lunedì 4 novembre 2013

Il trionfo della rete che sta cambiando l'assetto geo-politico internazionale. Nuovi scenari si annunciano, mentre in Italia.....




"Il rivoluzionario non ha armi. Nessuna. Le armi le hanno i dittatori e le oligarchie. L'intelligenza di un rivoluzionario consiste nel saper pianificare una strategia vincente per riuscire a prendere all'oligarchia e al dittatore le sue armi, per poi finalmente poterle usare contro di loro".

                               da "Lezioni strategiche per la rivoluzione in America Latina" Ernesto Che Guevara, 1962




di Sergio Di Cori Modigliani


Se nel luglio del 1770 il popolo parigino, esasperato dall'enorme disagio che stavano vivendo in seguito a una carestia che li condannava alla fame, si fosse lanciato all'assalto della Bastiglia, non soltanto non l'avrebbero presa, ma sarebbero stati impietosamente massacrati dalle guardie del Re di Francia. Sarebbe stata una vera ecatombe. Buon per loro non l'hanno fatto. A differenza dei bolscevichi russi, i quali, nell'estate del 1905, animati da un grande ideale, andarono all'assalto del Palazzo d'inverno per dar vita alla rivoluzione ma vennero barbaramente uccisi tutti. E la rivoluzione abortì, rimandata di ben dodici anni, lasciandosi dietro una scia di sangue innocente.

Di tali esempi ne è piena, la Storia.
Quando i processi di cambiamento e rivolgimento battono alla porta dell'attualità, lo fanno quando le circostanze lo consentono, la situazione è matura, perchè esistono le condizioni per poter vincere.

E' il motivo principale per cui, nel nostro paese, stiamo vivendo -in questo preciso momento- una situazione di stallo perpetuo e di totale ingessatura dei processi dinamici del paese. L'oligarchia al potere è pienamente consapevole dell'autentica realtà della nazione, e sanno con estrema accuratezza che migliorare le condizioni del paese, risolvere problemi strutturali, accelerare riforme e varare progetti efficaci e funzionali -immediatamente operativi- significherebbe far uscire subito l'Italia dal medioevo in cui vive. Ma così facendo (da qui la lucida e cinica consapevolezza che li anima) sarebbe inevitabile il loro immediato pensionamento, perchè un'Italia più matura e in linea con l'attuale sviluppo dei paesi più evoluti e avanzati porterebbe all'esplosione di forze creative intelligenti e colte creando quindi "le condizioni" per cambiare. 
Devono, pertanto, fare in modo che "le condizioni" non ci siano.
Infatti, non ci sono.
Che a esercitare il potere in Italia ci vada Berlusconi, Monti, Bersani, o Letta è irrilevante. 
Domani può cadere questo governo e al posto di Letta ci può andare Casini, Alfano, Lupi, Quagliarello, D'Alema, Cicchitto, Fassina. Non cambierebbe nulla.
E' la ragione principale per cui hanno scelto di imporci Napolitano per altri sette anni.
Anche una persona dell'ancien regime, piuttosto compromesso, come Romano Prodi, poteva essere pericoloso: c'era il rischio che accelerasse il cambiamento. Così, lo hanno impallinato.
Non era il caso di correre rischi.

Chi sostiene che il mondo è ormai (quantomeno in occidente) tutto uguale, perchè siamo uniformati, omologati, globalizzati, standardizzati, non sa ciò che dice. Parla per sentito dire, non è al corrente di ciò che accade in Germania, Francia, Spagna, Usa, America Latina, Canada, Australia, e usa una retorica facilona sfruttando parole d'ordine demagogiche di sicura presa e di facile effetto emotivo.

Dovunque, nell'occidente avanzato, è in corso -in questo preciso istante- una lotta molto serrata tra il vecchio mondo in decomposizione e quello nuovo che avanza. 
Nella società post-moderna nella quale viviamo, cioè in un sistema relativo e complesso, il controllo della diffusione dei mezzi di comunicazione di massa ad alta tecnologia svolge un ruolo decisivo e fondamentale, sintetizzato (per ridurla in breve) nella lotta all'ultimo sangue tra la televisione/quotidiani stampati da una parte e il web dall'altra. 

Noi italiani, purtroppo, siamo completamente fuori da questa lotta.

Immersi nel cartaceo/televisivo, siamo stati spinti -come in un film horror di fantascienza- a vivere in un mondo pregresso nel quale neppure ci informano su ciò che avviene dalle altre parti. Cito un unico esempio che si è verificato in questo periodo per sostenere la mia argomentazione: la nuova pubblicità sky.
Colosso della comunicazione vecchio stampo, sky sa di star vivendo la sua agonia e cerca disperatamente di guadagnare posizioni in quelli che loro definiscono (in termini marketing) "colonial territories", paesi, cioè, come l'Italia. Recentemente, hanno lanciato dei nuovi canali ppv (pay per view, cioè a pagamento per ogni singolo evento) dedicati esclusivamente alla dimensione erotica, dal soft più soft al hard più hard, con una offerta variegata, plurima, con il chiaro obiettivo di acchiappare nuovi clienti e renderli dipendenti. La loro campagna pubblicitaria si è presentata con il seguente slogan "non guardare al tuo computer i siti erotici, fanno male alla tua salute e fanno male alla salute del tuo computer, abbonati alla nuova stagione hot di sky...." ecc.,ecc. In Italia è passata. Nessuno ci ha fatto caso. Non c'è stato nessun commento, nessuna reazione, nessun dibattito. Non così in Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Usa (ci hanno provato anche lì) dove sono stati denunciati, smascherati, hanno dovuto pagare qualcosa come 220 milioni di dollari di danni pecuniari ed è andata a finire che hanno cancellato la pubblicità e si sono arresi: si sono ritirati dal mercato. Accusati di "falso e diffusione di informazioni false atte a sviare il consumatore" non sono stati in grado di dimostrare in tribunale che guardare un sito porno in rete sia diverso che guardare un film porno alla tivvù. Non è nè più bello nè più brutto: è uguale. Non sono riusciti a dimostrare che i siti porno "automaticamente" danneggiano il computer che li ospita, infatti non è vero. Come aggravante è stata usata l'argomentazione di "istillare nel consumatore la paura nell'uso di un mezzo di comunicazione (il web) legittimamente concorrente e quindi viola il concetto di privacy, poichè applica l'affermazione di un principio di pubblicità comparativa facendo credere di veicolare dati scientifici mentre invece si tratta di opinioni personali destituite da ogni fondamento logico, sia in sede empirica che scientifica". 
In Italia, invece, è stata diffusa alla grande senza nessuna forma di protesta.
La ragione è semplice: in Italia il web è più debole della televisione e la classe politica dirigente, ma soprattutto gli imprenditori, non stanno investendo nella rete perchè la temono.

Avrei potuto scegliere un esempio diverso, ma questo mi sembra di sicuro impatto e di comprensione certa. Volendo essere cavillosi, anche in Italia sarebbe possibile denunciarli, ma non credo nessuno ne avrà il coraggio. Mi auguro di sbagliarmi.

Ritornando al primo capoverso, è chiaro come tutta la questione del cosiddetto datagate ruoti proprio intorno a questa micidiale guerra in atto. E' il grandioso vero scoop del web. Non nel senso che è il primo. E' quello vincente, il che è diverso. Afferma, infatti, il principio, che il web è in grado di far esplodere perfino le contraddizioni dei palazzi del potere centrale e si possono far saltare i governi con una chiavetta. 
Il datagate sta dimostrando che "le condizioni per il cambiamento ci sono".
Ma non basta, c'è qualcosa di più, anzi: molto di più. C'è un plusvalore fondamentale da non sottovalutare affatto: l'irruzione della qualità e del merito, nel web
Non da noi, in Italia, si intende, non a caso siamo il medioevo.
Nel resto d'occidente, il web è entrato già nella seconda fase e sono molto avanti.
Noi siamo ancora agli inizi della prima.
La differenza tra la prima e la seconda fase consiste nel fatto che, nella prima fase, ciò che conta è la diffusione della connessione, l'affermazione del valore quantitativo, la decuplicazione di fonti produttive indipendenti e autonome, per riuscire a conquistarsi l'uso e l'abitudine da parte dei consumatori (cioè il pubblico) e convincere la pubblicità a usarlo come veicolo. Nella seconda fase, invece, la concorrenza la si gioca sulla qualità: esattamente come è avvenuto con l'industrializzazione di massa. Nel 1950 a nessuno importava di che marca fosse il frigorifero o la lavatrice, ciò che contava era riuscire ad avere i soldi per acquistare questa novità fondamentale per la vita quotidiana. Superata la prima fase di affermazione del prodotto, sul mercato si sono imposti i marchi di qualità. Avere un frigorifero pincopalla o un zoppas era diverso. In Italia siamo ancora molto ma molto indietro, tanto è vero che -in termini di giornalismo e informazione- il web in lingua italiana è quasi inutile e illeggibile nella sua stragrande maggioranza. Non c'è quasi mai una notizia, c'è per lo più fuffa rifritta prodotta da qualche narcisista mitomane a caccia di visibilità.Tra l'edizione statunitense di Huffington Post e quella italiana c'è la stessa esatta differenza che c'è tra il Washington Post e il free press "Leggo" che si trova nelle stazioni della metropolitana.

Non così nel resto d'occidente.

Il datagate è esploso adesso non perchè Assange e poi Snowden sono più bravi o più coraggiosi o i primi: sono capitati a fagiolo nel momento in cui erano maturate le condizioni di mercato, il che è diverso. Potrei citare almeno altri cinque casi (noti) di ex agenti segreti pentiti che hanno cominciato a raccontare di tutto ma non hanno avuto pubblico: non era il momento.

Oggi, in occidente, l'informazione viaggia sul web e la connessione capillare ha raggiunto un tale livello da consentire alla cittadinanza di riuscire a esercitare un potere di interdizione e di opposizione reale a chi il potere lo esercita: non possono più non fare i conti con il web.

In Italia, invece, non esiste ancora nè la ricerca della qualità, (nè tantomeno l'esistenza della qualità) nè la volontà di finanzieri e imprenditori a investire soldi nella qualità, nè l'abitudine da parte del pubblico nel saper riconoscere la qualità: siamo ancora nella fase della quantità, la caccia di contatti, la somma dei mi piace, l'ansia di visibilità, che inesorabilmente spinge il mercato verso il basso, lo appiattisce, lo riduce di spessore e quindi lo minimizza. C'è gente che si pavoneggia sostenendo "ho 25.000 followers su tweet" affermazione da idioti, perchè i followers si possono acquistare, anche i contatti sui propri siti. Per 29.99$ vi potete comprare 10.000 followers, un anno fa costava 54.99$. Ciò che distingue oggi (e fa mercato) è chi ti segue non più quanti. Se ti occupi di cinema è meglio avere tre followers ma uno di quei tre è Steven Spielberg piuttosto che avere 24.670 persone che non capiscono nulla di nulla.

Non si tratta soltanto di chiacchiere da tecnocrati, ma di un evento fondamentale per lo sviluppo del concetto di diffusione di consapevolezza collettiva della cittadinanza. Non è certo un caso che l'iraniano/statunitense Omydiar ha scelto di investire 250 mln di dollari per un sito on-line di altissima qualità professionale, notizia che ha sconvolto il mondo dell'informazione planetaria (Italia esclusa dove nessuno ne parla). Ha ricevuto un unico attacco frontale. Vediamo se indovinate da parte di chi.
Da un italiano, naturalmente.
Da un membro eccellente della cupola mediatica, neanche a dirlo.
Mal glie ne incolse.
Dieci giorni fa (senza che in Italia nessuno abbia saputo un bel nulla sulla vicenda) Gianni Riotta, ex direttore del Corriere della Sera, ha dichiarato a New York pubblicamente che "Glenn Greenwald (ndr. il giornalista di The Guardian che custodisce la chiavetta di Snowden) non è affatto un bravo giornalista, non sa fare il suo lavoro, non controlla le fonti". Ha attuato e attivato, cioè, il consueto sistema italiota -da noi funziona eccome- di insultare, calunniare e diffamare il concorrente per eliminarlo dal mercato. Il troll di turno.
Ma New York non è Milano.
Qualcuno ha voluto andare a verificare in Usa e hanno saputo che la dichiarazione proveniva dal gruppo Rizzoli/Corriere della sera e così sono andati a chiedere ragguagli direttamente all'ufficio di Omydiar a Maui (lui risiede nelle Hawaii e lì ha il suo ufficio centrale). Alla prima telefonata ha detto no comment. Alla seconda ha fatto sapere che " non ne ho idea, il web è vasto e libero, navigano centinaia di milioni di persone autorizzate a pensare ciò che vogliono" alla terza telefonata, piuttosto irritato, ha aggiunto "evidentemente questa persona farà parte della lista di giornalisti o aspiranti tali che volevano far parte della mia iniziativa ma sono stati respinti perchè privi della qualità necessaria". Non basta. Due giorni dopo, dal quartiere generale è stato fatto sapere che in Europa stanno già allestendo le redazioni locali in Spagna, Cekia, Irlanda, Olanda, Portogallo, Francia, Belgio, Danimarca, e tre in Germania, una ad Amburgo, una a Francoforte e una a Berlino. L'Italia è stata definita "territorio non interessante per un investimento di alta qualità". Quindi non avremo l'edizione italiana.
Grazie Riotta! 
(detto tra di noi: "ma come ti è saltata in mente una cosa del genere?").
In Usa il mercato considera il progetto di Omydiar "fondamentale per il futuro del buon giornalismo d'informazione" al punto tale che il New York Times ha mandato una delle sue migliori penne, David Carr a intervistarlo nelle Hawaii. Alla domanda del giornalista "lei come si definirebbe?" l'imprenditore ha risposto: "Per natura e formazione sono un tecnico del web, per interesse esistenziale sono diventato un filantropo e quindi le ho sintetizzate. Una delle aree chiave della tecnologia applicata all'informazione, oggi, è il concetto di chiarezza e di trasparenza: lì c'è il mercato. Perchè la trasparenza rende il mondo migliore e garantisce il pubblico, il consumatore, il cittadino, che vincerà il migliore. Il che mi porta ad esigere più trasparenza e affidabilità al mio governo. Non lo hanno voluto nè saputo fare i politici al Congresso? Ebbene, lo faremo noi attraverso la seria informazione sul web: cambieremo in meglio il pianeta. Ho fatto una esperienza vincente con il Honolulu Civil Beat e ho imparato tante cose: attraverso un ottima piattaforma web abbiamo coinvolto l'intera cittadinanza dell'isola e abbiamo stabilito un filo diretto con il governatore che adesso ci ascolta, anche perchè (se non lo fa) riceve circa 100 mila e-mail al giorno di persone che pretendono ragguagli. La gente sul web è attratta da chi ha una specializzazione e una passione per un certo specifico argomento e io mi occupo di web e informazione da almeno 20 anni. Per questo motivo ho preso i migliori, oltre a Greenwald, da oggi sono imbarcati anche Laura Poitras e Jeremy Scahill". L'ultima domanda è stata: "Lei crede che il giornalismo serio paghi?" La sua risposta è stata semplice: "Di per sè probabilmente no, ma in questo momento non cerchiamo profitto, vogliamo cambiare il rapporto tra cittadinanza e politica centrale e il mercato è pronto". 
L'intervista è stata poi fatta anche per la televisione, sulla CBS.

Un'altra notizia viene dall'economia, anche qui segno e segnale dei tempi.
Anche qui, l'Italia, è fuori dai giochi.
Sono iniziate a Wall Street le pratiche formali e burocratiche per lanciare sul listino un sito cinese. Si chiama Alibaba. Dopo quaranta giorni di studi e analisi, cinque giorni fa la borsa di New York ha annunciato di aver stabilito il valore di mercato dell'azienda cinese: 70 miliardi di dollari con la previsione di valerne circa 200 alla fine del 2014.
Ma chi è Alibaba?
E' nato cinque anni fa. Due imprenditori cinesi di strategie della rete si sono associati con altri cinque imprenditori (agricoli e tessile) e hanno lanciato un sito per mettere in contatto produttori locali e consumatori (all'ingrosso) saltando la grande distribuzione mediatrice: fanno "import-export direct marketing". Ha funzionato molto bene e sono andati a caccia di finanziamenti. Soltanto un'azienda ci ha creduto: Yahoo. Ci ha messo 156 milioni di dollari e si è preso il 28% delle azioni. Oggi, quel capitale vale 20 miliardi (diciotto volte il capitale investito) che consentirà -un mese dopo che l'azienda esordisce in rete- di lanciare la concorrenza definitiva a Google. Cinque anni fa avevano un milione di clienti. Adesso hanno 80 milioni di visitatori al giorno e contano di averne 250 milioni per la fine del 2014. Partecipano 65 milioni di aziende provenienti da 264 nazioni diverse.
Ecco come si presentano ufficialmente:

Hallo! Thank you for staying with Alibaba.com, the world's largest online B2B marketplace for global importers and exporters!

Today I would like to share with you more about Alibaba.com. So you can see why Alibaba is your best choice to get best business result.
Alibaba Buyers: 65 million companies from 240 countries. (No.1 in all B2B websites)
Alibaba Page Views: 80 million daily (No.1 in all B2B websites)
Alibaba buyers from: North America (24%), Europe (27%), Middle East (11%), Asia (28%), Australia (3%), South America (3%), Africa (4%)
Alibaba Worldwide Branches: in USA, UK, Japan, South Korea, HongKong, Taiwan, India, Vietnam, Turkey, Malaysia, Brazil

Ecco due annunci presi a caso: "Salve sono un agricoltore del South Wales, Australia. A novembre ho il raccolto di patate di qualità eccellente. Il 24 novembre sono pronte 20.000 tonnellate di patate per essere consegnate in qualunque parte del mondo, via nave o via aereo. Miglior offerente".
"Salve, mi chiamo Ching, sono uno stilista di biancheria intima e ho presentato i miei corsetti all'ultimo Fashion LIngerie Show di Shanghai il 23 ottobre. Ho pronti 75.000 capi, 25 small, 25 medium, 25 extra, di gusto europeo per la vendita natalizia. Ecco le foto. Non si accettano quantitativi minori. Pagamento alla consegna. Pronti il 28 novembre. I Lloyd's di Londra garantiscono alla firma dell'accordo che la qualità, il colore, il tessuto, corrispondono all'offerta. Allegate le fotografie. Prezzo cadauno: 8,99$". Davvero imbattibile. Li ha venduti in due ore.

Così va il mondo oggi.

In Italia, gli imprenditori, i produttori, investono la loro energia, il loro tempo, i loro soldi, per andare a cena con Giorgio Squinzi e con Susanna Camusso e vedere se "strappano" qualche concessione per il futuro.

Nel frattempo, il resto del pianeta si organizza.
Noi, stiamo alla finestra a guardare.

C'è un pianeta che ci attende.
C'è un pianeta che attende le nostre merci.
C'è un pianeta pronto ad accogliere le nostre idee, la nostra creatività.
In tutti i campi.
In tutti i sensi.
Basta muoversi sui binari che portano da qualche parte.
Da evitare i binari morti.
Come quelli della dirigenza politica e imprenditoriale italiana.

Buona settimana di lavoro a tutti.




10 commenti:

  1. I cinesi hanno puntato su Alibaba, l'Italia si è fermata ai 40 ladroni.
    Grazie Sergio, come sempre impeccabile e piacevolissimo.
    Un saluto a tutti i lettori

    RispondiElimina
  2. Notevole stile narrativo, complimenti
    Per i contenuti, come negarlo? L'Italia è immobilizzata in una palude da cui non uscirà con le sue forze. Mi spiace, ma il meglio di noi se nè andato o se ne sta andando. Quello che rimane, beh, lo vediamo ogni giorno. Un paese vecchio, corrotto e ignorante come il nostro non va da nessuna parte
    Saluti

    RispondiElimina
  3. Questo è un ottimo articolo di approfondimento dopo il telegiornale delle 20.30,per informare i cittadini che oltre alla televisione c'è un mondo nuovo che si sta affacciando e noi siamo cosi addormentati che non ce ne rendiamo conto,io resto dell'idea che questa crisi sarà molto dura, ma avrà il pregio di svegliare le persone o con le buone o con le cattive.

    RispondiElimina
  4. Si proprio un ottimo articolo e aggiungo che quella specie di giornalista Riotta oltre che essere un ignorante incapace di farsi voler ben da chi l'informazione la da anche senza profitto si permise di salutare il mitico sig, Enzo Biagi dopo aver contribuito a fargli le scarpe con tutto il resto della ciurma Rai.. La notizia di Riotta contro Omydiar l'avevo già letta e così anche la risposta che ricevette su twitter, c'è semplicemente da vergognarsi per gente del genere.. Caro signor Sergio però le chiedo una cortesie se posso. Lei è molto informato e sicuramente avrà fonti migliori per poter scovare anche altre persona che fanno buona informazione a parte le poche che già conosciamo, lei ogni tanto scrive sul blog di Beppe e ha molta visibilità perciò le chiedo di avviare un sondaggio tra lettori e tra veri informatori sia che siano della rete che del cartaceo (qualcuno ancora si salva forse), e cerchiamo di non allontanarci troppo dal giornalismo che pretende Omydiar magari facendosi anche conoscere per le buone capacità e per nobili motivi, primo fra tutti l'informazione vera! Siamo già dietro rispetto agli altri paesi che vanno avanti e sono coinvolti in questa bellissima novità quindi la prego non si fermi qua e faccia sapere magari anche a Omydiar che risponderà sicuramente dal momento che ha risposto anche a un imbecille come Riotta, in modo tale da avere anche noi un posto nella cerchia degli informatori onesti. Lei, Massimo Mazzucco, Giulietto Chiesa per esempio, così come qualche commentatore di cui ho letto articoli e devo dirle che non sono male!!!! voglio essere informato in ITALIANO e le chiedo di darci per l'ennesima volta una mano per essere informati e far parte di "Omydiar" e di tutto quel mondo che vuole veramente cambiare.. Io sono pronto a sostenervi!!! Facciamoci sentire e non perdiamo l'occasione.
    Luca

    RispondiElimina
  5. Caro Sergio
    non capisco come lei possa così audacemete, senza farsi venir alcun dubbio amletico, passare dal ricordo di PIERPAOLOPASOLINI, alprotoconsumismorampanteinsalsademocratica con spennellate di tecnologia futurismo, una redition di new new economy.......
    "...vogliamo cambiare il rapporto tra cittadinanza e politica centrale e il mercato è pronto".
    UAOH IL MERCATO E PRONTO.
    ora mi sento meglio.
    :Lei come la gabanelli ieri parla di come il mondo sta per affrontare la rivoluzione di una nuova classe di consumi,di consumatori,di consumisti,senza però mai che nessuno metta sotto luce le criticità del consumismo in se,èèèèèèèèè da un punto di vista mentale,psicologico,spirituale,esistenziale,sociale èèèèèèèèèèèè da un punto di vista prettamente fisico ed ambientale............... "il nuovo fascismo si fonda sul consumismo".
    joseph b.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. concordo pienamente. E' il sistema consumistico che va ridiscusso e a mio parere abbandonato. Per l'ambiente e per l'uomo! Ho visitato il sito di Alibabà, e mi sembra uno strumento a disposizione dei più forti per lanciarsi alla conquista del mercato globale. Grosse quantita' e prezzi stracciati....ma a danno di cosa e di chi'? Mi auguro che un giorno saranno gli uomini a viaggiare per il mondo più delle merci. Mi fa specie che i miei pantaloni provengano da uno stato che difficilmente saprei indicare sulla cartina geografica o che il succo di frutta che compriamo al supermercato sia fatto con arance brasiliane che nel viaggio hanno perso parte della loro vitamina C....
      Barbara C.

      Elimina
  6. il nuovo fascismo si fonda sul consumo di roba inutile, se invece di bere bibite fatte di sostanze chimiche dannose gli italiani mangiassero frutta fresca di stagione consumandone una quantità abnorme, guadagnerebbero in salute e l'economia riprenderebbe (questo è soltanto un esempio); se invece che acquistare roba inutile per la propria formazione interiore sia culturale che spirituale (gadgets elettronici legati a dispositivi da usare sui propri cellulari, videogame, ecc.) gli italiani si gettassero in massa dentro le librerie e spendessero una quantità abnorme di denaro per consumare romanzi, narrativa di alta qualità, questa nazione diventerebbe più umana, più sensibile, più colta, più diligente, più attenta, più accorta e l'economia riprenderebbe lena----e così via dicendo......detesto le ideologie, sia quelle consumistiche sia quelle anti-consumistiche, ciò che conta è la qualità, la libera scelta e la consapevolezza che si sta consumando per il proprio benessere e per il benessere della collettività: sono per la crescita felice!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se il nuovo fascismo si fondasse sul consumo di roba inutile (occhio però, tra poco si vedrà il fascismo anche nei conservanti della verdura), credo che da "alibaba" potrebbe partire la nuova marcia su Roma.
      Il fascismo, con tutti i suoi torti, non era certo un fautore del consumismo, quest'ultimo è stato imposto dai "liberatori" USA. Cerca di non indurre pericolore confusioni, se non ti dispiace.
      Forse "alibaba" certifica che le merci sono state prodotte rispettando i lavoratori e l'ambiente? Quando mai, in Cina la vita umana ha notoriamente un prezzo molto concorrenziale...
      Al massimo servirà a far chiudere qualche azienda italiana, che la lingerie, al lordo di Statuto dei Lavoratori e rispetto per l'ambiente, a 8,99$ al capo se la può solo sognare.
      In realtà il "valore aggiunto" di alibaba sta più nella mortifera nube inquinante sopra Shangai che non nella presunta trasparenza della competizione globale.
      Bravo Modigliani, questo inno al consumismo global sembra più il frutto di una problematica di tipo peptico, che non di un ragionamento serio e pacato.
      Indigestione di involtini primavera?

      Elimina
    2. Caro Sergio,attenzione anche alla deriva dell'ideologia dell'impiego ""abnorme""di beni materiali e immateriali,sebbene di qualità.
      E' sempre meglio che....ma resta disequilibrato.
      E', diciamo,un luogo comune.Resta tutto da dimostrare.
      Prova a fare scorpacciate di arance d'inverno e poi sappimi dire delle tue costipazioni. Senza parlare degli effetti devastanti sulle articolazioni,in particolare le ginocchia,se sei predisposto ...

      ma questa è un'altra storia.
      Con stima incondizionata,Angelo

      Elimina
  7. ottimo articolo, scritto con onestà intellettuale ed un eccellente stile narrativo, Grazie.

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.