lunedì 7 maggio 2012

Che cosa aspettarci dal voto alle amministrative?


di Sergio Di Cori Modigliani


Esiste la gigantesca catena delle Alpi, non facile da superare.
Bersani, quindi, può dormire sogni tranquilli, e anche D’Alema, Veltroni, la Bindi & co.
Per loro fortuna, il vento hollandese, inevitabilmente, andrà a sbattere da qualche parte sul Monte Rosa, si alzerà di qualche migliaio di metri e sorvolerà le penisola allegramente, visto soltanto da chi ha la vista stroboscopica o un potente cannocchiale interiore.
Soltanto in un paese amnesico e imbevuto di mancanza di spirito critico potrebbe essere accettata l’esultanza dei dirigenti politici della sinistra democratica che hanno voluto, spinto, appoggiato e VOTATO la cricca governativa ultra liberista, mercatista, al servizio della Merkel, che si è rifiutata –altrimenti non sarebbe una cricca- di varare la patrimoniale, di spingere per il varo degli eurobonds e di riportare l’Essere Umano al centro del dibattito al posto delle cifre dello spread. Ma l’Italia non ha più neppure la memoria corta.
Se il vento francese superasse le Alpi e per un caso meteorologico anòmalo scendesse in piano e coprisse il territorio nazionale, l’intera classe dirigente del PD & co. verrebbe travolta dal disadoro e della’indignazione collettiva finalmente maturata in passione civile matura.
Per non parlare dell’estrema sinistra italiana che, nella stragrande maggioranza dei loro siti, esultano per la “vittoria popolare” in Grecia, nazione bistrattata e vittima sacrificale della finanza speculativa, con un nuovo parlamento pieno di nazisti e di beceroni ellenici ideologizzati che vogliono lo smantellamento dell’intera Europa.
Neanche un cenno o un accenno al mancato incontro tra laburisti inglesi e piddini italiani: nessun punto d’intesa sull’Europa. In Gran Bretagna, le forze politiche e sociali che si oppongono alla linea autoritaria di David Cameron e combattono (conoscono i loro perfidi polli) contro la grande tradizione oligarchica perversa della finanza conservatrice britannica, considerano Mario Monti “just one of the fathers of this giant mess” (trad.: uno dei tanti padri di questo gigantesco casino). Tant’è vero che la maggior parte degli italiani neppure sa (nelle culture anglosassoni, Germania esclusa, per tradizione si vota sempre il martedì e il mercoledì) che cinque giorni fa nel Regno di Gran Bretagna, alle amministrative locali, i laburisti hanno preso il 38% dei voti e i conservatori il 31%. Nel 75% dei casi sono stati eletti giovani amministratori della nuova classe politica dirigente, fortemente contrari al pareggio di bilancio, alle politiche della BCE, all’esistenza della finanza speculativa e in ben 54 contee –proprio come negli anni’30- invece delle bandiere rosse e il faccione barbuto di nonno Marx, hanno vinto formazioni politiche locali sostenute dai laburisti e gestite da giovani imprenditori che si radunano dal parroco per leggere collettivamente le opere di John Maynard Keynes.
Non ci hanno fatto vedere neppure una fotografia relativa alle elezioni britanniche. Non ci hanno fornito i dati, non ci hanno fatto vedere le facce, non ci hanno fatto ascoltare i discorsi, non ci hanno fatto vedere i cartelli dei comizi in Inghilterra e nel Galles dove, accanto alla Merkel, Sarkozy e Draghi (raffigurati come pupazzoni di cartapesta alla Dracula) c’era sempre e immancabilmente il ragionier Mario Monti, in Italia considerato dall’attuale sinistra democratica l’uomo del destino, nel resto del mondo, invece, un assonnato impiegato passivo di quella finanza speculativa che ha strozzato, sta strozzando e seguiterà a strozzare il paese e l’intera Europa.
Mi dispiace per il PD.
Sono i guai della globalizzazione, dell’esistenza della rete, della possibilità di aver accesso a immagini, notizie, informazioni su ciò che accade nel mondo reale. Ormai ci vuole poco a capire chi è chi, che cosa fa, e dove va.
Il PD è l’unica formazione politica della sinistra democratica –nell’intero continente europeo- a non aver capito nulla dell’attuale realtà, ed è l’unico partito europeo che appoggia con entusiasmo gli ultra-liberisti al servizio della finanza.
I liberali democratici inglesi –che sostengono l’attuale governo a denti stretti- hanno già fatto sapere che potrebbero anche allearsi domani con i laburisti, definiti “in questa fase complessa, più solidamente pragmatici” il che vuol dire spingere David Cameron verso un inevitabile cambiamento di rotta anti-Merkel, pena la caduta del governo verso elezioni anticipate dove i conservatori andrebbero incontro a una catastrofe annunciata.
Il PD neppure si rende conto di che cosa ha fatto, tantomeno di ciò che sta facendo.
Il successo di Hollande, quello dei laburisti inglesi, dell’incredibile successo dei pirati tedeschi e dei verdi nello Schleswig Holstein, tutti compatti contro la nuova oligarchia tecnocratica neo-liberista, non può essere sottoscritta da nessuna formazione politica della sinistra democratica italiana, per il semplice (quanto tragico) motivo che sono su versanti opposti.
E’ una vittoria che non può essere condivisibile.
L’Italia si sta comportando all’italiana, quantomeno lo sta facendo la sinistra democratica, sempre lesta ad applicare il trasformismo, a non assumersi la responsabilità storica di una scelta godendone i vantaggi, se vince, e pagandone il duro prezzo, se perde. Macchè.
Tutti alla finestra in attesa di vedere dove spira il vento. E poi si sale sulla barca vincente quando è partita. Peccato che si finisce sempre come i parenti poveri, ospitati per forza, dato che siamo pur sempre la seconda potenza economica d’Europa e fino al 30 giugno 2012 l’ottava economia mondiale (dal 1 luglio passiamo alla nona posizione e con l’attuale trend si prevede per giugno del 2013 di scendere fino alla dodicesima; non saremo più invitati né ai G8 né ai G10).
Ieri parlavo della necessità che vincesse Hollande.
Che cosa dire delle amministrative di oggi di cui avremo notizia tra due ore?
Oh beh…mi viene in mente un aneddoto della mia vita personale che uso per manifestare il mio auspicio.
Qualche decennio fa, in una estate cittadina, mi capitò di frequentare assiduamente un mio carissimo amico fraterno al quale ero molto legato. Uscivamo insieme tutte le sere. Uomo di rara intelligenza, aveva purtroppo un problema molto serio: era alcolista.
In maniera esagerata. Finiva sbronzo come un copertone tutte le sere e lo dovevamo riportare a casa a braccio, spesso svenuto. Una cosa penosa. Diventava anche violento. Una notte, prevalse in me la rabbia che prese il sopravvento sulla compassione.
Gli dissi: “spero che tu finisca in coma, e spero naturalmente, perché ti voglio bene, che tu ti riprenda e dopo lo scossone accetterai di prendere atto del tuo stato suicida e ti riprenderai”; lo mollai in mezzo alla strada e me ne andai.
Dopo una ventina di giorni finì in ospedale in preda a coma etilico, con il fegato spappolato e tutti i valori ematici squilibrati.
Il gruppo degli amici fedeli andava ogni giorno in ospedale ad informarsi. Mi sentivo anche in colpa per via del mio augurio.
Per fortuna si riprese. Capì. Decise di vivere una vita attiva. Cedette alla realtà delle cose.
Prese atto.
Andò all’anonima alcolisti, diventò sobrio. Impiegò molti anni, di grande sofferenza interiore. Per fortuna incontrò una bravissima ragazza, una ex alcolista come lui, e insieme decisero di condividere la loro tragedia esistenziale in un percorso comune.
Oggi sono una coppia piacevole, serena ed equilibrata.
Una storia finita bene. Che avrebbe potuto anche finire malissimo.
Identica storia per il PD&co..
Sono formazioni in preda all’alcoolismo elettorale neo-liberista fondato sulla corruttela.
Sono irresponsabili che non si rendono conto di ciò che stanno facendo, della figura penosa e patetica in ogni loro uscita pubblica, del danno sociale che provocano nell’insistere volutamente nella bulimìa del potere, arroccati dentro a un privilegio amnesico, laddove il rispetto per la collettività, per l’idealità di una comunità manifestata in una costante presenza attiva territoriale è l’ultima delle loro esigenze.
Hanno bisogno di una scossa forte e contundente, tipo il coma etilico del mio amico.
Mi auguro, quindi, come cittadino che appartiene a quel vastissimo mondo di elettori (o ex elettori) della sinistra democratica italiana, abbandonati e sgomenti, delusi e  disillusi, che ci sia una forte avanzata del movimento cinque stelle.
Penso che il vento di Hollande non basti. Ma accompagnato da una seria batosta elettorale -né a destra né a sinistra- causata dall’irruzione sulla scena di un gruppo di cittadini che hanno fatto quadrato intorno a una presenza anòmala, fastidiosa, irriverente, non biecamente compromissoria, come Beppe Grillo, non possa che far bene a tutta la sinistra. Una bella scossa elettrica. Ormai, i seggi sono quasi chiusi, ed è possibile esprimere pubblicamente un proprio parere. Spero sia aumentata l’astensione e che nelle tante (troppe, davvero troppe) regioni, province e comuni dove PD, IDV, SEL –la cosiddetta fotografia di Vasto- ha presentato dei candidati improponibili, la cui faccia e curriculum vitae sembrano presi in prestito dal cast di un film di gangsters, ebbene, spero che in quei luoghi la pazienza e l’intelligenza degli elettori abbia virato verso una risposta forte e oppositiva.
Nel caso i risultati, invece, dovessero confermare una vittoria dei leghisti al nord, dei populisti mafiosi al sud, e dei candidati imposti con la forza della corruzione dalle burocrazie centrali delle segreterie dei partiti che appoggiano il governo Monti, allora vorrà dire che questo è ciò che gli italiani vogliono, e quindi bisognerà prenderne atto.
E smetterla di lamentarsi. E di fare inutili proclami, e convegni, e cortei e striscioni.
Non sarà colpa di Berlusconi, né di Goldman Sachs, né degli Illuminati.
Sarà soltanto colpa nostra.
O questa classe dirigente politica immonda viene spedita a casa dagli elettori, oppure vuol dire che hanno ragione loro: il popolo li ama per davvero, il popolo ama i corrotti.
Perché questo è il succo della democrazia, da tutti auspicata. O uno o l’altro.
Prenderemo atto dei risultati e capiremo che avere Berlusconi, Monti, Passera, Casini, Vendola o Bersani è del tutto irrilevante.
Buon per loro che ci sono le Alpi, così gli italiani, il vento del cambiamento non lo possono né vedere né sentire.
Sarebbe ora di cominciare a produrlo noi, autonomamente, il nostro vento.
Questa sì sarebbe la vera svolta.
E magari, perché no, addirittura esportarlo in tutta Europa.

4 commenti:

  1. "Sarà soltanto colpa nostra"

    Sottoscrivo pienamente.
    Il punto che non riesco a mettere a fuoco è il "nostra". Chi è il "noi"? Per adesso osservo che il succitato pronome viene riferito al gruppo che se la passa male o che rischia in un vicino futuro di passarsela male e quindi non è un "noi" fisso e durevole; ora si sta allargando è vero, ma fino a poco fa una parte di quel noi stava dall' altra parte e in maniera più o meno consapevole condivideva le politiche ultra liberiste che andavano di moda. Se è vero che questa classe politica va cambiata è anche vero che senza una consapevole e "costante" partecipazione popolare l' unico risultato sarà quello di aver creato un vuoto di potere dove, in mancanza di autentica competenza e di piani politici ed economici validi (vedi il Movimento 5 Stelle), si creerà uno spazio per gente come i neonazisti greci del "Golden Dawn" (che nome curioso che si sono scelti...) o più probabilmente per gli stessi che hanno provocato la crisi che si limiteranno a cambiare i loro burattini continuando indisturbati a fare i burattinai.
    Forse mi è sfuggito qualcosa, ma fino ad adesso l' unico aggregante e l' unica motivazione per un' auspicata reazione da parte dei cittadini mi sembra semplicemente il fatto contingente che "siamo tutti nella m..." (naturalmente non mi riferisco a lei che scrive questo interessantissimo blog). Sì, forse diventerà sistemico ma resta poco e secondo la mia modesta opinione un risveglio delle coscienze sarà possibile solamente quando nascerà una nuova spinta ideale che per adesso non mi pare di vedere. Speriamo nell' astuzia della storia. ;)

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  2. per governare la barca occorre essere esperti mariani, gli italiani non lo sono e la barca inevitabilmente va alla deriva.
    il capitano da solo non puo' fare niente, puo' anche essere il migliore sulla piazza ma se al posto dei marinai ci mettiamo degli esperti giocatori di lotto, tifosi del calcio e videodipendentidiqualsiasicosabastachesiaidiota allora la barca non va da nessuna parte. il problema e' irrisolvibile a breve termine, ci vogliono alcune generazioni, almeno 2 o 3, 60 o 90 anni. durante questo periodo si puo' solo mettere il cerone per cercare di nascondere lo stato di putrefazione. per la puzza non c'e' niente da fare.

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    1. "per governare la barca occorre essere esperti mariani"

      "Esperti mariani" (ma anche mariologi) ossia bravi a invocare la madonna. E mi sa che stiamo su per giù così...

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  3. state parlando tutti di un aggregante, dell'oca madre dietro la quale si metteranno in fila tutti gli altri. e' il livello piu basso della societa', oltre questo c'e' la guerra che ha almeno il merito di doversi prendere la responsabilita' personale di difendersi ed organizzarsi in proposito.

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