giovedì 14 agosto 2014

Il grande, invisibile, bavaglio delle menti pensanti.


Uno dei più celebri movimenti ecologisti del nostro paese (il gruppo delle cinque terre) ha pubblicato di recente nella loro newsletter un interessante contributo fornito dal gruppo antagonista di hacker denominato "Ippolita". 
Trovate il tutto sul loro interessante sito (http://www.gruppocinqueterre.it/node/1474)

Qui di seguito pubblico un intervento del gruppo Ippolita tratto dal loro recente pamphlet pubblicato da Laterza.
Buona lettura e buon ferragosto a tutti.

Pensiamoci su.

"Un nuovo pamphlet del collettivo di hacker libertari Ippolita smonta due luoghi comuni sulla Rete: che sia uno strumento intrinsecamente democratico. E che disporre di più informazione significhi automaticamente essere più liberi.
 
Già autori di feroci quanto argomentate requisitorie contro i “signori del Web” (memorabili le dissacrazioni di Google e Facebook), nonché di puntuali ridimensionamenti di altri miti cari al “Popolo della Rete” (vedi la disincantata analisi dei limiti dell’ideologia dell’open e del free) i ragazzi e le ragazze del collettivo Ippolita (una comunità di hacker libertari) tornano a colpire con un nuovo pamphlet (“La Rete è libera e democratica”. FALSO!) appena uscito per i tipi di Laterza (nella collana Idòla).







La disonestà della trasparenza totale
 di Ippolita

Un estratto da “La Rete è libera e democratica”. FALSO! di Ippolita (Laterza), da www.laterza.it
 
Come guadagna Google? Più in generale, come è possibile che tutti i servizi della Rete (ovvero del Web 2.0), Facebook e Twitt­er, LinkedIn e WhatsApp, G+ e Skype, tutte le miriadi di giochi e applicazioni, siano gratui­ti? Tale è la promessa della democrazia senza sforzo, della libertà a costo zero, o meglio esentasse (per i padroni digitali).
La moneta con cui paghiamo il prezzo di tutto ciò siamo noi, sono i nostri percorsi, le nostre esplorazioni, la nostra unica e inimitabile impronta digitale, e Google ha anticipato i tempi fornendo un nuovo modello di business che sta cambiando le aziende produttrici portandole a realizzare «prodotti di massa personalizzati». Oggi chi vuole fare profitto si adegua rapidamente.
I servizi che usiamo li paghiamo con qualcosa di più prezioso del denaro: le nostre informazioni personali e quelle dei nostri amici. Ogni volta che utilizziamo i servizi 2.0, così come tutte le altre dozzine di applicazioni collegate, in ognuno di quei momenti stiamo regalando informazioni su noi stessi. Questa pratica si chiama profilazione e ufficialmente viene usata per proporci pubblicità mirate. Se siamo terroristi, pericolosi per la democrazia e la libertà, vengono fornite alle agenzie che ne fanno richiesta, ma intanto ogni nostro movimento viene registrato e il dossier digitale di ciascuno di noi cresce a dismisura.
Noi non abbiamo alcun controllo su quei dati, non sappiamo nemmeno come vengano gestiti ed è curioso che ci si preoccupi tanto del controllo esercitato da parte dello Stato e delle sue agenzie, a partire da quelle fiscali, e così poco del controllo applicato dai nuovi padroni digitali. Il nitore «googliano», così come la trasparenza relazionale che Facebook propone e impone, fa da contrasto al completo occultamento dei sistemi tecnici e dei dispositivi economici.
La trasparenza totale, propagandata come stile di vita onesto, è una trasparenza del nulla, poiché chi è responsabile del servizio si sottrae a qualsiasi confronto. Provate a chiedere conto a Facebook di come tratta i vostri dati; provate a chiedere a PayPal perché vi ha bloccato il conto. Se siete abbastanza influenti è possibile che vi rispondano, ma non prima di avervi fatto firmare un apposito Non-disclosure agreement (Accordo di riservatezza): la trasparenza vale per la massa, non per i sistemi di potere, e l’ingegneria sociale sottesa alla piattaforma rimarrà dissimulata, negata, materia per la tecnocrazia.
Questa vigilanza costante sui flussi digitali in tutto il globo fa girare parecchio denaro. L’industria dei meta-dati e del profiling legato alle tecniche di data mining è tutto ciò che non riguarda il dato in sé, ma il complesso delle informazioni che vi ruotano attorno: chi, dove, in relazione a cosa, in quale stato emotivo.
Oggi si parla di Big Data come del nuovo filone aurifero dell’economia informatica: questo tipo di mercato fa affidamento sull’inconsapevolezza dell’utente, sulla leggerezza con la quale espone le sue informazioni personali, sull’entusiasmo con cui le fa circolare insieme a quelle di coloro che lo circondano, mentre è diventato urgente elaborare una visione complessiva, trasversale, critica, e bisogna insistere sulle pratiche di autoformazione e autodifesa digitale.
 
Internet non si sta espandendo e arricchendo; Google non sta rendendo il mondo più democratico; Facebook non ci sta rendendo migliori; Apple non ci sta facendo diventare creativi; Amazon non sta ampliando la nostra possibilità di scelta; Twitter non è il nostro orecchio sulle rivoluzioni in corso. Ci sono solo un pugno di protagonisti, i nuovi padroni digitali appunto, i grandi mediatori informazionali, che ricombinano lo spazio in sotto-reti comunitarie sempre più omogenee.
I preziosi meta-dati foraggiano una fetta notevole dei mercati finanziari. Mentre in tutto il mondo infuria la più virulenta crisi economica dopo la Grande Depressione, l’andamento complessivo dei titoli borsistici di natura tecnologica (riassunti dall’indice Nasdaq) è decisamente al rialzo: è dal crollo del 2009 (comunque di portata minore rispetto a quello delle dot com avvenuto nell’aprile del 2000) che la crescita procede senza sosta. Solo i beni di lusso hanno conosciuto una crisi più blanda.
Non è difficile intuire come, una volta costruite le infrastrutture, sia possibile dirigere in maniera eterogenea le masse, instillando desideri indotti (un nuovo iPhone quando non abbiamo ancora finito di pagare quello vecchio), stimolando a fornire sempre più informazioni (il tuo numero di cellulare per accedere «con maggior sicurezza» al tuo account) e così via...
Così facendo si ottiene una vera e propria «formazione a distanza» all’utilizzo di sempre nuove piattaforme e dispositivi: è la nuova Paidèia Commerciale nella quale impariamo a essere cittadini-consumatori. Tale formazione è permanente grazie alla perenne prossimità dei dispositivi: chi dorme con lo smartphone vicino? Chi si disconnette mentre è impegnato in attività ludiche, o persino sessuali?
 
Nulla di nuovo per chi conosce la pervasività del bio-potere, anche se le modalità con cui la creazione spontanea di senso viene convogliata e messa in produzione sono sempre più sofisticate. Ma il mondo di Internet non è solo messa a profitto della libido, non è uno spazio-tempo consacrato solo al dio denaro, ci sono un sacco di altre cose. Sta a noi cercarle.
[...] Ci vuole un cambio di mentalità, nuovi approcci etici ed estetici, magari a cominciare dall’uso del buon vecchio software libero, che non è la panacea d’ogni male, ma un ottimo inizio.
 

7 commenti:

  1. Bene, ormai parlare di contraddizioni è diventato superfluo.
    L'articolo è interessante proprio per chi, come l'articolista stesso, ha dimenticato l'importanza della Casaleggio SPA, nelle strategie del movimento 5 stelle. Cambiano gli obbiettivi, ma il metodo è sempre quello.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti, la Casaleggio è così potente che ha fatto vincere Renzi alle europee,,, Va beh!

      Elimina
    2. la vittoria di renzi alle europe non è, a mio parere, che l'anticamera della vittoria di grillo alle prossime politiche.
      non ti accorgi che dopo anni di propaganda europeista senza una vera discussione, sembrava tabù anche solo accennare ad un'opposizione, oggi il fronte antieuropeo si sta allargando nei media nazionali, trovando appoggio proprio in molti ex sostenitori?
      come pensi che reagirà il paese quando, in autunno verranno approvati i nuovi tagli alla spesa che impoveriranno ulteriormente gli italiani?
      tutti sapevano, fin dal 1997 quando illustri economisti ci spiegarono perchè la direzione presa dall'europa fosse un disastro, che l'eurozona era una truffa e che non avrebbe retto, ma nel frattempo qualcuno si è arricchito ed oggi si prepara ad affrontare il dopo europa dirigendo attenzioni e consensi verso movimenti quale il m5s.
      spero di sbagliare, ma sinceramente i partiti azienda con marchi registrati mi lasciano piuttosto perplesso e se poi sono costruiti su operazioni di marketing con referenze in una ditta specializzata nel settore, allora le perplessità aumentano.
      un saluto

      Elimina
    3. Nn voglio difendere nessuno ma se un partito o movimento no si appoggia sui finanziamenti pubblici ai partiti come può andare avanti se nn con qualche operazione di marketing?

      Inoltre la Casaleggio spa nn mi pare questo fenomeno....a partire dalla struttura del sito ed altro...


      Elimina
  2. Alè,tutto all'ammasso!E ti pareva?

    RispondiElimina
  3. Le criticità sono fondamentalmente 2.
    Il monopolio e il mercato.
    La prima riguarda le grandi corporations tecnologiche che si sono spartite l'accesso di massa al web 2.0. Posizioni dominanti che, come in ogni altro settore, rischiano di inquinare l'intero ambiente, distorcendolo a proprio uso e consumo.
    E' bene sottolinearlo e pensarci, così come pensiamo alla posizione dominante di alcuni network televisivi.
    Il mercato è ciò che ne scaturisce: anche dove ci si promette di essere più liberi ed astratti, siamo consumatori, ancora più incalzati che nel mondo reale perchè custommizati, con il profluvio di informazioni disseminate.
    Questi sono i rischi, le minacce, poi ci sono le opportunità del mezzo in questione che lo rendono certamente diverso per qualità e quantità di accesso rispetto al media tradizionali, rendendolo un mezzo caldo e quindi più partecipativo e (teoricamente) democratico, ovvero meno elitario nella gestione e veicolazione dei contenuti.
    Come ogni strumento Internet è neutro, non è necessariamente meglio o peggio di altri. E' relativamente nuovo e in evoluzione per questo più interessante e foriero di dibattiti e approfondimenti sulla sua natura. Chi vuole fare la solita questione dicotomica bene/male, rispetto alla radio, la tv, la giornale o un buon libro è fuori strada. Certo è comunque un grande business per questo attrae di tutto. Ben vengano articoli del genere.

    F.T.

    RispondiElimina
  4. Purtroppo qui ancora qualcuno è convinto che Grillo sia una vera "opposizione"...Hanno solo dimostrato di essere favorevoli allo smantellamento di questo paese, magari non in modo consapevole!

    Presi singolarmente posso solo elogiare i ragazzi del m5s...purtroppo operano in un contesto che annebbia la realtà...Casaleggio palesemente si ispira al modello tedesco, proponendo un reddito di cittadinanza che se mai sarà approvato, si tradurrà in una miseria di poche centinaia di euro per gli sfortunati...spesa pubblica che andrà a finanziare solo i beni esteri visto che costano meno dei nostri prodotti...e un esercito di sotto pagati...

    Ci vuole una posizione netta sull'euro (il vero problema) e allora forse torneranno (ai miei occhi) credibili!

    Per il momento solo spot pubblicitari come i vecchi partiti, per raccogliere consensi...

    RispondiElimina