martedì 13 maggio 2014

No Expo: via le mafie del cemento!



di Sergio Di Cori Modigliani

Ipocriti falsoni!

Matteo Renzi arriva a Milano e alla Camera di Commercio regala la sua consueta ricetta à la facebook. Dichiara il premier: "Milano è per l'Italia un punto di riferimento, siamo a un passaggio delicato ma chiave, strategico. Se vinciamo la sfida facciamo l'Italia, se ci tiriamo indietro non siamo l'Italietta, ma siamo incoerenti: l'Expo è l'Italia". 

Siamo sempre costretti a dibattiti regressivi, situazioni di degrado, polemiche partitiche e faziose, alimentate da giornalisti compiacenti. Questo è il prezzo da pagare quando ci si è trasformati in una nazione degradata. Perchè con la scusa della mafia si spinge la gente a pensare che basta arrestare due o tre boss, mettere in galera magari un paio di politici della sfera "pesci medio-piccoli spendibili", così si ottengono applausi dalla folla e via andare con il grande business.
Tutti contenti.
Il problema non è soltanto la mafia.
La mafia è il perno criminale intorno al quale ruota l'asse speculativo, quello che detta l'agenda politica, e organizza le strategie territoriali, ambientali, alimentari, industriali.
Ma esiste anche la sostanza, il Senso di questa Expo.
E di questo, non se ne parla, il che oggi è comprensibile. Non c'è lo spazio di cronaca.
Non c'è stato nè il tempo nè l'attenzione nè la maturità civica per portare avanti una battaglia di salvaguardia del territorio contro la più grossa operazione di cementificazione barbara e massiva del territorio lombardo mai registrata in Italia.
Ecco che cosa è l'Expo: speculazione immobiliare e cemento. Basta, tutto qui.
Non soltanto non produrrà ricchezza nè benessere, ma aumenterà il degrado.
Cemento, cemento, cemento, per costruire decine e decine di palazzine dentro le quali nessuno ci andrà mai ad abitare, per costruire infrastrutture che non verranno mai utilizzate perchè è molto probabile non verranno neppure portate a termine e dieci secondi dopo che l'Expo è finita, i cantieri scompariranno nel nulla, e rimarranno dei giganteschi cadaveri industriali, come lo stadio del nuoto a Roma.
Eppure, l'allarme era stato dato, e c'erano associazioni, movimenti territoriali e professionisti competenti che avevano cercato di far convergere l'attenzione sull'aspetto più importante della manifestazione: "A che cosa serve l'Expo? Viene garantito il rispetto ambientale? Viene rispettato il territorio? E' strutturato in maniera tale da essere eco-sostenibile per la cittadinanza?".

Un gruppo di professionisti, ingegneri, ambientalisti, architetti, già da tre anni si sono impegnati nel tentare di informare la popolazione senza alcun esito nè riscontro. Gli italiani sono sempre distratti, presi da qualcosa d'altro, mentre i partiti lucrano facendo business.

Il punto è che l'Expo di Milano è una operazione inutile, al servizio della speculazione immobiliare, il cui unico fine consiste nell'aver venduto terreni ad un prezzo 16 volte superiore al loro valore reale per costruirci sopra inutili palazzine, inutili edifici e lanciare una nuova (direi definitiva) deturpazione dell'area periferica della città di Milano.
Come aveva fatto Silvio Berlusconi alla fine degli anni '70, costruendo Milano Due e fondando il suo personale impero.

Qui di seguito un link pubblicato il 13 maggio del 2013, esattamente un anno fa.
In quel momento l'intera classe dei professionisti della comunicazione si occupava di fare le pulci ai deputati M5s per calcolare l'entità della loro diaria, sui giornali si pubblicavano articoli sull'infanzia della moglie di Enrico Letta; proprio quel giorno ci fu addirittura un servizio sulla Rai che esaltava le doti parsimoniose di Letta sottolineando il fatto che da Napolitano ci fosse andato con una Fiat Punto, come prova del fatto che il suo governo stava rivoluzionando il paese cambiandolo. Due giorni dopo il ministro Saccomanni spiegava che la crisi economica era finita, che entro il 2013 l'Italia avrebbe avuto il pil in positivo e che nel 2014 sarebbe aumentato almeno del 2,5%. Ha chiuso in negativo con un -1,8% e per il 2014 è grasso che cola se l'Italia arriva a un + 0,5%. 
Matteo Renzi usa lo stesso sistema: falsificare la realtà attuale e pompare sulla speranza proiettandola nel futuro. 
E intanto nessuno parla della devastazione territoriale che l'Expo sta provocando.
L'Expo non aiuterà l'economia, non rilancerà i consumi, non creerà occupazione, non consentirà nessun investimento nella ricerca scientifica e nell'innovazione.
Servirà soltanto a produrre colate di cemento.
Non solo.
Tirerà la volata ai grandi colossi multinazionali dell'alimentazione e delle sementi, aumentando la depauperazione del tessuto agricolo nazionale.
Basterebbe un dato: l'Expo ha come slogan "alimentare il pianeta" e invece, che cosa hanno fatto? Hanno destinato un'area di 750.000 metri quadrati alla costruzione di decine e decine di palazzine con strade asfaltate intorno, nel mezzo del nulla. 
Ma che cosa c'entra tutto ciò con il cibo?
E' una banale domanda che nessuno, finora, ha avuto il coraggio di porre.



http://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/in-italia/expo-2015-riscatto-italia-338.html


Expo 2015. Il riscatto dell’Italia? Quello che non ci dicono

expo-2015-cemento-aL’Expo 2015 “sarà il successo di tutta l’Italia e della sua volontà comune di riscatto, di rilancio per la nostra economia.  Chi lo ha detto? Vediamo se indovinate: è lo stesso che sosteneva che andando avanti a botte di austerity e licenziamenti facili saremmo usciti dalla crisi. Lui. Mario. Quello col loden. Ma siamo proprio sicuri? Come dimostrano i lavori in alto mare e le voragini di bilancio del comune di Milano, per Expo2015 il tempo inizia a stringere: oltre a qualche scavo, nulla è stato fatto (a parte pubblicizzare in ogni dove render del tutto irrealistici) e la consegna prevista per il 1 maggio 2015 è un miraggio. Cerchiamo di capire quello che non ci dicono.

AAA Il progetto: il Padiglione italiano per l’Expo2015 di Milano

Segnali indicativi sono il Supercommissario Unico fresco di nomina e la decisione del Cdm, che come extrema ratio ha approvato il 26 Aprile 2013 delle misure urgenti riguardanti al contempo terremoto in Abruzzo, terremoto in Emilia e Expo di Milano, (sottolineando involontariamente la natura catastrofica dell’evento). Altro che riscatto. I segnali che questo progetto fosse una cattedrale nel deserto erano anzi chiari a tutti da tempo. Un sospetto doveva già venire il  3 novembre 2006, alla scadenza per la presentazione delle candidature, quando l’idea dell’Expo 2015 era così convincente che fra tutti i paesi del mondo gli unici a presentare domanda di candidatura sono stati Italia e Turchia (e facciamoci delle domande).

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Dal 31 Marzo 2008, giorno in cui la città di Milano si è aggiudicata l'organizzazione dell’Expo, ad oggi, il mirabolante percorso dell’Expo2015 è somigliato più ad una sofferente Via Crucis;malgrado nell’agosto 2012 “ce la expofaremo!”, assicurava con disprezzo dell’eufonia Paolo Peluffo, l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e coordinatore della cabina di regia intergovernativa per il supporto all’Expo.Facendo finta per un attimo di ignorare le infiltrazioni mafiose, vale le pena di far notare come siano arrivati puntuali, come al solito, i costi “imprevisti”. Ben 30 milioni di Euro di extra costi e nuove bonifiche. Chi lo avrebbe mai detto? Impareranno mai i nostri amministratori che questo è quello che puntualmente accade quando le imprese vincono un appalto con un ribasso esagerato (il 42,83% in questo caso)? Delle due l’una: o sono dei dilettanti, o sono dei collusi.Tertium non datur.
Serviva quindi un alibi per lucrare su terreni agricoli acquistati a 0 e rivenduti a 1000, o per dare ossigeno al Partito del Cemento ormai agonizzante. Lo hanno trovato. Sarà un bellissimo e scintillante cavallo di Troia, con betoniere al posto degli achei in agguato. Dietro la realizzazione di alcune opere di pregio architettonico, si nasconde la malcelata intenzione di un’operazione immobiliare attraverso cui la Fondazione Fiera di Milano spera di risanare i suoi passivi di bilancio. Punto, e a capo.Se davvero lo scopo dell’Expo 2015 fosse quello che campeggia negli slogan (Nutrire il Pianeta), non si capisce cosa c’entrino le centinaia di residenze e appartamenti, così come sarebbe bello capire perché non sia stata sviluppata l’idea di quel sovversivo di Carlin Petrini di Slow Food: quella di costruire l’unica cosa sensata da fare (oltre che davvero unica al mondo), cioè un grande parco biologico dedicato all’agroalimentare, in uno spettacolare tributo alla bio diversità del mondo mai realizzato prima.

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Sarebbe stata davvero un’occasione unica per Nutrire il Pianeta, 
facendo crescere i frutti della terra anziché pilastri di cemento, un museo vivente del Gusto, mostrando il percorso dall’orto alla tavola, osservando la natura trasformarsi in cibo, dunque in cultura (un settore in cui noi italiani non siamo secondi a nessuno, anche se spesso ce ne dimentichiamo).
Ma tutto questo è il mondo ideale di Thomas More, che non trova applicazioni in un paese sventrato dalle logiche che muovono l’economia del cemento. 
I grandi appalti mal si conciliano con gli orti, e così gli interessi convergenti di amministratori e costruttori indebitati hanno portato a questa illogica new-town di palazzine in mezzo al nulla.
Cosa c’entrano però con il cibo 750.000 metri quadrati di cemento? E soprattutto: una volta terminata (se ci riusciranno) l’Expo, quali sono gli scenari previsti per l’area? Il progetto sul dopo Expo doveva essere pronto per Aprile, ma il suo destino è già chiaro. Lo abbiamo visto fare troppe volte per non sapere come andrà a finire: diranno “dobbiamo valorizzare il tessuto suburbano”, “occorre un piano di sviluppo”, “non possiamo lasciarlo improduttivo” e così arriverà nuovo cemento. The Day After Expo, ci accorgeremo che a nessuno interesserà mantenere verdi e infruttuose le aree a parco attualmente risparmiate. Gli indizi ci sono tutti: l’Expo ha già attirato i costruttori nelle aree circostanti (es. Cascina Merlata e via Stephenson costellate di residenze, torri ecc.). Ma perché stupirsene?Inoltre secondo i dati di Legambiente, la Lombardia è una delle regioni più urbanizzate e cementificate d’Europa. E se consideriamo che la legge 12/2005 è cambiata sette volte negli ultimi cinque anni, non dovremmo stupirci nemmeno di questo.

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Intanto i costi e i ritardi si sommano. Tornare indietro è ovviamente impossibile. Al momento,  il totale pagato da Arexpo (la società pubblica che ha acquistato le aree) è di 151 milioni di Euro, che secondo il Fatto Quotidiano, una perizia dell’Agenzia delle Entrate avrebbe giustificato solo in virtù delle future potenzialità di espansione immobiliare dell’area: come volevasi dimostrare. E sarà con ogni probabilità questo il destino dell’area Expo, dal momento che meno cemento significa meno denaro da fare rientrare nelle casse pubbliche: le Grandi Opere costano, e qualcuno deve pagarle. Soprattutto quelle inutili.

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Qui il danno ormai è fatto: o il comune punterà sul cemento, o andrà incontro alla creazione di un buco a cui dovranno comunque far fronte, ricorrendo inevitabilmente al
 taglio dei servizi e all’aumento di pressione fiscale sui cittadini stessi, gli unici a cui viene presentato sempre il conto, e che non hanno nessuno a cui girarlo: sono l’anello più basso della catena alimentare. Ecco, aveva ragione quello col loden a parlare di riscatto. Ancora una volta siamo ostaggio del cemento.

4 commenti:

  1. Mi domando quando scatterà qualche manetta per la TAV credo sia solo questione di tempo perché l'opera (scempio) è più in là nel tempo appunto. Sono sicuro che rivedremo lo stesso film con il consueto corredo di belle addormentate che si risvegliano piene di stupore e di dichiarazioni inutili di politici e giornalisti collusi.

    Paolo da Monza

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  2. Per inquadrare i fatti di oggi non bisogna dimenticare che le radici dell'attuale pds sono ancora saldamente piantate nel vecchio PCI di cui Togliatti era la guida. La sua politica del doppio gioco rimane ancora attiva, il realismo togliattiano fece sì che la Costituente votasse l'art. 7 che legava indissolubilmente l'Italia al potere del Vaticano. A Togliatti facevano comodo i voti dei cattolici e faceva accordi sottobanco con la Chiesa pur di raggiungere i suoi obiettivi di potere. Napolitano, da parte sua aveva i suoi buoni rapporti con gli Stati Uniti, anche se aveva approvato l'invasione staliniana di Budapest, e negli anni 80 la sua corrente migliorista a Milano prendeva finanziamenti dal palazzinaro emergente Berlusconi.

    Questa dunque è la gente che ancora oggi governa il paese e pensa agli affari suoi, usando le idelogie come oppio per i popoli, come il nero della piovra che impedisce ai nemici di avvicinarsi.

    I padri costituenti laici e autentici liberali volevano una libera Chiesa in un libero Stato. Il realismo togliattiano ha subordinato lo Stato alla Chiesa e dopo quasi 70 anni ne stiamo pagando le conseguenze. E al peggio non c'è mai fine, ora che Renzi si nasconde dietro un Cantone... Speriamo solo che non prenda l'ennesima ... cantonata...

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    1. Complimenti per l'analisi storico-politica, è di una lucidità unica. A proposito, non dimentichi di confermare l'appuntamento dall'analista.

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  3. coraggio! ho appena letto che l'anagramma di Matteo Renzi è "mento a terzi", in un paese come l'italia una cosa come questa può spostare più voti dello scandalo expo, diffondete! ...

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