lunedì 5 giugno 2017

La questione ebraica e la sinistra italiana.






di Sergio Di Cori Modigliani


L'insopportabile gigantesca elusione che la sinistra italiana ha trasformato nella più grande censura mai registrata nella Storia d'Italia: la persistente vocazione all'anti-semitismo militante da parte della sinistra storica italiana e il loro indefesso, miope e acritico appoggio al terrorismo palestinese di matrice islamica.

Oggi si ricordano i 50 anni dell'inizio della guerra dei 6 giorni, quando la Syria, l'Egitto e la Giordania, attaccarono congiuntamente Israele, sentendosi forti dell'appoggio militare dell'Urss che aveva promosso la cosiddetta "dottrina Breznev" (lanciata nel marzo del 1965 dopo aver annunciato la cessazione dell'appoggio a Israele, fortemente voluto sia da Stalin che da Kruscev, e stabilendo la rottura di ogni rapporto con Israele garantendo l'alleanza "dei lavoratori di tutto il mondo alla nobile causa dei Fratelli Musulmani contro il capitalismo globale planetario"). Da allora, fedele agli ordini di Mosca, la sinistra italiana ha sposato la causa dell'anti-semitismo militante. E' datato proprio 1967 il nuovo "conio" che diventerà il leit-motiv della sinistra democratica italiana che si è rifiutata, da 50 lunghissimi anni, di affrontare il problema: da allora, infatti, gli antisemiti si dividono in due grandi categorie: "gli antisemiti e gli anti-sionisti".
 

Gli anti-semiti erano storicamente e fattualmente "di destra", perché gli ebrei -per definizione teologica e strutturale- non potevano andare in Paradiso e la Chiesa non consentiva neppure il matrimonio tra una persona cattolica e una persona di religione israelita. L'ebreo, era accettato soltanto se era morto oppure era convertito. Il Vaticano non aveva rapporti diplomatici con Israele e appoggiava la causa dei "Fratelli Musulmani" finanziando copiosamente il terrorismo islamico anti-israeliano con il dichiarato intento di distruggere Israele grazie a un accordo con i Fratelli Musulmani che garantiva al Vaticano come "regalo" la città di Betlemme, luogo simbolico per eccellenza per tutti cristiani. Ma il 21 dicembre del 1995, quando l'Autorità Palestinese prende formalmente e ufficialmente controllo della città, i musulmani negano il rispetto dell'accordo e i Fratelli Musulmani aderiscono alla Jihad mettendo ebrei e cristiani sullo stesso piano, entrambi definiti "infedeli reietti" rivoltandosi in due secondi contro la Chiesa, identificandola come proprio nemico. Betlemme diventa una città palestinese musulmana. 
Da quel giorno esatto cessa "ufficialmente e per sempre" l'anti-semitismo della Chiesa -qui intesa come Stato del Vaticano- e a ruota cessa anche l'anti-semitismo della destra moderata europea, a ogni latitudine. La destra europea avvia un complesso processo di revisione ideologica, storica e culturale delle proprie certezze e valori e dichiara e definisce l'anti-semitismo "una manifestazione patologica di insensato odio nei confronti di una etnia che il Santo Padre -leggi Woytila- ha definito composta da Fratelli Maggiori ai quali va la naturale solidarietà di ogni cristiano di buona volontà, considerandosi membri della stessa famiglia di credenti".
 

Non così la sinistra, che per ragioni quasi incomprensibili, ha seguitato a praticare l'anti-semitismo attivo e militante sostenendo e difendendo la ipocrita locuzione "noi non siamo anti-semiti, siamo anti-sionisti il che è diverso". Non è così. Il cosiddetto "anti-sionismo", in Italia, è diventata l'ottima scusa per la sinistra ufficiale per seguitare a praticare l'anti-semitismo e l'appoggio incondizionato a tutti gli alleati militari della vecchia Urss, esattamente com'era nel 1967, senza neppure cambiare una virgola, il che (tradotto in soldoni) vuol dire sostegno a Putin, sostegno alle organizzazioni terroristiche militari musulmane come Hamas, sostegno all'Iran, appoggio politico e culturale ai terroristi di Hezbollah, sostegno al Qatar e ai Fratelli Musulmani, secondo una logica vecchia, ammuffita e perdente. Ogni dibattito relativo a questo punto è stato censurato.
A sinistra, sempre.
Purtroppo è così.
Ancora oggi.
Il primo soggetto politico all'interno del quadro ufficiale della sinistra riformista e democratica a rompere questo stato di omertà e a denunciare l'inaccettabilità dell'anti-semitismo è stato Matteo Renzi. Prima di lui, nessuno lo aveva mai fatto. E' uno dei motivi fondamentali dell'odio quotidianamente pompato contro di lui in maniera costante e ossessiva. Per i Fratelli Musulmani, per gli Hezbollah, per Al Qaeda, per Hamas, per Boko Haram, il nemico numero uno in occidente che va eliminato a tutti costi è Matteo Renzi, lo dicono apertamente. E' uno degli aspetti sottaciuti del quadro geo-politico planetario oggi, di cui non si parla. Non si può neppure accennare al quadro. La sinistra democratica italiana, per dei motivi che francamente ignoro, ha scelto e deciso di insistere a non affrontare la questione, pensando che se non se ne parla il problema evapora.
La Storia insegna che non è così.
Ne sa qualcosa la Chiesa di Roma dove accorti pensatori sofisticati oggi ammettono con solide argomentazioni di sentirsi in parte responsabili della tragica (anche questa censurata) persecuzione che i cristiani soffrono oggi nel mondo, non essendosi schierati a suo tempo a fianco degli ebrei contro ogni logica di terrorismo e di morte.
50 anni sono molti.
Troppi.
La destra italiana ed europea l'ha capito a suo tempo.
E si è evoluta.
Anche la Chiesa di Roma.
La sinistra, purtroppo, no.
Ancora peggio: non sa neppure che il problema esiste.

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