sabato 3 agosto 2013

"Il Delinquente, il Nipotino, e l'Innominabile". E' in onda la fiction televisiva italiana.



di Sergio Di Cori Modigliani

“E’ un bel tipo mio fratello. Ah sì, perché non te l’avevo detto, ma il capo qui è mio fratello. Sai, a  Roma c’è il Papa, qui c’è mio fratello”.

                                              da “Il Buono, il Brutto, il Cattivo” (1966) di Sergio Leone


E’ partita la nuova “telesione” subliminale del potere, da ieri in onda sia su chiaro che sulle altre piattaforme digitali, sintonizzata su tutte le onde mentali della popolazione.
Si chiama “Il Delinquente, il Nipotino e l’Innominabile”.

La struttura della fiction televisiva non è originale, ma si basa su un precedente molto fortunato, in onda in Italia da  30 anni, che in Usa è stata teletrasmessa per ben 55 anni di seguito: Beautiful. In americano il titolo originale era “the bold and the beautiful” che vuol dire i duri e i belli, inaccettabile per un pubblico infantile di mitomani come quello italiano che basa la propria esistenza (nonché resistenza) sull’idea che i duri, i criminali, i delinquenti non esistano nella vita reale (finchè non li incontrano, ma di solito, a quel punto, è troppo tardi), o comunque si tratta di “parole” non di “fatti” come accade di pensare ai bimbi piccoli nel loro sincero e libero mondo mentale dell’ingenuità.
Ricordo un giorno, circa 30 anni fa, quando andai a casa dei miei suoceri per un lutto familiare. Toccava stare lì a scambiare delle formalità con persone mai viste prima. C’era la televisione accesa e alcuni anziani guardavano, per l’appunto, Beautiful. E così, anch’io feci la mia esperienza. Cinque anni dopo, in tutt’altra città, andai a visitare una vecchissima zia che era stata importante nella mia infanzia, per trascorrere con lei qualche ora densa di ricordi intimi. In quell’occasione, guardai per la seconda e ultima volta nella mia vita lo sceneggiato, circa 200 puntate dopo. Capii subito ciò che stavano facendo i personaggi. Nei precedenti cinque anni, infatti, non era accaduto nulla, perché (come argutamente spiegò il sociologo Cristopher Lasch) la struttura narrativa dello sceneggiato non era lineare, bensì circolare. Qualunque avvenimento accadesse, bisognava rassicurare lo spettatore che si ritornava sempre alla situazione di partenza perché “il tempo è congelato e viene abolito il senso del flusso esistenziale”. In tal modo ci si sentiva contenti e adrenalinici ma allo stesso tempo si introduceva nelle menti dello spettatore –telesionato mentalmente a sua insaputa- l’idea che “i belli” fossero eterni, perché a loro era possibile realizzare una magia che, a noi poveretti, era negata: abolire il Tempo e vivere la propria esistenza in uno stato di perdurante status quo. Sia il sociologo Lasch che lo psichiatra Tanenbaum (gerontologo) spiegarono che si trattava di un format perfetto per un pubblico di anziani semi-analfabeti, soli, abbandonati nelle loro case, spaventati dalla solitudine e dall’idea della morte che si avvicina. Li aiutava a sopravvivere. Si trattava di una forma (così la definirono allora in Usa)  di “eutanasia psico-sociale delle coscienze”. A questo ci si aggiunsero poi personalità come il grande filosofo Rorty, il quale, da bravo epistemologo, spiegò che Beautiful aveva consentito agli esecutori del potere di introdurre nelle fragili menti degli anziani più disagiati l’idea dell’eternità, convincendoli, quindi, a non pretendere, esigere, chiedere una riforma sanitaria. Quello avviene nella vita reale.

Perfetta, quindi, la struttura di Beautiful, per un paese come l’Italia, composto in gran parte da vecchi rimbambiti, o dall’età, o dall’ideologia, o da una propria intimità corrotta a loro insaputa. Ma questa volta, il tutto fatto all’italiana, senza scopiazzare nessuno. Un po’ come i western di Sergio Leone, in omaggio del quale ho scelto questo titolo, pensando a “Il Bello, il Brutto e il Cattivo”.
Veniamo ai personaggi:
 Il Delinquente. Variante di spregiudicatezza all’italiana, molto più vicino all’idea di una sintesi tra il modello francese (ossia il ladro gentiluomo) e un predatore sudamericano di tipo neo-peronista (la propria vita presentata come un sacrificio personale al servizio della collettività per il bene di tutti) e infine le tre spezie italiane basiche, in onore della nostra grande arte culinaria: abilità, cinismo, furbizia, applicate in disprezzo della Legge e delle norme consuetudinarie valide per il resto dei cittadini. La sinistra intellettuale italiana, direi al 90%, si è innamorata di questo concetto facendolo proprio, tant’è vero che nel momento decisivo in cui il Delinquente e i suoi gaglioffi al seguito prendevano il potere, si è lanciata a produrre libri, saggi, film, soprattutto telefilm, che ruotavano intorno a una finta denuncia sociale per avere la scusa di poter offrire (ingozzare l’immaginario collettivo degli italiani) idiozie, comicità spicciola per analfabeti ma soprattutto violenza, tanta tanta violenza, scopiazzando nella maniera italiota i vari Martin Scorsese, Quentin Tarantino, Stephen King e le diverse saghe televisive di poliziotti e criminali in lotta tra di loro, prodotte in serie dagli americani. Ma l’Italia non è gli Usa.
Nel bene e nel male.
Lo dimostra il fatto che il Delinquente è un personaggio totalmente incomprensibile per la cultura statunitense. Infatti l’intera stampa cartacea d’oltreoceano e l’intera pattuglia mediatica televisiva Usa, nel fornire dettagli sull’attualità politica italiana, hanno concluso i loro articoli, servizi, reportage, tutti nello stesso modo: sospensione di giudizio nella totale impossibilità di poter comprendere l’esistenza di tale modello. Per la loro cultura, infatti, un delinquente, una volta appurato legalmente che tale è, nella migliore delle ipotesi, scompare nel nulla per sempre, e si volta pagina: avanti un altro.
Non in Italia. Perché da noi, vige il principio di Beautiful: i protagonisti e i personaggi devono essere eterni, in modo tale da avere la sicurezza matematica che i meccanismi del potere non vengano mai neppure intaccati.
Ma da solo, non basta. Perché siamo un paese di “brava gente” che vive di famiglia.
Gli viene quindi affiancato il personaggio del Nipotino.
Perfetto nella nostra telenovela, scelta nient’affatto casuale.
Il Nipotino è la sezione familiare del Delinquente. Mentre quest’ultimo è autorizzato –proprio per la sua struttura di personaggio- a non badare alla moralità della famiglia, e quindi deve mostrare e dimostrare di essere un peccatore trasgressivo, il Nipotino assume in sé i due cardini principali che garantiscono in Italia l’esistenza della Eternità Sociale: garantire al paese che non ci si è fatti da soli, che non è possibile assurgere ad alti livelli di esercizio del potere esecutivo per meriti individuali, bensì per censo. Essendo una nazione malata di mitomania mescolata a gerontofilia, “figlio di” funziona ma “nipote di”  è perfetto. E’ più defilato, è più stilè, è più sobrio, ma allo stesso tempo offre garanzie sia al popolo, sia alle dinastie oligarchiche che hanno la responsabilità di mantenere la società in uno stato di paralisi perpetua; consente la trasmissione della tradizione, la garanzia  che -come dice la parola stessa- verrà rispettata la regola aurea del nepotismo. Un simile personaggio deve avere una personalità fiacca, ma tenace, deve sempre dimostrare di essere deferente, umile e debole con i potenti amici dello zio, e quando serve fare la voce grossa nei confronti dei deboli a nome della famiglia. Non può assumere iniziative di nessun genere proprio perché nipote di, il proprio ruolo simbolico deve rammentare alla nazione che questo è un paese che nega, per principio voluto dagli sceneggiatori, l’affermazione del concetto di autonomia, auto-determinazione, indipendenza. Il Nipotino, quindi, è adorato dalle potenze straniere perché le serve con disciplina e duttilità, è stimato in patria perché interpreta l’eternità del concetto di familismo. Uno lo guarda e pensa che, se si ha un pizzico di fortuna, si riuscirà a piazzare il proprio nipote, il quale poi sarà grato ricordandosi dei propri familiari affettuosi che lo hanno sostenuto.
Ma noi siamo anche un paese colto e pauroso e vile. E così, pescando nella tradizione letteraria colta del poema nazionale, nasce l’Innominabile, una splendida invenzione mutuata dal genio creativo di Alessandro Manzoni, che coniò il personaggio originale chiamandolo l’Innominato, simbolo di potere occulto, di macchinazione, di manovre sotterranee, che c’è e non c’è e quando c’è non si può, per l’appunto, nominare. Introdotto dalla seconda carica istituzionale dello Stato come personaggio eterno della telenovela, garantisce che in un modo o nell’altro (forse in maniera innominabile, indicibile, indimostrabile, inaudibile, inconfondibile) garantirà la tenuta decidendo lui per tutta la nazione, composta da anziani rimbecilliti, cittadini regrediti perché telesionati, e qualche giovanotto rabbioso che fa colore ma si riesce sempre a calmarli. Con le buone. E all’uopo con le cattive.
Il suddetto trio è perfetto.
Sono davvero la rappresentanza originale e autentica di che cosa sia il nostro paese.
Di come vogliono che seguiti a essere.
Di come faranno affinchè così rimanga.
Qualunque evento accada, qualunque cosa succeda, tutto deve rimanere uguale, fisso, eterno, immobile, inamovibile.
Altrimenti, non sarebbe come Beautiful.
E’ una telenovela mediatica per gonzi.
Tutto qui.
Spetta a ciascuno di noi trovare il guizzo di dignità per spegnere il telecomando.
La bella notizia è che sono personaggi e non persone autentiche. Sono molto più vicine a Truman che non a ciò che  vediamo o ascoltiamo.
E’ un software socio-psichico.
E si terranno bordone tutti e tre perché sono legati in maniera indissolubile. Se ne cade uno, automaticamente crolla l’intera impalcatura, perché si inserisce una dinamica di cambiamento. E’ questo, infatti, ciò che non deve mai avvenire.
Perché il Delinquente, il Nipotino e l’Innominabile devono essere eterni. Che siano di destra, di centro o di sinistra, è irrilevante.
Ma si possono spegnere con un click. 
E svaniscono come un ologramma.
Buon week end a tutti.


6 commenti:

  1. Articolo magistrale, complimenti!!!!
    Forse il blackout televisivo che auspicavo arriverà' , quando il canone diventerà troppo caro per la pensione o lo stipendio sforbiciato 'alla greca'!!
    Solo allora i telesionati si renderanno conto che la delega in bianco non si da a nessuno e che l'esercizio di una sana diffidenza verso chi sostiene ripetutamente di aver a cuore il bene degli italiani o la democrazia, e' indispensabile per non avere brutte sorprese!

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  2. non basta spegnere il telecomando, occorre togliere loro il potere di sfilare come zombies sul teleschermo, facendo finta di essere vivi e di essere i padroni. Purtroppo l'alfabetizzazione si è bloccata anzi è regredita....
    Comunque l'articolo è bello e ci permette una analisi della realtà attraverso l'immaginario..lo so che sei d'accordo con quello che ho detto sopra.
    buona prima domenica senza caimano..m.grazia.m

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    1. M. Grazia, ma dove senza caimano? Tutte le televisioni non fanno che parlare solo di lui....la condanna è il suo pretesto per fare la vittima era meglio l'ssoluzione... purtroppo!

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    2. va bene! ma è stato condannato al terzo grado di giudizio!...questo non era mai accaduto.
      Quanto allo scandalo dell'informazione televisiva Rai cooptata, io tutti i giorni lo faccio presente in questa pag fb
      http://www.facebook.com/pages/La-RAI-ai-Cittadini-Aderisci-anche-tu-MoveOn-italiano/121908307873040?ref=hl

      Non sarà niente ma intanto il movimento che la sostiene ha presentato proposte di leggi popolari anti trust, anti conflitto di interessi e per l'estromissione dei partiti e la restituzione dell'azienda come bene comune ai cittadini.

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  3. "l’intera pattuglia mediatica televisiva Usa, nel fornire dettagli sull’attualità politica italiana, hanno concluso i loro articoli, servizi, reportage, tutti nello stesso modo: sospensione di giudizio nella totale impossibilità di poter comprendere l’esistenza di tale modello"
    E come possono?
    Mi diceva un vecchio comunista, uno dei pochi rimasti, non di quelli che la gente crede comunista. "Vedi la donna di sinistra vuole un uomo colto, interessante, magari anche bello e benestante. La donna di destra lo vuole solo vecchio e ricchissimo. Ma e' la donna di destra che cerca, sia pure con una scorciatoia, il valore piu' alto. L'indipendenza. Parola caduta nel dimenticatoio. Ma se la liberta', parola fumosa, non e' indipendenza che cos'e'?
    Se ti insegnano a dipendere e' logico che la tua ricerca e' solo quella di trovare il miglior padrone. In fondo il piu' dello scontro politico che avviene in questo paese e' una guerra di fan. I fan di Berlusconi e i fan d'altri, tutti comunque fan del posto sicuro e piu' la fetta si restringe piu' lo scontro si acuisce. Chi dipende deve fare il tifo per il suo protettore. Non e' un caso che
    forme di assistenza sociale come il reddito garantito siano finite nel dimenticatoio. Del resto tutto quello che puo' rendere indipendente la gente da loro deve finire nel dimenticatoio."

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  4. L'anomalia italiana sta nelle immagini della piazza di domenica 4 agosto con Berlusconi sul palco ad aizzare la folla contro la magistratura, presentandosi come innocente e vittima di un regime!

    In quale altro Paese un condannato in via definitiva e quindi agli arresti, seppure domiciliari, può permettersi di andare sulla pubblica via d insultare le Istituzioni e il Popolo ,visto che le sentenze sono emesse in nome del Popolo Italiano? Dov'è possibile assistere a questo immenso Truman Show, a questa spettacolarizzazione del politichese che capovolge il senso della realtà, inventandosi un paese che non esiste?

    Eppure il reato non è da poco, frode fiscale, ben più grave dell'evasione, ed il personaggio Berlusconi viene definito dai magistrati, anche in Cassazione, come il dominus, artefice della frode, proprio mentre era anche presidente del consiglio! Per non parlare di altre sentenze, dove seppure prescritto, viene spesso presentato come un delinquente abituale, un vero criminale. Ma il Tribunale è in ferie estive e l'applicazione della sentenza viene sospesa sino al 16 settembre, così un condannato, anche senatore della repubblica, può impunemente offendere la dignità di un paese ed irridere i trenta e passa milioni di Italiani, almeno i tre quarti degli elettori, che hanno detto chiaramente che non vogliono il governo di larghe intese e tanto meno il Pdl.

    Il popolo ha deciso con le votazioni di febbraio e nei tribunali, ma fa comodo a tanti ignorare la sovranità dell'art. 1 della Costituzione, salvo invocarla in modo subdolo per fini eversivi, questi sì.

    Cos'altro ci vuole perché il PD, Letta e Napolitano si rendano conto che continuando a proteggere l'indifendibile anche la posizione internazionale dell'Italia ne risente? Siamo diventati un paese inaffidabile, alla mercé di chiunque alzi la voce o abbia la possibilità di ricattarci sul piano economico o in altri settori. Altro che alzare la voce con la Merkel e con gli altri partner europei, quando da loro basta un semplice sospetto per allontanare dal parlamento e dalla politica personaggi potenti, ministri e presidenti della repubblica.

    La presenza di Berlusconi libero di insultare, a reti unificate, e senatore, è un offesa a tutta la Nazione, a quella parte seria del paese che sinora ha tenuto con il suo senso di responsabilità e con i sacrifici personali. La parte migliore, checché ne dicano la Santanché, la Carfagna, i Bondi ed i loro servi sciocchi e stolti del circo mediatico.

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