sabato 10 agosto 2013

"Ogni mezza verità è una menzogna intera". Un antico proverbio del Talmud ci illumina sull'Italia di oggi. Come due film davvero belli visti di recente alla tivvù.



di Sergio Di Cori Modigliani

Da ottomila anni l’umanità racconta sempre unicamente soltanto tre storie: la storia di favolosi amori e di furibondi odi tra un maschio e una femmina; la storia di guerre e di massacri tra i maschi di una fazione e i maschi della fazione opposta; e una interminabile serie di biografie di coloro che hanno vinto e prevalso in quei massacri. Ogni tanto, nei secoli, qualche lacrima, qualche risata, un sorriso onirico. Che noia! Sarebbe anche ora di riuscire a parlare di qualche altra cosa”.

                                                      da “Tropico del cancro” di Henry Miller. Parigi 1939


Parliamo di cinema e delle suggestioni che ci evoca, da usare come traccia.
Ho visto (rivisto) di recente due film in televisione, apparentemente molto diversi e distanti tra di loro. In realtà raccontano la stessa identica storia. Uno è un film italiano del 1973, l’altro un film americano del 2009. Entrambi belli e illuminanti.
Questa coppia di film mi ha evocato altri due film italianissimi, uno di qualche anno fa, e un altro del 2011. Appartengono alla stessa categoria dei primi due, con una differenza sostanziale che li situa in una dimensione  (tutta italiana) che è davvero un interessante termometro per poter comprendere la realtà nella quale siamo immersi.

Il film italiano del 1973 si chiama “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, diretto dal grande regista italiano Elio Petri, scritto dall’ottimo sceneggiatore Ugo Pirro e interpretato da poderosi attori come Gian Maria Volontè, Orazio Orlando e una piccolissima parte, vera e propria perla, interpretata dall’indimenticabile Salvo Randone. L’altro, quello del 2010, si chiama “W” diretto dal grande regista americano Oliver Stone e interpretato da potenti attori come Josh Brolin, Elizabeth Banks e Richard Dreyfuss.
I due film parlano delle dinamiche del potere, nell’Italia dei primi anni’70 e negli Usa della decade 2000/2010. Ci raccontano, dall’interno, le modalità di esercizio e di esecuzione dell’elite dirigente dei singoli paesi. Alla fine, ci si sente nello stesso identico modo, perché il messaggio degli autori è identico: siamo nelle mani di criminali cialtroni.

Questi due film ci mostrano l’insospettabile volto dei gestori del potere che la massa dei sudditi non conosce, ci mostrano la loro inadeguatezza umana, la loro sostanziale indifferenza ai destini della collettività, tutti presi –come sono- dai loro piccoli interessi di bottega, che si intrecciano a problematiche individuali di un’antica infanzia irrisolta. Nel film italiano, il protagonista è il responsabile dell’ufficio politico della questura di Roma presso il Ministero degli Interni, promosso a tale incarico dopo 20 anni di successi professionali a capo della sezione omicidi. Un esperto, quindi, in crimini, in delitti, in omicidi. E’ l’uomo che tira le fila di chi  organizza le stragi degli innocenti a colpi di bombe nelle banche, sui treni, nelle piazze, come accadde in Italia dal 1969 fino al 1993, nella più totale inconsapevolezza del suo ruolo.  Nel film americano, invece, il protagonista è l’uomo al comando del più potente esercito del pianeta, il presidente  degli Usa George W. Bush, il quale sceglie e decide di far spendere al contribuente americano 4.000 miliardi di dollari per una guerra inutile che ha provocato centinaia di migliaia di morti innocenti e devastazioni in almento quattro dei cinque continenti. Ciò che accomuna questi due personaggi è il loro totale distacco dalla realtà quotidiana delle persone che loro amministrano, tutti presi come sono dal loro squallido problema individuale di una mentalità piccolo-borghese miope e ottusa, deviata verso la criminalità conclamata.
Il film italiano non è affatto fazioso e si sottrae alla facile liturgia accomodante di quei tempi, rinunciando a fornire il consueto scontro tra fascisti e comunisti, destra e sinistra, poteri forti elitari e poteri della cittadinanza, ecc. Tant’è vero che l’unica battuta che ci segnala la collocazione di schieramento del protagonista, consiste in una frase detta a un prigioniero politico in questura quando gli confessa che lui vota socialista. In un periodo storico in cui Bettino Craxi non esisteva ancora politicamente. Essere socialisti o democristiani, fascisti o comunisti, in realtà è la stessa cosa, quando la differenza tra l’elite e il popolo non consiste nell’ideologia di chi esercita il potere, bensì nella sua piatta cialtroneria. Nel film italiano, la devianza criminale assume contorni a forte tinta individualistica, ben delineati con accorta professionalità nella descrizione del poliziotto psicotico. In quello americano, idem, con la variante che il massacro degli innocenti ordinato dal presidente nasce, si afferma e si sviluppa in un delirio collettivo in cui alcuni criminali consapevoli spingono il fragilissimo protagonista verso la sua inevitabile deriva psicotica senza neppure che se ne renda conto.
L’aspetto affascinante di entrambi i film consiste nel giudizio emotivo, di identica fattura, che provocano nello spettatore: siamo nelle mani di cialtroni.
Il film italiano ebbe un meritatissimo successo, allora, e le polemiche furono magre perché l’Italia, nel suo insieme, era ben rappresentata, delineata, raccontata nella sua autentica narrativa esistenziale quotidiana, senza fronzoli inutili o comizi di parte.
L’industria cinematografica italiana, in quell’anno, aveva raggiunto il secondo posto al mondo e rappresentava il terzo introito nazionale  come produzione di pil, di ricchezza e di benessere collettivo, dopo l’industria metalmeccanica e quella tessile.  In quello stesso anno, il 75% della produzione cinematografica italiana venne venduta all’estero in ben 82 paesi, producendo un aumento del pil del 2%, pari a quella che oggi sarebbe una cifra intorno ai 30 miliardi di euro.
Sono trascorsi 40 anni da allora. Oggi, la situazione è diversa, infatti siamo scesi al 49esimo posto al mondo e l’industria cinematografica nazionale non rappresenta nulla e non vale nulla perché non esiste una narrativa autentica nel racconto filmico. Gli italiani non sono più in grado di raccontare se stessi in maniera creativa e critica, se non in forma  caricaturale e/o faziosa, quindi inutile.
A differenza del cinema americano, che seguita a essere leader nel mondo, non solo per i soliti motivi banali e piatti (ovvero perché impongono i loro prodotti con la loro forza militare e finanziaria) ma, soprattutto, perché non hanno perso la capacità di raccontare se stessi per ciò che essi sono, fornendo una lettura narrativa convincente, fortemente auto-critica, senza risparmiarsi. E, per loro, rigenerante.
La crisi economica non c’entra niente.
Anzi, c’entra, ma in senso opposto.
Diciamo che l’economia Usa si è ripresa e sta per ripartire alla grande, proprio perché sono stati in grado di produrre un film come “W” ideato, scritto e girato da un intellettuale repubblicano come Oliver Stone e non da un liberal che ha studiato linguaggio cinematografico con Noam Chomsky. L’Italia non ha più una industria cinematografica, non perché non ci sono soldi e l’economia è azzerata, bensì perché non esiste mercato per gli artisti in ogni campo (dal produttore al distributore passando per registi, sceneggiatori, attori, fotografi, ecc.) e la scarsità sia di buon cinema che di buona letteratura ha impoverito in maniera gigantesca il tessuto connettivo del paese, producendo una crisi spaventosa che è, prima di ogni altra cosa, una crisi di valori culturali.
I sei (modestissimi) film su George W. Bush, prodotti e girati da democratici con la bava alla bocca, non hanno retto nelle sale neppure due giorni e sono scomparsi nel silenzio. Non perché sia scattata la censura ma perché erano prodotti flosci malati di faziosità. Il messaggio di Oliver Stone è stato molto chiaro: noi americani siamo finiti in crisi perché siamo stati governati da un simpatico cialtrone, con l’aggravante di essere un criminale a sua insaputa, un burattino nelle mani di un gruppo di marpioni al fulmicotone (splendida l’interpretazione di Richard Dreyfuss nel ruolo del vice Dick Cheney). Da noi non esiste neanche una possibilità su 60 milioni che un grande creativo (magari qualcuno che  politicamente è un liberale di destra che nel 2001 aveva votato per Berlusconi ed è stato deluso) riesca a fare un film sul leader del PDL raccontando delle verità narrative senza mostrare squallidi gossip da bar o ancora peggio una visione fumettistica, sia elogiativa che dispregiativa.
Gli altri due film di cui parlavo sono due film “politici” italiani, uno di qualche anno fa (“Il caimano” di Nanni Moretti) e l’altro del 2011 (“Il divo” di Paolo Sorrentino). Due prodotti perdenti   perché entrambi sottilmente e diabolicamente orwelliani.
Mentre il film di Oliver Stone non è affatto un film di propaganda repubblicana agiografica né tantomeno di critica liberal o radical-chic, “Il caimano” di Moretti è un film involontariamente berlusconiano,  che ha l’intenzione di essere critico, ma non lo è.  Penso che Berlusconi abbia adorato quel film. E’ involontariamente berlusconiano perchè ruota innanzitutto sull’applicazione pedissequa e anche infantile di un principio narcisista per cui chi racconta la vicenda la interpreta anche,  proiettando quindi la propria idea oppositiva che diventa acritica;  e poi perché commette il peccato capitale che Elio Petri era riuscito allora ad evitare: presenta Berlusconi come una specie di genio del male (quindi esaltandolo) invece di fornire adeguati elementi narrativi per spiegare come si tratti soprattutto di un abile condottiero che si è avvalso in questi 30 anni della totale, deferente, lucida e consapevole complicità dell’intera classe politica  italiana: una elite di cialtroni criminali, come quella intorno a Bush.  Identica deriva quella de “Il divo” di Sorrentino, che presenta un Andreotti davvero meraviglioso, quasi incantevole, nella sua versione satanica caricaturale. Neppure una scena che ci abbia mostrato le lunghe ed elaborate cene insieme ai comunisti, la comune gestione dell’industria cinematografica alla fine degli anni’70, con il fine strategico di raggiungere l’obiettivo che poi è stato realizzato. 
Già il titolo è  falsificatorio. 
Se c’è una cosa che non ha mai corrisposto in alcun modo alla figura imperiosa di Andreotti è proprio quella del divo. Anche questo, come l’altro,  un totale flop nel mondo perché non spiega nulla di questa Italia feroce e consociativa, criminale sempre nel suo doppiogiochismo trasformista.  Anche in questo caso come per Berlusconi: uomini che diventano potenti per magia, per volontà della Vergine Maria e non  per l’endemica propensione opportunista dell’italiano piccolo-borghese, che si sente sempre suddito e mai cittadino, misero dentro e tronfio fuori, sempre incline a fare il forte con chi è più debole e a umiliarsi in maniera servile con chi è più forte. Sempre sudditi, comunque vadano le cose, e mai ma proprio mai, membri della cittadinanza collettiva. Perché a essere sudditi, se si riesce a entrare in contatto con il potere, quantomeno con i cortigiani, c’è sempre qualche briciola da portare a casa e far contenta la famiglia.

Prendo spunto da questi film per fare una riflessione sulla realtà italiana, che  ritengo sia pericolosamente diventata un cantiere aperto di esperimento sociale orwelliano.
Essere contro Berlusconi o a difesa di Berlusconi, in questo momento, per i cittadini italiani, è in entrambi i casi perdente.
Ciò che conta è iniziare la lunga marcia di allontanamento dal berlusconismo, per una rivoluzione culturale che porti ad una totale trasformazione dell’attuale scala di valori.
C’è scritto nel Talmud, antica saggezza millenaria: “Ogni mezza verità è una menzogna intera”.
Penso che sia il più importante mantra da utilizzare per avviarci verso una potenziale modalità di cambiamento della nostra società. Una modificazione che riguardi tutti, sia a destra che a sinistra, perché attutire la verità annacquandola finisce, inevitabilmente,  per trasformarla in menzogna.
E’ l’attuale modello comunicativo: sostenere sfacciatamente una bugia faziosa, avvalendosi della complicità deferente di servi sciocchi opportunisti e, allo stesso tempo, promuovere una nuova categoria di comunicatori mediatici ai quali viene affidato il compito di sostenere delle mezze verità. Non è neppure possibile accusare un mezzo mentitore di essere bugiardo, è necessario essere davvero molto ben informati sulla verità totale per ricordare di continuo anche la parte che viene nascosta. Non a caso, sempre la più importante.


In questo periodo, il berlusconismo sta promuovendo in gran pompa un suo nuovo prodotto mediatico, il giornalista Mario Sechi che a novembre del 2012 si era schierato con Mario Monti, che a gennaio del 2013 si è candidato alle elezioni nella Lista civica Monti  e che a fine febbraio 2013  è rientrato nei ranghi e ha oggi assunto la veste del “moderato che sostiene mezze verità”. Sta dovunque in video. Il suo cavallo di battaglia, in questo momento, consiste nel voler  portare il “caso Berlusconi” in Europa appellandosi a un precedente importante, quello di Richard Nixon nel 1976. Va da sé che il giornalista Sechi è consapevole del fatto che alla corte europea gli rideranno appresso, ma serve come arma mediatica, presumo, per la campagna elettorale che sta iniziando in questi giorni.
La sua mezza verità è la seguente: “Non si può non sottovalutare l’espisodio del presidente americano Richard Nixon, costretto alle dimissioni in conseguenza dello scandalo Watergate. In quell’occasione, per evitargli l’imbarazzo di un processo, intervenne la Corte Suprema di Giustizia che gli diede il pardon (come si chiama in Usa). E così, grazie al pardon, Nixon è stato sottratto per ragioni di opportunità istituzionale alla sua pena. Così l’America ha privilegiato la salvaguardia delle istituzioni. Potremmo e dovremmo fare la stessa cosa anche in Italia. Andare al di là del fatto personale di Berlusconi e pensare a salvare l’Istituzione, perché ciò che conta è la democrazia e l’integrità degli apparti dello Stato”. A questo punto avviene sempre la stessa reazione. Identica. I giornalisti che gli stanno attorno dicono “eh sì” e la cosa finisce lì. Questa storiella sta coprendo il 100% del pubblico televisivo, perché ripetutamente mandata in onda dovunque, comunque, di continuo.
E’ vero ciò che lui sostiene quando ricorda che, nel 1976, Nixon, invece di andare sotto formale processo penale con il rischio di finire in galera, ottenne il pardon. E’ una verità.
Ma a metà.
Quindi una intera bugia che altera il Senso dell’intera vicenda.
La parte che Sechi non ricorda è la seconda, cioè la seguente: è vero che gli è stato accordato il pardon da parte della magistratura, ma in cambio di un regolare contratto che lui ha firmato “sua sponte” e che sanciva l’abbandono  della vita politica e pubblica attiva e il ritiro a vita privata. A tal punto rispettato al millesimo che a un modesto convegno di dentisti in California, tenutosi tre anni più tardi, al quale era stato invitato, il giorno prima lo hanno chiamato al telefono pregandolo di scusarli perché avevano ricevuto una lettera ufficiale da parte del governatore della California che aveva denunciato l’ordine dei medici per “violazione surrettizia di clausola preventiva”.
Dal 1976 fino al giorno della sua morte, a Richard Nixon, per accordo stabilito tra le parti, non gli venne concesso neppure la possibilità di rilasciare una intervista o partecipare a un convegno. Sparì per sempre.
Questa è la verità per intero, di cui Sechi ricorda soltanto una mezza parte.
Se Berlusconi accettasse una simile clausola, perché no?
Ancora una volta è stato il cinema americano a raccontarci la vicenda.
Sempre lui, Oliver Stone, l’artista più libero, aperto e disinvolto nel campo dei moderati repubblicani tradizionali.
Nel film “Nixon” (interpretato da un eccellente Anthony Hopkins, alla fine degli anni’90) c’è proprio la scena in cui deve firmare questo contratto. E’ imbufalito, fuori di sé. Ce l’ha con gli americani che accusa di essere ipocriti, perché quelli che lui pagava adesso si appellano alla Legge contro di lui. A un certo punto si alza e va a fare un giro fuori dalla stanza ovale, nel corridoio che porta al grande salone dove sono appesi sulla parete i ritratti di tutti i presidenti. Lui ha chiesto di avere il ritratto, come tutti. Ma i giudici glielo hanno negato: pardon sì, memoria no. Perché lui se ne va “per indegnità” e quindi diventa un esempio negativo per la comunità che non deve ricordarlo. Mai e per nessun motivo. Nixon/Hopkins imbestialito si ferma davanti al quadro di John Fitzgerald Kennedy, il suo grande avversario nel 1960. Osserva l’immagine con odio, con disprezzo. E poi dice: “Apparteniamo alla stessa famiglia, siamo uguali io e te, perché siamo entrambi il rovescio della stessa medaglia dell’ipocrisia americana: a te l’America ti ama perché in te hanno visto ciò che a loro piacerebbe essere nel loro intimo e non lo saranno mai; a me l’America mi odia perché in me hanno visto ciò che loro sanno di essere per davvero nel loro intimo”.
200 critici cinematografici americani hanno individuato questa frase pronunciata da Hopkins come la più “bella, vera, aderente battuta cinematografica che sintetizza il Senso della nostra nazione nel campo della vita politica del paese”. Andarono a chiedergli se la frase fosse vera o una invenzione creativa di Oliver Stone. Nixon si rifiutò di riceverli. Rispose la moglie: “Non lo so se sia vera o meno; ma posso dirvi con certezza che Richard lo pensa davvero nel suo cuore, quindi è come se la frase fosse vera”.

Per questo hanno superato la crisi economica del 2008, gli americani.
Hanno il coraggio di lavare i loro stracci sporchi in pubblico, e lì si rigenerano.

Tutto qui.
Niente di nuovo sotto al sole: that’s Italy, baby!





12 commenti:

  1. Quando ripenso a certi persiani, indù, arabi che conobbi, quando ripenso al carattere che rivelano, ala grazia, alla tenerezza, all'intelligenza, alla santità, io sputo addosso ai conquistatori bianchi del mondo, ai britanni degenerati, ai tedeschi zucconi, ai francesi saccenti e vanitosi. La terra è un solo grande essere senziente, un pianeta saturo di uomini, un pianeta vivo che si esprime a balbettii; non è la casa della razza bianca, o della razza nera, o della razza gialla, o della perduta razza azzurra, ma la casa dell'uomo e tutti gli uomini sono uguali di fronte a Dio ed avranno la loro occasione, se non ora fra un milione di anni.
    Henry Miller - Tropico Del Capricorno

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    1. Ehilà! Benvenuto nel "club fedeli amanti di Henry Miller". :)

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  2. Suggestivo, come sempre. Ma davvero "hanno superato la crisi economica del 2008, gli americani"? Non sembrerebbe..

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    1. I dati indicano di sì; hanno il più basso indice di disoccupazione dal 1995 (7,4%); nel 2012 il numero di nuove imprese ha superato del 24% il numero di quelle fallite; l'introito fiscale grazie alla loro Iva è aumentato del 12%; la crescita economica è superiore di +0,6% rispetto alla più ottimistiche previsioni, (circa nove volte di più di quella tedesca, tanto per capirci)con un altissimo prezzo sociale pagato dai ceti più deboli e sfruttati ed è questa la grana e il potentissimo problema che Obama si appresta ad affrontare per risolvere, metterci una pezza, o fallire clamorosamente, questo non sono in grado di prevederlo. In Usa, oggi, la ripresa (e un grandioso ottimismo collettivo) è reale. Però....(ed è questo il punto)....il salario minimo di un operaio, di un impiegato di concetto, di un accademico statale, di un ricercatore chimico, di un funzionario della pubblica amministrazione, nel maggio del 2013 era lo stesso di quello percepito nel 1961, mentre lo stipendio dei grandi managers, executive ed elite, rispetto ad allora, è aumentato del 756%. Questa inaccettabile sperequazione è la battaglia in atto in quel paese: o rimettere in piedi la classe media oppure accettare (e proporre) un mondo composto soltanto da due classi contrapposte: super ricchi privilegiati e una massa di sudditi più o meno straccioni, dediti soltanto alla sopravvivenza. Entro giugno del 2014 sapremo tutti come questo scontro violentissimo in atto tra queste due diverse interpretazioni del mondo è andato a finire.

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    2. Grazie. Seguendo "zerohedge" mi sono abituato a creder poco alle statistiche ufficiali, comunque apprezzo la visione d'insieme qui espressa.

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  3. semplicemente fantastico.... complimenti la stimo tantissimo!!!!

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  4. mi sono appena iscritto al suo blog per potervi seguire da vicino, è fantastico! ora mi sento in compagnia di persone che almeno capiscono e ascoltano ciò che dico e penso senza forse essere scambiato come "complottista e/o comunque etichettato in una parte o l'altra. esempio: destra o sinistra", voglio far parte di un mondo semplice e onesto. avrete il mio sostegno per qualsiasi iniziativa che vada a combattere la gestione del potere criminale! ;)

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  5. leggerò attentamente e con piacere tutti i suoi post e li divulgherò sin dove mi è possibile farlo.
    a iniziare da stasera!!! vamos juntos

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  6. Lei mi fa commuovere sempre Sig. Modigliani e cita pure il mio mito imperituro Henry Miller, ormai pendo dalle sue labbra. Grazie di esistere!

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  7. quale canale ha trasmesso il film W.?

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