venerdì 24 gennaio 2014

Chi è la preda, oggi in Europa? Ce lo ha raccontato una romanziera ucraina e un colonnello italiano.




di Sergio Di Cori Modigliani

Alcune questioni di geo-politica europea.

Il 1926, il 1927, il 1928 e, soprattutto, i primi nove mesi del 1929, furono anni di impressionante crescita finanziaria in tutto il mondo. Furono i quattro anni nei quali l'oligarchia occidentale raggiunse la più vasta quantità di profitto economico mai realizzata, seconda soltanto -e per pochissimo- a quella che si è verificata nel 2011, 2012, 2013 e in questo iniziale 2014.
Ciò che i media non ci raccontano in questo periodo riguarda la impressionante crescita esponenziale, in termini di profitto e rendita finanziaria, che le più importanti famiglie europee e statunitensi hanno accumulato negli ultimi tre anni e mezzo.
Basterebbe questo semplice dato per comprendere tutte le motivazioni che si trovano alla base dell'apparente incompetenza, apparente immobilismo e apparente incapacità da parte della classe dirigente politica e imprenditoriale, oggi Gennaio 2014, di apportare i necessari interventi per modificare la rotta attuale.   
Perchè mai dovrebbero?
Era dal 1928 che le cose non si mettevano così bene.
Una decade, quella tra il 1920 e il 1929, celebrata da grandi scrittori, saggisti, romanzieri, . cronachisti, giornalisti, opinionisti, che ci hanno lasciato in eredità un fondamentale patrimonio di notizie e informazioni per comprendere ciò che era accaduto. 
Non si era mai verificato che modeste segretarie, impiegati di concetto, agricoltori poveri, in un breve lasso di tempo riuscissero a ottenere lauti profitti in borsa, abbandonando le campagne che iniziavano a spopolarsi, disertando il lavoro commerciale e industriale identificato come "una fantasia piccolo-borghese" e spostando i capitali solo e soltanto nell'attività speculativa finanziaria. Il tutto gestito e amministrato da cinque colossi, Goldman Sachs, J.P.Morgan, Rothschild Bank, Manufacturer Hannover Trust e Royal Bank of Scotland. Era un periodo di ebbrezza contagiosa e la velocità della comunicazione era, allora, il trend emergente, celebrato e osannato dalla classe intellettuale dell'epoca che aveva prodotto (in Italia) l'esaltazione del movimento futurista fondato da Marinetti, il quale declamava in pubblico poemi a celebrazione della velocità di guadagno in borsa grazie all'irruzione della tecnologia nel mondo sociale. Il Corriere della Sera, insieme all'Archivio Alinari e alla Fondazione Cinecittà ha aperto un sito sulla crisi del 1929 nel quale è possibile andare a spulciare i giornali dell'epoca per comprendere quale fosse l'humus che serpeggiava in quegli anni. 
http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=wallstreet 
Ecco un estratto dell'occhiello di apertura di un articolo apparso il 3 settembre del 1929, quarantatrè giorni prima del crollo improvviso della borsa di Wall Street:



Record a Wall Street
La borsa di Wall Street stabilisce un nuovo record: il Dow Jones industrial average raggiunge 386,1 punti. Dal 1925 le azioni sono cresciute in media del 120 per cento, in quattro anni centinaia di migliaia di americani sono andati in banca per farsi prestare i soldi necessari all’acquisto dei titoli, con finanziamenti che arrivano fino ai due terzi della cifra investita. In tutto il mondo si raccontano le storie di dattilografe che grazie ai soldi guadagnati hanno lasciato il lavoro e si son date alla bella vita. L’America pare essere diventata il Paese di Bengodi, anche in Italia non mancano quelli che vorrebbero seguire l’esempio proveniente da oltre oceano. 

Ciò che è accaduto dopo, lo sanno anche i bambini.
I più importanti scrittori degli anni'20, da Fitzgerald a Lewis, da Anderson a Barnes, da Evelyn Waugh a Katherine Mansfield rimasero travolti dal crollo della borsa. E negli anni successivi emerse una nuova generazione di autori che si impegnò a raccontare, invece, gli anni del declino, del disagio sociale, della degradazione, di un mondo che era andato in pezzi provocando e producendo disperazione, disoccupazione, fame e miseria.
Tra questi, in Europa, una voce rappresentativa di quella nuova espressione furono i romanzi della scrittrice ucraina Irene Nemirovski, nata a Kiev nel 1905 e trasferita con la famiglia nel 1921 a Parigi per fuggire dalla guerra civile tra russi bianchi e bolscevichi. 

Ho da poco finito di leggere un suo splendido romanzo uscito in Francia nel 1938, "La preda" tradotto in italiano nel 2011 e distribuito dalla Adelphi di Milano. L'immagine che vedete in bacheca è la copertina del libro, una fotografia scattata nel 1940 a Parigi dal celebre fotografo Horst P. Horst che si chiama "Lisa sulla seta". Non è certo un caso che la Adelphi sia l'unica casa editrice italiana (tra quelle importanti) che si è rifiutata di pedinare la voracità delle nuove masse analfabete e invece di appiattirsi al ribasso ha insistito sulla propria ottima strada, addirittura innalzando la qualità della propria offerta. E di questo bisogna rendere merito a Roberto Calasso, geniale dirigente editoriale, che ha inventato dal nulla la casa editrice nel 1969 e l'ha difesa con i denti fino a oggi.

E' un romanzo inquietante, direi addirittura allarmante per quanto è attuale.
Al di là dell'ottima qualità narrativa e della eccezionale capacità di saper cogliere e raccontare l'autentico vissuto dell'intimità privata, nel gioco d'amore tra maschi e femmine, ciò che in questo libro colpisce è l'attualità cronachistica.
Sembra scritto nel 2013.
Sembra che descriva gli umori, i sapori, i sogni, le ambizioni, le delusioni e il disadoro dei cittadini italiani di quest'epoca. 
Parla di finanzieri all'arrembaggio, di politici corrotti e arraffoni, di masse di giovani disoccupati disposti a vendersi per una paga da fame o per un effimero successo, della trasformazione della società divenuta "preda costante di speculatori all'arrembaggio che hanno trasformato le vite pulsanti, l'energia fragorosa dei giovani che vivono l'eternità del loro desiderio, pronto a esplodere in un qualunque momento, in un banale numero. Siamo cifre, percentuali, privi di individualità. Ormai si è incasellati in un gioco gestito e condotto da una pattuglia di speculatori privi di scrupoli. Nelle tribune della Camera dei Deputati una folla immobile, stipata tra le colonne, aspetta le sue star con silenziosa soddisfazione, per capire chi bisogna servire, nei confronti di chi è necessario diventare deferenti per ottenere uno straccio di paga. E' chiaro a tutti ormai che siamo stati sequestrati dai due mostri divoratori dei sogni: la Finanza e la Politica". 
La trama si dipana raccontando una storia d'amore, intrepretata da Jean Luc Daguerne, un giovane poverissimo che tenta (e la ottiene) una scalata di successo verso il potere finanziario, frantumando nel suo percorso ogni forma di sentimentalità, di emotività, di decoro interiore, sempre a "caccia di nuove prede da stordire con la retorica del discorso politico ben congegnato, pur di ottenere in cambio i voti necessari per essere eletti nel nome della propria vanità, dell'interesse privato, della sopraffazione".
Finchè un giorno, raggiunto l'acme del successo, si accorge della propria povertà interiore.
Il resto non ve lo dico, nè vi racconto la parte più gustosa, invitandovi a leggerlo (se non volete spendere 18 euro per l'acquisto lo trovate in ogni biblioteca comunale di ogni città italiana).
Ci descrive la nostra vita di oggi, le attuali contraddizioni, ciò che sta accadendo, come noi viviamo e scopriamo che l'atmosfera della Parigi nel 1932 è la stessa identica di quella di Roma nel 2014.
Se parlo oggi della Nemirovski, e di questo splendido breve romanzo, è perchè si tratta di un best-seller ucraino, ripubblicato di recente in quella terra da noi lontana che vanta dei record per noi inconcepibili. L'Ucraina ha il 98,9% di alfabetizzazione. L'ultimo sondaggio condotto nel marzo del 2013 dall'Unione Europeo rivela che nella scala dei loro valori, al primo posto c'è la musica, al secondo l'amore, al terzo la letteratura, al quarto la famiglia, al quinto l'espressione individuale, al sesto il sesso libero. Il danaro si trova all'undicesimo posto, mentre in Italia è saldamente al primo posto nella scala dei valori con la percentuale del 72%, seguito dal cibo, dai viaggi, dalla notorietà, dal lavoro fisso, dalla visibilità vip.
L'Ucraina è anche il paese con il record europeo di diffusione della lettura (l'82% della popolazione legge almeno 20 libri l'anno, mentre in Italia il 46% non legge nulla oppure un solo libro). La gente mette da parte i soldi per andare ai concerti di musica, ai recital dei poeti, e la loro più grande aspirazione consiste nel sentirsi parte integrante della famiglia europea.
E' una etnia, secondo me, che può arricchire il dibattito europeo regalandoci la partecipazione di una cittadinanza agguerrita che ha la caratteristica di essere molto colta, con un livello spropositatamente alto di consapevolezza collettiva, che ha già fatto sapere che considerano il loro ingresso nella Unione Europea come garanzia formale contro la dittatura colonialista di Putin, ma non entreranno mai nell'euro nè accetteranno mail l'imposizione del Fiscal Compact.

Sono, quindi, pericolosi.
E' per questo che la Francia, la Germania, l'Italia, l'Inghilterra, tacciono. 
Averli dentro l'Unione Europea non conviene: alzerebbero il livello di contrapposizione e antagonismo contro le disposizioni della troika politico-finanziaria, sarebbero una perenne spina nel fianco e insieme ai ceki (nazione europea che ha bocciato il Fiscal Compact e si è rifiutata di applicare le disposizioni del Fondo Monetario Internazionale) potrebbero andare a costruire una intercapedine antagonista contro i russi a est e contro la tecnocrazia finanziaria a ovest.
Gli stati europei sono colpevoli di omissione di soccorso.
Non c'è solidarietà nè informazione nè alcuna copertura mediatica sugli eventi che in questi giorni si stanno verificando lì.
Anche nel 1938, la Francia e l'Inghilterra decisero -per gli stessi identici motivi- di far finta di niente e abbandonare al proprio destino la Cecoslovacchia, rifiutando di firmare con i ceki un patto di alleanza. E quando i tedeschi la invasero annettendola, l'Europa non si mosse pensando che quella preda fosse stata sufficiente per l'appetito dei nazisti.
Non è molto diverso il quadro europeo, oggi, da quello della metà degli anni'30.
Secondo gli storici e i sociologi inglesi, francesi e tedeschi, ciò che sta accadendo in Ucraina è l'ultimo atto della vecchia guerra fredda, oppure l'inizio di una nuova guerra fredda. Secondo gli statunitensi, invece, è il primo atto di quella che loro chiamano "the hot ice war", la guerra ghiaccio bollente: un paradosso. Per il momento non abbiamo nè bombardamenti nè carri armati nè soldati che sfilano (ed è quindi fredda) eppure i morti si contano già a milioni (ed è quindi calda). Sono l'esercito dei disoccupati, dei nuovi poveri, degli imprenditori falliti, dei suicidi per disperazione, della gigantesca massa di europei tra i quali aumenta sempre di più il livello di consapevolezza di uno stato di guerra permanente tra la tecnocrazia finanziaria da una parte e il popolo dall'altra. I sociologi li considerano "effettivi morti sociali" perchè vengono cancellati dallo scambio quotidiano, sottratti al consumo per indigenza e quindi proiettati fuori dal ciclo economico: sono diventati un numero, perchè a loro (ed è un effetto di questa atroce guerra silente) è stata sottratta la condizione di Persona. 
In quest'ottica, gli ucraini sono oggi la prima linea di questo fronte di scontro.
La Francia tace, meschina.
E in Europa, quando i tedeschi parlano troppo e i francesi parlano troppo poco, sono guai.
Perchè ancora oggi, come da tradizione storica acquisita negli ultimi trecento anni, la Francia è all'avanguardia dei grandi sommovimenti collettivi di massa in grado di anticipare i tempi lanciando nuovi modelli culturali alternativi. Se i francesi cominciano a muoversi, a protestare, a strillare, a marciare, l'onda dilaga come un fiume in piena in tutto il continente. E' sempre stato così. Lo sa molto bene la Germania che sedici mesi, fa quando Hollande chiese di alzare la cifra di pareggio di bilancio dal 3 al 9%, accettò subito, purchè se ne stessero buoni, soprattutto zitti. E' presumibile. 
Hollande non lo ama la sinistra, che lo considera troppo tenero e servo dei tedeschi, un anti-europeista, in quanto si è rifiutato di capeggiare la rivolta contro i danni dell'euro e contro le asfissianti manovre economiche imposte dalla finanza. E non lo ama la destra, per motivi opposti; perchè teme che la posizione assunta dai francesi sia tattica, furba, momentanea, e da un momento all'altro possano, invece, scendere apertamente in campo contro l'oligarchia del privilegio. Se questo avvenisse, la destra europea scomparirebbe perchè non avrebbe più alcuna possibilità di pescare nel torbido di parole d'ordine mascherate da antagonismo, dal sapore demagogico e invitante, ma prive di sostanza.
Non ho un'idea precisa e definitiva sulla Francia, quindi non ho strumenti sufficienti per giudicare. 
Una cosa, però, la so per certo: c'è una scadenza, ed è a breve, massimo quarantacinque giorni. Lì sapremo come si stanno mettendo le cose in Europa.
Credo che sia per questo motivo che Hollande va a Washington l'11 Febbraio a incontrare Obama. Non a caso si porta appresso dodici economisti (tra cui Fitoussi) tra i quali, almeno sette, sono solidi intellettuali anti-euro, i quali si incontreranno a latere in tre riunioni con gli economisti americani, la Yellen, Krugman, Stiglitz, Roubini, Rohmer.
In quelle riunioni oltreoceano verranno prese decisioni immediate che a noi, quasi certo, non verranno notificate subito, ma ce ne renderemo conto dall'evoluzione sia politica che dei mercati nelle successive settimane. Staremo a vedere.
In questo momento, infatti, la Francia sta nei guai economici, forse addirittura peggio dell'Italia.
Le loro grandi banche sono al limite del collasso, come quelle italiane, ma sono internazionalmente molto più importanti. Per bloccare l'emorragia, la Francia ha bisogno di almeno 3.000 miliardi di euro che non provengano dalla BCE, e gli Usa sono l'unica nazione in grado di poter garantire simile potenziale copertura, congiuntamente ai giapponesi, il cui primo ministro -con tutta la sua pattuglia di economisti appresso- arriva a Parigi il 22 Febbraio.
E' la Francia, che in questo momento sta in bilico; negli ultimi sedici giorni il loro spread è balzato del 78% e si trova esattamente nella stessa situazione nella quale ci trovavamo noi nel settembre del 2011, nell'occhio del ciclone. Sale la preoccupazione, monta una furiosa contrapposizione anti-tedesca, per il momento ben contenuta.
Sapremo a breve, quindi, se Hollande è stato un tattico geniale che ha prima risolto i problemi nazionali per avere, poi, carta bianca nell'andare a contestare con forza l'asse di ferro Merkel-Putin, oppure è un modesto piccolo-borghese che esegue con bonomia irresponsabile gli ordini della scuderia tecno-finanziaria.

Per il momento, l'unico fronte acceso è quello ucraino. Secondo alcuni attendibili analisti di geo-politica, l'Ucraina è talmente importante per gli interessi russi che Putin sarebbe disposto a offrire all'Unione Europea lo scambio Ucraina-Syria; toglie il veto all'Onu buttando in mare Assad e l'Europa dimentica gli ucraini dando carta bianca ai russi.
Sarà di certo il negoziato principale a Washington tra venti giorni.
Nel frattempo si scatenerà la speculazione finanziaria provocando dissesti in borsa perchè stanno scommettendo (alcuni) su una certa ipotesi e (altri) su quella opposta.
Chi ci rimette siamo noi cittadini.
E una certa sinistra italiana, ciecamente, con una ottusità che ha avuto modo di mostrare in altre occasioni e un impegno degno di miglior causa, ha deciso e scelto di definire gli ucraini che protestano "una banda di fascisti" dei veri e propri "nemici dei popoli europei" (ieri ho ricevuto diversi attacchi e insulti personali -nonchè minacce- per aver postato l' articolo sul giovane poeta assassinato). Sarebbe risibile se non fosse tragico. 
Mi fa venire in mente la posizione sostenuta il 16 agosto del 1968 quando i carri armati sovietici entrarono a Praga soffocando nel sangue la rivolta nota come la primavera di Dubcek.  Ma non si impara mai dagli errori?
Se andate su Google e digitate la parola Holodomor, vi trovate davanti (in altre lingue) migliaia e migliaia di siti che raccontano il genocidio ucraino degli anni '30; andate a leggere, anche solo su wikipedia, di che cosa si tratta. In Italia è sempre stato vietato parlarne. La casa editrice Einaudi, nel 1974, dopo il golpe di Pinochet, stava per pubblicare un libro di uno storico danese sulla questione, ma poi il libro non uscì, che io sappia. 
Sono sicuro che in Italia, il 99,99% della popolazione ignora ancora oggi di che cosa si sia trattato.  
Io credo che sia giusto sostenere la protesta ucraina. Considero la loro aspirazione un momento fondamentale per l'affermazione delle rivolta dei popoli europei, tutti, dai lusitani ai greci, dagli irlandesi agli iberici, dagli italiani ai francesi, per andare all'attacco dei colossi finanziari rappresentati dalla diabolica troika e dall'oligarchia che salvaguardia il privilegio delle rendite finanziarie consolidate, di stampo medioevale.
Credo che sia giusto parlarne e seguirne le vicende.
Una persona -e una testata-  ha affrontato l'argomento.
Un cittadino italiano al quale  va tutto il mio rispetto.
E' un ex militare che conosce molto bene il suo mestiere, che ha onorato al servizio della comunità. Prima di essere costretto alle dimissioni -in pratica l'hanno buttato fuori a calci- era un ufficiale di carriera nella Guardia di Finanza, considerato il più grande esperto telematico europeo nel campo delle truffe on line e nelle azioni delittuose sul web, al comando di una squadra di esperti ingegneri del web. Aveva il grado di colonnello. Ha scoperto, anni fa, come le società produttrici e distributrici di video-slot in Italia avevano alterato i circuiti delle macchinette con un abile stratagemma e in un corposo rapporto aveva mostrato e dimostrato, con copiosa documentazione, come fossero riusciti a sottrarre all'erario ben 42 miliardi di euro. Da bravo militare aveva seguito la procedura formale: inviò il suo rapporto al generale suo superiore, poi al ministero degli interni, al ministero del tesoro, e infine alla corte dei conti. Lo fece con due governi. Scrisse a Berlusconi, Maroni, Tremonti, Monti, Passera, Cancellieri.
Nessuno gli diede retta e l'hanno buttato fuori dall'arma.
Si chiama Umberto Rapetto.
Come militare è in pensionamento.
Ieri ha pubblicato un articolo che lancia il suo nuovo blog su Il Fatto Quotidiano.
Con tristezza devo sottolineare il fatto che il suo pezzo ( molto breve ma incisivo nel darci delle informazioni) non ha avuto nessuna condivisione nè diffusione sui social networks, nonostante Il Fatto sia l'organo di stampa che vanta il più alto numero di condivisioni in assoluto su facebook. 
Ve lo ripropongo qui, per intero.
E' davvero una interessante lettura.
L'idea di trovarmi da solo insieme al colonnello Rapetto, detto tra noi, mi inorgoglisce.
Questo è quanto.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/23/ucraina-il-grande-fratello-controlla-la-piazza-via-sms/855088/


Ucraina, il Grande Fratello controlla la piazza via sms?

“Carissimo abbonato, abbiamo registrato il suo nominativo come partecipante ad una manifestazione di disturbo di massa”: è questo il testo di un sms che sarebbe giunto sui telefonini dei dimostranti in un evento di protesta tenutosi nella giornata di martedì 21 gennaio a Kiev
La notizia – lanciata da Radio Svoboda (l’emittente “Libertà”) e poi rimbalzata sul New York Times – si riferisce ad un corteo di protesta avvenuto all’entrata in vigore di una nuova legge che vieta manifestazioni antagoniste al regime.
La circostanza dimostra che le locali forze dell’Ordine sfruttano le reti telefoniche mobili per individuare la presenza di apparati cellulari in una determinata area in ragione della loro connessione alle stazioni base trasmittenti (BTS o più semplicemente i ponti che garantiscono le comunicazioni nella “cella” di propria copertura) installate in zona.
La dinamica di controllo in questione non fa rabbrividire solo sotto gli aspetti ideologici, politici, etici o morali, ma spaventa anche per la sua imprecisione tecnica. Il sistema infatti non riesce a setacciare in maniera corretta chi abbia aderito alla protesta, ma va a schedare chiunque (anche accidentalmente) si sia trovato nel raggio di portata del ponte radio o vi si sia agganciato per le più bizzarre combinazioni tecnologiche. L’abbinamento automatico tra ponte radio, utenza e intestatario evoca lo spettro dei più brutali rastrellamenti e anche solo la minaccia di servirsene inquieta persino i più distratti.
Gli instancabili lettori di romanzi corrono a “1984”. I cinefili, invece, subito pensano ad “Elysium” e ai robot della polizia informatizzata in grado di rilevare e localizzare il dissenso nella popolazione.
Chi è meno appassionato di libri o del grande schermo si limita a preoccuparsi senza cercare analogie nella narrativa o su questo o quel set.          




13 commenti:

  1. Cosa commentare...si resta inebetiti, senza parole e terribilmente spaventati da quella massa di antimateria dell'umanità. Si, la vedo proprio in questi termini,un gran buco nero che divora inesorabilmente l'anima.
    Maryta

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  2. Ho avuto, come lei, gli stessi pensieri leggendo il libro della Nemirovsky e consiglio vivamente a tutti di leggere anche gli altri libri di quest'autrice che io ho divorato, uno dietro l'altro, in pochissimo tempo. Sono incredibilmente attuali! Descrivendo i suoi personaggi, la Nemirovsky sa scavare nella psicologia e nei comportamenti umani in modo magistrale ed è riuscita, per un paio di mesi a farmi preferire i suoi libri a qualsiasi programma serale della TV.
    A chi volesse leggerli, consiglio vivamente: "David Goldner" e "il signore delle anime".

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    1. Grazie, seguirò il suggerimento.
      Maryta

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  3. Maryta, i libri succitati sono tra i miei preferiti, oltre a "la preda" consigliato dal Sig. Modigliani, ciò non toglie nulla agli altri, altrettanto coinvolgenti. Io ho scoperto questa scrittrice attraverso un suo breve racconto: "il ballo" , da qui la mia spasmodica e compulsiva lettura di tutti i suoi libri. Buona lettura! :))

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  4. Fino a che la massima aspirazione umana sarà possedere potere e denaro senza avere problemi di coscienza, noi, persone comuni, saremo spettatori di queste violenze e soprusi. In un mondo dove la cultura e l'educazione non sono sul podio più in alto delle priorità non abbiamo speranze di resurrezione. Ho letto che in Italia diminuiscono sempre più vertiginosamente i consumatori di libri, li chiamo consumatori perché per me leggere è come mangiare, e questo fatto lo si può dedurre facilmente dalla passività con cui in Italia può succedere di tutto e di più senza che nessuno protesti veramente, con costanza, a voce alta e senza paura.
    Forse, quando non avremo neppure i soldi per pagare la bolletta della luce o quelli per seguire le partite di calcio, credo, solo allora, cominceremo a pensare.
    Gabriella

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  5. Rapetto è a dir poco un supereroe, purtroppo in questo paese o ti distacchi dal marcio o fai una brutta fine, in un modo o nell'altro.
    Il prossimo 11 febbraio forse capiremo se i Rothschild sono ancora al livello dei Rockefeller, chissà chi ha superato per primo i cento o i mille trilioni di dollari.
    L'analogia della dipendenza causata da turbocapitalismo e gioco d'azzardo è calzante eccetto per le conseguenze che sono opposte come in un tao.
    Quando i mezzi diventano il fine vuol dire che la malattia è bella che conclamata.
    Sembra proprio che gli Ucraini al contrario degli Italiani conoscano la storia e stiano facendo di tutto per non ripeterla.
    Forse se il denaro avesse stampigliata la data di scadenza tutto ciò non accadrebbe....

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    1. Ottima l'idea della data di scadenza sul denaro...purtroppo rimarrà solo e sempre un'utopia!

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    2. Bellissima e mai sentita l'idea del denaro con la data di scadenza

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    3. credo che i falsari, troverebbero il sistema per falsificare anche quella...

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  6. Quando neanche ci si esalta piu' vedendo dei ragazzini cacciare via la loro nomenclatura, poco importa se sono di destra o di sinistra e poi
    venendo da un certo tipo di mondo di che colore dovrebbero essere? Quando tutto il dibattito finisce sull'uscire o meno da una moneta, come se un tipo di moneta potesse cambiare certe situazioni come questa
    http://www.repubblica.it/cronaca/2014/01/26/news/noi_perseguitati_dai_nazisti_senza_giustizia_da_70_anni-76943825/
    o far vergognare un ex parlamentare che piange perche' poverino gli tocca vivere a 50 anni con solo un modesto vitalizio di 5.000 al mese
    allora, forse e' venuto il momento di farci le condoglianze. Siamo tutti morti, senza saperlo.

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    1. Io punto ormai, senza vergogna, sulla resurrezione....:)

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  7. salve Sergio
    come sempre grazie.

    vorrei chiederle andando OT un aggiornamento sul sud america: che ne pensa ad es dei 40 gg di assenza della Presidenta? come va laggiu?
    grazie
    tiziano

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