lunedì 13 gennaio 2014

Una donna, da sola, vince la sua battaglia civile contro la più temibile multinazionale del pianeta: ecco l'intera storia di questa piccola, grandiosa vittoria.


di Sergio Di Cori Modigliani 

Questa donna la cui immagine vedete riprodotta qui sopra si chiama Sofia Gatica.
Non è famosa, non è una vip, non appartiene a nessun potere -nè forte nè debole- non ha soldi, non ha relazioni importanti. Da sola, ha vinto una battaglia contro la più temibile (e terribile) multinazionale del crimine nel nostro pianeta, la Monsanto, che nel 2012 ha ottenuto profitti nell'ordine di 25 miliardi di euro. 

E' il fattore umano cui facevo riferimento nel post di inizio anno.

La sua storia ha inizio tredici anni fa, dove la signora è nata e cresciuta, in un posto molto lontano da qui, a diecimila chilometri di distanza.

Sofia è argentina, della provincia di Cordoba, un luogo conosciuto in Italia soprattutto per la sua incredibile produzione di squisiti calciatori (i fratelli Burdisso, Javier Zanetti, Leo Messi, El Pipita Higuaìn) nonchè Papa Francesco. Ma è anche sede di un fondamentale centro universitario accademico, una zona dove le tematiche sociali, da sempre, hanno trovato terreno fertile, producendo forti contestazioni nei confronti dei poteri forti, fin dai tempi dei conquistadores spagnoli. E' il polmone pulsante della ricchezza agricola argentina. 

La storia dI Sofia ha inizio 13 anni fa, nel 2001, e come accade sempre nelle storie vere, nasce da un incidente esistenziale individuale, una tragedia personale dell'intimità, che invece di produrre soltanto disperazione, depressione e avvilimento, si trasforma in alimento combattivo per cambiare il mondo.
E ci riesce, a cambiarlo.

A febbraio di quell'anno, Sofia partorisce la sua prima figlia nell'ospedale centrale di un piccolo centro, Ituzaingo. Dopo qualche giorno nell'incubatrice, la sua piccola muore. Sono cose che accadono. Le spiegano che è nata con un grave difetto congenito, provocato da una inspiegabile mutazione che non le ha consentito di poter sviluppare un adeguato sistema immunitario. Quando viene dimessa e torna a casa, Sofia, dopo aver sepolto la piccola, comincia ad occuparsi della questione, leggendo, studiando, andando a visitare degli esperti. Inizia a girare nella sua zona parlando con altre famiglie, soprattutto contadine, e viene a scoprire di non essere la sola ad aver vissuto un'esperienza simile. Poco a poco raccoglie una vasta documentazione e si rende conto che la vita delle popolazioni locali è cambiata radicalmente (in peggio) dal punto di vista esistenziale ed economicamente (in meglio) da quando il governatore dello Stato di Cordoba ha approvato in toto le disposizioni applicate dal Fondo Monetario Internazionale che imponevano una strategia di politica agricola per la coltivazione intensiva gestita dalla multinazionale Monsanto: chi seguiva le disposizioni della azienda finiva per godere di accesso al credito internazionale delle banche attraverso il circuito della Banca Mondiale per lo Sviluppo. Viene a sapere, pertanto, che in quella zona vengono usati i "roundups", dei semi particolari coltivati in un laboratorio chimico del Wisconsin (Usa) che contengono un potente diserbante che si chiama glifosato, di colore arancione, sperimentato sul campo nel Vietnam del Nord tra il 1960 e il 1970, come diserbante per distruggere le foreste durante la guerra. Questa sostanza è altamente tossica e distrugge l'humus naturale del terreno che al massimo in dieci anni non è in grado di poter produrre più nulla. Sofia si mette a studiare l'inglese per leggere la documentazione accessibile e comincia a interrogare altre famiglie. Finchè, dopo due anni, non riesce a costruire un piccolo ma combattivo nucleo operativo, nato dal più potente collante della specie umana mai esistito: l'amore delle mamme. Raduna altre donne come lei, femmine fisicamente sane e forti, giovani e robuste, unite dal fatto di aver partorito figli che sono morti al massimo entro tre mesi e tutti con la stessa diagnosi di cancro alla tiroide. Con i dati alla mano, nel 2004, certificano che in quella zona la mortalità infantile è aumentata del 1750% rispetto alla decade precedente, con enorme sorpresa della gente, per lo più di origine contadina, radicata in quel territorio da diversi secoli, una popolazione tradizionalmente sana e longeva. Fonda così il gruppo "Mothers of Ituzaingo" composto da 16 donne, ma vanno subito a sbattere contro un muro di omertà e contro la repressione governativa che impedisce loro di muoversi. Finchè un giorno vede alla televisione una intervista con un professore dell'università di Cordoba, un accademico che ha la cattedra di Biologia presso la Facoltà di Scienze dell'alimentazione, Raul Montenegro, il quale nel 1982 ha fondato una organizzazione che si chiama FUNAM, una ong che si occupa di denunciare la devastazione territoriale delle agricolture locali da parte dell'industria internazionale chimica, che gestisce e produce le sementi il cui uso vengono poi imposte dal Fondo Monetario Internazionale. Insieme conducono una poderosa battaglia di denuncia e di informazione della popolazione, contrastati sia dal governo che da tutti gli organismi internazionali che controllano i piani strategici di investimento e di prestiti alle nazioni. Ma nel 2012 avviene la svolta: al prof. Montenegro viene attribuito il Goldman Environmental Prize (una specie di Premio Nobel per scienziati ambientalisti) e la sua organizzazione entra a pieno diritto nel Consiglio Internazionale dell'Onu con un posto anche nel direttivo della Fao a Roma.
Sofia e le mamme di Ituzaingo denunciano quindi la Monsanto per "genocidio".
Viene istituita una commissione gestita da tre giudici.
Mentre il processo è in corso, le mamme di Ituzaingo, insieme agli attivisti della fondazione gestita dal prof. Montenegro, occupano i cantieri di una gigantesca fabbrica in allestimento della Monsanto per 113 giorni, convincendo la popolazione locale a unirsi a loro. Insieme impediscono agli operai del gigantesco cantiere di poter eseguire i lavori.
L'8 Gennaio del 2014 finalmente arriva la sentenza che dichiara "incostituzionale la costruzione degli impianti della Monsanto" e ne blocca i lavori in corso. La denuncia è firmata dal prof. Montenegro che viene ascoltato da tre giudici argentini, due dei quali votano a suo favore accogliendo le prove presentate contro la Monsanto. Nel ricorso legale si legge "Abbiamo presentato la denuncia per informare la Procura della Repubblica Argentina di alcune irregolarità che violano il diritto ambientale e che si sono verificate all'interno del ministero dell'Ambiente che si occupa delle autorizzazioni di progetti, soprattutto per ciò che riguarda la salvaguardia della salute pubblica messa a repentaglio dall'uso nocivo di queste sementi tossiche sia per l'organismo umano che per il suolo naturale".

La Monsanto ha dichiarato che farà ricorso ma non ha molte chances, anche perchè, nel frattempo, grazie alla partecipazione di numerose organizzazioni ambientaliste statunitensi, in Usa, la Associated Press -la più importante agenzia di stampa del mondo- ha pubblicato a ottobre del 2013 un esaustivo rapporto nel quale si "dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio il legame tra l'uso dei pesticidi prodotti dalla Monsanto e l'immediato peggioramento delle condizioni di salute della popolazione stanziata sul territorio dove questi prodotti sono stati usati in Argentina".

Una grandiosa vittoria che segna l'inizio di una importante rivolta.

"Interessante, grazie" potrebbe essere il commento di un lettore italiano "buon per gli argentini, ma loro stanno a 10.000 chilometri di distanza da noi, ci interessa relativamente".

Non è così.

Il prof. Montenegro sostiene che l'Italia è il paese dell'Europa dove, più che in ogni altra nazione, la Monsanto sta imponendo i suoi diserbanti "ed esiste il rischio che in pochi anni l'intero sistema dell'agricoltura italiana sia operativamente obbligato a usare questi diserbanti che contengono glifosato, come già avviene in diverse regioni soprattutto nel meridione".

Il motivo del mio post è triplice:

1). Attraverso il racconto della storia individuale di Sofia Gatica, mostrare e dimostrare che è possibile fare qualcosa, se c'è la volontà collettiva. Basta volerlo e unire le forze. Come operano gli agricoltori italiani? Sono al corrente della situazione? Lo sanno, che cosa stanno facendo? Sono disinformati oppure sono complici e domani verranno accusati di essere responsabili della morte di tanti innocenti oltre che della distruzione del territorio locale nelle singole regioni dove vengono usati questi prodotti?

2). Approfittare dell'occasione che l'attualità ci offre perchè in questi giorni ci sarà la interrogazione parlamentare del Ministro in carica per le Politiche Agricole e quindi è il luogo giusto, il momento giusto, al tempo giusto, per formulare ogni tipo di domanda relativa alla presenza, ingresso, intervento e controllo da parte della Monsanto nell'uso impositivo di tali diserbanti sul suolo italiano chiedendo ragguagli alla ministra, la quale -in teoria- dovrebbe essere perfettamente informata sullo stato reale dell'arte e quindi tenuta a dare risposte alla cittadinanza fornendo le dovute garanzie. Ritengo che questo punto sia molto ma molto più importante di quello sulla sua partecipazione o meno alle nomine di qualche Asl locale. Qui ci va di mezzo la ricchezza nazionale economica ma soprattutto la salute pubblica dell'intera popolazione della Repubblica Italiana. Capisco che la gente sia addormentata, ma non ci tenete alla vita dei vostri figli?

3). Usare questa notizia come base di impianto per costruire una serie di interpellanze parlamentari che coinvolgano contemporaneamente sia il Ministero delle Politiche Agricole che il Ministero della Sanità perchè l'Italia deve prendere atto della realtà e quindi istituire immediatamente dei punti di controllo da parte di entrambi i ministeri in maniera congiunta per salvaguardare le nostre vite e il futuro della nostra agricoltura.

Il resto del mondo si sta svegliando e le cose stanno cambiando: è il momento di muoversi.

Avviene in Sud America ma avviene anche in Asia.

Su tutta la stampa mondiale, in questi giorni, è apparsa la notizia del grande successo ottenuto dalle organizzazioni ambientaliste nel lontano Stato del Nepal grazie all'indefesso lavoro dell'avvocato Aruyn Aryal che ha vinto sei giorni fa la causa contro l'intero governo. Potete leggere tutto qui: http://www.ekantipur.com/2014/01/08/top-story/supreme-court-says-no-to-gm-seeds/383606.html .
In Nepal, infatti, esattamente lo stesso giorno in cui in Argentina i giudici davano finalmente ragione a Sofia Gatica, dopo tredici anni di battaglie, è accaduta la stessa cosa. Ne ha perfino parlato la cupola mediatica nostrana, naturalmente senza che ci fosse alcuna eco. Così il quotidiano La Stampa di Torino annunciava la notizia che sul mio quotidiano surreale compariva a caratteri cubitali in prima pagina:
Mercoledì 8 gennaio la Corte Suprema del Nepal ha ingiunto al governo di proibire le importazioni di semi geneticamente modificati, inclusi quelli prodotti da Monsanto, nota multinazionale di biotecnologia per l'agricoltura.  Il divieto rimarrà in vigore sino al 16 gennaio, quando la Corte deciderà se renderlo permanente, dopo aver ascoltato le argomentazioni delle parti interessate. Nel procedimento in questione, gli imputati sono l'Ufficio del Primo ministro, il Ministero dell'agricoltura e il Consiglio Nazionale per la Ricerca Agricola.  Il 29 dicembre scorso l'avvocato Arjun Aryal aveva richiesto l'intervento della Corte Suprema riguardo l'acquisto di sementi geneticamente modificate da parte di alcune aziende locali. Secondo Aryal, la pratica ha un impatto negativo sulla produzione, arrecando inoltre gravissimi danni alla biodiversità. 
L'introduzione dei semi prodotti da Monsanto aveva scatenato svariate proteste da parte di ONG, agricoltori e dello stesso National Right to Food Network. La legge nepalese consente l'importazione di semi ibridi solo nel caso in cui non risultino dannosi per l'ambiente e la salute pubblica. Tuttavia, la mancanza di un solido apparato legale e la mancanza enti che garantiscano il rispetto della normativa, ha reso molto difficile l'opera di monitoraggio del governo sulla vendita al pubblico di tali prodotti. 
Delle 556 varietà di semi usati in Nepal, 215 sono state create localmente, mentre il resto vengono importate. Secondo il Ministero dell'agricoltura, ve ne sono nove in totale tra grano e ortaggi che sono prodotte dalla Monsantohttp://www.lastampa.it/2014/01/10/blogs/voci-globali/storiche-sentenze-contro-la-monsanto-e-gli-ogm-in-nepal-e-argentina.

Non c'è più tempo da perdere.

Per chi ha bisogno di ragguagli e/o informazioni, si può mettere in contatto direttamente con il prof. Montenegro e il suo istituto di Biologia in Argentina e all'Onu scrivendo a funam@funam.org.ar oppure andando a spulciare sul suo sito: http://www.funam.org.ar/

Se la popolazione italiana e i rappresentanti politici, ma soprattutto i contadini e gli imprenditori agricoli, non cominciano a muoversi adesso e subito, approfittando dei precedenti provocati da queste due sentenze in Nepal e in Argentina, si macchieranno del peccato di miopia, di malafede, di pessima volontà, contribuendo al suicidio della nazione e al suo costante declino verso un degrado totale.

Muoversi su questo punto è un imperativo categorico che non riguarda soltanto il settore dell'agricoltura.

Riguarda tutti noi: così si combattono le agro-mafie e l'occupazione del nostro territorio da parte delle multinazionali gestite dai colossi finanziari.

Così si passa da Cosa Nostra a Casa Nostra.




15 commenti:

  1. Signor Modigliani, i suoi post sono una luce nelle tenebre, io vivo nel meridione precisamente a Cosenza, potrebbe in risposta indicare precisamente in quale parte della Calabria vengono usati i diserbanti di questi maledetti.

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    1. Gentile anonimo, non ho idea di dove esattamente in Italia -e chi- usi questo tipo di prodotti. Risulta che siano molto diffusi e dovunque. Bisogna informarsi localmente, scrivendo ai giornali del luogo, andando a chiedere agli assessori, coinvolgendo le comunità locali, i movimenti agricoli, i contadini, pretendendo che vengano date risposte alla cittadinanza. Approfittano dell'indifferenza, rassegnazione e comprensibile avvilimento della popolazione che è portata, quindi, a pensare "ma sì sono tutti uguali, non cambierà mai nulla". Cambia, invece, se cominciamo a fare le domande giuste, quelle che i giornalisti di regime non fanno mai. Ne basterebbe una, in parlamento, in diretta televisiva, rivolta a entrambe le ministre attualmente in carica, la Lorenzin e la De Girolamo: "Come, quando, dove e quanto la multinazionale Monsanto opera sul territorio nazionale usando i semi "roundup" che contengono il diserbante glifosato usato nella guerra del Vietnam?" e imporre loro di darci delle risposte.

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  2. E pensare che l'Argentina se non sbaglio produce i due terzi della soia ogm mondiale destinata peri i biocarburanti in USA.
    Consiglio a tutti di guardare un bel documentario o leggere il libro che toglie ogni dubbio e curiosità: "Il mondo secondo Monsanto"
    su ----> http://www.youtube.com/watch?v=NCwPm4XUO2I
    Pure in Italia abbiamo persone del calibro del professore Montenegro, l'agroecologo Giuseppe Altieri, promotore dell'opera sopracitata, è veramente un grande, consiglio di cercare nel web leggerlo e ascoltarlo.

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    1. Concordo, Altieri è un ottimo ecologo e diffonde da tempo informazioni per aumentare il grado di consapevolezza collettiva".

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  3. gli apicoltori europei stanno già lavorando da diverso tempo, hanno creato un coordinamento europeo http://bee-life.eu/en/who/ e gli italiani sono in prima linea...http://www.beelife.it/ ... e
    EBC- Bee Life e CEO denunciano il ruolo di testa di ponte dell’industria agrochimica svolto dal centro di ricerca OPERA, dell’Università di Piacenza
    Le api e altri insetti impollinatori giocano un ruolo cruciale per la biodiversità e l’agricoltura, ma sono sempre più a rischio in Europa. Tra i primi indagati dalla scienza e dalle istituzioni europee: le nuove molecole insetticide sistemiche.

    Di fronte a crescenti se non schiaccianti indizi e prove, i produttori di pesticidi ricorrono a ogni mezzo per difendere il loro business: condizionano le istituzioni accademiche e scientifiche e si infiltrano nelle agenzie governative con poteri decisionali sull’uso dei loro prodotti.

    Bee Life – Coordinamento Apistico Europeo hanno denunciato, alle istituzioni e pubblicamente, il ruolo di testa di ponte degli interessi delle aziende agrochimiche svolto da OPERA, centro di ricerca di una della più grande università private in Europa (Università Cattolica del Sacro Cuore), con sede nel campus di Piacenza, in Italia.http://www.beelife.it/blog/2014/01/11/ebc-bee-life-e-ceo-denunciano-il-ruolo-di-testa-di-ponte-dellindustria-agrochimica-svolto-dal-centro-di-ricerca-opera-delluniversita-di-piacenza/

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    1. Grazie della notizia e dell'informazione, questo è da diffondere....

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  4. Penso che forse questa non è una buona notizia:penso che ora,dato che queste multinazionali non riescono a rifilare i loro veleni in molti paesi,dove non trovano piu' le condizioni adatte(per esempio in Argentina,dove prima si trovavano meglio,ora no),dicevo ora invece ci vengono ad appestare da noi in Italia,dove ora "lavorano" meglio,con tipi come Letta,Renzi,Alfano.Io già non mi sento tanto bene.Quindi dico:queste donne sono eccezionali,però adesso forse possono agire più facilmente rispetto ad anni fa,da noi mi sembra che tutto viene imbrigliato in una rete ipocrita e appiccicosa.

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    1. anche io la penso così, ecco perchè sostengo la necessità di combattere contro la corruzione; le multinazionali, sia quelle della finanza che quelle dell'energia e dell'alimentazione, adorano i paesi corrotti, perchè sanno che basta pagare estero su estero su un conto anonimo in Svizzera o alle Isole Cayman i vari funzionari e riescono a ottenere ciò che vogliono. Si riesce a battere questi giganti soltanto promuovendo alle cariche dirigenti persone pulite e oneste che sono legate a doppio filo al loro territorio (nel senso letterale del termine) e neppure sotto tortura accetterebbero mai al mondo per nessuna cifra di vendere se stesso, la propria comunità e quel piccolo lembo di terra guadagnato a fatica dai suoi genitori, nonni, bisnonni. Non vedo altre alternative. La corruzione esiste perchè fa comodo ai poteri forti. Adorano omuncoli e donnette che diventano ministri: li possono guidare dove vogliono perchè aprono loro le porte alla ruberia personale e della loro famiglia, chiedendo in cambio "semplicemente" che chiudano un occhio sulle questioni che vanno a toccare e intaccare gli interessi dei grandi gruppi organizzati. Da li' nascono le agro-mafie.

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  5. Salve a tutti, in Italia viene usato il Roundap della Monsanto per diserbare, ed il princio attivo è appunto il glifosato e viene spiegato anche sel sito della mondanto italia : http://roundup.it/index.php/cos-e/composizione/13-il-glifosate-principio-attivo-di-roundup. La domanda nasce ovviamente spontanea... ma se è nocivo perchè lo producono e lo vendono? i ministeri della salute e dell'agricoltura italiani ne sanno qualcosa? perchè non informiamo i cittadini 5 stelle di questa cosa e gli forniamo dati scientifici del professor Montenegro? io una mail gliela mando vediamo se riusciamo a proteggere il futuro della notra agricoltura e delle nostre future generazioni.

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    1. ah dimenticavo ... inviate anche voi e-mail ai cittadini di camera e senato 5 stelle. Più info avranno e più potranno muoversi meglio.

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    2. Leroducono e le vendono per il seguente motivo: quella sostanza diserbante, in realtà, ha un effetto immediato e micidiale: eimina immediatamente ogni erbaccia e quindi il contadino è contento perchè salvaguarda il suo raccolto. Il problema è che: 1) è altamente tossico per la salute e quindi il prodotto che viene venduto contiene sostanze e micro-particelle dannose per l'organismo umano, in grado di poter causare anche mutazioni impreviste; 2) dopo cinque anni al massimo, il terreno comincia a produrre una nuova specie mutata di erbaccia che si mangia tutto ciò che si trova nel terreno e distrugge ogni forma di elemento chimico che compone la biosfera. Per eliminare questa potentissima erbaccia è necessario usare altri prodotti (che ha soltanto la Monsanto) estremamente costosi e anche quelli tossici. A questo punto il contadino che ha capito l'antifona dice: ah no, basta così! Allora, la Monsanto dice "ci sarebbe però una soluzione che aggira il problema, non lo sapevi che si può anche seminare e raccogliere senza essere costretti a dissodare il terreno?" e propone -con vantaggioso leasing- l'acquisto di alcune macchine agricole molto particolari che seminano nel terreno e -guarda caso- sono immuni dall'attacco di questi diserbanti. Va da sè (neanche a dirlo) che quelle macchine funzionano soltanto e unicamente con certi tipi specifici di sementi. L'unica azienda a produrli è la Monsanto. Prendere o lasciare. Me l'ha raccontato per filo e per segno con dovizia di particolari un imprenditore agricolo della Basilicata, regione dove la Monsanto ha fatto il pienone, costringendo molti contadini a gettare la spugna, vendendo la terra a consorzi di acquirenti -naturalmente presentati dalla stessa Monsanto- legati alla grande distribuzione. Il contadino che era un piccolo proprietario si è trasformato così in uno schiavo che lavora per la Conad, Coop, Crrefour, Gs, eccetera eccetera e il suo guadagno se ne va via per pagare il leasing di quelle macchine.

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  6. Informazioni preziose, grazie Sergio.

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  7. http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/ogm-250mila-suicidi-tra-gli-agricoltoriil-mercato-in-mano-alle-multinazionali/168751/

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  8. Figuriamoci che hanno appena assegnato il World Food Prize, una sorta di premio Nobel per l'agricoltura dell'ammontare di 250.000 USD, proprio a un rappresentante della Monsanto per il merito di combattere la fame nel mondo. Come dare il nobel per la pace a Hitler! E pensare che parte dell'enorme fatturato di queste multinazionali della distruzione vanno a fondazioni universitarie con il compito di formare nuovi ricercatori, nuovi soldati da arruolare per la distruzione delle nostre già martoriate colture e culture. diffondiamo!

    Rasti

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  9. ho letto da qualche parte che il marito della Ministra De Girolamo è rappresentante della Monsanto per la Puglia. E' vero o è una bufala.

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