venerdì 27 luglio 2012

« Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. » (Pier Paolo Pasolini)


di Sergio Di Cori Modigliani


Ma sì, fa caldo, divertiamoci. Facciamo zapping e vediamo che cosa ci raccontano:

ho visto alla televisione per qualche istante la sala in cui erano riuniti in consiglio i potenti (a) che da circa trent'anni ci governano. Dalle bocche di quei vecchi uomini, ossessivamente uguali a se stessi, non usciva una sola parola che avesse qualche relazione con ciò che noi viviamo e conosciamo. Sembravano dei ricoverati che da trent'anni abitassero un universo concentrazionario: c'era qualcosa di morto anche nella loro stessa autorità, il cui sentimento, comunque, spirava ancora dai loro corpi. I richiami di (b) all’ancien regime, pieni di ampollosa spregiudicatezza, erano talmente insinceri da rasentare il delirio; i giovani descritti da (c) erano fantasmi quali possono essere immaginati solo dal fondo di una fossa dei serpenti; il silenzio di (d) era intriso di un cereo sorriso di astuzia terribilmente insicura e ormai, timida, senza riparo.

Il brano precedente non è mio.
E’ l’incipit di un lunghissimo editoriale pubblicato sulla terza pagina del corriere della sera il 18 febbraio 1975, a firma Pier Paolo Pasolini, il cui titolo era “I Nixon italiani”.
Per evitare che lo riconosceste subito per via dei nomi usati, al posto dei cognomi ho messo delle lettere, laddove (a) sta per democristiani, (b) sta per Fanfani, (c) sta per Moro e (d) sta per Andreotti.
Era necessario usare questo trucco da baraccone per introdurre l’argomentazione, che oggi, è doppia:
A). Dal 18 febbraio del 1975 sono trascorsi 37 lunghi anni, due generazioni: non abbiamo fatto un passo avanti. Anzi.
B). Oggi, la situazione è peggiore e siamo già entrati a “pieno regime” nella deriva autoritaria che ben prefigura la imminente catastrofe della democrazia rappresentativa.

Il punto B, è chiaro, deve essere inteso come tragica conseguenza e risultato del punto A.

Quell’articolo sul corriere è fondamentale per comprendere l’attuale fase che stiamo vivendo. Perché se “non si conosce il proprio passato non è possibile comprendere dove si sta e non c’è alcuna possibilità di sapere dove si sta andando”.

Siccome ho figliato, oltre alla mia caratteriale passione civile sono animato da un profondo interesse altruista per il futuro della civiltà, non mi va di morire pensando che i miei figli si troveranno in mezzo alla totale barbarie, mi fa sentire in colpa. Meglio morire combattendo per impedire che la barbarie prevalga, è un’eredità migliore da lasciare.

C’è anche il punto C, da non sottovalutare. E’ relativo a un’idea che nei decenni è andata acquistando sempre più vigore, sempre più forza, e sempre più consistenza, (nei circoli di esseri liberi, pensanti, e ben informati) relativa all’assassinio di Pasolini, e che identifica la sua morte dentro la cornice di “omicidio politico con regolari mandanti” finendo quindi per iscriverlo tra i vari atti del nostro passato, da Piazza Fontana alla strage di Brescia, Italicus, fino alla ben curiosa e inquietante vicenda della bomba al liceo Morvillo-Falcone di Bari. Tutti d’accordo nell’identificare questo editoriale come la inconsapevole condanna a morte di Pasolini, il suo suicidio annunciato, né più né meno di quanto non avesse fatto il 28 giugno 1992 Paolo Borsellino con la sua intervista di allora su la repubblica.

Punto A).
E’ agghiacciante il fatto di leggere quelle righe, oggi, e accorgersi che è -fatta la dovuta tara-  il linguaggio argomentativo base usato da Beppe Grillo, perché siamo nella stessa identica situazione, a differenza della Germania, Francia, Usa, Argentina, Sudafrica, Nuova Zelanda, Cina, Finlandia (ho preso dei nomi a casaccio) che oggi vivono una loro specifica e localistica realtà completamente diversa, ben inserita nel contesto della globalizzazione planetaria. Nello stesso anno, in Usa si facevano battaglie per riuscire ad avere un sindaco nero in una piccola città, in Sudafrica Nelson Mandela stava  a marcire in galera, in Cina non riuscivano ad alimentare la popolazione e si trovavano in mezzo a una guerra civile sanguinosa, in Argentina c’erano i fascisti militari al governo, la Germania era spaccata in due e la sua economia, pur forte e vigorosa, era inceppata e bloccata dalla guerra fredda, la Finlandia era una provincia abbandonata, colonizzata dalla piovra sovietica, la Nuova Zelanda aveva un reddito pari a quello dello Zimbabwe di oggi, e via dicendo. Il mondo era diverso. Poi, si può aggiungere “nel bene o nel male” ed è una questione di punti di vista, in questa sede, per il momento irrilevante. Ciò che conta è toccare con mano l’irrigidimento della società italiana medioevale che va sempre di più delineandosi nello scacchiere europeo come il cancro della situazione attuale. Noi stiamo ancora lì. Soltanto un paese di individui malati di narcolessia perniciosa può considerare plausibile un’argomentazione anti-teutonica facendola passare come valida, addirittura ad personam (la Merkel come mostro nazista assetata di sangue vivo perché lei è cattiva e indossa pantaloni larghi ) o l’identificazione della “speculazione internazionale” presentata come la Spectre dei film di James Bond, cioè senza faccia, senza firma, senza identità, così, a vacca, o la pretesa di usare in maniera manipolatoria il termine “globalizzazione” attribuendo ai mercati internazionali la responsabilità dell’attuale crisi italiana: che cosa c’entra la globalizzazione con il fatto che Lusi è un ladro? E la famiglia Bossi pure? Che cosa c’entra l’Europa e la BCE con il fatto che la popolazione italiana ha “ufficialmente” scoperto soltanto nel febbraio del 2012 (per caso) che la vittoria nel referendum del 1993 con la quale si sanciva la volontà popolare nell’eliminare il finanziamento pubblico dei partiti era stata violata e stuprata dall’idea del cosiddetto “rimborso elettorale”? Che cosa c’entra Goldman Sachs con il fatto che Gianfranco Fini e Massimo D’Alema godono oggi della possibilità di poter usufruire con sereno piacere i tanti soldi prelevati dalle tasche dei contribuenti italiani in quanto rimborso spese per i DS (estinti) e AN (estinta) finanziando persone, uffici stampa, riviste, film, libri, case editrici e fondazioni? (potrebbero tranquillamente godere dell’epiteto di “cari estinti”). Che cosa c’entra Mario Draghi con il fatto che la Banca Popolare dell’Emilia Romagna (un tempo vero polmone creditizio per le imprese emiliane) ha il massimo numero di filiali nella zona meridionale della Calabria, 40 soltanto nella città di Crotone, e la sua quotazione in borsa è passata da 22 euro ad azione a 2,3 in cinque anni mangiandosi il risparmio di milioni di brave persone e facendo fallire migliaia di aziende gestite da imprenditori per bene? Che cosa c’entra l’Islam e gli emigrati extra-comunitari con il fatto che dal 1975 a oggi, tutti i governi –nessuno escluso- ha fatto sì che le risorse governative destinate all’istruzione pubblica, ricerca scientifica e sanità, passassero dal pubblico al privato cattolico (gestito da istituzioni vaticane esentasse) in misura sempre maggiore? Ecc.,ecc.
Quest’articolo mi è venuto alla mente saettando come una freccia, ieri sera, mentre guardavo la televisione e ho visto lì, appollaiati sui loro bravi sgabelli, tre rappresentanti fondamentali dei media nazionali: Giuliano Ferrara, Paolo Mieli, Gad Lerner, ospiti di Mentana. I tre, nella mente di Mentana, rappresentavano “l’Italia che conta” e cioè la destra (Ferrara) il centro progressista (Mieli) e la sinistra antagonista (Lerner). Tre zombie.

Tutti e tre, baci in bocca e abbracci misti a salamelecchi, hanno intonato grandi peana in appoggio a Mario Monti, esaltando Mario Draghi, parlando di un mondo che non ha nulla a che vedere con quello reale, esattamente come nell’argomentazione di Pasolini nel 1975. In un contesto del genere, perfino il concetto di rivolta diventa obsoleto e inutile. Perfino l’indignazione diventa inefficace e antica e risuona, tonante e rombante, l’auto-definizione fornita da Pier Paolo Pasolini nel giugno del 1975 quando sferrò il decisivo attacco contro la corruzione dilagante del potere politico che poi gli costò la vita: “"lo non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa ricerca. Forse qualche lettore troverà che dico delle cose banali. Ma chi è scandalizzato è sempre banale. E io, purtroppo, sono scandalizzato. Resta da vedere se, come tutti coloro che si scandalizzano (la banalità del loro linguaggio lo dimostra), ho torto, oppure se ci sono delle ragioni speciali che giustificano il mio scandalo." 

E’ l’unico intellettuale italiano che abbiamo oggi a disposizione per comprendere, ancora attivo. E’ morto. Ma in un paese di zombie, un morto è già qualcosa, se in vita valeva. E’, quindi, da riesumare perché serve a comprendere la vera identità degli zombie che ci stanno strozzando. Se lo tirate fuori dalla tomba e lo fate resuscitare, guarderà l’Italia e dirà “ok, è uguale al 1975, posso riprendere il cammino”.
Dovete scandalizzarvi. Dobbiamo scandalizzarci tutti. Dobbiamo uscire dalla mefitica palude del cinismo e ritrovare quella passione civile (che non vuol dire aderire a una lista civica o andare ad applaudire Grillo a uno dei suoi comizi intrisi di comichese d’attacco) ma vuol dire sentirsi continuamente infiammare da una forza ritrovata di impegno culturale che alimenta la propria intelligenza civica.
 Ferrara, Mieli e Lerner sono tre zombie del 1975 che oggi non possono aspirare a godere il rispetto della società civile pensante. Andrebbero messi sotto processo per “diffusione di menzogne, falsificazione costante della realtà, alterazione del dna antropologico della nazione al fine di sfruttare le risorse umane, esistenziali, spirituali, culturali e materiali con l’unico interesse di godere di privilegi iniqui per salvaguardare interessi privati criminali”. Così Pier Paolo Pasolini scriveva nell’estate del 1975 sostenendo che l’intera classe democristiana, socialista e comunista dovevano andare sotto processo per far fare un salto evolutivo alla nazione “e dare la soddisfazione al popolo di toccare con mano che, una volta nella Storia, paga chi ha compiuto il danno”.

E così che si ricostruisce il Senso, e quindi si può comprendere il Significato di ciò che sta accadendo. Se pensate di vivere in un paese a capitalismo avanzato ascoltando le parole dei mitòmani meneghini convinti che ciò che accade alla borsa valori di Milano abbia anche una minima importanza, diventerete mitòmani anche voi. Venite sviati, pilotati. Il settimanale democristiano “La Discussione” in data 29 settembre 1975, poco prima della sua morte, fu il primo a minacciarlo scrivendo questo:
“Processo alla DC uguale processo all’Europa, ecco cosa vuole. Dirlo può essere divertente e anche intelligentemente stimolante. Farlo implica un prezzo che non risparmierebbe certamente gli amici di Pasolini e nemmeno lo stesso Pasolini. E’ bene che lo sappia”.
Il 29 ottobre 1975, esattamente come fece Borsellino nell’estate del 1992, andò a visitare Calvino. Pasolini era disperato, si sentiva isolato, abbandonato, calunniato. Era la prima volta che si mostrava preoccupato. Gli disse andando via “Spero soltanto che Gesù esista per davvero e che voglia accogliermi in Paradiso”. Il giorno dopo, 30 ottobre, scrisse sul settimanale di finanza Il Mondo, perché dal mese di giugno aveva cominciato a occuparsi di finanza ed economia.  “Rispondo in questo modo agli attacchi del potere marcio clerico-fascista, perché è necessaria una mutazione immediata del nostro dna, un risveglio civico e virile della nazione, pena la totale disfatta. I politici sono difficilmente recuperabili a una tale operazione. La loro è una lotta per la pura sopravvivenza. Devono trovare ogni giorno un aggancio per restare attaccati e inseriti là dove lottano (per sé o per gli altri, non importa). La stampa rispecchia fedelmente la quotidianità, il vortice in cui sono presi e travolti. E rispecchia anche fedelmente le parole magiche, o i puri verbalismi, cui sono attaccati riducendovi le prospettive politiche reali ("morotei", "dorotei", "alternativa", "compromesso", "giungla retributiva"). I giornalisti autori di tale rispecchiamento sembrano essere complici di tale pura quotidianità, mitizzata (come sempre la "pratica") in quanto "seria". Manovre, congiure, intrighi, intrallazzi di Palazzo passano per avvenimenti seri. Mentre per uno sguardo appena un po’ disinteressato non sono che contorcimenti tragicomici e, naturalmente, furbeschi e indegni.  
I sindacalisti non possono essere di maggiore aiuto. Lama, sotto cui tutti i facitori di opinione hanno preso l’abitudine di accucciarsi come cagnette in fregola sotto il cane, non saprebbe dirci nulla. Egli è uguale e contrario, ossia contrario e uguale a Moro, con cui tratta. La realtà e le prospettive sono verbali: ciò che conta è un oggi arrangiato. Non importa se Lama è costretto a questo, mentre i democristiani vivono di questo. Oggi pare che solo platonici intellettuali (aggiungo: marxisti) - magari privi di informazione, ma certo privi di interesse e di complicità - abbiano qualche probabilità di intuire il Senso di ciò che sta veramente succedendo: naturalmente però a patto che tale loro intuire venga tradotto - letteralmente tradotto - da scienziati anch’essi platonici, nei termini dell’unica scienza la cui realtà è oggettivamente certa come quella della Natura, cioè l’Economia politica.
Due giorni dopo il corriere della sera gli comunicò che la sua collaborazione era sospesa. Stampò il suo ultimo intervento, rispondendo alla domanda gossip del suo stupido interlocutore: “Che cosa vogliono davvero gli italiani, oggi? Lo chiediamo a un intellettuale in grado di interpretare i gusti della nazione”.
Ecco la sua risposta il 1 novembre del 1975:

“Gli italiani vogliono consapevolmente sapere quale sia stato il vero ruolo del Sifar.

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere quale sia stato il vero ruolo del Sid.

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere quale sia stato il vero ruolo della Cia.

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere fino a che punto la Mafia abbia partecipato alle decisioni del governo di Roma o collaborato con esso.

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere quale sia la realtà dei cosiddetti golpe fascisti.

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere da quali menti e in quale sede sia stato varato il progetto della «strategia della tensione» (prima anticomunista e poi antifascista, indifferentemente).

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere chi ha creato il caso Valpreda.

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere chi sono gli esecutori materiali e i mandanti, connazionali, delle stragi di Milano, di Brescia, di Bologna.

Ma gli italiani - e questo è il nodo della questione - vogliono sapere tutte queste cose insieme: e insieme agli altri potenziali reati col cui elenco ho esordito. Fin che non si sapranno tutte queste cose insieme - e la logica che le connette e le lega in un tutto unico non sarà lasciata alla sola fantasia dei moralisti - la coscienza politica degli italiani non potrà produrre nuova coscienza. Cioè l’Italia non potrà essere governata.

Il Processo Penale di cui parlo ha (nella mia fantasia di moralista) la figura, il Senso e il valore di una Sintesi. La cacciata e il processo (istruito - dicevo - se non celebrato) di Nixon dovrebbe pur voler dire qualcosa per voi, che credete in questo gioco democratico. Se contro Nixon in America si fosse svolto un gioco democratico, quale sembra esser da voi concepito, Nixon sarebbe ancora lì, e l’America non saprebbe di sé ciò che oggi sa: o almeno non avrebbe avuto la conferma, sia pur formale (ed è importante) della bontà di ciò che essa reputa buono: la propria democrazia.

Ma se (come mi pare evidente, con immedicabile mortificazione) l’opinione pubblica italiana - che anche voi rappresentate - non vuole sapere - o si accontenta di sospettare -, il gioco democratico non è formale: è falso. Nasce così il Falso”.

Nasce così il Falso, in quegli anni, in quei momenti. Pochi giorni dopo, viene assassinato.

Da allora, nessuno ci ha mai spiegato nulla. Nessuno ci ha mai detto nulla. Nessun elemento, strage, eccidio, assassinio, omicidio, è stato mai chiarito. Nessuna personalità politica –ad un certo livello- ha mai “parlato”, ha mai sentito il bisogno di dire come stanno le cose. Mai.

37 anni dopo siamo ancora lì.

Merita, quantomeno, alcune riflessioni.

 

Punto B).

E’ la netta conseguenza dell’esistenza del punto A. Ma per sottrarsi alla possibilità di diventare uno schiavo stupido, o uno schiavo passivo o quella che mi sembra la tendenza sempre più emergente oggi in Italia “schiavo a propria insaputa” è necessario armarsi di strumenti di comprensione culturale e uscire dal gregge. Oggi è peggio che nel 1975. Perché oggi la manipolazione ha raggiunto tali livelli per cui le persone non sono neppure in grado di comprendere quale sia “il gregge”. Pensano che cliccare sul sito di Pinco Palla che reca l’intestazione “qui vi diciamo cose che la finanza oligarchica non vi dirà mai” (il neo-gregge italiota del 2012) promuova immediatamente verso un territorio di Verità, mentre invece si va a finire nel territorio del Falso al quadrato. La spasmodica e bulimica ricerca di “informazioni” è una malattia epidemica del gregge. Per spiegarlo e chiarirlo è sufficiente un’argomentazione elementare: “Che cosa ci fate con le informazioni se non avete strumenti interiori in grado di decifrarle?”. Che Senso ha che Einstein regali una formula matematica al Trota? Che cosa ci fa il Trota? Nulla. Che cosa fa la gente, le brave persone innocenti, ingenue ma sincere e oneste, la sera a casa quando ascolta al telegiornale “informazioni oggettive” sullo spread, aliquote, grafici, il tutto all’interno di una pappa gossip mescolata di tekno-politichese? Non ci fa nulla. Che cosa ci fareste voi se vi facessi leggere una informativa super segreta che il presidente di Goldman Sachs ha inviato a Mario Draghi? Nulla. Neanche io ci farei nulla. Per chiunque di noi sarebbe incomprensibile; in Italia (se va bene) saranno in 20 in grado di sapere e capire ciò che c’è scritto.

Questo sistema è blindato, è bene prenderne atto. Ho avuto una chiara visione (definitiva) ieri sera guardando alla tivvù quei tre clown mediatici che mi hanno ispirato questo post.  Evolversi vuol dire “sottrarsi all’informazione per non essere deformato”. Non fatevi disossare della vostra qualità umana. Non cercate “informazioni” in maniera mitòmane: è INSENSATO, è ciò che vuole il Potere. Rimboccatevi le maniche, prendete atto che vivete nel medioevo e mettetevi a studiare. Se l’avete già fatto e poi avete smesso, ebbene, riprendete la via. A che cosa serve avere “l’informazione” che il quotidiano Libero dal febbraio del 2012 guida in maniera violenta l’opposizione contro Monti? (fatto vero e incontestabile, è una realtà linguistica). E’ una informazione inutile. Non solo. Nonostante sia Vera, in realtà è un Falso. Se io, questa “informazione” non la lego a un’altra “informazione” e cioè che in data febbraio 2011 il quotidiano è stato condannato da un tribunale per truffa ed è stato obbligato a risarcire allo Stato 16 milioni di euro di sovvenzioni ottenute con false fatture, evento cancellato dal governo Berlusconi in data 18 settembre 2011, ma poi riesumato da un magistrato della corte dei conti e riconfermato (in via definitiva) esattamente 24 ore prima che Libero scendesse in campo con argomentazioni simili a quelle di Paolo Barnard; se io non possiedo anche questa “informazione” che lega i due eventi, a che cosa mi serve la prima informazione? A nulla.

A questo servono i partiti che oggi compongono la classe politica: a far da filtro e impedire che si diffonda la cultura, “la formazione” in modo tale da avere strumenti operativi tali per cui si riescono a connettere i puntini e si riesce ad avere una visione di insieme. E’ per questo che sono tutti contro la Cultura, la temono più di ogni altra cosa in assoluto.

“L’informazione” oggettiva è inutile. Conta “l’in-formazione” ovvero l’introduzione di notizie, concetti, eventi che possano essere decrittati, decifrati, tradotti da coloro che hanno strumenti di formazione adeguati e competenze tecniche necessarie e sufficienti per capire il Senso. E il Senso che ci hanno sottratto lo si recupera non andando a caccia di risposte, bensì cambiando le domande che ci si pone: è facile, è alla portata di tutti. Potete cominciare da subito.

Esempio unico valido per tutti. Domanda politica a chiunque: “Scusi, perché la Minetti dovrebbe dimettersi?”. Nessuno la fa, e così il potere gongola perché riesce a provocare la frattura tra gonzi che si dividono tra chi dice che si deve dimettere e chi sostiene che non deve; l’importante è che nessuno si interroghi sul perché.

Domanda: “Perché in data 26 luglio 2012 Mario Draghi dice una frase identica, identica, nel Senso di identica, a quella detta il 28 giugno, il 17 giugno, il 12 giugno e il 30 maggio, ma questa volta provoca un rialzo in borsa clamoroso per imprese decotte e lo spread si abbassa? Come mai? Perché?”. La notizia (cioè la “vera informazione”) non sta in ciò che Draghi ha detto ieri (cioè nulla) ma perché il Potere e la truppa mediatica asservita hanno stabilito (di comune accordo) di attribuirgli un valore Altro. Quella è la vera notizia, ma è un’informazione comprensibile soltanto se si è formati, altrimenti è inutile.

Punto C.

La morte di Pier Paolo Pasolini decretò il tramonto di un grande dirigente editoriale, Piero Ottone, direttore allora del corriere della sera, l’uomo che aveva portato nel quotidiano Pasolini. I documenti pubblicati negli ultimi 35 anni ci mostrano come gli ultimi articoli di Pasolini siano stati identificati come un pericolo reale al punto tale da aver accelerato il processo di organizzazione del diabolico e criminale piano di un materassaio di Frosinone, certo Licio Gelli, che si incontrò con agenti della Cia per pianificare la totale ristrutturazione e controllo dell’intero sistema di comunicazione mediatica in Italia. Tant’è vero che poco tempo dopo la morte di Pasolini, Ottone ebbe il ben servito sostituito da uno sconosciuto giornalista alle prime armi, certo Franco Di Bella, importante pedina della P2, ecc.,ecc.

La morte di Pasolini fu alchemizzata dal potere politico come un sintomo. Capirono, allora che tremendo pericolo potesse essere un intellettuale libero e non compromesso, indipendente, non sulla lista paga di chicchessia. Micidiale per ogni potere costituito. Da allora iniziò la mattanza di cui nessuno ha parlato mai: la compravendita dei cervelli italiani, la prostituzione di massa delle menti pensanti, rispetto al quale, i giochetti erotici della Minetti sono roba da educande della prima elementare.

Questo è il vuoto che ci hanno lasciato.

Questo è il vuoto pneumatico nel quale ci fanno nuotare.

Questo è il vuoto che noi tutti dobbiamo andare a riempire.

Abbiamo un precedente. Abbiamo una eredità alle spalle.

Raccogliamone la staffetta.

Se non si ricomincia ad alzare il tiro della Cultura e dell’Intelligenza, non avremo scampo.
Perché un paese di bèceri farlocconi ignoranti, lo annienti come, quando e per quanto vuoi.
“Lo chiede l’Europa tecnocratica delle oligarchie”, è proprio il caso di dirlo.

Oh yes!

3 commenti:

  1. Grazie infinite.
    Un articolo eccellente e di grandissimo impatto.
    Coloro che certe questioni le hanno intimamente elaborate da tempo si sentiranno meno soli e meno folli.

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  2. sono d'accordo sul contenuto ma e' da vedere la causa-effetto.
    nel senso, e' cambiando l'informazione che cambiamo la gente oppure e' la gente che cambiando cambia l'informazione che desidera ricevere?

    mi sento che non puoi far leggere ed apprendere qualcosa a qualcuno se non gli interessa.

    oggi alla gente piace il frivolo, per questo siamo circondati dal gossip.

    il cambiamento viene da dentro, a seconda di cosa interessa, quello viene creato fuori.

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  3. Un'ottima analisi per chi vuol capire la realtà italiana senza usare le lenti correttive delle ideologie, a
    prescindere.

    La situazione oggi è peggiorata perché il controllo sull'informazione è aumentato. Soprattutto l'avvento della tv commerciale ha permesso alla P2,tuttora attiva e vitale, di veicolare la cultura che ci ha portato al disimpegno, alla deresponsabilizzazione, all'attuale disastro economico sociale civile politico. Certamente non basterà una generazione per modificare questa situazione, anche perché di Pasolini,di intellettuali coraggiosi in giro non se ne vedono. I Mentana,i Lerner, i Facci, i Fazio e Saviano si guardano bene dal rischiare fama e soldi andando contro la cultura dominante. Si limitano a fare "ammuina" per confondere le acque, ma nel puro stile dei gattopardi. Internet potrebbe fare la differenza, ma qui interviene di nuovo il fattore culturale limitante perché gran parte degli internauti sono figli della stessa cultura che ha ucciso Pasolini, Borsellino, Falcone, che offende Ingroia, Scarpinato e quanti credono ancora nella Costituzione, che non è un optional buono per tutte le stagioni.

    Le informazioni su internet ci sono, basta saperle cercare, ma quanti hanno il tempo e gli strumenti culturali per interpretarle? Quanti sanno, ad esempio, che l'80 per cento della ricchezza mondiale è controllata da appena 50 Corporations, fra cui le solite Barklays, Ubs, Stanley & Morgan, Goldman, Soros e tanti altri,per lo più sconosciuti ai non addetti ai lavori. L'unica presenza italiana è Unicredit, al 43° posto, ma si sa che ormai ha più capitali arabi che italiani. E ci si occupa solo dello spread e di Mario Draghi?

    Ieri sera c'è stata la faraonica inaugurazione delle Olimpiadi a Londra. Ebbene quanti sanno che si tratta di un classico rito massone, basta osservare i simboli usati, utilizzato come Hitler usava le adunanze faraoniche nella Germania nazista? E' una gigantesca manipolazione delle masse e della mente umana, tenuto conto che almeno metà della popolazione terrestre seguirà i giochi.

    Comunque,lo ribadisco: meglio vivere da pinguino impazzito che morire da rana, lessa e fessa.

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