Partiamo dalla notizia del giorno: per un vizio di forma (relativo ad una notifica) la Corte di Appello di Genova ha annullato la condanna atre anni di reclusione inflitta a Gino MAMONE dal Tribunale di Genova per la corruzione relativa ad una variante urbanistica sull'area dell'ex Oleificio Gaslini. Processo da rifare (con prescrizione incombente che scatterà a maggio 2014) per lui e per Paolo STRIANO, ex assessore e consiglire comunale - uomo di MONTELEONE Rosario -.
Ma di filoni giudiziari sui MAMONE ce ne sono molti (da Genova e non solo) e quindi, nell'attesa che giungano a conclusione, noi facciamo un viaggio nei cantieri genovesi e non solo. In quelli dei MAMONE, ma non solo...
 Nella città della “torretta” l'amministrazione di centrosinistra guidata dal “renziano” Federico BERRUTI si prodiga nel soddisfare gli appetiti cemento e mattone del DELLEPIANE Aldo. Non uno qualunque. Basta pensare che è l'uomo forte dell' UNIONE DEGLI INDUSTRIALI di Savona. Lo è stato prima direttamente e poi con con il genero Fabio ATZORNI ( qui l'Informativa della Questura di Savona dove risulta che il DELLEPIANE Aldo è formalmente indagato per i reati di "associazione per delinquere e turbata libertà degli incanti" [quale aderente al "cartello degli appalti" guidato dal noto MAMONE Gino - e su cui poi ci soffermeremo] mentre Fabio ATZORI era stato anche denunciato, nel 2009, dalla Questura di Gorizia per "favoreggiamento ingresso clandestino o irregolare sul territorio nazionale" in quanto "in qualità di legale rappresentante dellaDEMONT SRL, compiva attività finalizzate a procurare l'illegale ingresso e la conseguente permanenza in TN [territorio nazionale, ndr] di cittadini extracomunitari mediante la predisposizione di contratti d'appalto ideologicamente falsi, apparentemente intervenuti tra la ASV ITALIA SRL e la DEMONT SRL..."...
 Il Tribunale di Savona aveva decretato la “pericolosità sociale” di Pietro FOTIA. In Appello il provvedimento è stato annullato. Le motivazioni dell'Appello sono molto interessanti e le andremo a vedere, perché, quel che emerge, ad esempio, è che non è pericoloso, ma passa rapidamente all'uso delle maniere forti per ottenere ciò che vuole e quindi va tutto bene...
 Ecco un capitolo degli Atti ufficiali, sempre dell' inchiesta PANDORA della Guardia di Finanza per la Procura di Genova che conferma quanto avevamo denunciato per anni...
Siamo all'uomo di fiducia, per anni, sino alla sua scomparsa, di Claudio BURLANDO, ovvero di Piero PICCOLO.
Nel 2005 lo fotografammo all'inaugurazione del “grande escavatore” della ECO-GE dei MAMONE (fatto richiamato nell'Informativa della Guardia di Finanza). Impallidì quando realizzò della nostra presenza, ma era troppo tardi. Gli scatti li avevamo già fatti... a partire di quello di lui con Luigi MAMONE il “capo famiglia MAMONE” a Genova.
Quando lo rincontrammo, accanto a Claudio Burlando, a Sestri Ponente, dopo l'emergere delle inchieste (nel 2008), PICCOLO disse in genovese (come dimostra l'audio che pubblicammo) rivolto al Presidente della Casa della Legalità: “BISOGNEREBBE CHE TI PRENDESSI A CALCI NELLA SCHIENA”... per poi aggiungere che i MAMONE non possono essere mafiosi perché, lasciava intendere, se lo fossero il presidente della Casa della Legalità sarebbe già allora finito male...
 E' ora di eliminare ogni sorta di dubbio. Ogni ombra ed ogni menzogna dal campo. Noi, come annunciato procediamo...
Salvatore Ottavio COSMA era, nel 2007 ancora Consigliere Comunale di Genova. Era anche candidato dell'Udeur (poi passò all'Idv). Era tra i sostenitori dei candidati sindaco VINCENZI e presidente della provincia REPETTO. Andava a cercare i consensi e voti di soggetti noti per l'appartenenza alla 'ndrangheta. Ciò è confermato dalle affermazioni dello stesso COSMA con l'affiliato CARIDI Giuseppe ( vedi qui) di Alessandria, quando si lamentava che Gino MAMONE non gli aveva poi dato quei voti che sperava... Parlava - come vedremo - con un certo "NINO" affermando che sarebbe sceso a Gioia Tauro per chiarire ed andare in fondo su quel "TRADIMENTO" da parte dei MAMONE & C che, nelle urne, alle amministrative 2007, non fecero trovare i consensi promessi...
[DEDICATO ALLA MEMORIA DEGLI AGENTI CONDELLO E CARUSO]
Se è vero che la mafia è una montagna di merda, qui la montagna, come nel caso dei GULLACE-RASO-ALBANESE, puzza talmente tanto che per farla sentire meno si sono sparsi qua e là, tra Genova e Schwerin in Germania.
Avevamo già accennato più volte a costoro, agli AVIGNONE, ed ora ne approfondiamo il profilo, così che le Autorità rimaste un pochino distratte (tra Italia e Germania) procedano con lo schiacciarli uno ad uno...
Un nuovo documento del ROS conferma che sulla “zona grigia”, ed in particolare su certi politici, la DDA di Genova nell'era Scolastico, preferì non andare a fondo... anzi certi personaggi non sono stati indagati e nemmeno intercettati, nonostante molteplici elementi li tirassero in ballo. Un nome su tutti è quello di peso dell'attuale Presidente del Consiglio Regionale della Regione Liguria, Rosario MONTELEONE.
Ma andiamo con ordine, da ciò che già si sapeva a questa conferma...
 Siamo al giro di boa.
Antonio FAMELI ha visto adottare nei suoi confronti la misura di Sorvegliato Speciale e poi è arrivato il Decreto di confisca dei suoi beni (a lui riconducibili, in Italia ed all'estero) dal Tribunale di Savona. Un Decreto che ricostruisce tutto quanto necessario sul soggetto perché sia evidente la sua pericolosità sociale ed il suo essere parte integrante della rete dei PIROMALLI e dei GULLACE-RASO-ALBANESE.
[ qui il Decreto di Confisca integrale – in formato .pdf]
Quando lo denunciammo, pubblicamente ed all'Autorità Giudiziaria, indicando la sua rete di prestanome e di attività illecite, nessuno credeva che ce la si sarebbe fatta. Qualche procuratore a Genova, che veniva da Savona, sosteneva che noi andavano sotto casa di persone perbene per accusarli ingiustamente di essere mafiosi... Alla fine lo Stato c'è e FAMELI è rimasto in mutante...
 Partiamo da Savona. Partiamo dai traffici illeciti di rifiuti che tra Liguria e Piemonte ed un epicentro la TIRRENO POWER di Vado Ligure, secondo l'indagine della DDA di Genova (a seguito del lavoro della Procura di Savona) che ieri ha mandato i Carabinieri del NOE. Una decina sono le persone indagate per lo smaltimento delle ceneri di carbone centrale. Dai documenti acquisiti dai militari del NOE - per conto della pm Arena (componente della DDA con delega al Ponente ligure) - si apprende che le attenzioni dell'antimafia sono, ancora una volta, centrata sull'asse Liguria-Piemonte, ed in particolare su alcune imprese piemontesi che si occupano di smaltimento delle ceneri, autotrasportatori, oltre, ad alcuni responsabili della Centrale Tirreno Power (che, con una comunicazione ufficiale, si dicono tranquilli, affermando che loro sono trasparenti e disponibili tanto che (e ci mancherebbe pure) hanno consegnato i documenti richiesti ai Carabinieri.
 E Savona torna, quindi, ancora, come nei decenni passati al centro di un inchiesta per traffico illecito di rifiuti speciali... E Savona vede coinvolto uno dei suoi principali imprenditori, Aldo DELLE PIANE, in una delle più pesanti inchieste della Procura di Genova – coordinata dal pm Pinto e seguita dalla Guardia di Finanza -. E' l'indagine che prende il nome di “ PANDORA” (di cui abbiamo già parlato), avviata con perquisizioni e sequestri nel 2009, e che ha individuato il “cartello di imprese” facente capo a Gino MAMONE della ECO-GE (famiglia indicata ancora nell'ultima relazione della DNA, come abbiamo recentemente ricordato) per il controllo degli appalti e dei subappalti del colosso pubblico genovese SVILUPPO GENOVA, ed in particolare per le demolizioni e bonifiche delle aree delle ex Acciaierie di Cornigliano...
 Gino MAMONE con Paolo STRIANO, sono stati condannati, rispettivamente a 3 anni di reclusione il primo e 3 anni e 6 mesi il secondo, dal Tribunale di Genova, per corruzione in merito alla nota vicenda dell'area dell'ex Oleificio Gaslini, che rappresenta uno dei tasselli della maxi inchiesta sui MAMONE promossa dal pm Pinto con il Gico.
Questo dettaglio appesantisce certamente la misura interdittiva (atipica) che il Prefetto Musolino aveva promosso nei confronti di Mamone con la sua ECO-GE, visto che in allora non vi era alcuna conferma giudiziaria che ora, anche se solo in primo grado, invece, è giunta.
Pubblichiamo integralmente qui la Sentenza (formato .pdf)
Gino MAMONE aveva promosso querela contro il Presidente della Casa della Legalità perché, come avevamo già accennato, durante la trasmissione Exit, nella puntata “Fratelli di Mafia”, su La7, Abbondanza lo avrebbe diffamato affermando che il Gino MAMONE è componente della famiglia MAMONE, che svolge l'attività di imprenditore e che in questa veste ha avuto rapporti con il sindaco di Arenzano Luigi Gambino ed ha finanziato l'associazione politico-culturale di Claudio Burlando...
 Ieri, tornando da Savona, si sono visti nelle aree delle ex Acciaierie di Cornigliano, ben disposti, i mezzi in pausa della ECO-GE dei MAMONE. Cambiano le amministrazioni (quantomeno alla guida del Comune di Genova, non c'è più la Marta VINCENZI che ora punta al Parlamento - perché al peggio non c'è fine – ma Marco DORIA) ma i MAMONE sono sempre lì... Le inchieste vanno avanti, in una è arrivata la condanna di primo grado, altre indagini si aggiungo, pesanti, e tutti si trovano bene con loro.
Alcuni giorni prima li avevamo visti operare al fianco dei mezzi della IREN – Mediterranea Acque, in Via Paolo Giacometti... uno dei tanti cantieri dove il colosso IREN è in tandem con la ECO-GE...
Quel filone che non pare oggetto di indagine da parte della Procura di Monza era indicato nel lontano 21 gennaio 2005 dal NOE di Roma e di Genova in un’Informativa relativa alle intercettazioni effettuate su un’utenza di Gino MAMONE della ECO-GE SRL.
Un filone che, alla corruzione sulla gestione della partita sulle aree dell'ex FALCK di Sesto San Giovanni, fa aggiungere quindi un protagonista: la 'Ndrangheta. Sì, perché i MAMONE [ vai allo speciale] sono legati e imparentati alla cosca dei RASO-GULLACE-ALBANESE [ vai allo speciale]. Sono legati direttamente al capo della cosca nel Nord-Ovest, a quel Carmelo “Nino” GULLACE [ vai alla scheda in pdf sulla sua cosca] che, come diceva lui, sono una cosa sola con i PIROMALLI ed anche con i MAMMOLITI, con cui si è fatto un “patto”. Insomma, i MAMONE sono il volto imprenditoriale delle potenti cosche calabresi della Piana di Gioia Tauro in terra di Liguria e, da qui, nel nord-ovest del Paese... Sono il punto di contatto con la politica, come scriveva nel 2007 la Guardia di Finanza. La DIA li indicava pubblicamente per essere la testa di ponte per l'infiltrazione negli appalti pubblici, già nella mappatura del 2002...
IN CODA IL VIDEO INTEGRALE DELLA PUNTATA DI PRESADIRETTA DEL 15.1.2012
La puntata "Mafia al nord" del 15 gennaio 2012 di PresaDiretta, che ci ha raccontato della 'ndrangheta tra Liguria e Piemonte, ha messo in evidenza che il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, e la sindaco di Genova, Marta Vincenzi, mentono sapendo di mentire in merito alla questione dei MAMONE... Non è la prima volta, ma questa volta hanno superato ogni limite!
Non saremo lunghi visto che abbiamo già parlato e scritto ampiamente ma alcuni semplici punti per dimostrare le menzogne dei due esponenti politici li poniamo, perché vanno sbugiardati...
Il GORIZIA Cosimo è un soggetto emerso nell’ambito delle indagini cc.dd.:
- “Maglio” (proc. pen. 2951/2000/21 DDA GE)
- “Maglio 2” (n.1389/08/21 DDA RC)
- “Maglio 3” (proc. pen. 2268/10/21 DDA GE)
- “Colpo di Maglio” (proc. pen. nr. 13715/04/21 DDA GE “condannato”).
Soggetto noto ai reparti investigativi dello Stato. Tra gli elementi che hanno confermato la sua identificazione emerge anche l'utilizzo dell'utenza telefonica 39269477** intestata EDIL GL di GORIZIA Luciano ma in uso al Cosimo, così come l'utenza a lui intestata 33940084**...
AGGIORNATO, IN CODA, CON LE PAGINE DE IL SECOLO XIX (12 -13.04.2011)
 [CON IL TESTO INTEGRALE DEL VERBALE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI GENOVA DEL 16.11.2010 CON L'INTERVENTO DELLA SINDACO VINCENZI]
Ecco una ricostruzione, in 5 punti, della "partita" dei MAMONE sull'ex Oleificio Gaslini a Genova... con uno straordinario ruolo del Sindaco quale "intermediario" per far comprare la suddetta area dei MAMONE, in cui aveva promesso ogni provvedimento del COMUNE per permettere l'operazione (e lo raccontava la stessa VINCENZI ad un Consiglio Comunale che rimase silente)...
IN CODA GLI ARTICOLI DE IL SECOLO XIX (ed. Genova e ed. Savona)

E' la 'ndrangheta in Liguria. Quella 'ndrangheta che qualcuno cerca ancora di non vedere e, quando non può farne a meno, cerca di nascondere come la polvere sotto il tappetino di entrata della Pubbliche Amministrazione che gli ha spalancato i portoni (e le casse).
Delle cosche in Liguria abbiamo parlato a lungo. Li abbiamo denunciati e segnalati a chi di dovere, su ogni cosa che li riguardava che veniva a nostra conoscenza... e li abbiamo indicati pubblicamente. Gli abbiamo fatto sentire tutto il nostro disprezzo. Così continuiamo a fare, senza cedere ad intimidazioni o minacce.
Oggi pubblichiamo un nuovo capitolo di questa storia perché come abbiamo detto tempo fa: l'omertà si è rotta, i varchi si aprono e quindi si può chiudere la partita!
Partiamo da alcuni documenti che la Casa della Legalità è riuscita ad avere e fornire, a suo tempo, a chi di dovere...
Il video de "Il Secolo XIX" documenta lo sgombero del campo Rom di Cornigliano. Per distriuggere e rimovere la baraccopoli, ove viveva il centinaio di rom sgomberati, il COMUNE DI GENOVA, della Sindaco Marta VINCENZI - che fa i proclami antimafia e da gli appalti ed il sostegno ad esponenti noti della criminalità organizzata - ha incaricato la ECO-GE SRL, ovvero la società "principe" della famiglia MAMONE, sulla cui mafiosità da tempo non solo si era espressa la DIA ed il GICO, ma su cui pesa anche l'informativa antimafia atipica del Prefetto di Genova e molteplici inchieste...
Ecco cosa la Vincenzi dovrebbe chiedere a se stessa (ed alla sua Amministrazione)
Già il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, "amico" dei Mamone e che da questi ha preso anche finanziamenti, ci aveva abituato a ottime "parole" contro le mafie che scorrevano in parallelo a sistematici silenzi sulle concessioni ed incarichi diretti della Regione o tramite le società partecipate, alle società di famiglie note delle cosche GULLACE-RASO-ALBANESE, PIROMALLI e MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI.
Ma quanto sta facendo "la" Sindaco di Genova Marta Vincenzi, supera di gran lunga l'ipocrisia di Burlando. Adesso si è spinta a chiedere "5" cose al Prefetto, ed in queste cose, tra l'altro smentisce se stessa che, sino ad alcune settimane fa negava(insieme al Presidente del Municipio della Valpolcevera Crivello, al Presidente del CIV di Certosa ed allo SPI CGIL della Valpolcevera) che vi fosse un radicamento mafioso nella vallata del Polcevera, quando invece quel radicamento, con anche controllo capillare del territorio, vi è da decenni (come le abbiamo più volte, inutilmente, ricordato per anni, ma che alla fine pare abbiano spannato i vetri della sua dimora proprio in quella zona storica di colonizzazione delle cosche).
A questo punto, anziché fare la professorina o l'ingenua, a seconda dei casi, e chiedere di intervenire ad altri, quando chiede a se stessa (ed alla sua Amministrazione) le 15 cose (più una) che può fare (e non fa) per contrastare direttamente la criminalità organizzata a Genova?
Per evitarLe troppa fatica, queste 15 bazzecole (più una) le indichiamo noi...
 La Massoneria non è più, da tempo, quella di Mazzini e Garibaldi. Ed in Italia la Massoneria è stata strumento ed è strumento di affermazione di un Potere diverso da quello dello Stato. Vuoi di volontà straniere (a partire dall'UK), vuoi del grande Potere finanziario internazionale, vuoi dei Poteri criminali nel vero senso del termine, mafiosi ed eversivi.
La pagina mai chiusa della Loggia Massonica P2 di Licio Gelli, strumento di intreccio di Potere criminale che vedeva l'allora Cosa Nostra - dominante tra le mafie italiane - sedere al tavolo dei convenuti, si è evoluta ed ha fatto ricchezza dei punti deboli che permisero di scoprirla e colpirla. In parallelo, e sempre di più, è stata la 'Ndrangheta ad usare, attraverso "i santisti", la massoneria per costruire e rafforzare rapporti e collaborazioni (un "dettaglio" sfuggito a Saviano nel suo monologo sulla 'ndrangheta).
Le inchieste in cui è emerso ed emerge il peso della Massoneria nella "colonizzazione" da parte delle mafie delle regioni del centro-nord Italia sono molteplici. E' nell'ambito dei rapporti massonici che gli uomini di mafia, i fratelli di sangue, consolidano le alleanze con i professionisti, i colletti bianchi e, spesso, anche con uomini dei settori di controllo, come agenti delle forze dell'ordine e magistrati, per garantirsi sodali e coperture per il grande riciclaggio, il controllo di appalti e concessioni pubbliche...
 Partiamo proprio dal tentativo di corrompere un giudice messo in atto dai Mamone, ed in particolare da Gino Mamone. Questi, attraverso Domenico Casagrande, dell'Outlet di Savignone, voleva scoprire se vi era la possibilità di corrompere il sostituto procuratore Francesco Pinto, ovvero il pm titolare delle diverse inchieste che riguardano la sua principale società, la Eco.Ge e lui stesso per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa di incanto al fine di "controllare" l'assegnazione degli appalti e subappalti di demolizioni e bonifica nelle aree della Acciaierie di Cornigliano, oltre che per corruzione finalizzata all'ottenimento del via libera del Comune di Genova per la realizzazione del progetto (dell'arch. Vittorio Grattarola) nell'area dell'ex Oleificio Gaslini, quella relativa alle false fatturazioni con creazione di fondi neri da utilizzare per corrompere, ma anche per filoni che portano alla Stoppani tra Arenzano e Cogoleto...
 Si aggiungono tasselli a quanto stiamo seguendo da tempo.
La notizia resa nota dal giornalista Gianni Lannes ad un convegno è inquietante e, comunque, non ci stupisce.
Al centro via sarebbe di nuovo la ECO.GE dei Mamone, famiglia della 'ndrangheta, indicata come tale sin dal 2002 dalla DIA, che da anni denunciamo per i suoi legami, le sue entrature politiche, i suoi disastri ambientali, gli appalti pubblici ed il legame solido con il mondo delle cooperative emiliane, e che è entrata in molteplici inchieste giudiziarie, tra cui l'Operazione Pandora, false fatturazioni per costituzione di fondi neri, episodi di corruzione e smaltimenti illeciti di rifiuti pericolosi...
 La Guardia di Finanza ha sequestrato le pratiche per gli incarichi alla Eco-Ge. Al centro dell'inchiesta, che vede legate le bonifiche della Stoppani e delle aree di Cornigliano, vi sono - come avevamo già scritto - 16 appalti, 11 vinti dalla EcoGe di Gino Mamone (ora sostituito al vertice dalla consorte Ines Capuana, e con voci di cessioni a nomi tedeschi), 7 dei quali in sub-concessione. Tutte le carte di quegli appalti che avevano portato a perquisizioni in tredici aziende nel centro-nord, che la Procura aveva identificato come il "cartello" dei Mamone per controllare e decidere l'aggiudicazione di lavori per oltre 15milioni di euro. Noi lo avevamo detto: se c'è un "cartello" che controlla gli appalti, questo può avvenire solo se la società pubblica, in questo caso Sviluppo Genova, è complice e connivente! Vai allo speciale, clicca qui
 La Sviluppo Genova spa dopo l'inizio della Tangentopoli genoveseera ormai bruciata. Qualcuno potrebbe anche osservare che Regione, Comune e Provincia hanno cambiato anche il vertice...vero, verissimo, ma lo hanno fatto solo una volta concluso il grosso degli appalti per Cornigliano, ovvero quelli al centro dell' Operazione Pandora.
Claudio Burlando, inoltre, aveva tentato di espandere la territorialità, quindi il raggio di azione di Sviluppo Genova, pur non potendolo fare, tanto che tale deliberazione è stata stoppata. Ma vi è un particolare: dopo i grandi appalti per Cornigliano, demolizioni e bonifiche, il nuovo settore del business è quello delle costruzioni... ad esempio per l'Ospedale di La Spezia o le altre opere nel savonese e ponente ligure.
Ed allora ecco che...
 Ci siamo, come abbiamo detto il "silenzio" è stato rotto. Questa volta a parlare con la Procura e la Guardia di Finanza è uno dei protagonisti di primo piano degli affari di Mamone e degli intrecci del boss della Eco.Ge con politici ed amministratori pubblici. La richiesta di tangenti, nel caso dell'ex Oleificio Gaslini era di 1.400.000 euro. Serviva per piegare - guarda tu che stranezza in questa città e regione dal cemento straripante - la destinazione ad uso di quell'area... alias l'urbanistica. Quel settore chiave che in Comune, non a caso, vedeva come funzionario responsabile Giovanni Battista Poggi (meglio conosciuto come "Gian Poggi"), da sempre uomo di fiducia di quel Claudio Burlando (che lo ha richiamato in Regione insieme al suo prode Piero Piccolo) che proprio sull'ex oleificio Gaslini viene tirato in ballo tra gli "amici" - insieme alla Vincenzi - da Gino Mamone in quel colloquio intercettato al ristorante "Edilio" con Caparelli e che, per un lapsus (freudinano?) quando gli abbiamo chiesto cosa ci faceva il suo fedele sodale Piccolo all'inaugurazione dell'escavatore della Eco.Ge, nel novembre 2005 (in compagnia di Casagrande, Benvenuto, Merella, Venanzio Maurici,... - guarda il video -), ci ha risposto ripetutamente che "era un cantiere nostro", lasciandoci sbalorditi da tale "ardire" visto che la Regione o il Comune con la proprietà di quell'area proprio non ci azzeccava un fico secco...
[In riferimento alla vicenda Stoppani, nell’esercizio del diritto di cronaca su una vicenda di pubblico interesse, avevamo riportato e commentato un estratto di un rapporto della Guardia di Finanza in cui venivano menzionate, tra le altre, le seguenti persone: Dott.ssa Brescianini Cecilia, Dott.ssa Minervini Gabriella, Dr. Gian Piero Lazzarini. Ci preme evidenziare che le predette persone non sono coinvolte in alcun modo in procedimenti penali inerenti le questioni trattate e ci scusiamo nei loro confronti per le espressioni che possano aver loro arrecato offesa]
Ad accompagnare la bonifica farsa del sito della ex Stoppani tra Arenzano e Cogoleto, giunge oggi un colpo di teatro made in Cecilia Brescianini, la vice-commissario alla bonifica, che questa mattina pare abbia convocato i media per raccontare una buona novella per rilanciare l'ottimismo volto alla copertura delle gravi omissioni e responsabili che riguardano la vicenda Stoppani.
Se la signora Brescianini - che già quando era all'Arpal non si era accorta di nulla - è indicata chiaramente dalla Guardia di Finanza, insieme, ad esempio, al Sindaco di Arenzano, Luigi Gambino, nel rapporto alla Procura, come una dei principali soggetti che operavano a favore dei Mamone, diventa significativo notare la comunione di azione delle società del "cartello" della Eco.Ge per le demolizioni e bonifiche a Cornigliano e le aggiudicatarie degli appalti gestiti dalla Vice-Commissaria nell'area Stoppani (come, ad esempio, la F.lli Baraldi di Modena, che dopo le demolizioni effettuate sembra essere svanita in tutta fretta)...
Ecco lo speciale che raccoglie tutti gli articoli e video sulla rottura del vaso di PANDORA. In coda agli articoli i principali link agli articoli precedenti dal 2005... clicca qui o sul banner.
[NEL VIDEO UN "RITORNO" AL 9 NOVEMBRE 2005 - PRESENTAZIONE E CONVENUTI ALLA PRESENTEZIONE DEL GRANDE ESCAVATORE DELLA ECO.GE] QUESTA MATTINA, DALLE 6:30, L'UFFICIO DI PRESIDENZA HA DISTRIBUITO, INSIEME AL VOLANTINO SULL'OPERAZIONE PANDORA, QUESTA LETTERA APERTA AI LAVORATORI DELLA ECO.GE DEI MAMONE, DAVANTI AI CANCELLI IN VIA FERRI A GENOVA RIVAROLO...
La prima cosa che ci teniamo a dirvi è che il posto di lavoro è un diritto e nessuno vuole metterlo in discussione... anzi! Le aziende che, per provvedimenti giudiziari, vengono sequestrate (così come quelle che vengono poi confiscate in via definitiva) non vengono chiuse, bensì continuano a lavorare sotto un Amministrazione Giudiziaria(e quando vengono confiscate addirittura possono passare sotto il controllo degli stessi lavoratori in cooperativa)! Quindi i lavoratori non devono mai avere paura delle inchieste della magistratura. Ad esempio la CO.FOR. sequestrata perché riconducibile ai fratelli GUARNACCIA, non ha smesso di lavorare, ha continuato nel rispetto delle leggi sotto l'amministrazione giudiziaria.
Non fatevi quindi ingannare, non fatevi ingabbiare dal "ricatto occupazionale" che trova sponda in un sindacato come la FILLEA-CGIL... Chiedete ad altri sindacati che alla Legalità hanno dimostrato di tenere molto e che hanno denunciato pubblicamente, come ha fatto la CISL, la loro impossibilità ad entrare nei cantieri edili, dove dominano i "compagni" di Venanzio Maurici, per cercare di difendere i diritti dei lavoratori. Non fatevi mai usare come ricatto verso la Magistratura e l'opinione pubblica!
Ci rivolgiamo a tutti voi...
 In attesa del prossimo aggiornamento con molte novità sul fronte degli appalti, degli apparati politico-amministrativi e della galassia Mamone, dobbiamo registrare ancora una volta che Burlando, oltre ai non so ed ai lapsus, mente. Era già accaduto nel passato ma questa volta è particolare la questione perché l'oggetto sono proprio gli appalti della Sviluppo Genova spa al centro dell'inchiesta sul "cartello" monopolistico dei Mamone.
Burlando, ieri a Villa Rossi a Sestri Ponente, ci ha detto: "La Sviluppo Genova faceva regolari appalti al massimo ribasso". Ai Ai... infatti, ad esempio, da quanto noi appreso in merito alla famosa gara con la busta ritardataria ammessa (forzatamente) per mano diretta di Saffioti e l'intervento "salvifico" di Ghio, era una gara assegnata con la media ponderata... ovvero con esclusione delle 5 offerte più basse e delle 5 più alte, realizzazione della media per poi arrivare al vincitore. Ecco perché quella busta era fondamentale... mancando quell'offerta, sarebbe saltata la pianificazione del vincitore che qualcuno poteva gestire prima della chiusura (qualunque fosse stata poi la Commissione di gara), ad esempio con semplici fax inoltrati dalla ditta madre alle altre imprese complici, per definire l'offerta che avrebbe ottenuto l'aggiudicazione e quindi, via così, si potevano beatamente stabilire appalti e subappalti senza troppi problemi...
 Siamo stati a Sestri Ponente, quartiere "rosso" di Genova, dove era annunciata la presenza di Claudio Burlando, per porre qualche domanda e per distribuire il volantino sull' Operazione Pandora e le copie del capitolo sul Presidente della Regione Liguria del libro-inchiesta "Il Partito del Cemento" di Marco Preve e Ferruccio Sansa.
La prima domanda è stata: può escludere che ci siano stati contributi da parte dei Mamone e affini all'associazione Maestrale o alle campagne elettorali?
Risposta di Burlando: "Io non mi occupo di queste cose qui, ma tenderei ad escluderlo" Cosa? Non sa chi ha foraggiato le sue campagne elettorali? "tende ad escluderlo", ma non lo esclude??? Come ai tempi della Tangentopoli degli anni Novanta torna il ritornello per cui lui non sa...
Chi è Gino Mamone, il principale accusato per lo scandalo delle aree dismesse di Genova Cornigliano.
La puzza vale oro, e quando non c'è si rischia di andare in crisi di astinenza. «Per un po', dopo che hanno demolito la raffineria, mi mancava proprio quella puzza sai? E anche l'altra volta, ero a Livorno, dove un tempo c'erano gli impianti...mi mancava la puzza, la puzza proprio». «Lo so Gino. Prima o poi scriveremo un libro: la nostra vita in mezzo ai rifiuti».
[In riferimento alla vicenda Stoppani, nell’esercizio del diritto di cronaca su una vicenda di pubblico interesse, avevamo riportato e commentato un estratto di un rapporto della Guardia di Finanza in cui venivano menzionate, tra le altre, le seguenti persone: Dott.ssa Brescianini Cecilia, Dott.ssa Minervini Gabriella, Dr. Gian Piero Lazzarini. Ci preme evidenziare che le predette persone non sono coinvolte in alcun modo in procedimenti penali inerenti le questioni trattate e ci scusiamo nei loro confronti per le espressioni che possano aver loro arrecato offesa]
Tanto per dare un contributo alla conoscenza sulle inchieste in corso che ruotano attorno alla figura dei MAMONE e della ECO.GE e sodali, iniziamo con il pubblicare qualche estratto su quanto in parte già ripreso dalla stampa.
In attesa degli sviluppi dell'inchiesta che ha visto alcuni giorni fa l'avvio della seconda fase della Tangentopoli genovese, torniamo ad auspicare che chi ha avuto ed ha responsabile pubbliche (dal Comune di Genova alla Regione Liguria, così come nei Consigli di Amministrazione delle Società pubbliche come la Sviluppo Genova e la Società per Cornigliano... passando dagli altri tasselli degli Enti locali, ma anche tra le società che erano parte attiva del "cartello" per il controllo degli appalti e quelle usate per le false fatturazioni) decida di collaborare con la magistratura, prima che sia troppo tardi.
Collaborare e riferire tutto ciò di cui si è a conoscenza, così come confessare - per coloro che avevano ruoli attivi in questo sistema di corruzione e collusione - sarebbe certamente utile ad evitare danni peggiori... anche perchè come abbiamo già ricordato la Magistratura arriva ai responsabili e non solo ai "mediatori" e collettori. Inoltre, come abbiamo detto: chi sa, chi ha partecipato agli illeciti e chi ha preso è opportuno che parli ed eviti, almeno, che si apra una stagione di ricatti che porrebbero Pubbliche Amministrazioni (Istituzioni e Società partecipate) , già piegate ad interessi privati e illeciti come si evidenzia dall'inchiesta, in una spirale devastante...
10 milioni su 15. 11 appalti su 16 alla ECO.GE dei Mamone, direttamente o in sub appalto... ecco una tabella riassuntiva...
Come avevamo annunciato, con la conferenza stampa di questa mattina avremmo iniziato a parlare dell'Operazione Pandora. Ecco la prima parte.
Gino Mamone, prima era l'epicentro di interessi, affari, passaggi occulti di fondi, ricatti e intrecci criminalità organizzata - politica - affari. Prima era al centro di cene con Amministratori Pubblici (passati e in carica), come cene da Edilio o cene di beneficenza... qua e là. Cerimonie di inaugurazioni e aperture di cantieri... Nonostante si sapesse - e chiunque poteva leggerlo - benissimo chi fosse...
Adesso tutti fanno finta di non conoscerlo.
Ora, visto che lo Stato, con il lavoro dei raparti investigativi e della magistratura, arriva, anche Gino Mamone farebbe bene a collaborare con lo Stato... una bella confessione alleggerisce anche la coscienza.
E poi anche gli Amministratori Pubblici parlino! Già lo scorso anno, quando dicemmo che si era solo all'inizio, con gli arresti tra lo staff e gli uomini di fiducia del Sindaco Vincenzi, lo avevamo detto: vadano in Procura e dicano quello che sanno e chi era in questo gioco sporco confessi...
[aggiornamento con rassegna stampa del 19.06.2009 - convocazione conferenza stampa e sommario principali articoli, video, approfondimenti sui Mamone]
Decine e decine di indagati per associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta, corruzione, false fatturazioni e sponsorizzazioni. Il fulcro sono bonfiche e demolizioni. Perquisizioni e sequestri della Guardia di Finanza, richieste dal pm Francesco Pinto della Procura di Genova, che da Genova si sono attivate all'alba di oggi a Savona, Milano, Modena, Brescia, Torino, Venezia, ed altre città del nord Italia. E' quindi partita la II° fase della Tangentopoli genovese, che segue i filoni di inchiesta sui Mamone ed il "cartello" delle imprese, con al centro l'EcoGe, ed episodi di corruzione per la spartizione di appalti pubblici e subappalti. Tra le "partite" dell'inchiesta l'area dell'ex Oleificio Gaslini di Rivarolo e la bonifica di Cornigliano ma anche società e lavori presso la Stoppani (a seguito di quelle gare il cui esito la Provincia di Genova non ha mai messo on line nell'aposita sezione, come abbiamo recentemente denunciato), la Fiera del Mare di Genova ed i lavori per la Coopsette. Gino Mamone, della famiglia Mamone della 'ndrangheta, con la EcoGe epicentro della loro galassia "imprenditoriale", è il principale indagato dell'Operazione Pandora! Noi di tutto questo ne avevamo già parlato e documentato... anora nei giorni scorsi. Abbiamo da sempre collaborato con i reparti investigativi per fornire quanta più collaborazione possibile, omettendo di pubblicare quanto fosse utile alle indagini (così continueremo a fare)...
L'intimidazione per le mafie è una costante, proprio come lo è per il Potere. Possono lavarsi i colletti delle camice, possono farsi dottori, manager, politici, imprenditori e amministratori, possono nascondere quelle macchie di sangue delle banconote, ma il vizio dell'intimidazione non lo perdono mai! Proprio come non lo perde, questo vizio, quel Potere corrotto e colluso, e chiunque di questo sia espressione... ogni qualvolta si sentano puntare addosso attenzioni non gradite, cedono all'istinto, alla loro cultura di impunità. Chi lavora per loro assume, inesorabilmente questo stesso modus operandi, pronto a piegare i principi alla necessità di asservimento a cui è chiamato, quando non invece si pone chino per desiderio di assecondamento del desiderio del potente...
Ci ha contattato la CGIL Liguria precisandoci che le dichiarazioni espresse da Venanzio Maurici, agli organi di informazione in merito alla vicenda EcoGe e Mamone, non sono quelle della Confederazione, la quale non ha preso alcuna posizione in merito. Li ringraziamo quindi per la risposta.
"La vallata dominata dalla Iplom di Busalla, quella dove malattie cancerogene hanno una diffusione abnorme rispetto alla media e dove operano non solo il "buon vecchio" Luigi Mamone ("noto professionista" come lo chiama qualche organizzazione sociale ma soprattutto "noto agli uffici" dell'antimafia), ma anche la nuora Ines (impiegata anche della EcoGe del consorte Gino) con la sua EcoTrans per i trasporti, continua ad essere oggetto di attività d'usura..."
C'è un cortocircuito nell'azione di contrasto alle mafie, o meglio ci sono norme contraddittorie, superficialità, quando non volontà precise, che ostacolano pesantemente i procedimenti e gli strumenti antimafia. Su tutti la normativa (e l'attuazione) della legge sui collaboratori e testimoni di giustizia che è stata scritta dall'allora Ministro degli Interni, Giorgio Napolitano, con il collega Ministro della Giustizia, l'avvocato Giovanni Maria Flick...
Ne abbiamo parlato molte volte del fatto che mentre lo Stato abbandona testimoni e collaboratori di giustizia, le mafie non lì perdono di vista. Il potere di condizionamento delle cosche mafiose è in questo nostro Paese molto più persuasivo dello stato di abbandono che le nuove normative legislative (dal cosidetto Giusto Processo alla nuova legislazione su collaboratori e testimoni, varate entrambe con il Governo D'Alema, per fare due esempi) riservano a chi decide di denunciare la mafia ed i legami di questa con il Potere. Nonostante le denunce di collaboratori e testimoni, di associazioni impegnate nella lotta alle mafie ed alle articolate denunce di magistrati (tra cui Caselli. Ingroia, Grasso e molti altri) le normative sono rimaste nella loro peggiore versione, che, di fatto, tutela la mafia! Purtroppo lo sforzo di agenti e magistrati antimafia che sul territorio operano con coraggio, dedizione e scrupolo, viene messo in discussione dalla forza intimidatrice della mafia ed oggi abbiamo un nuovo esempio. Dove? In Liguria, terra dove la presenza mafiosa (soprattutto ‘Ndrangheta e Cosa Nostra) ha da decenni radici profonde, ramificazioni, collusioni e legami con colletti bianchi dell’economia e della politica...
La famiglia Mamone ci tiene tanto alla terra del cromo esavalente. Ci si è attaccata e non vuole mollare. Si tratta sempre di quell’area che è una delle emergenze ambientali nazionali (con livelli di cromo, per non citare gli altri, che hanno superato di solo 64.000 volte il limite consentito), l’area dello stabilimento Stoppani a Cogoleto (quel tranquillo comune della riviera di ponente, dove aveva aperto anche l’ufficio la società dei fratelli Guarnaccia - che in diversi hanno visto sperso passare per vie di Borzoli - e di Cutrupi, la Co.For. ora sequestrata mentre i tre sono finiti in carcere, per il particolare che sono della ‘ndrangheta – clicca qui).
Il Governo, con il Ministero dell’Ambiente ha nominato un Commissario ad acta, con il compito di tutelare l’occupazione dei lavoratori della fallita Immobiliare Val Lerone (ex Stoppani), promuovere la messa in sicurezza dell’area, la bonifica che è stata disattesa, indispensabili per procedere alla riconversione dell’area. Questa decisione è stata assunta a seguito del piccolo particolare che nessuno degli impegni presi, prima dalla Stoppani e poi dalla Immobiliare Val Lerone, era stato portato a compimento, partendo dalla non effettuazione della bonifica e della messa in sicurezza. Una bazzecola, naturalmente! LaEco Ge (della famiglia Mamone) aveva già operato per la Stoppani e, giustamente, la terra inquinata veniva portata altrove, anche alla Cava del Molinetto proprio sulle alture di Cogoleto...
Sono davvero instancabili questi Mamone. La DIA li citava già nel 2002 per riciclaggio e infiltrazioni negli appalti pubblici. Nel 2005 è arrivato il primo collaboratore della ‘ndrangheta del Nord Italia, proprio dalla loro famiglia (riconosciuta dallo Stato come Collaboratore nel 2006). Un familiare, lo stesso anno, Silvio Criscino, è stato arrestato e condannato per usura ed estorsione. Ma loro non si fermano, vanno avanti con le loro imprese e dopo gli appalti e lavori per il Comune con Claudio Montaldo ai Lavori Pubblici (ora è in Regione con Burlando alla Sanità), e la Giunta Pericu , continua ad avere appalti dalla Sviluppo Genova spa, società pubblica, degli enti locali, dove siede nel Cda uno dei già assessori e ora neo assessore della “nuova stagione” Mario Margioni (con delega ai Lavori Pubblici da Marta Vincenzi). E così, come avevamo detto mesi fa, spuntano già due incarichi per i lavori nelle aree delle Acciaierie di Cornigliano. (1 e 2 – in pdf). Poi continuano a operare alla ex Stoppani di Cogoleto, sito di disastro ambientale, dove avevano già lavorato: per le bonifiche, sic!, naturalmente! Ma nel frattempo si danno allo sport dilettantistico. La “Sviluppo Pegli” srl. Dove troviamo con una maggioranza di capitale due delle società della “galassia Mamone”, la Eco-Ge e la Sviluppo Fe.Al. le stesse che volevano prendere in proprietà, senza chiedere nulla – che galantuomini - , la ex Stoppani. Del resto abbiamo già parlato (clicca qui) ed allora ecco la scheda del nuovo investimento...
Tanto perché non esiste - come dice il Prefetto Romano e le altre cariche di nomenklatura - ci pare davvero un po’ troppo presente, questa cosa dal nome di cinque lettere impronunciabile: mafia. Fatti di cronaca, indagini, azioni giudiziarie e dichiarazioni dall’Antimafia, per concludere sulle differenze tra Cupola e Cupola. 7 brevi capitoli per non restare troppo indietro nell’informazione che si vorrebbe non fosse divulgata...
05.11.2006 -Comunicato Stampa ENNESIMO REATO AMBIENTALE, SPUNTA L'ECOGE DEI MAMONE (di seguito gli articoli de Il Secolo XIX del 5 e 6 novembre, estratti di visure e link)
Nuovo intervento dei NOE e, quindi dell'Arpal, su una discarica abusiva sulle alture di Pegli a Genova. Scorie di colate delle Acciaierie di Cornigliano, rifiuti pericolosi (e non) derivanti dalla smobilitazione di Euroflora. 60.000 tonnellate di materiali, tra cui anche residui di asfaltature stradali. Tutto ciò in una Cava concessa dalla Regione Liguria alla EDILCAVE LIGURIA srl (da non confondere con la EDIL CA.VE)...
02.11.2006 - COMUNICATO STAMPA dell’Ufficio di Presidenza
Il nuovo albo per gli incarichi pubblici è gestito dall’Antimafia, ma va all’incontrario Sembra proprio così, nell’Italia che doveva ripulirsi, quella amministrata dal centro-sinistra e che fa parole grosse quando ci sono i morti ammazzati ma poi ha un’altra visuale nelle stanze del potere...
Dalla Galassia Mamone… … vediamo alcuni passaggi di quote... (e qualcuno nega ancora parentele, amicizie e affari)
La galassia aziendale dei Mamone... new entry 20.05.2006 - Ecco qualche new entry...ci scusiamo del ritardo ma abbiamo cercato di approfondire al meglio, per evitare errori. Abbiamo anche trovato, sempre dai documenti ufficiali delle visure, i passaggi di quote sociali di alcune aziende...molto, molto sognificativi...
(integrato alle ore 15:00 del 18.05.06 - con aggiornamento del 20.05.06 e del 21.05.06) Gino Mamone, figlio di Luigi Mamone e Alba Raso, fratello di Caterina e Vincenzo – per citarne alcuni-, coniugato conInes Capuana e parente di Silvio Criscino sposato con Angela, sorella di Luigi, socio della Fratelli Mamone & C. ormai chiusa, amministratore della Eco.Ge srl e socio di altre società che vedremo dopo, mi ha querelato qualche mese fa ed ora “a domanda rispondo”, questa mattina avvalendomi della facoltà di essere interrogato ho prodotto documenti e contestato punto per punto ogni sorta di pretestuoso addebito, ribadendo che non vi è una sola virgola da cambiare o ritirare ed esprimendo la volontà di avere un contraddittorio con il sig. Mamone Gino. Ma ricostruiamo i fatti...
Erano decenni che si aspettava la svolta per la salute e l'ambiente a Cornigliano.
Adriano Sansa denunciò pubblicamente che qualcuno a Roma aveva bloccato l'accordo, da lui predisposto, poco prima della scadenza del mandato. Un accordo che rappresentava un sogno, in cui Riva restituiva e ricompensava la cittò. Forse proprio per questo fu bloccato dagli alti livelli.
Nessuno smentì mai Adriano Sansa.
Poi venne un accordo per Cornigliano saltato qualche anno fa, forse perchè non era proprio a norma, visto che rimandava, all'atto della sottoscrizione e votazione, ad allegati inesistenti o dichiarati palesemente postumi all'approvazione, ma forse anche visto che il Ministro dell'Ambiente di allora, Edo Ronchi, aveva dichiarato che lui non aveva posto la firma che era in calce alla versione definitiva dell'Accordo, anche perchè quel giorno era in Cina e non in via Fieschi a Genova.
Poi anni ed anni di discussioni. Un nuovo accordo, discutibile perché ancora troppo sbilanciato a favore di un impresa inquinante. Intanto la Magistratura aveva ordinato la cessazione delle attività dell'Altoforno. Alla fine sono partiti i lavoro. Ma vediamo un'altra storia..
Genova, 1-2 aprile 2006 TROPPE COINCIDENZE PER ESSERE SOLO UN CASOGENOVA - Su IL SECOLO XIX di oggi, un articolo sulla prima pagina parla di una "rapina" in una villa a Coronata. Parla della famiglia di un commerciante agli arresti presso il Carcere per usura dal gennaio scorso. Non vi sono nomi nell'articolo ma in quella strada viveva, sino all'arresto proprio per usura, Silvio Criscino, con la moglie Angela Mamone e le figlie che tuttora vivono lì. Siamo nell'ambito delle ipotesi e delle supposizioni, ma anche considerando le caratteristiche indicate dagli inquirenti sul quotidiano, occorre prendere in seria considerazione che non sia una semplice rapina, bensì un segnale chiaro e inequivocabile negli ambienti della criminalità organizzata...
Donna legata ai clan collabora, è la prima in Italia.
Scattato a febbraio il regime di protezione concesso dal ministero Domani a Certosa i ragazzi di Locri per partecipare alla giornata di mobilitazione contro le mafie.
dal n° 4 del 2006La Piovra a Genova? di Pierfranco PellizzettiLo scorso ottobre faceva timidamente capolino sui quotidiani genovesi la notizia che alla periferia della città, nell’antico quartiere operaio di Rivarolo/Certosa, gli abitanti stavano organizzando un presidio in piazza per denunciare e contrastare la penetrazione della criminalità organizzata nel loro territorio.
Sintomo inquietante che farebbe intendere come ai margini della scintillante città “Capitale europea della cultura per il 2004”, dei palazzi ripittati a nuovo per ospitare l’esposizione di quadri fiamminghi o gli eventi del Festival della Scienza, sarebbero in gestazione processi di ben altro tenore. Seppure volutamente rimossi dalla Genova ufficiale, intenta solo a specchiarsi nella sua ritrovata bellezza urbana.
Infatti, una circolare della locale Legambiente di quei giorni - in appoggio all’azione di base in corso a Rivarolo/Certosa - segnalava apertamente la presenza “significativa e strutturata” di famiglie mafiose originarie di Riesi: “da nove mesi è stato aperto in zona un circolo Arci legato alla rete di Libera. Il circolo, tra l’altro, si occupa di educazione alla legalità. L’iniziativa non è piaciuta agli amici degli amici che hanno fatto numerose irruzioni nel locale a scopo di intimidazione. I soci del circolo rispondevano senza tentennamenti rifiutando l’introduzione di videopoker e l’accesso a fornitori graditi agli amici”. Da qui - dunque - le azioni pubbliche per sensibilizzare la popolazione all’impegno comune.
Genova in mano alla Piovra? Chi mai lo ha detto o chi lo dice ora? Eppure quel presidio di cittadini, prevalentemente anziani ex operai, non può essere liquidato con una semplice alzata di spalle. Semmai, merita un minimo di istruttoria in più. Ad esempio, andando a leggere il Rapporto Ecomafie del 2004, secondo cui la Liguria si colloca al primo posto tra le regioni del Nord per numero di infrazioni in materia ambientale, e incrociando il dato con uno stralcio della relazione parlamentare 2003 delle procure antimafia: in questo territorio, “le principali attività illecite gestite dalla mafia calabrese sono l’infiltrazione nei settori economici e finanziari legati agli appalti, l’edilizia e lo smaltimento rifiuti”. Cui aggiunge che “tra le attività illecite di interesse per i gruppi calabresi è emersa anche quella relativa al settore della gestione dello smaltimento rifiuti, ormai sempre più appetita per la remuneratività e le possibilità collusive”. Per avere un’idea sulle dimensioni di tale business, si noti che il centro studi Eurispes valuta in 4.703 milioni di EURO il fatturato nazionale annuo della ‘Ndrangheta derivante da appalti pubblici. Per quanto riguarda gli aspetti collusivi, va detto che la recente operazione “Pinocchio”, condotta dal Comando dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente e coordinata dalla Procura di Alessandria, ha portato all’arresto di un imprenditore genovese, la cui azienda smaltiva illecitamente rifiuti speciali pericolosi, consistenti in terre e rocce contaminate da idrocarburi, inviandoli ad aziende collegate e operanti nell’alessandrino.
Certo: il presidio di Rivarolo/Certosa, alcune proiezioni statistiche, qualche arresto. Solo singoli fatti o dati induttivi, tessere che ancora non compongono il mosaico di un disegno chiaramente intelleggibile. Eppure qualcosa ci dicono. E quel qualcosa suscita - al tempo - allarme e desiderio di saperne di più.
D’altro canto - come ricostruisce Enzo Ciconte, consulente della Commissione parlamentare antimafia - è “dagli anni sessanta del Novecento che le organizzazioni mafiose hanno avuto un notevole sviluppo muovendosi verso le regioni del centro e del nord Italia”. Fenomeno acceleratosi nel decennio successivo quando (l’analisi è di Rocco Sciarrone, sociologo dell’Università di Torino) “giungono a maturazione ‘condizioni interne alla società settentrionale’ in grado di favorirle. Questi fattori interni sono rintracciabili, da un lato, nell’importanza che assume il traffico degli stupefacenti; dall’altro nell’espansione della sezione finanziaria e speculativa del capitalismo settentrionale, un capitalismo d’avventura che si sviluppa a spese del capitale industriale e produttivo in senso stretto. Questa espansione si verifica in concomitanza con la crescita del capitale accumulato dalle famiglie mafiose meridionali. Gli ingenti profitti derivanti dal traffico di stupefacenti spingono infatti i mafiosi a trovare occasioni di investimento nell’Italia del Nord, dove è possibile avvalersi di quelle competenze tecniche e finanziarie - di cui essi sono sprovvisti - necessarie per valorizzare in tempi brevi la grande quantità di denaro di cui dispongono”. Ma - ancora una vola - il mimetismo adattivo di questi processi, il suo procedere per infiltrazione senza occupazione diretta del territorio, rende difficilissimo costruire un quadro nitido di evidenze. Si muove nel silenzio. Semmai, talvolta, emergono episodi a fontanile: il crack del banchiere milanesizzato, che poi berrà un caffè corretto all’arsenico nel carcere di Voghera... il giovane e spregiudicato costruttore il cui start-up viene finanziato dalla filiale meneghina della Banca di Rasini (sospetta di riciclare capitali “non candidi” ma in cui lavora un diretto congiunto del suddetto imprenditore)... Insomma, permane la sensazione di opacità, squarciata solo parzialmente da lampi di intuizioni giudiziarie che non diventano mai ricostruzione sistemica. La leggenda evocata e mai dimostrata del “Grande Veccho”, la mente strategica che sta dietro ai singoli episodi, diffusa mediaticamente nella metafora de “La Piovra” e contro cui si scagliava proprio Giovanni Falcone negando l’esistenza di “Terzi Livelli”.
Forse è più giusto andare a cercarne le tracce per un paradigma indiziario nelle micropatologie di processi incrementali, di cui possiamo trovare spie anche a Genova. Dove “[le organizzazioni criminali presenti sono] orientate più che ad ottenere un diretto ed immediato controllo del territorio, piuttosto alla conquista di mercati e riferimenti logistico-strategici per la gestione dei traffici illeciti” (relazione della Direzione Nazionale Antimafia sulla Criminalità in Liguria anno 2003). Un territorio - questo - particolarmente importante quale punto di collegamento con i porti del sud e frontaliero rispetto alla Francia, uno dei Paesi del più antico e stabile insediamento della ‘Ndrangheta (Marsiglia, Mentone, Nizza e Tolosa).
Non per niente, Genova è stata il porto di introduzione nel 1994 del maggiore carico di cocaina mai arrivato in Europa dal Sudamerica per conto di cartelli colombiano-siculo-calabresi (5.000 kg.).
Indagini della seconda metà degli anni Novanta confermate da pronunce passate in giudicato, in particolare la sentenza del 19 luglio 2002, hanno stabilito “l’esistenza e l’operatività nel territorio genovese di un sodalizio armato di tipo mafioso, diretta emanazione di Cosa Nostra (e, segnatamente, della famiglia di Caltanisetta facente capo a Giuseppe, ‘Piddu’, Madonia), articolato in ‘decine’ aventi ciascuna relativa autonomia e complessivamente finalizzato alla commissione di omicidi ed al controllo (con metodi di intimidazione e violenza) dei mercati locali degli stupefacenti e del gioco d’azzardo”. Dunque, gli inquirenti hanno appurato che in città operano organizzazioni criminali dedite soprattutto al business dei rifiuti come alle scommesse clandestine (oltre che - ovviamente - alla gestione logistica del flusso degli stupefacenti). Ciò nonostante da tempo, sul fronte del contrasto e della messa in luce delle attività malavitose organizzate, tutto tace. Lo dice con chiarezza Anna Canepa, già giudice della Direzione distrettuale antimafia genovese e ora alla Criminalità Organizzata, evidenziando “l’assenza, allo stato, di iniziative di contrasto coerenti con la prospettazione dell’esistenza di fenomeni di criminalità organizzata e, dunque, con l’esigenza di programmi investigativi tesi ad individuarne e paralizzarne strutture e risorse finanziarie”. Un’assenza di azione investigativa da parte di polizia e carabinieri che dura da qualche anno e può essere spiegata anche con gli effetti devastanti del G-8; dei successivi scontri interni alle forze dell’ordine sulle relative vicende ignominiose di violenze contro inermi e dei sospetti di condiscendenze - come dire? - strumentali con i black-bloc. Certo gioca anche la prevalente attenzione verso i fenomeni di microcriminalità, imposta da una pubblica opinione orientata dalle campagne mediatiche dell’attuale governo, imputabili alle bande etniche generazionali (in particolare ecuadoriane) che - proprio per l’assenza di una reale politica di integrazione - in certe ore del giorno finiscono per rendere a rischio alcuni quartieri cittadini.
Certo è che la questione legalità civica non risulta essere all’ordine del giorno della politica locale. Ciò facilita il riposizionamento delle famiglie mafiose dal mimetismo ad una sorta di tacita legittimazione. Al riguardo, il sito degli ambientalisti genovesi documenta fotograficamente le ottime relazioni tra la famiglia calabrese dei Mamone, molto presente nel settore del riciclo rifiuti, ed esponenti dei partiti locali: alla cerimonia inaugurale di nuove attività della ditta Eco-Ge dei Mamone, brindavano con loro Romolo Benvenuto, responsabile nazionale ambiente della Margherita, e l’avvocato Massimo Casagrande, consigliere comunale DS, (oltre che legale della suddetta famiglia).
Per concludere, un auspicabile approfondimento del “caso genovese” sotto il profilo del controllo democratico dell’ordine pubblico nelle dinamiche divergenti tra centro e periferie, ci consentirebbe di leggere meglio un fenomeno tipico dell’epoca attuale: la cosiddetta “gentrificazione” urbana, la differenziazione delle zone secondo dislivelli economici e sociali che diventano sbarramenti reali; nel caso in questione, accentuata dalla natura intrinsecamente oligarchica della millenariaideologia genovese. Del resto Luciano Cavalli già trent’anni fa parlava di “città divisa”. Oggi lo è sempre di più. Non solo per composizione sociale, quanto per le logiche di allocazione delle risorse che si traducono nello splendore del centro cittadino, beneficiato da decenni di finanziamenti pubblici (Colombiane, Mondiali di Calcio, G8, 2004 capitale europea della cultura), a fronte di aree periferiche sempre più degradate socialmente dalla marginalità economica. E in questo degrado del tessuto civile ora la malavita organizzata trova l’opportunità di un più diretto radicamento, anche fuoriuscendo dal precedente mimetismo adattivo; come denunciano i vecchi operai di Rivarolo/Cerosa col loro silenzioso presidio.
D’altro canto, lo studio del formarsi di gerarchie nello spazio urbano in età di globalizzazione ci dice che il presumibile esito complessivo del processo è la trasformazione dei confini reali e virtuali in vere e proprie barriere presidiate militarmente, tanto per i quartieri abitati dalla gentry come per quelli del disagio e delle nuove povertà. Un paesaggio da “Fuga da New York” per cui, già dieci anni fa, Lester Thurow del MIT poteva scrivere che “oggi le comunità murate, blindate e sorvegliate sono di nuovo in ascesa. Se si considerano tutti i condomìni protetti da vigilanza privata, sono 28 milioni gli americani che vivono in comunità di questo tipo, e si prevede che il loro numero raddoppi nel prossimo decennio”. Appunto.
Dunque, una questione eminentemente politica; di democrazia civica.
Lo dice apertamente una persona come Anna Canepa, che quotidianamente fa monitoraggio sul territorio genovese: “si deve con forza auspicare una rinascita civile perché il senso di illegalità diffusa, di malcostume che si respira intorno a noi è il brodo di coltura in cui crescono ed attecchiscono la criminalità e la mafia”.
La galassia aziendale dei Mamone...NOTA: ci scusiamo per eventuali mancanze, provvederemo al più presto, anche in riferimento alle partecipazioni/proprietà di altre società ed a correggere eventuali inperfezioni. Tutte le informazioni qui contenute sono estratte da visure camerali...
COMUNICATO STAMPA - 08.12.2005INVECE DELLA CHIAREZZA... VOGLIONO, SEMBRA, OSCURARE IL SITO!
Apprendiamo da un articolo di Marco Menduni su "Il Secolo XIX" di oggi, che i componenti della famiglia Mamone, avrebbero richiesto la cancellazione della nostra pagina web riguardante il dialogo con Tiziana (Asia) ex moglie di Vincenzo Mamone. Sembra, sempre dall'articolo, che sia stato chiesto il sequestro dell'intero sito ed annunciate querele...
Esperienze di ‘famiglia’: dialogo con Tiziana (Asia), ex moglie di Vincenzo MamoneTiziana (ora Asia) -nella foto-, per se e per i figli, ha detto no all’appartenza alla famiglia Mamone, che la DIA nei suoi rapporti indica come appartenente al clan dei Mammoliti della ‘Ndrangheta. Per le pratiche legali si è separata nove anni fa da Vincenzo Mamone e si è divorziata nel 1999, dopo ben tre tentativi di fuga dalla casa della famiglia...
Il grande buffet del risanamento ambientale, qualche agenzia e documento dalla rete..
[con le nostre foto che hanno poi portato all'apertura dell'indagine sulle amicizie ed i "favori" dei politici genovesi ai Mamone]
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Solo per dirle che la foto in cima all'articolo non è Mamone ma Monteleone... ;-)
RispondiEliminaha perfettamente ragione, infatti l'ho tolta e ci ho messo Berneschi; l'avevo presa da Google ma nella fretta non avevo controllato...sorry....grazie per la segnalazione!
RispondiEliminaDi niente. Sono genovese e ho abitato per tre anni a 50m da Monteleone... è comunque difficile non riconoscerlo :-D
RispondiEliminaLord Josiah Stamp, presidente della Bank of England negli anni Venti, diceva: "Il procedimento moderno di creazione della moneta è forse la più stupefacente truffa che sia mai stata escogitata dall'uomo. I banchieri possiedono l'intero globo; toglieteglielo, ma lasciate loro il potere di creare credito e creeranno abbastanza moneta da comprarselo di nuovo".
RispondiEliminaSino a quando non si interviene contro questo sistema criminale non ci sono speranze di cambiamento. Eppure i fatti si possono conoscere e documentare. come ha fatto Sergio. Basta volerlo. Intanto passa quasi sotto silenzio che il potente Cardinale Bertone finanziava la corrente di Scajola...