) auto-referenziale. Cavalca la protesta e non sa neppure che sta facendo una citazione colta, è semplice ignoranza. Doppia. Primo perché non sa chi ha “coniato” il termine per definire la classe politica al comando (penso davvero che non lo sappia); secondo –che è una conseguenza dell’iniziale ignoranza- non spiega che il successo del termine “zombie” è relativo al fallimento socio-economico della teoria neo-liberista già voluta da Monti-Draghi Berlusconi e poi rivoluta da Monti-Draghi-Bersani, come è stato “tenicamente” spiegato da due valenti premi nobel dell’economia, nel 2010 e nel 2011. Non spiega neppure (siamo i soliti squallidi provinciali di sempre) che il termine nasce dalla cultura pop americana, divenuta in Usa un termine “bellico” per identificare i rappresentanti, discepoli e seguaci di Milton Friedman, diabolico inventore della teoria del mercato libero e dell’egemonia necessaria della finanza sulla produzione di merci.
“Occupy wall street” è nato da lì. Il termine è stato usato, elaborato, argomentato e poi lanciato a livello di massa quando (a metà del 2010) è scoppiata in tutta la sua virulenza la guerra in usa tra Keynes e Friedman. L’autore di questo neologismo metaforico cinematografico è il premio nobel per l’economia Paul Krugman, il quale, nell’autunno del 2010, si assunse la responsabilità di essere il leader antagonista (sezione politica dell’economia) che scendeva in campo per combattere i conservatori oltranzisti della destra radicale Usa dei tea party. Ecco che cosa scriveva allora nel celebre editoriale pubblicato sul New York Times che ha introdotto il termine reso celebre dal filmaccio “La notte dei morti viventi”:

Per prendere in prestito il titolo di un libro recente dell'economista australiano John Quiggin sulle dottrine economiche che la crisi dovrebbe aver definitivamente sepolto ma che invece vivono, noi siamo ancora -e forse più che mai- governati dall'economia zombie. Perché? Parte della risposta, di certo, è che coloro che avrebbero dovuto sopprimere le idee zombie hanno invece cercato di scendere a compromessi.

E poi, da lì, una lunga, dotta e colta analisi sia macro-economica che geo-politica –con furibondo attacco ad Obama-  annunciando che ci si trovava nell’occhio del ciclone “non di una crisi finanziaria” (FALSO TOTALE) bensì dell’attacco politico-culturale dei conservatori liberisti contro i progressisti keynesiani. Quattro mesi dopo quest’articolo, gli ultra-conservatori vanno all’attacco della scuola economica della Columbia University, con violentissimi attacchi personali contro Nouriel Roubini, Jospeh Stieglitz e il prof. Noam Chomsky. Nel corso di una sua lezione rimasta celebre, il premio nobel per l’economia Joseph Stieglitz, un carro armato del progressismo sociale statunitense, e fiero sostenitore della immediata necessità di varare un New Deal rooseveltiano in Usa e in tutta l’Europa occidentale, si scatena contro “i fascisti liberisti del tea party che verranno sepolti vivi dall’inevitabile insorgenza dello spirito democratico e libertario che sancirà il totale e definitivo fallimento della teoria iper-liberista, anticamera del fascismo, della proletarizzazione del ceto medio e della schiavizzazione annunciata nel mondo del lavoro….” e poi una lunghissima dissertazione colta, tecnicamente molto argomentata nella sezione prettamente economica, che si concludeva con un richiamo alle virtù della democrazia rappresentativa e quindi il “sacrosanto diritto dei tecnocrati fascisti ad essere sepolti vivi nel dimenticatoio della Storia: laddove riposano coloro che sono falliti, coloro che vogliono portarci  al fallimento e chi vuole far fallire lo spirito della democrazia: hanno il diritto di vivere, di parlare e della libertà di stampa e di aggregazione. La democrazia la garantisce a tutti ed è giusto che sia così. Nessuno escluso. Per l’appunto: è ciò che difendiamo. Noi difendiamo anche il diritto dei sepolti vivi ad essere ascoltati”.

Quindi Bersani accusa i due premi Nobel Krugman e Stieglitz di essere due fascisti.
Personalmente penso che Bersani sia in buona fede: notizia tragica.
Si tratta di semplice ignoranza. Lui rappresenta gli interessi di una neo-tecnocrazia liberista che interpreta la salvaguardia dei privilegi di una oligarchia finanziaria planetaria, ma lo fa a sua totale insaputa. A lui interessa soltanto salvaguardare la sua baracca di burocrati.
Rivela, quindi, (sempre nella migliore delle ipotesi che si tratti di buona fede) di aver promosso come classe dirigente una pattuglia di analfabeti di economia, e di persone completamente inconsapevoli del fatto che siamo in guerra. Non sanno neppure che si devono schierare.

Non così per Beppe Grillo, il quale, invece, notoriamente è uno che studia e legge molto.
Penso che Grillo non sia stato in grado di rispondere per le rime con la solida argomentazione nel sostenere le interpretazioni socio-politico-economiche di Krugman e di Stieglitz per ovvie necessità narcisistiche. I suoi seguaci pensano che il linguaggio da lui usato sia originale. Non sanno che è preso da discorsi, letture, convegni, seminari, lezioni e articoli dell’opposizione americana, divenuto ormai mainstream dal 2010 in poi. Anche lui deve fare i conti con il consenso elettorale e finisce per far privilegiare la voglia matta dell’intera collettività nazionale di poter urlare “andate tutti a casa, ci avete imbrogliato”. Ma allo stesso tempo, Grillo rivela di essere compagno di merende e di merengue, di Bersani (a sua insaputa, mi auguro) perché non chiarisce con argomentazioni solide lo schieramento bellico attuale tra post-keynesiani (e quindi esistenzialmente solidali) da una parte e tecnocrati iper-liberisti dall’altra. Perché non lo fa?
Io non lo so, il perché: chiedetelo a lui.

La mia personale idea è che non lo può fare.

Perché lui è un tecnocrate.
Simpatico, avvolgente, affabulatore, carismatico, ma pur sempre tecnocrate.
Tant’è vero che la “summa teorica” della sua attività politica è ben descritta nel testo scritto da lui e Roberto Casaleggio e pubblicato da Chiarelettere che si chiama “Siamo in guerra” dove non parla della Guerra Invisibile(Keynes-Friedman, conservatori-progressisti, oligarchici-democratici) bensì di un’altra guerra (falsa), tutta marketing, tutta interna al movimento tecnocratico internazionale, visto che sostiene “c’è una guerra tra il web e il mondo morto dei giornali, delle televisioni, dell’editoria” ecc.
Questo è “culturalmente” un FALSO:
Il web non è un fine, bensì un mezzo.
E chi sostituisce un mezzo con un fine o è in malafede oppure ha le idee poco chiare.
Chi ha frequentato qualche volta le riunioni dei movimenti grillini sa che la loro caratteristica principale consiste nel loro essere robotici e nel far di tutto per impedire qualsivoglia aggregazione di umanità, di incontro tra esseri umani. Il tutto deve avvenire sempre e soltanto e comunque in rete, nella rete, dentro il software, non si può sgarrare. Perfino lo scambio di numeri di telefono tra partecipanti non è ben visto. E’ un rullare continuo di esaltazione del nuovo Moloch del terzo millennio , il che, culturalmente parlando, lo situa tutto dentro la visione del mondo iper-liberista dei tecnocrati.

Mentre Bersani rivela il tragico vuoto culturale di una classe dirigente analfabeta intorno a lui, Grillo rivela il tragico vuoto tout court intorno a lui, perché la classe dirigente neppure esiste. E’ stata sostituita da un eccezionale software: ciò che conta è adorare il nuovo Totem del gregge post-moderno.

La loro rissa quindi, mi lascia indifferente.
E’ tutta roba dentro il mondo dei tecnocrati.

E’ roba che esclude la svolta vera di cui ha bisogno l’Italia: l’affermazione di un nuovo principio di affermazione della narrativa esistenziale, nuove modalità di aggregazione , e mobilitazioni in carne e ossa che spezzino il cancro dell’isolamento, dell’individualismo coatto narcisista, dell’uscita allo scoperto dai lager illusori che la tecnologia propone e dispone purchè la gente non si incontri, non si veda, non si confronti, non dibatta, fondamentalmente NON si appassioni nello scambio dell’umanità vera, perché tuttora l’arma migliore di opposizione consiste nella diffusione capillare della Cultura attraverso lincontro umano consistente,  per costruire delle nuove modalità avanzate ed evolute di solidarietà, condivisione, evoluzione, per l’affermazione di una società diversa.

La rivoluzione esistenziale di cui noi abbiamo bisogno è ritrovare la passione civile umana.
Un software non basta.
E’ necessario schierarsi, perché la guerra è già iniziata.
E’ troppo tardi per poter dire a se stessi: non la voglio fare.
Intendiamoci, “non sembra che sia così”. Appunto. Non sembra perché non si vede, altrimenti non sarebbe una Guerra Invisibile, però c’è. Secondo nuove modalità.
E per capire dov’è esattamente dislocata la “linea del fronte” bisogna guardare la esistenzialità di singoli individui, i quali, collegati tra di loro finiscono per comporre il corpus sociale. Perché la guerra è tra le persone, individui, gruppi sociali di gente vera, che vuole una vita diversa più umana e solidale e autentica, in ultima istanza “veritiera”, e coloro che, invece, pensano che basti attuare dispositivi tecnici per determinare un cambiamento.
E’ la guerra vera tra tecnocrati e umanisti.

Questo vuole il liberismo di Friedman, sostenuto in Italia da Monti-Bersani: l’abbattimento dell’individualità e la cancellazione del potere della narrativa esistenziale.
Non sarà mai il web a liberarvi: il web né vi libera né vi imprigiona, it is just a media.
Il web è neutro.
Gli Esseri Umani non lo sono mai.
Quando lo sono, allora vuol dire che sono dei robot.

Che ci faccio con centinaia di milioni di informazioni al giorno se non sono in grado di elaborarle?
Come faccio a sapere quali sono le notizie che non mi danno, dato che –proprio perché non me le danno- non posso sapere che esistono?
Lo sapevate che il Brasile ha applicato la MMT dimostrando che può funzionare in pratica?
Lo sapevate che l’Argentina ha applicato il bilancio sociale dimostrando che funziona?
Lo sapevate che il Giappone ha un debito pubblico di 4.100 miliardi di euro (il doppio dell’Italia) con un pil di 3.200 miliardi di euro (il doppio dell’Italia) e un differenziale negativo di -132%, una inflazione al 2%, disoccupazione all’1,5%, O povertà e il loro debito pubblico aumenta aumenta aumenta… ma la ricchezza collettiva pure?
Come mai in Giappone funziona? Perché non farlo funzionare anche in Italia, allora.
In rete, del Giappone, non se ne parla mai.


Osservando in televisione i reportage da Taranto, di fronte all’Ilva, da Cagliari dove gli operai dell’Alcoa si tuffano in mutande in mare, purchè si sappia che loro esistono; sempre in Sardegna dove i minatori si trincerano a 400 metri di profondità con decine di chili d’esplosivo perché vogliono lavorare;  con gente che si uccide davanti al parlamento bruciandosi viva; famiglie sfrattate, intellettuali indigenti, un’agghiacciante solitudine sociale priva di solidarietà umana, tutto ciò, nella mia mente, si trasforma ”in scene di ordinaria follia dal fronte bellico interno”.  Sono i nuovi deportati nei silenziosi e invisibili lager del “perenne vuoto culturale e della disinformazione bellica”.
Le guerre nascono per i motivi più disparati, ma le ragioni dietro sono sempre le stesse: economiche, di territorio, di interpretazioni del mondo incompatibili.

Nell’attuale Guerra Invisibile i due schieramenti (sezione economia) sono rappresentati dallo scontro definitivo tra John Maynard Keynes e Milton Friedman, entrambi deceduti. Non sono possibili mediazioni né compromessi –altrimenti non staremmo in guerra- perché (entrambi celebri economisti vissuti a distanza di 50 anni l’uno dall’altro) l’uno (Keynes) situa “il bene comune, la società e gli individui che la compongono” come il punto di riferimento di ogni progetto economico di investimento mentre l’altro (Friedman) non prende neppure in considerazione né le persone né il sociale definendo la società civile “come il luogo in ultima istanza al quale vanno gli usufrutti delle scelte operate sul mercato delle merci e nel mondo della finanza”. Per Keynes la crescita economica è sempre e comunque “allargamento dello spettro sociale come quantità di soggetti operanti e aumento nella produzione della ricchezza collettiva di una nazione”, per Friedman, invece, consiste “nell’aumento della capacità di controllo e di gestione del mercato delle merci da parte della finanza che investe risorse per lo sviluppo”. Per uno (Keynes) “l’economia deve avere come obiettivo primario quello di salvaguardare tutte le persone che compongono ogni singolo ceto presente nella società civile” per l’altro (Friedman) “l’economia deve occuparsi della gestione della stabilità della finanza che diventa tutela della massima libertà operativa del mercato, non più soggetto a legami infruttuosi imposti dallo stato centrale”. Sono due idee del mondo contrapposte. E’ lo scontro tra la finanza oligarchica e l’imprenditoria che produce merci e dà lavoro. O vince l’una o vince l’altra. Questo è lo scopo della guerra in atto. Se vince l’uno (Keynes) si ritorna alla Politica. A quel punto, tutti i rappresentanti delle singole parti sociali dovranno vedersela con lo Stato che funge da arbitro e controllore della finanza e si assume l’onere sociale del debito collettivo pompando sul mercato risorse d’investimento che creano lavoro, occupazione, crescita collettiva. Se vince l’altro (Friedman) viene abolita per sempre la Politica. Vengono cancellate le classi sociali e la società assume una nuova forma appiattita, con due uniche classi informi come nel medioevo: da una parte il predominio della finanza che decide chi produce come quando quanto e per quanto, usando i partiti che diventano funzionari d’esercizio delle loro attività mercantili (classe dei privilegiati). Lo Stato diventa il semplice garante militare del nuovo equilibrio senza intervenire mai sul mercato occupandosi (grazie all’appoggio dei burocrati dei partiti) di evitare rivolte sociali. I ceti medi vengono proletarizzati, il lavoro perde la dimensione di valore, e la società civile si trasforma in un gigantesco bacino d’utenza di forza lavoro a costo molto basso; la novità storica e paradossale consiste nel fatto che nell’abbattimento di tutte le classi si realizza la cosiddetta “rivoluzione sociale liberista” e imprenditori e salariati finiscono dalla stessa parte, entrambi impiegati della finanza che deciderà le rispettive mansioni d’impiego. In tal modo viene ricostruita la piramide verticale del medioevo: l’aristocrazia che comprende i signori, i vassalli, i valvassori, i valvassini; poi il clero; e infine il cosiddetto terzo stato che comprenderà tutti, operai.e intellettuali, imprenditori e commercianti, salariati e precari: i nuovi schiavi del terzo millennio. Che sappiano di essere schiavi, o non lo sappiano, è irrilevante, sempre schiavi saranno.
La Guerra Invisibile, oggi, pertanto, è la guerra tra il “neo-colonialismo mediatico post-moderno della tecnologia schiavista” da una parte e “la salvaguardia dell’autonomia delle proprie risorse e il diritto all’autodeterminazione dei popoli, nell’esercizio dello Stato di Diritto, con una pianificazione economica da parte dello Stato che ponga al centro diritti e doveri, bisogni ed esigenze dell’intera collettività, applicando la norma del bilancio sociale equo-sostenibile”.
O si sta da una parte o si sta dall’altra.
Basta saperlo.
Sono due concezioni del mondo diverse.
Non è lo scontro tra due scuole economiche teoriche.
E’ la differenza tra Roosevelt e Hitler.
Tra Thomas Hobbes e John Locke.
Tra Gesù Cristo e il Grande Inquisitore.
E ancora…tra Sabrina Began ed Emma Bonino.
In ultima istanza, tra la Conservazione e l’Evoluzione.
E’ una Guerra Culturale, pertanto.
Perché è la Guerra tra tue idee del mondo completamente diverse.
La volgare e penosa zuffa tra Bersani e Grillo ci fa comprendere che siamo finiti dalla parte sbagliata del fronte.
Così facendo “tutti perderemo la guerra”.
Basta con la pubblicità mediatica e i trucchi da baraccone.
E’ necessaria una mutazione culturale individuale e collettiva per riappropriarsi del Senso.
Perché la differenza sostanziale è tra Simone Veil “la Cultura è un’arma: affilatela con cura” e Joseph Goebbels: “Quando sento parlare di Cultura, io metto mano alla fondina e impugno la pistola”.
Questa è la Guerra che stiamo vivendo.
Basta con la tecnologia coatta.
Rivoglio gli Esseri Umani in carne e ossa.
Non voglio partecipare a movimenti politici in rete o via e-mail; voglio guardare in faccia e leggere gli occhi di coloro che combatteranno insieme a me, voglio sapere delle loro vite e mettere la mia a disposizione della loro curiosità.
A meno che non si voglia una rivoluzione virtuale.
Io la voglio, invece, reale.
Quindi, deve avvenire e manifestarsi nella realtà.
Se bisogna crepare, preferisco essere fucilato all’alba piuttosto che essere infilato nel forno crematorio del vuoto culturale perenne.

Io, per il momento, sto dalla parte di Paul Krugman e di Joseph Stieglitz.

P.S. Ho corretto il titolo dove c'era un errore di grammatica, e la frase che attribuiva a Di Pietro un ministero, è stato un altro errore per l'enfasi. In verità, Di Pietro fu "quasi ministro".

45 commenti:

  1. ma di quello che sta succedendo nell'America Latina è possibile reperire notizie, pubblicazioni, testi affidabili, oggettivi?
    Leggevo qualche tempo fa su Cadoinpiedi.it di una giornalista che era stata in Argentina e ne riportava un'impressione di luci e ombre, una grande vitalità culturale ed economica ma anche grosse disparità sociali, e una forte, pervasiva presenza dell'esercito e della polizia a tener separati i quartieri poveri da quelli ricchi, a tenere la povertà fuori dalla vista dei turisti.
    E' davvero quell'El Dorado socialista che dici?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non so quanto possa essere obiettivo il sito Cadoinpiedi.it. Già mesi fa ho scoperto che tra gli autori compaiono personaggi non proprio chiari:

      http://www.cadoinpiedi.it/php/autori.php

      Secondo me è inaffidabile e di parte.



      Elimina
    2. Sì, lo so, ma non è questo il punto: può darsi che quell'articolo racconti balle, ma può anche darsi di no. Appunto per questo mi piacerebbe verificare. Intendiamoci, non volevo dire che non credo a quello che c'è scritto su questo blog, ma che mi piacerebbe avere accesso ad analisi più approfondite, articolate e scientificamente affidabili.
      Se davvero quello che si dice dell'America Latina che si sta riscattando fosse vero, sarei il primo a rallegrarmene.

      Elimina
    3. Il Venezuela è diventato membro Mercosur a pieno titolo dell'organizzazione il 31 luglio 2012,
      http://it.wikipedia.org/wiki/Mercosur

      controllo delle risorse strategiche nazionali
      http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-17/tensione-spagnaargentina-nazionalizzazione-controllata-141402.shtml?uuid=AboY6UPF
      e ancora, su quello che pensano di noi in Sud-america
      http://cambiailmondo.org/2012/08/20/kirchner-alleuropa-i-morti-non-possono-pagare-i-debiti/
      i progetti dell'unione degli stati sud americani
      http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_delle_Nazioni_Sudamericane

      ce n'è a iosa

      Elimina
    4. Questo è un blog, ma sembra riesca a chiarire benino la vita reale di un argentino, prezzi stipendi tasse...

      http://www.tanoka.net/2008/09/18/labc-per-il-tano-in-argentina/

      Elimina
    5. Non è un Eldorado l'Argentina, questo è poco ma sicuro. Ma è senz'altro socialista e nemico ufficiale del neo-liberismo. Per quanto riguarda "cado in piedi" ho letto un articolo di una scrittrice italiana che è andata lì e su quell'articolo ci sarebbe molto, ma davvero molto da ridire. La Kirchner è criticabile per tantissime tantissime cose, sia lei che il suo governo, ma oggi siamo in guerra e bisogna pur schierarsi. Farò un altro post per spiegarmi meglio.

      Elimina
  2. quello che posso dire è che keynes se sentisse quello che dicono quelli che citano il suo nome si rivolterebbe nella tomba...Keynes teorizzava cicli economici nei quali la rigidità dei salari e altre rigidità non consentivano che il mercato potesse aggiustare da solo situazioni di squilibrio, per compensare queste situazioni si dava spazio alla spesa pubblica. Ma si trattava di interventi contingenti e non strutturali in un mondo (parliamo di quasi un secolo fa) in cui la spesa pubblica era quasi inesistente se paragonata a quella del giorno d'oggi. in fine per far crollare questo grande castello di carta di keynes in fondo socialista basta ricordare il disprezzo assoluto che egli nutriva nei confronti delle teorie naziste ed il fatto che(caso + unico che raro tra gli economisti teorici) era un abilissimo investitore sui mercati finanziari e in questa maniera si arricchì parecchio. In fine ciliegina sulla torta evitiamo di chiamare liberisti i grigi burocrati che ci dominano...sono una casta di oligarchi che raggiungono e mantengono il potere in modo autoreferenziale ma il liberismo non sanno neanche cos'è...altrimenti non ci sarebbero i privilegi delle banche, non avremo una tassazione che tocca il 55% e a livello europeo nessuno parlerebbe della tobin tax(ora tanto di moda)...vaccata di stampo progressista socialista applicata una sola volta nella storia in svezia peraltro con esiti catastrofici. No il liberismo (quello vero) purtroppo non esiste + esiste un'oligarchia vampiresca e dirigista che lavora esclusivamente per aumentare i propri poteri e privilegi!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. correggo...ho scritto teorie naziste per un lapsus volevo dire marxiste, il lapsus è causato dal fatto che tra gli esperimenti di politiche keynesiane i + celebri furono quello della svezia e della germania nel primo dopoguerra...il secondo esempio non sembra particolarmente rassicurante...

      Elimina
  3. Caro Sergio (ti do del 'tu' perché ci siamo dati del 'tu' già in occasione dell'incontro del M5S del nostro Municipio al quale hai partecipato),
    mi permetto di intervenire su un singolo pezzo del tuo interessante articolo, cosciente del fatto di non essere prettamente in tema, perché quanto affermi è falso e, non lo nascondo, mi procura un certo dispiacere.

    Dici: "Chi ha frequentato qualche volta le riunioni dei movimenti grillini sa che la loro caratteristica principale consiste nel loro essere robotici e nel far di tutto per IMPEDIRE QUALSIVOGLIA AGGREGAZIONE DI UMANITA', di incontro tra esseri umani". Sergio, lo sappiamo che non è così. Lo sai anche tu che abbiamo vissuto tutt'altra esperienza quella sera del 29 maggio.

    Eravamo quasi tutti al primo incontro, a parte me e pochissimi altri. Fu data a tutti l'oppurtunità di presentarsi per rompere il ghiaccio. Scherzammo molto in quella serata che, per forza di cose, fu soprattutto organizzativa. Di sicuro fu umana e fu il primo di tanti incontri umani che si stanno succedendo regolarmente nel nostro gruppo municipale.

    Una cosa che ci tenni a precisare fu questa: dato che non tutti hanno ancora confidenza con lo strumento informatico a disposizione, il nostro forum www.roma5stelle.org , per ora le decisioni le prendiamo in riunione. Quindi, direi che è inesatto affermare "Il tutto deve avvenire sempre e soltanto e comunque in rete, nella rete, dentro il software, non si può sgarrare". Anzi, nonostante la pertecipazione sul forum sia in continuo incremento, 'sgarriamo' quasi sempre.
    Chiesi anche di frequentare spesso e con costanza il forum, questo è vero. Ma per ovvi motivi. In primis la trasparenza: le decisioni e le discussioni dovrebbero essere, per quanto possibile, pubbliche e aperte a tutti. In secundis il dovere di venire incontro a chi non può partecipare spesso agli incontri fisici. Sono in molti, infatti, a chiederci di utilizzare in misura maggiore lo strumento telematico perché gli incontri dal vivo sono un ostacolo per qualcuno.

    E poi cosa significa "Perfino lo scambio di numeri di telefono tra partecipanti non è ben visto". Sergio, tu hai il mio numero e io ho il tuo. Proprio in quell'incontro abbiamo scritto i nostri contatti mail e telefonici su una tabella e li abbiamo condivisi in una di quelle tante mail che tu, tuttora, ricevi. Dov'è questo "Moloch del terzo millennio"?! Ti giuro che non lo vedo, io che partecipo agli incontri. E il fatto che una persona intelligente, acuta e di cultura come te affermi il contrario mi disorienta non poco. Perché hai scritto queste cose?

    Noi del gruppo municipale Roma XI ci incontreremo il 4 settembre, alle ore 20, al Caffè Letterario. Sei invitato e spero che questo gruppo, ormai maturo, riesca a farti cambiare idea.

    Ti saluto e ti faccio i complimenti per un blog che in molti apprezziamo all'interno del gruppo Roma 5 Stelle.
    Salvatore

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per completezza, riporto il link al verbale dell'incontro al quale ha partecipato Sergio Di Cori Modigliani http://www.roma5stelle.com/media/kunena/attachments/4186/Verbale29-05-2012-XImunicipio.pdf

      Come si potrà leggere, si è parlato di banchetti informativi sul territorio, organizzazione dei futuri incontri dal vivo, tematiche territoriali.

      Sergio, non so se hai avuto esperienze meno 'umane' in incontri di qualche tavolo di lavoro (mi hanno detto che hai partecipato al tavolo 'cultura'), ma ribadisco che faccio fatica a comprendere come tu possa credere quanto hai scritto a proposito dei nostri incontri.

      Rinnovo il mio saluto.

      Elimina
    2. Salvatore, sai che ti dico? Il 4 settembre ci verrò con molto piacere e disponibilità. E lo dico sinceramente; sono sempre sincero.

      Elimina
    3. Quello che dice Salvatore P è totalmente vero quello che afferma Lei Sig Modigliani è totalmente falso. Il M5S di Roma usa come piattaforma di sviluppo e raccolta di opinioni e documenti il forum e quindi è un mezzo, poi tutti i municipi fanno riunioni settimanali e banchetti nelle piazze ogni fine settimana e poi ci sono gli incontri dei vari tavoli di lavoro e il tutto è aperto a tutti, chiunque può intervenire e presumo che anche tutti gli altri movimenti in italia facciano uguale.

      Elimina
    4. La mia non era una notizia, era una opinione che nasceva da una esperienza personale. Le opinioni non sono mai false, caso mai possono essere diverse e discordanti dalla propria. Il che è tutto un altro dire.

      Elimina
    5. Peró, caro Sergio (spero mi permetterai) esprimere opinioni così secche e negative su una cosa tanto importante quanto un processo di rivoluzione culturale basate su una unica esperienza, e su percezioni personali che poi, nella forma, si dimostrano essere estremamente fuorvianti rispetto ai fatti concreti vissuti anche da te in quella esperienza non é molto corretto, poi certo che le opinioni non possono essere "false", però posso essere "sbagliate", come credo quanto riferito da Salvatore abbia reso chiaro in questo caso. Spero di incontrarti il presto, se ce la faccio vengo anche io il 4 a trovarvi, per avere modo di scambiarci le nostre opinioni e esperienze. Un caro saluto
      Roberto

      Elimina
  4. davvero lei pensa che ad una simile affermazione di Bersani rimbalzata nei giornali e Tv, e ne sappiamo il livello di caciara , Grillo dovesse rispondere tirando in ballo Krugman e Stieglitz? E cosa avrebbero capito quegli "intellettuali" di giornalisti, di piddini e anche molti grillini o tanta gente comune? Credo che il primo obiettivo di chi parla sia farsi capire, usando un linguaggio adeguato a chi lo ascolta. Mi sarebbe sembrato molto presuntuoso se Grillo avesse nominato Krugman e Stieglitz innanzitutto perchè trattano argomenti che meritano serietà ed approfondimento e, citarli in questa circostanza da battuta, sarebbe stato avvilente e poi perchè, come ha fatto lei, comunque sarebbe stato criticato ugualmente o per copiatura o per saccenteria o chissà cos'altro che forse si intuisce in quella domanda del titolo "Grillo o Bersani? Siete sicuri che non c'è alternativa?". Purtroppo siamo male abituati: ci si ferma superficialmente alle parole dimenticando la sostanza.

    RispondiElimina
  5. "Non così per Beppe Grillo, il quale, invece, notoriamente è uno che studia e legge molto."

    ahahahahah!! sei sempre più divertente!

    RispondiElimina
  6. Scusate un attimo, ma quello che dice Sergio è cosa diversa rispetto alla discussione che ne è seguita. E' vero oggi c'è una guerra invisibile fra neo-liberismo e keynesismo. Fra chi ritiene che il ruolo dello Stato sia da relegare come spettatore neutro del mercato che magicamente si regola da se e chi invece ritiene che lo Stato debba intervenire per regolamentare i mercati, la finanza e l'economia. C'è chi vuole uno Stato minimo e chi uno Stato più interventista, chi l'austerità chi l'espansione della spesa. Chi vuole una redistribuzione del reddito e chi vuole concentrare la ricchezza in quel noto 1%. Krugman e Stieglitz non vogliono pianificare l'economia, le loro idee keynesiane non escludono il libero mercato, ma fanno una analisi molto più completa di come si debba uscire dalle depressioni, con azioni anti-cicliche. E' inutile che si neghi che la guerra gira intorno a queste due idee contrapposte. E Bersani e Grillo da che parte stanno? Entrambi, per esempio sono favorevoli all'austerità, ma anche alla crescita, cioè? cosa vuol dire? quindi non sono keynesiani. Nessuno dei due ci dice qual è la strada scelta. Perchè Grillo (al di la delle polemiche dei numeri di telefono via web, ecc.) non dice che rifiuta il neo-liberismo, rifiuta l'idea che la grande crisi si regola da se e si aggiusta da sola lasciando che i prezzi e i salari si aggiustino? Quale è l'idea di Grillo sulla politica e l'economia? è un socialista? un liberale? terza via? cosa ne pensa del libero mercato? il capitalismo secondo lui è in crisi? e come intende uscire dall'euro? lo sa che ad una uscita dall'euro dovrebbe precedere misure protezionistiche, riduzione della libertà di circolazione dei capitali, l'indicizzazione dei salari, misure per contenere la corsa agli sportelli? Oppure vuole il default selvaggio? Anzichè rincorrere falsi problemi, si dia una priorità: basta con le bordate contro la libera informazione i politici bolliti e zombie, ci dica del suo programma POLITICO. Cosa pensa Bersani io lo so... lui si è già schierato da tempo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono d'accordo, questo è il punto dolente. Bersani, dal canto suo, cerca di cavarsela "fingendo" di essere liberista in aula votando Mario Monti e manda avanti Enrico Letta; poi, manda in giro per l'Italia Stefano Fassina a sostenere che "l'appoggio a Monti è solo strumentale, è tattico ma non è economico"; si tratta della vecchia politica andreottiana rivisitata. Non conosco bene la dirigenza di Grillo, anche perchè non conosco nessun dirigente grillino (ammetto questa mia lacuna)ma penso che sia arrivato il momento di sapere con chiarezza da che parte si sta, perchè, come, dove, quando, quanto, a quanto e per quanto.

      Elimina
  7. ........ .. O_°
    DI Cori.... Scrivi una grave inesattezza che denota una certa superficialita' su fatti che hanno cambiato profondamente la storia italiana. Di Pietro non e' mai stato ministro di un governo Berlusconi... Quanto alla socializzazione tra i cittadini a 5 Stelle quanto scrivi e' del tutto falso.
    A Roma abbiamo circa un incontro fisico al giorno. Sono in vacanza e mi sono incontrato con il MoV Sannita...
    Proprio per avere scambi di esperienze umane..
    E come me altri nei loro spostamenti vanno a riunioni dei vari MoV.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. non penso che Sergio intendesse che Dipietro sia stato ministro del governo Berlusconi, penso che si riferisse alle trattative per fare DiPietro ministro dell'interno, proposta da Berlusconi, non accettata da Di Pietro. Ma penso che se B. lo propose, evidentemente c'erano le condizioni perchè si potesse verificare. Quando Di Pietro scese in campo era considerato più un uomo di destra che di sinistra e anche Lui è sempre con questa solfa del debito pubblico e degli sprechi, sebbene ultimamente stà rivalutando posizioni più corrette dei citati premi nobel.
      Dimmi un pò... dopo tutti questi incontri fisici, rispetto alla guerra invisibile, Voi grillini da che parte state? ce lo dite? altrimenti il voto vi arriverà lo stesso, ma per protesta rispetto ai partiti tradizionali, non per reale convinzione politica. Dite che non siete l'antipolitica ed avete un vero programma! ma politicamente da che parte state? che risposta date ai keynesiani che sono alla ricerca di rappresentanza politica? dove vi collocate? vi consiglio col cuore di accettare le critiche di Sergio e di parlarne nei vostri incontri, i keynesiani aspettano risposte

      Elimina
    2. Grazie Alessandro, è esattamente così. Ho scritto che era stato ministro preso dall'enfasi. IN realtà è anche peggio ovvero "Antonio Di Pietro che è stato quasi ministro di Berlusconi". Il problema è, per l'appunto, quel "quasi".

      Elimina
    3. ragazzi, io ho riferito su una mia esperienza personale, tutto qui. Seguito a essere un sostenitore del Grillo necessario per rompere il cerchio a tutti i costi, e per far in modo che i banditi non ritornino dentro al parlamento come al solito. Ho espresso le mie perplessità su una lettura tecnocratica e non umanistica, tutto qui. Non era neppure una critica. Era una mia dichiarazione di intenti, il che è un'altra cosa.

      Elimina
    4. Infatti è il 'quasi ministro' che spaventa e spaventano gli incarichi successivi con l'ulivo, Prodi ecc. fino alla fondazione dell'attuale IDV. Di Pietro, purtroppo per tutti noi, ha contribuito al disfacimento della democrazia e della Politica (con P maiuscola), che attualmente i tecnocrati stanno portando a conclusione, proprio con 'mani pulite'. Forse lo ha fatto inconsapevolmente, lo vorrei tanto credere, ma lo ha fatto.
      Bettino Craxi ha pagato con l'esilio volontario la corruzione dei partiti ai tempi al potere e, caso strano, il PCI è stato salvato, benchè le accuse fossero chiare anche per essi. E a questo proposito si possono trovare su youtube tutti i video del processo.
      Perchè?
      Tangentopoli, vent'anni dopo, è più chiara. Ahimé.

      Ma ormai noi siamo il pubblico pagante: dobbiamo goderci lo spettacolo, cercando di capirlo al meglio. Non ho idea da dove arriverà la soluzione, se arriverà, ma probabilmente dalla prossima generazione, dalla Cultura, dal Sapere, dai grillini? Non so, forse, ma sicuramente da nessuno (nemmeno Grillo in persona) dei politici/partiti attuali. Penso che si debbano unire le forze intellettuali oneste, keynesiane, illuministe per poter raggiungere obiettivi di crescita umana prima ed economica poi.

      Elimina
  8. L'articolo è prezioso nel senso che la guerra grillo-bersani, rimane all'interno dello schieramento neoliberista, pertanto non vi è nessuna reale alternativa ad nuova nuova visione politicoeconomica. VI invito a presenziare al summit MMT a Rimini il prossimo 20/21 ottobre 2012. Partecipate.

    RispondiElimina
  9. Al termine della diretta da Berlino il presidente Monti è andato praticamente in crunch all'ultima domanda della Merkel a cui non ha praticamente risposto..imbarazzante

    RispondiElimina
    Risposte
    1. no surprise! Anche io l'ho notato. Crozza direbbe che gli si erano scaricate le pile in quel momento.

      Elimina
  10. Ti posso dare un parere personale in proposito, avendo da poco conosciuto con piacere l'autore e questo suo blog: una grossa parte di attivisti del Movimento è allineato con le sue posizioni in materia di economia e consapevole di quale sia il vero fronte di guerra: quindi molto più avanti della presentazione che Grillo ne fa. Abbiamo un problema di comunicazione il cui vertice è proprio la presenza di un vertice! Sono dispiaciuto nel constatare l'immagine che ne emerge, ma più stimolato che mai a contribuire affinchè questo cambi.

    Federico Valetti
    Mov. 5 Stelle Pinerolo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bene questa è già una risposta! a mio avviso il movimento dovrebbe acquistare una sua autonomia rispetto al suo guru che l'ha lanciato. Sarebbe interessante un dibattito sulle politiche keynesiane all'interno del mov.5 stelle. Potreste consolidare la vostra posizione di politica economica con la teoria generale di keynes, sarebbe porre delle basi teoriche solide per una ben attrezzata proposta economica per il paese. Vi assicuro che parlando con la gente e con gli amici, il mov.5stelle ha riscosso molta simpatia, ma al momento siete considerati i rottamatori della vecchia politica, siete il voto di protesta, siete quello che fece tangentopoli per resetare la prima repubblica, ma non siete l'alternativa politica. Non siete ancora attrezzati e coordinati e il vostro guru starnazza troppo. Sono convinto che avete ancora da lavorare, ma lo spirito giusto, con tutto l'affetto, è questo che emerge dal tuo intervento. Ciao

      Elimina
    2. La posizione del m5s credo sia sicuramente contro il neoliberismo,visto che gli autori economici di riferimento sono per l'appunto Stigliz e soci. Grillo ha le sue idee, che non sono quelle di tutti gli attivisti, e parla molto di sprechi perchè è innegabile che gli sprechi ci sono e sono odiosi,vista la scarsezza di risorse in cui abbiamo condotto il pianeta e le condizioni disastrose della stragrande maggioranza della popolazione. Al m5s sono infatti affiliati altri movimenti come quello della Decrescita Felice o delle transition town,perchè non è giusto dover per forza categorizzare tutto, destra-sinistra, neoliberisti-keynesiani,ecc..esistono i toni di grigio soprattutto in un aggregatore di milioni di teste tutte diverse, ma credo che il comune denominatore sia tendenzialmente un'economia keynesiana con abbandono del consumismo ed ottimizzazione "ambientalista" delle risorse. Anche la MMT interessa, ma si deve considerare che questa scuola è estremista,conduce ancora al consumismo sfrenato che ci ha portato sulla strada delle guerre per le risorse. Si deve puntare anche ad un cambio di paradigma dal punto di vista degli sprechi,secondo me (e molti del m5s).

      Elimina
    3. Comprendo questo commento e apprezzo; il punto è che Keynes è -secondo Grillo- un "consumista" (il che è vero); la MMT è "per la crescita" e non per "la decrescita". La discriminante consiste nel fatto che l'economia keynesiana si fonda "sulla crescita umanamente equo-sostenibile" e l'iper-liberismo, invece, si fonda "sulla crescita sostenibile finanziariamente". Sono due mondi contrapposti, non sono compatibili. Sostenere che esistono anime diverse, va bene, ma è necessario chiarire i fondamenti culturali del proprio programma. E' con questa confusione che il PD lucra a sbafo consensi; mette insieme la Rosy BIndi e la Emma Bonino, Stefano Fassina ed Enrico Letta. Conclusione: STALLO PERENNE, da cui l'ingessatura dell'economia italiana e del mercato del lavoro. Penso che in guerra (e noi stiamo in guerra) sia necessario schierarsi, assumendosi le responsabilità della propria scelta. Poi, ci penserà la Storia a stabilire i risultati e gli effetti di questa o quella scelta.

      Elimina
    4. @Federico...bene, cerchiamo di allargare lo spettro del confronto e del dibattito e di misurarci sulle questioni fondamentali in tema di economia e cultura e società. Grillo va benissimo nel contrastare "lo sfascismo" di uno stato e di una classe politica immonda; non va più bene nel combattere "il fascismo imperante", non ne ha la competenza, nè a lui interessa. Altrimenti, nella vita, invece che fare il comico alla tivvù, avrebbe scelto di fare il teatro beckettiano portando in giro "Aspettando Godot". Benvenga l'apertura di uno scambio di opinioni con grillini consapevoli, una vera manna dal cielo. Avete una vostra pagina?

      Elimina
    5. Il nostro Forum é www.roma5stelle.com/forum e quanto al termine 'grillini' fa un po retrò ;), (e l'accoppiata con il qualificante 'consapevoli' sottintende che la maggior parte degli aderenti al MoVimento non lo siano?), per il resto, continuo a trovare le spiegazioni dei tuoi giudizi su Grillo abbastanza superficiali e anche fuori dalla storia, cosa che mi sorprende non poco visto la tua capacità di analisi del presente, spero di avere occasione di parlarne con te di persona

      Elimina
  11. P.S.
    La mia risposta era al post di Nicola Bonazza

    RispondiElimina
  12. Signor Modigliani lei mi incuriosisce molto e quasi in ogni articolo suo che leggo.Sarei tentato di venire a Roma all'incontro del 4 settembre,per avere il piacere di conoscerla e verificare di persona.Personalmente da molti anni tutto ciò che accade lo cerco di leggere secondo la chiave di lettura Sud - Nord,In particolare in riferimento alla nostra storia e tutto ciò che si manifesta nei vari campi della conoscenza.Simpatizzo per i contenuti promossi da Paolo Barnard,sono stato a Rimini a Febbraio.Conto di ritornarci ad ottobre.Frequento assiduamente il M5S a Napoli,sapere che anche lei con i suoi punti di vista anche partecipa per "noi" e per me è un motivo in piu'.
    Non dovrei ma lo faccio lo stesso,Grazie,per quello che fa.
    Osvaldo Balestrieri - Napoli

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La ringrazio. Che cosa fate a Napoli? Mi interessa. Mi tenga informato. Penso che la "questione meridionale" in Italia sia oggi, piu' che mai, FONDAMENTALE. Non è certo un caso che uno dei principi pensatori italiani, mente sublime, cioè Gaetano Salvemini, sia oggi, dimenticato, misconosciuto, e direi piuttosto censurato.

      Elimina
  13. "Non voglio partecipare a movimenti politici in rete o via e-mail; voglio guardare in faccia e leggere gli occhi di coloro che combatteranno insieme a me, voglio sapere delle loro vite e mettere la mia a disposizione della loro curiosità."

    Sì, e in concreto che si fa? E' pieno di blog che dicono queste cose e nessuno si muove. Ridicolo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci si muove insieme, altrimenti è inutile. Per muoversi bisogna esere organizzati. Per organizzarsi bisogna essere informati su ciò che accade. Per elaborare le informazioni bisogna essere formati. E' su tutto ciò che stiamo qui dibattendo. Il motivo per cui, in questo momento di disagio estremo, in Italia nascono come funghi accorpamenti velleitari che non fanno un passo è perchè sono privi di...chiamiamola così...."elegante leadership competente", spero vi piaccia questa locuzione. Penso che sia questo ciò di cui abbiamo bisogno. Beppe Grillo è un ottimo megafono, davvero eccelso. Ma abbiamo bisogno anche di gente che abbia qualche lanterna in mano, e poi anche di esploratori, di avanguardie, ecc.,ecc. E' una costruzione faticosa ma esaltante, complessa ma non complicata. E' tutto da costruire. Sta a noi.

      Elimina
  14. Tecnocrati umanisti? Amore disperazione?
    Tanto ho apprezzato il suo articolo sul SudAmerica - ben scritto, appassionato, informatore e PRATICO - tanto trovo meno di mio gradimento i suoi altri articoli.
    Le opposizioni di cui sopra non hanno alcun senso pratico; lei, come Barnard,scavalcate sempre i problemi italiani, particolari, volate sempre alto, al generale. Troppo in alto: non vi rendete conto di diventare manichei semplificatori. Keynes contro Friedman? Come se la soluzione fosse culturale e non partisse invece dai GSE, dalle rinnovabili private, dal km 0, dalla riduzione dello spreco privato. No, per voi è sempre il male contro il bene, qualcosa che travalica i singoli. Mentre sono i singoli la differenza, non Friedman e Keynes.

    La cultura occidentale ha fatto danni su danni, ma una cosa l'ha insegnata: si va dal particolare al generale, passo passo, non il contrario.
    Detto ciò grazie comunque, perché leggerla mi ha arricchito e non lo dico con sarcasmo.

    RispondiElimina
  15. Anche facendo parte di quella schiera di 'formati/informati' credo che continuare a basare l-organizzazione delle forme di lotta su 'leadership competenti' per quanto 'eleganti' non sia una strategia che paghi, proprio per lo stesso motivo per cui se non si é 'formati' per capire le informazioni (anche avendocele) tantomeno si possono capire le 'competenze' e l'eleganza può trarre in inganno (vedi Vendola). É necessario un lavoro di formazione oltre che di informazione, e da parte di noi 'formati' forse non sarebbe male un po di umiltà e disponibilità a ascoltare tutti. Credo che la storia degli ultimi 2 anni dimostri come é possibile che 'accorpamenti' presumibilmente 'velleitari' siano invece quella lanterna di cui abbiamo bisogno per dare una spinta alla storia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io la penso diversamente. Vendola non è "elegante". E' un ottimo cattolico che segue e applica la strada indicata dal papa. Quando parlo di elites competenti, credi a me: quando li senti parlare ( e li vedi operare)allora sì che capisci la differenza. Si nota, eccome se si nota.

      Elimina
    2. Caro Sergio, ti assicuro che sono ben cosciente di quello che intendi, ho tutti gli strumenti per 'riconoscerli' e 'credi a me', é il concetto stesso di 'lideranza' che va riformulato

      Elimina
  16. Ipotizzando che questi articoli contengano elementi di interesse e che quindi vadano letti e divulgati, ma sarebbe cosi difficile renderli piu': brevi; chiari; concisi? Sono lunghi e prolissi, a tratti illegibili, quante persone avranno mai il tempo e la voglia di leggerli per intero?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo so è in netta contro-tendenza. La gente vuole il link veloce, la striscetta di facebook, un programma di tipo pubblicitario, e via così. Io mi occupo di analisi interpretative personali. E lo faccio davvero in maniera molto ma molto sintetica.

      Elimina
  17. "c’è una guerra tra il web e il mondo morto dei giornali, delle televisioni, dell’editoria” ecc. Questo è “culturalmente” un FALSO: Il web non è un fine, bensì un mezzo."
    Per forza! Per la Casaleggio il web è un fine, basta guardare i video che hanno pubblicato in rete.

    RispondiElimina
  18. Caro Sergio,
    mi presento con delle scuse, perchè qualcuno mi ha inviato alcuni tuoi minisaggi e io trovandoli davvero notevoli e perfettamente collimanti con il mio pensiero, esperienza ed azione... mi sono lasciato prendere dalla fregola e li ho inseriti nel nostro sito web di AlbaMediterranea... Quindi sono qui a chiederti a posteriori di permettermi (avendone ovviamente citata la fonte) di poterli lasciare .... e visto che ci sono.... se mi dai la liberatoria (all'ingrosso) per pubblicare i futuri pamphlet che sfornerai in futuro. Ti ringrazio fin da ora... Infine ti lascio il mio numero di cellulare 392 6546868 e la mia e-mail oraziofergnani@tiscali.it in modo da poterti parlare .... appunto perchè anch'io, pur utilizzando massicciamente la tecnologia .... sono fortemente dell'idea che il contatto umano/fisico/visivo... sia essenziale per la "Comunicazione".

    Ti porgo i più sentiti e cordiali saluti e rimango in attesa di una tua risposta.

    Orazio Fergnani - AlbaMediterranea.

    P.S. Per quanto riguarda l'analisi ... e' semplicemente perfetta... Forse la giudico così perchè è esattamente quello che penso anch'io.... Ma oltre a Keynes e a Friedman può esserci, .... e c'è dell'altro...

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.