venerdì 2 agosto 2013

L'impossibilità di essere normale. Un film americano del 1970 sulla realtà odierna dell'Italia che langue.


di Sergio Di Cori Modigliani

Nel giugno del 1970, usciva in Usa un film del regista indipendente Richard Rush "L'impossibilità di essere normale", che lanciava due nuovi modelli di identificazione per costruire un immaginario collettivo alternativo, un maschio e una femmina, interpretati da Elliott Gould e Candice Bergen. Entrambi divennero, dopo questo film, due vere e proprie icone rappresentative del modello di protesta di allora, lanciando la frase che divenne un mantra liberale contro l'ipocrisia conservatrice del perbenismo che reggeva il capitalismo americano: "Sorry, I can't be normal" (mi dispiace, io non posso essere normale).

Quaranta anni dopo, la situazione appare rovesciata nel suo opposto, perchè nella società post-moderna la norma (è ormai chiaro a tutti) è l'anormalità che impedisce il funzionamento virtuoso del sistema, quindi si vive all'interno di un paradosso perpetuo che ha imposto ferree leggi che appartengono al mondo del surreale. Il trionfo -in campo politico ed economico- di una lettura surreale dell'esistenza è stato il prezzo da pagare in conseguenza dell'irruzione, nella mente di tutti noi, dell'elemento virtuale nella nostra quotidianità. Grazie al mondo virtuale (di cui noi usufruiamo come web, social networks, tablet, ecc. ossia i giocattoli che regalano e/o vendono alle masse) i colossi finanziari sono stati in grado di inventare le piattaforme fittizie dei derivati speculativi trasformandole in eventi reali, cosa che non sono, con gli sfracelli di cui oggi siamo tutti testimoni. O meglio, diventano reali e quindi normali soltanto per una sparuta minoranza di oligarchi miliardari, gli stessi (o i loro figli e nipoti) che nel 1970 venivano invece identificati come i simboli della normalità di allora.
Oggi, quindi, una battaglia collettiva e planetaria per l'affermazione di una società più giusta, equa e vivibile, fatta a misura d'uomo e di donna, passa attraverso la richiesta (per l'appunto paradossale) di normalità, come elemento tangibile della realtà delle esistenze vere. Il vero cittadino dissidente, rivoluzionario, libertario, in questa fase della Storia, si presenta sul palcoscenico dell'attualità con un parametro opposto a quello rappresentato dal bravissimo Elliott Gould nel 1970: "pretendiamo di essere normali, di avere un governo normale e di essere trattati normalmente".
A questa richiesta bisogna aggiungere il relativismo antropologico, dato che ogni società e ogni etnia ha parametri psico-sociali diversi, e vanno rispettati nella loro autonomia.

In Italia, dove (rispetto alle altre nazioni civili) stiamo indietro di diversi decenni ormai, combattere per l'affermazione della "normalità" e il suo ripristino come concetto base dello scambio sociale, diventa un bisogno sempre più impellente. La vicenda della sentenza Berlusconi ne è un chiaro esempio.

Nel post di di ieri (intervento che prendeva atto della surrealtà paradossale italiana) auspicavo una assoluzione di Berlusconi come veicolo di apertura potenziale verso una "normalità" che abbattesse l'ipocrisia corrente. Invece è stato condannato.
Il risultato della sua condanna è stato nullo. Anzi, è stato controproducente per chi aspira alla libertà. Due ore dopo era chiaro a tutti, soprattutto ai magistrati più attenti e colti in materia giuridica, che l'Italia intendeva seguitare a operare nella dimensione della anormalità, ovvero l'applicazione del principio del paradosso perpetuo.
Alle ore 21,30, infatti, si è verificato un episodio davvero delirante, a firma "l'intero mondo della cupola mediatica".
La televisione italiana ha trasmesso un video della durata di 9 minuti nel quale il condannato Berlusconi, invece di chiedere scusa annunciando il suo ritiro per sempre dalla vita pubblica, spiegava alla cittadinanza di essere vittima della dittatura di una parte della magistratura e annunciava - lui che, per Legge, potrebbe subire la visita dei carabinieri che vanno a casa sua questo pomeriggio a prelevarlo in manette- l'imminente lancio di una nuova forza politica, di un nuovo partito, da lui presieduto, il cui fine consiste nel combattere questi magistrati. E' come se Al Capone, arrestato negli anni'30 e condannato per lo stesso motivo (frode fiscale e truffa ai danni dello Stato) avesse dichiarato alla radio che intendeva candidarsi alla carica di governatore della Florida.
Immediata la reazione della magistratura. Le tre più alte cariche della ANM (Associazione Nazionale Magistrati) hanno inviato una lettera formale di protesta ai presidenti di tutte le televisioni, accompagnata da una lettera di solidarietà a tutti i componenti del collegio di magistrati che presiede la Corte di Cassazione.
Quella protesta, infatti, nei confronti di magistrati operativi nel pieno esercizio delle loro mansioni, in un paese -per l'appunto "normale"- potrebbe legalmente essere anche considerata come una grave intimidazione.
Nessun membro della cupola mediatica (la protesta dei magistrati è stata formalizzata, con eccezionale tempismo, 46 minuti dopo la telediffusione del messaggio) ha ritenuto opportuno renderla immediatamente pubblica, nel senso di darne il giusto risalto intervistando, per esempio anche il presidente della ANM, dibattendo su questa spinosa questione.
Il silenzio mediatico ha chiarito che l'Italia intende essere un paese totalmente anormale.
Non si tratta di forma, bensì di sostanza.

E' ciò che speravo potesse essere evitato a tutti noi.

Guglielmo Epifani, nella sua diabolica lungimiranza, ha regalato al condannato Berlusconi un'occasione d'oro massiccio a 24 carati. Ha suggerito, infatti, (pochi minuti dopo la sentenza) ai deputati del PDL di attenersi alla Legge facendola rispettare, votando subito in parlamento i dispositivi necessari per rendere esecutiva la sentenza. Una vera pepita d'oro offerta su un piatto d'argento.
Macchè.
Il condannato ha risposto dichiarando che scende in campo.

Tradotto, vuol dire che le aziende non vedranno neppure un euro, che non verrà varata nessuna disposizione governativa tesa a sostenere gli investimenti e il rilancio dell'economia, che non verrà fatto nulla, perchè da oggi il condannato ha stabilito che siamo in campagna elettorale da lui gestita da una cella o da uno dei suoi palazzi, dalla sua camera da letto ai domiciliari.
E' l'ultima affermazione per la codifica della anormalità nel Gran Regno d'Ipocritania.
Grazie anche al pessimo servizio dell'intera cupola mediatica. Ovviamente escludo le solite rare (per non dire unica)  eccezioni.
Dobbiamo abituarci a far nostra l'impossibilità di essere normali.


4 commenti:

  1. Al Capone a confronto con il nostro era un dilettante ingenuo,la tela che ha tessuto in tutti questi anni ha avvolto tutti coloro che sono stati utili per la sua sopravvivenza,al punto tale da sentirsi al di sopra di tutto, il concetto di normalità praticando anormalità la ha solo lui.Riuscire a togliersi di dosso la tela è quasi impossibile , più ti agiti e più ti lega.Ora più che mai solo una svolta epocale può far cambiare il nostro destino, e in giro solo uno può farci sperare :M5S!

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  2. Un mio amico straniero mi ha chiesto cosa ne pensavo della condanna
    di Berlusconi. E sinceramente non sapevo cosa rispondergli.
    E' il tempo che mi spiazza. Il tempo e' una cosa strana. In 25 anni
    vi possono essere due guerre mondiali, una rivoluzione russa, una crisi del 29, il nazismo, la guerra civile in Spagna ecc. o il tempo di Berlusconi & C. I tempi della nostra magistratura, del nostro antidiluviano Stato e antidiluviana condizione mentale.
    Nessuno puo' negare che paragonandoli in fondo sono stati tempi dolci.
    Solo da noi si poteva scrivere un libro come Cuore. Da noi tutto viene ovattato, addolcito, reso buono.
    Provate a leggere questo articolo. Il tema dovrebbe dare il senso della tragedia di un paese sull'orlo.., e adesso cosa dico, del
    baratro, della catastrofe? Mi guardo bene. Diciamo che piccoli eroi
    crescono attaccati a una speranza chiamata futura pensione o che'?

    http://www.repubblica.it/economia/2013/07/27/news/cos_sparito_il_27_del_mese_stipendio_sempre_pi_in_ritardo-63797615/?ref=HREC2-2

    In quel film il protagonista a un certo punto cita entusiasticamente
    I Promessi Sposi. Come si sa la storia e' quella di un certo Renzo
    che per difendersi da un potente va alla ricerca di un'altro potente. Come si sa il potente dopo essersi ben sbattuto la Lucia
    la rida' al povero Renzo, naturalmente pentendosi.

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    1. Nell'800 era così. Oggi è uguale, ma neppure si pentono. :)

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    2. ... era il '600 se non erro, quindi la stasi evolutiva è ancora più drammatica...

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